lunedì 08 giugno 2009

Risparmio gestito: finalmente un successo a maggio

pubblicato da riva in: Notizie Risparmio tradito Unicredito Intesa Sanpaolo

risparmio gestito raccolta azimut mercato finanza unicredit pioneer mediolanum bnp paribas recupero bric assogestioni flessibili hedge

Sole di maggio sui fondi italiani. Dopo ben 20 mesi di crisi e di fuga degli investitori dal risparmio gestito Assogestioni ha registrato lo scorso mese un dato positivo, il primo dall’agosto del 2007. La raccolta di maggio ha raggiunto gli 1,57 miliardi di euro inviando forti segnali di inversione a fronte di deflussi da 808 milioni registrati ancora ad aprile.

Numerose le sorprese giunte da un diffuso ritorno degli investitori nell’industria del risparmio gestito. Sicuramente ha avuto un peso importante la politica commerciale delle banche che sono tornate a collocare gli strumenti più semplici del risparmio gestito invece che obbligazioni bancarie o altri prodotti paralleli. Il patrimonio gestito italiano raggiunge i 401 miliardi di euro a maggio (+1,8% su aprile) e vede comunque il 42% degli asset in mano al duo Intesa Sanpaolo-Pioneer Investments (Unicredit).

Spiccano le performance del gruppo straniero Bnp Paribas che raccoglie da sola oltre 465 milioni di euro e si pone in vetta alla classifica degli afflussi per gruppo. Fa molto bene anche Pioneer Investments che passa da -255 milioni a un saldo della raccolta positivo per 307,3 milioni: qualcuno parla già di successo del processo di ristrutturazione degli investimenti della controllata del gruppo Unicredit.

Continua a leggere: Risparmio gestito: finalmente un successo a maggio

lunedì 27 aprile 2009

La crisi della febbre suina scuote i mercati

pubblicato da riva in: Varie !!! Notizie Up & Down

suin fewer febbre dei suini mercato finanza borsa tui compagnie aeree crisi agenzie turistiche carnival british airways air france

L’allarme febbre suina impatta da subito i mercati europei che, per questioni di fuso orario, scontano prima gli effetti di questa cattiva notizia sui mercati. Il virus H1N1, che ha già causato la morte di 103 persone e l’infezione di oltre 1.600 nel Messico, nel frattempo è sbarcato in Europa dove ha fatto registrare un caso in Spagna. Altri casi sono stati registrati in Canada, Nuova Zelanda e Israele (niente per fortuna per ora in Italia).

Negli Stati Uniti è scattata l’emergenza sanitaria e sono state accertate alcune decine di casi. Le borse intanto reagiscono al nuovo pericolo sanitario dopo il caso dell’aviaria punendo i titoli delle compagnie aeree e quelli delle agenzie turistiche e premiando, al contrario, molti titoli del comparto sanitario.

Fra le compagnie aree europee che subiscono sul mercato le vendite sono da evidenziare British Airways che cede il 9,27% a Londra, mentre a Parigi Air France perde il 7% circa e a Madrid Iberia torna a quota 1,41 euro con una flessione di 7,24 punti percentuali. Male anche Lufthansa che cede al giro di boa oltre 9 punti percentuali.

In ritracciamento anche diversi titoli del settore turismo come le britanniche Tui Travel (-2,76%) e Intercontinental Hotels (-4,76%). In rosso anche Carnival, colosso delle crociere che cede il 7,74% a Londra.

Continua a leggere: La crisi della febbre suina scuote i mercati

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

mercoledì 08 aprile 2009

La sfida dei credit default swap riparte dal Big Bang

pubblicato da riva in: Notizie Obbligazionario Risparmio tradito Politica

credit default swap aig finanza mercati isda regolamentazione america stati uniti finanza creativa regioni borse regole obama geithner ben bernanke greenspa derivati cds

Il nome un po’ inquietante del protocollo destinato a regolamentare i famigerati credit default swap è Big Bang. Per capire l’importanza di questi nuovi meccanismi di regolamentazione di uno dei mercati più coinvolti nell’attuale crisi economica e finanziaria bisogna però fare un passo indietro. Cos’è un credit default swap? Il credit default swap è in pratica un’assicurazione contro il fallimento (default) di una società o di uno stato, una sorta di polizza che degli investitori (in genere banche e professionisti della finanza) sottoscrivono per evitare di rimanere con il cerino in mano nel caso in cui la società o la nazione di cui ha comprato titoli o obbligazioni per un qualche motivo non faccia fronte al proprio debito.

Si tratta in pratica di un mercato di dimensioni imprecisate ma che dovrebbe “coprire” transazioni che la Banca dei regolamenti internazionali stima in 57 mila miliardi di dollari! Secondo indiscrezioni di stampa un rapporto riservato al Governo Usa affermerebbe che Aig (American International Group la più grande compagnia assicurativa del mondo più volte rifinanziata dal Governo Usa durante questa crisi) avrebbe venduto 375 milioni di Credit Default Swap per un totale di 19 mila miliardi di dollari. Una cifra che da sola, se si convertisse in perdita, basterebbe a far fallire gli Stati Uniti e che supera il loro debito pubblico che, come noto, è il più grande del mondo e si aggirera sui 14 trilioni di dollari.

Non molto tempo fa Andrew Cuomo, procuratore generale di New York, ha chiesto di visionare i dati relativi proprio ai credit default swap di Aig. Una richiesta che non ha sopreso nessuno visto che la stessa Aig ha incassato da Washington finanziamenti per 173 miliardi di dollari e ne ha versati (a titolo di risarcimento di credit swap appunto) circa 93 miliardi, solo tra settembre e dicembre, nelle casse di banche connazionali ed estere fra le quali spiccava il nome di Goldman Sachs (12,9 miliardi ricevuti).

Molti degli asset tossici che sono nominati di frequente dalla stampa sono appunto credit default swap (cds), molti dei derivati di cui si è tanto parlare per il grave indebitamento di regioni e comuni italiane con strumenti di “finanza creativa” contengono al loro interno dei credit swap. Eppure in sé questi strumenti dovrebbero rappresentare una sorta di polizza assicurativa e da molti operatori sono usati come un indicatore dell’andamento delle società più importanti: il credit swap di questa società sale? Vuol dire che la società è nei guai o addirittura che sta per fallire (aumenta infatti la domanda di copertura e quindi il prezzo delle polizze pagare per salvaguardarsi). Il problema è proprio la trasparenza, la trasparenza e le dimensioni di un mercato fuori misura e fuori dal controllo dei regolatori finanziari delle varie nazioni (Sec e Fed in primis, ma anche molti altri anche europei).

Continua a leggere: La sfida dei credit default swap riparte dal Big Bang

venerdì 14 novembre 2008

L'Europa rallenta, Italia in recessione

pubblicato da riva in: Notizie Valutario Politica

recessione italia mercato economia europa gran bretagna francia spagna portogallo pil prodotto interno lordo gdp francia

Ombre scure sull’Europa. L’ultima tornata di rilevazioni del Prodotto interno lordo, ossia della ricchezza creata dalle varie economie nazionali del Vecchio Continente, conferma infatti i timori di un allargamento all’economia reale della crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti e allargatasi ormai al mondo intero.

Il Pil italiano ha registrato oggi una flessione del nostro prodotto su base trimestrale di circa 0,5 punti percentuali (fonte Istat). Su base annua la flessione sale allo 0,9 per cento. Visto che già il secondo trimestre del 2008 era stato caratterizzato da un rallentamento del Bel Paese dello 0,4 per cento, l’Italia entra ufficialmente in recessione tecnica.

Una fase di rallentamento che purtroppo si diffonde a macchia d’olio nelle economie dei paesi industrializzati. In Europa già ieri la Germania, con una flessione dello 0,5% nel Pil del terzo trimestre che seguiva un calo dello 0,4% nel secondo trimestre del 2008, era entrata in recessione tecnica.

Continua a leggere: L'Europa rallenta, Italia in recessione

giovedì 09 ottobre 2008

Crisi Usa: forse è il caso di ricordare Charles Dow

pubblicato da riva in: Notizie Fatti del giorno Banche Azioni Italia Titoli esteri Politica

charles dow finanza borse crisi mondiale mercato borse azioni titoli

Charles Dow, il padre dell’analisi tecnica finanziaria, sosteneva nella sua prima legge che il mercato sconta tutto. I prezzi degli indici del mercato azionario riflettono insomma tutto quello che è conosciuto sulle azioni che li compongono e non appena spunta una nuova informazione si muovo per adattarsi ai mutamenti che questa comporta. In un certo senso la crisi finanziaria globale che sta terrorizzando operatori finanziari e piccoli risparmiatori di tutto il mondo smentisce clamorosamente proprio questo assioma di Dow o, se si preferisce, lo vendica. Perché quello che ha generato questo terremoto della finanza globale che sta travolgendo l’economia reale è stato proprio la mancanza di informazioni. Le banche non sapevano cosa avevano in pancia, i titoli legati in varia maniera ai mutui subprime rimpallavano da un lato all’altro del pianeta senza che nessuno sapesse bene cosa maneggiava. Non è concepibile che le banche sapessero cosa ci fosse dentro i vari titoli salsiccia, abs e affini per il semplice fatto che molte di loro hanno pagato il conto di questa disinformazione con la bancarotta. Le banche, dunque, non sapevano, anche se, loro per prime, avrebbero dovuto sapere.

Oggi la sfiducia è diventata tale che nessun istituto presta più niente a nessun altro collega. Tutti hanno paura di tutto in quanto non sanno più di cosa fidarsi: in altre parole ci si muove al buio ovvero in un contesto informativo non solo carente, ma anche insidioso. Un clima sconfortante che non viene alleviato dagli storici e massicci interventi di governi e banche centrali, ma si nutre di sfiducia ed è ormai arrivato a colpire i piccoli risparmiatori, quelli che, in ultima analisi, di solito alla fine pagano il conto per tutti.

Continua a leggere: Crisi Usa: forse è il caso di ricordare Charles Dow

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

lunedì 04 agosto 2008

Il Cicr ha deciso: cade la barriera fra banche e industria

pubblicato da riva in: Notizie Banche Politica

banche industrie aziende società finanza economia reale draghi cicr

Il Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) ha appena deciso di abbattere il muro che separava le banche italiane dall’industria, segando via quel limite del 15% alle partecipazioni che fino a qualche giorno fa le banche potevano avere in un’azienda.

Ora il nuovo limite è posto dalle norme Ue e la filosofia cambia radicalmente. Ha fatto bene dunque il settimanale Borsa e Finanza a dedicare un approfondimento a questo tema, perché il problema, a questo punto, non diviene più quanto possono avvicinarsi una banca e un’impresa, ma se la partecipazione in un’impresa rischia di compromettere i ratio patrimoniali dell’istituto di credito in questione. I nuovi limiti, infatti, stanno tutti qua.

Come previsto da Bruxelles (e programmato da Basilea) le banche non potranno impegnare più del 15% del proprio patrimonio di vigilanza in una singola partecipazione e non potranno investire più del 60% della proprio patrimonio di vigilanza in industrie private. A conti fatti si potrebbero liberare decine di miliardi di euro per il settore privato e per le industrie italiane (secondo Borsa e Finanza fino a 71 billion per le prime 5 banche italiane).

Continua a leggere: Il Cicr ha deciso: cade la barriera fra banche e industria

mercoledì 23 luglio 2008

Nuove strette monetarie all'orizzonte

pubblicato da riva in: Notizie Energy Politica

petrolio mercato politica monetaria bce inflazione pil ue trichet bush usa

Tempi duri per le economie occidentali e soprattutto per i banchieri centrali stretti tra due fuochi. Da una parte una crescita economica ridotta ai minimi termini e dall’altra l’inflazione che dopo molti anni di letargo e’ tornata a farsi sentire. Ricordiamo infatti che il PIL americano nel primo trimestre e’ salito di appena l’1% t/t, mentre i prezzi al consumo a giugno hanno registrato una crescita dell’1,1% su base mensile (la piu’ elevata dal lontano 1982) e del 5% a/a.

Le cose non vanno meglio nel vecchio continente dove l’ABI stima la crescita economica all’1,6% nel 2008, con l’Italia che dovrebbe purtroppo fermarsi al +0,5% (situazione confermata nella sostanza anche dall’analisi dell’FMI). L’inflazione nel nostro paese a giugno ha sfiorato il 4% e per l’intero anno solare dovrebbe attestarsi al 3,5% (fonte ABI).
Un bel dilemma per BCE e Fed anche se la prima puo’ ora rispondere alle critiche che le erano state rivolte in precedenza, ovvero da parte di coloro che avrebbero voluto un atteggiamento piu’ permissivo, in linea con quello degli americani. I quali, con un’inflazione al 5%, ben piu’ elevata di quella europea, sembrano ora costretti a correre ai ripari: ieri il presidente della Fed di Filadelfia, Charles Plosser, ha dichiarato che la forte crescita dei prezzi al consumo potrebbe indurre il FOMC ad alzare i tassi.
Lorenzo Bini Smaghi, membro del direttivo della BCE, non ha perso l’occasione per bacchettare i critici e togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ricordardando inoltre che con i prezzi al consumo che salgono di quasi il 4% l’attuale tasso di riferimento al 4,25% non puo’ certo essere considerato restrittivo. Probabile quindi che a Francoforte stiano pensando a un nuovo ritocco all’insu’ del tasso di rifinanziamento.

Continua a leggere: Nuove strette monetarie all'orizzonte

mercoledì 28 maggio 2008

Quei brand redditizi della Fondazione Fiera di Milano

pubblicato da riva in: Notizie Azioni Italia

fiera milano mercato brand marchi titolo finanza mercato borsa fondazione fiera milano cessione marchi aumento di capitale unicredit operazioni infragruppo utili ricavi artusi

Senza dubbio il titolo Fiera di Milano aveva bisogno di un po’ di liquidità, anche perché, prima dell’assegnazione dell’Expo 2015, il gruppo scambiava davvero poco. L’ultima operazione con la quale la Fiera di Milano ha comprato i marchi che erano intestati alla Fondazione Fiera di Milano rischiava però di concentrare ulteriormente il controllo del gruppo nelle mani della stessa Fondazione e quindi di rendere di nuovo poco liquido il titolo dopo l’effetto Expo.

A carte ferme, infatti, la Fondazione, grazie alla cessione di 39 marchi di manifestazioni fieristiche, tra le quali il Macef (prodotti casa), Miart (arte), Tuttofood (agroalimentare) e Lift (settore degli ascensori), passa dal 52,82% al 62,06% e quindi incassa un buon 10% del capitale diluendo gli altri soci: Camera di Commercio di Milano, Banca Popolare di Milano e Fondazione Cassa di risparmio delle province lombarde e azionisti retail. Per questi investitori la diluizione della quota nel capitale di Fiera di Milano è di circa il 24,36% visto che vengono emessi altri 8,2 milioni di titoli contro i 33,89 milioni già sul mercato.

Per evitare che le contrattazioni diventassero ancora più esigue e di minor peso sull’andamento del titolo (visto il crescente peso della Fondazione), il management della Fiera di Milano ha dunque deciso di vendere le azioni che aveva in portafoglio: circa il 2,14% del capitale (725 mila titoli circa di cui però 143 mila bloccati fino ai primi di marzo del 2009). Questa operazione, pur aumentando il numero di titoli effettivamente presenti sul mercato rischia però di appesantire il titolo. La scarsa approvazione del mercato di queste manovre sembra trasparire dal fatto che, dopo un balzo nel giorno dell’annuncio della cessione dei marchi, i prezzi sono ritornati dove erano prima.

Continua a leggere: Quei brand redditizi della Fondazione Fiera di Milano

giovedì 10 aprile 2008

La Bce lascia ancora i tassi invariati

pubblicato da Popi in: Notizie

La decisione di oggi della Banca centrale europea di lasciare i tassi di interesse invariati al 4% non stupisce gli addetti ai lavori, in quanto ampiamente scontata dal mercato. Jean Claude Trichet ha affermato che la decisione è stata presa all’unanimità a causa degli elevati rischi d’inflazione presenti nell’area euro.
Il fattore chiave aggiunge è quello di assicurare la stabilità dei prezzi nel medio termine e ancorare le aspettative inflative, per evitare una pericolosa spirale prezzi-salari. L’inflazione in Eurolandia resterà significativamente sopra il 2% anche nei prossimi mesi ha fatto notare Trichet durante la conferenza stampa, escludendo quindi interventi monetari nel breve periodo. Il numero uno della Bce ha poi affermato che l’incertezza dei mercati resta eccezionalmente elevata e che la turbolenza finanziaria è più lunga di quanto si potesse immaginare.
Nel frattempo l’Euro è in leggera flessione nei confronti del biglietto verde. La moneta unica vale al momento 1.585 dollari, dopo aver toccato un massimo a 1.5910 a meta’ mattinata. L’euro perde terreno nei confronti della sterlina inglese nonostante la Banca d’Inghilterra abbia abbassato dello 0.25% il tasso di riferimento, portandolo quindi al 5%, in linea con le attese. Euro in flessione anche nei confronti dello yen. EUR/JPY vale al momento 159.40 dai 161.50 sfiorati ieri.

lunedì 31 marzo 2008

Saras: quei recuperi da tenere d'0cchio

pubblicato da riva in: Notizie Azioni Italia Energy Saras

saras moratti petrolio piazza AFFARI guadagni perdite deprezzamento margini investimenti

Ancora qualche rialzo per Saras che continua a recuperare terreno, sebbene meno vivacemente rispetto al rally di venerdi’ scorso. Il suo rimbalzo avviato gia’ dai minimi assoluti a quota 2,2875 euro dello scorso 20 marzo ha comunque portato il titolo della societa’ petrolifera a chiudere la scorsa ottava con un bel rialzo giornaliero del 6,4 per cento (a cui in queste ore andrebbero aggiunti altri 2 punti percentuali, nonostante la cattiva intonazione dei mercati).

Il bilancio recentemente pubblicato sembra decisamente essere piaciuto al mercato, tanto che il titolo ha persino superato quota 3,18 euro durante l’ultima seduta e ha chiuso le contrattazioni di venerdi’ a 3,12 euro. I prezzi del collocamento fissato a 6 euro sono ancora piu’ che lontani, ma gli azionisti entrati sui minimi saranno sicuramente contenti degli ultimi recuperi.

Un po’ meno quelli che hanno seguito in questi mesi le indicazioni di Credit Suisse, JP Morgan, Caboto, Lehman Brothers e degli altri analisti che seguono il titolo. Sfogliando, infatti, gli studi societari pubblicati dal sito di Borsa Italiana non si legge neanche un sell dall’11 maggio del 2007 a oggi (Goldman Sachs e Merrill Lynch giudicano il titolo neutral, anche se la prima ha alzato il suo giudizio dal precedente sell lo scorso 17 febbraio; Axia invece lo scorso 7 settembre ha abbassato il proprio giudizio da buy a hold). Alla fine l’idea che ci si fa e’ che questa societa’ sia un po’ difficile da capire.

Continua a leggere: Saras: quei recuperi da tenere d'0cchio

Network Blogo