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OPA per tutti

Ai fondi piace Burani, ma la famiglia non vuole

pubblicato da Ferry Boat in: OPA per tutti Azioni Italia

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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo

I riflettori si accendono su Mariella Burani dopo le indiscrezioni di stampa secondo le quali Burani Designer Holding, che detiene il 56% del gruppo, sarebbe in procinto di cedere il pacchetto di controllo al fondo Doughty Hanson. Quest’ultimo qualche mese fa avrebbe messo sul piatto 26 euro per azione e starebbe ora riproponendo la sua offerta, anche se non è chiaro se sempre a quel prezzo. In quest’ultimo caso si tratterebbe di un premio rispetto alle attuali quotazioni di mercato pari a circa il 30%. Il fondo britannico sarebbe tenuto però a sborsare circa 800 milioni di euro (metà equity e metà debito) visto che l’operazione comporterebbe una opa a cascata anche su Antichi Pellettieri, controllata al 53% da Mariella Burani.

Secondo indiscrezioni sarebbe interessato alla maison anche un altro fondo. Gli americani di Permira avrebbero presentato una offerta da 25 euro che potrebbe tuttavia essere rivista al rialzo. Permira in questo modo punterebbe a crescere ulteriormente nel settore della moda dopo la recente acquisizione del controllo di Valentino attraverso il proprio veicolo Red & Black Lux.

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Bpm: il mercato sembra aver perso le speranze

pubblicato da Ferry Boat in: OPA per tutti Persone Banche Azioni Italia

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La Popolare di Milano rimbalza. Il titolo registra in chiusura di seduta un rialzo del 5,42% e si riporta a quota 9,92 euro recuperando parte delle perdite dei giorni scorsi. In realtà tutto lascia intendere che si tratti di una semplice correzione che probabilmente non intaccherà il downtrend che ha caratterizzato i corsi della Popolare milanese durante tutto il 2007. C’è infatti un canale ribassista disegnato dal massimo a 14,05 euro dello scorso 12 gennaio che si mostra molto solido. La performance annuale del titolo evidenzia poi un brutto -23% e anche durante l’ultimo mese le cose non sono andate bene, anzi. Un confronto con l’indice bancario domestico mostra infatti che l’azione Bpm ha perso in media più di quelle delle altre banche nelle ultime quattro ottave. In altre parole il settore delle banche va male in Borsa da un po’, ma la Popolare di Milano riesce a fare anche peggio.

L’andamento del titolo rivela quello che la stampa finanziaria più o meno gentilmente continua a ripetere da qualche mese, ossia che ci vuole una sposa se si vuole uscire dall’impasse. Il fatto che nell’ultimo periodo, nonostante gli annunci di possibili partnership con il Credit Mutuel o con la Bper (viene in mente quella canzone che ripeteva “ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più?”), il titolo abbia continuato a scendere suggerisce due immediate considerazioni. Come commentano molti analisti gli accordi in gioco non sono poi un gran cambiamento e lasciano la situazione un po’ come l’hanno trovata.

Si torna dunque al niente di fatto, con l’impressione che ancora una volta i sindacati interni e le questioni di politica e di poltrona abbiano trionfato sull’interesse della banca.

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Manovre Generali: chi difende l'onore di Bernheim

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In difesa dell’onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato francese. La Patria gli ha regalato la Legion d’onore alla presenza di René Caron, numero uno del Credit Agricole, e di Jean-Marie Messier, ex guida del gruppo Vivendi.

Il quotidiano britannico ha giudicato invece discutibili gli attacchi sferrati da Algebris alla struttura della corporate governance (passando per critiche all’età e alla remunerazione di Bernheim) e all’influenza di Mediobanca sulle scelte del gruppo. Questi gli argomenti del giornalista Paul Betts. Le prospettive di Bernheim nel gruppo sembrano comunque limitate perché già lui stesso ha dichiarato di non volere rinnovare il proprio mandato dopo la sua naturale scadenza, quindi la richiesta di cambiamenti entro i prossimi tre anni è sostanzialmente inutile perché già prevista. Quanto al ruolo di Mediobanca, maggiore azionista di Generali con una quota del 15,1 per cento, è possibile che una banca con un azionariato e un management tanto divisi sul futuro della banca d’affari debba essere tanto vincolata dalla gestione di un colosso come Generali? Fra l’altro lo sviluppo di quest’ultima deriva in gran parte dalle sue imprese estere e dalla sua capacità di crescere fino a combattere alla pari con i colossi europei Allianz e Axa. In quest’ottica Betts si chiede che senso abbia vincolarsi tanto a Generali.

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Banca Marche e sportelli Unicredit. Riparte il risiko bancario?

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Riceviamo da Stock Angel e con piacere pubblichiamo

Alla faccia di tutti gli scombussolamenti provocati dai mutui subprime, il risiko bancario dà ancora qualche segnale di vita: sta infatti prendendo piede la lotta per gli sportelli. Il Corriere della Sera ha pubblicato l’indiscrezione secondo cui la Banca Popolare dell’Emilia Romagna starebbe preparando un’offerta per gli sportelli in esubero di Unicredit. Come è noto, a seguito dell’ok dell’Antitrust alla fusione con Capitalia, Unicredit è obbligata a predisporre un bando per cedere una quota, che va da un minimo di 155 fino a un massimo di 180, dei suoi sportelli.
Bper (oggi in rialzo a Piazza Affari) muovendosi in tal senso darebbe, però forza all’ipotesi che vede una sua rinuncia alla fusione con la Banca popolare di Milano.

A supporto di questa ipotesi vengono anche le recenti dichiarazioni del suo amministratore delegato, Guido Leoni, secondo cui l’integrazione con un’altra banca non è strettamente necessaria.

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Enel prepara l'opa russa

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Buona performance oggi per Enel. A Piazza Affari il titolo della società guidata da Fulvio Conti registra un rialzo dell’1,55% e si porta a quota 8,15 euro, sulla scia delle buone notizie provenienti dalla Russia. Oggi il colosso dell’elettricità ha messo un altro tassello importante nel processo di espansione all’estero avviato l’anno scorso e ha acquisito un ulteriore 7,15% della russa Ogk-5.

L’operazione, comunicata in giornata al mercato, è stata condotta dalla controllata Enel Investment Holding. L’accordo vale circa 304 milioni di euro e ha permesso a Enel di avere adesso una quota di Ogk-5 pari al 37,15% del capitale.

Costituita nel 2004 Ogk-5 è una delle sei società russe di generazione elettrica destinate alla privatizzazione dopo le smebramento e la liquidazione di Yukos. Fra gli asset di rilevo che la nuova controllata di Enel porta in dote spiccano quattro centrali termoelettriche situate in diverse regioni della Russia.

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Per la Borsa di Londra c'è la coda

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Tutti in fila per la City. La decisione del Nasdaq di vendere la sua corposa quota del 31% nel capitale della Borsa di Londra ha fatto scattare di nuovo il risiko speculativo sul settore delle piattaforme di contrattazione. Il London Stock Exchange guadagna da subito in borsa oltre due punti e mezzo percentuali: in netta controtendenza a indici in rosso sulle principali borse mondiali.

La voce che tiene banco in queste ore è quella di un interesse del Nyse-Euronext per le azioni messe in vendita dal Nasdaq: una fonte riportata dalla Reuters sottolinea le manovre messe in atto dallla superborsa transatlantica messa in piedi fra Parigi e New York. Stamattina un articolo sul Sole 24 Ore studiava le strategie attuate da Bob Greifeld, il ceo del Nasdaq che ha dovuto allentare la presa su Londra dopo che la fusione annunciata con Borsa Italiana ha minacciato la diluizione della sua quota tanto faticosamente conquistata.

La contromossa del listino tecnologico newyorkese era stata un’offerta da 3,7 miliardi di dollari sull’Omx, la piattaforma che riunisce le borse dei principali paesi del Nord Europa. A sorpresa però era intervenuta la Borsa di Dubai che aveva messo sul piatto 4 miliardi di euro in contanti per i mercati del Nord. Adesso sull’Omx s ipotizza una qualche intesa fra Emirati e Nasdaq che permetta di non pagare troppo l’ingresso in Europa. Nel frattempo la campagna di conquiste estere del Nasdaq sembra essere stata tutt’altro che sfortunata. Servono soldi per riequilibrare i conti e non penalizzare troppo la società con mire espansionistiche finora scoraggiate dai mercati: da qui la decisione di rinunciare a Londra mettendo in vendita quel 31% della City che ai prezzi attuali vale più di 1,6 miliardi di dollari.

La fila è già folta e le voci sull’argomento sono convulse e contraddittorie.

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E.On-Asm: non c'è intesa su Endesa

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Rimane ancora alta la tensione sugli asset italiani di Endesa. Nei prossimi giorni è previsto un altro incontro fra Asm e Enel sull’argomento. Enel ha infatti già promesso Endesa Italia ai tedeschi di E.On dopo avergli soffiato sotto il naso la capogruppo spagnola. Il problema però è che Endesa Italia è per l’80% di Endesa e per il rimanente 20% di Asm, la multiutility bresciana convolata a nozze con i milanesi di Aem. Ora è previsto già che E.On ed Asm si dividano gli asset interessanti in Italia e procedano poi ognuno per conto proprio. La conciliazione però delle due società non è semplice anche perché diversi asset di Endesa Italia piacciono a entrambe.

Per esempio la centrale idroelettrica di Terni è sicuramente una preda ambita, ma sarebbero interessanti anche quella a carbone di Fiume Santo (Porto Torres, Sassari) e quella turbogas di Trapani. La cosa sarebbe già complicata da risolvere nel caso in cui semplicemente E.On acquistasse l’80% di Endesa Italia da Enel, ma in questo caso c’è anche un diritto di prelazione che Asm può esercitare su tutta la quota di Endesa in caso di cessione a terzi. Si tratta di una clausola già contestata a distanza dai tedeschi secondo i quali sarebbe già scaduta.

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Un altro pezzo del puzzle olandese di Mediaset

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Parte domani l’opa di Edam Acquisition su Endemol. Dopo aver acquistato il 75% della società olandese da Telefonica per 2.629,6 milioni di euro e un ulteriore 6% del capitale detenuto dal fondo Cyrte Fund II per 184,3 milioni, il consorzio guidato da Mediaset, a cui partecipano anche Mediacinco Cartera, Goldman Sachs e Cyrte Investments, la finanziaria di John de Mol, lancerà un’offerta pubblica sul restante 19% di Endemol ad un prezzo di 24,55 euro per azione in contanti. La società che ha prodotto importanti format televisivi tra i quali il “Grande Fratello” ha concluso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di 22,3 milioni di euro a fronte di vendite pari a 341,9 milioni.

Coerente con questa operazione è quella, annunciata oggi da Mediaset, dell’acquisto da Fininvest del 100% del capitale di Medusa, società che produce e distribuisce film, ad un prezzo di 152 milioni di euro, determinato sulla base del patrimonio netto del Gruppo. Il closing è previsto entro il 16 luglio prossimo.

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La campagna russa di Conti: Enel pronta all'opa su OGK-5

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Notizie OPA per tutti Enel Azioni Italia Energy

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Enel ha perfezionato l’acquisto del 4,96% di OGK5 per 1,56 miliardi di dollari. Enel già deteneva una quota nella genco (generation company) russa del 25,03% e si porta così poco al di sotto della soglia del 30 per cento, quota alla quale, coe in Italia, scatta l’obblgo di offerta pubblica d’acquisto su tutto il capitale.

Rau Es è la società metà pubblica e metà privata che controlla attualmente 50% del capitale di Ogk-5 (il resto è flottante). Enel entro l’anno punta a lanciare l’opa, ma sa già che probabilmente lo Stato manterrà la propria quota nelle centrali di generazione (sono tre a gas e una a carbone per un totale di circa 8600 MW) almeno il 25% più un’azione che gli compete tramite Rau Es. Enel è il primo operatore straniero ad entrare in questo settore in Russia. (GD)

Alitalia: un Governo schizofrenico

pubblicato da Administrator in: OPA per tutti Up & Down Azioni Italia Alitalia

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Alitalia accenna qualche timido recupero oggi: il titolo incassa lo 0,2% dopo le estese perdite dei giorni scorsi che hanno visto il titolo precipitare in area 0,82 euro per azione. A portare le vendite soprattutto l’uscita dalla gara del concorrente Tpg-Matlin Paterson-Mediobanca che non ha neanche avuto accesso a tutti i file della compagnia e ha comunicato al mercato prima che al Tesoro la sua intenzione di dare forfait. Difficile interpretare questa mossa, stabilire se gli impegni sul fronte Iberia, il bilancio disastroso del 2006 o le richieste di salvaguardia dell’identità nazionale della compagnia siano state il fattore preponderante. Forse ha ragione il presidente Berardino Libonati che ha minimizzato la rinuncia del Texas pacific group con un certo candore: “tanto alla fine ne rimarrà soltanto uno”.

Nel frattempo la politica continua a dividersi sulla vicenda con accuse che rimbalzano di porta in porta di colonna in colonna da un giornale all’altro. Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’Economia e quindi venditore ufficiale del pacchetto Alitalia, ha annunciato di volersi liberare di tutte le quote in proprio possesso. Il risultato è stato quello di destare le ire di buona parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene: Franco Giordano, segretario del Partito di rifondazione comunista, ha minacciato la crisi di Governo in caso di uscita del Tesoro da Alitalia e di quotazione di Fincantieri.

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