
Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio della Penisola Iberica e i forti ribassi dell’euro sulle altre valute hanno inevitabilmente reso più onerosa la domanda di energia da parte dei paesi europei che potrebbero anche dovere affrontare degli scenari deflazionistici nel prossimo futuro. Da questo sono derivati i ribassi del greggio e delle materie prime degli ultimi giorni (solo parzialmente recuperati oggi) mentre produttori e distributori corrono ai ripari cercando di riposizionarsi al meglio nel nuovo contesto.
Eni, in particolare, sta cercando di arginare gli effetti deleteri del recente downgrade di Standard & Poor’s da AA- ad A+ a causa della permanenza del debito al di sopra dei 23 miliardi di euro: la società guidata da Paolo Scaroni ha senza dubbio liquidità sufficiente a sopperire a ogni necessità, ma le incertezze portate dal contesto globale forse rendono meno chiare le prospettive di reddito future.
Nel frattempo l’italiana ha annunciato la cessione del 25% di Greenstream alla libica Noc: con Tripoli, adesso, si gestisce alla pari l’infrastruttura che trasporta il gas libico a Gela. Forse per rassicurare il mercato il management ha annunciato che la produzione di petrolio dal pozzo iracheno di Zubair dovrà raggiungere i 250 mila barili di petrolio al giorno dai 180 mila attuali.
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I risultati del 2009 hanno avuto effetti opposti sulle performance di Saras e Geox. La prima ha chiuso la scorsa seduta con un ribasso del 6,39%, la seconda ha invece guadagnato il 9,43% al termine delle contrattazioni di venerdì scorso: difficile non attribuire ai fondamentali delle due società questi balzi in direzioni opposte.
Il gruppo Saras, la società dei Moratti che si occupa di raffinazione, ha aperto la sua prima seduta del 18 maggio 2006 a quota 5,4 euro, ma oggi vale circa 1,7 euro: ancora a inizio febbraio i Moratti sono stati ascoltati dal pm di Milano Luigi Orsi in merito alla vicenda che vede coinvolti JP Morgan, Morgan Stanley e Caboto nel "collocamento sospetto". Il prezzo per l’ipo di Saras era stato addirittura fissato a 6 euro e da quattro anni ormai si inseguono accuse di falso in prospetto e aggiottaggio.
L’ultima Caporetto di Borsa è però dettata dai risultati del 2009: l’esercizio si è chiuso con un calo dei ricavi del 39% a 5,3 miliardi di euro e una perdita da 54,5 milioni di euro. Non ha sorpreso dunque la decisione di non distribuire alcun dividendo e il conseguente calo del titolo in Borsa. Il calo della domanda di greggio come noto ha colpito i margini di tutti i raffinatori e solo una ripresa più decisa dell’economia potrà risollevare le sorti del settore. Sul piano grafico, l’attacco al supporto di quota 1,84 euro aveva già portato alla violazione di questo livello giovedì scorso; l’affondo a 1,66 euro con gap down in apertura durante l’ultima seduta della scorsa ottava ha solo aggravato una crisi già presente.
In direzione opposta si è invece mossa Geox che ha chiuso la seduta di venerdì scorso con un balzo del 9,43 per cento. La casa delle scarpe che respirano guidata da Mario Moretti Polegato ha chiuso il 2009 con ricavi in calo del 3% a 865 milioni di euro e con un utile rettificato in calo da 124 a 84,2 milioni di euro: se una società riporta però in un anno difficile il free cash flow da un saldo negativo per 10,7 milioni di euro a uno positivo per 120,6 milioni non può che suggerire una prossima forte ripresa del business. Il dividendo da 0,20 euro (contro gli 0,24 del 2008) conferma. Dal punto di vista grafico il titolo ha superato la soglia psicologica dei 5,00 euro che ospitava anche i massimi di fine 2009, nuovi allunghi potrebbero a questo punto impostare un doppio minimo in zona 4,3 euro con target in area 5,7: serviranno però nuove conferme in questa direzione.
Una cosa è certa, invece: Saras a Geox a inizio 2009 hanno preso strade decisamente diverse.

Il mercato reagisce con le vendite alla pubblicazione dei dati trimestrali di Saras e penalizza il titolo della compagnia di raffinazione della famiglia Moratti con un ribasso del 4,3% a 2,11 euro. D’altra parte i dati pubblicati dal gruppo sono preoccupanti anche se bisogna osservare che, almeno nel caso di Saras, oltre a fattori di mercato come la forte riduzione dei prezzi dei prodotti petroliferi e il calo della domanda che ha compresso i margini di raffinazione, hanno pesato anche elementi di natura straordinaria come un tragico incidente in una raffineria e una serie di imprevisti che hanno causato dei rallentamenti e appesantimenti della catena produttiva del gruppo.
La fotografia di Saras e delle sue performance alla fine del terzo trimestre mostra comunque una forte flessione di tutti i principali indicatori del conto economico: il confronto con il terzo trimestre del 2008 rivela infatti una flessione del fatturato del 43% a 1,41 miliardi di euro, dell’ebitda del 127% fino a un rosso di 17,1 milioni di euro. Nel trimestre si registra una perdita operativa di 65,5 milioni di euro (-399%) e un risultato negativo per 49,6 milioni di euro.
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Ancora qualche rialzo per Saras che continua a recuperare terreno, sebbene meno vivacemente rispetto al rally di venerdi’ scorso. Il suo rimbalzo avviato gia’ dai minimi assoluti a quota 2,2875 euro dello scorso 20 marzo ha comunque portato il titolo della societa’ petrolifera a chiudere la scorsa ottava con un bel rialzo giornaliero del 6,4 per cento (a cui in queste ore andrebbero aggiunti altri 2 punti percentuali, nonostante la cattiva intonazione dei mercati).
Il bilancio recentemente pubblicato sembra decisamente essere piaciuto al mercato, tanto che il titolo ha persino superato quota 3,18 euro durante l’ultima seduta e ha chiuso le contrattazioni di venerdi’ a 3,12 euro. I prezzi del collocamento fissato a 6 euro sono ancora piu’ che lontani, ma gli azionisti entrati sui minimi saranno sicuramente contenti degli ultimi recuperi.
Un po’ meno quelli che hanno seguito in questi mesi le indicazioni di Credit Suisse, JP Morgan, Caboto, Lehman Brothers e degli altri analisti che seguono il titolo. Sfogliando, infatti, gli studi societari pubblicati dal sito di Borsa Italiana non si legge neanche un sell dall’11 maggio del 2007 a oggi (Goldman Sachs e Merrill Lynch giudicano il titolo neutral, anche se la prima ha alzato il suo giudizio dal precedente sell lo scorso 17 febbraio; Axia invece lo scorso 7 settembre ha abbassato il proprio giudizio da buy a hold). Alla fine l’idea che ci si fa e’ che questa societa’ sia un po’ difficile da capire.
Le altalene che fanno paura al mercato, ma spaventano ancora di più chi nel mercato ci deve entrare. È il caso per esempio di Piaggio che potrebbe decidere di rinviare il debutto a Piazza Affari già fissato in estate. Colaninno, a chi gliene chiedeva, ha risposto: “Vediamo”. Intanto registriamo anche Italtel, che ha recentemente rinviato la quotazione.
In effetti viste le performance di Pierrel, Sara, Eems e altri; visti soprattutti i crolli che si sono visti su tutte le borse negli ultimi tempi diciamo pure che il mercato un po’ di paura la fa. Non è il caso di Antichi Pellettieri che debutterà il prossimo 7 giugno. Previste anche quotazioni senza intoppi per la Pirelli Tyres, il ramo pneumatici dell’impero targato Tronchetti Provera che dovrebbe sbarcare in borsa prima della fine di giugno e che dovrebbe raggiungere una capitalizzazione di borsa da circa tre miliardi di euro.
Previsto anche lo sbarco in borsa di Autostrada Milano Serravalle, la piccola municipalizzate delle autostrade che ha tanto fatto litigare la Provincia (37,9% del capitale direttamente posseduto) e il Comune di Milano (18,6%), nonostante qualche segnale (quasi) distensivo giunto di recente forse anche per la gioia dovuta alla recente conquista dell’Autostrada Serenissima (valore 70 milioni).
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Veramente buffo, e strano, la borsa crolla e i manager comprano. Qualcuno dirà: e allora? Credono nelle società di cui fanno parte e investono in esse. Sicuramente peserà anche l’importanza di un segnale di fiducia ai mercati in un momento, per molti, difficile. Ma fra ieri e oggi moltissimi manager hanno comprato azioni delle società in cui lavorano, a volte per cifre consistenti.
Gli esempi sono diversi: da Sergio Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo, che hanno comprato titoli del Lingotto a Gianluigi Trevisan, vice presidente di Trevi, che ha comprato 50.000 azioni del gruppo romagnolo per un corrispettivo di 309 mila euro.
Alla lista si aggiungono altri nomi eccellenti come quello di Maria Moratti che in Saras, la matricola petrolifera tristemente nota per la brutta figura al suo debutto, ha comprato 6.000 azioni spendendo intorno ai 30 mila euro: poca roba, ma certo neanche bruscolini.
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Forse ha ragione quel report di Mps Finance quando prevede rialzi in arrivo nel prezzo del greggio. Valero Energy Corp, la più importante raffineria statunitense, è andata a fuoco e ora è imputata dei rincari di oggi. Ma è possibile che anche gli uragani della prossima estate ci mettano la coda.
Secondo un istituto meteorologico statunitense potrebbero addirittura essere 10 quelli di forte intensità pronti a scagliarsi sulle coste americane la prossima estate. Questo potrebbe significare delle difficoltà di raffinazione (si ricordi l’effetto Katrina), quindi una carenza di materie prime e un lievitare dei prezzi proprio mentre la gente chiede più benzina per andare al mare con la famigliola.
Ovviamente è solo uno scenario. Intanto, però il concretissimo incendio della Valero Energy ha riportato i prezzi dell’oro nero sopra i 70 dollari al barile (il Future sul Crude Brent in scadenza a giugno negozia in queste ore a quota 70,25 dollari). Le società del settore non aspettavano altro e, infatti, anche a Piazza Affari le oil share di casa nostra hanno reagito bene. Eni segna un rialzo del 2,9%, Erg guadagna il 5,95% e anche Saras segna un bel rialzo del 3,09%. Anche l’impiantistica se la passa benone con Saipem e Trevi che viaggiano entrambe con rialzi superiori al 7%.
Un boom che potrebbe far dimenticare ai titoli quel magone che imperava durante il ribasso dei prezzi del greggio e durante le recenti giornate nere del mercato. Buffo notare quanto può portare bene un uragano…
È inciampata, c’è poco da fare. Nel suo ingresso in borsa la nuova e già famosa matricola di Piazza Affari, Saras, ha fatto una pessima figura: l’esordio in borsa per la società dei Moratti è di quelli da dimenticare, con un ribasso del 12% sul prezzo di collocamento.
Sarà la brutta aria che tira in questi giorni sui mercati, sarà il sospetto di qualche furbata dei Moratti per fare cassa in tempi d’oro per i petroliferi, ma alla borsa sembra proprio che la debuttante non sia piaciuta.
La nuova matricola del Mercato Telematico Azionario viaggia su un valore di 5,26 euro per azione contro un collocamento a 6 euro e una valutazione ieri, sul “Grey Market” londinese, di 6,3 euro per azione.
Debutterà domani, ma è già una stella. Saras, la prossima matricola di casa Moratti sull’Mta, ha chiuso il collocamento con richieste superiori a quattro volte l’offerta. C’era da aspettarselo per un petrolifero che sbarca in borsa di questi tempi. Dagli investitori istituzionali sono giunte 490 richieste e dal retail circa 295 mila. Alla fine i 345 milioni di azioni sono andati a quasi 80 mila richiedenti.
Intanto al mercato grigio di Londra l’azione, collocata a 6 euro, ne vale già 6,3. La cosa più buffa è che la società sembra piacere anche ai concorrenti. Alessandro Garrone, l’amministratore delegato di Erg, ha infatti risposto a chi gli chiedeva di eventuali progetti in comune con Saras “Perché no? Sarebbe bello creare un grande gruppo nel settore della raffinazione in Italia e Saras è sicuramente un soggetto importante. Ora non c’e’ nessun contatto, poi vedremo. Noi siamo sempre disposti a parlare”.
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Il primo trimestre 2006 di Saras si è chiuso con un utile netto di 56 milioni di euro, il doppio rispetto ai 28 milioni di euro del 2005. In questo primo primo scorcio dell’esercizio fiscale la Saras, che presto si quoterà in borsa, ha raggiunto ricavi di 1,43 miliardi di euro, con una crescita del 34% rispetto al 2005. Il MOL (margine operativo lordo) è di 75 milioni di euro, in discesa dai 110 milioni di euro di un anno fa. In una nota dell’azienda si legge che alla fine di marzo la posizione finanziaria netta è risultata negativa per 277 milioni (-192 milioni di euro del primo trimestre del 2005). Il patrimonio netto ha registrato un incremento del 2% portandosi a 414 milioni dai 405 milioni di euro del 2005.