“Saremmo diventati solo una divisione retail” di Abn Amro. Capitalia invece vuole rimanere “padrona del proprio destino”. Così Cesare Geronzi, presidente della banca romana, ha raccontato il perché di uno dei più scottanti rifiuti della storia recente della finanza italiana. Il vento ormai si è calmato e, dopo che Intesa ha avviato il progetto di fusione con San Paolo e anche le mire olandesi di Abn Amro sembrano definitivamente tramontate, Geronzi può raccontare qualche retroscena.
Il primo riguarda proprio l’azionista straniero che attualmente detiene il 7,7% della banca capitolina. Rijkman Groenink, che dell’istituto olandese è la guida suprema, aveva fatto la sua proposta, ma Geronzi aveva detto di no: la crisi rimase relativamente in ombra e anche la riconferma della presenza di Abn Amro nel patto di sindacato contribuì a gettare acqua sul fuoco.
Molte questioni sono però rimaste sul tavolo di Geronzi da allora e alcune delle vicende chiuse nella stagione in cui la banca era sotto assedio potrebbero rivelarsi oggi mine inesplose. Ora la domanda è perché un uomo che è solito distribuire le sue dichiarazioni col contagocce abbia deciso proprio sabato di parlare. Nel mutato scenario delle banche italiane quali saranno le scelte di Capitalia? A nessuno sfugge che, se le nozze con Intesa fallirono anche per delle difficoltà industriali, fondamentali per quel rifiuto furono gli effetti sul delicato equilibrio fra poteri forti in Generali, Mediobanca ed Rcs. La casa editrice di via Solferino potrebbe essere, secondo diversi osservatori, il nuovo terreno di scontro fra i diversi attori di questa complessa partita della finanza italiana.
Resta da vedere come la crisi in Telecom potrà accelerare dei mutamenti nel patto che guida proprio Capitalia. In molti danno, infatti, per pronta la vendita di quell’1,92% della banca in mano a Pirelli: al gruppo sicuramente servirebbe la lauta plusvalenza di 326 milioni circa che la vendita potrebbe garantire.
Continua a leggere: Capitalia in cerca di un nuovo equilibrio
Sulla Stampa è uscito un articolo sulla scarcerazione di Gianpiero Fiorani di Gianfranco Boni, i due ex big della Banca popolare di Lodi (oggi Banca popolare italiana) che l’estate scorsa, in concerto con altri furbetti, avevano fatto tremare i salotti della finanza con le loro imprese.
Dalla impavida scalata all’Antonveneta e dalle telefonate a Fazio è passato quasi un anno e nel mezzo ci sono stati quattro mesi di carcere e due mesi di arresti domiciliari, ora scaduti i termini dell’arresto cautelare, Fiorani rimane un sorvegliato speciale in attesa del’udienza. Non può lasciare l’Italia e due volte la settimana deve lasciare una firma in Questura. I giudici impegnati a decifrare decine di interrogatori e centinaia di verbali hanno paura che in qualche modo l’ex banchiere di Lodi tocchi i suoi conti all’estero su cui sarebbero depositati dai 75 ai 100 milioni di euro. Come se Gianpiero Fiorani fosse un altro Ricucci, che aveva comprato un telefonino in Lussemburgo ed era convinto di potere giocare ancora su Rcs.
L’ex banchiere ha tutt’altra strategia, ha già lanciato tutte le accuse possibili all’ex protettore ed ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e i giudici hanno definito il suo atteggiamento “collaborativo”. Veramente un furbetto…

A conti fatti si tratta di quasi mezzo miliardo di euro. Il calcolo lo abbiamo letto stamattina sul Corriere della Sera che ha fatto una somma dei sequestri milionari ordinati dai giudici in seguito al risiko bancario dell’estate 2005. Chi poteva essere più informato di Via Solferino? A pagina otto del quotidiano di oggi campeggiano le foto dei furbetti e poi un calendario di cifre che raggiungono la somma di 484.708.000 euro. Nella stessa pagina si vedono in alto le facce che hanno popolato le cronache della scorsa estate: gli sguardi astuti di Gianpiero Fiorani, Chicco Gnutti, Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Ettore Lonati. Un po’ più piccola la foto di Giovanni Consorte. Sotto e intorno le cifre. Sono 70 milioni tondi tondi i soldi di Fiorani sequestrati da vari conti esteri, 39,6 milioni gli euro depositati (e bloccati) in varie società controllate da Emilio Gnutti. Poi vengono 24 milioni e mezzo sequestrati a Danilo Coppola. Quasi 150 milioni fra conti sequestrati e vincolati a Stefano Ricucci e una quarantina di milioni di euro collegati alla famiglia Lonati. Più giù i 54 milioni bloccati a Consorte e Sacchetti per i coinvolgimenti di Unipol alle scalate bancarie. Intorno a questi titani falliti della scalata all’Olimpo della finanza italiana si scorgono dei personaggi minori: i vari Boni, Casale, Palenzona.
Continua a leggere: Cosa fare del mezzo miliardo sequestrato ai furbetti?
Il tempo passa e i pezzi del puzzle finiscono al loro posto. Il Corrierone, re del gossip e delle brame dei furbetti torna in mani sicure. L’operazione, come tutti avevano capito subito, è un accordo fuori da Piazza Affari. Il collocamento all’asta di quel 14,8% circa di Rcs è avvenuto ieri al prezzo di 4,51 euro per azione. Come scrive La Repubblica oggi, di solito il collocamento di azioni avviene in questi casi a prezzi scontati rispetto alle quotazioni di borsa, ma ieri il titolo Rcs ballava intorno i 4,3 euro per azione: come a dire non vi avvicinate. In ballo c’erano poi oltre 108,8 milioni di titoli, ma Piazza Affari ne ha visti solo 5,2 milioni, né ci sono stati passaggi ai blocchi. Gli investitori che si erano messi in coda per i titoli presso Credit Suisse hanno capito subito che Rcs era zona off limits.
Ma chi sono questi amici che si sono presi il pacchettone del giornale di Paolo Mieli? Gente gradita ovviamente. Le new entry di via Solferino sono, infatti, i Benetton, come si mormorava già qualche mese fa, e Pierluigi Toti, un costruttore azionista di Capitalia. A loro va una quota di circa il 5% a testa. Anche la Banca Popolare Italiana ha deciso di riprendersi un 4,53% del gruppo editoriale.

Un inizio di giornata veramente pesante quello di Rcs oggi in borsa: il titolo perde il 2,2% dopo un avvio di seduta con ribassi superiori al 3,4%. Lettera anche sulla Banca Popolare Italiana, che apre con un ribasso di circa lo 0,4%.
Ancora una volta tiene banco l’attualità per il tormentato gruppo editoriale di via Solferino: oggi passeranno di mano circa 460 milioni di euro in azioni Rcs, cioè il 14,8% del capitale circa. Si tratta proprio di quel famoso pacchetto che Stefano Ricucci aveva conquistato e lasciato in pegno alla Bpi in cambio di crediti per circa 673 milioni di euro complessivi (secondo quanto scritto sul bilancio 2005).
Ieri, infatti, la ex lodigiana guidata da Divo Gronchi ha comunicato un’escussione di crediti per 924 milioni di euro che porterà questa quota consistente del gruppo editoriale sul mercato con l’aiuto di Credit Suisse e per di più con un’operazione rapida di accelerated bookbuilding che collocherà l’intero ammontare dei titoli entro la giornata di oggi (a un prezzo non ancora comunicato, ma unico per l’intero pacchetto).
A farsi carico di un totale di crediti è stata Abn Amro e la plusvalenza realizzata dalla Banca Popolare Italiana è stata pari a circa 115 milioni di euro.
Anche la stessa Bpi potrebbe riacquistare parte delle azioni. La Banca Popolare Italiana ha, comunque garantito, i futuri azionisti del gruppo da ogni strascico legale del contenzioso con Magiste. Sul fronte della holding di Ricucci infatti nulla sembra essersi mosso e l’ipotesi del fallimento rimane sul tavolo della magistratura anche se l’ipotesi del concordato preventivo non ancora da scartare.
Una buon inizio di giornata per Divo Gronchi quello di oggi. La borsa promuove il titolo della Banca Popolare Italiana, di cui Divo Gronchi è la nuova guida, con un rialzo dell’1,63%. Un avvio roseo un po’ per tutto il settore bancario (e per tutta la borsa), ma sulla banca prima guidata da Giampiero Fiorani piove qualche novità.
Innanzitutto l’avanzamento del processo di cessione della banca Bipielle.Net. e di Area Life. La Popolare lodigiana ha infatti (ieri sera) comunicato la cessione per l’esclusiva dell’affare a Sopaf. È anche venuto fuori il nome di un possibile acquirente: si tratterebbe del colosso irlandese Aviva, una delle maggiori compagnie assicurative del mondo con un piede in Unicredit (più del 2,8% della proprietà).
Continua a leggere: Bpi, Bipielle.Net diventa irlandese. Per Magiste il tempo scorre...
Se n’è andato senza dire una parola. Così Fabrizio Lombardo, l’ex manager della Magiste International di Stefano Ricucci, ha lasciato il Palazzo di Giustizia dopo l’interrogatorio della magistratura. In realtà le voci che s’inseguono sul caso Magiste e sulle azioni di Rcs lasciate in pegno alla Bpi di Divo Gronchi, sono molte. Quel pacchetto azionario in pegno alla ex Banca di Lodi potrebbe sbloccarsi inaspettatamente. La notizia ha riscaldato il mercato e il titolo Rcs ha cominciato a salire. Un rialzo di poco superiore allo 0,8% non è certo una grande performance, ma, in una giornata di ribassi come questa, probabilmente è qualcosa di più di quello che sembra.
Già nei giorni scorsi, comunque, il possibile fallimento della holding di Ricucci si è ripresentato concretamente sulle cronache dei giornali. La situazione della società sarebbe troppo dissestata e, d’altro canto, l’ipotesi del fallimento non era mai stata abbandonata dalla magistratura.

Cercasi disperatamente soluzione per il debito di Magiste. Si moltiplicano in questi giorni gli incontri fra magistratura e parti che cercano di trovare il bandolo della matassa Magiste-Bpi-Rcs. Ieri Divo Gronchi, a.d. della Banca popolare italiana, ha incontrato i magistrati romani e subito dopo ha tenuto un colloquio con Vittorio Ripa di Meana, l’uomo che coordina i rappresentanti legali della Magiste di Stefano Ricucci.
Già sui giornali di oggi diverse indiscrezioni e ipotesi si sono susseguite sulla risoluzione del caso. La più gettonata è quella secondo la quale i Pm sarebbero pronti a richiedere il fallimento della holding dell’immobiliarista per salvaguardare gli interessi degli azionisti, fra cui compare anche l’Erario, cui il gruppo dovrebbe un centinaio di milioni.
Continua a leggere: Magiste, i Pm chiederanno il fallimento? Dubbi su quote Rcs in pegno a Gronchi

Niente da fare Stefano Ricucci continua ancora a far parlare di sé, anche se questa volta probabilmente non lo vorrebbe. L’ex odontotecnico di Zagarolo arrestato su ordine del giudice per le indagini preliminari Orlando Villoni campeggia oggi su tutti i giornali. L’uomo della scalata impossibile al gruppo Rizzoli Corriere della Sera, il “furbetto del quartierino” che era al centro dell’intreccio per le parallele scalate a Bnl e Antonveneta sicuramente in queste ore maledice la sua malasorte.
Lui era proprio convinto che quel cellulare comprato in Lussemburgo fosse al riparo dalle intercettazioni e così aveva fatto il bis avviando l’operazione di rivalutazione di quel 14,9% di Rcs che è al centro di tutti i suoi guai e di tutte le sue ambizioni. Aveva infatti avviato un’operazione che già gli era valsa il sequestro dei titoli negli scorsi mesi. Aveva preso contatti con due banche straniere, la Banca di New York e una banca olandese per ottenere il finanziamento per un riacquisto delle sue azioni.

Stefano Ricucci è stato arrestato oggi pomeriggio dalla Guardia di Finanza. Era nell’aria. I reati contestati sono quelli di aggiotaggio e rivelazione di segreto d’ufficio. La manette sono scattate nella sede romana di Magiste, la holding del finanziere che ha fatto tremare i potenti d’Italia e che adesso rischia di fallire.
Fra i reati ipotizzati dalla Gdf anche quelli di false fatturazioni e occultamento di scritture contabili: si tratta di quella compravendita immobiliare che ha coinvolto anche l’ex presidente di Confcommercio Sergio Billé.
Continua a leggere: Ricucci, in manette il "furbetto" che stava scalando il Corriere