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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 16:15:18 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>L&#039;Ue verso il no alle nozze Nyse-Deutsche Boerse</title>
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    <pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:30:45 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>persone-fatti</category><category>titoli-esteri</category><category>ma</category><category>antitrust borse</category><category>commissione europea</category><category>deutsche boerse nyse</category><category>fusioni</category>
    <description>Grossi guai e molta confusione tra Nyse Euronext e Deutsche Boerse: i vertici aziendali lavorano da quasi un anno alla fusione tra le due società di gestione degli scambi azionari, ma adesso rischiano[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/deutscheboerse.jpg" class="post" border="0" width="586" height="416" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Grossi guai e molta confusione tra Nyse Euronext e Deutsche Boerse: i vertici aziendali lavorano da quasi un anno alla fusione tra le due società di gestione degli scambi azionari, ma adesso rischiano di dover fronteggiare il No della Commissione Europea, preoccupata dalle conseguenze di questo matrimonio sulla concorrenza.</p>
<p>Da diversi giorni circola la notizia - rilanciata sia dal Financial Times sia da Bloomberg - che la Commissione di Bruxelles ha già deciso <a href="http://www.forbes.com/sites/afontevecchia/2012/01/10/eu-reportedly-blocks-nyse-deutsche-boerse-merger-on-monopoly-concerns/">di bocciare la fusione</a> tra i due colossi, in particolare per il timore che si crei un monopolio sul mercato dei derivati, un tipo di prodotti tra l&#8217;altro particolarmente colpiti dalle critiche per la crisi finanziaria dell&#8217;ultimo anno.</p>
<p>Il vicepresidente della Commissione, lo spagnolo Joaquin Almunia, responsabile dell&#8217;Antitrust, a quanto sostengono molte fonti vicine al dossier, ha dato un parere negativo all&#8217;operazione che darebbe vita al primo grupo mondiale nei mercati azionari; a quanto pare, in risposta a questi movimenti, oggi si incontrano i leader delle due società, Reto Francioni, ad di Deutsche Boerse e Duncan Niederauer, Ceo di Nyse Euronext.</p>


<p>Arrivati a questo punto, infatti, dopo che sembrava ormai realizzabile il matrimonio tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, abbandonare tutto e rinunciare rischia di essere troppo costoso, per questo motivo il termine per definire l&#8217;accordo, in attesa del via libera dei regolatori, è stato spostato al 9 febbraio. Intanto i portavoce di Db e Nyse negano che sia già arrivata una risposta negativa da Bruxelles e spiegano che le trattative vanno avanti in attesa di una decisione ufficiale: questo è il momento dei lobbysti, che cercheranno di lavorare ai fianchi tutti i commissari dei vari paesi europei, dal momento che la decisione definitiva sarà comunque collegiale.</p>
<p>Il punto è che la relazione di Almunia è molto critica sull&#8217;operazione, in particolare sull&#8217;unione di Liffe ed Eurex, i listini delle due società che si occupano di derivati.  Unire queste due realtà potrebbe “avere un impatto negativo sull&#8217;innovazione nei prodotti derivati e sulle soluzioni tecnologiches”, mettendo ko i concorrenti, secondo un rapporto della Commissione Europea che risale ad agosto 2011.</p>
<p>L&#8217;acquisizione da parte di Deutsche Boerse <a href="http://www.businessweek.com/news/2012-01-11/nyse-deutsche-boerse-in-balance-as-francioni-visits-niederauer.html">è un affare da 6,6 miliardi</a> di dollari, rispetto agli oltre 9 miliardi di febbraio 2011 quando fu annunciata l&#8217;intenzione di Db di fondersi con Nyse, nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione amichevole. L&#8217;accordo iniziale prevedeva lo scambio di azioni di Deutsche Boerse alla pari con titoli Nyse.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5019/lue-verso-il-no-alle-nozze-nyse-deutsche-boerse">L'Ue verso il no alle nozze Nyse-Deutsche Boerse</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:30 di mercoledì 11 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4963/basta-pensare-alle-azioni-bisogna-creare-clienti</link>
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    <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 19:32:37 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Carlo Tissi</dc:creator>
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    <category>notizie</category><category>persone-fatti</category><category>persone</category><category>politica</category><category>fixing the game</category><category>roger martin</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/364_dean_roger_martin500350.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="302" alt="" /><br clear="all" />L&#8217;attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che inizialmente l&#8217;hanno sostenuto e ne hanno largamente beneficiato. Eppure l&#8217;inversione di tendenza tarda ad arrivare, nonostante uno stato delle cose chiarissimo e l&#8217;opinione di autorevoli economisti e manager.</p>
<p><strong>Roger L. Martin</strong> preside della Rotman School of Management presso l&#8217;Università di Toronto, è uno di questi, e nel suo nuovo libro <strong>Fixing the Game</strong> utilizza un linguaggio metaforico per dare voce e sostanza ad una considerazione che risale al 1999 ed è stata attribuita a <strong>Jack Welch</strong>, celebre amministratore delegato della General Electric, un manager in grado di portare la sua azienda da 12 miliardi di dollari di fatturato ad oltre 360.</p>
<p>&#8220;<em>Massimizzare il valore delle azioni è l&#8217;idea più stupida del mondo</em>&#8220;. </p>
<p>Oggi esiste una scollatura tra l&#8217;economia reale (per semplificare quella delle fabbriche e degli uffici in cui vengono progettati e realizzati prodotti, le merci e i servizi sono venduti e comprati e alla fine ai ricavi si sottraggono le spese per determinare l&#8217;esatta quantità di dollari di profitto realizzati) e il cosiddetto &#8220;mercato delle aspettative&#8221;, l&#8217;economia finanziaria.</p>


<p>Sul mercato azionario si negoziano titoli di società tra gli investitori e la valutazione non è quasi mai legata ad elementi reali ed ancora più raramente si valuta quello che ci si aspetta che una data azienda diventi domani sulla base di quello che sono oggi. Secondo Martin questa frattura ha una precisa data d&#8217;inizio, il 1976. I professori <strong>Michael Jensen</strong> e <strong>William Dean Meckling</strong> della University of Rochester pubblicarono un documento apparentemente innocuo sul Journal of Financial Economics dal titolo &#8220;<em>Theory of the Firm: Managerial Behavior, Agency Costs and Ownership Structure</em>&#8220;.</p>
<p>Utilizzarono uno fra i più vecchi trucchi accademici: creare un problema per poi proporre una soluzione allo stesso senza badare al paradosso che il problema sia stato creato all&#8217;origine dall&#8217;articolo stesso. Il loro saggio sosteneva che a beneficiare della prosperità di una società fossero principalmente i suoi azionisti mentre i manager venissero assunti per lavorare per conto d&#8217;altri rimanendo dei meri agenti con l&#8217;inevitabile effetto di demotivarli. Tra il 1960 e il 1980 la proporzione fra il compenso degli amministratori delegati delle 365 società quotate più rilevanti e il fatturato della loro azienda aveva fatto registrare un calo del 33%.</p>
<p>Gli amministratori di un&#8217;impresa, per evitare effetti controproducenti, avrebbero dovuto divenire per ciò anche azionisti e ricevere una serie di corposi benefit in modo da produrre l&#8217;effetto di incentivare questi mandatari ad ottimizzare le attività e le risorse per se stessi più che per i loro capi. Jensen e Meckling hanno ignorato l&#8217;intuizione avuta da <strong>Peter Drucker</strong> nel 1973: l&#8217;unico obiettivo valido per un&#8217;impresa è quello di creare un cliente, non di massimizzare il ricavo per gli azionisti. </p>
<p>Questa cattiva idea ha preso rapidamente piede, come tutte le cattive idee che fruttano un sacco di soldi ad alcune persone. L&#8217;effetto distorsivo sul mercato è stato fortissimo: dal 1980 al 2010 il compenso dei CEO delle aziende quotate più importanti è cresciuto del 600% al punto da perdere qualsiasi collegamento con il fatturato delle aziende che amministrano.</p>
<p>Contemporaneamente sono diminuiti i rendimenti annuali reali delle attività e dei capitali investiti che secondo uno studio recente sono un quarto di ciò che erano nel 1965. Con il senno di poi è stata una scelta completamente sbagliata imbottire di tutto questo valore le azioni, incentivando l&#8217;organizzazione a breve termine e disincentivando politiche economiche virtuose, che creino lavoro e migliorino le condizioni di vita della società. </p>
<p>Alcuni esempi positivi esistono, Martin ne fa alcuni come la <strong>Apple</strong> e la <strong>Johnson &#038; Johnson</strong>, ma sostiene sia necessario fare modifiche legislative che aiutino a mettere di nuovo al centro il cliente e non il valore azionario.</p>
<p>Il capitalismo americano è in bilico, scrive Martin, anche perché è molto difficile far ragionare uomini che sono pagati per non farlo, ma il cambiamento, sostiene lui, arriverà comunque e non perché eticamente giusto, ma perché rende più soldi.</p>
<p>[Via | <a href="http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2011/11/28/maximizing-shareholder-value-the-dumbest-idea-in-the-world/">Forbes</a>]</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4963/basta-pensare-alle-azioni-bisogna-creare-clienti">Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 21:32 di martedì 06 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il Belgio nazionalizza per 4 miliardi di euro Dexia Bank Belgium</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4835/il-belgio-nazionalizza-per-4-miliardi-di-euro-dexia-bank-belgium</link>
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    <pubDate>Mon, 10 Oct 2011 07:44:55 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/dexiabelgium.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="285" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il Belgio <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-10-09/belgium-is-said-to-get-france-s-approval-to-buy-dexia-consumer-bank-unit.html">nazionalizza il ramo locale delle attività di Dexia</a> e si impegna a garantire per il 60,5% delle restanti attività; il resto è garantito dalla Francia (36,5%) e dal Lussemburgo (3%). La crisi finanziaria di Dexia - una delle maggiori banca europee e uno dei primi tentativi di creare un colosso sovranazionale - rischia di contagiare e mandare a fondo tutto il settore bancario continentale, perciò il governi si sono mossi con estrema tempestività.</p>
<p>Bruxelles <a href="http://www.reuters.com/article/2011/10/10/dexia-idUSL5E7L90W720111010">pagherà 4 miliardi di euro</a> per Dexia Bank Belgium, il ramo retail del gruppo finanziario con 6mila dipendenti, 4 milioni di clienti e depositi per 80 miliardi di euro. In vendita c&#8217;è anche un altro asset, Dexia Banque Internationale che potrebbe essere nazionalizzato dal governo lussemburghese.</p>
<p>I ministri delle Finanze di Belgio, Francia e Lussemburgo stanno lavorando assieme sul dossier per dare una risposta concertata e spegnere sul nascere questo nuovo focolaio di crisi: non è un caso che i tre governi si siano anche impegnati a garantire per i prossimi 10 anni 90 miliardi di prestiti interbancari e bond. Il Belgio coprirà il 60,5%, la Francia il 36,5 e il Lussemburgo il 3% della &#8220;bad bank&#8221; in cui verranno parcheggiati tutti i titoli tossici del gruppo.</p>


<p>I problemi per Dexia sono esplosi proprio con la crisi del debito che vedeva la banca franco-belga esposta sia verso la Grecia sia verso Italia e Spagna. Il gruppo, che pure aveva superato gli stress test, è entrato in crisi di liquidità e la settimana scorsa <a href="http://uk.reuters.com/article/2011/10/10/uk-dexia-idUKTRE7966K720111010">ha perso il 42% del proprio valore</a> in Borsa. Già di fronte alla crisi del 2008 Francia e Belgio erano intervenuti per garantire la banca.</p>
<p>Adesso il rischio è che la crisi di liquidità e di credibilità si allarghi ad altri gruppi bancari e assicurativi del continente, a meno che i mercati non si fidino dell&#8217;intervento statale. Il problema è anche un altro: a causa dell&#8217;impegno finanziario per salvare Dexia sia il Belgio sia la Francia rischiano un downgrade sul proprio ebito sovrano, appesantito da questo nuovo impegno. Sembra un circolo da cui è impossibile uscire.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4835/il-belgio-nazionalizza-per-4-miliardi-di-euro-dexia-bank-belgium">Il Belgio nazionalizza per 4 miliardi di euro Dexia Bank Belgium</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:44 di lunedì 10 ottobre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Crisi Finanziaria: I tagli l&#039;unica (e la vera) soluzione?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4768/crisi-finanziaria-i-tagli-lunica-e-la-vera-soluzione</link>
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    <pubDate>Sat, 27 Aug 2011 09:00:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Carlo Tissi</dc:creator>
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    <description>Cosa ha provocato la crisi finanziaria di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i debiti sovrani. Gli stati sono troppo indebitati, le agenzie di rating declassano persino i[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/johnnydeppnelfilmedwardmanidiforbice116490.jpg" class="post" border="0" width="586" height="322" alt="" /><br clear="all" />Cosa ha provocato la <a href="http://www.finanzablog.it/tag/crisi finanziaria">crisi finanziaria</a> di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i <strong>debiti sovrani</strong>. Gli stati sono troppo indebitati, le <a href="http://www.finanzablog.it/tag/agenzie di rating">agenzie di rating</a> declassano persino i titoli americani, le borse crollano bruciando capitalizzazioni già fragili, e parte la corsa folle ai tagli. In Italia siamo arrivati alla soglia dei 50 miliardi di euro recuperati con il <a href="http://www.polisblog.it/post/11107/manovra-al-via-liter-parlamentare-maggioranza-cercasi">decreto anti-crisi</a>, ma qualcosa di simile stanno facendo anche altri paesi europei, Francia in testa.</p>
<p>Il timore è sempre il solito: uno spread in salita e il declassamento di una delle famigerate <strong>Standard &#038; Poor&#8217;s</strong>, <strong>Moody&#8217;s</strong> e <strong>Fitch</strong> a provocare il panico degli investitori, mentre gli speculatori possono gioire. I governi fanno a gara ad emanare misure d&#8217;urgenza per contenere il debito, ma perdono di vista il problema fondamentale: il debito è insostenibile nel momento in cui le entrate fiscali non riescono a sostenerlo.</p>
<p>Dobbiamo forse ritenere che tutti i politici del mondo, da destra a sinistra, hanno smesso di credere alla possibilità di una crescita economica infinita? Potrebbe essere, ma non è quello che ci stanno raccontando. Nei fatti la crisi finanziaria sta colpendo indistintamente tutti, compreso il Regno Unito guidato da <strong>David Cameron</strong>. Proprio guardando a questo esempio risulta &#8220;profetico&#8221; l&#8217;intervento di un celebre economista a commento della legge di bilancio approvata dal governo conservatore all&#8217;inizio del 2011.</p>


<p>Il sempre originale premio Nobel per l&#8217;economia <a href="http://www.finanzablog.it/tag/joseph stiglitz">Joseph Stiglitz</a>, convinto assertore di una riduzione della spesa americana attraverso un reale taglio agli sprechi (le guerre oltreoceano, le spese farmaceutiche stabilite da Big Pharma senza contrattazione), sosteneva a febbraio che: &#8220;<em>Questa politica disastrosa che anche nei paesi che non hanno bisogno di avere austerità, stanno stringendo troppo la cinghia, non ne hanno bisogno e la chiara implicazione nel breve termine e nel medio termine sarà una più lenta</em>&#8220;.</p>
<p>La politica sembra aver preso una direzione chiara: &#8220;tagliare, contenere la spesa pubblica&#8221;, ma la tesi di Stiglitz è che rischi di farlo più di quanto realmente necessario alimentando una spirale nella quale l&#8217;ipotesi di una violenta recessione economica è dietro l&#8217;angolo.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4768/crisi-finanziaria-i-tagli-lunica-e-la-vera-soluzione">Crisi Finanziaria: I tagli l'unica (e la vera) soluzione?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:00 di sabato 27 agosto 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Steve Jobs va via, ma il titolo tiene: un altro successo Apple</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4772/steve-jobs-va-via-ma-il-titolo-tiene-un-altro-successo-apple</link>
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    <pubDate>Fri, 26 Aug 2011 08:00:10 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Carlo Tissi</dc:creator>
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    <description>Steve Jobs ha lasciato la carica di CEO dell&amp;#8217;azienda di Cupertino. Passaggio storico per Apple per un uomo simbolo di una rivoluzione hi-tech (e di altissimi profitti) ancora in corso. Quando[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/jobs1.jpg" class="post" border="0" width="586" height="438" alt="" /><br clear="all" /><strong>Steve Jobs</strong> ha <a href="http://www.melablog.it/post/14582/steve-jobs-si-dimette-e-lascia-il-posto-di-ceo-a-tim-cook">lasciato la carica di CEO</a> dell&#8217;azienda di Cupertino. Passaggio storico per Apple per un uomo simbolo di una rivoluzione hi-tech (e di altissimi profitti) ancora in corso. Quando Jobs era tornato al timone dell&#8217;azienda che aveva contribuito a fondare dopo alcuni anni di lontananza le azioni Apple valevano 6,56$ ciascuna, ieri, prima dell&#8217;annuncio delle dimissioni per problemi di salute, erano arrivate a <strong>376,18$</strong> (ed un anno fa con il lancio dell&#8217;iPhone 4 toccarono il record di 403,41$). Si stanno sprecando sul web le agiografie dell&#8217;A.d. perennemente con jeans e lupetto nero indosso e sul nostro <a href="http://www.melablog.it">MelaBlog</a> hanno tradotto un post di Robert Scoble che sul <a href=" http://thenextweb.com/apple/2011/08/25/a-front-row-seat-to-steve-jobs-career-by-robert-scoble/?utm_source=twitter&#038;utm_medium=twitter-publisher-main&#038;utm_campaign=twitter">The Next Web</a> racconta il suo &#8220;perché&#8221; Jobs sia stato tanto speciale: </p>
<blockquote><p>
Perché proprio lui?<br />
Dopo essere andato indietro di 34 anni con la memoria, la risposta mi fu chiara: c’è un solo imprenditore che mi abbia mai detto di guardare il retro di un prodotto per capirne la sua bellezza. Era stato al lancio dell’iMac, quando Jobs mostrava le linee moderne che ancora oggi ho sulla mia scrivania che disse “guardate al metallo, dietro, non è bellissimo?”. E lo era. A tutti gli altri ceo non importava nulla di cosa ci fosse sul posteriore dei loro prodotti. Pensavano solo a tagliare i costi. Non era stata quella la prima volta che notavo l’attenzione che prestava Jobs a questioni apparentemente irrilevanti (…) ricordo quando Jobs volle dipingere di giallo il pavimento della fabbrica dei Macintosh. Dopo tutto, un prodotto come quello, andava assemblato in un bel posto.</p></blockquote>
<p>Beh, quei tempi sono cambiati, ora i pavimenti gialli non ci sono più e <a href="http://www.finanzablog.it/post/4766/foxconn-ipad-e-iphone-assemblati-da-robot-per-ridurre-il-numero-di-suicidi">i prodotti Apple sono assemblati dalla Foxconn</a> (con i risultati che sappiamo) in Cina, ma nell&#8217;immaginario Jobs resta il romantico visionario di &#8220;<a href="http://www.melablog.it/post/14591/steve-jobs-lascia-la-apple-quando-diceva-stay-hungry-stay-foolish">Stay Hungry, Stay Foolish</a>&#8220;. I fanboy hanno colto con ovvia delusione la sua parziale uscita di scena, ma sui mercati <a href="http://finance.yahoo.com/q?s=AAPL">le quotazioni</a> in apertura non calano considerevolmente (si balla attorno al -2% a quota 368 dollari per azioni), ed in chiusura di seduta il segno è positivo, +0.15%, ogni azione vale 57 cent in più rispetto a ieri.</p>


<p>Le ragioni di un mancato crollo possono essere molteplici: la fiducia in <a href="http://www.melablog.it/tag/tim%20cook">Tim Cook</a>, indicato al consiglio d&#8217;amministrazione come suo erede, è fra le possibili, ma è la meno probabile. Molto più ovvio è che i mercati abbiano da una parte fiducia nella possibilità di Apple di continuare a garantire ottimi profitti, dall&#8217;altra che Jobs abbia ancora una volta azzeccato &#8220;i tempi&#8221; per chiamarsi fuori.</p>
<p>La lunga malattia che sta affrontando non è una sorpresa per nessuno, la notizia è stata gestita con la dovuta delicatezza, la sua uscita di scena è soft (con la garanzia di una permanenza nel ruolo di &#8220;<em>Chairman del consiglio stesso, direttore e impiegato Apple</em>&#8220;), senza traumi. </p>
<p>Alla fine la più grande garanzia ai mercati la forniscono speculazioni, non casuali, rilanciate da guru dell&#8217;hi-tech come <a href="http://allthingsd.com/20110824/jobs-leave-a-legacy-of-changed-industries/">Mossberg</a>:</p>
<blockquote><p>Fonti ben informate presso Apple affermano che (Jobs, n.d.A.) intenda rimanere coinvolto nello sviluppo dei principali prodotti e strategie, e che intenda restare un presidente del consiglio d’amministrazione attivo, anche durante il periodo in cui Tim Cook gestirà la società giorno per giorno come CEO.</p></blockquote>
<p>Insomma, il messaggio è chiaro: &#8220;<em>Jobs non c&#8217;è più (ma c&#8217;è ancora) e se proprio non ci dovesse più essere Tim Cook è il suo allievo e erede ideale</em>&#8220;, comunicazione perfetta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4772/steve-jobs-va-via-ma-il-titolo-tiene-un-altro-successo-apple">Steve Jobs va via, ma il titolo tiene: un altro successo Apple</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:00 di venerdì 26 agosto 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Niente più PC? Il disastro di HP</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4769/niente-piu-pc-il-disastro-di-hp</link>
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    <pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:00:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Carlo Tissi</dc:creator>
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    <description>La Hewlett-Packard, meglio nota come HP, non produrrà più personal computer. La mossa, annunciata dall&amp;#8217;amministratore delegato Leo Apotheker, è la risposta (drastica) alla crisi[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/li852leoapothekerhp00332734.jpg" class="post" border="0" width="586" height="329" alt="" /><br clear="all" />La <strong>Hewlett-Packard</strong>, meglio nota come HP, non produrrà più personal computer. La mossa, annunciata dall&#8217;amministratore delegato <strong>Leo Apotheker</strong>, è la risposta (drastica) alla crisi dell&#8217;azienda. Niente più hardware, soltanto software, e la progressiva dismissione della produzione di PC viene anticipata dall&#8217;acquisto della società inglese <strong>Autonomy</strong>, specializzata nella gestione dati delle grandi corporation private, ma anche di committenti pubblici come il Ministero della Difesa americano. </p>
<p>Pur di assicurarsi Autonomy <a href="http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/08/19/657611/hp%E2%80%99s-remarkably-generous-offer/">la HP ha pagato l&#8217;80% più del valore di borsa corrente</a> dando l&#8217;idea ai mercati che quella che potrebbe essere una saggia decisione manageriale sia in realtà un&#8217;autentica fuga. Le conseguenze sul titolo della <strong>HP</strong> sono state semplicemente disastrose: dall&#8217;inizio dell&#8217;anno aveva perso il 22% del suo valore, in un solo giorno ha pareggiato questa perdita <a href="http://finance.yahoo.com/echarts?s=HPQ+Interactive#symbol=HPQ;range=3m">con un secco -20%</a> capace di portare la capitalizzazione ai livelli del 2005.</p>
<p>Una corsa alle vendite con pochi precedenti, aggravata dall&#8217;attuale crisi finanziaria che sta comunque colpendo in misura minore le società del comparto hi-tech. Semplice <em>bad timing</em> o una scelta disgraziata? Di certo la delusione degli investitori appare giustificata perché, se è vero che altre grandi aziende (leggi <strong>IBM</strong>) hanno compiuto la stessa transizione in passato, HP 10 anni fa aveva speso 25 miliardi di dollari per andare nella direzione opposta acquisendo <strong>Compaq</strong> e l&#8217;anno scorso si era assicurata <strong>Palm</strong> per 1,2 miliardi dando l&#8217;impressione di essere pronta a competere con Apple sul terreno divenuto più congeniale all&#8217;azienda di Cupertino lanciata proprio dalle vendite di <a href="http://www.melablog.it/categoria/ipad">iPad</a> e <a href="http://www.melablog.it/categoria/iphone">iPhone</a>. </p>
<p>Nessuno dubita che sia giusto per le aziende puntare a riposizionarsi su business più redditizi (e il software può garantire margini che l&#8217;hardware non riesce ad offrire), ma l&#8217;isterica confusione che regna nel management HP ha consigliato molti di attendere futuri sviluppi prima di investire nuovamente nella multinazionale statunitense.</p>
<p>[Via | <a href="http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/08/19/657611/hp%E2%80%99s-remarkably-generous-offer/">Alphaville</a>]</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4769/niente-piu-pc-il-disastro-di-hp">Niente più PC? Il disastro di HP</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:00 di lunedì 22 agosto 2011.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Cosa c&#039;è dietro un paio di jeans da 300 dollari</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4743/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari</link>
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    <pubDate>Thu, 07 Jul 2011 10:45:10 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    <category>persone-fatti</category><category>lusso</category><category>perché i jeans costano tanto</category><category>true religion denim</category><category>true religion prezzi</category>
    <description>Spesso quando acquistiamo dei vestiti ci chiediamo come arrivino a un certo prezzo. Perché i jeans costano così tanto? Come fa un paio di pantaloni a costare duecento euro? Christina Binkley del Wall[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><a href="http://www.finanzablog.it/galleria/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/finanzablog/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari/jeanscosti.jpg" alt="Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari" width="586" height="389" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Spesso quando acquistiamo dei vestiti ci chiediamo come arrivino a un certo prezzo. <strong>Perché i jeans costano così tanto?</strong> Come fa un paio di pantaloni a costare duecento euro? Christina Binkley del Wall Street Journal  si è posta le stesse domande e ha fatto il giochino dell&#8217;infografica qui sopra, dove vedete riassunti passaggio per passaggio della produzione i costi di un paio di jeans del brand True Religion. Sono dei pantaloni piuttosto costosi, intorno ai 310$, non proprio per tutti. </p>
<p>Li vendono anche in Italia, e anche qui malgrado il cambio favorevole euro-dollaro non sono proprio a buon mercato. Fanno parte di quella sottilissima fascia di mercato di premium denim. Nell&#8217;articolo interessanti i dati sugli acquisti degli americani:</p>
<blockquote><p>Gli Americani hanno speso dall&#8217;aprile 2010 all&#8217;aprile 2011 circa 13,8 miliardi di dollari in jeans, ma solo l&#8217;un per cento di questi appartiene alla categoria premium denim</p></blockquote>
<p>Interessante anche scoprire come funzioni il ricarico finale per i rivenditori, che va da 2,2 a 2,6 volte in più rispetto al prezzo all&#8217;ingrosso. Ma come fanno a costare così tanto? Un po&#8217; è perché sono prodotti in America, spiega Jeff Lubell, mente del progetto TR &#8220;Li potrei vendere a 40 dollari se li facessi in Cina&#8221;. Un prodotto fatto in America di quel tipo, deve costare almeno 200$ per garantire del profitto, spiega sempre Christina Binkley. Lubell ha scelto di delocalizzare solo in Messico, per giacche e giubbotti che vende intorno ai 375$ negli Stati Uniti &#8220;Se li facessi qui, dovrei venderli a 600 dollari al paio&#8221; conclude. </p>
<p>Via | <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303365804576429730284498872.html?mod=WSJEUROPE_hpp_MIDDLEFourthNews#project%3DJEANS0711%26articleTabs%3Darticle">WSJ</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4743/cosa-ce-dietro-un-paio-di-jeans-da-300-dollari">Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:45 di giovedì 07 luglio 2011.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Borse in affanno: meno fusioni e acquisizioni e le Ipo deludono</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4739/borse-in-affanno-meno-fusioni-e-acquisizioni-e-le-ipo-deludono</link>
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    <pubDate>Thu, 30 Jun 2011 09:48:09 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>I mercati internazionali non se la passano bene e anche se dall&amp;#8217;inizio dell&amp;#8217;anno alcuni segnali positivi non sono mancati - come un buon numero di nuovi collocamenti azionari - i[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/wallstreetborse.png" class="post-h" border="0" width="432" height="255" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>I mercati internazionali non se la passano bene e anche se dall&#8217;inizio dell&#8217;anno alcuni segnali positivi non sono mancati - come un buon numero di nuovi collocamenti azionari - i corsi di Borsa stanno soffrendo per una serie di motivi che hanno destabilizzato e spaventato gli investitori.</p>
<p><a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/21b73132-a28f-11e0-9760-00144feabdc0.html#axzz1QjzNFvXs">Come scrive il Financial Times</a>, dal terremoto e maremoto in Giappone - con la crisi nucleare di Fukushima - alle turbolenze e rivoluzioni in Medio Oriente, fino al rischio default della Grecia e la debolezza del debito pubblico nell&#8217;Eurozona nel 2011 i mercati, che sembravano poter recuperare buona parte del terreno perduto, hanno subito qualcosa di più di un rallentamento.</p>
<p>Negli ultimi tre mesi, poi, a livello globale le fusioni e acquisizioni <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/5f3ecba4-a281-11e0-9760-00144feabdc0.html#axzz1QjzNFvXs">sono calate del 17,5%</a> rispetto al primo trimestre dell&#8217;anno, secondo le rilevazioni di Mergermarket. L&#8217;ultima offerta è quella da 21,2 miliardi di dollari che la Johnson &#038; Johnson’s ha messo sul piatto per acquisire la svizzera Synthes: non a caso l&#8217;Europa è un po&#8217; in controtendenza, con un aumento del 19,9%. Il quadro generale, però, non è confortante.</p>


<p>Anche l&#8217;aumento dei collocamenti azionari potrebbe oscurare il reale calo dei corsi azionari: nei primi sei mesi dell&#8217;anno le Ipo sono aumentate in valore dell&#8217;8 per cento, fino a 102 miliardi di dollari, con l&#8217;inglese Glencore (10 miliardi di controvalore azionario) e Prada a Hong Kong (2,1 miliardi di dollari) che fanno la parte del leone.</p>
<p>Molte Ipo, però, dopo il botto iniziale hanno visto calare l&#8217;interesse degli investitori: da un lato i forti aumenti iniziali hanno dissuaso chi sperava in buoni affari, vusto che i margini per ulteriori aumenti erano ridotti; dall&#8217;altro alcuni titoli hanno perso valore persino rispetto al momento della quotazione, come è il caso della stessa Glencore, che ha perso il 7% sull&#8217;Ipo.</p>
<p>Il successo delle offerte iniziali, poi, è stato favorito da una scelta deliberata di vendere &#8220;a sconto&#8221;. Secondo un&#8217;analisi di Credit Suisse, delle offerte che sono state effettivamente completate con lo sbarco in Borsa, solo il 17 per cento delle matricole hanno scelto di quotarsi al prezzo massimo nell forchetta possibile. Un modo per spingere più investitori a puntare sui nuovi arrivati.</p>
<p>Ma se nei prossimi mesi non si vedrà un apprezzabile miglioramento, le altre Ipo previste per il 2011 potrebbero essere rimandate a tempi migliori. La seconda metà dell&#8217;anno sarà decisiva per capire se di ripresa si può parlare o se ancora siamo in una fase di incertezza.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4739/borse-in-affanno-meno-fusioni-e-acquisizioni-e-le-ipo-deludono">Borse in affanno: meno fusioni e acquisizioni e le Ipo deludono</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:48 di giovedì 30 giugno 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Franco Tatò, da Olivetti a Fininvest fino alla Parmalat &quot;francese&quot;</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4738/franco-tato-da-olivetti-a-fininvest-fino-alla-parmalat-francese</link>
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    <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 09:30:16 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4738/franco-tato-da-olivetti-a-fininvest-fino-alla-parmalat-francese#comments</comments>
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    <category>persone-fatti</category><category>alimentare</category><category>enrico bondi</category><category>franco tato</category><category>parmalat</category>
    <description>Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l&amp;#8217;uomo passato con disinvoltura dall&amp;#8217;esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/francotatoparmalat.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="296" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l&#8217;uomo passato con disinvoltura dall&#8217;esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori fino alla discesa agli inferi di <a href="http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/debiti.html">una Fininvest oberata di debiti</a> e attaccata come una sanguisuga ai flussi di cassa garantiti dalla Standa. Adesso Franco Tatò, 79 anni ad agosto, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-28/lactalis-espugna-parmalat-chiude-194056.shtml?uuid=AaviZnjD">è il nuovo presidente di Parmalat</a> dopo l&#8217;Opa che ha consegnato la maggioranza azionaria alla famiglia Besnier, proprietaria del gruppo francese Lactalis.</p>
<p>Niente cordate Ferrero, niente cooperative coagulate attorno a Granarolo e alle banche; alla fine ha vinto chi aveva i soldi ed era disposto da subito a metterli sul tavolo, cioè il gruppo Lactalis che ha fatto un sol boccone di Parmalat dopo il risanamento finanziario impostato e in gran parte realizzato da Enrico Bondi, che ha lasciato la città emiliana <a href="http://www.agi.it/news/notizie/201106282021-cro-rt10196-parmalat_bondi_se_ne_va_guidando_la_panda">alla guida della sua Panda</a>: un&#8217;uscita di scena in linea con la sobrietà e il rigore propri del manager aretino, artefice dell&#8217;unica <em>public company</em> italiana vista negli ultimi anni, durata lo spazio di un mattino, ma capace di creare valore e restituire ai vecchi azionisti almeno parte dei soldi investiti.</p>
<p>Adesso il volto di Parmalat sarà <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Tat%C3%B2">Franco Tatò</a>: un laureato in filosofia che non sarebbe potuto diventare dirigente d&#8217;azienda se non all&#8217;interno di quel gruppo di intellettuali e filosofi che si chiama Olivetti, grazie a quell&#8217;Adriano Olivetti che nella seconda metà del Novecento provò a mostrare un modo diverso di fare azienda.</p>


<p>
In ogni caso Tatò da quell&#8217;esperienza e dal suo soggiorno tedesco alla guida di Mannesmann-Kienzle e di Triumph-Adler ha acquisito competenze che poi ha saputo spendere in Italia: più volte amministratore delegato di Mondadori, poi appunto amministratore delegato di Fininvest dove, con il placet di Berlusconi, tagliò, risanò e preparò lo sbarco in Borsa, dopo aver quotato la stessa Mondadori e poi la Mediolanum di Ennio Doris.</p>
<p>Poi la lunga stagione alla guida di Enel con la creazione del terzo gruppo italiano attivo nella telefonia mobile, quella Wind poi passata diverse volte di mano. Da lì una specie di preparazione alla pensione con incarichi prestigiosi, ma meno in primo piano come nel 2003 quando diventa Amministratore delegato di Enciclopedia Italiana Treccani. Nel 2010 rileva la Mikado Film di cui diventa presidente e amministratore delegato, dopo aver tentato invano il salvataggio dei Viaggi del Ventaglio: il 15 luglio 2010 il tribunale di Milano decretò il fallimento del tour operator.</p>
<p>Ma Tatò è pronto a una nuova sfida anche se, francamente, non sembra che abbia grandi esperienze nel settore alimentare. Ma a livello operativo agiranno certamente altri manager.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4738/franco-tato-da-olivetti-a-fininvest-fino-alla-parmalat-francese">Franco Tatò, da Olivetti a Fininvest fino alla Parmalat "francese"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:30 di mercoledì 29 giugno 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Moda e Borsa: Armani contro Prada, ma Zara supera H&amp;M</title>
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    <pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:54:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/giorgioarmaniborsa.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="273" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Lui in Borsa ci era andato e ci era rimasto per un po&#8217;, finché si era stufato di dover presentare bilanci certificati e rendere conto ai piccoli azionisti e agli amministratori; così ha riacquistato tutte le azioni del suo gruppo ed è tornato a un&#8217;azienda personale. Giorgio Armani non ha mai avuto un buon rapporto con la Borsa, ma le sue ultime dichiarazioni - lette da qualcuno come un attacco a Prada e a Dolce &#038; Gabbana - hanno segnato un innalzamento del livello di scontro.</p>
<p><a href="http://d.repubblica.it/argomenti/2011/06/21/news/giorgio_armani_sfilata-389402/">Secondo lo stilista di Piacenza</a>, che ha approfittato dell&#8217;ultimo giorno delle sfilate maschili a Milano per lanciare il suo messaggio, la moda ormai &#8220;è in mano alle banche&#8221;, i marchi &#8220;non sono più dei loro proprietari&#8221; e al posto degli stilisti ormai decidono i finanzieri. Per questo motivo, lui - Armani - preferisce gestire da sé il proprio gruppo per non trovarsi &#8220;con i creditori dietro la porta di casa&#8221;.</p>
<p>Un discorso che sarebbe una battuta su cui ridere se non ci trovassimo in Italia, dove in effetti la diffidenza verso la Borsa, i meccanismi finanziari e il sistema bancario è ancora ben radicata e rimane diffuso un atteggiamento legato al passato contadino, quando si preferiva tenere i risparmi sotto la mattonella piuttosto che affidarli a professionisti.</p>


<p>Armani potrà essere anche soddisfatto dei risultati del suo gruppo; e in effetti può andarne fiero, a quanto ne sappiamo. Forse è anche vero che alcuni marchi italiani disegnano e fanno sfilare capi <a href="http://www3.lastampa.it/moda/sezioni/esercizi-di-stile/articolo/lstp/408234/">che mai nessuno comprerà</a> e men che meno indosserà. Magari con l&#8217;obiettivo di vendere accessori o far parlare di sé per sostenere i titoli quotati o da quotare in Borsa.</p>
<p>Rimane il fatto che Prada - da molti identificata come <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/armani_contro_prada_ormai_sono_finanzieri_piu_che_creatori_moda/22-06-2011/articolo-id=530740-page=0-comments=1">uno degli obiettivi di Armani</a> - è un punto di riferimento mondiale per la moda e che soprattutto la Borsa ha rappresentato per grandi marchi internazionali, soprattutto francesi, uno straordinario strumento di crescita e sviluppo; che ha permesso di coniugare una straordinaria creatività con metodi di gestione efficienti e un&#8217;alta redditività.</p>
<p>Basti pensare a colossi come Lvmh o Gucci - ormai da anni in mani francese - o, restando ai marchi indipendenti, Chanel o Hermès. Armani non è al livello di queste griffe dal punto di vista del contenuto moda e del posizionamento. Ma anche marchi più commerciali hanno beneficiato dall&#8217;ingresso in Borsa.</p>
<p>È il caso di H&#038;M o del rivale spagnolo Zara: proprio <a href="http://www.inditex.es/es/">Inditex</a>, la società che possiede il marchio Zara oltre a Bershka, Pull &#038; Bear e Massimo Dutti, è appena diventata <a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/Inditex/alcanza/H/26M/empresa/moda/valiosa/mundo/elpepueco/20110621elpepueco_7/Tes">il gruppo di abbigliamento con la maggiore capitalizzazione al mondo</a>. Si parla di 38 miliardi e mezzo di euro, contro i 38,4 di H&#038;M.</p>
<p>Una prova che la Borsa può essere uno strumento utilissimo per la crescita di un&#8217;attività commerciale, con il vantaggio di maggiore trasparenza e informazioni per tutti. Forse quello che manca in Italia è un adeguato livello manageriale e una vera cultura del mercato e del capitalismo. Al di là delle smanie dei padroni, grandi e piccoli.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4731/moda-e-borsa-armani-contro-prada-ma-zara-supera-hm">Moda e Borsa: Armani contro Prada, ma Zara supera H&M</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 15:54 di mercoledì 22 giugno 2011.</p>
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    <title>All&#039;asta la cantina di Madoff: recuperati oltre 40mila dollari</title>
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    <pubDate>Fri, 20 May 2011 08:01:36 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/madoffbernieasta.png" class="post-h" border="0" width="432" height="295" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Ogni mezzo è buono per recuperare, anche se in piccola parte, i soldi che <a href="http://www.finanzablog.it/tag/bernard+madoff">Bernard Madoff</a> (Bernie) ha sottratto agli investitori, i quali gli affidavano i propri fondi nell&#8217;illusione di guadagni favolosi senza rischiare il capitale. Così un piccolo mattoncino verso quei 50 miliardi di dollari da recuperare arriva anche dalla cantina del finanziere americano, messa all&#8217;asta dal tribunale di New York.</p>
<p>Le bottiglie di vino e di champagne dell&#8217;ex presidente del Nasdaq sono andate all&#8217;incanto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-05-19/messa-asta-cantina-madoff-162716.shtml?uuid=AapwVdYD">per oltre 41 mila dollari</a>, per la precisione 41mila 530 dollari.</p>
<p>Il prezzo ricavato dalla casa d&#8217;aste Morrell and Co ha raddoppiato più o meno le valutazioni fatte dagli esperti, un po&#8217; per le ridotte dimensioni della collezione, un po&#8217; nella sperazna che con gli anni i vini acquistino maggior valore. In ogni caso c&#8217;er adi tutto nella cantina di questo uomo della finanza: il pezzo più costoso è risultato uno Chateau Mouton-Rothschild del 1996, valutato 3200 dollari e poi venduta a  6800 dollari. </p>
<p>Gli aumenti più incredibili, però, hanno rigurdato proprio le bottiglie più semplici da trovare, quelle &#8220;da supermercato&#8221;, pagate a caro prezzo solo perché sono appartenute proprio a Madoff. Bottiglie di Gin Bombay, vodka Smirnoff o Grand Marnier, dal valore compreso tra i 10 e i 20 dollari, sono state infatti piazzate a 300 dollari. I truffati non si rifaranno con queste briciole, ma almeno potrebbero ottenere almeno un risarcimento simbolico.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4722/allasta-la-cantina-di-madoff-recuperati-oltre-40mila-dollari">All'asta la cantina di Madoff: recuperati oltre 40mila dollari</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:01 di venerdì 20 maggio 2011.</p>
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    <title>Unipol: le richieste dei pm per Fazio e Consorte</title>
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    <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:02:16 GMT</pubDate>
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    <category>notizie</category><category>fatti-del-giorno</category><category>persone-fatti</category><category>antonio fazio</category><category>bancopoli</category><category>furbetti del quartierino</category><category>giovanni consorte</category><category>scandalo unipol</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/faziounipolpm.jpg" class="post" border="0" align="left" width="205" height="280" alt="fazio unipol pm" />Sembrano già così lontani quegli anni, sembra una vita fa: era il 2005, quando quella che giornalisticamente passò alla storia come &#8220;bancopoli&#8221; riempì le colonne dei quotidiani. Fu coniata anche un&#8217;espressione che gira ancora oggi, &#8220;i furbetti del quartierino&#8221;, e anche certe intercettazioni - Fassino al telefono con Consorte che domanda &#8220;Abbiamo una banca?&#8221; - ce le ricordiamo ancora&#8230; </p>
<p>Perché tornare a parlarne oggi? Perché oggi di fronte alla prima sezione penale del tribunale di Milano i pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno chiesto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-21/fazio-consorte-devono-essere-085741.shtml?uuid=Aap3elQD">condanne pesanti</a> per i protagonisti della vicenda:</p>
<blockquote><p>
I reati contestati vanno dall&#8217;aggiotaggio informativo all&#8217;insider trading, all&#8217;ostacolo alle funzioni di vigilanza. Assoluzione richiesta solo per Emilio Gnutti e Pierluigi Stefanini, all&#8217;epoca dei fatti rispettivamente presidente di Hopa e di Holmo, la controllante di Unipol, e per due manager della Deutsche Bank (&#8230;) Condanna proposta per l&#8217;ex governatore della Banca d&#8217;Italia Antonio Fazio (tre anni e sei mesi) e per l&#8217;allora capo della vigilanza Francesco Frasca (due anni e quattro mesi), che segue puntualmente ogni udienza che lo riguarda anche nel processo Antonveneta. La pena più elevata è stata quella richiesta per l&#8217;ex presidente di Unipol Giovanni Consorte (quattro anni e sette mesi)</p></blockquote>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/398869/">Su La Stampa</a> c&#8217;è un articolo di approfondimento. Fazio, ex governatore della Banca d&#8217;Italia non ne esce bene, viene definito un &#8220;autocrate con una visione medievale della finanza&#8221;&#8230;</p>


<blockquote><p>Chieste le condanne anche per cinque delle sette società imputate, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti: per Unipol è stata chiesta una sanzione pecuniaria di 975mila euro mentre per Carige, le tre popolari e l’istituto di credito tedesco 600 mila euro di sanzione. Nella sua ricostruzione il pm, oltre a sostenere e documentare anche con le telefonate (ha citato persino quelle con Fassino e D’Alema) la «maliziosa reticenza» di Unipol nelle sue comunicazioni al mercato che «non corrispondevano alla realta», ha parlato di «un’operazione di portata sistemica» perchè «riguarda la politica della vigilanza bancaria in quel momento in Italia», sottolineando che quella tenuta dagli imputati fu una condotta di aggiotaggio «che non si è mai vista nè in Italia nè nel mondo: c’è gente che si è messa d’accordo con il governatore». Governatore che con Frasca aveva «una sinergia letale» (il primo era un «autocrate» e il secondo «il tecnico») e che, con «una visione medievale della vigilanza», si muoveva come «un capo dell’esercito che dice ai suoi uomini di sparare sui cittadini»</p></blockquote>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4711/unipol-le-richieste-dei-pm-per-fazio-e-consorte">Unipol: le richieste dei pm per Fazio e Consorte</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:02 di giovedì 21 aprile 2011.</p>
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  </item>


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