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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T16:21:31+00:00</updated>
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    <title type="html">Hollande e il vento socialista non deprimono le Borse</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2012-05-08T07:16:02+00:00</published>
    <updated>2012-05-08T07:16:02+00:00</updated>
    <dc:subject>notizie</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>borse grecia</dc:subject><dc:subject>borse socialismo</dc:subject><dc:subject>hollande francia mercati</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sorpresa per i mercati. Al contrario di quello che prevedevano molti grilli parlanti, il responso delle Borse non è stato quello previsto. In Francia un socialista è tornato all&amp;#8217;Eliseo dopo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5215/hollande-e-il-vento-socialista-non-deprimono-le-borse"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/hollandefrance.jpg" class="post" border="0" width="586" height="390" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Sorpresa per i mercati. Al contrario di quello che prevedevano molti grilli parlanti, il responso delle Borse non è stato quello previsto. In Francia un socialista è tornato all&#8217;Eliseo dopo 17 anni, in Grecia i partiti pro-austerità hanno perso la maggioranza dei voti e la sinistra radicale è diventata la seconda forza del paese, in Germania la coalizione di centrodestra ha perso la maggioranza nello Schleswig-Holstein, con un recupero della Spd, un successo dei Verdi e un trionfo dei Pirati.</p>
<p>Eppure al contrario di quello che prevedevano le Cassandre, <a href="http://www.forbes.com/sites/johndobosz/2012/05/07/socialism-and-anti-austerity-revolts-fail-to-faze-stocks/">i mercati non sono crollati</a>, come invece era successo nel 1981 all&#8217;indomani della vittoria di François Mitterand alle elezioni presidenziali francesi. Anzi, dopo un avvio in calo gli indici hanno sostanzialmente guadagnato, con l&#8217;eccezione di Londra.</p>
<p>L&#8217;indice Cac 40 di Parigi ha chiuso in progresso di 52,25 punti, cioè l&#8217;1,65%. Onestamente si tratta anche di uno di quei casi di vendi-sulle-voci-acquista-sulla-notizia: da quando infatti i sondaggi hanno cominciato a dare François Hollande vincente la Borsa in Francia ha perso circa il 10%, dunque si può pensare che i mercati avessero già scontato il risultato.</p>
 <p>Non è quindi il socialismo che spaventa i mercati, anzi paradossalmente l&#8217;arrivo di Hollande alla guida della Francia potrebbe aiutare l&#8217;Europa a impostare una politica di crescita e di stimolo all&#8217;economia, invece di intestardirsi cocciutamente sul rigore e sull&#8217;austerità come vogliono i tedeschi e come ha imposto finora la signora Merkel.</p>
<p>Hollande, insieme a Monti e probabilmente anche allo spagnolo Rajoy, può riuscire a imporre una nuova idea di Europa, in cui il bilancio comune del fiscal compact sia funzionale a investimenti in infrastrutture e rilancio dell&#8217;economia; se poi anche la Merkel lascerà la cancelleria le cose potrebbero andare ancora meglio.</p>
<p>Non è finita però la paura per l&#8217;euro, vista la situazione greca, dove il caos regna sovrano, non c&#8217;è una maggioranza possibile e non è escluso un ritorno alle urne in tempi brevi, mentre anche i neonazisi sono entrati in Parlamento, con Alba Dorata, un partito che inneggia a Hitler. Quale sarà la prospettiva per la Grecia: un vero fallimento, ancora politica di austerità oppure un nuovo approccio europeo? Su questo ancora non c&#8217;è una risposta.</p>
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    <title type="html">Downgrade di S&amp;P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2012-01-16T08:49:24+00:00</published>
    <updated>2012-01-16T08:49:24+00:00</updated>
    <dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>eurozona</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5027/downgrade-di-sp-sullue-nuova-crisi-greca-lunedi-nero-in-vista"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orsoborse.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all&#8217;andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.</p>
<p>La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l&#8217;Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l&#8217;ultimo <a href="http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,455774/S_P_riduce_il_rating_di_Italia_e_Francia.aspx">taglio dei rating</a> da parte di Standard and Poor&#8217;s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall&#8217;Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.</p>
<p>La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l&#8217;effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo <a href="http://www.voanews.com/english/news/economy-and-business/Markets-Plunge-SP-US-Spar-Over-Rating-Cut-127281713.html">reagirono al declassamento degli Stati Uniti</a> e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.</p>
 <p>Adesso non è difficile prevedere che succederà qualcosa del genere anche dopo il taglio generale di venerdì, che è arrivato forse fuori tempo massimo, visto che i rischi dell&#8217;Eurozona sono oramai chiari a tutti e Standard and Poor&#8217;s forse avrebbe dovuto avere il coraggio - e la capacità - di rilevarli un anno fa, prima che esplodesse il caso del debito e prima che alcuni governi europei, come in Spagna e in Italia, venissero travolti dalla crisi del debito.</p>
<p>La questione europea rischia di pesare notevolmente sull&#8217;andamento dei mercati azionari, anche per quei titoli che in realtà hanno buone prospettive e si possono immaginare realisticamente come buoni investimenti per il 2012. Per questo motivo per esempio stamani su SeekingAlpha David Alton Clark <a href="http://seekingalpha.com/article/319593-the-time-is-now-to-take-profits-on-these-2012-winners">consiglia di prendere profitto</a> dei titoli che sono andati bene in questi primi giorni di gennaio.</p>
<p>Lui parla in particolare di sette titoli - fra cui per esempio Ford, Cisco, Amd - che aveva consigliato e che in effetti hanno cominciato l&#8217;anno all&#8217;insegna dei rialzi e hanno messo assieme un guadagno medio del 10%. Adesso, sostiene, è il momento di vendere perché i mercati reagiranno probabilmente in modo scomposto e irrazionale alla decisione di S&#038;P e potrebbero punire anche i titoli che stanno andando bene perché il loro settore o la loro attività funziona.</p>
<p>Chi possiede titoli americani, poi, deve considerare che il taglio del rating per i paesi dell&#8217;Eurozona si rifletterà molto probabilmente sull&#8217;euro che potrebbe perdere ulteriore terreno sul dollaro: le conseguenze potrebbero essere sgradevoli per le mutinazionali americane che operano in tutto il mondo, ma poi fanno i conti in dollari.</p>
<p>A questi motivi di incertezza si somma poi <a href="http://seekingalpha.com/article/319738-greece-s-potential-effect-on-world-markets">la crisi greca</a> che non ha smesso di minacciare i mercati. Le ultime indiscrezioni lasciano trapelare l&#8217;indisponibilità di Atene ad adeguarsi all&#8217;ultimo piano di austerità: a questo punto non resterebbe che il default ufficiale e non sappiamo davvero come reagiranno i mercati. Chi ha qualcosa da realizzare forse potrebbe pensare davvero a vendere e magari rientrare dopo a prezzi più bassi.</p>
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    <title type="html">Il New York Times dà a Mario (Draghi) quel che è di Mario</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2011-12-27T08:15:41+00:00</published>
    <updated>2011-12-27T08:15:41+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>bce banche credito</dc:subject><dc:subject>draghi bce</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Chi può salvare le banche europee e di conseguenza rilanciare l&amp;#8217;economia e sanare gli equilibri monetari dell&amp;#8217;intera Unione Europea? C&amp;#8217;è un uomo che, forse, può farlo e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5005/il-new-york-times-da-a-mario-draghi-quel-che-e-di-mario"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/mariodraghi.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="306" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Chi può salvare le banche europee e di conseguenza rilanciare l&#8217;economia e sanare gli equilibri monetari dell&#8217;intera Unione Europea? C&#8217;è un uomo che, forse, può farlo e che ha già mosso le sue pedine per ottenere un risultato concreto restando all&#8217;interno del mandato assegnatogli, senza bisogno di un intervento politico, che si è dimostrato una chimera.</p>
<p>Quest&#8217;uomo è il presidente della Bce, Mario Draghi, di cui il New York Times <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/22/business/a-central-bank-doing-what-central-banks-do.html?_r=1&#038;ref=business&#038;pagewanted=all">celebra la concretezza</a> (una banca centrale &#8220;che fa ciò che serve&#8221;, titola il quotidiano americano) e soprattutto la capacità di visione lungimirante, al punto da non essere capito subito.</p>
<p>Quando l&#8217;8 dicembre, infatti, Draghi ha annunciato il piano di prestiti alle banche a lungo termine e a bassissimo tasso (l&#8217;1%), in pochi avevano colto  la portata di questa iniziativa, che come abbiamo appena visto è stata accolta con entusiasmo dalle banche europee, che per tre anni avranno a disposizione liquidità a bassissimo costo: già chiesti a Francoforte ben 500 miliardi.<del datetime="2011-12-27T01:01:18+00:00"></p>
<p>Con questa mossa Draghi mette una pezza alla crisi dei debiti sovrani in Europa, pone le basi per rilanciare la crescita economica e può vantarsi - in praticolare con la Germania - di non aver violato le regole europee e di essersi attenuto con rigore al mandato della Bce.</p>
<p>Un capolavoro di strategia, che sulle prime era stato tralasciato da molti cronisti, impegnati più a raccogliere le dichiarazioni estemporanee del presidente della Bce che a capire ciò che Draghi stava annunciando; solo Scalfari su Repubblica aveva dato molto peso a quell&#8217;annuncio e aveva spiegato gli effetti positivi che ne sarebbero nati.</p>
<p>Le banche infatti avranno a disposizione un fiume di liquidità, portando a garanzia anche i bond statali purché il loro rating non sia &#8220;spazzatura&#8221;: se ne gioveranno sia i bilanci statali, poiché le banche saranno invogliate ad acquistare o mantenere titoli di stato dell&#8217;area Euro, e se ne gioveranno le stesse banche, su cui pesavano e pesano i capitali investiti in bond in euro.</p>
<p>Per di più, tutta questa liquidità può - e deve - servire a rilanciare l&#8217;economia, a ridare fiato alle imprese e risorse alle famiglie. Chi ha avuto molto (le banche) deve impegnarsi a fornire benzina alle realtà produttive dell&#8217;Europa. Per di più guadagnandoci! perché le banche prenderanno denaro al&#8217;1% e lo cederanno con tassi dal 3,5 al 5 per cento, lucrando la differenza.</p>
<p>Ma perché quindi nonostante l&#8217;intervento della Bce i mercati <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204464404577111983838592746.html?mod=ITP_pageone_0">non hanno brindato ai prestiti concessi dalla Bce</a>? Innanzitutto bisogna verificare che gli istituti di credito usino i soldi extra per iniziative efficaci e utili all&#8217;economia europea. E poi Draghi non è un guru con la bacchetta magica. Con la sua mossa ha offerto gli strumenti per affrontare la crisi: usarli, e farlo bene, è una faccenda delle banche e dei governi nazionali.</del></p>
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    <title type="html">È il momento giusto per una Robin Hood tax globale?</title>
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    <published>2011-12-19T09:05:32+00:00</published>
    <updated>2011-12-19T09:05:32+00:00</updated>
    <dc:subject>uncategorized</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>robin hood tax</dc:subject><dc:subject>tassa speculazione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Stai a vedere che il momento è quello buono e che forse stavolta una tassa sulla speculazione finanziaria e sulle attività di chi fa soldi con i soldi potrebbe diventare realtà? Parliamo della Robin[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4973/e-il-momento-giusto-per-una-robin-hood-tax-globale"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/robinhoodtax.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="259" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Stai a vedere che il momento è quello buono e che forse stavolta una tassa sulla speculazione finanziaria e sulle attività di chi fa soldi con i soldi potrebbe diventare realtà? Parliamo della <a href="http://robinhoodtax.org/">Robin Hood tax</a>, una tassa per togliere risorse alla speculazione finanziaria e dirottarle verso il settore pubblico e il sostegno alle fasce di popolazione più deboli.</p>
<p>Ne torna a parlare <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/07/business/global/micro-tax-on-financial-trades-gains-advocates.html?_r=2&#038;ref=business&#038;pagewanted=all">il New York Times</a>, che registra un interesse notevolmente aumentato attorno a questa ipotesi che non piace più solo ai no global e ai movimenti di estrema sinistra oppure al movimento Occupy, ma piace anche ai governi, a potenti della Terra (Al Gore), leader religiosi (Papa Benedetto XVI e l&#8217;Arcivescovo di Canterbury) e persino a protagonisti dell&#8217;industria e della finanza, come Bill Gates e George Soros.</p>
<p>Una tassa sulle transazioni finanziarie, per togliere ai ricchi (banche e operatori della finanza) per dare ai poveri (i cittadini) come faceva Robin Hood, è complicata ma possibile da realizzare e soprattutto potrebbe ottenere due risultati: da un lato rallentare e dissuadere la speculazione selvaggia, dall&#8217;altro fornire risorse per rilanciare l&#8217;economia e attenuare le disuguaglianze all&#8217;interno delle società occidentali. Ma ci sono alcune resistenze da superare.</p>
 <p>In Europa una proposta del genere è sostenuta in primis da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e, ultimamente, anche dal presidente del Consiglio italiano Mario Monti; ad opporsi, invece, c&#8217;è il premier britannico David Cameron, che non sembra disposto a rinunciare ai ricchi guadagni della City e sarebbe disposto a un piccolo prelievo solo se fosse introdotto a livello globale, almeno in tutta l&#8217;Unione Europea, ma possibilmente in tutto il mondo.</p>
<p>Negli Stati Uniti, infatti, ci sono altrettante resistenze e non potrebbe essere altrimenti, visto che Stati Uniti e Gran Bretagna sono sempre stati gli alfieri del libero mercato e della libertà di investimento in Borsa. Se una tassa del genere fosse introdotta solo in un&#8217;area si rischierebbe un risultato paradossale: i capitali fuggirebbero dalle piazze dove si applica l&#8217;aliquota di tassazione e si rifugerebbero altrove, come capitò negli anni Ottanta quando la Svezia decise di introdurre solitariamente la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tobin_tax#Sweden.27s_experience_in_implementing_Tobin_taxes_in_the_form_of_general_financial_transaction_taxes">Tobin Tax</a>, l&#8217;imposta ideata da James Tobin e applicata proprio alle transazioni finanziarie.</p>
<p>In Francia il mese scorso il Senato ha approvato una forma di Robin Hood Tax, ma si è trattato solo di un gesto dimostrativo, dal momento che l&#8217;Assemblea nazionale, in cui la destra è maggioritaria, non approverà mai quel testo che dunque non diventerà mai legge. Qualcosa, però, si sta muovendo: ma in che cosa consiste in realtà questa imposta?</p>
<p>Esistono diverse possibilità per tassare il trading finanziario e i movimenti di capitale e <a href="http://www.zerozerocinque.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=80:tassa-sulle-banche-vs-tassa-sulle-transazioni-finanziarie&#038;catid=31:general&#038;Itemid=46">non sono alternative</a> fra di loro. Quella più invocata dagli oppositori al liberismo puro è la Ftt - Financial Transaction Tax - un&#8217;aliquota (bassissima, dello 0,05%), che si applicherebbe a tutte le transazioni, azioni, obbligazioni, investimenti valutari e derivati: potrebbe raccogliere a livello globale fino a 300 miliardi di euro all&#8217;anno e costerebbe pochissimo, visto che tutti i movimenti sono telematici, dunque basterebbe introdurre un prelievo virtuale senza rallentare e complicare le operazioni.</p>
<p>Gli ostacoli sono di natura politica e di omogeneità di trattamento: sarebbe ideale che una tassa del genere venisse introdotta contestualmente su tutti i mercati per colpire in modo coerente tutte le operazioni finanziarie e dissuadere così  grandi movimenti speculativi, con un peso impercettibili sugli investimenti dei privati e degli operatori più piccoli. Le obiezioni di stampo liberista - come <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10727">questa dell&#8217;istituto Bruno Leoni</a> - si appuntano sull&#8217;esperienza svedese, ma in quel caso la tassa fu dieci volte più alta, dello 0,5% e non dello 0,05%, quindi anche le conseguenze non saranno così disastrose.</p>
<p>Un&#8217;altra forma di tassazione colpirebbe direttamente le banche: è la Tassazione sulle banche o <a href="http://www.bbc.co.uk/news/business-12391532">Bank Levy</a>, che in verità la Gran Bretagna e altri paesi hanno già introdotto in qualche versione al momento del salvataggio pubblico del sistema bancario dopo la crisi del 2008-2009. La tassa colpirebbe i grandi istituti finanziari, ma per esempio nel Regno Unito ha raccolto solo 2,5 miliardi di sterline all&#8217;anno e soprattutto non colpisce hedge fund e operazioni sui derivati, quindi non ha un effetto dissuasivo sulle speculazione.</p>
<p>Un&#8217;altra versione è la Fat - Financial Activities Tax - che potrebbe garantire un gettito di 93 miliardi di dollari solo nei paesi dell&#8217;Ocse, colpendo profitti in eccesso e remunerazioni come le stock option: una specie di Iva sul settore finanziario. Su questa tassa la Gran Bretagna si è detta disposta a discutere, a condizione che diventi un&#8217;iniziative comune di tutta l&#8217;Ue. Quella che è indispensabile, però, è una volontà politica che decida di colpire la speculazione e riportare la finanza al posto che le compete, quello di fornire risorse e capitali per i privati e soprattutto per il sistema produttivo, cioè l&#8217;economia reale.</p>
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    <title type="html">Basta pensare alle azioni, bisogna creare clienti</title>
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    <author>
      <name>Carlo Tissi</name>
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    <published>2011-12-06T19:32:37+00:00</published>
    <updated>2011-12-06T19:32:37+00:00</updated>
    <dc:subject>notizie</dc:subject><dc:subject>persone-fatti</dc:subject><dc:subject>persone</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>fixing the game</dc:subject><dc:subject>roger martin</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[L&amp;#8217;attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4963/basta-pensare-alle-azioni-bisogna-creare-clienti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/364_dean_roger_martin500350.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="302" alt="" /><br clear="all" />L&#8217;attuale modello economico occidentale sta vivendo uno dei momenti di crisi più tragici della sua storia. Che il modello sia malato è stato da tempo ribadito e assodato, anche da coloro che inizialmente l&#8217;hanno sostenuto e ne hanno largamente beneficiato. Eppure l&#8217;inversione di tendenza tarda ad arrivare, nonostante uno stato delle cose chiarissimo e l&#8217;opinione di autorevoli economisti e manager.</p>
<p><strong>Roger L. Martin</strong> preside della Rotman School of Management presso l&#8217;Università di Toronto, è uno di questi, e nel suo nuovo libro <strong>Fixing the Game</strong> utilizza un linguaggio metaforico per dare voce e sostanza ad una considerazione che risale al 1999 ed è stata attribuita a <strong>Jack Welch</strong>, celebre amministratore delegato della General Electric, un manager in grado di portare la sua azienda da 12 miliardi di dollari di fatturato ad oltre 360.</p>
<p>&#8220;<em>Massimizzare il valore delle azioni è l&#8217;idea più stupida del mondo</em>&#8220;. </p>
<p>Oggi esiste una scollatura tra l&#8217;economia reale (per semplificare quella delle fabbriche e degli uffici in cui vengono progettati e realizzati prodotti, le merci e i servizi sono venduti e comprati e alla fine ai ricavi si sottraggono le spese per determinare l&#8217;esatta quantità di dollari di profitto realizzati) e il cosiddetto &#8220;mercato delle aspettative&#8221;, l&#8217;economia finanziaria.</p>
 <p>Sul mercato azionario si negoziano titoli di società tra gli investitori e la valutazione non è quasi mai legata ad elementi reali ed ancora più raramente si valuta quello che ci si aspetta che una data azienda diventi domani sulla base di quello che sono oggi. Secondo Martin questa frattura ha una precisa data d&#8217;inizio, il 1976. I professori <strong>Michael Jensen</strong> e <strong>William Dean Meckling</strong> della University of Rochester pubblicarono un documento apparentemente innocuo sul Journal of Financial Economics dal titolo &#8220;<em>Theory of the Firm: Managerial Behavior, Agency Costs and Ownership Structure</em>&#8220;.</p>
<p>Utilizzarono uno fra i più vecchi trucchi accademici: creare un problema per poi proporre una soluzione allo stesso senza badare al paradosso che il problema sia stato creato all&#8217;origine dall&#8217;articolo stesso. Il loro saggio sosteneva che a beneficiare della prosperità di una società fossero principalmente i suoi azionisti mentre i manager venissero assunti per lavorare per conto d&#8217;altri rimanendo dei meri agenti con l&#8217;inevitabile effetto di demotivarli. Tra il 1960 e il 1980 la proporzione fra il compenso degli amministratori delegati delle 365 società quotate più rilevanti e il fatturato della loro azienda aveva fatto registrare un calo del 33%.</p>
<p>Gli amministratori di un&#8217;impresa, per evitare effetti controproducenti, avrebbero dovuto divenire per ciò anche azionisti e ricevere una serie di corposi benefit in modo da produrre l&#8217;effetto di incentivare questi mandatari ad ottimizzare le attività e le risorse per se stessi più che per i loro capi. Jensen e Meckling hanno ignorato l&#8217;intuizione avuta da <strong>Peter Drucker</strong> nel 1973: l&#8217;unico obiettivo valido per un&#8217;impresa è quello di creare un cliente, non di massimizzare il ricavo per gli azionisti. </p>
<p>Questa cattiva idea ha preso rapidamente piede, come tutte le cattive idee che fruttano un sacco di soldi ad alcune persone. L&#8217;effetto distorsivo sul mercato è stato fortissimo: dal 1980 al 2010 il compenso dei CEO delle aziende quotate più importanti è cresciuto del 600% al punto da perdere qualsiasi collegamento con il fatturato delle aziende che amministrano.</p>
<p>Contemporaneamente sono diminuiti i rendimenti annuali reali delle attività e dei capitali investiti che secondo uno studio recente sono un quarto di ciò che erano nel 1965. Con il senno di poi è stata una scelta completamente sbagliata imbottire di tutto questo valore le azioni, incentivando l&#8217;organizzazione a breve termine e disincentivando politiche economiche virtuose, che creino lavoro e migliorino le condizioni di vita della società. </p>
<p>Alcuni esempi positivi esistono, Martin ne fa alcuni come la <strong>Apple</strong> e la <strong>Johnson &#038; Johnson</strong>, ma sostiene sia necessario fare modifiche legislative che aiutino a mettere di nuovo al centro il cliente e non il valore azionario.</p>
<p>Il capitalismo americano è in bilico, scrive Martin, anche perché è molto difficile far ragionare uomini che sono pagati per non farlo, ma il cambiamento, sostiene lui, arriverà comunque e non perché eticamente giusto, ma perché rende più soldi.</p>
<p>[Via | <a href="http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2011/11/28/maximizing-shareholder-value-the-dumbest-idea-in-the-world/">Forbes</a>]</p>
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    <title type="html">Gli investitori chiedono sicurezza: corsa ai bond Usa a tasso zero</title>
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    <published>2011-11-09T09:20:02+00:00</published>
    <updated>2011-11-09T09:20:02+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4919/gli-investitori-vogliono-sicurezza-corsa-ai-bond-usa-a-tasso-zero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/usbondinteressi.jpg" class="post" border="0" width="586" height="252" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La dimostrazione finale - se mai ce ne fosse una - che il vero atout sui mercati è la fiducia viene dagli Us Treasury Bond, i buoni del tesoro americani. Anche se gli Stati Uniti hanno perso una delle tre A sulla valutazione del proprio debito, in tutto il mondo l&#8217;investimento in obbligazioni del Tesoro americano è visto come una garanzia, con un riflesso paradossale sui tassi di interesse.</p>
<p>Il Tesoro americano, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204505304577002110937810458.html">come scrive il Wall Street Journal</a>, ha offerto bond a breve scadenza con un tasso persino inferiore a zero; e alcune banche e istituzioni finanziarie hanno accettato di acquistarli! In pratica gli investitori sono disposti a pagare per finanziare il debito degli Stati Uniti: il sogno di qualsiasi ministro del Tesoro.</p>
<p>Non importa il downgrade deciso dalle agenzie di rating né le prospettive poco brillanti sulla crescita economica - che nel 2011 non ha superato l&#8217;1 per cento - gli investitori in questo momento hanno un&#8217;unica preoccupazione: la sicurezza. A tal punto da rinunciare ai rendimenti e persino a rimetterci pur di preservare gran parte del capitale.</p>
 <p>Quella stessa fiducia che manca del tutto ai Btp italiani, tanto da spingere lo spread con i Bund pericolosamente vicino ai 500 punti base. L&#8217;incertezza sul quadro politico e soprattutto sulle prospettive di crescita economica allontana gli investitori dai buoni dell&#8217;Italia e costringe il Tesoro a pagare interessi salati.</p>
<p>Non è un caso che, in questo momento, negli Stati Uniti <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204190704577023943070519940.html?mod=ITP_moneyandinvesting_6">vadano molto di moda</a> gli investimenti in &#8220;variable annuities&#8221;, cioè una sorta di assicurazione che a partire dal momento della pensione paga un rendimento garantito anche se i mercati calano.</p>
<p>Investimenti di questo tipo - di solito legati all&#8217;andamento di un indice o a un paniere di titoli - fanno prevalere proprio l&#8217;esigenza di sicurezza a scapito delle opportunità di guadagno: spesso, infatti, questi prodotti, che sono fiscalmente vantaggiosi, hanno un limite anche sui guadagni che si possono raggiungere. Il surplus va al gestore che in più incassa commissioni piuttosto salate. Ma questo è il prezzo della sicurezza.</p>
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    <title type="html">Un default plurimo? A guardare i Cds è uno scenario improbabile </title>
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    <published>2011-11-07T09:21:17+00:00</published>
    <updated>2011-11-07T09:21:17+00:00</updated>
    <dc:subject>obbligazionario</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>cds europa</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>piigs credit default swaps</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il governo italiano non ha più una maggioranza, lo dice anche il ministro dell&amp;#8217;Interno, lo spread fra i titoli di stato italiani e i Bund ha toccato un nuovo record, gli interessi che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4899/un-default-plurimo-a-guardare-i-cds-e-uno-scenario-improbabile"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cdsitaliaspagnapiigs.png" class="post" border="0" width="586" height="316" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il governo italiano non ha più una maggioranza, lo dice anche il ministro dell&#8217;Interno, lo spread fra i titoli di stato italiani e i Bund ha toccato un nuovo record, gli interessi che l&#8217;Italia dovrà pagare sul suo debito sono i più alti degli ultimi dieci anni, ma è davvero possibile che l&#8217;Italia vada in fallimento?</p>
<p>Possibile sì, probabile no, se guardiamo l&#8217;andamento dei credit default swap mostrato dalla tabella. <a href="http://scottgrannis.blogspot.com/2011/11/piigs-update.html">Scott Grannis</a> ha elaborato questo grafico che mostra come Portogallo e Irlanda viaggino al di sopra del livello di rischio in cui è plausibile un default, mentre Spagna e Italia siano ancora lontane da questa prospettiva.</p>
<p>Per fare una comparazione, i cds della Grecia viaggiano sui 6500 punti base, mentre Irlanda e Portogallo - le cui prospettive si erano deteriorate notevolmente a luglio - sono in discesa: l&#8217;Irlanda in particolare è sotto gli 800 punti e il Portogallo attorno ai mille. Un livello - sottolinea Grannis - non differente da quello di parecchie società quotate.</p>
 <p>
Italia e Spagna sono ancora lontane dal livello di allarme, ma per l&#8217;Italia i Cds hanno superato i 400 punti e indicano che il mercato è molto nervoso, anche se per adesso non ritiene probabile un default. C&#8217;è da dire però - e lo segnalano alcuni lettori nei commenti - che un fattore di notevole instabilità, e di rischio inevitabile, è rappresentato dallo spread.</p>
<p>I titoli di stato italiani, oramai, viaggiano a un tasso del 6/7 per cento, ma la crescita economica del paese è lontanissima da questi livelli. A lungo andare un impegno di questa entità è insostenibile per uno stato, a differenza di quello che avviene per una società quotata che può crescere anche del 10 o del 20 per cento in un anno. Se non si risolve la questione dello spread in salita vertiginosa, l&#8217;Italia rischia di avvitarsi in una spirale infausta.</p>
<p>Ma, come ormai sembrano aver capito tutti, lo spread di Roma rispetto a Berlino sconta anche le incertezze, l&#8217;instabilità e la mancanza di credibilità delle forze politiche e in particolare del governo. Se persino il Financial Times, in prima pagina, ha invocato l&#8217;addio di Berlusconi, sembra chiaro che la ricetta per cominciare a uscire dalla crisi - o almeno provarci - è un cambio di governo. Altrimenti, non c&#8217;è cds che tenga.</p>
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    <title type="html">La tragedia greca del debito: una rovina o un&#039;occasione?</title>
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    <published>2011-11-02T08:03:44+00:00</published>
    <updated>2011-11-02T08:03:44+00:00</updated>
    <dc:subject>obbligazionario</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>btp bund</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>italia spread</dc:subject><dc:subject>rendimenti btp</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4887/la-tragedia-greca-del-debito-una-rovina-o-unoccasione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/medeacallas.jpg" class="post" border="0" align="left" width="243" height="360" alt="" />  Il primo novembre 2011 - primo giorno di Mario Draghi alla testa della Bce - rischia di passare alla storia come uno dei momenti peggiori per la finanza mondiale se non come l&#8217;inizio del crollo finale per il sistema che abbiamo conosciuto fino ad oggi.</p>
<p>In seguito all&#8217;annuncio greco di un referendum popolare sul piano di salvataggio messo in piedi dall&#8217;Unione Europea, le Borse continentali - seguite dagli indici di Wall Street - <a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_01/spread-record-borse_9df18602-045b-11e1-89f9-a7d4dc298cd1.shtml">sono crollate</a> (Milano ha ceduto quasi il 7%), gli spread sono decollati (non solo l&#8217;Italia, ma <a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_01/titoli-stato-europei_94462d88-0492-11e1-89f9-a7d4dc298cd1.shtml">anche Spagna e Francia</a> hanno visto volare i rendimenti dei propri bond in confronto a quelli tedeschi) e oltre alla Grecia, anche Italia e Spagna sembrano più vicine che mai alla bancarotta.</p>
<p>Il differenziale fra i Buoni del tesoro decennali e gli analoghi titoli tedeschi, i Bund, ha superato i 450 punti: un nuovo recordo che porta i rendimenti dei Btp sopra il 6%. L&#8217;assedio alle obbligazioni targate Italia nasce dalla crisi di fiducia dei mercati: il referendum gredo mette a rischio l&#8217;accordo europeo per il salvataggio, ma anche se nel voto popolare prevalesse il sì, l&#8217;accordo stesso prevede <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-10-27/accordo-notturno-taglio-bond-112823.shtml?uuid=Aa3fyQGE">un taglio del 50%</a> sul valore del debito greco in mano ai privati. Se non è un default questo!</p>
 <p>Il punto è che la maggior parte degli investitori non crede più - se mai lo ha fatto - nella capacità dell&#8217;Europa di rimediare alla crisi del debito in modo credibile ed è ovvio che dopo la Grecia, data ormai per fallita, <a href="http://www.forbes.com/sites/steveschaefer/2011/11/01/greek-pushback-on-bailout-roils-market-italy-worries-grow/">il pesce grosso è proprio l&#8217;Italia</a>, vista l&#8217;entità del suo debito pubblico.</p>
<p>Naturalmente un default dell&#8217;Italia trascinerebbe nel baratro innanzitutto le banche e poi moltissimi investitori istituzionali: si spiega così il crollo degli indici di Borsa e l&#8217;attacco che sta affondando i nostri Btp. Al grido di &#8220;si salvi chi può&#8221; le banche e i fondi stanno cercando di alleggerire i loro portafogli dai titoli italiani, quindi i rendimenti non possono che salire.</p>
<p>A questo punto, c&#8217;è da riflettere sul serio su come investire, per chi ha qualcosa da investire. Un atteggiamento conservatore e prudente è mettere i propri soldi nei Bund tedeschi, che rendono meno dell&#8217;inflazione e quindi, in termini reali, non garantiscono neppure il capitale.</p>
<p>L&#8217;alternativa - ad alto rischio - è muoversi sul breve e brevissimo o scommettere sul medio termine. Si può quindi provare a comprare i titoli che sono crollati ieri in vista di un rimbalzo; chi invece è ottimista e crede che alla fine Sarkozy, Merkel e Berlusconi troveranno una soluzione ai problemi dell&#8217;Ue può investire direttamente in Buoni del tesoro italiano.</p>
<p>Quando ci capita più un rendimento vicino al 7%? Certo, il rischio che i bond non siano rimborsati esiste, ma se pensiamo davvero che l&#8217;Italia sia &#8220;troppo grossa per fallire&#8221; o che alla fine ci salverà il solito &#8220;stellone d&#8217;Italia&#8221;, forse vale la pena di mettere un piccolo chip sui Btp. Consapevoli, però, che il rischio è davvero molto elevato.</p>
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    <title type="html">Usa: prestiti per gli studenti, una bolla da  $ 550 miliardi</title>
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    <published>2011-10-27T08:15:09+00:00</published>
    <updated>2011-10-27T08:15:09+00:00</updated>
    <dc:subject>uncategorized</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>debiti studenti</dc:subject><dc:subject>studenti usa debito</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La crisi dei mutui sub-prime? La bolla delle carte di credito? Il debito sovrano? Il credito al consumo? Tutto questo ci sembrera quasi uno scherzo quando sarà scoppiata la vera, grande bolla che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4863/usa-prestiti-per-gli-studenti-una-bolla-da-550-miliardi-di"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/debitistudenti.jpg" class="post" border="0" width="586" height="366" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La crisi dei mutui sub-prime? La bolla delle carte di credito? Il debito sovrano? Il credito al consumo? Tutto questo ci sembrera quasi uno scherzo quando sarà scoppiata la vera, grande bolla che minaccia - anzi ha giù compromesso - il presente e, purtroppo, anche il futuro dell&#8217;economia americana: <a href="http://www.wallstreetoasis.com/blog/is-student-loan-debt-the-real-crisis-in-waiting">l&#8217;indebitamento degli studenti</a><br />
.</p>
<p>Non è ancora del tutto chiaro a gran parte dell&#8217;opinione pubblica, anche perché i giornali di casa nostra spesso si occupano più del &#8220;colore&#8221; che dei contenuti; eppure il movimento Occupy Wall Street è formato in buona parte anche da studenti o neo-laureati, che protestano contro banche e grandi istituzioni finanziarie proprio a causa dei debiti che stanno strangolando un&#8217;intera generazione, prima ancora che cominci a lavorare.</p>
<p>Fino a qualche anno fa - lo ricordo nettamente - i lodatori del sistema capitalista americano in servizio permanente effettivo illustravano con ammirazione il sistema universitario degli States, dove gli studenti per pagare le costose rette universitarie si indebitavano a dismisura, ma ricevevano (si diceva così) il sostegno delle banche e delle finanziarie, a volte in accordo con la stessa università.</p>
 <p>
Quello che non ci raccontavano è che spesso i giovani, subito dopo la laurea o addirittura prima di terminare il ciclo di studi, si accollavano qualunque lavoro non per mantenersi, ma per rimborsare le banche! E che comunque le famiglie d&#8217;origine il più delle volte erano chiamate a fare da garanti per i figli, impegnandosi a coprire il debito con il proprio patrimonio in caso di necessità.</p>
<p>Ora: finché l&#8217;economia correva e si creavano ogni anno posti di lavoro a sufficienza, almeno per chi poteva vantare un titolo post-secondario, in breve si risolveva tutto: gli studenti, ormai lavoratori, riuscivano a rimborsare il debito e in (relativamente) poco tempo vedevano il loro sforzo ripagato da un salario medio-alto. Con la crisi economica e l&#8217;aumento della disoccupazione, la situazione si sta facendo drammatica.</p>
<p>Secondo <a href="http://advocacy.collegeboard.org/sites/default/files/11b_3741_CC_Trends_Brief_WEB_110620.pdf">il rapporto</a> elaborato da The College Board sui costi dell&#8217;educazione universitaria negli Stati Uniti, negli ultimi due anni sono aumentate anche le tasse richieste dalle Università pubbliche, dal momento che gli Stati si sono ritrovati con meno risorse a disposizione.</p>
<p>In un anno le tasse annuali medie sono aumentate dell&#8217;8,3% a 8.244 dollari, mentre se calcoliamo anche le spese di alloggio e cibo uno studente fuori-sede si è trovato a spendere in media il 6% in più fino a $17.131. Chi ha scelto un&#8217;università privata ha subito un aumento &#8220;solo&#8221; del 4,5%a 28.500 dollari, per un impegno totrale di $38.589, il 4,4% in più in un anno.</p>
<p>Sommando a questi dati il calo dei nuovi posti di lavoro, c&#8217;è da sorprendersi se è in aumento il numero degli studenti non in regola con le rate da pagare? Secondo la Fed di New York, la percentuale di chi è in ritardo di oltre 90 giorni sui pagamenti è aumentata dal 10,6 all&#8217;11,2% degli studenti indebitati. Non ci vorrà molto perché questo dato cominci a pesare anche sui bilanci delle banche.</p>
<p>Il paradosso peggiore, però, è un altro: rispetto al biennio 2008-2009 l&#8217;indebitamento degli studenti è cresciuto del 25%, da 440 a 550 miliardi di dollari, mentre nello stesso periodo si sono ridotti sia i mutui ipotecari sia i prestiti per acquistare automobili sia l&#8217;indebitamento delle carte di credito. Gli studenti sono rimasti gli ultimi polli da spennare, ma a guardare la protesta di Occupy Wall street sembra che si siano stancati anche loro, al punto che anche il presidente Obama <a href="http://www.forbes.com/sites/janetnovack/2011/10/26/college-costs-up-little-debt-help-for-occupy-wall-streeters/">sta tentando di intervenire</a>, ma - secondo il movimento - in modo ancora insufficiente.</p>
<p>L&#8217;indebitamento degli studenti - se non sarà riportato sotto controllo - rischia di diventare una nuova bomba a orologeria per il sistema creditizio americano che per troppo tempo ha illuso gli Stati Uniti di vivere in un eterno benessere, garantito però solo a rate.</p>
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    <title type="html">Yuan: in vista un recupero lento e costante sul dollaro</title>
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    <published>2011-09-27T11:30:57+00:00</published>
    <updated>2011-09-27T11:30:57+00:00</updated>
    <dc:subject>valutario</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>cina yuan dollaro</dc:subject><dc:subject>yuan apprezzamento</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4817/yuan-in-vista-un-recupero-lento-e-costante-sul-dollaro"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/YUANDOLLARO.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il governo cinese <a href="http://effemagazine.finanza.com/2011/09/26/mondi-emergenti-13/">ha intenzione di cambiare strada</a> rispetto al progetto di rivalutare lo yuan? Questa domanda ha preso a circolare la settimana scorsa, quando la valuta cinese, dopo un picco toccato mercoledì, ha subito una brusca correzione. In particolare il cambio fra yuan e dollaro è salito <a href="http://www.marketwatch.com/story/chinese-yuan-falls-vs-dollar-2011-09-23">molto di più offshore</a> - in particolare a Hong Kong - che onshore, come hanno segnalato diversi analisti.</p>
<p>Il punto è che negli ultimi mesi il dollaro si è apprezzato molto sulle principali valute mondiali, in particolare sull&#8217;euro in seguito alla crisi del debito greco e al rischio di contagio che colpirebbe l&#8217;intera Eurolandia. Di conseguenza il cambio con la valuta cinese - nota anche come renminbi - non poteva non riflettere queste ultimi movimenti.</p>
<p>Da un lato il calo dello yuan <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-09-26/dollarolandia-conti-nuovi-equilibri-214910.shtml?uuid=AahlFo7D">sembra significare</a> che gli investitori non sono più così convinti che il governo cinese proseguirà nella politica di apprezzamento: del resto uno yuan troppo forte rischia di tradursi in difficoltà per le esportazioni cinesi, rallentamento se non diminuzione degli investimenti internazionali in Cina e, di conseguenza, rischi di instabilità sociale.</p>
 <p>
Dall&#8217;altro lato, la &#8220;tenuta&#8221; del cambio onshore lascia intendere, al contrario, che Pechino intende pilotare il più possibile i movimenti della valuta e, se possibile, proseguire nella politica di apprezzamento costante. <a href="http://www.marketwatch.com/story/chinas-yuan-set-for-slow-steady-rise-analysts-2011-09-27?dist=markets">Così almeno ipotizzano</a> gli analisti di SocGen, secondo i quali uno yuan forte è ancora visto da Pechino come uno strumento di stabilizzazione dei mercati mondiali.</p>
<p>A differenza di altri interventi, come quelli sui tassi, la capacità del governo cinese di governare i cambi dà a Pechino uno strumento di persuasione e di pressione sugli altri governi e sui mercati molto più efficace. Bisognerà vedere se il governo &#8220;del popolo&#8221; saprà farne buon uso e se i mercati andranno nella stessa direzione. La guerra dei cambi è solo all&#8217;inizio.</p>
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    <title type="html">Crisi Finanziaria: I tagli l&#039;unica (e la vera) soluzione?</title>
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      <name>Carlo Tissi</name>
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    <published>2011-08-27T09:00:38+00:00</published>
    <updated>2011-08-27T09:00:38+00:00</updated>
    <dc:subject>notizie</dc:subject><dc:subject>persone-fatti</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>agenzie di rating</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>joseph stiglitz</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4768/crisi-finanziaria-i-tagli-lunica-e-la-vera-soluzione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/johnnydeppnelfilmedwardmanidiforbice116490.jpg" class="post" border="0" width="586" height="322" alt="" /><br clear="all" />Cosa ha provocato la <a href="http://www.finanzablog.it/tag/crisi finanziaria">crisi finanziaria</a> di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i <strong>debiti sovrani</strong>. Gli stati sono troppo indebitati, le <a href="http://www.finanzablog.it/tag/agenzie di rating">agenzie di rating</a> declassano persino i titoli americani, le borse crollano bruciando capitalizzazioni già fragili, e parte la corsa folle ai tagli. In Italia siamo arrivati alla soglia dei 50 miliardi di euro recuperati con il <a href="http://www.polisblog.it/post/11107/manovra-al-via-liter-parlamentare-maggioranza-cercasi">decreto anti-crisi</a>, ma qualcosa di simile stanno facendo anche altri paesi europei, Francia in testa.</p>
<p>Il timore è sempre il solito: uno spread in salita e il declassamento di una delle famigerate <strong>Standard &#038; Poor&#8217;s</strong>, <strong>Moody&#8217;s</strong> e <strong>Fitch</strong> a provocare il panico degli investitori, mentre gli speculatori possono gioire. I governi fanno a gara ad emanare misure d&#8217;urgenza per contenere il debito, ma perdono di vista il problema fondamentale: il debito è insostenibile nel momento in cui le entrate fiscali non riescono a sostenerlo.</p>
<p>Dobbiamo forse ritenere che tutti i politici del mondo, da destra a sinistra, hanno smesso di credere alla possibilità di una crescita economica infinita? Potrebbe essere, ma non è quello che ci stanno raccontando. Nei fatti la crisi finanziaria sta colpendo indistintamente tutti, compreso il Regno Unito guidato da <strong>David Cameron</strong>. Proprio guardando a questo esempio risulta &#8220;profetico&#8221; l&#8217;intervento di un celebre economista a commento della legge di bilancio approvata dal governo conservatore all&#8217;inizio del 2011.</p>
 <p>Il sempre originale premio Nobel per l&#8217;economia <a href="http://www.finanzablog.it/tag/joseph stiglitz">Joseph Stiglitz</a>, convinto assertore di una riduzione della spesa americana attraverso un reale taglio agli sprechi (le guerre oltreoceano, le spese farmaceutiche stabilite da Big Pharma senza contrattazione), sosteneva a febbraio che: &#8220;<em>Questa politica disastrosa che anche nei paesi che non hanno bisogno di avere austerità, stanno stringendo troppo la cinghia, non ne hanno bisogno e la chiara implicazione nel breve termine e nel medio termine sarà una più lenta</em>&#8220;.</p>
<p>La politica sembra aver preso una direzione chiara: &#8220;tagliare, contenere la spesa pubblica&#8221;, ma la tesi di Stiglitz è che rischi di farlo più di quanto realmente necessario alimentando una spirale nella quale l&#8217;ipotesi di una violenta recessione economica è dietro l&#8217;angolo.</p>
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    <title type="html">USA: I 4 consigli di Joseph Stiglitz per alleviare il debito americano</title>
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      <name>Carlo Tissi</name>
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    <published>2011-08-23T09:00:03+00:00</published>
    <updated>2011-08-23T09:00:03+00:00</updated>
    <dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>debito pubblico americano</dc:subject><dc:subject>joseph stiglitz</dc:subject><dc:subject>presidente obama</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Cosa deve fare il presidente Obama per ridurre il debito americano? Secondo il premio Nobel per l&amp;#8217;Economia Joseph Stiglitz le mosse sono essenzialmente quattro, nessuna[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4767/usa-i-4-consigli-di-joseph-stiglitz-per-alleviare-il-debito-americano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/JosephStiglitz.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" />Cosa deve fare il <strong>presidente Obama</strong> per ridurre il debito americano? Secondo il premio Nobel per l&#8217;Economia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stiglitz">Joseph Stiglitz</a> le mosse sono essenzialmente quattro, nessuna &#8220;particolarmente complicata&#8221;, ma nessuna ben vista dai Repubblicani (che tengono essenzialmente per il collo Obama) e da gran parte dei Democratici.</p>
<p>Vediamole:</p>
<blockquote><p>
1. Abrogare immediatamente i tagli alle tasse per i più ricchi, sia quelli di Bush Junior sia quelli prorogati dall&#8217;attuale amministrazione</p>
<p>2. Fine alle guerre in Afghanistan e in Iraq &#8220;<em>che non hanno migliorato la nostra sicurezza</em>&#8221; e stanno costando migliaia di miliardi di dollari </p>
<p>3. Investimenti per lo stimolo dell&#8217;occupazione. &#8220;Mettere le persone al lavoro può costare soldi, ma farà crescere le nostre entrate fiscali nel medio periodo&#8221; alleviando il deficit.</p>
<p>4. Riforma del Medicare. Secondo la legge attuale le grandi case farmaceutiche fissano i propri prezzi, eliminare questa disposizione consentirebbe al governo di negoziare con Big Pharma da una posizione di forza risparmiando 1000 miliardi in 10 anni con i nuovi contratti. </p></blockquote>
<p>Il tema dei costi delle &#8220;guerre al terrore&#8221; è già caro a Stiglitz. Il suo libro del 2010 &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788806195342/stiglitz-joseph-e-bilmes/guerra-da-3000-miliardi.html">La guerra da 3000 miliardi di dollari</a>&#8221; ha un titolo piuttosto eloquente, ma per il resto la semplicità della sua ricetta, in netta controtendenza con tutti gli economisti che in questo momento di <a href="http://www.finanzablog.it/tag/crisi finanziaria">crisi finanziaria</a> continuano a chiedere austerità e tagli, sorprende. Stiglitz non è un fanboy della corsa alla crescita economica a tutti i costi, eppure mantiene salda la correlazione fra la possibilità di ridurre il debito americano e la necessità di rilanciare l&#8217;occupazione. Tutti temi spariti dall&#8217;agenda dei leader politici del mondo in queste settimane convulse.</p>
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