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Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti

pubblicato da Carlo Tissi in: Notizie Persone & fatti Persone Politica


L’attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che inizialmente l’hanno sostenuto e ne hanno largamente beneficiato. Eppure l’inversione di tendenza tarda ad arrivare, nonostante uno stato delle cose chiarissimo e l’opinione di autorevoli economisti e manager.

Roger L. Martin preside della Rotman School of Management presso l’Università di Toronto, è uno di questi, e nel suo nuovo libro Fixing the Game utilizza un linguaggio metaforico per dare voce e sostanza ad una considerazione che risale al 1999 ed è stata attribuita a Jack Welch, celebre amministratore delegato della General Electric, un manager in grado di portare la sua azienda da 12 miliardi di dollari di fatturato ad oltre 360.

Massimizzare il valore delle azioni è l’idea più stupida del mondo“.

Oggi esiste una scollatura tra l’economia reale (per semplificare quella delle fabbriche e degli uffici in cui vengono progettati e realizzati prodotti, le merci e i servizi sono venduti e comprati e alla fine ai ricavi si sottraggono le spese per determinare l’esatta quantità di dollari di profitto realizzati) e il cosiddetto “mercato delle aspettative”, l’economia finanziaria.

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Tra tasse e megaricchi, già scelto il successore di Warren Buffett

pubblicato da Administrator in: Notizie Persone

warren buffett combs toddWarren Buffett, gigante della finanza internazionale un paio di giorni fa ha proposto la sua ricetta anticrisi: smetterla di coccolare i megaricchi come lui e fargli pagare qualche tassa in più, lo scriveva sul NYTimes. Buffett portava naturalmente l’esempio della tassazione negli Stati Uniti, e di quanto lui pagasse di tasse ogni anno - circa 7 milioni di dollari - mentre dall’altra parte dell’oceano, Luca di Montezemolo a proposito del decreto anticrisi di Giulio Tremonti diceva “Una cosa è chiedere un contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico”. Una coincidenza singolare. Ma in queste ore, mentre si attenua il chiasso per l’articolo firmato Buffett in cui chiede gli vengano aumentate le tasse, arrivano le conferme del successore. Già perché Buffett ha spiegato alla PBS che

“Ci sono molte persone adatte, ma solo su una il board si è mostrato d’accordo (…) se morissi stanotte, domattina ci vorrebbe meno di un’ora al board per annunciare il mio sostituto

Un nome che circolava fin dallo scorso ottobre era quello di Todd Combs, manager di Berkshire Hathaway, in precedenza in forza alla Castle Point Capital Management.

El-Erian di Pimco: "Euro, Dollaro o Yen? Come scegliere la maglietta meno sporca"

pubblicato da Administrator in: Valutario Persone Titoli esteri

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Quando parla PIMCO, il gigantesco fondo d’investimento, il più grande nel mercato dei bond, meglio stare a sentire. La Pacific Investment Management Company ha infatti espresso tramite il suo ceo Mohamed A. El-Erian alcune opinioni interessanti sul dollaro, sullo yen e sull’euro.

Partiamo dal dollaro: El-Erian esclude al momento di investire in bond del Tesoro statunitensi, principalmente perché non vede all’orizzonte mosse risolutive da parte del governo Usa in tema fiscale, inoltre si spinge a prevedere una crescita dell’inflazione per i prossimi mesi.

Inoltre ora quei bond costano semplicemente troppo. Interessante il commento finale sulle tre valute di Stati Uniti, Europa e Giappone

El-Erian non è particolarmente ottimista riguardo alle tre principali valute del globo. “Dollaro, Yen ed Euro, hanno tutti dei problemi”.

Dovendo scegliere una valuta nella quale investire, si spinge in una metafora di questo tipo “È come decidere qual è la maglietta meno sporca. Ecco cosa sono diventate le tre valute più importanti del pianeta”

Via | Investment News

Usa: della vittoria del Tea Party dovrà tener conto anche Bernanke

pubblicato da Ferry Boat in: Obbligazionario Persone Azioni Italia Politica

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Non è certo la prima volta che le elezioni di Medio Termine degli Stati Uniti sfiduciano il presidente in carica: è già successo con Ronald Reagan, con Bill Clinton e con George Walker Bush che comunque erano sempre stati riconfermati poi per il successivo mandato. Si tratta di tre nomi che comunque pesano nella storia americana recente e di tre “fantasmi” con i quali l’esecutivo di Obama è costretto a confrontarsi in varia maniera. Al momento però una cosa è certa, i falchi del Tea Party repubblicano non sono stupidi come i liberal li hanno dipinti finora e riescono a canalizzare quel malcontento americano assai diffuso a due anni dall’elezione di Obama. Sarà che la disoccupazione viaggia ancora intorno a un insostenibile 10%, che la ripresa tarda ad arrivare nonostante gli impegni multimiliardari del Governo e che i signori di Wall Street sembrano ancora mantenere saldo il controllo del Paese nonostante le riforme finanziarie varate o promesse dall’Esecutivo. Certo le sfumature anarchiche dei nuovi Republican, di quelli cioé che abolirebbero la Fed e vorrebbero dei tagli della spesa pubblica e quindi del Welfare antitetici alle posizioni della Casa Bianca saranno sempre più pesanti negli orientamenti del Congresso, o almeno della Camera dove l’opposizione all’attuale esecutivo ha ribaltato una maggioranza schiacciante guadagnando 60 seggi. Il nuovo assetto del Congresso che, va ricordato, non può sfiduciare il Presidente in carica, regala comunque la maggioranza alla Camera dei Deputati ai repubblicani (239 seggi contro i 183 dei democratici di Obama). Il Senato mantiene la maggioranza democratica con 51 seggi blu contro i 46 rossi dei Repubblicani. Nelle fila dei GOP, come viene soprannominato il partito repubblicano USA (Grand Old Party), spiccano i nomi di uomini come Rand Paul figlio del politico repubblicano Ron, o di John Bohener che prende il posto della democratica Nancy Pelosi alla presidenza della Camera americana. Il primo è un elemento di spicco del Tea Party, sorta di movimento repubblicano dentro il partito ma schierato contro la vecchia nomenclatura dell’epoca Bush che è divenuto il vero protagonista di queste elezioni. Il secondo, John Bohener, è un uomo politico di lungo corso da sempre vicino a varie lobby economiche nonostante le sue dichiarazioni contro corrente e contro il sistema attuale. Al loro nome merita di essere accostato quello di Marco Rubio. Dietro i proclami sulla “Real America” di una rediviva Sarah Palin si vede però un dibattito sempre più acceso su temi spiccatamente economici. Il debito pubblico degli Stati Uniti è già chiaramente indirizzato oltre la soglia massima dei 14,3 miliardi di dollari oltre la quale Obama si troverebbe a un bivio: tagliare la spesa pubblica di oltre quel 5% già annunciato e magari trovare un accordo con la Camera su questo, oppure cercare di tirare dritto trovando delle alleanze trasversali nel Congresso. Di certo il deficit spending esce un po’ con le ossa rotte dall’ultimo scrutinio e il sostegno delle masse al Welfare, su cui pure punta l’attuale Presidenza, sembra vacillare nonostante la riforma sanitaria varata da Obama, riforma che resta una delle manovre più criticate dai repubblicani. Secondo alcuni osservatori i timidi rialzi di Wall Street di ieri (e quelli ancor più flebili di oggi) sarebbero sintomatici di un orientamento dei mercati a un cambio di rotta a Washington. Di certo gli operatori oggi guarderanno con enorme attenzione alla Fed che stasera deciderà sui tassi e sulle manovre di quantitative easing. Se il riacquisto di Treasuries dovesse rivelarsi inferiore ai 500 miliardi di dollari i mercati azionari potrebbero risentire della decisione. Resta poi da vedere anche se i riacquisti della Banca centrale Usa, ossia i suoi sostegni all’economia a stelle e strisce, saranno decisi in una manovra sola o verranno spalmati nel tempo. Di certo anche Ben Bernanke dovrà a questo punto tenere conto degli orientamenti tutt’altro che morbidi del Tea Party.

Safilo pronta a cogliere la sfida, nonostante le tensioni sui prezzi

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Assicurazioni

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Safilo ci vede benissimo anche senza gli occhiali della Diesel che dal prossimo anno non sarà più in partnership con l’azienda veneta per questo prodotto. Il titolo oggi ha toccato un massimo a 8,19 euro e potrebbe anche tentare un allungo, nelle prossime settimane oltre gli 8,5 euro. La perdita del marchio della Diesel riduce a 28 i marchi in licenza ai quali vanno comunque aggiunti 5 marchi di proprietà.

Se però si guarda all’ultima trimestrale, magari in attesa dei dati semestrali del prossimo 2 agosto, si nota che il business finora si è mostrato molto resistente, nonostante la società sia passata per fenomeni tumultuosi con il disimpegno dei Tabacchi, oggi scesi al 10% del capitale del gruppo, e l’ascesa nella compagine proprietaria del gruppo di Hal, grande distributore internazionale oggi al 37,2% del capitale.

Il conto economico del gruppo mostra praticamente risultati invariati con vendite a 286 milioni contro i 287,9 del primo trimestre del 2009 e un ebitda in crescita a 34,6 milioni contro i 30,2 milioni di un anno prima. L’utile del gruppo rimane invariato a 1,7 milioni per via di imposte cresciute da 2,6 a 3,9 milioni di euro e per svalutazioni di imposte differite per 4,8 milioni di euro. Il fatto che però nel conto economico l’utile operativo cresca da 19,1 a 24,1 milioni di euro lascia sperare per il trimestre in corso e per i prossimi in un forte miglioramento della reddittività del gruppo.

Tutto l’anno sarà influenzato dalla cessione del business retail a fine 2009 (vendute la catena spagnola e quella australiana con la riduzione dei punti vendita a 219 dai 221 precedenti) che modifica il perimetro della società ma sembra anche eliminare degli asset in perdita. Il calo dei prezzi degli occhiali pone sotto pressione i margini dei grandi gruppi e potrebbe avere effetti anche su Safilo che, in quanto produttrice, vuole cogliere le occasioni che il riposizionamento di grandi marchi con la creazione di linee più a basso costo offre ai vari produttori.

La buona redditività industriale e la solida generazione di cassa incoraggiano la ripresa dell’azienda. La posizione finanziaria netta, infine passa da un saldo negativo di 588 a uno di 315 milioni di euro con un patrimonio netto di 763,1 milioni di euro. La solidità patrimoniale del gruppo è dunque molto rafforzata.

Il rapporto conflittuale con gli storici soci della famiglia Tabacchi non sembra però essersi del tutto rasserenato. Circa un anno fa un impianto di Safilo a Precenicco (impianto oggi dismesso) era risultato irregolare: sembra che venissero trasformati in oggetti in made in Italy degli occhiali provenienti dalla Cina. Alla fine, riporta il Messaggero Veneto di qualche giorno fa, Vittorio Tabacchi, attualmente presidente onorario della Safilo, ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione convertiti in 6.840 euro di ammenda.

Un’ammenda tanto ridotta da fare infuriare i sindacati della Cgil, della Cisl e i lavoratori che presidiano i cancelli dell’azienda e da fargli chiedere a gran voce una nuova legge sulla difesa del made in Italy. All’imprenditore in effetti è bastato cancellare il marchio “made in Italy” per ottenere il dissequestro della merce. In realtà Safilo, gigante mondiale delle montature per occhiali da sole e da vista non ha mai avuto gravissimi problemi industriali, a monte, però, i Tabacchi hanno rischiato di essere soffocati dai debiti tanto da dover cedere alla fine il controllo della società. Adesso i nuovi soci potrebbero avviare un nuovo corso in contemporanea a una ripresa che sembra incoraggiata dal recupero dell’export tricolore. Forse il ribasso dell’euro potrà incoraggiare una maggiore attenzione per la produzione italiana, di certo il gruppo ha i numeri per competere nello scenario attuale su tutti i mercati principali.

Il nuovo assetto della finanza globale appeso al discorso di Obama

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Banche Politica

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Sono giornate frenetiche per la finanza e per la politica globale. Stasera il presidente Barack Obama dovrà tenere un importante discorso dal quale potrebbe dipendere il suo futuro politico dopo la perdita nel Massachusetts di un seggio chiave al Senato. Dovrà ritrovare quella scintilla in cui sperano molti dei suoi sostenitori, ricucire i rapporti con il ceto medio e rilanciare le riforme chiave della sanità e della finanza globale alle quali in questi giorni rimane appeso il suo destino politico.

Proprio sulla finanza si gioca una delle partite più importanti, non solo per Washington, ma per il mondo intero. Seguendo i consigli di Paul Volcker il presidente americano ha infatti lanciato nuove proposte contro i “too big to fail”, quei colossi finanziari come Aig o Bank of America che non possono fallire, perché metterebbero in ginocchio tutto il sistema, e finiscono per pesare sui contribuenti nei periodi di crisi.

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Autostrada Torino-Milano: in arrivo fondi dalla Bei

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Automotive Autostrade

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Con il via libera della Banca europea degli investimenti si pongono le basi per una più stretta maglia di collegamenti tra l’Italia e la Francia. Ieri la Bei ha infatti approvato finanziamenti complessivi per 500 milioni di euro per diversi progetti autostradali portati avanti dal gruppo dei Gavio, i signori delle autostrade piemontesi e i secondi concessionari italiani alle spalle dei Benetton.

Nel dettaglio la Bei ha approvato un finanziamento da 350 milioni di euro per il completamento dell’autostrada tra Greggio (Vercelli) e Milano nell’ambito dell’Autostrada Torino-Milano: il costo totale del progetto è di circa 1,1 miliardi di euro e i 57 chilometri da completare dovranno essere pronti in quattro anni. Già nel 2002, ricorda la Bei, il primo tratto Torino-Greggio era stato finanziato con 150 milioni di euro interamente ripagati. Ai 350 milioni di euro che andranno al gruppo Sias, si sommano poi altri finanziamenti per 150 milioni di euro che saranno invece investiti in altre tratte autostradali gestite dalla famiglia tortonese sulla Torino-Ivrea e sulla Torino-Piacenza, sulla Ventimiglia-Savona, sulla tratta Liguria-Toscana e in Valle d’Aosta.

Il gruppo Gavio attraverso le holding Argo Finanziaria e Aurelia controlla un puzzle di attività che spaziano dalla logistica portuale (a Genova), alle concessioni autostradali (Sias, Autostrada Torino-Milano, quote in Milano Serravalle), alle costruzioni e agli aeroporti (Impregilo), ai trasporti (quote in Ferrovie Nord Milano) al nuovo importantissimo ramo dell’energia (Cie). Un impero che accoglie anche quote nello storico alleato Mediobanca, ma che è messo a dura prova dalla recente scomparsa del fondatore Marcellino Gavio e dalla divisione delle quote della holding Aurelia fra i figli e nipoti con il ruolo di successore designato a Beniamino Gavio.

Gli ultimi finanziamenti giungono dunque al momento opportuno, mentre si deve costruire una nuova strategia generale che regali al mercato un’immagine di compattezza in parte andata perduta. Le sfide sui mercati appaiono notevoli, qualcuno ha persino ipotizzato che gli spagnoli di Abertis, dopo il fallimento della fusione con Atlantia-Autostrade per l’Italia, potessero nutrire delle mire per il polo autostradale piemontese. Equilibrio finanziario e crescita potranno essere sostenuti nei prossimi mesi soltanto con una strategia unitaria, chiara e lungimirante. Il rapporto con le banche, con Unicredit e la sua partecipata Mediobanca in primis, non sarà meno importante, sebbene anche da lì c’è il rischio che provenga qualche insidia.

Fondiaria Sai: voci d'interesse di Axa

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Generali Assicurazioni Ligresti Salvatore

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Il gruppo Fondiaria Sai continua a far parlare di sé, volente o nolente. Le ultime indiscrezioni di stampa del Giornale parlano di un contatto informale con il gruppo francese Axa che potrebbe essere interessato ad ampliare la propria presenza in Italia rilevando la prima compagnia assicurativa nazionale nel settore danni. Fonsai non è in vendita, ha chiarito subito la compagnia dei Ligresti; tuttavia un’offerta generosa potrebbe smuovere gli azionisti storici e convincerli a cedere una parte almeno della compagnia.

Il debito della holding quotata Premafin ammontava a fine settembre scorso a 2,17 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 3,79 miliardi di euro, ma anche di un combined ratio del settore danni pericolosamente cresciuto al 103,3 per cento. Nei nove mesi gli oneri correlati a sinistri sono passati da 6 a 9 miliardi di euro cancellando in pratica la crescita dei ricavi e le buone performance del ramo vita: risultato? Primi nove mesi in rosso e situazione in peggioramento nel terzo trimestre. La debolezza del comparto immobiliare, storica attività dalla quale nasce l’impero del costruttore siciliano Ligresti, non ha bilanciato gli effetti di questa congiuntura negativa, al punto che si era ipotizzata una cessione di Citylife, uno dei più importanti progetti immobiliari di Milano e anche una delle maggiori occasioni di crescita della società. Lo stesso Salvatore Ligresti ha poi smentito questa ipotesi, dopo aver proposto delle modifiche alla distribuzione dei volumi nei progetti riguardanti i grattacieli centrali dell’area in questione.

Ieri Il Sole 24 Ore ha rivelato il raggiungimento di un accordo con gli istituti di credito per la ristrutturazione dei debiti accumulati nella holding Sinergia che controllava anche alcune attività e beni personali della famiglia Ligresti. Di recente altri interventi sul debito sono stati compiuti anche nel ramo immobiliare e nelle società quotate Premafin e Fondiaria. Una cessione corposa ai francesi di Axa non pare dunque strettamente necessaria, almeno per il momento.

Tuttavia va ricordato che una simile operazione avrebbe risvolti politici di primo piano e cambierebbe tanto gli equilibri del settore assicurativo in Italia da richiedere un placet di Roma. Da un lato per il semplice fatto che Fonsai è una compagnia di primo piano a livello nazionale, dall’altro perché controlla quote importanti della stessa concorrente Generali (fin dai tempi di una celebre sponda tra Ligresti ed Enrico Cuccia) che è una compagnia di dimensioni paragonabili alla stessa Axa e fortemente influenzata da un’ala francese del proprio azionariato. I rappresentanti del governo appaiono coinvolti persino a titolo personale nella faccenda. Visto che Ligresti è da tempo un noto sostenitore e amico personale di Silvio Berlusconi, che familiari del premier ricoprono ruoli di primo piano in Mediobanca (primo azionista di Generali) e che i legami del leader della Pdl con il mondo assicurativo (anche tramite Mediolanum) sono da tempo molto forti. Insomma, prima di tentare l’assalto della roccaforte finanziaria dei Ligresti, bisognerà che Axa faccia una capatina a Roma. Ammesso che non l’abbia già fatta.

Pirelli Re: prove di fusione con Fimit

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Tronchetti Provera Marco Azioni Italia Pirelli

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Sicuramente gli ultimi anni si stanno rivelando particolarmente vivaci per Pirelli Re che in più settori si è mossa con attenzione e rapidità raggiungendo dei risultati spesso notevoli, ma anche subendo pesantemente gli effetti della crisi generale e di un indebitamento notevole. L’ultima novità riguarda però un’alleanza appena progettata: quella con Fimit, società che gestisce 12 fondi e che potrebbe allearsi al ramo immobiliare dell’impero industriale di Marco Tronchetti Provera.

La notizia sembra piacere molto al mercato che oggi scalda il titolo Pirelli Re con rialzi di quasi cinque punti percentuali. D’altra parte che Pirelli Re abbia bisogno di strategie decise in questo momento di crisi è noto. L’aumento di capitale da 400 milioni di euro completato a luglio è sicuramente servito, ma i problemi sono ancora numerosi. Il gearing (inteso come rapporto tra posizione finanziaria netta esclusi i crediti per finanziamenti e patrimonio netto: quindi come capacità di far fronte con mezzi propri agli investimenti del gruppo) è passato a 0,65 dal 2,35 di fine 2008. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo negativo di 861,8 milioni di euro a uno di 447,4 milioni di euro.

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Infrastrutture: quanti dossier portano a Ponzano

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Impregilo Autostrade Benetton family

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L’attenzione del Governo e del mercato si focalizza in questi giorni sulle infrastrutture e ancora una volta un ruolo di primo piano sembra giocato in questo settore dalla famiglia Benetton. Il gruppo di Ponzano Veneto che controlla Atlantia, Autogrill, quote importanti di Gemina (quindi degli Aeroporti di Roma) e di Impregilo, oltre a diversi altri asset nel settore aeroportuale e ferroviario non poteva d’altronde rimanere estraneo ai progetti di rilancio infrastrutturale italiano.

Le recenti delibere del Cipe che finanzieranno opere fondamentali un po’ in tutto il Bel Paese (dalla Pedemontana lombarda al Ponte sullo Stretto) vedranno, infatti, Impregilo spesso al primo posto fra i beneficiari dei finanziamenti.

Non meno importante è il ruolo degli stessi Benetton nel settore aeroportuale, dove la famiglia di Ponzano Veneto controlla una quota importante di Gemina (e quindi della sua controllata Aeroporti di Roma) e ha di recente tirato un po’ la giacca ai soci dicendosi pronta a supportare un aumento di capitale da oltre 500 milioni di euro, se necessario. Anche in questo caso il travagliato via libera all’aumento delle tariffe aeroportuali giunge gradito in un momento delicato per il riassetto del traffico aereo italiano. Altri interessi ancora portano la famiglia veneta nel business delle ferrovie (Eurostazioni-Grandi Stazioni).

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