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Pirelli

Settore industriale favorito dal contesto macro. Pirelli e Stm sotto la lente

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno STM Pirelli

Le incertezze sul caso Irlanda ed i timori che la crisi si possa allargare ad altri paesi dell’Unione Europea fino addirittura a comprometterne l’integrità contrastano con i dati provenienti dall’economia reale: in Germania ad esempio l’indice Ifo che misura la fiducia delle imprese è balzato a novembre a 109,3 punti sorprendendo i mercati che si attendenvano una flessione dopo il dato di ottobre a 107,7 e raggiungendo invece il valore massimo dai tempi della riunificazione. Questo significa che le aziende tedesche, il dato si riferisce ai settori del commercio e dell’industria, hanno una visione positiva della situazione corrente e del futuro fino a sei mesi e credono nella forza della ripresa. Bene in particolare il comparto manifatturiero, soddisfatto dell’andamento di ottobre e ottimista per le prossime evoluzioni. Il miglioramento del clima economico, nonostante le difficoltà del settore finanziario, potrebbe favorire anche alcuni titoli industriali domestici che appaiono attualmente già bene impostati da un punto di vista grafico come Pirelli & C e Stm.

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Pirelli: le nuove direzioni degli pneumatici della Bicocca

pubblicato da Ferry Boat in: Tronchetti Provera Marco Azioni Italia Automotive Pirelli

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Dopo Continental e Michelin è la volta di Pirelli: la società della Bicocca ha accresciuto il proprio giro d’affari di quasi un quinto nei primi nove mesi di quest’anno fatturando al 30 settembre 3,7 miliardi di euro. La marginalità operativa del gruppo è passata dal 5,9% all’8,4% e nel terzo trimestre ha raggiunto il 9,1% ponendosi anche al di sopra, per esempio, di quella di Michelin, un competitor lodato dal mercato nei giorni scorsi per i suoi risultati.

Il conto economico del terzo trimestre del gruppo si chiude con un utile da 74,1 milioni di euro che conferma la forza del core business. Bisogna però ricordare che sui dati dei nove mesi pesano gli effetti dello spin off di Pirelli Re (oggi Prelios) che hanno portato a un impatto di 265,6 milioni di euro (evidenziato come risultato delle attività cessate): conclusione, il gruppo nei nove mesi perde 101,5 milioni di euro.

Il core business, in compenso si dimostra sempre più solido e la transizione verso una società ormai concentrata quasi esclusivamente sugli pneumatici è in pratica cosa fatta. Negli ultimi anni Pirelli ha ceduto Telecom Italia, Alcatel Lucent Submarine, Oclaro, Pirelli Broadband Solutions e infine Pirelli Re ritornando alle gomme che ormai coprono quasi tutto il fatturato della Bicocca.

Negli ultimi nove mesi Pirelli Tyre ha fatturato 3,55 miliardi di euro sui 3,7 complessivi di Pirelli. Nei prossimi 5 anni il settore degli pneumatici crescerà in media del 7% l’anno e la Bicocca intende giocare un ruolo di primo piano nei nuovi assetti del comparto.

Con l’ultima trimestrale gli obiettivi del gruppo cambiano per la terza volta in un anno: gli ultimi target ipotizzano una crescita media dei ricavi totali oltre l’8% l’anno fino al 2013. Il giro d’affari previsto a circa 4,8 miliardi di euro per la fine di quest’anno al termine del piano dovrebbe superare i 6 miliardi di euro. La redditività operativa dovrebbe passare dal 7,5% previsto a fine anno al 10,5-11,5% nel 2013.

A fine settembre il gruppo Pirelli aveva una posizione finanziaria netta negativa per 704,9 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di oltre 2,13 miliardi. Il gruppo prevede un aumento della propria solidità finanziaria nei prossimi anni con un rapporto net debt/ebitda a 0,6 nel 2015. La crescita di Pirelli, stando al piano presentato dalla compagnia, sarà organica: nei prossimi tre anni non sono previste fusioni o acquisizioni.

La società punterà sulle economie emergenti e pone come sua priorità il “local to local” ossia l’imperativo dell’avvicinamento della produzione al mercato di riferimento. In altri termini, come già si è visto negli ultimi anni, i nuovi impianti saranno spesso in Sudamerica o in Cina piuttosto che in Italia o in Europa. Già oggi la produzione di Pirelli è per tre quarti nei paesi in rapido sviluppo, nel 2015 il 73% delle vendite sarà dai segmenti Premium per l’auto e i veicoli commerciali leggeri che già oggi coprono due terzi del fatturato.

Proprio il settore Premium è quello che per ora si è mostrato più promettente e su esso Pirelli vuole puntare. Oltre il 57% dei ricavi fra cinque anni verrà dalle aree di maggiore crescita come la Russia, il Medioriente o il Sudamerica. Nel piano la Bicocca prevede di investire 1,9 miliardi nel prossimo lustro a fronte degli 1,5 miliardi investiti nel 2006-2010. Le dinamiche industriali del settore tyre in questo periodo di grande cambiamento sono ben chiarite nelle comunicazioni della societa’, che specifica anche che la concentrazione sullo pneumatico è stata incoraggiata negli ultimi anni dalla profittabilità di questo business: il segmento tyre deve più del 70% del suo fatturato al ricambio e questo lo rende meno volatile e strutturalmente più redditizio del comparto automotive in generale.

Il margine dell’ebit sui ricavi dei primi dieci produttori di pneumatici è pari al 7,3% nel 2010 contro il 5,7% dei primi dieci produttori di componentistica per l’automotive e il 4,3% dei dieci maggiori produttori di automobili. Con un brand che già vale 1,8 miliardi e ora sarà rilanciato dal ruolo preponderante nella Formula 1, Pirelli sembra pronta a cogliere le occasioni dei prossimi anni, anche se probabilmente saranno sempre più distanti dai mercati europei.

Pirelli: una spinta da Bridgestone, un'altra dai Malacalza

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Automotive Pirelli

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Pirelli tiene bene le posizioni in Borsa e torna a far parlare di sé fra le colonne della cronaca finanziaria. Nell’ultimo mese il titolo ha guadagnato circa il 15,5% a fronte di un recupero del 4,4% del Ftse Mib. Negli ultimi 6 mesi lo scarto cresce fra una valorizzazione del 10,9% e una flessione del 14% se poi si guarda l’ultimo difficile anno di Borsa il Ftse Mib ha recuperato circa il 4,32% mentre la Bicocca guadagnava sui listini oltre il 10% del proprio valore. Insomma Pirelli corre decisamente più del mercato.

Nel frattempo il gruppo ha riconfermato l’obiettivo di una crescita dei volumi di vendita del 10% su base annua che sarebbe già confortata dai risultati del secondo trimestre del 2010. Durante le ultime sedute un altro spintone in avanti è arrivato anche dalla concorrente Bridgestone che ha innalzato i propri obiettivi di fine anno, sia in termini di utile che di fatturato, portando un positivo sentiment sui mercati

Le sfide non sono poche e per questo anche la promozione della famiglia dei Malacalza acquista un peso nelle nuove strategie. Circa un anno fa il gruppo finanziario in esilio dalla siderurgia genovese aveva acquisito una piccola quota della holding di Pirelli Camfin riservandosi di valutare un ulteriore intervento.

Dodici mesi dopo i Malacalza si preparano a rilevare il 30,9% della holding Gpi a monte di Camfin da Carlo Puri Negri che completa così l’allontanamento dal gruppo della Bicocca. A Marco Tronchetti Provera rimangono comunque delle quote di maggioranza che attraversano tutta la catena proprietaria della Bicocca, ma i Malacalza diventano soci industriali di lungo periodo e partner nei processi di sviluppo dei business collegati a materie prime e gas.

Pirelli merita però anche un ultimo riferimento alla Formula 1: la società si è aggiudicata la fornitura in esclusiva per l’intero campionato. Creato un team dedicato a questa attività (dopo gli impegni passati nel rally e nella superbike) Marco Tronchetti Provera ha specificato che la nuova avventura sarà a conti fatti a costo zero, ma garantirà un forte ritorno di immagine visto che la Formula 1 potrebbe raggiungere due miliardi di spettatori nei prossimi anni. L’investimento complessivo dovrebbe aggirarsi sui venti milioni di euro, ma i contributi delle scuderie dovrebbero compensare i costi: gli pneumatici saranno progettati a Milano ma prodotti in Turchia prima di attrezzare il top delle quattro ruote.

Pirelli Re: prove di fusione con Fimit

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Tronchetti Provera Marco Azioni Italia Pirelli

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Sicuramente gli ultimi anni si stanno rivelando particolarmente vivaci per Pirelli Re che in più settori si è mossa con attenzione e rapidità raggiungendo dei risultati spesso notevoli, ma anche subendo pesantemente gli effetti della crisi generale e di un indebitamento notevole. L’ultima novità riguarda però un’alleanza appena progettata: quella con Fimit, società che gestisce 12 fondi e che potrebbe allearsi al ramo immobiliare dell’impero industriale di Marco Tronchetti Provera.

La notizia sembra piacere molto al mercato che oggi scalda il titolo Pirelli Re con rialzi di quasi cinque punti percentuali. D’altra parte che Pirelli Re abbia bisogno di strategie decise in questo momento di crisi è noto. L’aumento di capitale da 400 milioni di euro completato a luglio è sicuramente servito, ma i problemi sono ancora numerosi. Il gearing (inteso come rapporto tra posizione finanziaria netta esclusi i crediti per finanziamenti e patrimonio netto: quindi come capacità di far fronte con mezzi propri agli investimenti del gruppo) è passato a 0,65 dal 2,35 di fine 2008. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo negativo di 861,8 milioni di euro a uno di 447,4 milioni di euro.

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Pirelli brilla, ma i tempi sono ancora duri

pubblicato da Ferry Boat in: Tronchetti Provera Marco Azioni Italia Pirelli

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Pioggia di acquisti su Pirelli in Borsa. Il titolo della società delle gomme e degli immobili guadagna oltre 6,38 punti percentuali. I risultati del gruppo sono evidentemente piaciuti al mercato che probabilmente ha apprezzato forse la conferma degli obiettivi del piano industriale e di riduzione del debito oltre alle prospettive di recupero dei mercati nel medio e lungo periodo.

Un colosso articolato come Pirelli è sicuramente difficile da misurare e valutare in tutte le sue sfumature, anche per via della varietà di asset che controlla (dagli pneumatici di Pirelli Tyre, agli immobili di Pirelli Re, ai filtri antiparticolato di Pirelli Eco technology al broadband di Pirelli Broadband solution): qualche considerazione però si può fare.

I ricavi a 2,13 miliardi di euro hanno registrato una flessione di quasi il 13% rispetto al dato di un anno fa. Il risultato operativo, a 101,1 milioni contro i 180,9 milioni di euro del gruppo nel primo semestre del 2008, registra non solo un calo notevole, ma anche una marginalità operativa inferiore rispetto al dato dell’anno scorso: il 4,7% dei ricavi sul 7,4% del dato del 30 giugno 2008.

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Camfin: Tronchetti Provera interviene anche sulla capogruppo

pubblicato da Ferry Boat in: Tronchetti Provera Marco Azioni Italia Pirelli

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Grandi manovre nella galassia Pirelli. Il gruppo controllato da Marco Tronchetti Provera (in foto) sta prendendo di petto la crisi con una serie di ricapitalizzazioni, cessioni, alleanze e cambiamenti nelle varie squadre di manager che sono destinati a ridisegnare una complessa struttura industriale con diramazioni che passano dagli pneumatici all’energia pulita al settore immobiliare.
Si tratta di una complessa catena finanziaria che, per mantenersi sulla più semplice catena di società quotate, passa da Camfin a Pirelli fino a Pirelli Real Estate. Quest’ultima, anima immobiliare del gruppo, ha appena varato un aumento di capitale da 400 milioni di euro per rifinanziare un debito che, considerando i veicoli fuori bilancio e non consolidati, ammonta a 12,8 miliardi di euro. Forse proprio l’entità di questi debito che secondo i calcoli di Repubblica sarebbe garantito solo al 30% dal patrimonio della società, ha spinto Pirelli Re a varare un’offerta di titoli a prezzi stracciati (valore nominale da 50 centesimi contro quotazioni sui 4,9 euro prima dell’annuncio dei dettagli sul piano). La ricapitalizzazione è comunque garantita dalla controllante Pirelli che mette i propri crediti a disposizione: quindi quei 400 milioni di euro Pirelli Re li incasserà, anche se i suoi titoli varranno alla fine molto meno in borsa e saranno molti di più.

A monte della catena di controllo si muove però anche Camfin, società finanziaria controllata dallo stesso Marco Tronchetti Provera, che ha appena varato un aumento di capitale da 100 milioni di euro, un riscadenziamento del debito assai importante e che ha accolto tra i suoi soci un azionista di eccellenza come Vittorio Malacalza.

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