Per i possessori di azioni Management & Capitali che hanno acquistato prima dell’assemblea (e che hanno votato contro, si sono astenuti o non hanno partecipato all’assemblea per la proposta di cambio di governance) nei prossimi giorni verrà offerta la possibilità di recedere ad un prezzo pari alla media aritmetica degli ultimi sei mesi (0,7402 euro).Il premio rispetto alle quotazioni attuali (chiusura di venerdì 0,712 euro) non deve però trarre in inganno. Aderire al recesso non è così conveniente come può sembrare.
A questi prezzi infatti il diritto di recesso coincide con la disponibilità di cassa della società pari a circa 0,75 euro per azione. Se quindi per assurdo ci fosse una totale adesione al recesso la società rimarrebbe con in pancia partecipazioni per un controvalore di circa 150 mln di euro (pari a 0,27 euro per azione), rappresentate cioè dalle obbligazioni convertibili Tiscali (60 mln di euro), dalle obbligazioni Treofan (45 mln di euro) e dalla partecipazione pari al 68% in Saiag Comital (45 mln di euro) e con in più qualche spicciolo in cash. Infatti basterebbe la sola cassa a disposizione per liquidare tutti i soci. I conti quindi non tornano.
Ci sono buone probabilità che molti investitori se i prezzi rimarranno sotto il diritto di recesso esercitino l’opzione per poi ricomprarsi le stesse azioni sul mercato, facendo quindi un piccolo arbitraggio. Ma non è escluso che il titolo possa beneficiare delle ultime notizie che hanno sicuramente riportato visibilità sul reale valore degli asset e portarsi almeno in area 0,74 euro.
Il valore fondamentale si aggira attorno ai 526 mln di euro (0,95 euro per azione) ottenuto dalla somma della cassa 414 mln di euro (0,75 euro per azione) e dagli asset in portafoglio, scontati del 25%, ossia 112 mln di euro (pari a 0,2 euro per azione). Forse calcoli alla mano in questo caso meglio una gallina domani che un uovo oggi.

Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Carlo De Benedetti è pronto a fare il suo ingresso nel capitale di Tiscali. Management & Capitali ha infatti sottoscritto un prestito obbligazionario convertibile di durata quinquennale del valore nominale di 60 milioni di euro attraverso il quale supporterà “la crescita e lo sviluppo di Tiscali in Italia e nel Regno Unito”.
Oltremanica l’isp sardo “intende raggiungere un’adeguata scala dimensionale e presentare un’offerta di servizi completa supportata da una rete di infrastrutture moderna ed efficiente”, sottolinea una nota del fondo di turnaround che si vedrà corrispondere una remunerazione del 6,75%. Il prestito potrà essere rimborsato in azioni Tiscali di nuova emissione a un prezzo di conversione pari a 2,70 euro per azione (corrispondente a un premio del 16% sul prezzo di riferimento di venerdì 16 novembre). In questo caso il numero delle azioni a servizio dell’operazione sarà di 22,2 milioni, pari a circa il 5% del capitale attuale.

Negozia sotto un cielo grigio Alitalia in questi giorni: ieri il titolo aveva lasciato sul tappeto di piazza Affari quasi il 2% e anche oggi a metà seduta le azioni della compagnia aerea perdono lo 0,3%. A suggerire le vendite contribuiscono soprattutto le indiscrezioni uscite sulla stampa francese nei giorni scorsi. Un articolo su La Tribune di ieri sosteneva che Air France non avrebbe alcuna intenzione di presentare un’offerta per la compagnia italiana, soprattutto per via delle condizioni imposte dal Governo italiano, che renderebbero troppo rischioso un salvataggio. Nonostante il fatto che nessun commento sulla notizia sia giunto dalla compagnia guidata da Jean-Cyril Spinetta, ieri le azioni di Alitalia hanno perso l’1,98%. Oggi sull’argomento ritorna anche Les Echos che azzarda un’ipotesi sulla reale strategia di Air France. La compagnia non avrebbe alcuna intenzione di lanciare un’offerta, ma non vorrebbe neanche archiviare del tutto il dossier. In tal senso avrebbero un certo appeal le proposte di alcuni investitori interessati all’operazione come Goldman Sachs, Rothschild, o la M&C di Carlo De Benedetti (sostenuta secondo il quotidiano parigino da Mediobanca). Insomma un partner industriale di livello potrebbe fare comodo in un secondo momento.
Sarebbe però soprattutto la posizione di Lufthansa la più preoccupante per il vettore francese.
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Vola in borsa di nuovo Alitalia nella seconda giornata di contrattazione dopo l’annuncio di una nuova fase di privatizzazione. A breve potrebbe essere messa sul mercato una fetta del 25% della compagnia di bandiera attualmente nel portafoglio del ministero dell’Economia. In effetti, dopo l’annuncio del sindaco di Roma Walter Veltroni che parlava di un certo interesse da parte di importanti imprenditori italiani, già da venerdì è scoppiato il totopretendente che ha buttato nel pentolone delle ipotesi tre grossi nomi della finanza nostrana. Si è parlato innanzitutto della AirOne di Carlo Toto, che però dovrebbe ricorrere al debito per finanziare un’operazione di questo livello.
Sull’ipotesi AirOne si è espresso in una bella intervista a La Stampa il presidente della commissione Antitrust Antonio Catricalà. Un’eventuale fusione fra AirOne e Alitalia necessiterebbe di un decreto ad hoc del Governo per aggirare i tetti massimi di mercato imposti dalla legge attuale. Sarebbe un provvedimento inedito ma giustificabile, date le grandi quote che i competitor globali hanno nei rispettivi mercati nazionali. Bisognerebbe in ogni caso tenere alta la guardia perché, se in Francia e altrove certe grosse fette del mercato sono state conquistate con la qualità dei servizi offerti, in Italia si rischia di promuovere una fusione politica piuttosto che la competitività del sistema. Bisognerà in ogni caso rifare i conti in tasca anche al sistema aeroportuale che con i suoi eccessivi costi rischia di penalizzare anche i bilanci di Alitalia.
Fra i possibili prentedenti ci sono anche Roberto Colaninno, Diego Della Valle, Unicredit e Capitalia che potrebbero finanziare un prestito ponte per aiutare un partner industriale a mettere piede in Alitalia. Il nome più chiaccherato rimane però quello dell’Ingegnere, di Carlo De Benedetti. Qualunque sia il prescelto, si tratta comunque di un’operazione in grado di portare nella compagine azionaria di Alitalia un amico di Prodi dalle spalle larghe.
Così, mentre da tutte le latitudini politiche e dai sindacati si plaude a questa svolta decisionistica del Governo, non mancano i richiami all’attenzione per il piano industriale che un prossimo partner potrebbe presentare per la compagnia.
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Alla fine CUKI e Domopak sono passati a Management & Capitali. La società che detiene i due marchi, la Comital Saiag, ha varato un aumento di capitale da 65 milioni di euro che dovrebbe alleggerire la pressione delle banche creditrici sul gruppo. M&C ha versato 44,5 milioni che le garantiscono il controllo del 68% della società. Altri 19,5 milioni li ha messi invece Efibanca che mette in cassa così un 30% della Saiag; mentre la famiglia Gualco ha sottoscritto l’1% della ricapitalizzazione.
L’ok delle banche è stato necessario al closing dell’accordo visto che il gruppo Comital Saiag attualmente ha un debito finanziario di circa 260 milioni di euro a fronte di ricavi che si aggirano sui 500 milioni di euro: entrate che non hanno salvato la società da una chiusura in rosso della scorsa semestrale con perdite da 33,6 milioni di euro.
Il gruppo Rothschild è stato l’advisor dell’operazione incaricato dalla Comital Saiag di cercare un partner finanziario con cui tentare il rilancio della società dei profilati in alluminio per la conservazione del cibo. Si è già insediato il nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Gianemilio Osculati, il nuovo amministratore delegato è Carlo Frau.
Oggi si è conclusa l’offerta in opzione di 570 milioni di azioni avviata lo scorso 19 giugno da Management & Capitali. L’offerta sottoscritta all’81,75% ha lasciato inoptate circa 104 milioni di azioni derivanti dall’offerta agli azionisti di Cdb Web Tech. la quota non asseganta, si legge nel comunicato, sarà probabilmente rigirato agli investitori che avevano chiesto quote maggiori di quelle che poi gli sono state assegnate. Intanto però l’offerta finalizzata alla raccolta di 570 milioni di euro lascia inoptato un capitale di circa 104 milioni di euro. L’operazione ci ha offerto una scusa per fare due chiacchere con Pierantonio Nebuloni, vicepresidente del Consiglio di Gestione, ossia il numero due del board di M&C.
D. Dottor Nebuloni l’offerta è stata sottoscritta solo per l’81,75%: come mai secondo lei ne è rimasta inoptata una parte?
R. Parte delle azioni oggetto dell’offerta non sono state sottoscritte, è vero, ma si tratta di quel pacchetto azionario che si riferiva agli azionisti di Cdb Web Tech. Era in parte prevedibile ed in ogni caso troveremo facilmente degli investitori presso gli istituzionali che avevano richiesto un maggior numero di azioni rispetto a quelle che poi gli sono state assegnate.
D. Management & Capitali è una matricola nata da uno spin off di Cdb Web Tech e quotata in borsa dalla metà di giugno. Il pubblico sa relativamente poco di questa società di partecipazionio che ha l’obiettivo di finanziare la rinascita o la crescita di medie e grandi imprese. Prima c’era stato un aggancio a I Viaggi del Ventaglio, poi si è parlato di Saiag… novità?
R. Beh nel caso de I Viaggi del Ventaglio noi avevamo fatto un’offerta che proponeva un immediato intervento nel capitale e a livello manageriale e non comportava cessioni di asset o affini. Constatata la volontà del management di procedere diversamente (con la vendita di villaggi turistici e simili), si è deciso di guardare altrove. Con Saiag ci sono tutt’ora dei contatti in corso, così come con altre società, ma per il momento sarebbe precoce dire di più.
Nell’asta di apertura ha ragginto un rialzo anche dell’11,1% sfiorando quota 1,11 euro per azione. Parliamo di M&C, la società ammessa oggi alle contrattazioni di Piazza Affari che segna un buon debutto. Farà bene alla Borsa che, ultimamente, ha spesso spaventato le matricole, anche se al momento Cdb Web Tech, altro fondo che fa capo a Carlo De Benedetti da cui è stato effettuato lo spin off di M&C, paga dazio a Piazza Affari con perdite del 16,89% che portano il titolo a quota 3,62 euro per azione.
Facendo un rapido calcolo, chi aveva due azioni Cdb Web Tech (è stato previsto un concambio di due a uno con quelle di M&C) pari ad un valore totale venerdì sera di 7,246 euro, alla fine ci ha perso. Infatti anche se si considera il valore di 1,11 euro per azione e diritti di opzione di circa 0,15 euro per ogni titolo di M&C, le due azioni Cdb Web Tech, quella di M&C e il diritto di opzione raggiungono circa 6,46 euro per azione. Significa una perdita di circa il 10%.
Intanto M&C ha comunque incassato la fiducia del mercato e come prima società del segmento MTF classe 3 (del Mercato Telematico Azionario) ha aperto bene le danze di questo mercato dedicato da Borsa italiana alle Investment companies.
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Registriamo un rumor interessante a proposito di una delle quotande più interessanti degli ultimi tempi, M&C. Il fondo di turnover dell’editore del gruppo L’Espresso, che attende oggi l’ok della Consob alla divulgazione del prospetto informativo, sarebbe interessato a una società importante come Saiag. Leggiamo la notizia sul Sole 24 Ore di stamattina in un articolo firmato da Carlo Festa. Osserviamo che la società specializzata in rotoli d’alluminio (fra i marchi gestiti ha anche Cuki) ha numeri di tutto rispetto. Circa 545 milioni di euro il fatturato annuo di una società che ha visto di recente passare il timone dalle mani di Cornelio Valetto, storico presidente della società dal 1972, a quelle di Maria Rosa Valetto, la figlia. Insomma l’ennesima storia di un’azienda a carattere familiare.
Rileviamo che M&C ha per la sua quotazione (in totale la capitalizzazione del gruppo dovrebbe tioccare i 650 milioni di euro post-Ipo) uno sponsor d’eccezione come Mediobanca e che Cdb Web Tech, l’omologo in casa De Benedetti, dopo la crisi del 2001 ha mostrato un trend in ascesa e pur accusando i colpi delle oscillazioni di Piazza Affari negli ultimi tempi, potrebbe rigirare al rialzo (il quadro grafico si farebbe difficile a seguito di discese sotto 3.20). Con questo non intendiamo ovviamente fare previsioni in tempi tanto incerti, al più pensiamo che per M&C, se deciderà di quotarsi entro l’estate, ci sarà probabilmente la fila al collocamento. I fortunati speriamo che non vengano delusi.
L’ultima quotanda di casa De Benedetti, la M&C, ha appena stabilito che l’aumento di capitale della società non sarà più di “soli” 420 milioni di azioni da un euro, ma potrebbe raggiungere i 570 milioni di nuove azioni (e di euro). Attualmente la futura matricola di Piazza Affari (lo sbarco in borsa è previsto per il prossimo mese) vede una partecipazione da 50 milioni di euro di Cdb Web Tech, una partecipazione di 5,5 milioni di euro dal management e una fetta di 24,5 milioni di euro in mano a imprenditori e investitori privati e istituzionali che si sarebbero impegnati già, secondo quanto leggiamo da Teleborsa, a sottoscrivere parte del nuovo aumento di capitale fino a coprire altri 195,5 milioni di euro. Osserviamo en passant che oggi Cdb Web Tech vola in borsa con rialzi superiori al 6%.
La stessa Cdb Web Tech (altra creatura di casa De Benedetti) distribuirà prossimamente ai propri azionisti a titolo di dividendo “in natura” azioni di M&C e Romed International (la società controllata da De Benedetti che controlla a sua volta Cdb Web Tech). Cosa succederà alla fine dell’operazione? Cdb Web Tech avrà azioni per 25 milioni di cui solo 1,4 milioni di nuova sottoscrizione.
Nei prossimi mesi arriverà una nuova matricola, la Management & Capitali dell’Ing. De Benedetti. Notizia positiva per la Borsa di Milano ?
Non si tratta di un’azienda manifatturiera e nemmeno di un’azienda di servizi, ma di una società che investirà in imprese in crisi tentandone il rilancio. L’intento è nobile, meno nobile se si tratta della sesta società che De Benedetti controllerà in Borsa. A ben vedere M&C sarà controllata da CDB a sua volta controllata da Romed, una finanziaria di famiglia: una catena di società al rovescio dove il pesce più piccolo mangia quello più grosso.
In fondo quella delle scatole quotate è prassi consolidata in borsa e lo stesso De Benedetti, seppur in buona compagnia, è un esponente di primo livello di questa economia.
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