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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 15:57:56 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Mulberry punta al lusso globale con un manager di Hermes</title>
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    <pubDate>Thu, 22 Dec 2011 08:05:14 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>titoli-esteri</category><category>lusso</category><category>lusso azioni</category><category>mulberry hermes</category>
    <description>Puntare sul lusso per i propri investimenti? In tempi di crisi è difficile che i super-ricchi soffrano davvero come la classe media e dunque, messi da parte gli occasionali richiami alla frugalità e[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4995%2Fmulberry-punta-al-lusso-globale-con-un-manager-di-hermes" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/mulberryguillon.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="259" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Puntare sul lusso per i propri investimenti? In tempi di crisi è difficile che i super-ricchi soffrano davvero come la classe media e dunque, messi da parte gli occasionali richiami alla frugalità e alla moderazione, le vendite dei beni di lusso non dovrebbero patire brusche riduzioni. In questo settore vale la pena dare un&#8217;occhiata a un titolo britannico che non è molto noto qui da noi - e in genere al di qua della Manica - ma che promette molto bene.</p>
<p>Il marchio <a href="http://www.mulberry.com/#">Mulberry</a>, che proprio nel 2011 ha festeggiato i propri 40 anni di vita, soprattutto negli anni Settanta è stato sinonimo di moda all&#8217;inglese all&#8217;indomani dell&#8217;epoca d&#8217;oro della Swinging London, soprattutto con le sue borse di pelle dai colori accesi e dalle stampe animalier. La società ha prima recuperato lo smalto dei tempi migliori in patria, sotto la guida dell&#8217;amministratore delegato Godfrey Davis, che ha concentrato l&#8217;attività sulle borse di pelle e ha puntato sulle celebrities; adesso si prepara a fare il grande salto e partire alla conquista del mercato mondiale del lusso.</p>
<p>Non è un caso che alla fine di una ricerca durata un anno, la società abbia <a href="http://www.elleuk.com/news/fashion-news/mulberry-poaches-new-boss-from-hermes/%28gid%29/835534">scelto il nuovo Ceo</a> che sostituirà proprio Davis, destinato a un ruolo di presidente senza cariche operative: <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/retailandconsumer/8969888/Mulberry-names-new-chief-executive-after-year-long-search.html">il prescelto è Bruno Guillon</a>, attuale managing director di Hermes. Una decisione che, secondo molti osservatori, prelude proprio a una strategia più aggressiva a livello globale per sfruttare le potenzialità ancora non valorizzate del marchio Mulberry.</p>


<p>Non a caso Guillon ha un passato in ruoli dirigenziali all&#8217;interno dei grandi gruppi francesi del lusso: Lvmh, Nina Ricci e attualmente Hermes. Un capo con questo profilo non può che aiutare il marchio britannico a fare il grande salto e competere con i concorrenti d&#8217;oltremanica e con gli italiani, che invece - lo sappiamo - non sono mai riusciti a coagularsi all&#8217;interno di un gruppo finanziariamente di peso.</p>
<p>Guillon, che <a href="http://www.guardian.co.uk/business/marketforceslive/2011/dec/21/mulberry-chief-executive-from-hermes">entrerà in carica a marzo</a>, comunque trova una società in ottima forma, che nel recente passato ha visto crescere il proprio valore a un ritmo impressionante e, francamente, difficile da ripetere: in 18 mesi <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/86d13c74-2bca-11e1-98bc-00144feabdc0.html#axzz1hBoiTRIB">il prezzo delle azioni è aumentato</a> di sei volte all&#8217;Ftse di Londra, fino alla chiusura di ieri a 14,75 sterline: solo 12 mesi fa era appena a 9 sterline e a giugno 2010 valeva 2 sterline. Una corsa incredibile motivata dalle ottime performance di vendita.</p>
<p>Ad allontanare le paure legate alla recessione sono bastati i risultati dell&#8217;ultima semestrale, con i risultati fino alla fine di settembre: gli utili prima delle tasse sono aumentati del 231% a 15,6 milioni di sterline e le vendite a perimetro costante sono aumentate del 44%: complessivamente il fatturato è cresciuto del 62% a 72,3 milioni di sterline nei sei mesi conclusi a settembre.</p>
<p>Numeri straordinari che da un lato saranno difficile da migliorare o anche solo eguagliare, ma che segnalano la buona salute della società. L&#8217;unico dubbio è che il titolo ha già corso molto e ha raggiunto una quotazione che incorpora già i risultati ottenuti e forse anche quelli attesi. Le azioni quotano a 36 volte gli utili, un coefficiente molto vicino a quello, altissimo, applicato a Hermès.</p>
<p>Di certo, però, l&#8217;azienda sta incrementando il giro d&#8217;affari, conquistando nuovi mercati e macinando utili, per la gioia del suo azionista di controllo, la miliardaria di Singapore Christina Ong, che possiede il 52,7 per cento del capitale.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4995/mulberry-punta-al-lusso-globale-con-un-manager-di-hermes">Mulberry punta al lusso globale con un manager di Hermes</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:05 di giovedì 22 dicembre 2011.</p>
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  <item>
    <title>Cosa c&#039;è dietro un paio di jeans da 300 dollari</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4743/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari</link>
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    <pubDate>Thu, 07 Jul 2011 10:45:10 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    </p>
<p><a href="http://www.finanzablog.it/galleria/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/finanzablog/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari/jeanscosti.jpg" alt="Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari" width="586" height="389" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Spesso quando acquistiamo dei vestiti ci chiediamo come arrivino a un certo prezzo. <strong>Perché i jeans costano così tanto?</strong> Come fa un paio di pantaloni a costare duecento euro? Christina Binkley del Wall Street Journal  si è posta le stesse domande e ha fatto il giochino dell&#8217;infografica qui sopra, dove vedete riassunti passaggio per passaggio della produzione i costi di un paio di jeans del brand True Religion. Sono dei pantaloni piuttosto costosi, intorno ai 310$, non proprio per tutti. </p>
<p>Li vendono anche in Italia, e anche qui malgrado il cambio favorevole euro-dollaro non sono proprio a buon mercato. Fanno parte di quella sottilissima fascia di mercato di premium denim. Nell&#8217;articolo interessanti i dati sugli acquisti degli americani:</p>
<blockquote><p>Gli Americani hanno speso dall&#8217;aprile 2010 all&#8217;aprile 2011 circa 13,8 miliardi di dollari in jeans, ma solo l&#8217;un per cento di questi appartiene alla categoria premium denim</p></blockquote>
<p>Interessante anche scoprire come funzioni il ricarico finale per i rivenditori, che va da 2,2 a 2,6 volte in più rispetto al prezzo all&#8217;ingrosso. Ma come fanno a costare così tanto? Un po&#8217; è perché sono prodotti in America, spiega Jeff Lubell, mente del progetto TR &#8220;Li potrei vendere a 40 dollari se li facessi in Cina&#8221;. Un prodotto fatto in America di quel tipo, deve costare almeno 200$ per garantire del profitto, spiega sempre Christina Binkley. Lubell ha scelto di delocalizzare solo in Messico, per giacche e giubbotti che vende intorno ai 375$ negli Stati Uniti &#8220;Se li facessi qui, dovrei venderli a 600 dollari al paio&#8221; conclude. </p>
<p>Via | <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303365804576429730284498872.html?mod=WSJEUROPE_hpp_MIDDLEFourthNews#project%3DJEANS0711%26articleTabs%3Darticle">WSJ</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4743/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari">Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:45 di giovedì 07 luglio 2011.</p>
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    <title>Moda e Borsa: Armani contro Prada, ma Zara supera H&amp;M</title>
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    <pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:54:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/giorgioarmaniborsa.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="273" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Lui in Borsa ci era andato e ci era rimasto per un po&#8217;, finché si era stufato di dover presentare bilanci certificati e rendere conto ai piccoli azionisti e agli amministratori; così ha riacquistato tutte le azioni del suo gruppo ed è tornato a un&#8217;azienda personale. Giorgio Armani non ha mai avuto un buon rapporto con la Borsa, ma le sue ultime dichiarazioni - lette da qualcuno come un attacco a Prada e a Dolce &#038; Gabbana - hanno segnato un innalzamento del livello di scontro.</p>
<p><a href="http://d.repubblica.it/argomenti/2011/06/21/news/giorgio_armani_sfilata-389402/">Secondo lo stilista di Piacenza</a>, che ha approfittato dell&#8217;ultimo giorno delle sfilate maschili a Milano per lanciare il suo messaggio, la moda ormai &#8220;è in mano alle banche&#8221;, i marchi &#8220;non sono più dei loro proprietari&#8221; e al posto degli stilisti ormai decidono i finanzieri. Per questo motivo, lui - Armani - preferisce gestire da sé il proprio gruppo per non trovarsi &#8220;con i creditori dietro la porta di casa&#8221;.</p>
<p>Un discorso che sarebbe una battuta su cui ridere se non ci trovassimo in Italia, dove in effetti la diffidenza verso la Borsa, i meccanismi finanziari e il sistema bancario è ancora ben radicata e rimane diffuso un atteggiamento legato al passato contadino, quando si preferiva tenere i risparmi sotto la mattonella piuttosto che affidarli a professionisti.</p>


<p>Armani potrà essere anche soddisfatto dei risultati del suo gruppo; e in effetti può andarne fiero, a quanto ne sappiamo. Forse è anche vero che alcuni marchi italiani disegnano e fanno sfilare capi <a href="http://www3.lastampa.it/moda/sezioni/esercizi-di-stile/articolo/lstp/408234/">che mai nessuno comprerà</a> e men che meno indosserà. Magari con l&#8217;obiettivo di vendere accessori o far parlare di sé per sostenere i titoli quotati o da quotare in Borsa.</p>
<p>Rimane il fatto che Prada - da molti identificata come <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/armani_contro_prada_ormai_sono_finanzieri_piu_che_creatori_moda/22-06-2011/articolo-id=530740-page=0-comments=1">uno degli obiettivi di Armani</a> - è un punto di riferimento mondiale per la moda e che soprattutto la Borsa ha rappresentato per grandi marchi internazionali, soprattutto francesi, uno straordinario strumento di crescita e sviluppo; che ha permesso di coniugare una straordinaria creatività con metodi di gestione efficienti e un&#8217;alta redditività.</p>
<p>Basti pensare a colossi come Lvmh o Gucci - ormai da anni in mani francese - o, restando ai marchi indipendenti, Chanel o Hermès. Armani non è al livello di queste griffe dal punto di vista del contenuto moda e del posizionamento. Ma anche marchi più commerciali hanno beneficiato dall&#8217;ingresso in Borsa.</p>
<p>È il caso di H&#038;M o del rivale spagnolo Zara: proprio <a href="http://www.inditex.es/es/">Inditex</a>, la società che possiede il marchio Zara oltre a Bershka, Pull &#038; Bear e Massimo Dutti, è appena diventata <a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/Inditex/alcanza/H/26M/empresa/moda/valiosa/mundo/elpepueco/20110621elpepueco_7/Tes">il gruppo di abbigliamento con la maggiore capitalizzazione al mondo</a>. Si parla di 38 miliardi e mezzo di euro, contro i 38,4 di H&#038;M.</p>
<p>Una prova che la Borsa può essere uno strumento utilissimo per la crescita di un&#8217;attività commerciale, con il vantaggio di maggiore trasparenza e informazioni per tutti. Forse quello che manca in Italia è un adeguato livello manageriale e una vera cultura del mercato e del capitalismo. Al di là delle smanie dei padroni, grandi e piccoli.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4731/moda-e-borsa-armani-contro-prada-ma-zara-supera-hm">Moda e Borsa: Armani contro Prada, ma Zara supera H&M</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 15:54 di mercoledì 22 giugno 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Prada: boom degli utili in vista dello sbarco in Borsa</title>
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    <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 14:13:14 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/miucciaprada.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="217" alt="" />  Lo sbarco in Borsa è stato già annunciato per il 2011: non a Milano, bensì a Hong Kong, visto anche l&#8217;appeal del gruppo sui mercati dell&#8217;Estremo Oriente. In vista del collocamento azionario, Prada - che troppe volte ha già rinviato il debutto sui listini finanziari, prima a causa dell&#8217;11 settembre, poi per la crisi finanziaria - presenta un bilancio 2010 scoppiettante, che dovrebbe far ben sperare sulle opportunità future dell&#8217;azienda milanese che con Miuccia e il marito Patrizio Bertelli è diventata in pochi anni uno dei principali marchi mondiali del lusso.</p>
<p>Il 2010 <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=841421&#038;lang=it">si è chiuso</a> con un utile netto di 250 milioni e 800mila euro, contro i 100 milioni del 2009: una crescita del 150,4%; il fatturato inoltre ha superato i 2 miliardi di euro (2.046,7 milioni), in crescita del 31,1% rispetto all&#8217;anno precedente (+24,2% a cambi costanti), l&#8217;Ebitda ha raggiunto 535,9 milioni (+84,7%), con un&#8217;incidenza del 26,2% sui ricavi, e l&#8217;Ebit 418,4 milioni (+123,7%), pari al 20,4% dei ricavi. </p>
<p>Grazie ai flussi di cassa (367,7 milioni di euro), l&#8217;indebitamento finanziario netto del gruppo è sceso da 485,3 a 408,6 milioni ed è stato finanziato il piano di investimenti per rafforzare la rete di negozi diretti, che oggi conta 326 punti vendita. Proprio la vendita diretta ha contribuito per oltre il 70% al risultato complessivo, grazie a ricavi in crescita del 44%; bene anche la vendita nei negozi non di proprietà, con un +9,4% per il canale wholesale, cioè la vendita all&#8217;ingrosso.</p>


<p>
Per confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la scelta di Hong Kong come mercato per la quotazione, ecco i risultati a livello geografico: l&#8217;Asia Pacifico è ancora una volta il primo mercato del gruppo, con vendite che hanno raggiunto i 645,7 milioni (+63%). In Europa le vendite sono salite del 20%, in Usa del 29,5%.</p>
<p>Il Giappone, che rappresenta l&#8217;11% dei ricavi di Prada, ha mostrato un trend in crescita del 16,6%, ma per il futuro bisognerà capire che impatto avrà sui consumi il terremoto più lo tsunami e la crisi del nucleare. In ogni caso i beni di lusso non dovrebbero risentire troppo rispetto ad altri settori.</p>
<p>Il gruppo punta a rafforzare ulteriormente la rete di negozi in vendita diretta e rivendica ritmi di crescita tra i più elevati nel mercato mondiale dei beni di lusso, grazie alla &#8220;costante innovazione&#8221; nelle collezioni proposte e agli interventi sul fronte organizzativo. Secondo l&#8217;amministratore delegato Patrizio Bertelli. </p>
<blockquote><p>In questi anni abbiamo lavorato focalizzandoci sui nostri marchi e sullo sviluppo della rete retail e i risultati ottenuti confermano la validità di questa strategia. Abbiamo raggiunto volumi di vendita e di reddito mai ottenuti prima nella storia di Prada e oggi il gruppo si presenta con una struttura industriale e distributiva forte, pronto a cogliere le migliori opportunità offerte da tutti i mercati.</p></blockquote>
<p> Grazie alla &#8220;cura&#8221; Bertelli e alle scelte di Miuccia Prada, in pochi anni una pelletteria milanese è diventata un colosso dell&#8217;abbigliamento e del lusso. L&#8217;unico rimpianto, per il sistema moda Italia, è che Prada, nonostante qualche tentativo, non sia riuscita a trasformarsi in quel polo del lusso che manca in Italia e che ha spinto la famiglia Bulgari, fra gli altri, a scegliere un partner francese, come Lvmh, cui cedere la propria società. Chi sa che con la quotazione in Borsa Prada non ottenga le risorse per fare anche un salto dimensionale e svolgere quel ruolo aggregativo che finora è mancato alle aziende tricolori.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4695/prada-boom-degli-utili-in-vista-dello-sbarco-in-borsa">Prada: boom degli utili in vista dello sbarco in Borsa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 16:13 di martedì 29 marzo 2011.</p>
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    <title>Lvmh si prende Bulgari e lancia un&#039;Opa a 12,5 € per azione</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4680/lvmh-si-prende-bulgari-e-lancia-unopa</link>
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    <pubDate>Tue, 08 Mar 2011 06:18:06 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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<p>Non poteva che finire così: monsier Arnault, patron del colosso francese del lusso Lvmh, si prende anche Bulgari, il terzo gruppo al mondo nella gioielleria quotato alla Borsa di Milano, e rafforza la gamma delle griffe che controlla sotto il proprio ombrello. Dopo l&#8217;acquisizione del pacchetto di maggioranza dalla famiglia Bulgari, entro la fine di maggio Lvmh <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE7261PU20110307">lancerà un&#8217;Opa totalitaria</a> sul titolo a 12,25 euro per azione, tutti in contanti, per un totale di 4,3 miliardi di dollari: un premio del 61% rispetto alla chiusura di venerdì a 7,59 €. </p>
<p>E infatti ieri in Borsa Bulgari è schizzato in alto, avvicinandosi di molto al prezzo dell&#8217;Opa che comunque dovrebbe premiare anche i piccoli azionisti, tanto che diversi analisti consigliano di aderire all&#8217;offerta francese: il titolo ha chiuso a 12,1 euro ed è passato di mano il 21,9% del capitale con 66,2 milioni di azioni scambiate, contro una media di 1,4 milioni.</p>
<p>Al termine di una trattativa che era rimasta segreta, Bertrand Arnault - che alla fine degli anni Novanta fu respinto nella sua scalata a Gucci e fino alla settimana scorsa aveva provato invano a conquistare Hermès, con un corteggiamento rifiutato dalla famiglia controllante - aggiunge &#8220;un nuovo gioiello alla sua corona&#8221; <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/9f3fdab0-48e8-11e0-af8c-00144feab49a.html#axzz1Fz8Pe8Oz">come scrive il Financial Times</a> con una metafora decisamente azzeccata.</p>
<p>La famiglia Bulgari, che dal capostipite Soterios Bulgaris controlla la società nata a Roma 127 anni fa, insieme all&#8217;ad Francesco Trapani <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE7261PU20110307?sp=true">cede a Lvmh il proprio 50,4%</a>, ma Arnault pur di conquistare il gioiello romano ha messo sul piatto un&#8217;offerta senza precedenti: il pacchetto di controllo sarà pagato in azioni proprie, così gli italiani avranno il 3,5% di Lvmh e diventeranno il secondo azionista del gruppo, dietro lo stesso Arnault che comunque mantiene il 46,5% circa.</p>
<p>Il gruppo francese emetterà 16,5 milioni di azioni a favore dei Bulgari e di Trapani con un concambio di 0,108407 nuove azioni Lvmh per ogni titolo Bulgari. Paolo e Nicola Bulgari rimarranno per sei anni presidente e vicepresidente di Bulgari Spa, cui è stata garantita autonomia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/LVMH">all&#8217;interno del gruppo</a> che comprende in primis la griffe Louis Vuitton, lo champagne Moet et Chandon e Hennessy, oltre a un ventaglio di altri marchi, fra cui Dior, Fendi, Berluti, Emilio Pucci, Marc Jacobs, Kenzo.</p>
<p>Francesco Trapani, invece, farà parte del consiglio di amministrazione LVMH e sarà responsabile della divisione orologeria: con questa acquisizione, che è la più importante degli ultimi 10 anni, Vouitton punta a raddoppiare a 2 miliardi il proprio giro d&#8217;affari nel settore gioielli e orologeria che in questa periodo si dimostra il più vitale nel comparto del lusso. Bulgari è stata valutata generosamente, ma è pur sempre il terzo gruppo mondiale della gioielleria dietro Cartier e Tiffany: probabilmente i francesi contano di poter valorizzare maggiormente il marchio e poter creare sinergie con le aziende che già controllano.</p>
<p>Un altro pezzo di made in Italy finisce in mani francesi, ma dal punto di vista della famiglia Bulgari - che comunque non esce dal mondo del lusso e della finanza - meglio essere un gioiello sulla testa del re del lusso, che rimanere un po&#8217; in periferie; d&#8217;altro canto è dai tempi della guerra su Gucci e poi dello scontro per Fendi - che vide Prada alleata con Arnault e contro i fiorentini della doppia G - che è stata evidente l&#8217;assenza in Italia di un gruppo nazionale capace di fare da aggregatore.</p>
<p>Sarà l&#8217;arretratezza del capitalismo tricolore, sarà la miopia delle banche investitrici, sarà che non abbiamo i capitali, sarà che non siamo capaci di fare sistema e preferiamo restare divisi (&#8221;perché non siam popolo, perché siam divisi&#8221; cantava non a caso Goffredo Mameli), fatto sta che dopo lo smantellamento dell&#8217;alimentare, in cui i francesi si sono dimostrati infinitamente più abili di noi a fare sistema e creare grandi gruppi, anche nel lusso la nostra ininfluenza, almeno finanziariamente parlando, è conclamata. Allora meglio che Bulgari sia gestita dai francesi: la faranno crescere di più e meglio che se finisse in pasto a un finanziere delle nostre parti.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4680/lvmh-si-prende-bulgari-e-lancia-unopa">Lvmh si prende Bulgari e lancia un'Opa a 12,5 € per azione</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 08:18 di martedì 08 marzo 2011.</p>
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