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Marchionne Sergio

Fiat approfitta del report di Bernstein

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive Marchionne Sergio

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Inizio di ottava al fulmicotone per Fiat. Il titolo ha superato di slancio la resistenza a 10,50 euro circa rappresentata dal massimo di inizio agosto e riattivato formalmente il trend ascendente originato dai minimi di maggio/luglio. Ora le quotazioni puntano dichiaratamente verso il top di ottobre a 11,47. Le prospettive potrebbero cambiare solo a seguito di flessioni sotto 10,10, prologo a un approfondimento in area 9,50. Gli investitori rompono quindi gli indugi dopo le incertezze che avevano seguito giovedi’ scorso la decisione dell’assemblea dei soci di approvare la separazione della divisione auto. Oggi gli acquisti sul titolo sono favoriti anche dall’upgrade sul titolo da parte di Bernstein da “market perform” a “outperform”, con prezzo obiettivo incrementato da 12 a 15 euro. Il broker americano ha migliorato la propria view sul Lingotto in virtu’ dello spin off, ma non solo. Secondo gli analisti di Bernstein la casa torinese sara’ in grado di migliorare i propri utili nel corso del biennio 2010-2011, grazie alle buone performance in Brasile e al probabile ritorno all’utile di Chrysler. Questo permettera’ a Fiat di controbilanciare l’atteso indebolimento del mercato dell’auto europeo. Bernstein ritiene che le buone prospettive di Chrysler possano spingere Fiat a salire al 51% della casa americana dall’attuale 20%. Segnali favorevoli dagli USA giungono anche per il marchio Fiat. A quanto pare le prenotazioni per le prime cinquecento unita’ della 500 messe in vendita sul sito Chrysler giovedi’ scorso sono andate esaurite in meno di due ore, segno che oltreoceano c’e’ attesa per il ritorno di Fiat. Tra le ultime novita’ segnaliamo la nomina di Andrea Formica (con un passato in Ford e Toyota) a responsabile del brand Fiat di Fiat Group Automobiles. Formica prende il posto di Lorenzo Sistino che restera’ nel gruppo andando a coprire la funzione International Operations, mantenendo la responsabilita’ di Fiat Professional. Infine, alle 14 e’ prevista la ripresa delle attivita’ nello stabilimento di Melfi dopo lo stop imposto sin da mercoledi’ scorso a causa di una fornitura di pezzi difettosi.

Fiat brilla in attesa del piano industriale

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Il balzo di Fiat di oggi nasce a Stoccarda, nelle stanze del gruppo Daimler che ha annunciato dati sorprendenti per il primo trimestre del 2010 e alzato gli obiettivi di quest’anno. La casa tedesca ha detto di aspettarsi per la fine dell’anno un utile operativo di 3 miliardi di euro dalla Mercedes (contro stime precedenti di 2,5 miliardi) e un ebit di 700 milioni dai truck. Una sorpresa generosa che ha scaldato un po’ tutte le quattroruote d’Europa e oggi a Milano si riflette anche su Fiat. Nel caso del Lingotto, però, il rialzo da oltre quattro punti percentuali giunge il giorno prima della presentazione del piano industriale del gruppo e quindi rimane a forte rischio speculativo.

Il titolo della casa automobilistica torinese si porta a 9,9 euro con un allungo in direzione delle coriacee resistenze di area 10 euro che, in fondo, non soprende. Dallo scorso 24 marzo, infatti, i corsi di Fiat sono incastrati in un trend laterale compreso tra i 9,53 e i 10 euro: il piano industriale di domani potrebbe generare l’atteso break out.

Molto dipenderà da quello che l’amministratore delegato Sergio Marchionne dirà domani al mercato. Da diversi mesi gli analisti si interrogano su quello che resterà della domanda di automobili dopo la fine dell’effetto incentivi praticamente giunti al capolinea con questo mese. Domani il management di Fiat dovrà anche concedere qualche cosa sullo spin off dell’auto, uno di quei piani “croce e delizia” del mercato che potrebbero, però, incrementare notevolmente il valore dell’insieme. Sarà comunque importante per la società torinese una conferma degli obiettivi che prevedono nel 2014 un utile operativo di 5 miliardi di euro, un utile netto da 3,5 miliardi e reddito operativo del business dell’auto da 1,4-1,7 miliardi di euro.

I piani di Chrysler per i prossimi anni prevedono obiettivi non meno vitali e una crescita della casa americana nel bilancio del Lingotto non indifferente. In cinque anni Chrysler, che domani presenterà un consuntivo per il 2009, prevede un raddoppio dei volumi da 1,3 a 2,8 milioni di unità entro il 2014.

Per quella data l’utile netto estratto dalla casa americana dovrebbe essere almeno pari a 750 milioni di euro. Fra l’oggi e questi obiettivi si frappone, però, la ristrutturazione dell’auto in tutto il mondo. Prevedibili nuove puntate sui mercati dell’Estremo Oriente e sugli altri emergenti con il doloroso corollario del disimpegno nei mercati maturi.

Secondo diversi analisti sul mercato europeo pesa ancora una grossa sovrapproduzione: la probabile chiusura dello stabilimento Opel di Anversa, la prevista fine della produzione di auto a Termini Imerese e altri diversi dolorosi tagli indicano probabilmente un trend che accompagnerà ancora nei prossimi anni la ristrutturazione del settore in Europa. Il riposizionamento dei player globali appare dunque inevitabile e, anche se uno scatto di Daimler fa bene al Vecchio Continente, sicuramente i progetti di lungo periodo delle case automobilistiche dovranno fare i conti con lo spostamento della domanda delle quattroruote su altri mercati. Nel frattempo anche a Torino le sorprese non mancano e, secondo quanto battuto dalle agenzie di stampa, si prepara l’addio di Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza del gruppo che potrebbe passare a John Elkann. Le indiscrezion parlano di una conferenza stampa indetta a sorpresa oggi pomeriggio alle 16 al Lingotto.

Fiat: scontro politico, ma esistono dei problemi produttivi

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Il caso Fiat diventa sempre più politico, o almeno più politico si dimostra nelle ultime ore. Il battibecco tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola è stato infatti duro. Al ministro che giudica “folle” chiudere uno stabilimento di qualità come Termini Imerese, il manager ha risposto che prima di usare certi termini forti bisognerebbe capire i dati.

La parola che però nessuno dei due usa, ma che entrambi sottintendono è un’altra, è “incentivo”. Perché a nessuno sfugge che a breve il governo dovrà decidere del rinnovo o meno degli incentivi al settore auto che Roma vorrebbe gradualmente ridurre, ma che potrebbe persino cancellare. Molte critiche a questi incentivi sono giunti da altri comparti industriali che si sono sentiti trascurati dallo Stato. Sembra tuttavia difficile mettere in secondo piano l’importanza di Fiat per l’Italia: circa il 42% dei suoi dipendenti lavora infatti nel Bel Paese, in termini assoluti sono più di 83 mila. A questi vanno aggiunti i numeri non secondari dell’indotto che in media in Europa impiega 4 persone per ogni dipendente: significa che la cifra dei dipendenti italiani nel comparto auto potrebbe superare le 400 mila persone.

Sono certamente cifre che fanno riflettere e forse un po’ tremare in vista della delocalizzazione che l’industria italiana ha avviato e che Fiat sta perseguendo. Quando Luca Cordero di Montezemolo afferma che la politica industriale del Paese la deve fare il governo e non la Fiat sottintende anche questo, sebbene il gruppo torinese non abbia mai detto no a incentivi e sussidi di disoccupazione.

D’altra parte ieri i dati sulle immatricolazioni di vetture in Europa e in Italia sono stati veramente preoccupanti. Il calo delle vendite di vetture nell’Unione Europea è stato del 53,5% in media e i maggiori mercati hanno registrato cali a due cifre con l’Italia che ha immatricolato, sempre a ottobre, il 14,3% delle vetture in meno. Cali peggiori si sono visti in Germania (-20,7%) e in Francia (-22,6%) mentre la Spagna ha ridotto i ribassi al 6% ma dopo mesi spesso più difficili rispetto alla media dei grandi mercati Ue.

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Fiat annuncia il bond, mercato alla finestra dopo i dati

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Seduta interlocutoria per Fiat, dopo le perdite di ieri e gli importanti annunci delle ultime 24 ore. La banca d’affari Morgan Stanley ha alzato il prezzo obiettivo a 8,3 euro e confermato il consiglio di sovrappesare il titolo in portafoglio. I timidi ribassi di oggi non sembrano, però, fornire indicazioni di recupero, almeno per il momento.

La vera novità è la conferma di un bond triennale in arrivo quanto prima. Già durante le scorse settimane lo stesso amministratore delegato della casa torinese Sergio Marchionne aveva dichiarato di vedere con favore un rifinanziamento alle attuali condizioni di mercato. Il via libera di oggi non chiarisce però i dettagli del nuovo bond del Lingotto. Secondo diversi analisti Fiat sarà costretta a pagare almeno il 10% a causa del proprio rating da junk bond. L’annuncio della nuova emissione all’indomani della pubblicazione della seconda trimestrale del gruppo sembra suggerire la possibilità di un’operazione rapida, che potrebbe anche concretizzarsi entro l’estate.

Proprio dal punto di vista patrimoniale ieri la società ha comunicato risultati positivi, sottolineando nel trimestre la riduzione del debito industriale netto da 6,6 a 5,7 miliardi di euro nel giro di tre mesi. Per sostenere l’operatività la liquidità è stata portata da 5,1 a 6,4 miliardi di euro e nel frattempo forti azioni sui costi e sulla produttività degli impianti servono a salvaguardare, per quanto possibile, i margini del gruppo. Confermati gli obiettivi del 2009 e la riduzione del debito sotto i 5 miliardi di euro entro l’anno, quando l’utile della gestione ordinaria dovrebbe superare il miliardo di euro.

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Fiat alle prese con trattative globali e proteste locali

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Mentre Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, cerca la quadratura del cerchio per una nuova Fiat che sia tra le più grandi case automobilistiche del mondo, cominciano a diffondersi dubbi e incertezze. Un punto sicuramente è stato segnato in Germania. Il Governo di Angela Merkel, da sempre diffidente dell’opzione italiana, ha chiesto all’alternativa canadese di Magna un piano per Opel più dettagliato, affermando implicitamente che il lavoro dei tecnici torinesi era più accurato.

Fritz Henderson, il manager chiamato al rilancio di General Motors, ha messo sul piatto ieri alcuni dei temi che saranno affrontati a breve anche con Marchionne. Henderson, che deve gestire la cessione di Opel tra mille pressioni e dal vertice di un colosso a un passo dalla bancarotta, ha dichiarato che qualunque soluzione per la casa tedesca che controlla diversi impianti sia in Germania (4) che in Italia dovrà passare dalle decisioni di Berlino perché da questa dipendono finanziamenti necessari alla sopravvivenza di Opel e di diverse attività in tutta Europa.

L’asse Berlino-Detroit, come qualcuno lo ha chiamato, insomma si rafforza: per il Lingotto diventa vitale trarre il maggiore vantaggio possibile da questa interdipendenza. Entro una ventina di giorni (prima della fine di maggio) Gm dovrà dichiarare quali sono le sue soluzioni per uscire dalla crisi: il Tesoro Usa starà a sentire. Ancora più incerto rimane invece il destino degli altri due marchi controllati da Gm in Europa, ossia la britannica Vauxhall e la svedese Saab. Su essi non è ancora stato trovato un accordo che d’altra parte non potrà essere definito senza una precisazione sulle quote in Gm Europe e nei suoi discendenti da parte della casa madre di Detroit. Questa ha infatti affermato di volere mantenere delle partecipazioni in Europa (avrebbe chiesto il 30% ma Marchionne avrebbe offerto solo il 10%).

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Fiat: dopo Chrysler si tratta con GM

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Fiat nelle ultime sedute ha evidenziato in borsa qualche tentennamento. Il mercato ha rapidamente archiviato il successo conseguito nella vicenda Chrysler e ha iniziato a guardare avanti. Il prossimo obiettivo e’ infatti rappresentato non piu’ e non soltanto da Opel, il marchio principale con cui GM e’ attiva in Europa, ma anche dagli asset che il colosso americano possiede in Sud America. Questo almeno stando alle indiscrezioni di stampa.

Al momento attuale l’a.d. Sergio Marchionne sarebbe impegnato nelle trattative con GM. Si tratterebbe di un negoziato difficile in quanto la casa americana avrebbe chiesto in cambio una partecipazione del 30% in Fiat, mentre il Lingotto non sembrerebbe disposto a concedere piu’ del 10%. Il motivo e’ abbastanza chiaro: gli Agnelli controllano attualmente poco piu’ del 30% del capitale del Lingotto, quota che verrebbe diluita in misura consistente in caso di spin-off della divisione auto e successiva quotazione di una newco comprendente gli asset Fiat, GM e del 20% di Chrysler, con il rischio che Torino veda allentarsi la presa sul gruppo.

Oltre a queste difficolta’ Marchionne deve fronteggiare anche quelle sul fronte sindacale derivanti dai rumor sul progetto Fenice presentato lunedi’ scorso al ministro dell’Economia tedesco, Karl Theodor zu Guttenberg. Un quotidiano teutonico ha infatti scritto che il progetto prevedrebbe la chiusura di diverse fabbriche in Europa e ben due in Italia. Troverebbero in questo caso conferma le preoccupazioni espresse nei giorni scorsi dai rappresentati dei sindacati italiani in merito alla scarsa attenzione riservata da Fiat nei confronti delle proprie maestranze.

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Fiat-Chrysler: il biglietto degli Agnelli per Detroit

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Agnelli a Detroit. La storica famiglia che controlla la Fiat forse ha già prenotato un biglietto aereo per gli States, dove giovedì sera potrebbe festeggiare le nozze del Lingotto con Chrysler. L’accordo sembra oggi più vicino. Indiscrezioni rimbalzate dalle pagine del Washington Post e del Wall Street Journal sui giornali di tutto il mondo confermano il via libera all’operazione da parte delle principali banche Usa (JP Morgan, Goldman Sachs, Citigroup e Morgan Stanley) che detengono da sole circa il 70% del debito di Chrysler.

Secondo queste ipotesi non confermate (né smentite) dalle fonti ufficiali dei gruppi coinvolti, quei circa 6,9 miliardi di dollari di debiti che lasciano Chrysler ancora in bilico sulla bancarotta e gli Agnelli con il fiato sospeso potrebbero essere tagliati a 2 miliardi di dollari ed essere convertiti per la quota rimanente in una partecipazione di circa il 5% nel capitale della casa statunitense.

Lo schema riportato dalla stampa internazionale prevede dunque che i nuovi soci di Chrysler siano per il 55% i suoi operai sindacalizzati, per il 35% siano gli italiani di Fiat e per il rimanente 10% siano divisi fra il Dipartimento del Tesoro di Washington e i creditori di cui sopra. Tutto sembra filare per il verso giusto dunque e, secondo i piani dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, già il prossimo giovedì il Lingotto potrebbe ufficialmente entrare a Detroit da proprietario. Numerose incertezze rimangono però ancora sul tavolo.

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Auto: l'Europa coordina gli interventi

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La crisi mondiale dell’automobile è ormai al paradosso. I giganti di Detroit sono stati trascinati nel fango a un passo dal baratro. Dopo settimane di funesti annunci alla fine è approdata sui tavoli del Congresso Usa una proposta di legge che promuove incentivi da 4.500 dollari per la rottamazione. Si tratta di un genere di aiuti molto diffuso in Italia e in Francia e a questi paesi ha fatto esplicito riferimento anche il presidente di General Motors Rick Wagoner. La prospettiva è quella incoraggiata da mesi da Barack Obama di una pioggia di miliardi di dollari in soccorso di GM, Ford e Chrysler.

L’Europa e l’Italia però sono apparse tutt’altro che fiere del successo delle loro manovre passate e hanno cominciato a innervosirsi in concomitanza con i dati sempre più disastrosi sul mercato dell’auto nel Vecchio Continente. L’Acea - l’associazione delle case automobilistiche europee - ha infatti pubblicato da poco un report in cui rivela che la domanda di nuove vetture in Europa è scesa del 19,3% nell’ultimo trimestre del 2008. Cali drammatici si sono visti in Spagna, in Islanda e in Irlanda, ma anche l’Italia e il Regno Unito registrano una flessione a due cifre (-13,4% e -11,3% rispettivamente). Più contenuti sono stati i rallentamenti della Germania e della Francia.

Con un mercato in brusca frenata la prospettiva di decine di miliardi di dollari investiti dagli Stati Uniti nelle proprie case automobilistiche ha così impensierito anche i produttori del Vecchio Continente. Il problema è che l’Europa non è uno stato ma una sorta di federazione e quindi le reazioni sono partite (come sempre) alla spicciolata.

Già sei paesi almeno hanno varato interventi di vario tipo in favore del comparto auto e nel frattempo, ovviamente, i malumori sono cresciuti. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, da tempo denuncia una pesante distorsione del mercato, anche perché ha il fondato timore che i concorrenti francesi e tedeschi ricevano (insieme agli americani) consistenti aiuti pubblici ignorando così a bella posta le leggi di mercato. Se si considera poi che Moody’s ha appena messo sotto osservazione il rating sul debito della casa automobilistica torinese si capisce bene perché il manager italo-canadese appaia tanto preoccupato.

La posta in gioco però rischia di essere davvero alta e di fatto il mercato unico europeo potrebbe subire un duro colpo. Così oggi il ministro dell’industria europea Guenter Verheugen ha riunito 27 ministri Ue e ha dato finalmente il proprio via libera a un piano coordinato di intervento europeo in favore del comparto auto. La Bei (Banca europea per gli investimenti) promuoverà dei finanziamenti continentali per la rottamazione. Sicuramente la declinazione di questi aiuti nei vari paesi farà ancora discutere e molto probabilmente il sigillo Ue al salvagente pubblico non impedirà agli stati membri di agire ancora una volta ognuno per conto proprio. Un passo avanti, però, è stato fatto.

La Fiat nella crisi di settore: per l'auto basta una Tata?

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Mercato dell’auto in fibrillazione. Non mancano le contraddizioni, però. A forti dubbi sulla tenuta delle vendite nel mondo occidentale, si accompagna un’ondata di fusioni e acquisizioni che incoraggia le speculazioni sui titoli delle case produttrici. I forti margini di espansione nei mercati emergenti generano entusiasmi subito raffreddati dai prezzi da record del petrolio. Così le caselle del puzzle finiscono per montarsi in modi sempre diversi a seconda della prospettiva (e degli interessi) messi in campo.

L’ultima “novità” è la tanto attesa acquisizione di Jaguar e Land Rover da parte dell’indiana Tata, non ancora confermata, ma ormai discussa, anticipata e smentita da tanto tempo da far quasi apparire superflua una conferma ufficiale. Solo dieci anni fa se si fosse diffusa la notizia che un indiano avrebbe comprato la Jaguar sarebbe sembrato una barzelletta, al massimo lo si sarebbe concesso a un giapponese. Oggi invece la notizia è praticamente data per scontata dal mercato e le attese si concentrano sui dettagli del deal. Due dubbi di peso, infatti, rimangono.
Il primo riguarda il prezzo: c’è chi parla di 2 miliardi di dollari, chi di 2,75 e la differenza, come tutti possono vedere, non è da poco e detterà probabilmente un precedente per le prossime probabili acquisizioni nel settore.

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Fiat: in Italia quote di mercato in calo

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Seduta pesante per Fiat che ieri era riuscita a tenere le posizioni grazie al dato sulle immatricolazioni di auto in Francia, mercato in cui la casa torinese ha evidenziato un’ottima performance. Ieri a mercati chiusi sono, pero’, usciti i risultati sulle vendite in Italia, il mercato di riferimento per il Lingotto. Nel mese scorso, a fronte di un calo del 3.9% del mercato rispetto allo stesso mese del 2007, Fiat ha visto scendere le immatricolazioni di ben l’8 per cento, dopo il -6.57% realizzato a gennaio. La quota di mercato e’ scesa dal 32.45% al 31.06%.

Bisogna pero’ dire che, nonostante queste rilevazioni, il titolo aveva iniziato la seduta solo in leggero ribasso per poi peggiorare improvvisamente quando e’ giunta l’eco delle dichiarazioni di Christian Streiff, a.d. di Peugeot, che al salone dell’auto di Ginevra ha detto che la casa francese si attende un futuro all’insegna della stabilita’ o della contrazione per il mercato europeo dell’auto: solo pochi mesi fa lo scenario era stabile/in crescita. Prospettive difficili anche negli USA: Ford e General Motors hanno deciso di ridurre rispettivamente del 10 e del 5% la produzione nel secondo trimestre dopo i negativi dati sulle vendite a febbraio.

Il comparto europeo dell’automobile, inoltre, da ieri e’ in subbuglio a causa della decisione di Porsche di incrementare la sua partecipazione in Volkswagen dal 31 a oltre il 50 per cento, con un investimento da circa 10 miliardi di euro.

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