
Il nuovo piano industriale 2007-2010 presentato venerdì da Eni prevede un piano di investimenti per la crescita di tutte le divisioni: nel settore della produzione di idrocarburi l’obiettivo è quello di superare nel 2010 i 2 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno, con un tasso di crescita medio annuo del 3% (da mantenere fino al 2013).
Gli investimenti per la produttività si concentreranno in Nord Africa, Africa Occidentale e Mar Caspio. Secondo la società il giacimento di Kashagan (sul Caspio) produrrà a regime (ma l’estrazione inizierà solo nel terzo trimestre 2010) oltre un milione e mezzo di barili di petrolio equivalente al giorno.
Eni prevede una crescita del cash flow del 3% all’anno fino a raggiungere i 2,1 miliardi di euro nel 2010 grazie ad una serie di investimenti nel settore gas. Sul mercato italiano la società ha in programma di lanciare un’offerta integrata di gas ed elettricità sfruttando l’ampio bacino di utenza nel gas e le attività di generazione di energia. Il Cane a sei zampe ha avviato una riorganizzazione dei processi dalla quale conta di ridurre i costi di 1 miliardo di euro entro il 2010.
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È stato un anno da record per il Cane a sei zampe, l’ha detto anche l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni presentando i dati del 2006 al mercato e annunciando un dividendo da 1,25 euro per azione in rialzo del 13,6% (bisogna però precisare che 0,6 euro sono già stati versati come acconto).
I dati sul 2006 della prima compagnia petrolifera italiana comunque brillano davvero. L’utile netto ha raggiunto i 9,22 miliardi di euro (contro gli 8,7 del 2005); i ricavi hanno raggiunto quota 86,1 miliardi di euro con un rialzo del 16,8 per cento. Le attese per l’esercizio in corso sono comunque in linea con i dati già annunciati al mercato e anche i prezzi del petrolio si prevedono sostanzialmente stabili.
Sempre oggi Eni ha annunciato l’acquisizione di gran parte delle attività congolesi di Maurel & Prom, una società specializzata nell’upstream e quotata alla Borsa di Parigi. Diventano italiane così le quote francesi nei giacimenti M’Boundi (quota del 48,6%) e Kouakouala A (66%), oltre che i permessi produttivi di Kouakouala B, C e D (50%) e la maggior parte degli interessi nel permesso esplorativo Kouilou (50%). Eni ha investito nell’operazione 1,43 miliardi di dollari, ma in questo modo la produzione dell’italiana in Congo passerà dai 67 mila barili al giorno del 2006 ai circa 100 mila previsti per il 2010.
Ma allora perché il titolo dopo un’apertura delle contrattazioni all’insegna del Toro ha deciso di virare al ribasso e in queste ore perde oltre mezzo punto percentuale?
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“Sono sessanta giorni che stiamo qui. Cosa dobbiamo pensare? Nessuno presta attenzione alla nostra situazione. Ma in Italia che si dice?”. Con queste parole Cosma Russo, uno dei quattro tecnici dell’Agip ancora sequestrati nell’area del Delta del Niger commenta la sua situazione. Stanno bene i due italiani e il libanese. È riuscito a parlare con loro Stefano Liberti, l’inviato de Il Manifesto, che oggi dedica la prima pagina al reportage.
Nella mezz’ora che il giornalista è riuscito a passare con gli ostaggi, scrive, ha trovato delle persone in salute, ma col morale a terra: “Devono fare pressioni - dice Russo - sul governo nigeriano affinché accolga le richieste dei militanti. Devono fare in modo che il presidente venga loro incontro. Altrimenti noi restiamo qui a marcire tra le mangrovie”. “Questa gente - aggiunge Francesco Arena - vuole una più equa distribuzione dei proventi del petrolio, che viene sfruttato da anni sulla loro terra senza alcuna contropartita. Bisogna accontentarli”.
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Si espande Eni nel Magreb. La società del Cane a sei zampe prosegue la sua attività esplorativa nel Sahara del nord, mettendo a segno un altro risultato importante: la compagnia, informa una nota, ha concluso la costruzione dei pozzi Karma 1 e Nakhil 1, che si trovano 700 chilometri a sud di Tunisi. Le operazioni sono state realizzate in collaborazione con la tunisina Etap, la Pioneer Natural Resources e la Talisman Resources.
Secondo la società il nuovo pozzo Karma 1 ha una capacità produttiva potenziale di 4mila barili al giorno. Nakhil 1 - di cui Eni controlla il 50% - dovrebbe consentire una produzione di 1200 barili al giorno. Attualmente in Tunisia Eni produce 17mila barili ogni giorno.
La novità però non aiuta molto il titolo, che si accoda al resto del mercato lasciando sul terreno qualche decimo di punto percentuale, fermandosi a quota 24,69 euro. Pesano sulle azioni le incertezze sul nuovo piano che entro quindici giorni il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa dovrebbe presentare sul nuovo assetto tra Terna e Snam rete gas. Secondo i piani Terna dovrebbe acquisire fino al 50% di Snam. Dalla società delle reti del gas Eni uscirebbe, con un’operazione che potrebbe costare alla Cassa depositi e prestiti fino a quattro miliardi di euro. Il risultato sarebbe l’integrazione delle due società delle reti. Più avanti poi Enel potrebbe lasciare Terna a vantaggio di un soggetto industriale. Circola già il nome di Fintecna.