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Ligresti Salvatore

Fonsai guida l'avanzata degli assicurativi

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Generali Assicurazioni Ligresti Salvatore

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Strappo al rialzo del comparto assicurativo sui listini europei. Difficile però dire se siano stati i dati di Allianz di sabato scorso (profitti in crescita dell’80%) o quella ricerca di Factset (riportata dal Sole 24 Ore di ieri) che raccomanda gli assicurativi del Vecchio Continente perché sottovalutati dal mercato. Di certo se si guarda a piazza Affari sembra che dal ponte del primo maggio titoli come Fonsai o Generali siano tornati in gran forma.

In particolare oggi a Milano la Fondiaria guida la classifica dei rialzi portando il prezzo più in alto di quasi il 2,4 per cento. In giornata gli analisti di Ubs avevano portato il target price da 38 a 42 euro per azione e sicuramente questo sentiment positivo ha influenzato il mercato. C’è poi da considerare il fatto che è di fatto da venerdì scorso che gli investitori italiani non degnano di particolare attenzione il mercato e perciò è persino probabile che una maggiore liquidità disponibile in una volta sola possa avvantaggiare titoli come quello della compagnia assicurativa dei Ligresti.

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Fonsai: buon deal, ma Italease in borsa decolla subito

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Il mercato sconta tutto. Questo assioma dell’analisi tecnica trova anche oggi una sua puntuale verifica nell’andamento a piazza Affari di Italease e Fondiaria Sai. Ieri la banca del leasing e la compagnia assicurativa della famiglia Ligresti hanno siglato un importante accordo che però oggi si rispecchia sul mercato con un andamento asimmetrico dei due titoli coinvolti. Mentre a metà seduta Italease guadagna oltre due punti percentuali, le azioni Fondiari Sai dopo qualche piccolo guadagno in mattinata perdono circa un decimo di punto percentuale al giro di boa. Perché questa divergenza? Semplicemente perché il nuovo accordo, che di fatto sancisce la vendita di un 50% di Banca Sai da subito e di un ulteriore 20% fra un anno e mezzo, è un deal molto positivo per Italease e tutto sommato poco “price sensitive” per Fonsai.

Ciò non deriva solo dal fatto che la compagnia assicurativa abbia delle dimensioni molto maggiori di quelle di Italease ma anche dal fatto che i 71 milioni di euro pagati da questa a Fonsai (nonostante la plusvalenza di 11 milioni per il gruppo dei Ligresti) siano stati tutto sommato una somma contenuta, se non addirittura conveniente per Italease.

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Assestamenti popolari

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Banca popolare di Milano ha deciso di allargare la sua attività nel ramo assicurativo estendendo l’intesa con Fonsai già attiva. Attualmente i servizi di bancassurance offerti dall’intesa Bpm-Fonsai sono limitati al ramo vita. La compagnia controllata da Ligresti consolida così la sua strategia di alleanze bancarie e aggiunge il nuovo accordo a quello che ha portato alla joint venture nel ramo dann con Capitalia.

A partire da marzo gli sportelli della Banca popolare di Milano dovrebbero essere in grado di proporre prodotti del ramo danni della compagnia di Ligresti, in particolare quelli di protezione delle proprietà dagli incidenti.

Sempre in tema di popolari, c’è un’altra novità: Piero Giarda, presidente di Bpi, domani sarà in Banca d’Italia per chiarire la situazione a proposito della fiducia a Divo Gronchi, sospeso dalla presidenza della Popolare italiana in seguito alla condanna per il crack Italcase-Bagaglino. Contro Gronchi, infatti, si sono schierate tutte e quattro le associazioni dei dipendenti-soci, oltre 2000 iscritti. L’assemblea degli azionisti prevista per sabato si annuncia già furiosa.

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Profumo di scontro in Generali

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Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Il campo da gioco è eccellente e prestigioso, si tratta di Generali, il gigante delle assicurazioni che in queste settimane è divenuto terreno di scontro fra i big della finanza italiana. Una partita importante, che coinvolge in vario modo tutti i pezzi da novanta della nostra economia e che ha registrato l’ultimo strappo martedì scorso quando, al consiglio di Mediobanca che è il maggiore azionista di Generali con oltre il 14,1% del capitale, Alessandro Profumo (Unicredit) ha alzato la voce. Perché Mediobanca ha acquistato a termine l’1,58% di Generali da Mps? Unicredit è il secondo azionista di piazzetta Cuccia con il 7,7% del capitale dell’istituto in portafoglio, quindi le proteste di Profumo non possono di certo essere cadute nel nulla. Di certo la cosa non è finita lì visto che un aggiornamento della compagine azionaria di Generali appena pubblicata sul sito della Consob rivela che Unicredit si è portata al 3,76% del capitale del Leone: un acquisto dello 0,064% soltanto, ma significativo in un clima tanto teso.

Emblematico di questa atmosfera da notte dei lunghi coltelli il fatto che la stessa Consob ha appena pubblicato l’esito di una richiesta partita il 15 dicembre scorso ai vari soci di Generali. L’Autorità guidata da Antonio Catricalà ha fatto una fotografia del Leone a metà dicembre chiedendo tutte le variazioni intervenute nei portafogli di chi ha più del 2% della compagnia. Di solito l’obbligo di comunicazione scatta solo alla soglia successiva del 5% (esclusa ovviamente quella del 2 che impone una segnalazione all’Authority): l’ultimo precedente era quello dei giorni caldi in cui Stefano Ricucci faceva ballare i titoli di Rcs.

Dalla foto della Consob si nota subito un disimpegno di Capitalia, che è passata dal 3,085 al 2,692% di Generali.

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Ligresti dentro San Paolo verso un futuro incerto

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Ligresti mette un piede in San Paolo. Fonsai, la società controllata dall’imprenditore siciliano, conquista l’1% del capitale di San Paolo Imi. Considerando la sua partecipazione dello 0,73% in Banca Intesa, diventa di fatto uno dei principali soci privati del nuovo soggetto Intesa San Paolo. Facendo i conti sul concambio di 3,115 azioni Intesa contro una di San Paolo Ligresti si ritrova in tasca lo 0,82% del nuovo colosso del credito italiano.

L’operazione di Salvatore Ligresti si gioca sullo stesso tavolo dal quale Mps si è defilata vendendo la sua partecipazione in Generali. Il nocciolo della questione sembra essere sempre là: a Trieste. Ligresti, infatti, si butta con questa mossa sulla cordata Intesa San Paolo contrapposta a Mediobanca, che nei prossimi mesi si giocheranno il dominio di Generali.

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Gruppo Ligresti, tante (forse troppe) società quotate

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Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo,

Altro che ingegneria civile con costruzioni di ponti ad unica campata, gallerie che bucano le alpi e grattacieli che sfidano la gravità! Il cerchio Premafin-Fondiaria-Milano-Premafin è molto più ingegnoso. Premafin ha il 34% di Fondiaria che a sua volta ha circa il 60% della Milano assicurazioni, questa ha a sua volta il 5% di Fondiaria e Fondiaria ha il 7% di se stessa, mentre Milano ha il 2% di Premafin e Fondiaria ha il 4% di Premafin.

Chi controlla chi? Cercare di farsi un’idea del vasto mondo finanziario che ruota intorno alla famiglia Ligresti è complicato. Gli interessi che fanno capo a Salvatore Ligresti e agli altri membri della sua famiglia spaziano dal settore assicurativo (anche in Generali c’è un appiglio del 2,4%) al settore immobiliare (Immobiliare Lombarda, ma anche Immobiliare costruzioni e altro ancora) al settore editoriale (in Rcs i Ligresti hanno il 5,15%), per fare solo alcuni esempi.

La testa dell’impero sembra stare in Premafin che, come accade per moltissime società quotate e non quotate, fa poi capo a delle holding lussemburghesi intestate a loro volta ai vari Giulia Maria, Jonella Francesca, Gioacchino Paolo e Salvatore Ligresti.

Forse una fusione Fondiaria-Milano risolverebbe molti problemi, in fondo che senso ha avere due compagnie quotate alla stessa Borsa, che operano nello stesso mercato e con gli stessi prodotti?

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Generali in trincea

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“Non possiamo pensare che il cuore finanziario dell’Italia lo prenda qualcun altro”. Dunque Generali deve rimanere italiana? “Penso proprio di sì”.

Massimo D’Alema, vicepremier e ministro degli Esteri, in una bella intervista al Sole 24 Ore in cui espone il suo punto di vista sulle più accese partite della finanza del Belpaese, non ha dubbi: il Leone deve rimanere italiano.

Pericoli di un attacco straniero sul Leone dunque. Altrimenti perché parlare di interessi strategici del Paese? La calda notte nella savana densa di rumors e predatori è però appena cominciata. Sul fortino rimangono le tre banche del patto appena prorogato al prossimo settembre 2007: Unicredit, Mps e Capitalia che controllano circa l’8,4% di Generali. In trincea sono scesi anche la De Agostini, che ha fatto sapere di aver comprato una quota rilevante di oltre il 2% (Cesare Geronzi pensa che si tratti di un corollario della vendita di Toro assicurazioni al Leone), e Giampiero Pesenti, che ha ereditato un pezzettino di quello 0,4% del capitale che era in mano a Consortium e che non ha per ora intenzione di vendere.

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Generali, Nuova Tirrena verso nuovi lidi?

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Giornata senza spunti in borsa per Generali che rimane al palo in apertura di seduta. Pure sono molte le partite che si giocano intorno al Leone di Trieste a partire dall’ultimo “suggerimento” dell’Antitrust che sottolinea come Toro e Nuova Tirrena insieme non vadano d’accordo: meglio vendere la compagnia da 751 milioni di euro di raccolta fra ramo danni (soprattutto) e ramo vita, se si vuole salvare la neoconquistata Toro.

Non solo, ma per vendere Nuova Tirrena sarà necessario anche fare attenzione a evitare gruppi collegati ad amici come Fonsai e Mediobanca. L’intreccio azionario e le politiche gestionali che portano Generali e il gruppo dei Ligresti ad avere un 15% di costo in più sulle polizze rispetto alla media di settore (anche Toro ormai “costa” il 10% in più rispetto alla media secondo le rilevazioni dell’Isvap) non sono piaciute all’autorità per la Concorrenza. Insomma Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità, un giro di vite l’ha dato ed in un momento per di più molto delicato per Generali.

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Da Zaleski a Ligresti a Profumo chi danza intorno a Telecom

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Romain Zaleski, l’uomo dalle mille partecipazioni vincenti, ha sentito profumo di affari intorno a Telecom e ha confidato durante un meeting londinese di essere già entrato nel capitale della società. Lo riferisce oggi un quotidiano nazionale che riporta anche rumors su un possibile interessamento dei Ligresti ad un investimento in Telecom. Si tratta solo delle ultime indiscrezioni sul caso finanziario più discusso di questo autunno, ma rendono bene il clima che si avverte intorno alla società guidata da Guido Rossi e anche al resto dell’impero di Marco Tronchetti Provera. Ormai pare che tutti abbiano fatto i conti in tasca all’imprenditore milanese e che, sopra lo scontento sugli investimenti passati in Pirelli e sui risultati di un’opera ventennale di ristrutturazione della compagnia, faccia capolino la voglia di entrare in una catena che sembra sempre più in crisi, ma che, tirata a lucido, potrebbe avere un brillante futuro.

Solo l’altro giorno un’indiscrezione parlava di un interessamento di Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit, a partecipare ad una cordata di investitori in vista di un ingresso in forze in Telecom. In trasparenza appare, oltre alla possibilità di lucrare grossi margini in futuro, anche il vantaggio di incassare un’approvazione del mondo della politica interessato a proteggere la compagnia da eventuali scalate di gruppi stranieri. Lo scenario appare comunque più fluido che mai, anche se Zaleski non sembra tipo da investire a cuor leggero in una società tanto discussa negli ultimi tempi. Forse, insomma, per una volta dietro tanto fumo potrebbe esserci un po’ d’arrosto.

Immobiliare Lombarda e Uni Land, fra semestrali e fondi chiusi

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Rialzi sopra l’1% e qualche ritracciamento che lascia il titolo in territorio positivo nel giorno della semestrale. Immobiliare Lombarda, del gruppo Ligresti, oggi però ha pubblicato un buon bilancio. I ricavi al 30 giugno scorso sono stati di oltre 28,9 milioni di euro (contro i 12,5 milioni di un anno prima); altra nota positiva: l’utile netto di 2,1 milioni di euro è un ribaltamento della perdita d’esercizio di fine giugno 2005 che aveva superato il milione di euro.

Sempre più impegnata nello sviluppo di diverse aree di Milano, dall’area Bicocca alla zona ex-Varesine, Immobiliare Lombarda conta di continuare nel resto dell’anno a valorizzare il suo patrimonio quantificato in circa 3,5 miliardi di euro. Fra le intenzioni dei Ligresti ci sarebbe anche la cessione di interi asset e nuove iniziative di riqualificazione delle periferie meneghine.

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