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Politica

USA: I 4 consigli di Joseph Stiglitz per alleviare il debito americano

pubblicato da Carlo Tissi in: Politica


Cosa deve fare il presidente Obama per ridurre il debito americano? Secondo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz le mosse sono essenzialmente quattro, nessuna “particolarmente complicata”, ma nessuna ben vista dai Repubblicani (che tengono essenzialmente per il collo Obama) e da gran parte dei Democratici.

Vediamole:

1. Abrogare immediatamente i tagli alle tasse per i più ricchi, sia quelli di Bush Junior sia quelli prorogati dall’attuale amministrazione

2. Fine alle guerre in Afghanistan e in Iraq “che non hanno migliorato la nostra sicurezza” e stanno costando migliaia di miliardi di dollari

3. Investimenti per lo stimolo dell’occupazione. “Mettere le persone al lavoro può costare soldi, ma farà crescere le nostre entrate fiscali nel medio periodo” alleviando il deficit.

4. Riforma del Medicare. Secondo la legge attuale le grandi case farmaceutiche fissano i propri prezzi, eliminare questa disposizione consentirebbe al governo di negoziare con Big Pharma da una posizione di forza risparmiando 1000 miliardi in 10 anni con i nuovi contratti.

Il tema dei costi delle “guerre al terrore” è già caro a Stiglitz. Il suo libro del 2010 “La guerra da 3000 miliardi di dollari” ha un titolo piuttosto eloquente, ma per il resto la semplicità della sua ricetta, in netta controtendenza con tutti gli economisti che in questo momento di crisi finanziaria continuano a chiedere austerità e tagli, sorprende. Stiglitz non è un fanboy della corsa alla crescita economica a tutti i costi, eppure mantiene salda la correlazione fra la possibilità di ridurre il debito americano e la necessità di rilanciare l’occupazione. Tutti temi spariti dall’agenda dei leader politici del mondo in queste settimane convulse.

Oro, nuovo record: il Venezuela nazionalizza, supererà i 2mila dollari l'oncia?

pubblicato da Administrator in: Up & Down Valutario Politica

oro record quotazioniIeri, in serata l’oro è arrivato alla quotazione record di 1,829.70 dollari l’oncia (un’oncia corrisponde a 28,34 grammi). In un momento critico per la finanza e le borse mondiali, chi ha da spendere vuole il genere di certezza che solo il metallo giallo può garantire. I dealer sono tutti rialzisti, come scrive il Sole24Ore

«I dealer ne comprano tantissime e sembra che tutti siano rialzisti». Le ’scommesse’ suggeriscono che c’è una diffusa aspettativa di vedere presto infranta anche la barriera dei 2mila dollari. L’obiettivo è del resto ritenuto possibile da molti influenti analisti, anche se ieri Paul Walker della Gfms (società di consulenza specializzata in metalli preziosi, che produce statistiche per il World Gold Council) ha escluso che questo possa accadere nei prossimi sei mesi: «In questo arco di tempo dovrebbero esserci notizie davvero drammatiche per spingere l’oro sopra 2mila dollari. Crediamo invece che il picco sarà a 1.900 dollari»

A quanto arriverà l’oro? Supererà il muro - anche psicologico - dei 2mila dollari all’oncia? Lo vedremo nei prossimi mesi, ma altre notizie che circondano sempre il metallo prezioso, non fanno ben sperare in un calo del prezzo. Il Venezuela per esempio, ha deciso di “ritirare” 11 miliardi di dollari di riserve auree venezuelane custodite all’estero e di nazionalizzare l’industria estrattiva operante localmente. Spiega Stefano Agnoli:

«Abbiamo tra i 12 e i 13 miliardi di dollari di riserve in oro e non possiamo consentire che venga esportato all’ estero», ha dichiarato il presidente venezuelano. Chavez, in realtà sta tornando sui suoi passi: lo scorso anno aveva autorizzato l’ esportazione del 50% del metallo prezioso, contro il tetto del 30% in vigore in precedenza, destinando alle riserve nazionali il restante 50%

Ma chi estrae l’oro venezuelano? Una sola società, la Rusoro, controllata dai russi della famiglia Agapov, che sul suo sito pochi ore fa ha pubblicato un comunicato in cui casca dalle nuvole, e spiega di non avere avuto indicazioni precise dal governo. Inoltre, il giro di vite di Chavez sarebbe destinato a chiudere miniere illegali e scavi non autorizzati. Chiude il Sole:

Sorpresi? È l’effetto Etf. Questi sì sono stati abbandonati dagli investitori: -82% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. È vero che il confronto è con un periodo di eccezionale successo di questi strumenti. Ed è anche vero che le 51,7 tonnellate di lingotti accumulati in questo modo tra aprile e giugno 2011 non sono poi così pochi.

Foto | Flickr

Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.

pubblicato da Roberto in: Notizie Valutario Titoli esteri Politica

Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.
Dopo il nuovo piano per l’incremento del tetto massimo del debito pubblico USA Fitch ha deciso di mantenere un giudizio AAA sul debito americano, ma ha comunicato che concluderà l’analisi della situazione dei Treasury USA entro la fine di agosto.

L’agenzia ha affermato che a suo parere gli stati patrimoniali e le redditività delle aziende statunitensi rimangono solidi e la produttività sottostante sembra abbastanza forte mentre la valuta USA mantiene il proprio ruolo di valuta primaria nelle riserve mondiali. Interventi sono tuttora in corso nel settore finanziario e delle costruzioni, anche se questo processo sarà prolungato e costoso in termini di debolezza della ripresa delle sottostanti attività economiche e dell’occupazione. I fondamentali economici USA rimangono quindi forti a dispetto del dibattito politico sul ruolo del governo e sul sistema migliore di ridurre il deficit federale sul quale, comunque, sono stati fissati dei paletti.

La revisione delle stime sul Pil rivela che la recessione associata alla crisi finanziaria 2008-2009 è stata anche più profonda di quanto avvertito in un primo momento e che la ripresa, per certi versi, è stata più debole del previsto, confermando l’opinione di Fitch che gran parte del deficit del budget federale sia di natura strutturale. La ripresa dovrebbe comunque guadagnare impulso nella seconda parte di quest’anno e consentire nel medio termine un tasso annualizzato di crescita intorno al 2,5 per cento, saranno comunque richieste significativi interventi nella politica fiscale e di spesa pubblica al fine di ridurre il deficit.

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Il rischio default degli Stati Uniti affonda le Borse

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Titoli esteri Politica


Niente di fatto: il Congresso americano non riesce a trovare un accordo per evitare l’insolvenza del debito pubblico che incombe dal 2 agosto, in assenza di un rialzo del tetto deciso dal mondo politico. La Camera a maggioranza repubblicana e il Senato guidato dai democratici viaggiano su binari divergenti e non sembrano in grado di raggiungere un’intesa da presentare al Presidente Barack Obama.

Le Borse asiatiche hanno aperto la settimana con cali diffusi, legati proprio all’incertezza americana e al rischio, nemmeno più solo teorico, di un default tecnico degli Stati Uniti. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,9%, il Nikkei 225 ha lasciato sul terreno lo 0,8%, l’indice sudcoreano Kospi l’1 per cento. In Australia lo S&P/ASX 200 ha ceduto l’1,6% e in Cina lo Shanghai Composite è calato del 3 per cento, anche a causa del disastro ferroviario che ha colpito il treno superveloce cinese.

Ma torniamo a vedere che succede negli Usa. I Repubblicani - stretti dagli esponenti del Tea Party che si oppongono a qualunque forma di rialzo delle tasse - sono disposti solo a un intervento limitato al 2011, con un taglio di spese da mille miliardi per poi lasciare il problema aperto nel 2012, che è un anno elettorale.

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L'Europa si accorda sul debito greco e le Borse festeggiano

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Assicurazioni Titoli esteri Politica


Un fondo salva-stati (Efsf) rafforzato fino a 440 miliardi con la possibilità di acquistare titoli di stato dei paesi europei sia sul mercato primario - come adesso - sia, in aggiunta, su quello secondario, per spuntare le unghie alla speculazione e consentire agli stati di rifinanziarsi sul mercato.

Per i paesi in crisi - Irlanda, Grecia e Portogallo - arriva la riduzione dei tassi di interesse attorno al 3,5% per rendere possibile la restituzione dei debiti senza strozzare l’economia. La Grecia - e solo la Grecia, sottolineano sia i politici sia i mezzi di informazione - potrà scambiare alcuni titoli in scadenza con nuovi titoli: in pratica quello che potrebbe essere inteso come un default selettivo su una parte di debito greco, anche se l’adesione allo scambio (swap) sarà comunque volontaria.

A Berlino i capi di stato e di governo dell’Unione Europea hanno trovato un accordo, soprattutto grazie all’intesa tra la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, e hanno deciso un nuovo piano di salvataggio da 109 miliardi di euro cui - e questa è una novità - parteciperanno anche i privati per una somma fino a 39 miliardi: saranno obbligazionisti e banche che potranno rinunciare preventivamente a una parte dei soldi che hanno sottoscritto in cambio del salvataggio greco.

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Il debito italiano fa paura e costa: Btp ai massimi dall'era Euro

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Politica


Buone notizie, buone intenzioni, sacrifici presenti e futuri, ma alla fine i mercati non sembrano soddisfatti e puniscono ancora l’Italia per il suo eccessivo debito pubblico e per l’incapacità di una classe dirigente e politica che non ha agito quando aveva più margini di manovra e maggiore consenso sociale.

Ieri sono dovuti intervenire il Presidente della Repubblica - che ha parlato di “miracolo” per una manovra finanziaria approvata senza assalti alla diligenza e senza troppe polemiche - e addirittura il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, il quale ha provato a rabbonire gli investitori e tessere le lodi dell’Italia. Ma i risultati sono stati magri.

L’asta dei Btp, in effetti, è andata bene, segno che gli investitori sono ancora disposti ad affidare i loro soldi al Tesoro italiano; il problema è che, in cambio del denaro, pretendono tassi di interesse molto elevati - molto più elevati anche rispetto a qualche mese fa - che a loro volta peseranno sul debito pubblico perché generano interessi più alti. Alla fine della giornata lo spread fra i Btp e i Bund tedeschi è aumentato “solo” di pochi punti, ma comunque la differenza è superiore al 3%.

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America ed Europa affonderanno insieme? Gideon Rachman sul Financial Times

pubblicato da Administrator in: Notizie Politica

crisi eruopa americaTempo di crisi, sia in Europa che in America. L’uragano greco rischia di travolgere l’euro, come vi avevamo raccontato nei giorni scorsi: un commento di Gideon Rachman sul Financial Times permette di fare il punto sulla situazione, e di offrirci un quadro d’insieme. La situazione negli Stati Uniti infatti, non è poi tanto migliore, rispetto a quella della vecchia Europa.

Se a Washington si sta litigando su quale debba essere il tetto del debito, a Bruxelles si sta fissando l’abisso, di quello stesso debito. Ma i problemi sono gli stessi. Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea si trovano in una situazione fuori controllo per quanto riguarda le finanze pubbliche (…) America ed Europa sono sula stessa barca, e quella barca sta affondando

Insomma, non si mette per niente bene. Vediamo dopo il salto come prosegue l’analisi di Rachman.

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Debtocracy di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou

pubblicato da Administrator in: Politica

Ecco la storia di un video autoprodotto con ottomila Euro di crowdfunding, e poi divenuto un vero e proprio documentario tradotto in più lingue dopo mezzo milione di views nella sola prima settimana in Grecia. Un documentario che i media nazionali si son guardati bene dal presentare all’opinione pubblica, nemmeno per una stroncatura. Come al solito, tutti ne hanno parlato tranne noi italiani, e ciò nonostante siamo anche noi uno dei paesi originari del PIGS (o PIIGS). La posizione non è in opposizione a quanto detto nei giorni scorsi per bocca di Spiegel: Debtocracy sostiene che il modello Eurozona è bacato alla radice, e che alcuni paesi rappresentano lo scendiletto di altri (leggi Grecia per la Germania). Leggete qui qualcosina sul Guardian e qui su Owni in inglese l’intervista esclusiva da cui abbiamo preso il quote che segue. Un approfondimento lo trovate in italiano qui su Liquida.

C’è chi dice che non siete equilibrati.

Non abbiamo mai voluto esserlo, dato che l’opposta visione delle cose ha già goduto di tutta l’attenzione dei media. Dicono che l’Ecuador e l’Argentina non sono un buon modello di paragone per quanto sta succedendo in Grecia, che non è veramente necessaria una Commissione indipendente che valuti se il paese è in posizione di schiavitù finanziaria, se un debito pubblico così grosso rappresenta un pericolo generalizzato o addirittura qualcosa di illegale.

Presseurop traduceva a questo proposito così:

Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che si è presentato ai greci come il medico del paese, è paragonato al dittatore Georges Papadopoulos [primo ministro sotto il regime dei colonnelli dal 1967 al 1974]. Il parallelo è proposto fin dall’inizio del documentario, ma Strauss-Kahn non ha diritto ad alcuna replica. Alla domanda “Perché non far intervenire le persone prese di mira?” Katerina Kitidi risponde che è “una domanda che bisogna porre a molti media, che in questi ultimi tempi trasmettono un solo punto di vista sulla situazione. Noi volevamo offrire un altro approccio, che mancava da tempo”.

L'Ue contro i super-bonus bancari: in arrivo una tassa europea?

pubblicato da alessandro condina in: Banche Trading On Line Assicurazioni Politica


Gli alti dirigenti di banche e assicurazioni in Europa stanno incassando ancora bonus “troppo alti”, che fanno immaginare profitti eccessivi per il settore finanziario, anche dopo lo scandalo dei derivati e gli aiuti pubblici decisi dai governi.

I bonus molto elevati che ancora vengono pagati ai banchieri suggeriscono che ci sono utili eccessivi nel settore.

Lo ha detto il Presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso commentando i risultati delle principali istituzioni finanziarie e i compensi dei dirigenti di più alto livello, cresciuti anche del 36% l’anno passato secondo la classifica stilata dal Financial Times. Per esempio l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, ha visto il proprio salario arrivare a 21 milioni di dollari, 15 volte tanto rispetto al reddito del 2009.

Da parte sua Lloyd Blankefein, direttore generale di Goldman Sachs, ha incassato 14,1 milioni di dollari e Frédéric Oudéa, di Société Génerale, 2,3 millones, il 50% in più rispetto al 2009. Risultati che lasciano immaginare un mare di profitti per banche e assicurazioni: soldi che vengono dai consumatori/clienti e che forse indicano un funzionamento poco efficace della concorrenza.

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Per Moody's Italia a rischio rating, ma chi ha Bot può stare tranquillo

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Politica


Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha il suo bel da fare a mettere insieme le esigenze di rilancio del Paese - magari con un taglio delle tasse - e gli obblighi di equilibrio dei conti pubblici, su cui anche l’Unione Europea insiste continuamente. Se però l’agenzia Moody’s ha messo sotto osservazione il debito pubblico italiano, con la possibilità di un taglio del rating, che adesso è al livello Aa2, ciò non significa che i piccoli risparmiatori debbano preoccuparsi.

I titoli di stato italiani - come si legge anche sul Sole24Ore - non sono a rischio o almeno non lo sono più di quelli tedeschi e francesi, per cui chi ha investito nei Bot del Tesoro italiano può dormire sonni tranquilli. Non così il governo, che rischia di dover pagare rendimenti più alti per finanziare il proprio debito.

Se come cittadini e contribuenti, quindi, possiamo e dobbiamo preoccuparci, al contrario in quanto piccoli risparmiatori potremmo avere anche qualche vantaggio da un declassamento del rating sul debito italiano. La Grecia, l’Irlanda e il Portogallo sono ancora lontani e anche se la I dell’Italia spesso viene inserita nell’acronimo dei paesi Pig, Roma è considerata ancora un debitore affidabile.

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