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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 16:16:33 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti</title>
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    <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 19:32:37 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Carlo Tissi</dc:creator>
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    <category>notizie</category><category>persone-fatti</category><category>persone</category><category>politica</category><category>fixing the game</category><category>roger martin</category>
    <description>L&amp;#8217;attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/364_dean_roger_martin500350.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="302" alt="" /><br clear="all" />L&#8217;attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che inizialmente l&#8217;hanno sostenuto e ne hanno largamente beneficiato. Eppure l&#8217;inversione di tendenza tarda ad arrivare, nonostante uno stato delle cose chiarissimo e l&#8217;opinione di autorevoli economisti e manager.</p>
<p><strong>Roger L. Martin</strong> preside della Rotman School of Management presso l&#8217;Università di Toronto, è uno di questi, e nel suo nuovo libro <strong>Fixing the Game</strong> utilizza un linguaggio metaforico per dare voce e sostanza ad una considerazione che risale al 1999 ed è stata attribuita a <strong>Jack Welch</strong>, celebre amministratore delegato della General Electric, un manager in grado di portare la sua azienda da 12 miliardi di dollari di fatturato ad oltre 360.</p>
<p>&#8220;<em>Massimizzare il valore delle azioni è l&#8217;idea più stupida del mondo</em>&#8220;. </p>
<p>Oggi esiste una scollatura tra l&#8217;economia reale (per semplificare quella delle fabbriche e degli uffici in cui vengono progettati e realizzati prodotti, le merci e i servizi sono venduti e comprati e alla fine ai ricavi si sottraggono le spese per determinare l&#8217;esatta quantità di dollari di profitto realizzati) e il cosiddetto &#8220;mercato delle aspettative&#8221;, l&#8217;economia finanziaria.</p>


<p>Sul mercato azionario si negoziano titoli di società tra gli investitori e la valutazione non è quasi mai legata ad elementi reali ed ancora più raramente si valuta quello che ci si aspetta che una data azienda diventi domani sulla base di quello che sono oggi. Secondo Martin questa frattura ha una precisa data d&#8217;inizio, il 1976. I professori <strong>Michael Jensen</strong> e <strong>William Dean Meckling</strong> della University of Rochester pubblicarono un documento apparentemente innocuo sul Journal of Financial Economics dal titolo &#8220;<em>Theory of the Firm: Managerial Behavior, Agency Costs and Ownership Structure</em>&#8220;.</p>
<p>Utilizzarono uno fra i più vecchi trucchi accademici: creare un problema per poi proporre una soluzione allo stesso senza badare al paradosso che il problema sia stato creato all&#8217;origine dall&#8217;articolo stesso. Il loro saggio sosteneva che a beneficiare della prosperità di una società fossero principalmente i suoi azionisti mentre i manager venissero assunti per lavorare per conto d&#8217;altri rimanendo dei meri agenti con l&#8217;inevitabile effetto di demotivarli. Tra il 1960 e il 1980 la proporzione fra il compenso degli amministratori delegati delle 365 società quotate più rilevanti e il fatturato della loro azienda aveva fatto registrare un calo del 33%.</p>
<p>Gli amministratori di un&#8217;impresa, per evitare effetti controproducenti, avrebbero dovuto divenire per ciò anche azionisti e ricevere una serie di corposi benefit in modo da produrre l&#8217;effetto di incentivare questi mandatari ad ottimizzare le attività e le risorse per se stessi più che per i loro capi. Jensen e Meckling hanno ignorato l&#8217;intuizione avuta da <strong>Peter Drucker</strong> nel 1973: l&#8217;unico obiettivo valido per un&#8217;impresa è quello di creare un cliente, non di massimizzare il ricavo per gli azionisti. </p>
<p>Questa cattiva idea ha preso rapidamente piede, come tutte le cattive idee che fruttano un sacco di soldi ad alcune persone. L&#8217;effetto distorsivo sul mercato è stato fortissimo: dal 1980 al 2010 il compenso dei CEO delle aziende quotate più importanti è cresciuto del 600% al punto da perdere qualsiasi collegamento con il fatturato delle aziende che amministrano.</p>
<p>Contemporaneamente sono diminuiti i rendimenti annuali reali delle attività e dei capitali investiti che secondo uno studio recente sono un quarto di ciò che erano nel 1965. Con il senno di poi è stata una scelta completamente sbagliata imbottire di tutto questo valore le azioni, incentivando l&#8217;organizzazione a breve termine e disincentivando politiche economiche virtuose, che creino lavoro e migliorino le condizioni di vita della società. </p>
<p>Alcuni esempi positivi esistono, Martin ne fa alcuni come la <strong>Apple</strong> e la <strong>Johnson &#038; Johnson</strong>, ma sostiene sia necessario fare modifiche legislative che aiutino a mettere di nuovo al centro il cliente e non il valore azionario.</p>
<p>Il capitalismo americano è in bilico, scrive Martin, anche perché è molto difficile far ragionare uomini che sono pagati per non farlo, ma il cambiamento, sostiene lui, arriverà comunque e non perché eticamente giusto, ma perché rende più soldi.</p>
<p>[Via | <a href="http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2011/11/28/maximizing-shareholder-value-the-dumbest-idea-in-the-world/">Forbes</a>]</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4963/basta-pensare-alle-azioni-bisogna-creare-clienti">Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 21:32 di martedì 06 dicembre 2011.</p>
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    <title>Tra tasse e megaricchi, già scelto il successore di Warren Buffett</title>
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    <pubDate>Tue, 16 Aug 2011 12:40:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/02blog/warrenbuffettcombstodd.jpg" class="post" border="0" align="left" width="279" height="280" alt="warren buffett combs todd" /><strong>Warren Buffett</strong>, gigante della finanza internazionale un paio di giorni fa ha proposto la sua ricetta anticrisi: smetterla di coccolare i megaricchi come lui e fargli pagare qualche tassa in più, lo scriveva <a href="http://www.nytimes.com/2011/08/15/opinion/stop-coddling-the-super-rich.html?_r=3&#038;scp=3&#038;sq=buffett&#038;st=cse">sul NYTimes</a>. Buffett portava naturalmente l&#8217;esempio della tassazione negli Stati Uniti, e di quanto lui pagasse di tasse ogni anno - circa 7 milioni di dollari - mentre dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, Luca di Montezemolo a proposito del decreto anticrisi di <a href="http://www.polisblog.it/categoria/giulio-tremonti">Giulio Tremonti</a> diceva &#8220;Una cosa è chiedere un contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico&#8221;. Una coincidenza singolare. Ma in queste ore, mentre si attenua il chiasso per l&#8217;articolo firmato Buffett in cui chiede gli vengano aumentate le tasse, arrivano le conferme del successore. Già perché Buffett ha spiegato <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5hGFybeXKFmJWulMFZZBXabR7Fmrw?docId=CNG.1017c21fe528b374d362951393c074cf.171">alla PBS</a> che</p>
<blockquote><p>&#8220;Ci sono molte persone adatte, ma solo su una il board si è mostrato d&#8217;accordo (&#8230;) se morissi stanotte, domattina ci vorrebbe meno di un&#8217;ora al board per annunciare il mio sostituto
</p></blockquote>
<p>Un nome che circolava fin dallo scorso ottobre era quello di <strong>Todd Combs</strong>, manager di Berkshire Hathaway, in precedenza in forza alla Castle Point Capital Management.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4762/tra-tasse-e-megaricchi-gia-scelto-il-successore-di-warren-buffett">Tra tasse e megaricchi, già scelto il successore di Warren Buffett</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:40 di martedì 16 agosto 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>El-Erian di Pimco: &quot;Euro, Dollaro o Yen? Come scegliere la maglietta meno sporca&quot;</title>
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    <pubDate>Fri, 01 Apr 2011 14:05:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    <category>valutario</category><category>persone</category><category>titoli-esteri</category><category>in evidenza</category><category>investimento bond pimco</category><category>mohamed a. el-erian</category><category>pacific investment management company</category><category>pimco el erian</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/elerianpimcofinanzaeuroyen.jpg" class="post" border="0" width="586" height="325" alt="el erian pimco finanza euro yen" /><br clear="all" /></p>
<p>Quando parla <strong>PIMCO</strong>, il gigantesco fondo d&#8217;investimento, il più grande nel mercato dei bond, meglio stare a sentire. La Pacific Investment Management Company  ha infatti espresso tramite il suo ceo Mohamed A. El-Erian alcune opinioni interessanti sul dollaro, sullo yen e sull&#8217;euro.</p>
<p>Partiamo dal dollaro: El-Erian esclude al momento di investire in bond del Tesoro statunitensi, principalmente perché non vede all&#8217;orizzonte mosse risolutive da parte del governo Usa in tema fiscale, inoltre si spinge a prevedere una crescita dell&#8217;inflazione per i prossimi mesi. </p>
<p>Inoltre ora quei bond costano semplicemente troppo. Interessante il commento finale sulle tre valute di Stati Uniti, Europa e Giappone</p>
<blockquote><p>El-Erian non è particolarmente ottimista riguardo alle tre principali valute del globo. &#8220;Dollaro, Yen ed Euro, hanno tutti dei problemi&#8221;. </p>
<p>Dovendo scegliere una valuta nella quale investire, si spinge in una metafora di questo tipo &#8220;È come decidere qual è la maglietta meno sporca. Ecco cosa sono diventate le tre valute più importanti del pianeta&#8221;</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.investmentnews.com/article/20110331/FREE/110339985">Investment News</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4698/el-erian-di-pimco-euro-dollaro-o-yen-come-scegliere-la-maglietta-meno-sporca">El-Erian di Pimco: "Euro, Dollaro o Yen? Come scegliere la maglietta meno sporca"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 16:05 di venerdì 01 aprile 2011.</p>
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    <title>Usa: della vittoria del Tea Party dovrà tener conto anche Bernanke</title>
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    <pubDate>Wed, 03 Nov 2010 16:05:36 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/americanpuzzle_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="192" height="192" alt="obama paul dem tea party bernanke fed federal reserve usa stati uniti elezioni economia " /></p>
<p>Non è certo la prima volta che le elezioni di Medio Termine degli Stati Uniti sfiduciano il presidente in carica: è già successo con Ronald Reagan, con Bill Clinton e con George Walker Bush che comunque erano sempre stati riconfermati poi per il successivo mandato. Si tratta di tre nomi che comunque pesano nella storia americana recente e di tre “fantasmi” con i quali l’esecutivo di Obama è costretto a confrontarsi in varia maniera. Al momento però una cosa è certa, i falchi del Tea Party repubblicano non sono stupidi come i liberal li hanno dipinti finora e riescono a canalizzare quel malcontento americano assai diffuso a due anni dall’elezione di Obama. Sarà che la disoccupazione viaggia ancora intorno a un insostenibile 10%, che la ripresa tarda ad arrivare nonostante gli impegni multimiliardari del Governo e che i signori di Wall Street sembrano ancora mantenere saldo il controllo del Paese nonostante le riforme finanziarie varate o promesse dall’Esecutivo. Certo le sfumature anarchiche dei nuovi Republican, di quelli cioé che abolirebbero la Fed e vorrebbero dei tagli della spesa pubblica e quindi del Welfare antitetici alle posizioni della Casa Bianca saranno sempre più pesanti negli orientamenti del Congresso, o almeno della Camera dove l’opposizione all’attuale esecutivo ha ribaltato una maggioranza schiacciante guadagnando 60 seggi. Il nuovo assetto del Congresso che, va ricordato, non può sfiduciare il Presidente in carica, regala comunque la maggioranza alla Camera dei Deputati ai repubblicani (239 seggi contro i 183 dei democratici di Obama). Il Senato mantiene la maggioranza democratica con 51 seggi blu contro i 46 rossi dei Repubblicani. Nelle fila dei GOP, come viene soprannominato il partito repubblicano USA (Grand Old Party), spiccano i nomi di uomini come Rand Paul figlio del politico repubblicano Ron, o di John Bohener che prende il posto della democratica Nancy Pelosi alla presidenza della Camera americana. Il primo è un elemento di spicco del Tea Party, sorta di movimento repubblicano dentro il partito ma schierato contro la vecchia nomenclatura dell’epoca Bush che è divenuto il vero protagonista di queste elezioni. Il secondo, John Bohener, è un uomo politico di lungo corso da sempre vicino a varie lobby economiche nonostante le sue dichiarazioni contro corrente e contro il sistema attuale. Al loro nome merita di essere accostato quello di Marco Rubio.  Dietro i proclami sulla “Real America” di una rediviva Sarah Palin si vede però un dibattito sempre più acceso su temi spiccatamente economici. Il debito pubblico degli Stati Uniti è già chiaramente indirizzato oltre la soglia massima dei 14,3 miliardi di dollari oltre la quale Obama si troverebbe a un bivio: tagliare la spesa pubblica di oltre quel 5% già annunciato e magari trovare un accordo con la Camera su questo, oppure cercare di tirare dritto trovando delle alleanze trasversali nel Congresso. Di certo il deficit spending esce un po’ con le ossa rotte dall’ultimo scrutinio e il sostegno delle masse al Welfare, su cui pure punta l’attuale Presidenza, sembra vacillare nonostante la riforma sanitaria varata da Obama, riforma che resta una delle manovre più criticate dai repubblicani. Secondo alcuni osservatori i timidi rialzi di Wall Street di ieri (e quelli ancor più flebili di oggi) sarebbero sintomatici di un orientamento dei mercati a un cambio di rotta a Washington. Di certo gli operatori oggi guarderanno con enorme attenzione alla Fed che stasera deciderà sui tassi e sulle manovre di quantitative easing. Se il riacquisto di Treasuries dovesse rivelarsi inferiore ai 500 miliardi di dollari i mercati azionari potrebbero risentire della decisione. Resta poi da vedere anche se i riacquisti della Banca centrale Usa, ossia i suoi sostegni all’economia a stelle e strisce, saranno decisi in una manovra sola o verranno spalmati nel tempo. Di certo anche Ben Bernanke dovrà a questo punto tenere conto degli orientamenti tutt’altro che morbidi del Tea Party.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4558/usa-della-vittoria-del-tea-party-dovra-tener-conto-anche-bernanke">Usa: della vittoria del Tea Party dovrà tener conto anche Bernanke</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:05 di mercoledì 03 novembre 2010.</p>
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  <item>
    <title>Safilo pronta a cogliere la sfida, nonostante le tensioni sui prezzi</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4479/safilo-pronta-a-cogliere-la-sfida-nonostante-le-tensioni-sui-prezzi</link>
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    <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 15:57:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <category>persone</category><category>az-italia</category><category>assicurazioni</category>
    <description>Safilo ci vede benissimo anche senza gli occhiali della Diesel che dal prossimo anno non sarà più in partnership con l’azienda veneta per questo prodotto. Il titolo oggi ha toccato un massimo a 8,19[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/SafilO_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="233" height="213" alt="safilo made in italy licenziamenti mercato finanza tabacchi vittorio famiglia sal risultati andamento" /></p>
<p>Safilo ci vede benissimo anche senza gli occhiali della Diesel che dal prossimo anno non sarà più in partnership con l’azienda veneta per questo prodotto. Il titolo oggi ha toccato un massimo a 8,19 euro e potrebbe anche tentare un allungo, nelle prossime settimane oltre gli 8,5 euro. La perdita del marchio della Diesel riduce a 28 i marchi in licenza ai quali vanno comunque aggiunti 5 marchi di proprietà.</p>
<p>Se però si guarda all’ultima trimestrale, magari in attesa dei dati semestrali del prossimo 2 agosto, si nota che il business finora si è mostrato molto resistente, nonostante la società sia passata per fenomeni tumultuosi con il disimpegno dei Tabacchi, oggi scesi al 10% del capitale del gruppo, e l’ascesa nella compagine proprietaria del gruppo di Hal, grande distributore internazionale oggi al 37,2% del capitale. </p>
<p>Il conto economico del gruppo mostra praticamente risultati invariati con vendite a 286 milioni contro i 287,9 del primo trimestre del 2009 e un ebitda in crescita a 34,6 milioni contro i 30,2 milioni di un anno prima. L’utile del gruppo rimane invariato a 1,7 milioni per via di imposte cresciute da 2,6 a 3,9 milioni di euro e per svalutazioni di imposte differite per 4,8 milioni di euro. Il fatto che però nel conto economico l’utile operativo cresca da 19,1 a 24,1 milioni di euro lascia sperare per il trimestre in corso e per i prossimi in un forte miglioramento della reddittività del gruppo.</p>
<p>Tutto l’anno sarà influenzato dalla cessione del business retail a fine 2009 (vendute la catena spagnola e quella australiana con la riduzione dei punti vendita a 219 dai 221 precedenti) che modifica il perimetro della società ma sembra anche eliminare degli asset in perdita. Il calo dei prezzi degli occhiali pone sotto pressione i margini dei grandi gruppi e potrebbe avere effetti anche su Safilo che, in quanto produttrice, vuole cogliere le occasioni che il riposizionamento di grandi marchi con la creazione di linee più a basso costo offre ai vari produttori.</p>
<p>La buona redditività industriale e la solida generazione di cassa incoraggiano la ripresa dell’azienda. La posizione finanziaria netta, infine passa da un saldo negativo di 588 a uno di 315 milioni di euro con un patrimonio netto di 763,1 milioni di euro. La solidità patrimoniale del gruppo è dunque molto rafforzata. </p>
<p>Il rapporto conflittuale con gli storici soci della famiglia Tabacchi non sembra però essersi del tutto rasserenato. Circa un anno fa un impianto di Safilo a Precenicco (impianto oggi dismesso) era risultato irregolare: sembra che venissero trasformati in oggetti in made in Italy degli occhiali provenienti dalla Cina. Alla fine, riporta il Messaggero Veneto di qualche giorno fa, Vittorio Tabacchi, attualmente presidente onorario della Safilo, ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione convertiti in 6.840 euro di ammenda.</p>
<p>Un’ammenda tanto ridotta da fare infuriare i sindacati della Cgil, della Cisl e i lavoratori che presidiano i cancelli dell’azienda e da fargli chiedere a gran voce una nuova legge sulla difesa del made in Italy. All’imprenditore in effetti è bastato cancellare il marchio “made in Italy” per ottenere il dissequestro della merce. In realtà Safilo, gigante mondiale delle montature per occhiali da sole e da vista non ha mai avuto gravissimi problemi industriali, a monte, però, i Tabacchi hanno rischiato di essere soffocati dai debiti tanto da dover cedere alla fine il controllo della società. Adesso i nuovi soci potrebbero avviare un nuovo corso in contemporanea a una ripresa che sembra incoraggiata dal recupero dell&#8217;export tricolore. Forse il ribasso dell’euro potrà incoraggiare una maggiore attenzione per la produzione italiana, di certo il gruppo ha i numeri per competere nello scenario attuale su tutti i mercati principali.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4479/safilo-pronta-a-cogliere-la-sfida-nonostante-le-tensioni-sui-prezzi">Safilo pronta a cogliere la sfida, nonostante le tensioni sui prezzi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:57 di giovedì 22 luglio 2010.</p>
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    <title>Il nuovo assetto della finanza globale appeso al discorso di Obama</title>
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    <pubDate>Wed, 27 Jan 2010 15:03:42 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Sono giornate frenetiche per la finanza e per la politica globale. Stasera il presidente Barack Obama dovrà tenere un importante discorso dal quale potrebbe dipendere il suo futuro politico dopo la[...]</description>
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<p>Sono giornate frenetiche per la finanza e per la politica globale. Stasera il presidente Barack Obama dovrà tenere un importante discorso dal quale potrebbe dipendere il suo futuro politico dopo la perdita nel Massachusetts di un seggio chiave al Senato. Dovrà ritrovare quella scintilla in cui sperano molti dei suoi sostenitori, ricucire i rapporti con il ceto medio e rilanciare le riforme chiave della sanità e della finanza globale alle quali in questi giorni rimane appeso il suo destino politico.</p>
<p>Proprio sulla finanza si gioca una delle partite più importanti, non solo per Washington, ma per il mondo intero. Seguendo i consigli di Paul Volcker il presidente americano ha infatti lanciato nuove proposte contro i “too big to fail”, quei colossi finanziari come Aig o Bank of America che non possono fallire, perché metterebbero in ginocchio tutto il sistema, e finiscono per pesare sui contribuenti nei periodi di crisi.</p>


<p>
La chiave di volta delle nuove proposte, come qualcuno ha evidenziato, è in una nuova più recisa divisione tra banche d’affari e banche tradizionali. A queste ultime sarà vietato di operare troppo nel trading e di possedere hedge fund per limitare i rischi dell’operatività di istituti che raccolgono anche i normali depositi dei cittadini. Altra sassata contro il vecchio sistema è quello della limitazione alle dimensioni delle grandi banche statunitensi: se sono troppo grandi, potiamole, così potremo tollerare in futuro il loro eventuale fallimento. Infine un’altra sciabolata ai bonus che, secondo qualche computo, potrebbero raggiungere nel 2009 e in tutti gli States, l’astronomica cifra di 150 miliardi di dollari. Che il gotha delle banche mondiali riunito al World Economic Forum di Davos storca il naso e simuli austerità non può stupire nessuno.</p>
<p>Un buona fetta degli osservatori esteri istituzionali, però, sostiene i piani del presidente degli Stati Uniti: ieri Jean Claude Trichet, presidente della Bce, ha appoggiato il piano di Obama e la contrastata rielezione di Ben Bernanke a numero uno della Fed. L’idea di rafforzare la capitalizzazione delle banche è sostenuta da molto tempo anche dal numero uno della Banca d’Italia e del Financial Stability Board, Mario Draghi.</p>
<p>La frenetica giornata di ieri del governatore ha registrato una importante riunione con le prime sei banche d’Italia per parlare di ricapitalizzazione e di stato dell’economia, dopo lo stesso Draghi ha incontrato il premier Silvio Berlusconi dal quale ha incassato un appoggio per la candidatura alla presidenza della Banca centrale europea dopo Trichet. Intanto, sia in Italia che all’estero, il difficile equilibrio tra credito alle imprese e prudente gestione delle banche sembra ben lontano dalla soluzione e al crisi dell’occupazione si inasprisce.</p>
<p>Per questo le promesse di Obama di un consistente taglio della spesa pubblica per 447 miliardi di dollari dovranno apparire credibili, per questo la difesa del capo del Dipartimento del tesoro Timothy Geithner sulla gestione del salvataggio di Aig dovrà essere convincente, per questo il discorso di Obama dovrà restituire una leadership senza tentennamenti alla più grande economia del mondo. Perché ancora una volta i destini della finanza globale appaiono indissolubilmente legati alla politica interna degli Stati Uniti e da lì il mondo attende la nuova direzione.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4315/il-nuovo-assetto-della-finanza-globale-appeso-al-discorso-di-obama">Il nuovo assetto della finanza globale appeso al discorso di Obama</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:03 di mercoledì 27 gennaio 2010.</p>
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    <title>Autostrada Torino-Milano: in arrivo fondi dalla Bei</title>
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    <pubDate>Fri, 15 Jan 2010 12:19:57 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Autostrade_03.jpg" class="post" align="left" border="0" width="164" height="198" alt="autostrada torino milano gavio sias bei a4 torino milano piemonte gruppo aurelia argo finanziaria impregilo banca europei degli investimenti milioni di euro finanziamenti mediobanca unicredit palenzona" /></p>
<p>Con il via libera della Banca europea degli investimenti si pongono le basi per una più stretta maglia di collegamenti tra l&#8217;Italia e la Francia. Ieri la Bei ha infatti approvato finanziamenti complessivi per 500 milioni di euro per diversi progetti autostradali portati avanti dal gruppo dei Gavio, i signori delle autostrade piemontesi e i secondi concessionari italiani alle spalle dei Benetton.</p>
<p>Nel dettaglio la Bei ha approvato un finanziamento da 350 milioni di euro per il completamento dell&#8217;autostrada tra Greggio (Vercelli) e Milano nell&#8217;ambito dell&#8217;Autostrada Torino-Milano: il costo totale del progetto è di circa 1,1 miliardi di euro e i 57 chilometri da completare dovranno essere pronti in quattro anni. Già nel 2002, ricorda la Bei, il primo tratto Torino-Greggio era stato finanziato con 150 milioni di euro interamente ripagati. Ai 350 milioni di euro che andranno al gruppo Sias, si sommano poi altri finanziamenti per 150 milioni di euro che saranno invece investiti in altre tratte autostradali gestite dalla famiglia tortonese sulla Torino-Ivrea e sulla Torino-Piacenza, sulla Ventimiglia-Savona, sulla tratta Liguria-Toscana e in Valle d&#8217;Aosta.</p>
<p>Il gruppo Gavio attraverso le holding Argo Finanziaria e Aurelia controlla un puzzle di attività che spaziano dalla logistica portuale (a Genova), alle concessioni autostradali (Sias, Autostrada Torino-Milano, quote in Milano Serravalle), alle costruzioni e agli aeroporti (Impregilo), ai trasporti (quote in Ferrovie Nord Milano) al nuovo importantissimo ramo dell&#8217;energia (Cie). Un impero che accoglie anche quote nello storico alleato Mediobanca, ma che è messo a dura prova dalla recente scomparsa del fondatore Marcellino Gavio e dalla divisione delle quote della holding Aurelia fra i figli e nipoti con il ruolo di successore designato a Beniamino Gavio.</p>
<p>Gli ultimi finanziamenti giungono dunque al momento opportuno, mentre si deve costruire una nuova strategia generale che regali al mercato un&#8217;immagine di compattezza in parte andata perduta. Le sfide sui mercati appaiono notevoli, qualcuno ha persino ipotizzato che gli spagnoli di Abertis, dopo il fallimento della fusione con Atlantia-Autostrade per l&#8217;Italia, potessero nutrire delle mire per il polo autostradale piemontese. Equilibrio finanziario e crescita potranno essere sostenuti nei prossimi mesi soltanto con una strategia unitaria, chiara e lungimirante. Il rapporto con le banche, con Unicredit e la sua partecipata Mediobanca in primis, non sarà meno importante, sebbene anche da lì c&#8217;è il rischio che provenga qualche insidia.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4307/autostrada-torino-milano-in-arrivo-fondi-dalla-bei">Autostrada Torino-Milano: in arrivo fondi dalla Bei</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:19 di venerdì 15 gennaio 2010.</p>
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    <title>Fondiaria Sai: voci d&#039;interesse di Axa</title>
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    <pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:02:27 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Axa.JPG" class="post" align="left" border="0" width="233" height="148" alt="Ligresti Fondiaria Sai premafin Sinergie Axa Assicurazioni assicurazioni mercato finanza risultati debito operazioni generali berlusconi mediobanca mediolanum francesi" /></p>
<p>Il gruppo Fondiaria Sai continua a far parlare di sé, volente o nolente. Le ultime indiscrezioni di stampa del Giornale parlano di un contatto informale con il gruppo francese Axa che potrebbe essere interessato ad ampliare la propria presenza in Italia rilevando la prima compagnia assicurativa nazionale nel settore danni. Fonsai non è in vendita, ha chiarito subito la compagnia dei Ligresti; tuttavia un&#8217;offerta generosa potrebbe smuovere gli azionisti storici e convincerli a cedere una parte almeno della compagnia.</p>
<p>Il debito della holding quotata Premafin ammontava a fine settembre scorso a 2,17 miliardi di euro a fronte di  un patrimonio netto di 3,79 miliardi di euro, ma anche di un combined ratio del settore danni pericolosamente cresciuto al 103,3 per cento. Nei nove mesi gli oneri correlati a sinistri sono passati da 6 a 9 miliardi di euro cancellando in pratica la crescita dei ricavi e le buone performance del ramo vita: risultato? Primi nove mesi in rosso e situazione in peggioramento nel terzo trimestre. La debolezza del comparto immobiliare, storica attività dalla quale nasce l&#8217;impero del costruttore siciliano Ligresti, non ha bilanciato gli effetti di questa congiuntura negativa, al punto che si era ipotizzata una cessione di Citylife, uno dei più importanti progetti immobiliari di Milano e anche una delle maggiori occasioni di crescita della società. Lo stesso Salvatore Ligresti ha poi smentito questa ipotesi, dopo aver proposto delle modifiche alla distribuzione dei volumi nei progetti riguardanti i grattacieli centrali dell&#8217;area in questione.</p>
<p>Ieri Il Sole 24 Ore ha rivelato il raggiungimento di un accordo con gli istituti di credito per la ristrutturazione dei debiti accumulati nella holding Sinergia che controllava anche alcune attività e beni personali della famiglia Ligresti. Di recente altri interventi sul debito sono stati compiuti anche nel ramo immobiliare e nelle società quotate Premafin e Fondiaria. Una cessione corposa ai francesi di Axa non pare dunque strettamente necessaria, almeno per il momento.</p>
<p>Tuttavia va ricordato che una simile operazione avrebbe risvolti politici di primo piano e cambierebbe tanto gli equilibri del settore assicurativo in Italia da richiedere un placet di Roma. Da un lato per il semplice fatto che Fonsai è una compagnia di primo piano a livello nazionale, dall&#8217;altro perché controlla quote importanti della stessa concorrente Generali (fin dai tempi di una celebre sponda tra Ligresti ed Enrico Cuccia) che è una compagnia di dimensioni paragonabili alla stessa Axa e fortemente influenzata da un&#8217;ala francese del proprio azionariato. I rappresentanti del governo appaiono coinvolti persino a titolo personale nella faccenda. Visto che Ligresti è da tempo un noto sostenitore e amico personale di Silvio Berlusconi, che familiari del premier ricoprono ruoli di primo piano in Mediobanca (primo azionista di Generali) e che i legami del leader della Pdl con il mondo assicurativo (anche tramite Mediolanum) sono da tempo molto forti. Insomma, prima di tentare l&#8217;assalto della roccaforte finanziaria dei Ligresti, bisognerà che Axa faccia una capatina a Roma. Ammesso che non l&#8217;abbia già fatta.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4304/fondiaria-sai-voci-dinteresse-di-axa">Fondiaria Sai: voci d'interesse di Axa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:02 di martedì 12 gennaio 2010.</p>
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    <title>Pirelli Re: prove di fusione con Fimit</title>
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    <pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:34:25 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/caseesher_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="219" height="284" alt="pirelli re fimit marco tronchetti provera finanza borsa fusione inpdap pensioni enasarco immobili mercato" /></p>
<p>Sicuramente gli ultimi anni si stanno rivelando particolarmente vivaci per Pirelli Re che in più settori si è mossa con attenzione e rapidità raggiungendo dei risultati spesso notevoli, ma anche subendo pesantemente gli effetti della crisi generale e di un indebitamento notevole. L&#8217;ultima novità riguarda però un&#8217;alleanza appena progettata: quella con Fimit, società che gestisce 12 fondi e che potrebbe allearsi al ramo immobiliare dell&#8217;impero industriale di Marco Tronchetti Provera.</p>
<p>La notizia sembra piacere molto al mercato che oggi scalda il titolo Pirelli Re con rialzi di quasi cinque punti percentuali. D&#8217;altra parte che Pirelli Re abbia bisogno di strategie decise in questo momento di crisi è noto. L&#8217;aumento di capitale da 400 milioni di euro completato a luglio è sicuramente servito, ma i problemi sono ancora numerosi. Il gearing (inteso come rapporto tra posizione finanziaria netta esclusi i crediti per finanziamenti e patrimonio netto: quindi come capacità di far fronte con mezzi propri agli investimenti del gruppo) è passato a 0,65 dal 2,35 di fine 2008. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo negativo di 861,8 milioni di euro a uno di 447,4 milioni di euro.</p>


<p>
I primi nove mesi si sono però chiusi, per Pirelli Re, con un rosso da 58,7 milioni di euro contro la perdita da 10,6 milioni dei primi nove mesi del 2008 (rosso da 57,9 se consideriamo solo la quota del gruppo). Quello che pesa di più sui conti però non è come detto il peso degli oneri finanziari legati al debito che anzi sono appunto scesi da 39,9 a 24,5 milioni di euro, ma il calo dei ricavi che sono passati dai circa 300 milioni di euro dei primi nove mesi del 2008 ai 200 milioni dei nove mesi del 2009. Che abbattere i costi operativi di 100 milioni di euro non basti appare evidente proprio dai dati a valle del conto economico che risentono anche degli apporti (negativi) delle varie partecipate.</p>
<p>Tornando al matrimonio, non ancora certo, con Fimit è utile confrontare i due gruppi con un dato rozzo e poco aggiornato, ma indicativo. Il patrimonio gestito di Pirelli Re a maggio aggiornato ai valori di mercato era di circa 17 miliardi di euro; quello di Fimit, da quanto risulta dal suo sito web dovrebbe essere di circa 4,1 miliardi di euro nel conto dei quali però forse non rientrano i 190 milioni di euro di immobili di Enel la cui gestione Fimit ha ottenuto di recente.</p>
<p>Il gruppo Fimit controlla fondi noti e quotati a Piazza Affari come Alpha e Beta. Il gestore ha anche azionisti pubblici di rilievo come l&#8217;Inpdap (l&#8217;Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti della Pubblica Amministrazione) che ne controlla il 30,72% e l&#8217;Enpals (l&#8217;ente che controlla pensioni e assistenza dei lavoratori nel mondo dello spettacolo) che ne controlla un altro 19 per cento. Si aggiungono Inarcassa, la Cassa Nazionale Previdenza e Assistenza Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, e Fondazione ENASARCO, che invece tutela le pensioni di agenti e rappresentanti di commercio. Fimit è insomma una cassaforte di alcuni dei più importanti enti previdenziali italiani e serve a valorizzarne il patrimonio immobiliare o quel che ne è rimasto dopo le grandi privatizzazioni del passato. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore di oggi l&#8217;operazione prevederebbe la creazione di una nuova società in cui confluirebbero i due gruppi con una quota che per Fimit dovrebbe essere di circa il 25% e per Pirelli Re un po&#8217; maggiore: in un secondo momento sarebbe prevista la quotazione della nuova società. Nel frattempo il peso del mattone nell&#8217;impero della Bicocca dovrebbe scendere ulteriormente con questa graduale separazione dal resto delle attività.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4270/pirelli-re-prove-di-fusione-con-fimit">Pirelli Re: prove di fusione con Fimit</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:34 di giovedì 12 novembre 2009.</p>
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    <title>Infrastrutture: quanti dossier portano a Ponzano</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4267/infrastrutture-quanti-dossier-portano-a-ponzano</link>
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    <pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:52:42 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>L&amp;#8217;attenzione del Governo e del mercato si focalizza in questi giorni sulle infrastrutture e ancora una volta un ruolo di primo piano sembra giocato in questo settore dalla famiglia Benetton.[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Benettonfamily.jpg" class="post" align="left" border="0" width="206" height="162" alt="benetton infrastrutture atlantia impregilo autogrill gemina " /></p>
<p>L&#8217;attenzione del Governo e del mercato si focalizza in questi giorni sulle infrastrutture e ancora una volta un ruolo di primo piano sembra giocato in questo settore dalla famiglia Benetton. Il gruppo di Ponzano Veneto che controlla Atlantia, Autogrill, quote importanti di Gemina (quindi degli Aeroporti di Roma) e di Impregilo, oltre a diversi altri asset nel settore aeroportuale e ferroviario non poteva d&#8217;altronde rimanere estraneo ai progetti di rilancio infrastrutturale italiano.</p>
<p>Le recenti delibere del Cipe che finanzieranno opere fondamentali un po&#8217; in tutto il Bel Paese (dalla Pedemontana lombarda al Ponte sullo Stretto) vedranno, infatti, Impregilo spesso al primo posto fra i beneficiari dei finanziamenti.</p>
<p>Non meno importante è il ruolo degli stessi Benetton nel settore aeroportuale, dove la famiglia di Ponzano Veneto controlla una quota importante di Gemina (e quindi della sua controllata Aeroporti di Roma) e ha di recente tirato un po&#8217; la giacca ai soci dicendosi pronta a supportare un aumento di capitale da oltre 500 milioni di euro, se necessario. Anche in questo caso il travagliato via libera all&#8217;aumento delle tariffe aeroportuali giunge gradito in un momento delicato per il riassetto del traffico aereo italiano. Altri interessi ancora portano la famiglia veneta nel business delle ferrovie (Eurostazioni-Grandi Stazioni).</p>


<p>
Per tornare ad Atlantia, vanno ricordate le nuove norme sugli aumenti tariffari dei pedaggi che il governo Berlusconi varò con una delle sue prime decisioni nonostante le perplessità dell&#8217;ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Oggi Atlantia viene fuori da un periodo difficile che ha visto contrarsi i suoi margini con il decrescere del traffico sulle strade italiane.</p>
<p>Sulla soglia dell&#8217;inverno le prospettive appaiono leggermente migliori, con dati del traffico in parziale ripresa e l&#8217;opinione generale più propensa a intravedere un recupero il prossimo anno. Il recente report di Credit Suisse che portava da 24 a 25 euro il prezzo obiettivo confermando un rating outperform sul titolo, ha confermato il ponderato ottimismo delle ultime sedute. Il quadro secondo gli analisti svizzeri è già migliorato. Si tratterebbe sicuramente di un&#8217;altra bella novità per i Benetton ai quali le infrastrutture, dopo l&#8217;uscita da Telecom Italia, sembrano piacere sempre di più.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4267/infrastrutture-quanti-dossier-portano-a-ponzano">Infrastrutture: quanti dossier portano a Ponzano</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:52 di lunedì 09 novembre 2009.</p>
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    <title>Fiat-Chrysler: il biglietto degli Agnelli per Detroit</title>
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    <pubDate>Wed, 29 Apr 2009 12:15:10 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Agnelli a Detroit. La storica famiglia che controlla la Fiat forse ha già prenotato un biglietto aereo per gli States, dove giovedì sera potrebbe festeggiare le nozze del Lingotto con Chrysler.[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Detroit.jpg" class="post" align="left" border="0" width="228" height="242" alt="fiat chrysler detroit toribno agnelli sergio marchionne nozze washington barack obama chrysler financial uaw caw auto workers operai borsa finanza mercato azioni progetti target opel germania italia stati uniti" /></p>
<p>Agnelli a Detroit. La storica famiglia che controlla la Fiat forse ha già prenotato un biglietto aereo per gli States, dove giovedì sera potrebbe festeggiare le nozze del Lingotto con Chrysler. L&#8217;accordo sembra oggi più vicino. Indiscrezioni rimbalzate dalle pagine del Washington Post e del Wall Street Journal sui giornali di tutto il mondo confermano il via libera all&#8217;operazione da parte delle principali banche Usa (JP Morgan, Goldman Sachs, Citigroup e Morgan Stanley) che detengono da sole circa il 70% del debito di Chrysler.</p>
<p>Secondo queste ipotesi non confermate (né smentite) dalle fonti ufficiali dei gruppi coinvolti, quei circa 6,9 miliardi di dollari di debiti che lasciano Chrysler ancora in bilico sulla bancarotta e gli Agnelli con il fiato sospeso potrebbero essere tagliati a 2 miliardi di dollari ed essere convertiti per la quota rimanente in una partecipazione di circa il 5% nel capitale della casa statunitense.</p>
<p>Lo schema riportato dalla stampa internazionale prevede dunque che i nuovi soci di Chrysler siano per il 55% i suoi operai sindacalizzati, per il 35% siano gli italiani di Fiat e per il rimanente 10% siano divisi fra il Dipartimento del Tesoro di Washington e i creditori di cui sopra. Tutto sembra filare per il verso giusto dunque e, secondo i piani dell&#8217;amministratore delegato Sergio Marchionne, già il prossimo giovedì il Lingotto potrebbe ufficialmente entrare a Detroit da proprietario. Numerose incertezze rimangono però ancora sul tavolo.</p>


<p>
Per esempio non è ancora chiaro che, scavalcata la scadenza di giovedì, il Governo Usa non favorirà comunque una bancarotta controllata di Chrysler e quindi un suo ricorso al temuto Chapter 11: al riguardo John Elkann, vicepresidente di Fiat, ha dichiarato: &#8220;Non escludiamo alcuna ipotesi&#8221;. Fuori dai denti la Fiat, per necessità meramente pratiche, potrebbe rilevare gli asset di Chrysler in un momento successivo a una eventuale bancarotta.</p>
<p>Un altro importante punto è quello dei rapporti che i sindacati Uaw e Caw avranno nella nuova Chrysler. In base alle stime attuali, come detto, i sindacati avranno in futuro il controllo della compagnia con una quota del 55% del capitale. Secondo alcune indiscrezioni un&#8217;opzione da esercitarsi in un secondo momento potrebbe portare Fiat a raggiungere il 51% del capitale di Chrysler una volta inaugurata la fusione. Di certo i potenti Uaw guidati da Ron Gettelfinger avranno un peso anche maggiore di quello garantitogli dalla nomina di un membro del consiglio di amministrazione. Le rinunce che, su richiesta degli italiani, i lavoratori hanno dovuto fare sono, d&#8217;altra parte, consistenti: i nuovi limiti agli straordinari, il taglio di alcuni giorni di vacanza e la sospensione di alcuni aumenti legati al costo della vita avranno un impatto sugli operai al di là e al di qua della regione dei Grandi Laghi, che separa gli Stati Uniti dal Canada, ma non i lavoratori di Chrysler.</p>
<p>In particolare Veba, il fondo pensionistico di Chrysler, vanta circa 10 miliardi di dollari di crediti dall&#8217;azienda. Di questi ora Chrysler restituirà meno di 5 miliardi mentre il resto sarà convertito in titoli della casa automobilistica.</p>
<p>Incerto anche il destino di Chrysler Financial, il braccio operativo del gruppo che finanzia i prestiti agli acquirenti. Si tratta di un asset fondamentale dell&#8217;azienda che, secondo alcune stime, è coinvolto in certi casi nel 70% circa delle vendite della società. Chrysler Financial ha ottenuto un prestito da 1,5 miliardi di dollari dal Governo che ora potrebbe sponsorizzare una sua cessione a Gmac, antagonista e leader nel settore dei finanziamenti per l&#8217;auto negli Stati Uniti. Gmac ha già ottenuto finanziamenti da Washington per circa 6 miliardi di dollari ma la sua eventuale integrazione con Chrysler Financial ha ricevuto diverse critiche. Si teme che il ruolo di finanziatore dell&#8217;operazione attribuito alla Fdic statunitense (una sorta di Cassa depositi e prestiti usa) nell&#8217;operazione coinvolga troppo un ente teoricamente super partes. Si teme anche che Cerberus, l&#8217;hedge fund che comprò a debito Chrysler riempiendola di debiti e che ha anche importanti partecipazioni in Gmac, possa avere un ruolo non proprio trasparente nel deal e sfavorire un allargamento del credito ai compratori di auto degli States.</p>
<p>Resta infine in bilico per Fiat il dossier Opel. La controllata tedesca di General Motors ha ricevuto le proposte del Lingotto e della canadese Magna ed entrambe sono state dichiarate interessanti dal ministro tedesco dell&#8217;economia Karl-Theodor zu Guttenberg. L&#8217;opinione pubblica sembra però preferire l&#8217;ipotesi canadese che, forse, garantirebbe meno sovrapposizioni e rischi per l&#8217;occupazione: un fattore importante in un anno di elezioni politiche.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4139/fiat-chrysler-il-biglietto-degli-agnelli-per-detroit">Fiat-Chrysler: il biglietto degli Agnelli per Detroit</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:15 di mercoledì 29 aprile 2009.</p>
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    <title>I no di Obama in vista del G20</title>
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    <pubDate>Mon, 30 Mar 2009 18:00:34 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/g20summit.gif" class="post" align="left" border="0" width="249" height="166" alt="g20 summit londra borsa borse finanza economia politica barack obama draghi stock merkel sarkozy berlusconi tremonti draghi regole fiat gm general motors ford chrysler mercato scelte hedge fund regole" /></p>
<p>Barack Obama mostra i muscoli in vista del G20. Giovedì i grandi della terra si riuniranno a Londra in uno dei breafing internazionali più importanti degli ultimi decenni e saranno chiamati a mettere a punto un piano coordinato per l&#8217;uscita dalla crisi in corso. Nuove regole per la finanza globale, nuove alleanze politiche, nuovi interventi miliardari in favore delle varie e sconquassate economie del globo probabilmente ne verranno fuori. Intanto Obama, il leader dell&#8217;economia più forte del mondo dove pure si è generato questo ciclone, prosegue a tappe forzate verso il risanamento, o almeno verso dei provvedimenti che gli permettano di dire a Londra che ha già fatto il possibile e che ora tocca al resto del mondo dimostrare la propria volontà di uscire dalla crisi.</p>
<p>Il piano di Geithner per la pulizia dei bilanci delle banche dagli asset tossici con l&#8217;intervento dei privati nella manovra è stato il primo passo. La &#8220;cacciata&#8221; di Rick Wagoner dal vertice di General Motors e il no ai finanziamenti alle case automobilistiche di Detroit condizionato da piani di risanamento affidabili, &#8220;forti&#8221; e credibili sono stati il secondo. Gli effetti di questo &#8220;giro di vite&#8221; si vedranno anche in Italia, dove in pratica alla Fiat è stato imposto di allearsi con Chrysler prima che il Tesoro Usa la finanzi e non dopo (come precedentemente previsto): col dubbio sicuramente vivo a Torino in queste ore se proseguire nell&#8217;ardita conquista del gigante di Detroit o lasciarlo al suo destino rinunciando a un&#8217;occasione unica di ingresso nel mercato Usa in grande stile.</p>


<p>
A Londra, però, non si parlerà solo di auto, anzi. I temi più caldi saranno la regolamentazione dei mercati, le regole di vigilanza globale su quell&#8217;ampia fetta della finanza globale che nessuno ha mai ancora dotato di norme e trasparenza (complice il vecchio Alan Greenspan). Ci saranno anche nuove richieste di interventi in favore dell&#8217;economia reale e all&#8217;Europa sarà chiesto, ancora una volta, un ruolo più compatto e deciso.</p>
<p>Né la Cina giocherà un ruolo di secondo piano: impossibile dimenticare le richieste di Pechino di una valuta internazionale diversa dal dollaro per le riserve delle banche centrali. Qualcuno addirittura parla di G2 e ipotizza un mondo ridisegnato su un bipolarismo sino-statunitense forse con qualche nostalgia per l&#8217;epoca della Guerra Fredda. Qualcun altro invece invoca una super-Germania che prenda le redini dell&#8217;Europa e la diriga verso una nuova epoca a forza di euro-bond e nuove infrastrutture, una Germania con forte ascendente sulla Bce che a sua volta potrebbe acquisire il ruolo di sceriffo delle grandi banche continentali.</p>
<p>In altre parole si sta creando una montagna e si lavora intensamente perché non partorisca un topolino. Il crollo delle borse di oggi non lascia molte illusioni sulla fragilità dei recenti recuperi, tuttavia va sicuramente ricordato che finora nessuno dei grandi d&#8217;Europa ha voluto, a torto o a ragione, rinunciare alle proprie prerogative nazionali e che il Vecchio Continente, che in questa crisi avrebbe potuto giocare il ruolo del Leone, ha preferito la via degli interventi alla spicciolata.</p>
<p>Al G20 gli interessi dei vari Sarkozy e Merkel, di Gordon Brown e di Berlusconi rischiano di confliggere ancora. Adesso Obama chiederà di più, sia in termini di impegno economico e finanziario per la ripresa, sia in termini di &#8220;unità&#8221; delle grandi potenze con la crisi. Più che una voce sola risponderà probabilmente un coro e confuso per giunta.</p>
<p>Si faranno ancora grandi promesse e si butteranno giù le bozze di qualche patto bilaterale sul controllo dei mercati globali. Alla fine ogni nazione terrà per sé le proprie prerogative (perché questo è il nodo) e si riserverà di applicare entro i propri confini le eventuali decisioni prese Oltremanica nella maniera più conveniente. Intanto la situazione economica Usa continua a preoccupare, la crescita enorme della disoccupazione e il rischio che politiche anticicliche di lungo periodo (infrastrutture, energie pulite, sistema sanitario, wellfare) chiudano il cancello quando i buoi sono scappati si fa sempre più vivo. Anche per questo Washington chiede sempre di più l&#8217;aiuto delle altre nazioni contro la crisi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4120/i-no-di-obama-in-vista-del-g20">I no di Obama in vista del G20</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:00 di lunedì 30 marzo 2009.</p>
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