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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T16:33:39+00:00</updated>
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    <title type="html">Eni a tutto gas: chiusi gli importanti dossier europei, il gruppo tratta con Gazprom</title>
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    <published>2010-10-01T16:10:26+00:00</published>
    <updated>2010-10-01T16:10:26+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4527/eni-a-tutto-gas-chiusi-gli-importanti-dossier-europei-il-gruppo-tratta-con-gazprom"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Enisederoma.jpg" class="post" align="left" border="0" width="194" height="209" alt="eni scaroni gas gasdotti southstream russi gazprom progetti edf mercato finanza iran iran sacntions act risultati cessioni strategie" /></p>
<p>Periodo di grandi cambiamenti per Eni che ha avviato una campagna di cessioni destinata a rimpolpare il bilancio e soprattutto a risolvere importanti questioni come quella delle reti europee del gas. L’accordo con l’Unione europea anticipa la cessione di gasdotti fondamentali per Eni e per l’Italia con l’intento di favorire lo sviluppo della concorrenza in questo settore. In particolare è già previsto che asset strategici come la Tag passino alla Cassa Depositi e Prestiti. La sola partecipazione dell’89% nella Tag (Trans Austria Gasleitung), una condotta austriaca vitale per il Bel Paese è valutata nel bilancio di Eni 170 milioni di euro con il metodo del patrimonio netto. Il 46% di Transitgas è valutato (nella stessa sede) 33 milioni di euro e contando anche le quote del Tenp (Trans Europa Naturgas Pipeline) si arriva a un totale di 210 milioni di euro. Chiunque compri i vari asset sicuramente fornirà utili risorse al bilancio del cane a sei zampe.</p>
<p>Altre risorse giungono poi in bilancio dalle cessioni a Gas Plus che ha investito 175 milioni di euro nell’acquisizione di importanti giacimenti di idrocarburi nel Nord Italia e in particolare di Padana Energia. Da ricordare in questi giorni il posticipo dell’esercizio dell’opzione put che permette a Gas Plus di prendere un po’ di tempo in vista della programmata acquisizione di Adriatica Idrocarburi.</p>
<p>Insomma sia in Italia che all’estero il gruppo guidato da Paolo Scaroni si mostra molto dinamico come testimoniato anche dall’accordo con il Dipartimento di Stato americano in merito a un graduale disimpegno del gruppo italiano dalle attività iraniane stigmatizzate nell’Iran Sanctions Act. Un disimpegno che comunque non dovrebbe impattare se non marginalmente sul bilancio di Eni.</p>
<p>Ben più importanti e strategiche sono invece le trattative di Scaroni con Gazprom. Oggi un incontro a Mosca ha affrontato ancora il tema della maxi-condotta del gas South Stream, dell’ingresso nel progetto dei francesi di EdF. Le collaborazioni fra i due colossi dell’idrocarburo si spingono però molto oltre questa pipeline e si allargano all’Italia e a numerosi altri paesi. Con la consapevolezza da parte del cane a sei zampe dell’importanza di mantenere un ruolo strategico nello scacchiere globale e nel settore del gas che, da solo, ha coperto l’anno scorso la generazione di quasi metà dell’energia elettrica del Bel Paese.</p>
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    <title type="html">Eni: nuovo anno, vecchie sfide </title>
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    <published>2010-01-18T13:17:17+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4308/eni-nuovo-anno-vecchie-sfide"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petrolio_09.jpg" class="post" align="left" border="0" width="170" height="259" alt="eni petrolio uganda snam rete vinke finanza azioni titoli mercato petrolio oro nero oil scaroni" /></p>
<p>Il 2010 chiederà al management di Eni delle scelte strategiche per il futuro. Cambiamenti importanti urgono, infatti, su più fronti. L’annosa questione della proprietà di Snam e degli assetti proprietari delle reti di condutture che da diverse direzioni pompano il gas in Europa e in Italia rischia infatti di complicarsi ogni giorno di più. Il pericolo, per la società guidata da Paolo Scaroni, è quello di una maxi-sanzione fra i 500 milioni e il miliardo di euro per via del ruolo dominante nei gasdotti europei Tag, Transitgas e Tenp. L’Antitrust europeo minaccia infatti dei provvedimenti che potrebbero impattare pesantemente sui conti del cane a sei zampe.</p>
<p>La faccenda si interseca con quella del controllo di Snam e quindi della rete nazionale di distribuzione e di società collegate ad altre attività di “sistema” come la gestione degli stoccaggi di Stogit. Più volte il controllo della rete da parte di uno degli operatori è stato criticato da diversi osservatori, tuttavia Scaroni ha sempre ottenuto un tacito assenso dalla politica quando ha osservato in passato che sostanzialmente tutti i maggiori operatori europei controllano ancora ampie parti delle infrastrutture. Quando di recente Alessandro Ortis, numero uno dell’Autorità dell’energia, ha ricordato ancora una volta il predominio della società di San Donato nelle forniture di gas del Bel Paese, è stato facile per i giornali ricordare le annose diatribe sul caso. Di recente anche il fondo attivista Knight Vinke ha sostenuto posizioni simili, ma per motivi diversi: uno scorporo delle attività di downstream (Snam compresa) da quelle di upstream secondo il fondo liberebbe valore e favorirebbe una migliore distribuzione del debito. Scaroni ha risposto che tenere certe attività regolate insieme alle altre (il business del gas con quello del petrolio) favorisce la solidità dell’azienda, ma la crisi della domanda di gas di quest’anno mette un po’ in forse un simile assunto.</p>
<p>La compagnia petrolifera fondata da Enrico Mattei si confronta però in questi giorni anche con un altro caso di portata internazionale. In Uganda l’Eni ha puntato tanto, fino ad arrivare a un accordo da 1,5 miliardi di euro con Heritage per l’acquisizione del 50% dei blocchi 1 e 3A del bacino del Lago Albert controllati dalla società. Il socio di Heritage Tullow Oil, il più grande esploratore britannico nel comparto petrolifero, ha però insistito per dire la sua e ha esercitato il proprio diritto di prelazione sugli asset di Heritage in maniera da gestire in proprio il processo di sviluppo di questi giacimenti che potrebbero equivalere a riserve per 2 miliardi di barili. Si tratta comunque per Tullow di una scommessa ardita, perché gli operatori del settore sono ben consapevoli che il gruppo non ha le competenze necessarie per lo sviluppo di un progetto tanto complesso e che ha quindi bisogno urgente di partner qualificati che l’aiutino a ripagarsi gli investimenti. Il progetto domani potrebbe davvero cambiare l’Uganda e prevede la costruzione di un certo numero di infrastrutture. Eni rimane alla finestra fiduciosa in una positiva evoluzione del dossier entro il prossimo mese. Di certo però questa presa di posizione di Tullow complica le cose.</p>
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    <title type="html">Eni: dati in calo, come i prezzi del greggio</title>
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    <published>2009-07-31T13:16:51+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4204/eni-dati-in-calo-come-i-prezzi-del-greggio"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Eni.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="299" alt="eni scaroni petrolio exxon total sette sorelle bp andamento mercato finanza barile risultati investimenti southstream gazprom" /></p>
<p>Il cane a sei zampe appare oggi un po&#8217; azzoppato da dati non proprio esaltanti e cede in Borsa il 6% circa. Certo gli utili del gruppo hanno perso il 75,8%  e sono precipitati così a quota 832 milioni di euro. Due cifre però rendono bene tutto quanto: nel secondo trimestre del 2008 il Brent valeva in media 121,38 dollari, nel secondo trimestre del 2009 il prezzo medio del petrolio europeo era invece di 58,79 dollari al barile. Cosa ci si poteva aspettare se non un crollo della redditività? La conseguente decisione di tagliare l&#8217;acconto del dividendo semestrale da 65 a 50 centesimi non ha certo incoraggiato il mercato.</p>
<p>D&#8217;altra parte il panorama è confermato da tutte le maggiori compagnie petrolifere che hanno pubblicato i risultati del trimestre negli ultimi tempi. Gli utili di Exxon sono crollati nel trimestre del 66% rispetto al dato del 2008, quelli di BP sono passati dai 9,47 miliardi di dollari del secondo trimestre del 2008 ai 4,42 miliardi dello scorso 30 giugno. In caduta libera anche gli utili del colosso francese Total che cedono il 54% sul secondo trimestre del 2008 e si portano a 1,7 miliardi di euro (2,3 miliardi di dollari, -60%).</p>
<p>Ci sono però anche fattori specifici che hanno influenzato l&#8217;andamento di Eni come l&#8217;incremento nel trimestre (2009/2008) dell&#8217;incidenza delle imposte (tax rate) dal 40,5 al 57,2 per cento.</p>
<p>Di segno diverso anche gli impatti di alcuni delle più grandi manovre della società. Da ricordare il raddoppio della capacità di trasporto di South Stream (la condotta del gas che unisce il Medio Oriente e la Russia all&#8217;Europa) che, come la recente acquisizione di Distrigas, rappresenta un investimento destinato a ripagarsi nel tempo, ma per ora di impatto sul bilancio. I nuovi accordi quadro in Egitto, le operazioni in Russia sono altre novità di questo trimestre.</p>
 <p>
Da ricordare la cessione per 4,5 miliardi di euro di Italgas e Stogit a Snam Rete Gas che ha contribuito a portare liquidità in cassa.</p>
<p>Quanto alla situazione patrimoniale va evidenziato che al 30 giugno 2009 il gruppo ha un debito finanziario netto da 18,35 miliardi di euro e un patrimonio che supera i 50 miliardi: lo stato patrimoniale della società è insomma più che solido.</p>
<p>Purtroppo l&#8217;andamento delle materie prime e il calo della domanda registrati sui mercati non sono altrettanto robusti. D&#8217;altra parte 121 dollari per ogni barile di petrolio erano davvero troppi, in fondo anche l&#8217;Opec si accontenterebbe di un prezzo intorno ai 70 dollari.</p>
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    <title type="html">Eni: il bond ha successo</title>
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    <published>2009-06-17T18:03:02+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4175/eni-il-bond-ha-successo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/scaroni_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="247" height="315" alt="eni cane a sei zampe bond obbligazionario risultati finanza gasdotti petrolio mercato azioni titoli southstream putin noc gheddafi libia italia interscambio mercato metano gas compagnie petrolifere" /></p>
<p>Massimo Ghini ha avuto successo anche come promotore. Il celebre attore italiano, dopo avere interpretato Enrico Mattei, fondatore dell&#8217;Eni, in una pellicola di Giorgio Capitani ha deciso anche di promuovere la nuova emissione obbligazionaria del Cane a sei zampe. Sicuramente non è soltanto la sua pubblicità a incoraggiare il mercato ad acquistare i nuovi bond di Eni.</p>
<p>La più grande società italiana ha, infatti, dalla sua un&#8217;offerta incoraggiante: da 85 a 135 punti base sul mid swap a 6 anni per il tasso fisso. Se si considera che il tasso mid swap a 6 anni si aggira in questi giorni sul 3,6% si capisce che il rendimento di questi titoli in periodo di incertezza dei mercati è considerato interessante. Già circa 1,8 miliardi di obbligazioni sono state richieste e probabilmente l&#8217;offerta sarà chiusa anticipatamente. In giornata il gruppo ha confermato l&#8217;incremento delle emissioni a un ammontare complessivo di 2 miliardi di euro.</p>
<p>D&#8217;altra parte la solidità patrimoniale della società è fuori discussione visto che a un debito finanziario netto in discesa a 16,52 miliardi di euro (dati del 31 marzo scorso), corrisponde un patrimonio netto di 48,91 miliardi di euro. La redditività dell&#8217;azienda nell&#8217;ultimo trimestre ha mostrato una flessione e anche il giro d&#8217;affari si è ridotto notevolmente. Nel primo trimestre del 2009 infatti i ricavi del gruppo guidato da Paolo Scaroni si sono attestati a 23,74 miliardi di euro contro gli oltre 28,3 miliardi del primo trimestre del 2008 (-16,1%) e l&#8217;utile netto della società è sceso da 3,3 a 1,9 miliardi (-42,7%). Il dato ha comunque battuto le attese del mercato.</p>
 <p>
Di certo ci sono di mezzo anche le forti oscillazioni del petrolio che in passato è volato fino a 150 dollari contro i 50 del primo trimestre 2009 e i 70 circa di questi giorni. Pesano, però, su Eni e su tutte le compagnie del comparto, anche altre incertezze legate al business petrolifero.</p>
<p>L&#8217;estrazione nel tempo è diventata sempre più difficile e costosa e questo chiama tutte le grandi compagnie petrolifere del mondo, Eni compresa, a grandi investimenti. In questi giorni sembra che il gruppo stia valutando cessioni di giacimenti nel Mare del Nord: l&#8217;operazione è stata confermata, ma sminuita da Paolo Scaroni che ha parlato di poche migliaia di barili di olio equivalente (boe). Il colosso petrolifero italiano ha d&#8217;altra parte programmato grandi investimenti anche nelle pipeline di collegamento con i paesi fornitori.</p>
<p>Per esempio qualche giorno fa nella tenda di Muammar Gheddafi a villa Pamphili paolo Scaroni ha approvato nuovi investimenti nel gasdotto che collega la Libia con l&#8217;Italia, il Bluestram: l&#8217;enorme condotta sottomarina passerà così da una capacità di 8 miliardi a una di 11 miliardi di boe annui. Il gasdotto è una joint venture con la libica Noc e quindi gli investimenti dovrebbero essere più o meno paritari. Si attendono novità sul Southstream, faraonica pipeline che dovrebbe collegare l&#8217;Europa con il Medioriente. L&#8217;apertura della condotta è prevista ormai per il 2015 e la capacità è volata nel frattempo a 64 miliardi di metri cubi. Nel terreno delle condotte Eni, però, si muove probabilmente con cautela, perché già in passato l&#8217;Unione Europea ha accusato la nostra società di limitare con il controllo della rete dei gasdotti la concorrenza sul mercato. Si tratta di un abuso contestato da tempo ad Eni, che ha sempre sottolineato l&#8217;importanza strategica per il bene nazionale del controllo delle condotte. D&#8217;altra parte servirebbe davvero una rete europea e quindi un analogo intervento in tutto il Vecchio Continente: cosa che sembra molto distante, ancora, dalla volontà dei grandi d&#8217;Europa.</p>
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    <title type="html">Eni, Gazprom e le roventi vie del gas</title>
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    <published>2008-02-25T18:30:52+00:00</published>
    <updated>2008-02-25T18:30:52+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3431/eni-gazprom-e-le-roventi-vie-del-gas"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/gasrussozzz02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="189" alt="eni enel gas energia piplene gasdotto snam rete gas scaroni paolo putin russia gazprom enia a2a condutture stogit separazione rete alessandro ortis autorit&Atilde;&nbsp; energia gas authority liberalizzazione mercato nucleare geopolitica stati uniti questione energetica armenia georgia politica piebalgas mercato ue unione europea politica energetica" /></p>
<p>“Il grado di concorrenza nel settore del gas è tutt&#8217;ora molto insoddisfacente”. Oggi Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, è tornato sull’argomento della scarsa concorrenza nel vitale settore del gas. “La rete del gas è un monopolio tecnico naturale: proprio per questo - ha aggiunto Ortis - deve essere &#8216;terza&#8217; rispetto a tutte le aziende italiane e non”.</p>
<p>L’appunto non è però venuto fuori a caso: in giornata un bell’articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera aveva infatti riscaldato l’argomento. Gazprom, colosso russo da tempo alla ricerca di un ingresso nella distribuzione del gas in Europa e in Italia, vorrebbe, infatti, una quota rilevante di Snam rete gas o in alternativa il controllo della società dell’Eni Toscana Energia. Due richieste che l’Eni, storica alleata della Russia (così come più recentemente è Enel), ha però rispedito al mittente. Al massimo, riporta Mucchetti, si potrebbero concedere un po’ di centrali. Il problema, però, si sposta facilmente dalla Toscana a tutto il futuro energetico del Vecchio Continente.</p>
<p>Se si considera, infatti, la forte dipendenza dell’Italia e dell’Europa dalle forniture energetiche russe e se si considerano i grandi interessi dell’Eni e di Enel in Russia appare chiaro che uno scontro frontale non è auspicabile. Recentemente con l’operazione OGK-5 Enel è diventata il più grande operatore elettrico straniero del Paese e contemporaneamente Eni e Gazprom sono impegnati in tandem nella costruzione di South Stream, uno dei gasdotti più importanti per l’approvvigionamento dell’Europa centro-meridionale.</p>
<p>Proprio oggi il vicepremier e candidato del Cremlino alla presidenza, Dmitri Medvedev, attualmente presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, ha presenziato alla firma di un importante accordo a Belgrado. Il nuovo deal sancisce il passaggio del controllo di Nis, la maggiore società di gas e petrolio dell’ex Jugoslavia, a Gazprom.</p>
<p>Le firme sul foglio erano quelle di Aleksiei Miller, ad di Gazprom, e di Sasa Ilic, ad della serba Srbijagas. In cambio Belgrado ha ottenuto la certezza di diventare uno dei maggiori snodi dello stesso South Stream e quindi, in prospettiva, uno dei crocevia del metano nella via per l’Europa. L’appoggio alla Serbia contro l’indipendenza del Kosovo in questi giorni è, d’altra parte, strettamente collegato anche a questo importante accordo economico.</p>
<p>La lontananza degli Stati Uniti e dell’Europa da queste posizioni è collegata anche al fatto che Nabucco, la rete europea alternativa a South Stream, rischia di vedere limitate le proprie potenzialità a seguito della costruzione di quest’ultima potente pipeline.</p>
 <p>Nel caso degli Stati Uniti i contrasti con Gazprom portano invece alla Georgia e all’Armenia, dove Gazprom tenta di impossessarsi delle reti del gas per completare il proprio controllo in Medio Oriente sulle forniture ai ricchi mercati europei.</p>
<p>I progetti di Mosca non piacciono però a Washington. Rischiano, infatti, di rendere inutili i forti investimenti nei gasdotti statunitensi che in partenza da Shah Deniz che, nelle intenzioni degli americani, dovevano avviare il trasporto degli idrocarburi verso Europa e Stati Uniti. La questione del gas rischia dunque di diventare davvero esplosiva.</p>
<p>Oggi dei punti la politica, in un momento difficile per via delle prossime elezioni italiane, ha cercato di metterli. La rete del gas ( e gli stoccaggi) sono un monopolio naturale e non spettano a nessun operatore del settore, non ad Eni, né tanto meno a Gazprom. Questo il messaggio di Ortis. Questo il messaggio di anche Adris Piebalgs, commissario Ue all&#8217;Energia, che oggi ha bocciato come un’indiscrezione l’ipotesi di un ingresso di Gazprom nel capitale di Snam rete gas. Il resto adesso è tutto da vedere, anche se, sicuramente, il Governo che le elezioni di aprile insedieranno a Roma dovrà decidere presto se proseguire nella politica italiana e tedesca di accordi con Gazprom oppure contribuire più decisamente alla creazione di una politica europea unitaria dell’energia. I russi non stanno certo a guardare.</p>
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    <title type="html">Eni: abbiamo comprato per crescere</title>
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    <published>2008-02-15T17:34:09+00:00</published>
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<p>Giornata sull&#8217;ottovolante per Eni in Borsa nel giorno della presentazione dei dati sul quarto trimestre 2007 al mercato. A ridosso della conference call della compagnia petrolifera, ma dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo del Cane a sei zampe passa, infatti, in territorio negativo e poi comincia una lenta risalita durante la qual lima le perdite. Va considerato, però, che in giornata la pubblicazione di alcuni dati negativi sull&#8217;economia statunitense (inflazione e indice manifatturiero di new York) ha condizionato notevolmente i listini. </p>
<p>I primi dati pubblicati sull&#8217;ultima parte dell&#8217;esercizio appena trascorso si dimostrano sostanzialmente in linea con le previsioni del mercato e anzi l&#8217;utile netto adjusted batte le stime di qualche analista registrando un incremento del 13,7% a 2,67 miliardi di euro nel trimestre. Un dato positivo che si capovolge sulla più lunga distanza dell&#8217;intero esercizio 2007. Questo infatti si chiude con un utile adjusted di 9,47 miliardi di euro in flessione del 9 per cento. I ricavi del gruppo che hanno sfiorato i 25,3 miliardi di euro nel trimestre (+18,1% a/a) e gli 87,17 miliardi nell&#8217;anno (un più modesto +1,2%) hanno comunque tenuto e la situazione patrimoniale, nonostante il debito sia passato dai 6,7 miliardi di fine 2006 ai 16,3 miliardi di oggi, rimane solida. Il leverage a fine 2007 si è infatti attestato a 0,38 mentre, mentre le stime per il 2008 dipendono dalla scelta di Gazprom di esercitare o meno durante l&#8217;esercizio in corso le opzioni di acquisto sugli asset russi. Se il colosso del gas controllato da Mosca comprerà, specifica il comunicato di Eni, allora il levarage dell&#8217;esercizio in corso scenderà sotto il dato del 2007, altrimenti sarà superiore.</p>
 <p>
Il dividendo annunciato da Eni è di 1,30 euro e risulta sostanzialmente in linea con le attese. È da evidenziare anche che, per quanto riguarda la difficile questione dello sfruttamento del giacimento supergiant del Kashagan, la società preventiva nella sua nota di oggi che &#8220;è prevedibile un ritardo nell&#8217;avvio della produzione&#8221;, ma anche che &#8220;le parti hanno concordato che Eni in qualità di operatore presenti entro marzo 2008 un budget revisionato dei costi e dei tempi di completamento della prima fase di sviluppo del giacimento&#8221;. Fra le operazioni che il gruppo del Cane a sei zampe ha messo a segno durante l&#8217;esercizio appena trascorso è importante ricordare il buy back che ha ridotto del 9% le azioni in circolazione. </p>
<p>Eni, come ha sottolineato durante la conference call lo stesso amministratore delegato Paolo Scaroni, ha concentrato gran parte dei propri sforzi nelle acquisizioni fatte durante l&#8217;anno trascorso in Congo, Turkmenistan, Golfo del Messico, Alaska, Angola e Russia. In particolare il gruppo sostiene di aver raggiunto grazie alle acquisizioni fatte una posizione di leading player nelle aree a più rapido sviluppo e di essere entrata nei consorzi che riguardano quattro giacimenti giant. </p>
<p>Una particolare attenzione è comunque rivolta dal gruppo alle attività di G&#038;P (Gas &#038; Power) che Eni considera molto interessanti perché sono quelle che permetto la più alta generazione di cassa e sono molto stabili. Paolo Scaroni si è detto fiducioso in una crescita di lungo periodo sostenibile e profittevole per gli azionisti. Una crescita per la quale Eni prevede di investire 49,8 miliardi di euro nel periodo 2008-2011.</p>
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    <title type="html">Eni: utili in calo, ma Scaroni è ottimista</title>
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    <published>2007-10-31T17:27:46+00:00</published>
    <updated>2007-10-31T17:27:46+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Utili in calo per Eni. Il colosso energetico italiano ha chiuso il terzo trimestre di quest&amp;#8217;anno con utile netto di 2,15 miliardi di euro,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3219/eni-utili-in-calo-ma-scaroni-e-ottimista"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/ottimismo2.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="187" alt="eni scaroni kazakhstan risulti trimestre progetti target cane a sei zampe petrolio" /></p>
<p><em>Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Utili in calo per Eni. Il colosso energetico italiano ha chiuso il terzo trimestre di quest&#8217;anno con utile netto di 2,15 miliardi di euro, in flessione dell&#8217;11,4% rispetto al terzo trimestre del 2006. I settori che hanno sofferto maggiormente sono stati l&#8217;Exploration &#038; Production e il Refining &#038; Marketing. Nel primo ha impattato negativamente sui risultati da un lato l&#8217;apprezzamento del 7,9% dell&#8217;euro nei confronti del dollaro e dall&#8217;altro la minore produzione venduta unita ai maggiori costi e ammortamenti sostenuti. A condizionare i risultati del Cane a sei zampe nel Refining &#038; Marketing è stata invece la flessione dei margini di raffinazione.</p>
<p>Lungi dall&#8217;accusare il colpo, l&#8217;amministratore delegato Paolo Scaroni ha colto l&#8217;occasione per sottolineare come tali risultati confermino &#8220;la capacità di Eni di generare solidi risultati anche in uno scenario caratterizzato dall&#8217;apprezzamento dell&#8217;euro sul dollaro, che ha più che compensato il rialzo del prezzo del petrolio, e dalla flessione dei margini di raffinazione e di commercializzazione del gas&#8221;. Il manager resta infatti fiducioso: grazie al rafforzamento &#8220;nei suoi mercati di riferimento e nelle aree petrolifere con i più elevati tassi di sviluppo al mondo&#8221;, Eni archivierà un 2007 con risultati eccellenti.</p>
 <p>
Non che si possa dare torto a Scaroni. Eni resta infatti un&#8217;azienda con una redditività sostenuta. La società petrolifera continua peraltro ad investire in misura consistente nel suo core business. Nell&#8217;ultimo trimestre gli investimenti tecnici relativi allo sviluppo di giacimenti di idrocarburi, all’attività esplorativa, all’upgrading della rete di trasporto nazionale e internazionale del gas e alle raffinerie sono passati a 2,68 miliardi di euro, in aumento del 46% rispetto al terzo trimestre del 2006.</p>
<p>Qualche preoccupazione tuttavia la desta il brusco arretramento dei profitti del colosso che si è trovato però a fronteggiare le continue tensioni locali in Nigeria e la perdita della produzione di Dación in Venezuela, oltre alle fermate non programmate degli impianti e agli inconvenienti tecnici in particolare nel Mare del Nord, anche a seguito dell’incidente alla pipeline Cats nel Regno Unito. Fattori negativi solo parzialmente compensati dal contributo degli asset acquisiti nel Golfo del Messico e in Congo, nonché dalla crescita organica registrata in Libia e in Kazakhstan. Proprio quest&#8217;ultimo resta un nodo importante per Eni, che sembra tuttavia destinato a sciogliersi dopo la firma del memorandum con il governo kazako, che prelude al raggiungimento di un accordo già entro la fine dell&#8217;anno.</p>
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    <title type="html">Reti d&#039;energia Ue: tutti vogliono il tubo</title>
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    <published>2007-09-19T18:45:35+00:00</published>
    <updated>2007-09-19T18:45:35+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3142/reti-denergia-ue-tutti-vogliono-il-tubo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/tubi2_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="221" height="171" alt="eni enel gazprom gas energy oil petrolio gas reti snam terna telecom telefono ue commissione europea bruxelles" /></p>
<p>Ancora una volta Scaroni non ci sta. L’Unione europea ha oggi approvato un <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/07/1361&#038;format=HTML&#038;aged=0&#038;language=EN&#038;guiLanguage=en">pacchetto di norme</a> che impone la separazione delle reti del gas e del petrolio dalle compagnie che con questi idrocarburi producono e vendono energia. Si tratta di un provvedimento da “manuale”. Nel senso che la teoria economica ipotizza da un pezzo che le reti (i gasdotti di accesso alla Ue come quelli interni ai singoli paesi o di collegamento tra loro) siano separati dalle compagnie che se ne servono. Si vuole in altre parole evitare che la concorrenza sia troppo a favore dei cosiddetti campioni nazionali, ossia di quei colossi in genere pubblici che spesso vendono e producono energia ma hanno anche il vantaggio non indifferenti del controllo sulle reti di trasporto di cui anche i loro concorrenti si devono servire.</p>
<p>La cosa si è già vista per esempio con Telecom che controlla ancora la rete italiana di telefonia fissa (sebbene debba ridisegnarla perché ormai clamorosamente inadeguata) e si è vista anche con la rete elettrica. I problemi in gioco però non sono da poco perché allo stato tutti predicano bene e tutti razzolano male.</p>
<p><a href="http://today.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=businessNews&#038;storyID=2007-09-19T145156Z_01_L19659682_RTRIDST_0_OITBS-ENERGIA-UE-COMMISSIONE.XML&#038;archived=False">Nessuno vuole fare il primo passo</a> perché teme di cadere in un fosso e il ragionamento di Scaroni in altre parole è questo: perché dovrei vendere o scorporare Snam se negli altri paesi altri campioni nazionali tengono la fornitura di gas e petrolio insieme alla rete di distribuzione? Vogliamo forse fare i fessi d’Europa?</p>
<p>Il problema si propone in tanti ambiti e di certo il fatto che giganti del gas come Gazprom e Sonatrach bussino prepotentemente alle porte dell’Unione europea per chiedere di avere voce in capitolo non aiuta una discussione serena.  Usare però lo spauracchio dei presunti cattivi extracomunitari che ci tengono ostaggio con i loro ricchi pozzi di gas e petrolio per giustificare contratti di fornitura a trent’anni su infrastrutture ancora troppo limitate è una presa per i fondelli che il mercato Ue non può accettare.</p>
<p>I costi dell’energia sono ancora troppo elevati e l’industria lamenta da un pezzo tariffe inaccettabili per chi vuole competere a livello globale. L’Europa ha dalla propria un consumo di energia più che appetibile. Per avere l’idea basta pensare che nel 2005 l’Europa a 25 ha importato oltre 4,1 miliardi di barili di petrolio dal resto del mondo (a un prezzo medio di 51,2 dollari a barile contro i record da oltre 82 dollari di oggi!). In termini di gas nello stesso anno l’Ue25 ha importato 492,5 miliardi di metri cubi di gas con una dipendenza dall’estero che dal 36% del 2001 si stima possa arrivare anche al 65% nel 2020. Questo rende più debole il Vecchio Continente, ma anche insopportabili i colli di bottiglia che fra paese e paese e fra Europa e paesi produttori rendono sempre più costosa l’energia.</p>
<p>Un corretto equilibrio dovrà di certo passare da una legiferazione generale europea favorevole alla concorrenza come quella di oggi. Possibilmente evitando di essere ricattati da chi come Gazprom di queste divisioni fra grandi e piccoli d’Europa vorrebbe approfittare.</p>
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    <title type="html">Eni: segnali di distensione dal Kazakhstan</title>
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    <published>2007-09-06T16:58:41+00:00</published>
    <updated>2007-09-06T16:58:41+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3114/eni-segnali-di-distensione-dal-kazakhstan"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/manitese.jpg" class="post" align="left" border="0" width="248" height="188" alt="eni distensione kashagan pozzo petrolio astana unione europea maximulta politica petrolio consorzio " /></p>
<p><em>Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Il governo kazako continua ad avanzare pretese. Alla richiesta di &#8220;oltre 10 miliardi di dollari&#8221; fatta nei confronti di Eni per compensare i ritardi accumulati nello sviluppo del giacimento petrolifero di Kashagan si aggiunge oggi quella del premier Karim Masimov il quale ha annunciato che la compagnia nazionale Kazmunaigaz deve diventare cooperatore di Eni nel progetto.</p>
<p>Tuttavia, a ben guardare, il Paese centro-asiatico sembra non voler usare il pugno duro: secondo quanto riportato da alcune fonti, Astana non avrebbe intenzione di imporre multe o sanzioni al consorzio guidato da Eni prima che venga presentato il nuovo piano di sviluppo per il giacimento.<br />
Peraltro il governo locale potrebbe essere disposto a rinunciare alla richiesta di un aumento della quota di petrolio che gli spetta dal giacimento di Kashagan. Il governo del Kazakhstan sarebbe invece interessato a che l&#8217;estrazione del greggio inizi &#8220;il prima possibile&#8221;.  </p>
<p>Il vice ministro Daulet Erzoghin resta fiducioso sull&#8217;esito positivo della questione, ipotizzando che si possa trovare presto un compromesso. E anche da Bruxelles giungono segnali in questo senso. L&#8217;Ue auspica comunque che la vicenda &#8220;venga risolta nel rispetto delle condizioni concordate tra le parti&#8221;. Intanto durante un convegno sull&#8217;energia il premier kazako Karim Masimov ha dichiarato che gradirebbe discutere con l&#8217;amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni i problemi legati al progetto del giacimento kazako, invitando ad Astana anche il commissario Ue all&#8217;Energia Andris Piebalgs, che &#8220;ha espresso una posizione ben definita su Kashagan&#8221;, secondo il primo ministro.</p>
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    <title type="html">Eni: il Kazakhstan chiede 10 miliardi di dollari</title>
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    <published>2007-09-04T17:50:43+00:00</published>
    <updated>2007-09-04T17:50:43+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3112/eni-il-kazakhstan-chiede-10-miliardi-di-dollari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Kashagan.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="241" alt="kashagan eni kazakhstan scaroni astana maximulta multa sanzione dieci miliardi dollari politica diplomazia " /></p>
<p>Pessime notizie per Eni. Il governo del Kazakhstan punta a ottenere un risarcimento da 10 miliardi di dollari dal consorzio internazionale guidato dal Cane a sei zampe e incaricato di gestire lo sfruttamento del supergiacimento petrolifero del Kashagan.</p>
<p>La decisione è stata annunciata dal viceministro delle Finanze kazako Daulet Yerzoghin, che ha dichiarato di avere posto dei quesiti al Consorzio in merito alla vicenda. Il termine massimo per le risposte è però domani e quindi sembra chiaro che Astana a questo punto è intenzionata a far saltare il progetto o a boicottarlo in modo da ottenere un ridisegno dei contratti già in essere con gli investitori stranieri.</p>
<p>L&#8217;Unione europea, che nei giorni scorsi aveva richiamato Astana sulla reciprocità dei comportamenti nei confronti delle società europee, interpellata in merito non ha espresso commenti. Di certo si tratta di una forzatura nelle già tese trattative in atto che rischia di far perdere a Eni molto. Già il titolo ha accusato un duro contraccolpo in borsa durante la giornata, nonostante la notizia positiva della scoperta di nuovi giacimenti nel Mare del Nord. </p>
<p>Un articolo pubblicato nell&#8217;ultimo numero di Borsa e Finanza ipotizzava una perdita da 7 miliardi di euro per la sola Eni nel caso in cui essa dovesse rinunciare al progetto. Un calcolo che prevedeva un prezzo al barile del petrolio per i prossimi anni da 53 dollari e che quindi giocava al ribasso. Un calcolo che non prevedeva maxisanzioni.</p>
<p>La voce che continua a rimbalzare è quella che legge dietro le &#8220;ritrosie&#8221; del governo kazako e le sue sottolineature del danno ambientale provocato dal progetto di estrazione del petrolio dal Kashagan una serie di scuse per aumentare al percentuale destinata alle casse kazake sui profitti del petrolio del superpozzo dal 10% al 40 per cento. A questo punto però sembra che il filo si stia spezzando. I toni sono tanto trascesi che probabilmente a Paolo Scaroni non resta che guardare cosa e se la diplomazia italiana ed europea riusciranno a ricucire.</p>
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    <title type="html">Eni, 2 milioni di barili al giorno entro il 2010</title>
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      <name>Yattaman</name>
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    <published>2007-02-26T10:53:38+00:00</published>
    <updated>2007-02-26T10:53:38+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Il nuovo piano industriale 2007-2010 presentato venerdì da Eni prevede un piano di investimenti per la crescita di tutte le divisioni: nel settore della produzione di idrocarburi l&amp;#8217;obiettivo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2688/eni-2-milioni-di-barili-al-giorno-entro-il-2010"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Fuel_Barrels_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="231" height="173" alt="" /></p>
<p>Il nuovo piano industriale 2007-2010 presentato venerdì da Eni prevede un piano di investimenti per la crescita di tutte le divisioni: nel settore della produzione di idrocarburi l&#8217;obiettivo è quello di superare nel 2010 i 2 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno, con un tasso di crescita medio annuo del 3% (da mantenere fino al 2013). </p>
<p>Gli investimenti per la produttività si concentreranno in Nord Africa, Africa Occidentale e Mar Caspio. Secondo la società il giacimento di Kashagan (sul Caspio) produrrà a regime (ma l&#8217;estrazione inizierà solo nel terzo trimestre 2010) oltre un milione e mezzo di barili di petrolio equivalente al giorno.</p>
<p>Eni prevede una crescita del cash flow del 3% all&#8217;anno fino a raggiungere i 2,1 miliardi di euro nel 2010 grazie ad una serie di investimenti nel settore gas. Sul mercato italiano la società ha in programma di lanciare un&#8217;offerta integrata di gas ed elettricità sfruttando l&#8217;ampio bacino di utenza nel gas e le attività di generazione di energia. Il Cane a sei zampe ha avviato una riorganizzazione dei processi dalla quale conta di ridurre i costi di 1 miliardo di euro entro il 2010.<br />
  <br />
Gli asset petroliferi congolesi che venerdì Eni ha rilevato dalla francese Maurel &#038; Prom <a href="http://www.finanzablog.it/post/2681/eni-bel-bilancio-ma-il-futuro-e-carico-di-incertezze">hanno un valore di 1,434 miliardi di dollari</a>. Ma per la società del cane a sei zampe le cose si stanno complicando: la britannica Burren Energy, una delle società partner, sta infatti pensando di esercitare il diritto di prelazione sul giacimento M&#8217;Boundi. &#8220;Ci stiamo pensando molto seriamente&#8221; ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato di Burren Energy, Atul Gupta. La società inglese potrebbe infatti decidere di aumentare la sua quota nel giacimento, che fa parte delle attività che rilevate da Eni. In tal caso Eni vedrebbe sfumare l&#8217;operazione.</p>
<p>E a Piazza Affari il titolo continua a soffrire: neanche gli ambiziosi obiettivi indicati nel piano strategico sono riusciti a risollevare una situazione che potrebbe farsi preoccupante. Quella appena trascorsa è stata una settimana decisamente negativa, chiusa in flessione del 2,5%.</p>
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    <title type="html">Eni, bel bilancio ma il futuro è carico di incertezze</title>
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    <published>2007-02-23T11:17:21+00:00</published>
    <updated>2007-02-23T11:17:21+00:00</updated>
    <dc:subject>uncategorized</dc:subject><dc:subject>fatti-del-giorno</dc:subject><dc:subject>persone-fatti</dc:subject><dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>persone</dc:subject><dc:subject>enel</dc:subject><dc:subject>eni</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>energy</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>scaroni-paolo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È stato un anno da record per il Cane a sei zampe, l’ha detto anche l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni presentando i dati del 2006 al mercato e annunciando un dividendo da 1,25 euro[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2681/eni-bel-bilancio-ma-il-futuro-e-carico-di-incertezze"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/uhm_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="215" height="300" alt="eni cane a sei zampe paolo scaroni congo bilancio snam bersani rete sussi kashgan gazprom acuisizioni politica kroees" /> </p>
<p>È stato un anno da record per il Cane a sei zampe, l’ha detto anche l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni presentando i dati del 2006 al mercato e annunciando un dividendo da 1,25 euro per azione in rialzo del 13,6% (bisogna però precisare che 0,6 euro sono già stati versati come acconto).</p>
<p><a href="http://www.eni.it/external/eni/servlet/view/eni/upload/investor_ir2/bilanci_e_relazioni/_2tj9w_0_xoidcmWopk/RelazioneTrimestraleIT.pdf?lang=it&#038;sessionId=15101951">I dati sul 2006</a> della prima compagnia petrolifera italiana comunque brillano davvero. L’utile netto ha raggiunto i 9,22 miliardi di euro (contro gli 8,7 del 2005); i ricavi hanno raggiunto quota 86,1 miliardi di euro con un rialzo del 16,8 per cento. Le attese per l’esercizio in corso sono comunque in linea con i dati già annunciati al mercato e anche i prezzi del petrolio si prevedono sostanzialmente stabili. </p>
<p>Sempre oggi Eni ha annunciato l’acquisizione di gran parte delle attività congolesi di Maurel &#038; Prom, una società specializzata nell’upstream e quotata alla Borsa di Parigi. Diventano italiane così le quote francesi nei giacimenti M’Boundi (quota del 48,6%) e Kouakouala A (66%), oltre che i permessi produttivi di Kouakouala B, C e D (50%) e la maggior parte degli interessi nel permesso esplorativo Kouilou (50%). Eni ha investito nell’operazione 1,43 miliardi di dollari, ma in questo modo la produzione dell’italiana in Congo passerà dai 67 mila barili al giorno del 2006 ai circa 100 mila previsti per il 2010. </p>
<p>Ma allora perché il titolo dopo un’apertura delle contrattazioni all’insegna del Toro ha deciso di virare al ribasso e in queste ore perde oltre mezzo punto percentuale?  Secondo gli analisti di Centrosim per esempio nonostante i dati presenti al mercato siano lievemente sopra le attese, permangono alcune incertezze come quella sul giacimento del Kashgan nel Mar Caspio: potrebbero spuntare nuovi ritardi laggiù e questo potrebbe pesare sulle entrate del Cane a sei zampe.</p>
<p>Nel frattempo il dibattito europeo sulla liberalizzazione delle reti energetiche nel Vecchio Continente continua a riscaldarsi e riporta alla russa Gazprom. A proposito della separazione delle reti dagli ex monopolisti del gas (Eni è uno di questi) Alexander Medvedev vicepresidente del colosso russo del metano ha detto che è “l’idea più assurda che io abbia mai sentito nell’economia mondiale”. Un’opinione che per contrappasso incoraggia quanti credono nell’urgenza delle liberalizzazioni anche in questo settore, come il commissario europeo per la Concorrenza Neelie Kroes, il commissario Ue per l’Energia Andreis Piebalgas, il suo omologo italiano Alessandro Ortis. </p>
<p>Si trova infine tirato per forza di cose in questo discorso anche Pierluigi Bersani, attuale ministro per lo Sviluppo e padre delle liberalizzazioni energetiche nel Bel Paese. Bersani vorrebbe tanto liberalizzare subito anche la rete del gas, ma si rende perfettamente conto che i tempi per una rete europea, che sarebbe poi l’unico vero motivo per una simile manovra, non sono maturi e che a muoversi per primi in questa direzione senza garanzie si rischia di veder comprare la rete nazionale da qualche monopolista straniero. Insomma gli altolà di Scaroni in merito sono stati recepiti, ma non si cessa di cercare una soluzione.</p>
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