
Via libera ai nuovi impianti di diffusione per migliorare l’efficienza della trasmissione di Playradio: l’ok dell’Antitrust all’operazione di Rcs è arrivata oggi e consentirà all’editore del Corriere della Sera di acquisire un impianto da Rbc e l’altro da Radio Communications.
La novità potrebbe rappresentare una boccata d’aria per il progetto di Play radio che, lanciata come la nuova ammiraglia del gruppo nel segmento giovani, secondo gli addetti ai lavori non sembra raccogliere gli ascolti che i vertici del gruppo si attendevano.
L’accordo però difficilmente inciderà sul fatturato complessivo del gruppo anche se potrebbe contribuire a consolidare l’investimento nella giovane emittente radiofonica. Il titolo perciò non reagisce e chiude la giornata in negativo di poco più di un punto percentuale, accusando la generale debolezza del mercato.

Ricavi in crescita del 59,4% pari a 111,4 milioni di euro per Dada, azienda informatica quotata sul segmento Star e controllata dal gruppo Rcs. La società porta a casa un margine operativo lordo di 15,7 milioni di euro, il 23% in più del 2005. Il risultato netto è pari a 12,5 milioni di euro, il 74% in più dell’anno precedente.
La posizione finanziaria netta è positiva per 11,8 milioni di euro, nonostante le recenti acquisizioni dell’americana Upoc, della spagnola Nominalia e della italiana Tipic, attiva attraverso i marchi Splider e Motime (http://www.motime.com). Attualmente le attività internazionali pesano per il 37% del fatturato totale della società. In effetti la posizione finanziaria era ancora migliore l’anno precedente: a fine 2005 si attestava su 23 milioni di euro.

Digital Bros incassa un rialzo del 4,25% in borsa: uno strappo al rialzo che porta il titolo a quota 4,34 euro per azione sull’onda dei dati sull’ultimo trimestre del 2006. Il fatturato consolidato della casa italiana della distribuzione di videogiochi ha segnato un rialzo dell’11% a quota 81,6 milioni di euro. L’utile della società guidata da Raphael Galante (che con la famiglia è anche l’azionista di maggioranza del gruppo) ha segnato addirittura un rialzo di oltre il 55% negli utili che raggiungono quota 3,4 milioni di euro. Una nota negativa viene invece dalla situazione patrimoniale: la posizione finanziaria di Digital Bros registra un peggioramento notevole che porta i conti in rosso per 46,721 milioni di euro contro i 20,7 milioni di euro del dicembre 2005. Causa principale di questo spostamento è l’indebitamento a breve termine per 20 milioni di euro verso le banche. La situazione appare improvvisamente (ma lievemente) sbilanciata visto che il patrimonio della società è di 31,5 milioni di euro. Nella nota diramata stamane si legge che gli investimenti di Digital Bros sono finalizzati allo “start up delle due controllate estere, l’inglese 505 Games e la francese DB France, e all’acquisizione di licenze di videogiochi per il publishing internazionale”.
Uno degli investimenti più recenti riguarda anche Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera) con cui è stata appena creata una joint venture di cui Digital Bros avrà in portafoglio il 49 per cento.
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Qualche malizioso pensava che al Corrierone volessero fargli le scarpe all’uomo Pirelli, a Marco Tronchetti Provera. I contrasti erano fermentati nelle stanze di via Solferino e, come noto, il patto di sindacato che controlla Rcs è il crocevia dove si incontrano quelli che contano, dove l’intrigo è all’ordine del giorno.
L’idea era questa. Alla porta del Corriere della Sera bussano in tanti, a partire dai Benetton, ai Toti, ai Rotelli, tutta gente che ha comprato pezzi dell’eredità di Ricucci. Questo mette sotto pressione un patto che ha qualcosa come 18 soci al suo interno, senza considerare che una testata nazionale importante come il Corriere è una cosa delicata da gestire.
Le sassate tirate a Marco Tronchetti Provera sono due. Una lo accusa di avere ostacolato in passato la nomina ad amministratore delegato di Rcs di Vittorio Colao, l’altra pietra invece riguarda Massimo Mucchetti, attuale “vicedirettore ad personam” di via Solferino. Anche la sua nomina sarebbe stata ostacolata proprio da Tronchetti Provera.
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Oggi stanno vendendo. Molti di coloro che ieri erano saltati sulla carrozza di Rcs portando il titolo a chiudere la giornata con un guadagno dell’8,1% a quota 4,06 euro per azione hanno deciso di liquidare, così il titolo oggi scivola sui 4 euro con perdite dell’1,6%. Era dai tempi di Ricucci che a via Solferino non vedevano uno scatto come quello di ieri; molti avevano puntato sull’avventura spagnola di Recoletos. La stampa madrilena aveva infatti cominciato a ricamare sulle trattative in corso per l’acquisizione di quello che è uno dei maggiori gruppi editoriali spagnoli.
Le compere sul titolo erano partite già dall’altro ieri almeno e alla fine la Consob, insospettita, ha chiesto spiegazioni all’editore del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport. Il comunicato ha confermato dei contatti informali, ma niente di più. D’altra parte però non è la prima volta che si sente questo nome, a novembre se ne era già parlato ma finora non è andato in porto nulla di concreto. Gli analisti però si sono già pronunciati e l’avventura spagnola sembra proprio piacere. I motivi? L’acquisizione di Recoletos porterebbe a un ottimo equilibrio fra debito ed ebitda nel gruppo (un rapporto di 2,5) e darebbe finalmente un respiro internazionale a un gruppo che sa di non poter più crescere senza.

È ufficiale: Rotelli ha sottoscritto opzioni put e call su 25,3 milioni di azioni ordinarie di Rcs con la Bpi. La scelta dello strumento delle opzioni, spiega Giuseppe Rotelli, viene incontro alle esigenze di entrambe le parti, “mie e della banca”. Si tratta di poco più del 3,45% del capitale della società editoriale: con la nuova quota l’imprenditore lombardo delle cliniche raggiunge quota 5,065%.
Le opzioni scadono a febbraio 2009, un mese prima del rinnovo del patto di sindacato in cui l’ingresso eventuale del socio appena cresciuto “sarà valutato a tempo debito”.
Giuseppe Rotelli si definisce “un intellettuale che fa l’imprenditore”, con una “discreta collezione di quadri del 600-700 lombardo veneto”. Possiede diciassette cliniche - cinque delle quali acquisite dal gruppo Ligresti - fra cui il Policlinico San Donato di Milano, capofila del gruppo San Donato, per un giro d’affari complessivo dell’ordine di mezzo miliardo di euro. Non è nuovo a esperienze editoriali. Oltre all’esperienza de La Voce di Indro Montanelli, possiede partecipazioni nelle tv Telelombardia e Antenna 3, oggi unificate. Una delle sue ambizioni è quella di un giornale tutto suo da far girare negli ospedali.
Sempre più blindato il Corriere della Sera. Il gruppo Rcs appare sempre più inaccessibile a chi voglia mettere piede nella storica testata di via Solferino e l’ultimo acquisto di Giuseppe Rotelli nel gruppo editoriale al 5,065% del capitale sociale (e con diritto di voto) lo dimostra.
Alla Bpi rimane un buon 2,46% del capitale. A fare qualche calcolo il patto controlla il 63% circa del capitale che con Rotelli diventa il 68% e con quella percentuale di Bpi supera il 70 % senza considerare soci come Tosi che non è certo sgradito agli azionisti del patto di sindacato. Viene infatti spontaneo leggere come un’operazione amica l’ultimo acquisto fatto da questo professore universitario patron di un gruppo che fattura 654 milioni di euro (dato del 2005) e che si candida ad essere uno dei più importanti poli universitari d’Italia. Nel passato del gruppo c’è l’acquisto di cinque cliniche dal gruppo Salvatore Ligresti, che è uno dei membri del patto di sindacato di Rcs (con quota del 5,05%). Senza considerare che un articolo uscito oggi sul Sole 24 Ore parla di rapporti con Mediobanca fin da quell’operazione con i Ligresti. Piazzetta Cuccia, secondo MF, sarebbe addirittura regista dell’operazione: possiede oltre il 14% del capitale di Rcs (che la rende l’azionista di maggioranza relativa), ma si dice anche che sia vicina da sempre al re della sanità Lombarda.
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Giornata di novità oggi per Rcs. L’annuncio di ieri da parte di Dino Piero Giarda, presidente di Banca Popolare Italiana, ha riacceso l’interesse di molti. Si è già fatto avanti qualcuno per comprare almeno una parte di quel 5% della società editrice del Corriere della Sera di cui Lodi vuole disfarsi.
Per primo Giuseppe Rotelli, proprietario e amministratore delegato di San Donato, un gruppo ospedaliero da 650 milioni di euro di fatturato l’anno che conta 17 case di cura in Lombardia: avrebbe dimostrato un interesse per il 2% di Rcs.
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“Abbiamo sempre dichiarato che la partecipazione non è strategica: pensiamo quindi di ridurre gradualmente la nostra quota in relazione alle opportunità. Potrebbero esserci delle novità già nei prossimi giorni”. Dino Piero Giarda, presidente di Banca Popolare Italiana si riferisce alla partecipazione del 5,9% della sua banca in Rcs, spiegando le proprie intenzioni per il futuro del gruppo in un’intervista al Sole 24 Ore.

Vola Rcs a piazza Affari oltre i 3,5 punti percentuali grazie alle indiscrezioni pubblicate questa mattina da Il Sole 24 Ore. Il gruppo punterebbe infatti ad acquisire Recoletos, editrice spagnola che pubblica tra il resto il giornale economico Expansion, il settimanale Actualidad economica e la testata sportiva Marca. Un’operazione che sarebbe ormai sostanzialmente concordata - il prezzo si aggirerebbe sul miliardo di euro - e che dovrebbe essere presentata a gennaio.
Fin qui le ipotesi. Quello che è sicuro è che Rcs già controlla il 96% di El Mundo, il primo quotidiano per diffusione nella penisola iberica, davanti al concorrente El Pais. Oggi sul quotidiano El Economista l’amministratore delegato di Rcs spiega che dopo l’acquisizione estiva del provider catalano Nominalia, la società punta ad altre acquisizioni nel campo del web.