Ha confermata la fiducia al direttore del Corriere della Sera e ha sottolineato il ruolo del presidente Piergaetano Marchetti nel ruolo di “filtro” tra i soci e la direzione del quotidiano di via Solferino: il Patto di sindacato di Rcs, che si è riunito oggi, sembra essere filato via liscio, ma, al di là dei comunicati ufficiali, è verosimile che ci sia stato almeno un chiarimento tra Cesare Geronzi, presidente di Generali, e Diego Della Valle, fondatore di Tod’s.
Nelle ultime settimane questi due azionisti si erano parlati solo attraverso le interviste. Prima mister Tod’s che ha contestato i “vecchi metodi” e ha lamentato di non poter salire ulteriormente nel capitale del gruppo milanese dei media, in cui ha già investito 200 milioni di euro fino a superare il 5% nella società. Dall’altra pare c’è la vecchia guardia, incarnata in questo momento da Cesare Geronzi, il quale - come presidente di Generali - controlla un pacchetto azionario del 3,8%.
Proprio Geronzi, che dalla vecchia Banca di Roma è riuscito con un paio di capriole a planare su Trieste dopo essere passato da piazzetta Cuccia, aveva risposto a Della Valle, spiegando in un’intervista sul Financial Times che Generali “non prenderà in considerazione proposte piovute dal cielo“, con un riferimento financo sprezzante alle dichiarazioni dell’imprenditore marchigiano.
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Fra scricchiolii dovuti in parte all’età e in parte all’attrito la ruota dell’editoria sembra essersi rimessa lentamente in moto. I primi cinque mesi dell’anno fotografato da Nielsen rivelano una crescita complessiva del mercato pubblicitario del 3,8% circa e, si sa, dall’advertising dipende ormai quasi tutto che si parli di televisione o di internet, di radio o di carta stampata. Complessivamente fra gennaio e maggio gli inserzionisti hanno investito 3,8 miliardi di euro in pubblicità, circa 140 milioni di euro in più rispetto al 2009 e comunque molto meno che nel 2008.
Eppur si muove, direbbe Galileo vedendo le performance delle quotate del settore. Mediaset ha archiviato nell’ultimo anno un recupero del 22,8% ed Rcs del 17% circa. In Borsa hanno brillato soprattutto l’Espresso che ha guadagnato il 45,8% per cento e Poligrafici Editoriale, quella de Il Giorno e Il Resto del Carlino, che ha guadagnato il 26,7 per cento. Più timide le performance di Caltagirone Editore (quello de Il Mattino e Il Messaggero) che nell’ultimo anno ha recuperato solo il 4,7% mentre per Il Sole 24 Ore sono mesi da dimenticare con un ribasso complessivo del 33,6% che deprime il titolo.
Il taglio degli investimenti pubblicitari che ha accompagnato la crisi ha forzato diverse tendenze già vistesi in passato: con una certa rapidità il mondo dell’editoria si adatta a mutazioni profonde che scuotono ancora il settore. Nuove tendenze emergono con vigore. Il panorama televisivo, che assorbe di gran lunga la maggior parte delle risorse pubblicitarie, ha in realtà registrato negli ultimi anni l’exploit di Sky Italia che nel 2009 è stato il secondo gruppo per fatturato dopo la Rai con 2,71 miliardi di euro e una crescita del 2,7 per cento. La pubblicità, però, in questo caso non c’entra, perché Sky ricava 2,4 miliardi dalle offerte pay.
Mediaset, che dipende dalla pubblicità che le fornisce 1,9 miliardi di euro su un giro d’affari di 2,5 miliardi, ha puntato anche sull’offerta Premium nel settore della pay-tv. Di recente la guerra tra i due colossi ha portato a un taglio delle offerte dei concorrenti che rischia di penalizzare i margini di tutta la televisione.
Per completezza andrebbe aggiunto che la prima televisione italiana, la Rai, deve 1,6 miliardi di euro (su un fatturato complessivo di 2,7 mld) al canone e poco più di 900 milioni alla pubblicità.
Il canale di trasmissione che però ha meglio contrasto la crisi non è quello televisivo, bensì quello della radio e, in seconda battuta, quello di internet. Secondo le ultime rilevazioni sull’etere nei primi 5 mesi del 2010 la radio ha registrato una crescita della raccolta pubblicitaria del 14,6% mentre Internet ha saputo incrementare le risorse dall’advertising dell’11,6 per cento.
Non è un caso che i principali quotidiani stiano concentrando risorse crescenti sui propri siti web, anche se il peso in valore assoluto di questo canale rimane ancora marginale rispetto a quelli tradizionali. Nei primi 5 mesi i quotidiani hanno registrato un calo dello 0,2% negli investimenti in pubblicità commerciale nazionale, mentre la free press e i periodici hanno ancora una volta pagato il conto più salato con una flessione del 6,7 e del 9,3% rispettivamente. Lo spostamento di notevoli investimenti provenienti dal settore dell’abbigliamento dai periodici ai quotidiani ha aggravato al crisi dei primi e reso la moda il primo finanziatore pubblicitario della stampa giornaliera.
Nel settore della carta stampata i tagli all’editoria, e in particolare dei fondi per il ripristino del diritto soggettivo per il 2010 e il 2011, mettono a rischio l’esistenza di tantissime piccole testate dal Manifesto a Europa. Il numero dei giornali rischia dunque di diminuire drasticamente, anche a causa dell’Austherity decisa dal ministero dell’Economia. Difficile dire se ci siano dietro queste manovre intendimenti politici o semplicemente un adattamento dei mercati (e dei fondi pubblici) alla difficile congiuntura, né le due cose si escludono. In ogni caso i grandi quotidiani e i grandi periodici potrebbero guadagnare le quote dei concorrenti in difficoltà. Sotterranea e multiforme la ripresa del settore pubblicitario sembra però riemergere in attesa, come il resto dell’economia, di un po’ più di fiducia.

La crisi del settore pubblicitario colpisce con particolare durezza il mondo della carta stampata e costringe grandi e piccoli gruppi editoriali a mettere in campo manovre straordinarie di contenimento dei costi. Lo si è già visto con il gruppo Rcs. Dopo un trimestre chiuso con un rosso da 40,7 milioni di euro, l’editore de Il Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport ha varato una manovra di taglio dei costi da 200 milioni di euro. Secondo quanto riportato dal quotidiano MF, i tagli dell’editore di via Solferino ammonterebbero a 180 posti di lavoro in Spagna (dove Rcs è presente con El Mundo e Marca) e a circa 90 a Il Corriere della Sera.
Fra giornali e televisioni gli esuberi in gruppi di primo piano come Rcs, L’Espresso, La Stampa e Mondadori potrebbero raggiungere le 700 unità: praticamente si tratta di una crisi mai vista e che peserà anche sulla cassa previdenziale dei giornalisti - l’Inpgi - che dovrà affrontare un’ondata di prepensionamenti.
Soltanto nei primi 4 mesi di quest’anno si è registrata una flessione generale degli investimenti pubblicitari del 18 per cento (dati Nielsen) e per la fine del 2009 è previsto un calo complessivo del 12 per cento. Solo nel 2010 sarà possibile registrare una ripresa del comparto e Lorenzo Sassoli de Bianchi ha parlato di incertezza tra le imprese come “nota dominante”.
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Il gruppo Rcs continua anche oggi a ubriacare il mercato con una serie di rialzi da capogiro e sembra davvero volersi avvicinare a quell’obiettivo a 1,65 euro che Mediobanca gli ha posto per il prossimo maggio. Il fatto che Ferruccio De Bortoli, tornato da qualche tempo alla direzione del Corriere della Sera, abbia assunto una posizione forte di mediazione tra editore e redazione non può che essere positivo. Da un lato i manager del gruppo hanno deciso di varare un piano di risparmio da 200 milioni euro, che è parso a molti anche troppo ambizioso. Dall’altro il comitato di redazione (cdr) che ha in tutti i giornali un certo potere dovuto al suo ruolo istituzionale di difesa delle istanze dei lavoratori potrebbe ostacolare fattivamente in molte maniere dei tagli al costo del lavoro probabilmente consistenti (fra stampa, foliazione, peso della carta, borderò e soprattutto taglio dei costi per i giornalisti si arriva a una sforbiciata da 80-90 milioni di euro).
Nel mezzo il direttore che ha istituzionalmente il ruolo di mediare fra la redazione e la proprietà di un giornale e che, in questo caso, ha assunto una posizione proattiva giudicando inaccettabili le proposte degli azionisti, ma anche mostrando l’intenzione programmatica di trovare delle soluzioni alternative per il taglio dei costi. A gravare su tutta la vicenda contribuisce il fatto che tutto il settore editoriale è in crisi. Il calo della pubblicità ha toccato in Italia il 23% per i quotidiani e il 28% per le riviste.
In Spagna, dove il gruppo controlla tramite Unidad Editorial El Mundo e Expansion, le cose vanno anche peggio e i ricavi pubblicitari sono diminuiti del 28 per cento. Secondo Mediobanca però il piano di risparmio potrebbe funzionare e raggiungere, almeno nel 2009, l’obiettivo di un alleggerimento della struttura (fra aumento del prezzo del Corriere, tagli a produzione e trasporto e tagli da 50-60 milioni di euro anche nella sezione amministrazione-corporate del gruppo) di 130 milioni di euro. In fondo si sono già risparmiati 39 milioni nell’ultimo quarto del 2008 e altri 30 milioni nel primo trimestre del 2009, quindi la cosa potrebbe dimostrarsi fattibile.
Certo le considerazioni lusinghiere di Mediobanca vanno bilanciate con il fatto che essa è anche il primo azionista singolo di Rcs e che quindi è in palese conflitto di interesse quando ne parla, anche se i suoi ragionamenti possono comunque essere valutati in se stessi. Di certo va ricordato che il gruppo Rcs sta varando per la prima volta un piano importante di taglio dei costi mentre in passato ha sempre puntato su una crescita dei ricavi e su altri tipi di ristrutturazione.
Rialzo dell’11,6% ieri per Gemina
Rialzo dell’11,6% per Gemina. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 8,402,810 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 131 % circa. La chiusura di seduta è stata registrata a 0.476 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 0.479 ed un minimo a 0.443 euro. Il rialzo di Gemina, controllante di Aeroporti di Roma, segue la decisione dell’ingresso di Air France nel capitale della nuova Alitalia e il conseguente potenziamento di Fiumicino a discapito di Malpensa. Sono in corso riunioni tra il premier Berlusconi e rappresentanti della Lega Nord per trovare un compromesso sullo scalo lombardo. Secondo indiscrezioni dell’ultima ora CAI avrebbe proposto un aumento dei voli intercontinentali su Malpensa nei prossimi due anni. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 0.613 euro. La condizione dell’RSI (relative strength index) a 8 sedute, in ipercomprato, potrebbe tuttavia favorire la comparsa di correzioni al ribasso, introdotte dalla violazione di area 0,44. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 0.493 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.377 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Prezzi in crescita ieri per Rcs
Prezzi in crescita ieri per Rcs: la distanza che separa le due chiusure più recenti è infatti del 4.6 %. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 386,328 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 44 % circa. Il titolo e’ salito anche grazie all’incremento della quota detenuta tramite Fiat dalla Giovanni Agnelli & C. sapa, accomandita della famiglia Agnelli, dal 10,291% al 10,497%. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.020 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.035 ed un minimo a 0.968 euro. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 1.137 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.054 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.951 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Si mantiene positiva Eni
Si mantiene positiva Eni: la distanza che separa le due chiusure più recenti è infatti del 1.9 %. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 22,755,538 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 48 % circa. L’a.d. Paolo Scaroni ha fornito rassicurazioni in merito alle possibili ripercussioni sulla societa’ del cane a sei zampe a seguito dell’interruzione delle forniture di gas russo. Inoltre secondo il Financial Times (versione on line) Eni e la tedesca RWE sarebbero in gara per l’acquisizione dell’utility olandese Essent, un affare da 10 miliardi di euro. La chiusura di seduta è stata registrata a 17.830 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 17.860 ed un minimo a 17.210 euro. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 20.002 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 18.130 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 16.581 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.

L’articolo 44 dell’ultima manovra finanziaria prevede un taglio dei contributi statali all’editoria e ha sollevato rapidamente una serie di polemiche. Qualcuno è arrivato a definirlo “decreto tritacarne” e anche Walter Veltroni, a nome del Pd, ha parlato di taglio indiscriminato, inaccettabile e vessatorio. Nello specifico la manovra prevede che dai 414 milioni di euro di finanziamento attuale a testate cooperative, non profit e a giornali politici siano sottratti 87 milioni nel 2009 e 100 nel 2010. Una sforbiciata che potrebbe fare chiudere i battenti a una cinquantina di piccoli quotidiani dall’Unita alla Padania, dal Manifesto a Il Foglio passando per L’Avvenire e per numerosi quotidiani locali. I sindacati Cgil, Cisl e Uil fanno fronte comune contro questo intervento previsto dalla nuova Legge 112/2008 (quella appunto che anticipa la nuova manovra finanziaria) e parlano di attacco alla libertà di informazione.
Questi interventi, sostiene l’opposizione, in pratica giovano soltanto ai grandi gruppi editoriali quotati che potrebbero a questo punto divorare le quote di mercato lasciate libere dai concorrenti più piccoli. Rcs, L’Espresso, Poligrafici Editoriale, Caltagirone Editore, Il Sole 24 Ore hanno in altre parole soltanto da guadagnarci.
Un aiuto inaspettato in questo momento difficile per il mondo ciclico dell’editoria potrebbe insomma arrivare proprio dal Governo. Se si considera che il settore editoriale è in crisi strutturale da tempo in tutto il mondo e in particolare in Italia, si intuisce subito che non si tratta di un aiuto poco gradito.
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In fondo Giuseppe Rotelli azionista di Rcs con una quota potenziale di circa il 10% poteva anche essere più cattivo all’assemblea dell’altro ieri. Senza dubbio il “re delle cliniche lombarde” (come qualcuno lo ha definito) ha però toccato un tasto dolente. Non tanto perché l’indebitamento in sé (circa 966 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di circa 1,39 miliardi) sia elevato, quanto perché la situazione finanziaria globale è profondamente cambiata e i costi del rifinanziamento del debito per le aziende penalizzano le società più esposte.
In Italia sicuramente il debito del gruppo Rcs è maggiore (in proporzione alle altre voci del bilancio) di quello de L’Espresso o del gruppo Mondadori, ma in Europa ci sono senz’altro diversi gruppi editoriali con un debito ancora più pesante.
D’altra parte gli oneri finanziari del gruppo sono passati da 21,1 milioni di euro nel 2006 a 52,2 milioni di euro nel 2007 e questo non è sicuramente un buon segnale. A non deporre in favore del titolo Rcs in Italia contribuisce poi il fatto che ha sottoperformato rispetto a L’Espresso e a Mondadori a partire almeno dall’ottobre del 2007.
D’altra parte il settore il mercato pubblicitario è poi uno dei più problematici per via della crisi che incombe su tutti i settori e della sua forte ciclicità. Seppure l’acquisizione miliardaria di Recoletos rappresenta una delle maggiori operazioni del settore editoriale europeo degli ultimi tempi e il gruppo rappresenti già oggi una delle voci più importanti del bilancio di Rcs il 2008 sarà un anno difficile e, il peso di un debito da 966 milioni sicuramente si farà sentire.

Rcs ha pubblicato oggi i dati preliminari del 2007 risultando sostanzialmente in linea con il consensus. I ricavi sono cresciuti del 15% attestandosi a quota 2,73 miliardi di euro e l’ebit ha raggiunto i 360 milioni di euro (con un incremento su base annua di 73,6 milioni di euro). Ovviamente sui risultati del gruppo influiscono le acquisizioni delle spagnole Recoletos e Unidad Editorial e dell’italiana Dada. Acquisizioni che portano, come già sostanzialmente previsto dagli analisti, la posizione finanziaria netta a essere negativa per 966 milioni di euro contro un saldo positivo di 5,7 milioni di euro a fine 2006. Si tratta di dati che riclassificano il bilancio al netto dello scorporo di Play Radio, tentativo breve e sostanzialmente ritenuto dal management non soddisfacente di introdursi nel settore radiofonico.
Forse andrà meglio con la televisione per la quale Rcs ha previsto di investire 88,5 milioni di euro che serviranno a finanziare l’acquisizione delle quote di minoranza di VEO Television (circa il 44,6% del capitale), società che detiene una concessione per la trasmissione televisiva in tecnica digitale terrestre in Spagna e che sarà acquisita da Unidad Editorial.
Un altro investimento da 16,2 milioni di euro è poi previsto per l’acquisizione delle quote di minoranza – il 49% circa del capitale - di Digicast che distribuisce alcuni canali multimediali soprattutto tramite la piattaforma Sky.
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La sforbiciata di Citigroup sui titoli editoriali del Bel Paese ha avuto i suoi effetti e oggi, proprio come indicato dal colosso bancario americano, si alternano i guadagni di Mondadori (in controtendenza ai mercati e unica promossa dal broker) e le perdite di L’Espresso, di Mediaset e anche di Rcs.
L’impressione che se ne trae è che la bufera delle borse non risparmi il settore dei media, dal libro alle tv. Se poi si aprono i giornali degli ultimi giorni si scopre una curiosa corrispondenza fra un articolo uscito sul Sole 24 Ore di domenica e uno pubblicato oggi dall’inserto Affari e Finanza di Repubblica. Media e famiglia visti dalla prospettiva delle due più grandi clan dell’editoria tricolore: i De Benedetti da un lato e i Berlusconi dall’altro (l’un contro l’altro armati oltretutto, ma questo è un altro discorso).

Non sembrano avere fornito un grande spunto in borsa le parole di Antonello Perricone a Rcs. L’amministratore delegato del gruppo editoriale di via Solferino ha dichiarato nel fine settimana di mirare a un’espansione in Sudamerica dopo le conquiste spagnole che hanno portato per 1,1 miliardi di euro Recoletos in portafoglio.
Così, mentre stamane il mercato lascia oggi il titolo al palo a 4 euro, appare difficile capire chi possa essere la nuova preda sudamericana. Nel campo dell’editoria Bertelsmann (gigante tedesco del settore) ha già una joint venture con TopicalNet in Sudamerica e anche Mondadori aveva avviato una partnership con Grisalbo diretta a quel mercato, ma poi dissoltasi senza grandi risultati. In realtà l’ipotesi di una joint venture sembra la più conveniente per Rcs anche perché non ci sono grandi occasioni in quel mercato.