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  <title>finanzablog</title>
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  <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:10:16 GMT</pubDate>
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    <title>Atlantia: l&#039;effetto Abertis dura solo un giorno</title>
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    <pubDate>Tue, 06 Jul 2010 13:02:57 GMT</pubDate>
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    <description>A Barcellona i Benetton potrebbero essere chiamati in un secondo momento. L’intervento di Mediobanca nel dossier di ristrutturazione di Abertis non sembra infatti chiamare ancora in causa Atlantia,[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/autostrade3_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="210" height="167" alt="atlantia abertis mercato finanza la caixa real madrid perez acs costruttori concessionari benetton mediobanca fusioni aggregazioni" /></p>
<p>A Barcellona i Benetton potrebbero essere chiamati in un secondo momento. L’intervento di Mediobanca nel dossier di ristrutturazione di Abertis non sembra infatti chiamare ancora in causa Atlantia, partecipata del gruppo spagnolo con il quale si era progettata una fusione in contesto totalmente diverso alcuni anni fa.</p>
<p>Di certo da subito il titolo Atlantia si è avvantaggiato delle voci di un’offerta su Abertis da 12 miliardi di euro che salirebbero a 25 miliardi con il debito. L’operazione viene rivelata in anticipo dal Financial Times e dunque confermata dagli azionisti di Abertis La Caixa e Acs su pressing della Cnmv, la Consob spagnola che ha anche sospeso il titolo ieri in attesa di chiarimenti. I dettagli dell’operazione non sono ancora noti, ma Mediobanca non ha smentito un suo coinvolgimento nell’operazione di leverage buy out in qualità di finanziatrice in pool con un gruppo di altre banche.</p>
<p>Si tratterebbe di un finanziamento che potrebbe raggiungere i 9-10 miliardi di euro e per il quale anche altre banche italiane sarebbero state allertate. Attualmente Criteria Caixa controlla il 28,91% di Abertis e Acs il 25,83 per cento. Il resto è in gran parte azionariato diffuso. Abertis è una società con un giro d’affari da 3,9 miliardi di euro l’anno (dato 2009 con incremento del 6,9%) ma ha un debito da 15,18 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 5,33 miliardi di euro. Per avere un termine di paragone, Atlantia ha un giro d’affari annuo di 3,61 miliardi di euro e un debito da 9,62 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto da 3,31 miliardi (al netto del recente aumento di capitale da qualche decina di milioni).</p>
<p>Le due società sono due concessionarie pubbliche che hanno allargato nel tempo le proprie attività dall’asfalto dalle piste di atterraggio e decollo. Abertis ha anche un discreto business nel settore delle telecomunicazioni. Adesso si prospetta un intervento sul gruppo da parte del fondo di private equity Cvc, l&#8217;azionista Criteria Caixa ha già smentito, però, le ipotesi di delisting in caso di ingresso nel capitale della società e confermato la volontà di rimanere il principale azionista di Abertis.</p>
<p>In realtà secondo diversi osservatori internazionali fra i motivi principali dell’operazione ci sarebbe la volontà di Florentino Perez, presidente di Acs e della squadra del Real Madrid, di stringere la morsa su Iberdrola, importante colosso iberico dell’energia che però non concede al manager neanche un posto nel consiglio di amministrazione.</p>
<p>Nel frattempo Atlantia prende vantaggio dalle indiscrezioni sull’eventuale opa dei soci sui Abertis che potrebbe dare una buona spinta ai multipli del settore. Ancora la struttura dell’operazione e dunque necessariamente le valutazioni di prezzo per un’eventuale offerta rimangono indeterminate, tuttavia la debolezza delle performance borsistiche di Atlantia di oggi (+0,4% contro un mercato che guadagna più di 3,3 punti percentuali) indica che l’effetto Abertis è per il momento congelato in attesa di chiarimenti.</p>
<p>Certo si ritornerà a parlare del caso e sicuramente le vicende di un azionista al 6,68% coinvolgono da vicino Atlantia. Forse però sarà meglio aspettare ancora un poco prima di sbilanciarsi. D’altra parte una fusione fra i due oggi (e il tema non sembra proprio all’ordine del giorno) vedrebbe rapporti di forza molto diversi da quelli di qualche tempo fa e dunque forse sarà meglio valutare prima l’evoluzione nella catena partecipativa di Abertis, dunque gli eventuali asset che questa potrebbe vendere magari anche alla stessa Atlantia. Questo secondo scenario sembra infatti per il momento più probabile di quello di un’aggregazione, anche se, lo ripetiamo, è troppo presto per pronunciarsi su uno scenario tanto incerto.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4467/atlantia-leffetto-abertis-dura-solo-un-giorno">Atlantia: l'effetto Abertis dura solo un giorno</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 15:02 di martedì 06 luglio 2010.</p>
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    <title>Telefonica stringe la presa sulla brasiliana Vivo</title>
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    <pubDate>Thu, 03 Jun 2010 12:53:40 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
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    <description>L’espansione di Telefonica in Sudamerica, Cina ed Europa sembra inarrestabile. Martedì sera, di fronte alle incertezze portoghesi sull’offerta per la brasiliana Vivo, il numero uno di Telefonica[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/vivo_brasillogo.jpg" class="post" align="left" border="0" width="298" height="192" alt="telefonica telecom italia vivo brasilcel alierta telecomunicazionio mobile wireless opa mercato finanza sudamerica opa offerta 6,5 5,7" /></p>
<p>L’espansione di Telefonica in Sudamerica, Cina ed Europa sembra inarrestabile. Martedì sera, di fronte alle incertezze portoghesi sull’offerta per la brasiliana Vivo, il numero uno di Telefonica Cesar Alierta ha alzato la posta in gioco e messo sul piatto 6,5 miliardi di euro per il 50% della compagnia brasiliana divisa tra Portugal Telecom e la stessa Telefonica.</p>
<p>Le pressioni su Lisbona, negli ultimi giorni, sono state granitiche. Telefonica ha anche messo nell’offerta il 10% della stessa Portugal Telecom che, direttamente o indirettamente, controlla: come a dire “dateci il vostro futuro, che al momento passa inevitabilmente per il Brasile, e vi renderemo la vostra libertà”. Il management da subito fortemente contrario all’offerta di Alierta adesso fa i conti con una proposta che copre una cifra vicina a quella della capitalizzazione attuale della stessa Portugal Telecom.</p>
<p>In alternativa il numero uno di Portugal Telecom, Henrique Granadeiro, potrebbe optare per una conquista più “soft” di Vivo con la cessione a Telefonica prima di un terzo delle quote portoghesi (per oltre 2,16 miliardi di euro) e dunque con l’esercizio entro tre anni di un’opzione put delle azioni della società brasiliana rimaste in portafoglio. A quel punto comunque Telefonica avrebbe da subito il controllo di Vivo e quindi la questione, da un punto di vista strategico, sarebbe marginale.</p>


<p>D’altra parte Vivo è un leader della telefonia mobile in un mercato in forte espansione e nel primo trimestre di quest’anno ha accresciuto di oltre il 44% i propri utili sul primo trimestre del 2009: è una società, insomma, capace di garantire forti flussi di cassa in una fase di riassestamento dei mercati.</p>
<p>Non è un caso che nei giorni scorsi si sia diffusa anche l’ipotesi di un’opa di Telefonica sulla stessa Portugal Telecom: contro questo progetto potrebbe essersi mosso anche il messicano Carlos Slim, senza considerare le pressioni del governo di Lisbona che sulla carta ha anche una golden share sulla propria compagnia nazionale.</p>
<p>Le presa di Alierta su Vivo si è però assai più concretamente manifestata con la minaccia di un blocco dei dividendi verso Portugal Telecom che solo per quest’anno dovrebbero ammontare a 111 milioni di euro, ma sono soggetti al via libera di Telefonica. Attualmente la brasiliana dei telefonini Vivo è equamente divisa tra portoghesi e spagnoli, ma questa alleanza sembra sempre di più una morsa dalle parti di Lisbona. Se si considera che poi con il suo 10% di Portugal Telecom Telefonica è il primo azionista singolo della compagnia lusitana si capisce quanto sia potente la presa spagnola sul gruppo.</p>
<p>Le manovre di Telefonica in Brasile non possono lasciare indifferenti la stessa Telecom Italia che ha come primo azionista singolo la stessa Telefonica e, mentre si appresta a uscire dall’Argentina per via dei conflitti di interesse che l’ingresso di Alierta nel suo azionariato ha portato con sé, rischia di riscontrare nuovi problemi anche in Brasile. In Sudamerica ormai Telefonica è pronta a controllare quasi un terzo del mercato complessivo e le manovre in Europa le stanno portando innumerevoli vantaggi.</p>
<p>L’acquisizione di Hansenet da Telecom Italia, per esempio, consente al gruppo di crescere ancora in Germania, né questa campagna acquisti sembra intaccare le solide performance della società. La stessa Fitch, per esempio, ha dichiarato di non volere modificare il proprio rating sulla compagnia a seguito dell’incremento dell’offerta per Vivo. Telefonica attualmente ha liquidità sufficiente per coprire le esigenze del debito nell’anno in corso e in parte del prossimo e, di certo, non pensa a un’opa su Telecom Italia che potrebbe solo creare nuovi problemi di debito.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4439/telefonica-stringe-la-presa-sulla-brasiliana-vivo">Telefonica stringe la presa sulla brasiliana Vivo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 14:53 di giovedì 03 giugno 2010.</p>
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    <title>Il crack di Risanamento complicherebbe la vita a tanti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4194/il-crack-di-risanamento-complicherebbe-la-vita-a-tanti</link>
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    <pubDate>Fri, 17 Jul 2009 13:04:56 GMT</pubDate>
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    <category>opa-per-tutti</category><category>banche</category><category>az-italia</category><category>unicredito</category><category>intesa-sanpaolo</category>
    <description>Se le banche avessero voluto il fallimento di Risanamento, Zunino sarebbe finito a gambe all&amp;#8217;aria da un pezzo. Con 2,86 miliardi di euro di debito e un patrimonio netto da neanche 33 milioni,[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/domino_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="249" height="206" alt="risanamento banco popolare banca italease unicredit intesa sanapaolo luigi Zunino mercato finanza azioni titoli poteri forti potere politica milano ex-area falck sesto san giovanni santa giulia" /></p>
<p>Se le banche avessero voluto il fallimento di Risanamento, Zunino sarebbe finito a gambe all&#8217;aria da un pezzo. Con 2,86 miliardi di euro di debito e un patrimonio netto da neanche 33 milioni, con perdite da quasi 50 milioni di euro nel primo trimestre del 2009 il colosso immobiliare Risanamento è a rischio da un pezzo, ma la richiesta di fallimento da parte del pm Roberto Pellicano lo fa tremare oggi come non mai.</p>
<p>Proprio adesso che la consulenza di Gerardo Braggiotti (Banca Leonardo) sembrava ottenere dei risultati esplode, inattesa, la mina. Il 29 luglio l&#8217;udienza durante la quale il tribunale di Milano potrebbe anche dichiarare il fallimento del gruppo.</p>
<p>Sarebbe un disastro per Milano, dove il gruppo di Luigi Zunino gestisce progetti chiave come quello di Santa Giulia e dell&#8217;Ex Area Falck, sarebbe un danno notevole per le banche cha hanno forti esposizioni nei confronti della società. Non solo Intesa Sanpaolo (476 milioni di euro di crediti) e Unicredit, ma anche il Banco Popolare che, insieme alla controllata Italease, ha un credito da 500 milioni di euro circa (di cui 220 milioni riferibili alla banca del leasing).</p>
<p>Proprio da Banca Italease e da alcune inchieste sulla ex-gestione Faenza partono le indagini del pm Pellicano che, evidentemente ha trovato un buco inatteso. Che la situazione di Risanamento fosse critica era noto da tempo, tanto che la stessa Italease ha già messo a incaglio i propri crediti (principalmente leasing mobiliari). Il totale degli incagli registrati dalla frastornata banca del leasing ammonta a circa 4 miliardi di euro e quindi le esposizioni verso Risanamento sono solo una frazione ridotta dei crediti problematici complessivi (e peraltro come detto già considerata a rischio).</p>


<p>
L&#8217;impatto complessivo sul Banco Popolare, che sta cercando con difficoltà di delistare e risanare la stessa Italease e che vanta insieme alla controllata un credito complessivo di circa mezzo miliardo (con un pro quota dunque di circa 280 milioni), potrebbe essere invece più consistente, anche perché la banca guidata da Pier Francesco Saviotti, come detto, sta già incontrando le sue difficoltà nelle manovre su Italease.</p>
<p>Alla fine il paradosso è che le istanze di fallimento non vengono da colossi del credito come il Banco Popolare, Unicredit o Intesa Sanpaolo, ma da un pm che aggiunge la propria richiesta a quella di Sadi e Ipi che vantano un credito di &#8220;soli&#8221; 20 e 12,5 milioni rispettivamente. La bancarotta di Risanamento potrebbe portare grossi patrimoni immobiliari in pancia alle banche, ma anche complicargli notevolmente la vita per giunta in presenza di una crisi immobiliare e in attesa dell&#8217;Expo milanese.</p>
<p>Difficile dire se i Segre, che hanno di recente conquistato Ipi, abbiano un ruolo nella vicenda, di certo la società immobiliare che era di Danilo Coppola (e prima ancora della stessa Risanamento) ha avviato un procedimento civile già qualche tempo fa. Le esposizioni di Risanamento nei confronti delle banche sono comunque assai maggiori. Nel frattempo il titolo rimane congelato in borsa fino a lunedì compreso in attesa di comunicato.</p>
<p>Se il 29 luglio si procedesse con il fallimento di Risanamento numerosi istituti dovrebbero rimboccarsi le maniche in un momento in cui hanno anche tante altre cose da fare. Di certo si chiuderebbe un&#8217;epoca ancora correlata alle scalate dei furbetti: Coppola e Zunino al tempo appoggiavano le manovre di Consorte e Fiorani. Fiorani guidava la popolare di Lodi che poi ha generato l&#8217;attuale Banco Popolare. Zunino era l&#8217;unico rimasto in piedi fra quei giganti. Alla fine però anche a lui sembra che sia andata male.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4194/il-crack-di-risanamento-complicherebbe-la-vita-a-tanti">Il crack di Risanamento complicherebbe la vita a tanti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 15:04 di venerdì 17 luglio 2009.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Bhp Billiton rinuncia all’acquisto di Rio Tinto</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3945/bhp-billiton-rinuncia-all%e2%80%99acquisto-di-rio-tinto</link>
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    <pubDate>Tue, 25 Nov 2008 11:57:42 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
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    <category>opa-per-tutti</category>
    <description>Riceviamo da Passenger e con piacere pubblichiamo
Il gruppo minerario anglo-australiano Bhp Billiton ha reso noto, attraverso un comunicato stampa, di aver ritirato l&amp;#8217;OPA ostile sul competitor[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/riotinto.jpg" class="post" align="left" border="0" width="208" height="138" alt="rio tinto miniere commodities opa offerta Bhp Billiton" /></p>
<p><em>Riceviamo da Passenger e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Il gruppo minerario anglo-australiano Bhp Billiton ha reso noto, attraverso un comunicato stampa, di aver ritirato l&#8217;OPA ostile sul competitor Rio Tinto a causa delle cattive condizione economiche attuali che hanno ridotto notevolmente le quotazioni delle materie prime. </p>
<p>Nella nota della società si fa riferimento alla forte discesa del prezzo del rame. Nel periodo tra il 21 ottobre e il 21 novembre il ribasso si è, infatti, attestato al 23% (nei dodici mesi precedenti il calo è stato del 43%). </p>
<p>Tali flessioni dei corsi delle materie prime hanno cambiato il livello di &#8216;rischio&#8217; dell&#8217; operazione. L&#8217;amministratore delegato di Bhp, Marius Kloppers, ha infatti affermato che l&#8217;operazione avrebbe gravato sul debito della società aumentando così i rischi per gli azionisti.</p>


<p>
Anche il presidente di Bhp, Don Angus, ha espresso che: &#8220;Anche se non abbiamo modificato la nostra posizione sulla logica industriale dell&#8217; operazione o sulle prospettive a lungo termine di una domanda in crescita proveniente dalle economie emergenti, abbiamo timori sul continuo deterioramento delle condizioni economiche a breve termine, sulla mancanza di una certezza su quando tali condizioni miglioreranno e sui rischi per gli azionisti&#8221;.</p>
<p>Le autorità australiane e americane avevano già dato il loro assenso alla fusione. Quelle europee non avevano ancora dato il via libera. L&#8217;antitrust del Vecchio Continente richiedeva, infatti, la cessione di alcune attività prima del merger.</p>
<p>A Londra Bhp Billiton registra un rialzo del 10%. In caduta libera, invece, Rio Tinto, che segna una flessione del 40%.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3945/bhp-billiton-rinuncia-all%e2%80%99acquisto-di-rio-tinto">Bhp Billiton rinuncia all’acquisto di Rio Tinto</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 13:57 di martedì 25 novembre 2008.</p>
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  </item>

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    <title>Alitalia: fiches sul tavolo, il banco a Colaninno</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3778/alitalia-fiches-sul-tavolo-il-banco-a-colaninno</link>
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    <pubDate>Wed, 27 Aug 2008 15:15:49 GMT</pubDate>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/puntata.jpg" class="post" align="left" border="0" width="245" height="175" alt="alitalia governo intesa sanpaolo investitori airone colaninno benetton tronchetti provera gavio" /></p>
<p>Alla fine i &#8220;capitani coraggiosi&#8221; incaricati di salvare Alitalia si sono fatti vivi e hanno messo la loro fiche sul piatto della newcompany sponsorizzata da Roberto Colaninno con 200 milioni di euro. La Compagnia aerea italiana che dovrà traghettare la Magliana attraverso fusioni, scorpori, alleanze e aumenti di capitale sarà per il momento affidata a Rocco Sabelli, già nominato amministratore unico della Srl da un miliardo di euro pronta a divenire una società per azioni.</p>
<p>Il Governo ha fatto i salti mortali per promuovere questa impresa che raggruppa alcuni dei più importanti imprenditori italiani, da Benetton a Marco Tronchetti Provera, da Salvatore Ligresti a Marcellino Gavio passando per il numero uno di Confindustria nonché ad delle acciaierie omonime Emma Marcegaglia. Insomma la cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi in tempo di elezioni non ha tagliato la corda - come molti temevano - e alla fine ha messo la faccia e i quattrini in cambio di un appoggio più che conciliante di banche e istituzioni.</p>
<p>Nel frattempo il Governo sta lavorando a un decreto legge ad hoc che piegherà la Legge Marzano alle circostanze e permetterà alla newco presieduta da Colaninno di fare tutto quello che riterrà opportuno, dalla cessione del personale a quella delle rotte o di rami industriali. E&#8217; previsto anche che l&#8217;Antitrust chiuda un occhio sulla concentrazione delle rotte e delle quote di mercato dopo la fusione fra Alitalia e AirOne e in molti a Roma incrociano le dita perché le reazioni europee non siano troppo dure.</p>
<p>Si tratta, insomma, di una serie di manovre straordinarie e spesso poco ortodosse che il Governo sta attuando per salvare il salvabile (e la faccia) dopo le promesse elettorali. La regia finanziaria del film &#8220;Salviamo la compagnia&#8221; è affidata come noto a Intesa Sanpaolo che ha già previsto esuberi da 7000 unità (molti di più di quelli calcolati a suo tempo da AirFrance o da AirOne) e la scissione della società in due tronconi (uno sano affidato a manager e alleati e uno destinato al commissariamento, la cosiddetta bad company).</p>


<p>
I manager di Intesa sono già partiti in pellegrinaggio per Parigi dove incontreranno in giornata i vertici di Air France per presentare il proprio progetto. La necessaria alleanza con un big come Air France-KLM o Lufthansa rimane comunque appesa a un filo: a Vienna la partita per la conquista di Austrian Airlines costringerà gli sconfitti a rivolgersi subito all&#8217;Italia e quindi condizionerà gli equilibri europei.</p>
<p>Rimangono indignate le considerazioni dell&#8217;opposizione, delle sigle sindacali e delle associazioni dei consumatori. Qualcuno commenta con malizia che dopo tanti giri alla fine si torna a supplicare Air France di intervenire, qualcuno preoccupato osserva che i costi sociali dell&#8217;impresa ricadono ancora sul pubblico. Gli esuberi saranno infatti distribuiti dal Tesoro fra vari enti pubblici come Fintecna, Poste Italiane, Catasto e Agenzia delle Entrate: chissà come la prenderà Brunetta. Il timore è che finisca, come spesso è accaduto nel Bel Paese, con i debiti spostati nelle casse dello Stato e gli utili trasferiti in quelle dei soliti noti. Molti dei protagonisti finanziari di questa vicenda sono infatti anche imprenditori cresciuti all&#8217;ombra di grandi privatizzazioni e di importanti concessioni: Benetton, Gavio, Tronchetti Provera e Colaninno sono cognomi sentiti già in altre stagioni non sempre finite col sole. Questa volta in ballo c&#8217;è una compagnia dai conti fallimentari e in una congiuntura assai sfavorevole.</p>
<p>E i piccoli azionisti di Alitalia? Sono già rassegnati a considerare quei titoli carta straccia: il concambio con le azioni della nuova Alitalia sarà di certo inferiore alla parità. (GD)</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3778/alitalia-fiches-sul-tavolo-il-banco-a-colaninno">Alitalia: fiches sul tavolo, il banco a Colaninno</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 17:15 di mercoledì 27 agosto 2008.</p>
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  <item>
    <title>Mariella Burani FG, le ipotesi di delisting non scaldano il titolo</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3689/mariella-burani-fg-le-ipotesi-di-delisting-non-scaldano-il-titolo</link>
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    <pubDate>Tue, 01 Jul 2008 16:59:41 GMT</pubDate>
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    <description>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Mariella Burani FG si muove in controtendenza alla fine di una mattinata pesantemente negativa per i mercati azionari. Il titolo e&amp;#8217; partito[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/borsanondiplastic.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="240" alt="burani fashion group opa offerta delisting" /></p>
<p><em>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Mariella Burani FG si muove in controtendenza alla fine di una mattinata pesantemente negativa per i mercati azionari. Il titolo e&#8217; partito subito in netto rialzo grazie a un comunicato diramato dalla societa&#8217; nel quale e&#8217; stata confermata l&#8217;esistenza di un progetto teso al delisting del titolo mediante lancio di un&#8217;OPA volontaria parziale o totale a un prezzo indicativo compreso tra 17 e 18 euro. L&#8217;OPA verrebbe lanciata da un veicolo controllato dall&#8217;azionista di riferimento, la famiglia Burani, con la partecipazione di alcuni partner industriali.</p>
<p>Hanno quindi trovato conferma le indiscrezioni del fine settimana pubblicate da un importante quotidiano. Il titolo si e&#8217; issato fin sui 16,56 euro per poi perdere terreno e stabilizzarsi al di sotto di area 16: restano quindi interessanti i margini di apprezzamento nel caso in cui l&#8217;operazione si dovesse effettivamente concretizzare.</p>


<p>
Le motivazioni dell&#8217;iniziativa della famiglia Burani sono probabilmente da ricercare nella &#8220;convenienza&#8221; del titolo a questi prezzi. La netta discesa vista negli ultimi dodici mesi ha infatti allontanato nettamente le quotazioni dai massimi storici a 27,38 euro toccati nel luglio del 2007. Inoltre anche a livello di multipli possiamo notare che il P/E si aggira attualmente intorno a quota 10, mentre ai prezzi dell&#8217;OPA ipotizzati nel comunicato si sale a 11-11,70, livelli decisamente invitanti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3689/mariella-burani-fg-le-ipotesi-di-delisting-non-scaldano-il-titolo">Mariella Burani FG, le ipotesi di delisting non scaldano il titolo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 18:59 di martedì 01 luglio 2008.</p>
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  </item>

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    <title>Opa Impregilo: non è detto che ci sia il premio</title>
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    <pubDate>Mon, 19 May 2008 15:44:09 GMT</pubDate>
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    <category>opa-per-tutti</category><category>az-italia</category><category>impregilo</category>
    <description>Impregilo monta in testa alla classifica dei rialzi dell’S&amp;#038;P/Mib. Una pioggia di acquisti riporta il titolo a quota 4,37 euro con un guadagno del 4,24 per cento. A suggerire gli investimenti[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/homerdoh_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="150" height="213" alt="impregilo igli gavio ligresti benetton costruzoni general contractor campania rifiuti opa offerta pubblica di acquisto obbligatoria equity swap mercato azioni quotazioni" /></p>
<p>Impregilo monta in testa alla classifica dei rialzi dell’S&#038;P/Mib. Una pioggia di acquisti riporta il titolo a quota 4,37 euro con un guadagno del 4,24 per cento. A suggerire gli investimenti su uno dei più importanti costruttori italiani sono le ipotesi di opa da parte degli azionisti di Igli, holding di controllo che possiede poco meno del 30% del capitale della società.</p>
<p>Un articolo pubblicato sabato dal Sole 24 Ore ha infatti evidenziato che a questi prezzi il titolo della società presieduta da Massimo Ponzellini viaggia sopra il valore dell’equity swap che consentirebbe agli azionisti di Igli (Benetton, Gavio e Ligresti) di comprare fino al 3% del capitale del gruppo a un prezzo di 4,16 euro a titolo. Questo comporterebbe il superamento della soglia del 30% e il lancio di un’offerta su tutto il capitale di Impregilo.</p>
<p>Corollario di questa manovra sono gli acquisti di oggi ossia la scommessa su un eventuale premio sui corsi attuali in caso di lancio dell’opa. In realtà il Testo Unico della Finanza prevede che in caso di superamento della soglia del 30% del capitale l’offerta sia promossa “a un prezzo non inferiore alla media aritmetica fra il prezzo medio ponderato di mercato degli ultimi dodici mesi e quello più elevato pattuito nello stesso periodo dall&#8217;offerente per acquisti di azioni della medesima categoria”. Ora il prezzo medio ponderato di Impregilo è di 4,17 euro (quello standard sarebbe di 4,7). L’equity swap di Igli permette a questa holding di comprare a 4,16 euro i titoli della società di costruzioni. A conti fatti dunque il prezzo dell’opa di Igli potrebbe piazzarsi molto al di sotto dei prezzi di oggi e permettere a Benetton&#038;company di lanciare un’offerta ben lontana dai 4,3 euro. Questo lascerebbe molti investitori con il cerino in mano.</p>


<p>
Ma ci sono anche altri motivi per cui Deutsche Bank ha recentemente portato la sua quota nel gruppo al 2,46% del capitale di Impregilo. In molti, infatti, credono nel rilancio delle infrastrutture con il nuovo Governo. Impregilo, che è divenuto recentemente il general contractor per il primo tratto della Pedemontana Lombarda, è sempre in attesa di nuove risoluzioni sul progetto del ponte sullo Stretto di Messina e potrebbe presto partire con i lavori per la costruzione dell’autostrada Annunziata-Faro: un’infrastruttura connessa alla realizzazione del ponte già da qualcuno contestata.</p>
<p>A suggerire nuovi rialzi del titolo Impregilo contribuisce anche la buona intonazione del comparto del cemento e delle costruzioni, mentre in questa atmosfera ottimistica passa in secondo piano il calo degli utili trimestrali dai 27,8 milioni del primo quarto del 2007 ai 20,7 milioni dello scorso 31 marzo. La vera svolta in realtà risale proprio alla fine di marzo, quando giunsero le favorevoli decisioni della magistratura sul caso dei rifiuti campani. Da allora il titolo ha ricominciato a guadagnare terreno. Adesso il pallino passa ad Igli.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3612/opa-impregilo-non-e-detto-che-ci-sia-il-premio">Opa Impregilo: non è detto che ci sia il premio</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 17:44 di lunedì 19 maggio 2008.</p>
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    <title>Ai fondi piace Burani, ma la famiglia non vuole</title>
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    <pubDate>Thu, 29 Nov 2007 16:51:25 GMT</pubDate>
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    <description>Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
I riflettori si accendono su Mariella Burani dopo le indiscrezioni di stampa secondo le quali Burani Designer Holding, che detiene il 56% del gruppo,[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/offerta_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="401" alt="mariella burani famiglia burani antichi pellettieri offerta opa a cascata 800 milioni di euro fondi trattative" /></p>
<p><em>Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>I riflettori si accendono su Mariella Burani dopo le indiscrezioni di stampa secondo le quali Burani Designer Holding, che detiene il 56% del gruppo, sarebbe in procinto di cedere il pacchetto di controllo al fondo Doughty Hanson. Quest&#8217;ultimo qualche mese fa avrebbe messo sul piatto 26 euro per azione e starebbe ora riproponendo la sua offerta, anche se non è chiaro se sempre a quel prezzo. In quest&#8217;ultimo caso si tratterebbe di un premio rispetto alle attuali quotazioni di mercato pari a circa il 30%. Il fondo britannico sarebbe tenuto però a sborsare circa 800 milioni di euro (metà equity e metà debito) visto che l&#8217;operazione comporterebbe una opa a cascata anche su Antichi Pellettieri, controllata al 53% da Mariella Burani.</p>
<p>Secondo indiscrezioni sarebbe interessato alla maison anche un altro fondo. Gli americani di Permira avrebbero presentato una offerta da 25 euro che potrebbe tuttavia essere rivista al rialzo. Permira in questo modo punterebbe a crescere ulteriormente nel settore della moda dopo la recente acquisizione del controllo di Valentino attraverso il proprio veicolo Red &#038; Black Lux.</p>


<p>
Intanto a Cavriago, pur confermando di &#8220;aver ricevuto di recente manifestazioni d&#8217;interesse da parte di alcuni fondi di private equity volte ad ipotesi di creazione di valore per la società&#8221;, sottolineano che non è giunta alcuna proposta scritta.</p>
<p>Giovanni Burani precisa comunque che, nonostante &#8220;i prezzi sono scesi molto e la società è oggi molto appetibile&#8221;, non intende vendere. Il fondatore del gruppo ha riconosciuto che &#8220;bisogna stare ad ascoltare chi viene a fare proposte per creare valore&#8221;, ma a quanto pare vuole che il gruppo resti italiano.</p>
<p>C&#8217;è però chi scommette che la famiglia emiliana sia pronta vendere a Doughty Hanson, reinvestendo poi i proventi della cessione nella nuova compagine azionaria.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3270/ai-fondi-piace-burani-ma-la-famiglia-non-vuole">Ai fondi piace Burani, ma la famiglia non vuole</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 18:51 di giovedì 29 novembre 2007.</p>
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    <title>Bpm: il mercato sembra aver perso le speranze</title>
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    <pubDate>Wed, 28 Nov 2007 16:48:24 GMT</pubDate>
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    <description>La Popolare di Milano rimbalza. Il titolo registra in chiusura di seduta un rialzo del 5,42% e si riporta a quota 9,92 euro recuperando parte delle perdite dei giorni scorsi. In realtà tutto lascia[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/nohope.gif" class="post" align="left" border="0" width="243" height="277" alt="bipiemme bpm amici della mazzotta credit mutuel bper banca popolare dell&#39;emilia romagna fusioni acquisizioni downtrend crollo titoli borsa banche bancario indice domestico" /></p>
<p>La Popolare di Milano rimbalza. Il titolo registra in chiusura di seduta un rialzo del 5,42% e si riporta a quota 9,92 euro recuperando parte delle perdite dei giorni scorsi. In realtà tutto lascia intendere che si tratti di una semplice correzione che probabilmente non intaccherà il downtrend che ha caratterizzato i corsi della Popolare milanese durante tutto il 2007. C’è infatti un canale ribassista disegnato dal massimo a 14,05 euro dello scorso 12 gennaio che si mostra molto solido. La performance annuale del titolo evidenzia poi un brutto -23% e anche durante l’ultimo mese le cose non sono andate bene, anzi. Un confronto con l’indice bancario domestico mostra infatti che l’azione Bpm ha perso in media più di quelle delle altre banche nelle ultime quattro ottave. In altre parole il settore delle banche va male in Borsa da un po’, ma la Popolare di Milano riesce a fare anche peggio.</p>
<p>L’andamento del titolo rivela quello che la stampa finanziaria più o meno gentilmente continua a ripetere da qualche mese, ossia che ci vuole una sposa se si vuole uscire dall’impasse. Il fatto che nell’ultimo periodo, nonostante gli annunci di possibili partnership con il Credit Mutuel o con la Bper (viene in mente quella canzone che ripeteva “ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più?”), il titolo abbia continuato a scendere suggerisce due immediate considerazioni. Come commentano molti analisti gli accordi in gioco non sono poi un gran cambiamento e lasciano la situazione un po’ come l’hanno trovata.</p>
<p>Si torna dunque al niente di fatto, con l’impressione che ancora una volta i sindacati interni e le questioni di politica e di poltrona abbiano trionfato sull’interesse della banca.</p>


<p>Un analista commentava così qualche tempo fa le voci sui nuovi accordi con il Credit Mutuel: “Poca roba, quello che sarebbe più utile sarebbe invece una crescita nel retail, magari a prezzi per sportello più ragionevoli di quelli che per ora girano sul mercato. Se vogliono rimanere in piedi devono in qualche maniera crescere. Chi si ferma è perduto”.<br />
Uno sguardo al grafico rivela che i 9,92 euro a cui scambia in chiusura di seduta il titolo sono un buono spunto per il recupero di quota 10 euro (minimo del 12 novembre e del 24 ottobre). La rottura di questa resistenza proietterebbe i prezzi verso i 10,62 euro (massimo del 12 e del 13 settembre). A supportare questa correzione del trend ribassista disegnato dal massimo del 12 gennaio scorso (14,05 euro) contribuisce probabilmente anche la situazione di ipervenduto denotata dall’indicatore di forza relativa RSI e ancor di più dall’indicatore stocastico. Rimangono però assai più critici i possibili movimenti al ribasso. Una eventuale rottura del supporto posto a 9,54 euro dal minimo del 9 agosto scorso potrebbe suggerire ulteriori vendite fino a 9,08 euro. Si trova qui un importantissimo sostegno posto dal minimo dello scorso 22 novembre. In quest’area transita infatti la trendline del canale rialzista di lungo periodo disegnato dal minimo a 4,89 euro del 20 agosto 2004.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3267/bpm-il-mercato-sembra-aver-perso-le-speranze">Bpm: il mercato sembra aver perso le speranze</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 18:48 di mercoledì 28 novembre 2007.</p>
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    <title>Manovre Generali: chi difende l&#039;onore di Bernheim</title>
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    <pubDate>Tue, 20 Nov 2007 17:02:31 GMT</pubDate>
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    <description>In difesa dell&amp;#8217;onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bernheim_generali_05.jpg" class="post" align="left" border="0" width="165" height="247" alt="bernheim antoine mps monte dei paschi mussari giuseppe leone di trieste unicredit mediobanca axa algebris tci hedge fund merger fusioni acquisizioni assicurazioni banche" /></p>
<p>In difesa dell&#8217;onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato francese. La Patria gli ha regalato la Legion d&#8217;onore alla presenza di René Caron, numero uno del Credit Agricole, e di Jean-Marie Messier, ex guida del gruppo Vivendi.</p>
<p>Il quotidiano britannico ha giudicato invece discutibili gli attacchi sferrati da Algebris alla struttura della corporate governance (passando per critiche all&#8217;età e alla remunerazione di Bernheim) e all&#8217;influenza di Mediobanca sulle scelte del gruppo. Questi gli argomenti del giornalista Paul Betts. Le prospettive di Bernheim nel gruppo sembrano comunque limitate perché già lui stesso ha dichiarato di non volere rinnovare il proprio mandato dopo la sua naturale scadenza, quindi la richiesta di cambiamenti entro i prossimi tre anni è sostanzialmente inutile perché già prevista. Quanto al ruolo di Mediobanca, maggiore azionista di Generali con una quota del 15,1 per cento, è possibile che una banca con un azionariato e un management tanto divisi sul futuro della banca d&#8217;affari debba essere tanto vincolata dalla gestione di un colosso come Generali? Fra l&#8217;altro lo sviluppo di quest&#8217;ultima deriva in gran parte dalle sue imprese estere e dalla sua capacità di crescere fino a combattere alla pari con i colossi europei Allianz e Axa. In quest&#8217;ottica Betts si chiede che senso abbia vincolarsi tanto a Generali.</p>


<p>
Visto dall&#8217;al di qua delle Alpi sembra il discorso di un extraterrestre che non si è accorto (o voluto accorgere) del fatto che Generali è un gigante irrinunciabile per il sistema finanziario ed economico italiano. A dimostrarlo le notizie degli ultimi giorni e il fatto che il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera hanno rivelato quello che il mercato sospettava da tempo: un braccio di ferro fra Intesa Sanpaolo e Unicredit per la conquista di un maggiore potere a Trieste.</p>
<p>Non a caso a Parigi ieri Bernheim ha parlato di un attacco alla compagnia &#8220;che vede coinvolti anche italiani&#8221;. Nel frattempo si è scoperto che Intesa Sanpaolo ha investito 50 milioni di euro in Algebris, il fondo che ha lanciato il sassolino nello stagno di Trieste. Poi si è saputo che, tramite il fondo Pioneer, anche Unicredit aveva investito una cifra simile nel fondo guidato da Davide Serra, (Profumo ha dichiarato che si è trattato di una scelta autonoma di Pioneer). Alla fine emerge che circa il 10% di Algebris è in mani italiane e che quindi quel sassolino forse è partito da molto vicino.</p>
<p>Un ruolo non secondario in questa partita potrebbe averlo poi anche il Monte dei Paschi di Siena. Il blitz sull&#8217;Antonveneta non sembra avere distratto più di tanto Giuseppe Mussari, presidente di Mps, dalle &#8220;partite che contano&#8221;. Il Monte dei Paschi ha ammesso infatti di avere investito 10 milioni di euro in Algebris e recentemente la Fondazione che controlla la banca senese ha dichiarato di avere in portafoglio l&#8217;1,9% di Mediobanca. Se si considera che il Monte dei Paschi ha una partnership sempre più stretta con il concorrente di Generali Axa, si capisce subito che da questa partita non manca nessun giocatore di rilievo.</p>
<p>A complicare le cose ci si mette anche un articolo del Corriere della Sera di oggi, secondo il quale Tci (The children investment fund), hedge fund già noto al mercato per mosse analoghe a quelle di Algebris su Abn Amro e l&#8217;americana Csx, ha fatto un investimento da oltre 440 milioni di euro su Intesa Sanpaolo ed è quindi un socio, seppure minoritario, del gruppo presieduto da Bazoli. In passato la stampa nazionale e internazionale ha evidenziato la vicinanza del fondo Algebris a Tci e sottolineato il fatto che spesso i due hanno operato di concerto in manovre simili a quella di questi mesi su Generali. Nel frattempo il braccio di ferro fra Intesa e Unicredit continua. Una danza che dopo tanti giri porta comunque ai soliti pochi nomi. Resta però da capire chi coglierà fuori posto la fine della musica.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3249/manovre-generali-chi-difende-lonore-di-bernheim">Manovre Generali: chi difende l'onore di Bernheim</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 19:02 di martedì 20 novembre 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Banca Marche e sportelli Unicredit. Riparte il risiko bancario?</title>
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    <pubDate>Mon, 29 Oct 2007 17:13:55 GMT</pubDate>
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    <description>Riceviamo da Stock Angel e con piacere pubblichiamo
Alla faccia di tutti gli scombussolamenti provocati dai mutui subprime, il risiko bancario dà ancora qualche segnale di vita: sta infatti prendendo[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/soldi10_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="189" alt="unicredit banca marche risiko banche merger sportelli banca popolare dell&#39;emilia romagna cessioni acquisizioni antitrust" /></p>
<p><em>Riceviamo da Stock Angel e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Alla faccia di tutti gli scombussolamenti provocati dai mutui subprime, il risiko bancario dà ancora qualche segnale di vita: sta infatti prendendo piede la lotta per gli sportelli.  Il Corriere della Sera ha pubblicato l’indiscrezione secondo cui la Banca Popolare dell’Emilia Romagna starebbe preparando un’offerta per gli sportelli in esubero di Unicredit. Come è noto, a seguito dell’ok dell’Antitrust alla fusione con Capitalia, Unicredit è obbligata a predisporre un bando per cedere una quota, che va da un minimo di 155 fino a un massimo di 180, dei suoi sportelli.<br />
Bper (oggi in rialzo a Piazza Affari) muovendosi in tal senso darebbe, però forza all’ipotesi che vede una sua rinuncia alla fusione con la Banca popolare di Milano.</p>
<p>A supporto di questa ipotesi vengono anche le recenti dichiarazioni del suo amministratore delegato, Guido Leoni, secondo cui l’integrazione con un’altra banca non è strettamente necessaria.</p>


<p>
La lotta per sportelli sarà comunque serrata. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, all&#8217;assemblea generale dell&#8217;Unione delle Province a Firenze, ha confermato che quando Unicredit presenterà il bando, anche Mps presenterà una sua offerta in linea con il piano industriale che prevede l&#8217;apertura di 400 nuovi sportelli entro il 2009.</p>
<p>La controllata di Credit Agricole, Cariparma, pare invece averci rinunciato dopo aver presentato un&#8217;offerta non vincolante per rilevare Banca delle Marche. Lo dice una portavoce dell&#8217;istituto, spiegando che questa operazione se andrà a buon fine &#8220;è coerente con i criteri, enunciati in occasione della presentazione del piano industriale, per un progetto di espansione&#8221; prima di aggiungere &#8220;Cariparma non è invece interessata agli sportelli UniCredit perché non sarebbe coerente con i criteri enunciati soprattutto dal punto di vista geografico&#8221;.</p>
<p>La lotta per la Banca delle Marche sarà ancora più aspra in quanto hanno presentato le loro offerte anche Intesa, Mps ed almeno un altro istituto.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3213/banca-marche-e-sportelli-unicredit-riparte-il-risiko-bancario">Banca Marche e sportelli Unicredit. Riparte il risiko bancario?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 19:13 di lunedì 29 ottobre 2007.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Enel prepara l&#039;opa russa</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3208/enel-prepara-l0pa-russa</link>
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    <pubDate>Thu, 25 Oct 2007 15:43:59 GMT</pubDate>
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    <description>Riceviamo da Stock Angel e con piacere pubblichiamo
Buona performance oggi per Enel. A Piazza Affari il titolo della società guidata da Fulvio Conti registra un rialzo dell&amp;#8217;1,55% e si porta a[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/contidirussia.JPG" class="post" align="left" border="0" width="215" height="226" alt="enel ogk-5 yukos acuisizioni opa fulvio conti offerta espansione" /></p>
<p><em>Riceviamo da Stock Angel e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Buona performance oggi per Enel. A Piazza Affari il titolo della società guidata da Fulvio Conti registra un rialzo dell&#8217;1,55% e si porta a quota 8,15 euro, sulla scia delle buone notizie provenienti dalla Russia. Oggi il colosso dell&#8217;elettricità ha messo un altro tassello importante nel processo di espansione all&#8217;estero avviato l&#8217;anno scorso e ha acquisito un ulteriore 7,15% della russa Ogk-5.</p>
<p>L&#8217;operazione, comunicata in giornata al mercato, è stata condotta dalla controllata Enel Investment Holding. L’accordo vale circa 304 milioni di euro e ha permesso a Enel di avere adesso una quota di Ogk-5 pari al 37,15% del capitale.</p>
<p>Costituita nel 2004 Ogk-5 è una delle sei società russe di generazione elettrica destinate alla privatizzazione dopo le smebramento e la liquidazione di Yukos. Fra gli asset di rilevo che la nuova controllata di Enel porta in dote spiccano quattro centrali termoelettriche situate in diverse regioni della Russia.</p>


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A breve sarà lanciata un&#8217;opa sull&#8217;intero capitale di Ogk-5 in quanto la legislazione russa, come quella italiana, prevede l&#8217;obbligo di offerta pubblica di acquisto al superamento della soglia del 30% del capitale.</p>
<p>Secondo la legislazione russa, nell&#8217;opa il prezzo di ogni azione Ogk-5 non potrà essere inferiore a 4,4275 rubli, il prezzo più alto cioé corrisposto dall&#8217;acquirente negli ultimi otto mesi.</p>
<p>Enel si appresta quindi a diventare la prima società estera ad avere il pieno controllo di una utilitity russa, anche se il prezzo che paga per questo “privilegio” non è senz&#8217;altro a sconto. In questo tipo di operazioni, infatti, il prezzo di riferimento è di solito calcolato sui kilowattora di capacità. Enel in pagherà 690$ per kilowattora: un prezzo alto se si considera che il prezzo medio risulta essere pari a 500 dollari, anche se in un passto recente la tedesca E.On è arrivata a pagare la cifra record di 750 dollari.</p>
<p>In ogni caso è normale dover corrispondere un premio per ottenere il controllo di una compagnia e, in un ottica strategica, appare un operazione quasi obbligata considerati “i limiti” che l&#8217;Antritust impone alla società italiana sul mercato interno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3208/enel-prepara-l0pa-russa">Enel prepara l'opa russa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 17:43 di giovedì 25 ottobre 2007.</p>
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