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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:53:24 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Portogallo: nuovo record per lo spread, oltre i 1500 punti</title>
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    <pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:35:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>crisi del debito</category><category>spread portogallo</category><category>titoli di stato</category><category>ue crisi debito</category>
    <description>L&amp;#8217;Italia sembra entrata - almeno per adesso - in una situazione più tranquilla, con i rendimenti dei Titoli di stati scesi a un livello accettabile e lo spread in picchiata rispetto ai Bund[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/portogallospread.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>L&#8217;Italia sembra entrata - almeno per adesso - in una situazione più tranquilla, con i rendimenti dei Titoli di stati scesi a un livello accettabile e lo spread in picchiata rispetto ai Bund tedeschi. Per il Portogallo, invece, si annunciano tempi cupi e la situazione sembra allarmante: il rischio default sembra più vicino in assenza di nuovi aiuti dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Lo spread tra i titoli di stato decennali emessi da Lisbona e i Bund hanno toccato <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1311829/portogallo-alert-default-spread-tocca-un-nuovo-record.aspx">un nuovo record</a> sopra quota 1.500 punti. Ricordiamoci che l&#8217;Italia era considerata &#8220;a rischio&#8221; già sopra i 500 punti. Anche i credit default swap, titoli con quali ci si assicura contro l&#8217;insolvenza del paese, raggiungono un nuovo massimo storico a 1.458 punti.</p>
<p>Ieri, <a href="http://www.markit.com/en/">secondo Markit</a>, i cds sui bond a cinque anni avevano raggiunto i 1365 punti base, un livello mai visto prima. Questo, sommato al fatto che il rating del Portogallo è stato declassato a livello &#8220;junk&#8221; (spazzatura) dalle tre principali agenzie di rating, delinea un quadro fosco.</p>


<p>Sembra sempre più improcrastinabile un nuovo intervento dell&#8217;Unione Europea, magari con la collaborazione del Fondo monetario internazionale, quindi anche il cambio di governo, in seguito alle ultime elezioni, non ha modificato granché la situazione. Oltre ai titoli a lunga scadenza, anche i bond a tre anni sono diventati costosissimi: i rendimenti sono balzati del 21% nella giornata di ieri.</p>
<p>Nemmeno l&#8217;intervento della Bce di Mario Draghi - quel credito illimitato concesso alle banche europee per tre anni - sembra aver giovato al Portogallo, che in pratica è stato l&#8217;unico paese periferico dell&#8217;Eurozona che, da dicembre, non ha goduto di un recupero per i suoi bond. Anzi, da allora i rendimenti a cinque anni sono balzati di 268 punti base, al record di sempre pari al 18,71%.</p>
<p>Al contraria per l&#8217;Italia l&#8217;effetto-Draghi c&#8217;è stato e sembra essersi rafforzato negli ultimi giorni, anche sull&#8217;onda degli interventi decisi dal governo Monti. I rendimenti dei bond del Tesoro italiano a cinque anni sono calati di 177 punti base, più del calo della Spagna (-141 punti base). Restando agli altri paesi periferici, i rendimenti dei bond irlandesi sono scesi di 265 punti base al 6,08%, grazie anche agli sforzi di Dublino per raggiungere i propri obiettivi di equilibrio dei conti e ridurre il deficit.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5053/portogallo-nuovo-record-per-lo-spread-oltre-i-1300-punti">Portogallo: nuovo record per lo spread, oltre i 1500 punti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:35 di venerdì 27 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Crisi del debito: che cosa insegna l&#039;Argentina</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4999/crisi-del-debito-che-cosa-insegna-largentina</link>
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    <pubDate>Fri, 30 Dec 2011 09:09:03 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>crisi del debito</category><category>crisi finanziaria</category><category>crisi grecia</category><category>fallimento grecia</category><category>fmi</category>
    <description>Il 2011 che si sta per chiudere ha insegnato a molte persone il significato di alcune parole finora sconosciute o a stento sentite pronunciare in passato: bond, spread, bailout. La crisi del debito[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/kirchnerargentina.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="322" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il 2011 che si sta per chiudere ha insegnato a molte persone il significato di alcune parole finora sconosciute o a stento sentite pronunciare in passato: bond, spread, bailout. La crisi del debito sovrano ha investito e quasi travolto la Grecia, l&#8217;Irlanda e il Portogallo poi il contagio si è allargato alla Spagna e all&#8217;Italia, i cui titoli di stato sono stati messi sotto pressione. L&#8217;ultima asta dei Bot è stata un successo, ma l&#8217;Italia rimane un sorvegliato speciale, mentre Francia e Germania non possono stare tranquille.</p>
<p>Il settimanale tedesco Der Spiegel ha deciso di andare a controllare come sta adesso qualcuno che <a href="http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,804856,00.html">è già passato da una crisi del debito</a>, è finito in bancarotta e ha dovuto attraversare dieci anni di purgatorio prima di tornare alla crescita: l&#8217;Argentina.</p>
<p>In pochi, credo, hanno dimenticato lo scandalo creato anche in Italia dai bond argentini, i cosiddetti tango-bond, che parecchie banche avevano rifilato a ignari investitori - comprese vecchiette e pensionati - inconsapevoli di mettere i propri miseri risparmi su un prodotto ad alto rischio. Il rischio poi si avverò, nel 2001 l&#8217;Argentina, stretta da una crisi terribile di liquidità, dovette svalutare il suo peso, che era legato al dollaro, smise di pagare i debiti e tagliò stipendi pubblici e investimenti.</p>


<p>
Alla fine l&#8217;accordo offerto agli investitori privati che aveva acquistato titoli di stato prevedeva che lo stato argentino pagasse solo il 30% del controvalore di quei titoli, con una perdita netta per gli investitori del 70%: in pratica chi aveva acquistato 10mila euro in bond argentini ne riaveva indietro solo 3mila.</p>
<p>Ma com&#8217;era possibile che l&#8217;Argentina fosse finita così? Molti osservatori e gli stessi politici argentini che hanno guidato il paese nel momento peggiore individuano preoccupanti punti di contatto con l&#8217;attuale situazione europea - specie per quanto riguarda la Grecia - e puntano il dito con decisione contro il Fondo monetario internazione e le sue ricette iper-liberiste.</p>
<p>Guardando indietro agli avvenimenti del 2001, pare evidente che le condizioni imposte dall&#8217;Fmi - taglio delle spese, riduzione di stipendi e pensioni, rientro del deficit - provocarono una crisi economica gravissima, ebbero un effetto recessivo e non servirono neppure a rimettere in ordine i conti: del resto se il Pil si contrae, il rapporto deficit-Pil non si può mai ridurre.</p>
<p>Adesso l&#8217;Argentina è tornata a crescere a tassi molto elevati, grazie anche alla stabilità politica data dalla coppia dei Kirchner, con Cristina appena rieletta trionfalmente per un secondo mandato presidenziale. Ma il credo iper-liberista imposto dall&#8217;Fmi e dal suo presidente di allora, il tedesco Koehler, è costato dieci anni di crisi e di recessione. L&#8217;Europa riuscirà a percorrere una strada alternativa?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4999/crisi-del-debito-che-cosa-insegna-largentina">Crisi del debito: che cosa insegna l'Argentina</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:09 di venerdì 30 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Se la crisi del debito va in Giappone: default o svalutazione</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4983/se-la-crisi-del-debito-va-in-giappone-default-o-svalutazione</link>
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    <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 07:16:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>banche</category><category>crisi del debito</category><category>debito sovrano</category><category>giappone debito</category><category>titoli di stato</category>
    <description>Finché la speculazione si accanirà sull&amp;#8217;Europa, con l&amp;#8217;obiettivo di indebolire e magari distruggere la costruzione, ancora fragile e incompiuta, dell&amp;#8217;euro nessuno ci farà[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/giapponedebito.jpg" class="post" border="0" width="586" height="394" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Finché la speculazione si accanirà sull&#8217;Europa, con l&#8217;obiettivo di indebolire e magari distruggere la costruzione, ancora fragile e incompiuta, dell&#8217;euro nessuno ci farà caso; ma al di là della Grecia e della Spagna, del Portogallo e dell&#8217;Italia, ci sono altri paesi con un debito pubblico monstre, che però fino a questo momento sono rimasti immuni al contagio e all&#8217;ondata di panico che ha travolto i mercati.</p>
<p>Se la Grecia ha un debto pubblico pari al 139% del Pil, l&#8217;Italia al 119 e gli Stati Uniti al 99% - con in più un deficit altissimo, sommato al deficit delle partite correnti - c&#8217;è un paese che vanta un debito pubblico che secondo il Fondo monetario internazionale nel 2011 ha raggiunto il 234% del Prodotto interno lordo: è il Giappone, come molti già sapranno.</p>
<p>The Motley Fool si chiede <a href="http://www.fool.com/investing/general/2011/12/12/which-country-defaults-next.aspx">chi sarà il prossimo</a> a fare default e in qualche modo lascia intendere che potrebbe essere proprio il paese del Sol Levante, che ormai da un paio di decenni è in crisi cronica, afflitto da stagnazione e inflazione. In realtà le cose non stanno così e il rischio di un default vero e proprio è praticamente da escludere; le prospettive di Tokyo, però, sono tutt&#8217;altro che buone.</p>


<p>Finora il Giappone non è stato praticamente lambito dalla crisi: i tassi di interesse richiesti dal mercato per finanziare il suo debito sono tra i più bassi del mondo, dal momento che un bond a 10 anni rende solo l&#8217;1,1%. Praticamente Tokyo si finanzia gratis.</p>
<p>Questo è stato possibile finora perché il 95% del debito pubblico è in mano agli stessi giapponesi, che ovviamente non denunceranno mai il defualt del loro stesso paese e che si accontentano di rendimenti così bassi per un misto di orgoglio nazionalista e interesse. In Italia circa metà del debito pubblico è degli italiani e in Grecia solo il 29%.</p>
<p>Investendo i loro risparmi in Borsa, infatti, i giapponese otterrebbero molto meno e anzi rischierebbero di perdere parte del loro capitale. l&#8217;indice Nikkei è in calo ormai da oltre dieci anni e dalla metà degli anni Novanta ha perso oltre metà del proprio valore. Invece i titoli di stato sono un rifugio sicuro per un popolo storicamente risparmiatore e poco incline al rischio. Ma le cose potrebbero cambiare in poco tempo.</p>
<p>In meno di trent&#8217;anni l&#8217;attitudine al risparmio è diminuita vistosamente: dal 10% del reddito nel 1981 a meno del 3% nel 2009. È una conseguenza della crisi economica e della minore quantità di reddito disponibile. Col passare degli anni i risparmi sono sempre meno e quando saranno intaccati i capitali messi da parte ci sarà meno liquidità da investire per finanziare un debito pubblico di dimensioni così importanti.</p>
<p>Per di più la dinamica demografica del Giappone è preoccupante: la popolazione invecchia e il tasso di natalità è bassissimi. Un quadro del genere nel medio periodo significa meno cittadini attivi, meno stipendi e dunque meno redditi. Chi non produce e non guadagna non può risparmiare e neppure finanziare il debito pubblico. Non parliamo poi dell&#8217;instabilità politica, con cambi di governo da fare invidia ai bei tempi dell&#8217;Italia anni Ottanta.</p>
<p>Se il Giappone cominciasse ad avere difficoltà nel finanziarsi, ovviamente non arriverebbe al default. Poiché è uno stato sovrano e ha la propria valuta, di cui ha pieno controllo al contrario della Grecia e dell&#8217;Italia, potrebbe sempre stampare nuova carta moneta e pagare così i debiti: la conseguenza sarebbe una terribile inflazione, ma intanto la bancarotta sarebbe evitata. Una bella svalutazione, poi, aiuterebbe a rimettere le cose a posto.</p>
<p>Il problema comunque dal punto di vista finanziario colpirebbe in particolare il settore bancario: i titoli che verrebbero coinvolti da un possibile deterioramento del debito sovrano giapponese sarebbero le banche asiatiche che possiedono buona parte dei titoli di stato. Attenzione quindi a Mizuho Financial Group, Mitsubishi UFJ Financial Group e Sumitomo Mitsui Financial Group.</p>
<p>In caso di svalutazione avrebbero conseguenze negative anche le compagnie che devono buona parte del fatturato al mercato giapponese come salesforce.com e Adobe Systems che registra circa il 10-15% del fatturato in Giappone. Ma per adesso la bufera è ancora saldamente sopra l&#8217;Europa.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4983/se-la-crisi-del-debito-va-in-giappone-default-o-svalutazione">Se la crisi del debito va in Giappone: default o svalutazione</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 08:16 di giovedì 15 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il taglio minacciato da S&amp;P pressa i governi dell&#039;Eurozona</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4975/il-taglio-minacciato-da-sp-fa-pressioni-sulleurozona</link>
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    <pubDate>Wed, 07 Dec 2011 10:17:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>downgrade francia germania</category><category>rating eurozona</category><category>s&amp;p rating eurozona</category><category>ue crisi del debito</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/euroratings.png" class="post" border="0" width="586" height="214" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>L&#8217;Eurozona è messa sotto pressione proprio dopo l&#8217;annuncio comune del presidente francese Sarkozy e della cancelliera tedesca Angela Merkel su un possibile accordo per rinnovare i meccanismi fiscali dell&#8217;Eurozona. Dopo il minivertice franco-tedesco e prima di un vertice ufficiale di tutti i paesi dell&#8217;Area euro è arrivato l&#8217;intervento di Standard and Poor&#8217;s, che ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating del debito sovrano per 15 paesi di Eurolandia, compresi Francia e Germania.</p>
<p>I governi europei, così, sono più indeboliti e soprattutto minacciati da un nuovo taglio che punirebbe non solo i paesi più fragili - il famoso Club Med di cui fanno parte Spagna, Portogallo, Italia e Grecia - ma anche quelli apparentemente più solidi, come Francia e Germania. Non sarà - <a href="http://www.liberation.fr/economie/01012376020-pourquoi-la-decision-de-standard-poor-s-est-tres-politique">come scrive Libération</a> - che S&#038;P ormai agisce con una prospettiva più politica che economica e finanziaria?</p>
<p>Nel <a href="http://www.standardandpoors.com/ratings/articles/en/us/?articleType=HTML&#038;assetID=1245325249443">suo comunicato</a> S&#038;P spiega che i paesi dell&#8217;euro stanno affrontando una situazione difficile sotto il profilo economico e aggravata dalle continue discussioni che finora hanno portato solo a risposte parziali e inadeguate e mettono in evidenza la grande difficoltà decisionale che attanaglia Eurolandia.</p>
<p>L&#8217;agenzia di rating ha annunciato che potrebbe anche tagliare la valutazione sull&#8217;Efsf, il Fondo di salvataggio europeo che dovrebbe essere chiamato a sostenere i paesi in difficoltà e fornire credito e finanziamenti a tassi migliori di quelli di mercato. Come <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204903804577081853460187594.html">scrive anche il Wall Street Journal</a>, comunque, i primi a protestare contro l&#8217;intervento di S&#038;P, contrariamente al solito, non sono stati i governi e i ministri dell&#8217;Economia, bensì i componenti della Banca centrale europea.</p>


<p>
Prima il governatore della Banca d&#8217;Austria Ewald Nowotny ha detto che &#8220;i politici devono fissare le loro priorità&#8221; e che &#8220;la tempistia e il contenuto di questo avvertimento (di S&#038;P, ndt) hanno un chiaro contesto politico&#8221;. Poi è toccato al governatore della Banca di Francia, Christian Noyer.</p>
<p>Da quest&#8217;ultimo è arrivata una vera e propria denuncia della inopportunità dell&#8217;intervento da parte dell&#8217;agenzia di rating: &#8220;Queste osservazioni arrivano completamente fuori luogo rispetto agli eventi perché arrivano proprio nella sera in cui Francia e Germania hanno trovato un accordo sulle grandi decisioni per risolvere la crisi&#8221;.</p>
<p>Non sarà, però, che la Bce prepara una levata di scudi in anticipo, visto anche il contenuto dell&#8217;avviso di S&#038;P? In effetti il comunicato dell&#8217;agenzia parla di un ruolo che dovrà essere svolto dalla Bce per contrastare la crisi e sostenere l&#8217;economia dell&#8217;area. Ma solo a condizione che la politica avvii un piano di risanamento e rilancio che non si limiti a ricette restrittive, altrimenti la conseguenza sarà solo una recessione più forte.</p>
<p>È interessante, però, l&#8217;analisi di Libération, che critica S&#038;P &#8220;da sinistra&#8221; e ricorda come per lungo tempo l&#8217;agenzia non abbia modificato il proprio giudizio sull&#8217;Italia, nonostante la situazione si fosse deteriorata sotto il profilo economico; e che invece sia intervenuta proprio quando il quadro politico ha cominciato a evolvere, ma in assenza di novità economicamente rilevanti.</p>
<p>Analogamente adesso l&#8217;avvertimento arriva alla vigilia di un Consiglio europeo che potrebbe prendere decisioni importanti e cariche di conseguenze. E così S&#038;P offre un pacchetto quasi &#8220;chiavi in mano&#8221;, come scrive Libé, fatto di </p>
<blockquote><p>risparmi sul settore pubblico, ma insieme rafforzament delle esportazioni e flessibilità del mercato del lavoro, dei beni e dei servizi. </p></blockquote>
<p>Perché &#8220;la sola usterità fiscale rischia di essere controproducente&#8221;.</p>
<p>Quindi Standard and Poor&#8217;s fa politica? Di certo si può dire che non si limita a valutare l&#8217;esistente, ma offre indicazioni precise e illustra una strada preferita. Ma è questo il compito di un&#8217;agenzia di rating? Forse ha ragione chi chiede una riforma di queste istituzioni private che hanno però un enorme ruolo e una chiara rilevanza pubblica.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4975/il-taglio-minacciato-da-sp-fa-pressioni-sulleurozona">Il taglio minacciato da S&P pressa i governi dell'Eurozona</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:17 di mercoledì 07 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La risposta alla crisi europea del debito può essere l&#039;oro</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4959/la-risposta-alla-crisi-europea-del-debito-puo-essere-loro</link>
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    <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:01:12 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Che cos&amp;#8217;hanno i paesi europei che potrebbe aiutarli a superare questo momento di crisi e ottenere denaro in prestito senza tassi da rapina e senza doversi piegare a politiche restrittive che[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orobond.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Che cos&#8217;hanno i paesi europei che potrebbe aiutarli a superare questo momento di crisi e ottenere denaro in prestito senza tassi da rapina e senza doversi piegare a politiche restrittive che strozzino le loro economie? L&#8217;oro è la risposta, almeno secondo Neil Behrmann che <a href="http://www.guardian.co.uk/business/blog/2011/nov/18/gold-backed-bonds-solve-eurozone-crisis">sul Guardian</a> spiega questo scenario possibile, anche se per adesso solo teorico.</p>
<p>I paesi europei - e l&#8217;Europa vista nel complesso - conservano nei loro forzieri alcune tra le più ingenti riserve d&#8217;oro del pianeta e, anche se in parte le hanno investite e vendute nei momenti di difficoltà, possono ancora vantare buone risorse che potrebbero utilizzare senza, però, doverle cedere.</p>
<p>Anche i paesi più indebitati, come Grecia Spagna e Portogallo, hanno una dote in oro su cui potrebbero fare leva per finanziarsi senza farsi strozzare dalla speculazione, anche dopo l&#8217;11 settembre 2001 quando molti paesi cedettero parte delle proprie riserve: la Grecia per esempio possiede oltre 3 milioni e mezzo di once di oro, la Spagna oltre 9 milioni e il Portogallo più di 12 milioni. Ancora più notevole il peso del metallo giallo se valutiamo l&#8217;Eurozona nella sua totalità: 347 milioni di once, che al prezzo attuale valgono oltre 600 miliardi di dollari.</p>


<p>Ma come potrebbe essere utilizzato tutto quest&#8217;oro? Una strada potrebbe essere emettere obbligazioni nazionali garantite dalle riserve auree: in questo modo la Cina e gli altri paesi che riluttano a gettare i propri capitali nel pozzo (potenzialmente) senza fondo del Fondo di salvataggio europeo (Efsf) sarebbero invogliati a investire e comunque garantiti.</p>
<p>In questo modo si può evitare di fare schizzare gli interessi sul debito pubblico, permettendo ai paesi in difficoltà persino di uscire dall&#8217;euro, rimettere i conti in ordine, recuperare coesione locale e rientrare con calma nella moneta unica una volta ristabiliti i binari del rigore e della crescita economica.</p>
<p>Un tentativo che l&#8217;Italia potrebbe mettere in pratica anche da sola, visto che possiede quasi 80 milioni di once di oro, al valore attuale corrispondenti a 140 miliardi di dollari. Un passaggio che potrebbe ridurre il costo dell&#8217;indebitamento anche della metà e che non sarebbe una prima assoluta.</p>
<p>A livello globale, infatti, è già capitato che un paese facesse leva sul proprio oro per ottenere prestiti: nel 1981 and 1982 il Sudafrica, che allora era il maggior produttore di oro, scambiò 5 milioni di once di oro in cambio di valute straniere; mentre negli anni Settanta Brasile, Uruguay e Portogallo scambiarono o cedettero il loro oro; nel 1973, la Francia emise &#8216;Giscard&#8217; bonds, connessi con il prezzo dell&#8217;oro.</p>
<p>A questo punto l&#8217;europa può avere anche una carta in più, ma qualsiasi operazione di rigore senza interventi votati alla crescita - e viceversa - è condannata a essere respinta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4959/la-risposta-alla-crisi-europea-del-debito-puo-essere-loro">La risposta alla crisi europea del debito può essere l'oro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:01 di lunedì 05 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Le banche pronte al peggio: qualcuno sogna l&#039;addio all&#039;euro</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4947/le-banche-pronte-al-peggio-qualcuno-sogna-laddio-alleuro</link>
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    <pubDate>Tue, 22 Nov 2011 20:33:05 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/eurobrucia.png" class="post" border="0" width="586" height="313" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La crisi del debito che attanaglia i paesi europei non sembra attenuarsi, anzi il focolaio si allarga dall&#8217;Italia, alla Spagna fino a lambire la Francia, che potrebbe rischiare persino la tripla A sul suo debito sovrano. Nel frattempo la politica americana è in pieno stallo, visto che i repubblicani hanno rifiutato qualsiasi ipotesi di aumento delle tasse per i super-ricchi, mentre i democratici non sono disponibili a tagliare i servizi sociali.</p>
<p>In questo quadro, una crisi irreversibile dell&#8217;euro non è impossibile, anzi sembra che alcune istituzioni si stiano preparando allo scenario peggiore, quello di un paese costretto a dare l&#8217;addio all&#8217;euro a causa di un default, con la possibile conseguenza del fallimento completo dell&#8217;euro con il conseguente ritorno alle vecchie valute.</p>
<p>Una previsione di questa entità dodici mesi fa sarebbe valsa un ricovero alla neuro e ancora sei mesi fa poteva sembrare un delirio; adesso, invece, in un quadro così deteriorato può diventare addirittura una profezia che si autoavvera e che diventa realtà proprio perché viene considerata plausibile. Non si dice sempre che alla base dei mercati c&#8217;è la fiducia?</p>


<p>Con estrema cautela, prudenza e - perché no - anche scetticismo va presa quindi <a href="http://www.dowjones.com/products/djfxtrader/articles/ForexProcessorCLSBankTestingEuroBreakupScenario-Sources.asp">la notizia rilanciata dal Wall Street Journal</a> in forma di indiscrezione, secondo cui le grandi banche mondiali e le banche centrali si stiano preparando all&#8217;eventualità di un collasso dell&#8217;euro.</p>
<p>Secondo una fonte non precisata CLS Bank International sta conducendo alcuni stress test per valutare le conseguenze e le capacità di resistenza del sistema nello scenario di un euro che collassa in seguito al default di uno dei paesi membri. Ma che cos&#8217;è <a href="http://www.cls-group.com/Pages/default.aspx">Cls Bank</a>?</p>
<p>È <a href="http://glossary.reuters.com/index.php/CLS_Bank">una banca privata</a> creata negli anni Novanta dalle principali banche mondiali per provare ad azzerare o almeno ridurre il rischio di regolamento nelle transazioni valutarie internazionali, cioè il rischio che un&#8217;istituzione bancaria fallisca prima di completare un&#8217;operazione in valuta internazionale.</p>
<p>Dow Jones Newswires sostiene quindi che Cls Bank sta testando la sua cpacità di affrontare e superare una situazione così sconvolgente: questo, sempre secondo il gruppo di cui fa parte Wall Street Journal, confermerebbe che le prospettive e le aspettative dei mercati si sono deteriorate notevolmente nei confronti dell&#8217;Europa e del destino dell&#8217;euro. Per di più venerdì la banca d&#8217;affari giapponese Nomura avrebbe giudicato &#8220;un rischio molto concreto&#8221; la possibilità dell&#8217;euro.</p>
<p>Non è il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta e, come diceva Papa Giovanni, meglio non dare retta ai profeti di sventura; ma di certo la situazione è molto seria e sull&#8217;orlo di un baratro.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4947/le-banche-pronte-al-peggio-qualcuno-sogna-laddio-alleuro">Le banche pronte al peggio: qualcuno sogna l'addio all'euro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 21:33 di martedì 22 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Le banche devono tornare a separarsi in retail e affari?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4861/le-banche-devono-tornare-a-separarsi-in-retail-e-affari</link>
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    <pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:20:13 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/banchebondcrisi.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="186" alt="" />  La crisi è nata dalle banche, si è aggravata a causa delle banche, si è spostata sui bilanci degli stati per salvare le banche e adesso - a quanto pare - viene affrontata per lo più da uomini che provengono dalle banche (Goldman Sachs <a href="http://www.independent.co.uk/news/business/analysis-and-features/what-price-the-new-democracy-goldman-sachs-conquers-europe-6264091.html">ringrazia</a>).</p>
<p>Rimane però un problema di fondo che è come mettere in sicurezza il sistema del credito bancario - che è fondamentale per il funzionamento dell&#8217;economia di mercato su cui, volenti o nolenti, si fonda il nostro sistema - senza &#8220;graziare&#8221; i banchieri che hanno provocato la crisi e, soprattutto, cercando di evitare che una situazione del genere si ripresenti e che il sistema creditizio possa degenerare ancora.</p>
<p>Già qualche settimana fa la presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-18/lagarde-garanzie-solo-retail-063705.shtml?uuid=Aa3lGrDE">ha sollevato questo problema</a> sostenendo che i governi non devono intervenire per salvare le banche &#8220;tutte intere&#8221;, ma tutelare solo la parte retail, cioè le attività rivolte alla clientela: fondamentalmente le vecchie banche commerciali, che conservavano i risparmi e con quei soldi finanziavano privati e imprese. Per poterlo fare, però, bisognerebbe tornare a dividere le attività di investment banking da quelle retail.</p>


<p>Esatto: tornare a dividere, perché per un certo tempo le attività bancarie sono state nettamente divise, almeno in gran parte del mondo occidentale capitalistico, proprio per evitare commistioni fra attività diverse e potenzialmente in conflitto di interessi: in parole povere, se una banca deve consigliare a un cliente un investimento e al tempo stesso si preoccupa di collocare sul mercato o di garantire obbligazioni e azioni societarie, qualcosa potrebbe non funzionare.</p>
<p>Lo dice molto chiaramente Lagarde: </p>
<blockquote><p>«Si può pensare alla divisione messa in atto dal presidente Roosevelt, alla raccomandazione della commissione inglese Vickers o alla Volcker Rule, ma ciò che conta è isolare bene i due tipi di attività bancaria». </p></blockquote>
<p>Già ai tempi del presidente Roosvelt il Congresso Usa impose <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Ascesa-e-caduta-delle-banche-d-investimento-611">la separazione di quei due mondi</a> con il Glass-Steagall Act del 1933 e ne seguì il New Deal: solo nel 1999 quella legge venne abrogata, anche se nel frattempo le banche d&#8217;affari avevano cominciato ad ampliare il loro raggio d&#8217;azione; in Italia la separazione venne meno negli anni Novanta, quando molte banche pubbliche vennero traformate in spa per poi essere privatizzate.</p>
<p>Purtroppo molto spesso l&#8217;esperienza non insegna niente e in troppi dimenticano che se i padri avevano fatto una determinata scelta era motivata da ragioni ben precise. Ormai comunque il recinto è aperto e i buoi sono scappati. Diverse voci si stanno levando in questo periodo per ricostituire quella barriera che impediva, o cercava di farlo, i conflitti di interessi tra diverse attività bancarie.</p>
<p>In Francia i socialisti <a href="http://www.reuters.com/article/2011/10/27/france-sarkozy-banks-idUSL5E7LR5J020111027">sostengono questa innovazione</a>, in Germania l&#8217;opposizione socialdemocratica <a href="http://www.investireoggi.it/estero/le-banche-commerciali-dovrebbero-essere-separate-dalle-banche-dinvestimento/">chiede con forza</a> la separazione delle due attività, nonostante proprio in Germania sia stata in vigore per tutto il Novecento la disciplina della banca universale. E anche diverse commissioni in vari paesi <a href="http://www.euromoney.com/Article/2924398/Category/17/ChannelPage/0/Vickers-reports-capital-requirement-tip-of-the-iceberg.html">vanno nella stessa direzione</a>.</p>
<p>E in Italia? Non risultano pervenute iniziative e neppure riflessioni da parte delle forze politiche né di destra né di sinistra, che pure avrebbero ogni interesse e, in teoria, dovrebbero essere attrezzate per riformare sul serio il sistema e proporre alternative. Intanto è una grande banca, Unicredit, che mentre annuncia un piano di taglio dei costi e un risanamento sceglie di diventare una &#8220;<a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/UniCredit-Ghizzoni-addio-modello-universale-siamo-banca-commerciale/14-11-2011/1-A_000321119.shtml">banca commerciale pura</a>&#8220;. E il regolatore ancora aspetta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4861/le-banche-devono-tornare-a-separarsi-in-retail-e-affari">Le banche devono tornare a separarsi in retail e affari?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:20 di lunedì 21 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Gli investitori chiedono sicurezza: corsa ai bond Usa a tasso zero</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4919/gli-investitori-vogliono-sicurezza-corsa-ai-bond-usa-a-tasso-zero</link>
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    <pubDate>Wed, 09 Nov 2011 09:20:02 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Gli+investitori+chiedono+sicurezza%3A+corsa+ai+bond+Usa+a+tasso+zero&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4919%2Fgli-investitori-vogliono-sicurezza-corsa-ai-bond-usa-a-tasso-zero" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/usbondinteressi.jpg" class="post" border="0" width="586" height="252" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La dimostrazione finale - se mai ce ne fosse una - che il vero atout sui mercati è la fiducia viene dagli Us Treasury Bond, i buoni del tesoro americani. Anche se gli Stati Uniti hanno perso una delle tre A sulla valutazione del proprio debito, in tutto il mondo l&#8217;investimento in obbligazioni del Tesoro americano è visto come una garanzia, con un riflesso paradossale sui tassi di interesse.</p>
<p>Il Tesoro americano, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204505304577002110937810458.html">come scrive il Wall Street Journal</a>, ha offerto bond a breve scadenza con un tasso persino inferiore a zero; e alcune banche e istituzioni finanziarie hanno accettato di acquistarli! In pratica gli investitori sono disposti a pagare per finanziare il debito degli Stati Uniti: il sogno di qualsiasi ministro del Tesoro.</p>
<p>Non importa il downgrade deciso dalle agenzie di rating né le prospettive poco brillanti sulla crescita economica - che nel 2011 non ha superato l&#8217;1 per cento - gli investitori in questo momento hanno un&#8217;unica preoccupazione: la sicurezza. A tal punto da rinunciare ai rendimenti e persino a rimetterci pur di preservare gran parte del capitale.</p>


<p>Quella stessa fiducia che manca del tutto ai Btp italiani, tanto da spingere lo spread con i Bund pericolosamente vicino ai 500 punti base. L&#8217;incertezza sul quadro politico e soprattutto sulle prospettive di crescita economica allontana gli investitori dai buoni dell&#8217;Italia e costringe il Tesoro a pagare interessi salati.</p>
<p>Non è un caso che, in questo momento, negli Stati Uniti <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204190704577023943070519940.html?mod=ITP_moneyandinvesting_6">vadano molto di moda</a> gli investimenti in &#8220;variable annuities&#8221;, cioè una sorta di assicurazione che a partire dal momento della pensione paga un rendimento garantito anche se i mercati calano.</p>
<p>Investimenti di questo tipo - di solito legati all&#8217;andamento di un indice o a un paniere di titoli - fanno prevalere proprio l&#8217;esigenza di sicurezza a scapito delle opportunità di guadagno: spesso, infatti, questi prodotti, che sono fiscalmente vantaggiosi, hanno un limite anche sui guadagni che si possono raggiungere. Il surplus va al gestore che in più incassa commissioni piuttosto salate. Ma questo è il prezzo della sicurezza.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4919/gli-investitori-vogliono-sicurezza-corsa-ai-bond-usa-a-tasso-zero">Gli investitori chiedono sicurezza: corsa ai bond Usa a tasso zero</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:20 di mercoledì 09 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il Fondo europeo salva-stati fa fatica a raccogliere capitali</title>
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    <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:15:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>crisi del debito</category><category>efsf</category><category>fondo europeo di salvataggio</category>
    <description>Ma non è che alla fine - come dice qualche maligno - bisognerà studiare qualche piano di salvataggio per il fondo di salvataggio? Di certo il mitico Efsf - il Fondo europeo che doveva risolvere i[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/efsf.png" class="post" border="0" width="586" height="362" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Ma non è che alla fine - come dice qualche maligno - bisognerà studiare qualche piano di salvataggio per il fondo di salvataggio? Di certo il mitico <a href="http://www.efsf.europa.eu/about/index.htm">Efsf</a> - il Fondo europeo che doveva risolvere i problemi del debito sovrano per i paesi dell&#8217;area euro - non sembra essere sufficientemente attraente per gli investitori.</p>
<p>A una settimana dal collocamento di <a href="http://www.efsf.europa.eu/mediacentre/news/2011/2011-014-efsf-places-eur-3-billion-bond-in-support-of-ireland.htm">un&#8217;asta da 3 miliardi di euro</a> per finanziare l&#8217;Irlanda, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204554204577023673469644672.html?mod=rss_markets_main">sono stati raccolti</a> poco più di 3 miliardi di ordini, appena sufficienti a coprire l&#8217;offerta. Eppure solo a gennaio - per un&#8217;emissione da 5 miliardi - c&#8217;erano state richieste per 44,5 miliardi. Che cos&#8217;è successo?</p>
<p>Forse gli investitori istituzionali - e soprattutto i paesi emergenti e i loro fondi sovrani - non se la sono sentita di investire in un Fondo europeo in cui i paesi europei stessi - specie i più ricchi come Francia e Germania - non hanno intenzione di investire granché. Se i soldi non ce li mettono gli europei - pare di sentire brasiliani, indiani e cinesi in coro - perché dobbiamo metterceli noi?</p>


<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra questione, ancora più concreta? Se il Fondo ha come obiettivo l&#8217;acquisto dei titoli di stato dei Piigs - cioè di qui titoli in cui aveva investito MF Global - non è che alla fine farà la fine della società americana che ha appena portato i libri in tribunale? </p>
<p>Parliamo poi degli interessi. L&#8217;ultimo bond lanciato dal Fondo paga una cedola superiore al 3,5%: avanti di questo passo non ci vorrà molto per arrivare agli stessi tassi di interesse - altissimi - che sono costretti a pagare gli stati per il cui salvataggio è stato creato l&#8217;Efsf. A quel punto a che servirà questo strumento? A far guadagnare un po&#8217; di soldi in più alle banche che gestiscono le emissioni?</p>
<p>O non sarà che gli europei saranno chiamari a salvare in qualche modo il Fondo di salvataggio? Sarebbe l&#8217;ennesima burla di una situazione che si è avvitata sempre più su sé stessa e di cui ormai nessuno - né Merkel né Sarkozy né Obama - sembrano in grado di trovare il bandolo.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4909/il-fondo-europeo-salva-stati-fa-fatica-a-raccogliere-capitali">Il Fondo europeo salva-stati fa fatica a raccogliere capitali</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:15 di martedì 08 novembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Un default plurimo? A guardare i Cds è uno scenario improbabile </title>
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    <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 09:21:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>politica</category><category>cds europa</category><category>crisi del debito</category><category>piigs credit default swaps</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cdsitaliaspagnapiigs.png" class="post" border="0" width="586" height="316" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il governo italiano non ha più una maggioranza, lo dice anche il ministro dell&#8217;Interno, lo spread fra i titoli di stato italiani e i Bund ha toccato un nuovo record, gli interessi che l&#8217;Italia dovrà pagare sul suo debito sono i più alti degli ultimi dieci anni, ma è davvero possibile che l&#8217;Italia vada in fallimento?</p>
<p>Possibile sì, probabile no, se guardiamo l&#8217;andamento dei credit default swap mostrato dalla tabella. <a href="http://scottgrannis.blogspot.com/2011/11/piigs-update.html">Scott Grannis</a> ha elaborato questo grafico che mostra come Portogallo e Irlanda viaggino al di sopra del livello di rischio in cui è plausibile un default, mentre Spagna e Italia siano ancora lontane da questa prospettiva.</p>
<p>Per fare una comparazione, i cds della Grecia viaggiano sui 6500 punti base, mentre Irlanda e Portogallo - le cui prospettive si erano deteriorate notevolmente a luglio - sono in discesa: l&#8217;Irlanda in particolare è sotto gli 800 punti e il Portogallo attorno ai mille. Un livello - sottolinea Grannis - non differente da quello di parecchie società quotate.</p>


<p>
Italia e Spagna sono ancora lontane dal livello di allarme, ma per l&#8217;Italia i Cds hanno superato i 400 punti e indicano che il mercato è molto nervoso, anche se per adesso non ritiene probabile un default. C&#8217;è da dire però - e lo segnalano alcuni lettori nei commenti - che un fattore di notevole instabilità, e di rischio inevitabile, è rappresentato dallo spread.</p>
<p>I titoli di stato italiani, oramai, viaggiano a un tasso del 6/7 per cento, ma la crescita economica del paese è lontanissima da questi livelli. A lungo andare un impegno di questa entità è insostenibile per uno stato, a differenza di quello che avviene per una società quotata che può crescere anche del 10 o del 20 per cento in un anno. Se non si risolve la questione dello spread in salita vertiginosa, l&#8217;Italia rischia di avvitarsi in una spirale infausta.</p>
<p>Ma, come ormai sembrano aver capito tutti, lo spread di Roma rispetto a Berlino sconta anche le incertezze, l&#8217;instabilità e la mancanza di credibilità delle forze politiche e in particolare del governo. Se persino il Financial Times, in prima pagina, ha invocato l&#8217;addio di Berlusconi, sembra chiaro che la ricetta per cominciare a uscire dalla crisi - o almeno provarci - è un cambio di governo. Altrimenti, non c&#8217;è cds che tenga.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4899/un-default-plurimo-a-guardare-i-cds-e-uno-scenario-improbabile">Un default plurimo? A guardare i Cds è uno scenario improbabile </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:21 di lunedì 07 novembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>La tragedia greca del debito: una rovina o un&#039;occasione?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4887/la-tragedia-greca-del-debito-una-rovina-o-unoccasione</link>
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    <pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:03:44 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>obbligazionario</category><category>banche</category><category>politica</category><category>btp bund</category><category>crisi del debito</category><category>italia spread</category><category>rendimenti btp</category>
    <description>Il primo novembre 2011 - primo giorno di Mario Draghi alla testa della Bce - rischia di passare alla storia come uno dei momenti peggiori per la finanza mondiale se non come l&amp;#8217;inizio del[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/medeacallas.jpg" class="post" border="0" align="left" width="243" height="360" alt="" />  Il primo novembre 2011 - primo giorno di Mario Draghi alla testa della Bce - rischia di passare alla storia come uno dei momenti peggiori per la finanza mondiale se non come l&#8217;inizio del crollo finale per il sistema che abbiamo conosciuto fino ad oggi.</p>
<p>In seguito all&#8217;annuncio greco di un referendum popolare sul piano di salvataggio messo in piedi dall&#8217;Unione Europea, le Borse continentali - seguite dagli indici di Wall Street - <a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_01/spread-record-borse_9df18602-045b-11e1-89f9-a7d4dc298cd1.shtml">sono crollate</a> (Milano ha ceduto quasi il 7%), gli spread sono decollati (non solo l&#8217;Italia, ma <a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_01/titoli-stato-europei_94462d88-0492-11e1-89f9-a7d4dc298cd1.shtml">anche Spagna e Francia</a> hanno visto volare i rendimenti dei propri bond in confronto a quelli tedeschi) e oltre alla Grecia, anche Italia e Spagna sembrano più vicine che mai alla bancarotta.</p>
<p>Il differenziale fra i Buoni del tesoro decennali e gli analoghi titoli tedeschi, i Bund, ha superato i 450 punti: un nuovo recordo che porta i rendimenti dei Btp sopra il 6%. L&#8217;assedio alle obbligazioni targate Italia nasce dalla crisi di fiducia dei mercati: il referendum gredo mette a rischio l&#8217;accordo europeo per il salvataggio, ma anche se nel voto popolare prevalesse il sì, l&#8217;accordo stesso prevede <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-10-27/accordo-notturno-taglio-bond-112823.shtml?uuid=Aa3fyQGE">un taglio del 50%</a> sul valore del debito greco in mano ai privati. Se non è un default questo!</p>


<p>Il punto è che la maggior parte degli investitori non crede più - se mai lo ha fatto - nella capacità dell&#8217;Europa di rimediare alla crisi del debito in modo credibile ed è ovvio che dopo la Grecia, data ormai per fallita, <a href="http://www.forbes.com/sites/steveschaefer/2011/11/01/greek-pushback-on-bailout-roils-market-italy-worries-grow/">il pesce grosso è proprio l&#8217;Italia</a>, vista l&#8217;entità del suo debito pubblico.</p>
<p>Naturalmente un default dell&#8217;Italia trascinerebbe nel baratro innanzitutto le banche e poi moltissimi investitori istituzionali: si spiega così il crollo degli indici di Borsa e l&#8217;attacco che sta affondando i nostri Btp. Al grido di &#8220;si salvi chi può&#8221; le banche e i fondi stanno cercando di alleggerire i loro portafogli dai titoli italiani, quindi i rendimenti non possono che salire.</p>
<p>A questo punto, c&#8217;è da riflettere sul serio su come investire, per chi ha qualcosa da investire. Un atteggiamento conservatore e prudente è mettere i propri soldi nei Bund tedeschi, che rendono meno dell&#8217;inflazione e quindi, in termini reali, non garantiscono neppure il capitale.</p>
<p>L&#8217;alternativa - ad alto rischio - è muoversi sul breve e brevissimo o scommettere sul medio termine. Si può quindi provare a comprare i titoli che sono crollati ieri in vista di un rimbalzo; chi invece è ottimista e crede che alla fine Sarkozy, Merkel e Berlusconi troveranno una soluzione ai problemi dell&#8217;Ue può investire direttamente in Buoni del tesoro italiano.</p>
<p>Quando ci capita più un rendimento vicino al 7%? Certo, il rischio che i bond non siano rimborsati esiste, ma se pensiamo davvero che l&#8217;Italia sia &#8220;troppo grossa per fallire&#8221; o che alla fine ci salverà il solito &#8220;stellone d&#8217;Italia&#8221;, forse vale la pena di mettere un piccolo chip sui Btp. Consapevoli, però, che il rischio è davvero molto elevato.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4887/la-tragedia-greca-del-debito-una-rovina-o-unoccasione">La tragedia greca del debito: una rovina o un'occasione?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:03 di mercoledì 02 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Cina dovrà salvare l&#039;Europa per salvare se stessa</title>
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    <pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:01:23 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <p style="clear:both">
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=La+Cina+dovr%C3%A0+salvare+l%27Europa+per+salvare+se+stessa&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4885%2Fla-cina-dovra-salvare-leuropa-per-salvare-se-stessa" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/hujintaocina.jpg" class="post" border="0" width="586" height="353" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Sarà la Cina a salvare l&#8217;Europa o l&#8217;Europa a salvare la Cina? Non parliamo della rivolta dei boxer ai primi del Novecento, quando le truppe europee intervennero direttamente a Pechino, ma della crisi del debito sovrano, che vede i capi di governo dell&#8217;Unione Europea impegnati a cercare denaro per rimpolpare il Fondo di garanzia sul debito pubblico, particolamente necessario per i paesi periferici, tra cui Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.</p>
<p>A questo proposito è molto interessante <a href="http://www.forbes.com/sites/gordonchang/2011/10/30/will-europe-rescue-china/">questo articolo di Gordon Chang</a> su Forbes, che prima spiega perché la Cina non ha nessuna voglia di mettere i propri soldi in ballo per salvare l&#8217;Europa e poi illustra perché alla fine Pechino non potrà fare altrimenti che garantire i debiti europei se vuole salvare la propria economia.</p>
<p>Di fronte all&#8217;invito del presidente francese Sarkozy - che in conferenza stampa ha espressamente richiesto un contributo cinese all&#8217;Efsf, il Fondo europeo di garanzia sul debito sovrano - le autorità di Pechino hanno risposto in modo interlocutorio, salvo poi diffondere, attraverso l&#8217;agenzia di stampa ufficiale Xinhua una lettura &#8220;autentica&#8221; dei fatti, secondo i vertici del Partito comunista cinese.</p>


<p>La Cina non può aiutare l&#8217;Europa né fornire una cura alla sua malattia semplicemente perché i paesi europei non hanno bisogno di soldi, </p>
<blockquote><p>ma di qualcuno tanto pazzo da essere disposto a prestare soldi a paesi che molto probabilmente non li restituiranno. </p></blockquote>
<p>Una risposta che non sembra lasciare spazio a interventi a sostegno del debito, tanto più che il piano di giovedì non è che l&#8217;ennesimo cerotto rappezzato alla bell&#8217;e meglio e non, come si vorrebbe far credere, la &#8220;soluzione definitiva&#8221; alla crisi europea: da aprile in poi di soluzioni &#8220;definitive&#8221; e &#8220;piani finali&#8221; ne abbiamo visti troppi per credere ancora che ne esista davvero uno.</p>
<p>Il punto per la Cina, però, è un altro: se l&#8217;Europa non riuscirà a stabilizzarsi e l&#8217;euro perderà ulteriore terreno, l&#8217;economia dell&#8217;Estremo oriente rischierà di subire un contraccolpo durissimo, anticipato già dalle difficoltà nelle esportazioni che molte aziende della costa stanno subendo.</p>
<p>L&#8217;Europa infatti è il primo mercato per le esportazioni cinesi e una crisi che investisse sul serio il continente sarebbe molto dolorosa in primis per i cinesi e soprattutto per il loro governo, che dipende dalle esportazioni e dalla crescita economica molto più dei governi europei. La domanda interna, infatti, non è assolutamente sufficiente a sostenere la crescita degli ultimi anni e non lo sarà ancora per moltissimo tempo.</p>
<p>Per di più Pechino ha fra le sue riserve in valuta straniera tremila miliardi di euro e non può assolutamente rischiare che questo tesoretto si svaluti troppo, anche perché negli ultimi anni uno degli obiettivi di politica monetaria del governo cinese è stato indebolire il dollaro come valuta mondiale negli scambi commerciali. L&#8217;euro quindi, in un&#8217;ottica cinese, deve essere sostenuto e non potrà conservare il proprio valore in caso di un&#8217;esplosione della crisi del debito sovrano.</p>
<p>L&#8217;intervento cinese, quindi, sarà una soluzione per i mali dell&#8217;Europa? Ovviamente no, sarà solo un modo per rinviare il momento della verità e per allontanare la reale soluzione dei problemi europei, che ha un nome solo: crescita economica. Senza quella non basteranno neppure le riserve cinesi per sostenere il nostro debito.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4885/la-cina-dovra-salvare-leuropa-per-salvare-se-stessa">La Cina dovrà salvare l'Europa per salvare se stessa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:01 di lunedì 31 ottobre 2011.</p>
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