Logo Blogo

Risparmio tradito

Parmalat ruggisce in borsa

pubblicato da Ferry Boat in: Notizie I titoli di oggi Risparmio tradito Persone Parmalat Azioni Italia Politica

parmalat enrico bondi callisto tanzi risarcimenti deloitte & touche 149 milioni di dollari processi borsa azionario azioni

Apre l’ottava alla grande Parmalat. Gli incassi del titolo si aggirano intorno all’1,19% a piazza Affari (contro un S&P/Mib che guadagna solo mezzo punto) e vengono da lontano, dagli Stati Uniti esattamente. È stato infatti negli States che la società del latte guidata da Enrico Bondi ha appena chiuso le cause contro Deloitte & Touche e Dianthus ottenendone un assegno da 149 milioni di dollari. La transazione è stata tanto pacifica che già nel comunicato di venerdì le due società annunciano future collaborazioni.

Nel frattempo, fra le analisi prudenziali di diversi osservatori e le cause in giro per il mondo, Parmalat continua ad avvantaggiarsi dei risarcimenti e dei successivi premi al titolo in borsa. Attualmente le somme incassate per chiudere le pendenze legali con banche ed advisor dell’epoca Tanzi ammonterebbero a circa 600 milioni di euro: una cifra ben lontana da quei 2 miliardi che il gruppo di Collecchio vorrebbe incassare per archiviare quel periodo nero in cui è stato a un passo dal fallimento.

Continua a leggere: Parmalat ruggisce in borsa

Parmalat, il bicchiere sembra mezzo pieno

pubblicato da Ferry Boat in: Risparmio tradito Up & Down Banche Alimentare Parmalat Azioni Italia

parmalat bondi milk bnl profilo parma calcio squadra tanzi calisto bond revocatorie corte costituzionale san paolo unicredit

Ancora soddisfazioni per gli azionisti di Parmalat in questa giornata grigia per piazza Affari. Il titolo guadagna lo 0,12% attestandosi a 3,35 euro. In realtà gli acquisti sono avvenuti in preasta di apertura e in queste ore si assiste a qualche ritracciamento, ma va detto che il titolo sembra inserito in un solido trend rialzista. La società d Colecchio risanata da Enrico Bondi intanto prosegue nel rilancio incrementando costantemente fatturato e margine operativo lordo e contemporaneamente agendo in maniera decisa sul debito.

Quello che però ormai da tempo gli investitori aspettano è una pioggia di risarcimenti dopo la valanga di cause che Bondi ha avviato contro le banche e le agenzie di rating di mezzo mondo. Nemici non facili, è vero, ma contro cui è stata ottenuta una vittoria venerdì scorso quando Parmalat ha ottenuto l’ok di Bnl ad un risarcimento da 112 milioni di euro per chiudere tutte le pendenze fra i due gruppi. La somma è risultata pari al 35% delle richieste della casa parmigiana del latte, ma ha dato segnali positivi al mercato che, secondo le stime di diversi analisti, si aspetta percentuali di risarcimento molto inferiori (la media fra i vari analisti sarebbe del 15% di quanto richiesto).

Bisogna però precisare che la causa conclusa con Bnl per via del particolare coinvolgimento nel crack della subholding di Bnl Ifitalia era un po’ diversa dalle altre. Oggi Parmalat ha comunicato il nulla osta della Corte costituzionale al proseguimento dei processi avviati contro un pool di banche (fra cui San Paolo, Unicredit e Credit Suisse).

Continua a leggere: Parmalat, il bicchiere sembra mezzo pieno

Sgr, sim e banche: quello che dicono e quello che fanno

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Risparmio tradito Banche

conflitto d'interessi di interesse banche sgr società gestione risparmio fondi sim società investimento mobiliare

Un articolo firmato da Inside uscito sulla rivista Tuttofondi (Editori per la Finanza) ci dà l’occasione di affrontare uno dei nodi cruciali del risparmio gestito in Italia: quello della scarsa indipendenza delle sgr (società di gestione del risparmio) dalle banche che le controllano a monte.

Non è un problema nuovo, anzi. Persino Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia) si è soffermato in passato su questo punto. “L’indipendenza degli asset manager è essenziale anche per assicurare la risoluzione del conflitto d’interesse insito nella relazione con la banca proprietaria”, ha dichiarato qualche mese fa l’ex Goldman Sachs ora al vertice dell’istituto di via Nazionale.

Già, perché finché sono le banche a possedere i gestori, c’è sempre il legittimo sospetto che la banche facciano più gli affari propri che quelli della gente che chiede ai gestori dove mettere il proprio denaro per farlo fruttare. Nella tormentata legge sul risparmio, che attende un assetto definitivo da tempo, era già previsto un limite del 60% al turnover del patrimonio di una sgr da parte di una sim del gruppo bancario che la possiede: questo perché se i gestori muovono molto gli investimenti dei loro clienti finiscono senz’altro per moltiplicare le commissioni, ma raramente per incrementare le performance del prodotto finanziario.

Un’altra norma prevista nel disegno di legge (il condizionale è d’obbligo visto che parliamo di progetti di legge ancora arenati in Parlamento e nelle varie commissioni) riguarda il patrimonio di una sgr: se la legge passasse così com’è la società di risparmio potrebbe investire solo fino a una certa percentuale della propria liquidità in prodotti finanziari collegati alla propria banca controllante.

Continua a leggere: Sgr, sim e banche: quello che dicono e quello che fanno

Adusbef: i report? Sono solo bufale

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Risparmio tradito Banche Parmalat Educational Politica

report bufale moody's fitch standard and poor's adusbef lannutti banche d'affari finanza disonesta

I report sono un po’ come la bussola per moltissimi investitori, o almeno lo dovrebbero essere. Un report è un po’ la voce di un esperto che spiega al mercato come vanno le cose per questa o quella società. Tuttavia spesso viene il fondato sospetto che i consigli degli analisti prezzolati di molte banche d’affari non siano proprio disinteressati, anzi. Un articolo uscito sabato sul sito dell’Adusbef dice che addirittura il 90% di questi documenti sono carta straccia o peggio specchietti per le allodole. Dietro ci sono le “tre sorelle” del rating, ossia le tre Parche della Finanza con la f maiuscola: Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s.

Le tre grazie di Wall Street stilano giudizi sulle nazioni e sui colossi finanziari di mezzo mondo. Le loro parole gonfiano e rovinano titoli (e in qualche caso interi paesi) ogni giorno, tuttavia molto spesso queste società parlano di gruppi con cui fanno affari o di cui sono socie. Il sospetto di numerosi conflitti d’interesse è inevitabile. Senza considerare che casi come Enron e Parmalat insegnano che questi sommi giurì della finanza non sono certo infallibili. Così, se è sempre un bene sapere cosa dicono di una società alla fine, prima di puntare su un titolo o uno strumento finanziario, è meglio ragionare un altro po’ con la propria testa e rispolverare il vecchio detto “chi fa da sé fa per tre”.

Veneto Banca su Intra, un'opa pericolosa?

pubblicato da Ferry Boat in: OPA per tutti Risparmio tradito Banche Fin.Part. Azioni Italia

intra consoli veneto banca

Catene di banche nel frullatore. Su Intra a sorpresa spunta l’opa di Veneto Banca. Il 75% della banca a 15 euro, questa è l’offerta. Costerà circa 550 milioni, ma non è ancora del tutto chiaro se l’aumento di capitale necessario a finanziare una metà abbondante di questa cifra avverrà tramite bond convertibili o se lascerà la porta aperta a nuovi soggetti.

Le ipotesi “di sponda” sono insomma che il nuovo aggregato da quasi 200 sportelli diventi poi una possibile preda o se, viste le incognite del caso Finpart ancora pendenti in giudizio e la lunga durata della contesa per la banca di Intra, il piano ha già previsto un modo per garantire l’autonomia della nuova entità. Fervono i lavori su una fusione che, caso ormai raro, non ha sovrapposizioni e che permetterebbe anche alla cooperativa del Triveneto di raddoppiare quasi, per una cifra tutto sommato ragionevole, i propri sportelli.

Incombono 300 milioni di esposizione sul caso Finpart che però il cda di Verbania ha dichiarato di aver coperto ormai per l’87%. Il fascicolo è ancora nelle mani del Pm Luigi Orsi e ha causato anche il forzoso azzeramento del cda della banca di Intra oramai costretta ad una alleanza per cui si erano già candidati il Credito Valtellinese, la Banca popolare di Vicenza (già nell’azionariato di Intra, ma forse ormai rivolta alla Bpi lodigiana) e da ultima anche la Carige con un’offerta recente a sorpresa. In serata un comunicato della stessa Veneto Banca dovrebbe chiarire i dettagli di un’operazione che è ancora tutta da definire.

I gestori italiani? Peccano di troppo attivismo

pubblicato da AleOne in: Fatti del giorno Risparmio tradito Banche

Nel 2005 i costi di gestione dei fondi comuni di investimento sono aumentati del 5,2% rispetto al 2003 e sono arrivati così a rappresentare l’1,4% del patrimonio netto contro l’1,3% del 2004. Soprattutto a causa delle maggiori commissioni di management addebitate ai prodotti azionari passate dal 2,3% al 2,6%, le più elevate degli anni 7 anni, a ridosso del massimo storico pari al 2,7% toccato nel 1998. Questa l’analisi effettuata dell’ufficio studi di Mediobanca, che indaga i costi dei fondi comuni italiani nel corso del 2005 e che è contenuta all’interno della quindicesima edizione dell’indagine annuale pubblicata il 12 luglio scorso. Dallo studio, inoltre, emerge anche un elevato indice di rotazione del portafoglio che nel 2005, per quanto concerne i prodotti azionari italiani, si è attestato a quota 1,6 volte. In altri termini, in Italia lo scorso anno il patrimonio dei fondi azionari è stato in media totalmente movimentato ogni 7-8 mesi, contro una rotazione complessiva del portafoglio dei prodotti statunitensi di circa due anni. Negli Usa, infatti, secondo gli ultimi dati relativi al 2003, l’indice di turnover dei fondi azionari si è attestato a un valore di 0,55 volte. In linea con quello ritenuto corretto dai gestori dei Paesi anglosassoni, che giudicano eccessiva una rotazione superiore a 0,8 volte e che giustificano una movimentazione del portafoglio solo in presenza di un’attenta selezione dei singoli titoli da parte dei money manager. L’industria italiana sembra, quindi, caratterizzarsi da un eccessivo attivismo, che provoca effetti negativi sulle performance visto che un elevato tasso di turnover comporta in linea di massima un aumento dei costi di negoziazione. Già, la performance…

Dall’indagine di Mediobanca emerge anche che nel 2005 il rendimento dei fondi comuni d’investimento italiani è risultato inferiore di oltre un punto percentuale rispetto ai benchmark da essi stessi scelti. L’indagine ha preso in esame 1.172 fondi di diritto italiano. Se si considera poi la versione total return lo scostamento si amplia fino a 1,4 punti, toccando la soglia dei 2,3 punti percentuali per gli azionari.

T-Notes, se il cassettista punta sugli yankee

pubblicato da Ferry Boat in: Compratienivendi Risparmio tradito Valutario

tnotes y bond america buoni tesoro decennali

Nelle ultime due ottave di giugno il future sulla T-Note ha arrestato i suoi cali a 104.05 circa. Si tratta di un bottom che le contrattazioni non raggiungevano più dal marzo 2002. Da tale livello il derivato, complici le crisi internazionali, ha avviato una fase di recupero che è giunta ieri fino ad un massimo di 105.64. Da un punto di vista meramente grafico il proseguimento della tendenza di breve termine dovrebbe portare il prezzi a contatto con le resistenze di 106.109, importante punto di esame in vista del possibile ritorno a 107.5/107.7. In caso di inversione del minirally delle ultime settimane, il cedimento di 104.5 riporterebbe di attualità i supporti di 104.05.

In realtà, comunque, non è cambiato nulla nelle prospettive macroeconomiche e nelle scommesse sui possibili rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve: il motivo di tale rialzo è per lo più derivante dai massicci acquisti effettuati da parte degli investitori, spaventati dai venti di guerra che spirano dal Vicino Oriente, per proteggere i propri capitali.

Molti commentatori, comunque, si attendono una ulteriore stretta monetaria da parte della banca centrale guidata da Ben Bernanke nella prossima riunione dell’8 agosto. Come abbiamo già scritto, personalmente, preferiamo invece uno scenario che vede un aumento del costo del denaro a settembre, probabilmente l’ultimo della serie.

Continua a leggere: T-Notes, se il cassettista punta sugli yankee

Voci d'interesse sulla Bpi. La più chiaccherata è Bpm

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! OPA per tutti Persone & fatti Risparmio tradito Persone Banche Azioni Italia Gronchi Divo

bpm banca popolare di milano banca popolare di lodi deutsche bank soci�©t�© generale gronchi divo italiana

La nuova vicenda destinata a riscaldare i titoli dei quotidiani finanziari è quella delle voci di aggregazione fra Bpm e Bpi. Ieri sera sono usciti, a chiusura dei mercati avvenuta, i primi commenti dei due gruppi alle voci diffuse in mattinata dalla carta salmonata (e colorata) del Sole 24 Ore. Nessuna smentita nei fatti, ma neanche particolari precisazioni. Dei contatti ci sono stati, ma di più non si sa.

Intanto i primi effetti in borsa si sono cominciati ad avvertire con un rialzo odierno superiore al 2,3% di Bpi e un lieve calo di Banca Popolare di Milano, che già aveva lasciato ieri sui listini il 3,14% del suo valore. Possibile che per una volta Draghi sia stato ascoltato dai riottosi istituti di credito made in Italy?

Intanto per stamattina, scirve il Messaggero, è previsto un incontro fra Giovanni Carosio, capo della vigilanza della Banca d’Italia e Divo Gronchi, a.d. della Popolare Italiana. Forse si parlerà del rapporto dell’ispezione condotta da Bankitalia a Lodi per 11 mesi. Intanto si moltiplicano le ipotesi su un interesse di altri soggetti diversi da Bpm. Fra i prentendenti ci sarebbero anche Societé Generalé e Deutsche Bank, pronte ad un’opa, e anche Mediobanca che, secondo quanto riportato dall’agenzia Mf/Dow Jones sarebbe un’opzione gradita dal presidente di Lodi Piero Giarda.

Enron, muore il fondatore. Merrill Lynch settima banca a risarcire

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Risparmio tradito Persone

enron_lay_risparmio_tradito_class_action_merrill_lynch

Ieri è stata una giornata importante per chi segue uno degli scandali finanziari più importanti degli ultimi anni, quello americano della Enron. Mentre nella redazioni giungeva la notizia della morte per infarto di Kenneth Lay, fondatore della Enron e principale imputato nei processi insieme al Ceo della società Jeffrey Skilling, Merrill Lynch, la famosa banca d’affari di Wall Street acconsentiva a pagare 29,5 milioni di dollari in seguito alle accuse di aver collaborato alla gigantesca frode.

Merrill Lynch è la settima banca costretta a mettere mano al portafoglio dopo una causa intentatagli dalla stessa Enron che ha accusato le banche di avere aiutato il management a nascondere il debito e a gonfiare i risultati. Qualche tempo fa già JP Morgan Chase era stata costretta a un maxi-rimborso di 350 milioni di bigliettoni verdi. Intanto a questo punto si fanno più incerte le possibilità di ottenere dei risarcimenti da parte degli investitori nelle cause contro Lay.

È persino scoppiata una specie di diatriba legale. Non è infatti chiaro se sia legittimo continuare un processo contro un morto. Un articolo di CNNMoney.com comincia così: “Kenneth Lay, l’uomo accusato di essere l’incarnazione degli atteggiamenti di prevaricazione delle corporation, ha dimostrato di essere un semplice mortale dopo tutto”.

Cardia, lo sceriffo di Piazza Affari riassume un anno difficile

pubblicato da Ferry Boat in: Fatti del giorno Persone & fatti Risparmio tradito Politica

consob_cardia_telecom_bnl_bnp_relazione_antonveneta_finanza_tuf

La relazione del presidente della Consob Lamberto Cardia ha riassunto oggi un anno intenso come pochi per la borsa e per la finanza nazionale. Fin dall’esordio il testo dell’Autorità che vigila sul mercato mobiliare italiano ha richiamato alla memoria gli eventi, spesso persino traumatici, che nel 2005 hanno per diversi aspetti ridisegnato il panorama della nostra finanza.

Il risiko bancario dell’estate scorsa ha portato alle dimissioni del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e ha registrato il passaggio in mani straniere di pezzi di pregio del nostro sistema bancario come Antonveneta e Bnl. Durante lo stesso anno Telecom ha razionalizzato la propria struttura societaria incorporando Tim e Unicredit ha conquistato la tedesca Hvb, compiendo una delle operazioni finanziarie più importanti cui si sia assistito finora in Europa.

Nel corso del 2005 sono anche stati ridisegnati i poteri della stessa Consob e nuove urgenze di trasparenza si sono palesate fra gli strascichi dei crack Cirio e Parmalat. Le complesse vicende del mondo dell’alta finanza si sono anche incrociate con le tensioni proprietarie su Rcs-Corriere della Sera e persino sulla proprietà di un gruppo industriale del peso di Fiat. Si tratta in tutti casi di vicende che hanno visto un intervento della stessa Consob spesso abbinato ad una collaborazione con l’Autorità Giudiziaria.

Nuove tensioni adesso arriveranno dal recepimento di nuove direttive europee che probabilmente apporteranno ulteriori modifiche all’ancor giovane Testo Unico della Finanza.

Intanto, a rileggere le parole di Cardia, ci si rende conto di quanti terremoti hanno scosso Piazza Affari e di come tutto ciò sia il segnale di cambiamenti profondi, i cui effetti forse si devono ancora manifestare in tutta la loro portata.