Telecom: paese che vai, concorrenza che trovi

pubblicato da riva

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Oggi Telecom Italia non sembra fornire particolari spunti per i trader e si mantiene al di sopra della parità con timidi rialzi in una giornata in cui invece l’effetto Goldman scalda in ben altra maniera i titoli del comparto finanziario. I dossier che il leader delle telecomunicazioni in Italia è costretto a esaminare in questi giorni sono d’altra parte numerosi e complessi e sembra spesso che, non appena un fascicolo vada al suo posto, un altro si riapra.

Per esempio l’assetto regolatorio della rete, nonostante sia uno dei più dibattuti da anni, ancora non pare avere trovato una sua dimensione definitiva e lascia aperti numerosi interrogativi. Proprio oggi la Commissione di Bruxelles ha inviato una lettera all’Autorità italiana per le telecomunicazioni in cui chiede nuovi dettagli sulla società della rete chiamata Open Access e sugli impegni presi da Telecom Italia per garantire un equo accesso al network da parte di tutti gli operatori.

Le parole usate dall’Autorità per le tlc guidata da Viviane Reding sono in realtà apparse lusinghiere (le nuove regole per Open Access sono già state approvate sul suolo nazionale e consentono una valutazione generale del progetto) e Bruxelles ha addirittura affermato che, se correttamente implementato, il progetto Open Access potrebbe fornire un modello anche per gli altri paesi: urge però qualche altra missiva con gli impegni più dettagliati presi da Telecom per la salvaguardia della concorrenza e la tutela del mercato. L’Agcom di Corrado Calabrò ha prontamente ringraziato e prestato la propria disponibilità a una ulteriore collaborazione.

D’altra parte, dopo la consegna del dossier di Francesco Caio che ha lasciato parecchie incertezze sull’evoluzione verso la rete di nuova generazione in Italia, lo scorso 9 aprile si è insediato il nuovo organo indipendente che dovrà garantire l’esecuzione degli impegni presi da Telecom in Italia per la tutela della concorrenza sulla rete telefonica da lei controllata. In altre parole si è insediato il board dell’organo di vigilanza su Open Access.

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condividi condividi 0 commenti martedì 14 aprile 2009

La crisi di Bear Stearns gela le borse europee

pubblicato da riva

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Il forte calo dei listini europei di oggi (dal -2,32% dell’S&P/Mib a Milano al -3,21% del Dax 30 tedesco) ha le radici ancora ancora una volta negli Stati Uniti. L’aggravarsi improvviso della crisi di Bear Stearns, la quinta banca d’investimento del mondo, ha infatti costretto la collega JP Morgan e la Federal Riserve a un urgente intervento congiunto. Una manovra d’emergenza che porterà JP Morgan ad acquisire Bear per soli 2 dollari ad azione pari a circa 236,2 milioni di dollari. Se si considera che fino al 2005 Bear Stearns vantava utili regolarmente superiori al miliardo di dollari, si comprende quanto la tempesta dei mutui ad alto rischio abbia pesato sui bilanci della banca guidata da Alan Schwarz.

Il gruppo - finora - ha dichiarato svalutazioni sui propri asset per 2,75 miliardi di dollari e lo scorso venerdì, sui timori di una presunta insolvenza della banca, era stato colpito da pesanti vendite che avevano bruciato a New York 5,7 miliardi di dollari di capitalizzazione portando il titolo a lasciare sul parterre di Wall Street il 47% del proprio valore.

Adesso JP Morgan ha promosso la propria offerta di scambio carta contro carta (una azione BS contro 0,05472 azioni Jp Morgan) in modo da salvare il salvabile. La Fed del sempre più interventista Ben Bernanke, per scongiurare un fallimento che potrebbe affondare il sistema finanziario globale, ha concordato contemporaneamente un sostegno da 30 miliardi di dollari massimi per la copertura degli asset di Bear Stearns con maggiori problemi di liquidità.

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condividi condividi 1 commento lunedì 17 marzo 2008
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Finmeccanica fa cassa con Stm

pubblicato da Popi

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Et Voilà, da ieri il peso di Italia e Francia in Stm è paritetico. Con il comunicato datato 27 febbraio, Finmeccanica informa di aver ceduto ad Ft1C1, società posseduta dalla francese Areva, il 2,85% del capitale di Stm.
Operazione avvenuta al prezzo di 10 euro per azione, con un premio del 17% sugli attuali corsi del titolo e che comunque potrà essere rivista al rialzo, fino a 14 euro per azione, sulla base dell’andamento del titolo in borsa nei prossimi 12 mesi.
In questo modo Italia e Francia avranno entrambe poco meno del 14% del capitale di Stm.L’incasso per Finmeccanica è stato di 260 mln di euro, denaro che la società guidata da Pier Francesco Guarguaglini potrebbe utilizzare per acquisizioni all’estero, magari proprio sfruttando il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro.

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Eni in Kazakhstan, tanto ottimismo nell'aria

pubblicato da Yattaman

“Vedo la voglia di arrivare a una soluzione anche se la trattativa è articolata e di non facilissima soluzione”. In questa frase dell’ad di Eni Paolo Scaroni è sintentizzato il senso di questa giornata di consultazioni ai massimi livelli tra l’Italia e il Kazakhstan. Il negoziato, ha aggiunto Scaroni, “è appena iniziato. Abbiamo ricevuto le richieste del Governo kazako venerdì e dobbiamo esaminarle all’interno del consorzio”.

E’ vero che la legge mineraria approvata di recente dal parlamento kazako permetterà di rompere i contratti con le compgnie straniere in caso di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Ma Scaroni per il momento ostenta ottimismo: “Non credo che questa legge sia stata approvata, è ancora nel pipeline. E’ una legge scarsamente utile e rischia di non essere un elemento positivo”. “Non è ancora in Gazzetta Ufficiale, come diremmo in Italia - ha detto - quando verrà approvata la rispetteremo”.

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Unicredit, la difficile cessione delle azioni Mediobanca

pubblicato da Yattaman

Si annuncia complicato il collocamento del 9,39% di Mediobanca in mano a Unicredit, obbligata a cederlo per ottemperare alle disposizioni dell’Antitrust che in tal modo darebbe il suo via libera alla fusione con Capitalia.

L’Authority ritiene che solo gli aderenti al patto di sindacato possano ottenere ulteriori quote della banca e comunque “solo nella misura in cui non abbiano legami diretti o indiretti con Unicredit e non siano partecipati da Mediobanca o Generali”. Secondo il presidente dell’Antitrust Catricalà peraltro “l’ideale sarebbe che non vi fossero in Piazzetta Cuccia soci concorrenti della partecipata Generali Assicurazioni così da non poterla condizionare. Mentre oggi ci sono Fondiaria-Sai, Mediolanum, Groupama”.

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Eni, il disgelo in Kazakistan

pubblicato da Yattaman

Il governo del Kazakhstan abbassa i toni nella contesa con l’Eni sul giacimento di Kashgan. La mossa del Governo italiano di sbarcare nella ex repubblica sovietica il 7 e 8 ottobre con al seguito il gotha di confindustria evidentemente ha funzionato, lasciando intendere ad Astana che un atteggiamento più favorevole può fruttare parecchio altro business. Per prima cosa la scadenza del 22 ottobre, finora considerata inderogabile per raggiungere un accordo con il cane a sei zampe, sarà più elastica. “Cercheremo di risolvere tutti i problemi con trattative”, ha detto il ministro per l’energia e le risorse minerarie Sauat Minbaiev.

Insomma niente cause legali. Anche la richiesta di promuovere la compania petrolifera nazionale KazMunaiGas da semplice partecipante al consorzio a cooperatore con l’Eni sarà discussa all’interno di un “pacchetto complessivo”. Quello che invece per i kazaki rimane il problema numero uno è quello dei costi: “Il piano approvato nel 2005 - ha spiegato oggi Minbaiev - prevedeva un budget di 56-57 miliardi di dollari: come ha potuto la cifra, in un anno e mezzo, arrivare a 136 miliardi? I problemi erano noti da principio”. Sui tempi, invece, i kazaki sembrano iniziare a farsi una ragione dello slittamento dell’avvio della produzione. A questo punto per l’Eni sembra aprirsi uno spiraglio tra le nuvole che coprono l’impresa di Kashgan.

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L'Eurofighter è salvo

pubblicato da Yattaman

Il progetto Eurofighter è salvo. Secondo quanto riportato in Finanziaria all’art.37, che riguarda la “partecipazione a programmi europei aeronautici ad elevato contenuto tecnologico, interventi nel settore aeronautico e programmi europei navali e terrestri ad alta tecnologia”, sono previsti complessivamente 4,049 miliardi di euro spalmati tra il 2008 e il 2012.

La parte del leone la fa il programma Eurofighter. Sono previsti infatti complessivamente 3,904 miliardi di euro - 318 milioni per il 2008, 468 per il 2009, 918 per il 2010, 1,1 miliardi per il 2011 e altri 1,1 miliardi per il 2012 - per “garantire un qualificato livello della presenza italiana nei programmi aeronautici di elevato contenuto tecnologico, connessi alle esigenze della difesa aerea nazionale e realizzati nel contesto dell’Unione europea”. Ma secondo il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri “i fondi complessivi stanziati per l’Efa ammontano a 5,4 miliardi di euro da qui al 2012″. Una spesa avviata con un decreto del 1998 che prevedeva uno stanziamento di circa 50 milioni di euro autorizzando, all’interno di questo limite, il ministro della Difesa a “corrispondere le quote di competenza italiana del programma Efa (European fighter aircraft)”.

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Alitalia, per Jp Morgan il meglio è sempre Toto

pubblicato da Yattaman

“Un piano di sopravvivenza”: è così che il presidente di Alitalia Maurizio Prato definisce la strategia che sarà messa nero su bianco per tenere a galla la società. Il documento allo studio dei vertici della compagnia “non è di risanamento. Tenta solo di tamponare l’emorragia di perdite. Serve esclusivamente a dire al mercato che Alitalia è in grado di sopravvivere, altrimenti non viene certificato il bilancio”.

Il messaggio sembra molto chiaro. Basta interferenze politiche, basta con le illusioni di un recupero facile che metta insieme redditività, livelli occupazionali e salvataggio di Malpensa: “Roberto Formigoni forse non sa - ha detto ieri Prato in un’audizione alla commissione Trasporti del Senato - che per portare i passeggeri ad imbarcarsi a Malpensa la compagnia sostiene perdite tra 150 e 200 milioni l’anno”. In realtà, spiega, “il 62% dei milanesi e il 92% dei viaggiatori del nord vola utilizzando altri hub”. Non solo, ma a proposito dei collegamenti con India e Cina Prato mette in chiaro che Alitalia “non si può permettere di conservare rotte che perdono 20-30 milioni l’anno”.
Uno studio di Jp Morgan in effetti gli dà ragione. Secondo gli analisti della banca d’affari “i viaggiatori business che partono da Milano preferiscono volare su vettori non italiani da Linate, a causa della convenienza, piuttosto che su Alitalia da Malpensa”. Quelli che devono raggiungere gli Usa “prendono il taxi fino a Linate, volano su hub del nord Europa e da lì sfruttano i collegamenti col nord America”. Così “le rotte intercontinentali introdotte da Alitalia su Malpensa non hanno mai catturato molto del relativamente redditizio traffico sulle lunghe rotte da e per Milano”.

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Terna, nuova acquisizione in Brasile

pubblicato da Yattaman

Riceviamo da Gentle Shark e volentieri pubblichiamo:

Terna consolida ulteriormente la propria presenza in Brasile attraverso un’importante operazione. Terna Participacoes, holding brasiliana del gruppo quotata alla Borsa di San Paolo, ha firmato, tramite una società controllata ed insieme a Topaz Group Sarl ed Earth Tech Brasil Ltda, entrambe controllate da Tyco International Ltd, l’accordo per l’acquisto dell’intero capitale sociale di Empresa de Transmissao de Energia do Oeste Ltda (Eteo).

L’operazione, il cui corrispettivo è pari a circa 216,8 milioni di euro in termini di Enterprise value, verrà finanziata attraverso la liquidità disponibile di Terna Part e con il ricorso ad ulteriore debito finanziario da parte di Terna Part o di una delle sue controllate.

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Aem-Asm scuote il settore delle multiutility

pubblicato da Yattaman

Utilities in continuo fermento a Piazza Affari. “La fusione fra Brescia e Milano ha scosso il settore” ha rilevato Renzo Capra, presidente di Asm Brescia. La fusione con Aem “darà vita ad una grande società mista con risultati in crescita, circa 90 milioni di euro all’anno in più” ha precisato Capra, il quale ha ricordato che Asm sta “trattando con Enel per lo scorporo di asset del 20% di Endesa Italia” in suo possesso. “Stiamo negoziando per una quota del 26-27% di Endesa Italia, pari a 1600-1700 megawatt”. L’operazione è relativa agli accordi nell’ambito dell’Opa di Enel-Acciona su Endesa secondo i quali Endesa Italia verrà smembrata e la partecipazione del 20% di Asm Brescia venga tramutata in asset.

Ma il neonato colosso se la dovrà vedere con le altre società del settore che non stanno d certo a guardare. Qualora infatti andasse in porto il piano elaborato da Unicredit che prevede la creazione di un una megaazienda attraverso la fusione di Hera con la romana Acea e con la piemonteseligure Iride, nascerebbe un big player con una capitalizzazione di 8,4 miliardi contro gli 8,1 di Aem-Asm ed un margine lordo di 1,2 miliardi rispetto al miliardo dell’asse tra Milano e Brescia. Si tratterebbe inoltre della più grande società italiana nel gas e nei rifiuti, peraltro leader europeo nell’acqua. Il matrimonio a tre tuttavia non sorride al sindaco di Torino, il quale ha ammonito che “solo dopo la fusione con Hera” si potrà trattare con altri. “È già arduo unire due aziende, figuriamoci tre” ha sottolineato Chiamparino.

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