Nuova giornata di polemiche inconcludenti su Alitalia. Il titolo, fiacco, perde un terzo di punto percentuale, attestandosi appena al di sopra di 0,8 euro in un giornata gli indici invece avanzano significativamente.
Secondo uno studio di Ambrosetti e The European House l’abbandono di molti voli su Malpensa costerà alla compagnia mancati ricavi per una cifra compresa tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, con un perdita di 7 milioni di passeggeri. Solo un terzo di coloro che ora si imbarcano su voli continentali dallo scalo lombardo intenderebbe infatti passare da Fiumicino.
Per quanto riguarda la flotta, si fa avanti ItAli Airlines: il presidente Giuseppe Spadaccini si dice interessato agli Atr dismessi dalla compagnia di bandiera e non esclude un accordo con AirOne: “Il mercato aereo in Italia è molto frammentato e in futuro sarà necessario stringere delle alleanze. Le sinergie sarebbero molteplici, e non solo perché gravitiamo entrambi nella zona tra Chieti e Pescara”.
Primi accenni di tensione tra i soci di Telco, la newco che acquisirà la quota di controllo di Telecom Italia da Pirelli&C. Ancor prima che sia reso noto l’esito dell’istruttoria dell’Anatel, l’autorità brasiliana sulle telecomunicazioni, che mercoledì prossimo, il 29 agosto, dovrebbe rendere noto il verdetto in merito all’operazione, Telefonica, Mediobanca, Generali, Intesa San Paolo e Benetton non hanno trovato un accordo sul nome del nuovo presidente dell’ex monopolista pubblico della telefonia tricolore.
Martedì scorso si è infatti tenuto un vertice tra i soci nella sede di Mediobanca, e Renato Pagliaro, presidente del consiglio di gestione di Piazzetta Cuccia, avrebbe proposto il nome dell’attuale vicepresidente esecutivo di Telecom Italia, Carlo Buora, senza incontrare il favore di Intesa San Paolo, che vorrebbe un segno di discontinuità con la precedente gestione. La banca guidata da Corrado Passera non ha però indicato un’alternativa, e l’incontro si è dovuto concludere senza possibilità di parlare dei candidati all’altro ruolo chiave, ovvero quello di amministratore delegato. Non sembrano comunque esserci segnali di crisi all’interno di Telco.
Continua a leggere: Telecom, i soci si scaldano sulla presidenza
Seduta poco movimentata per Fiat che da dopodomani vedrà scomparire i propri Ads (American Depositary Shares) dal Nyse. Il 13 agosto la casa torinese aveva infatti presentato il Form 25 presso la SEC, omologa della Consob, passo che precede di 10 giorni il delisting da Wall Street. In precedenza, il 3 agosto, Fiat aveva presentato il Form 15F alla stessa SEC, al fine di richiedere la deregistrazione e la cessazione degli obblighi informativi previsti ai sensi del Securities Exchange Act of 1934 (“Exchange Act”).
La decisione è stata presa a causa dei bassissimi volumi di contrattazione: ieri ad esempio sono stati scambiati solo 63mila Ads, per un controvalore di circa 1.5 milioni di dollari. Il delisting consentirà al Lingotto di risparmiare qualcosa (si parla di circa un milione di euro l’anno) grazie al venir meno degli obblighi informativi nei confronti delle autorità USA. La società ha precisato che la decisione non avrà effetti sulla strategia sul mercato americano, e nemmeno sull’impegno a mantenere elevati livelli di corporate governance e informativa contabile.
Giornata difficile per Mediaset a causa delle nubi che, secondo un prestigioso quotidiano britannico, si starebbero addensando sull’operazione di acquisto di Endemol. La casa del biscione lo scorso maggio aveva formalizzato un’offerta da 2.6 miliardi di euro circa, in consorzio con John De Mol e Goldman Sachs, per l’acquisizione del 75% dell’azienda di produzione televisiva olandese controllata da Telefonica, mentre a luglio era stata lanciata un’opa sul restante 25%, conclusa con adesioni pari a circa il 95%.
Continua a leggere: Mediaset, operazione Endemol: fin qui tutto bene
Giornata negativa per Alitalia che si allinea alle perdite evidenziate da tutte le borse europee. Sul titolo permane l’incertezza relativa al futuro della compagnia di bandiera. Le ultime indiscrezioni di stampa parlano di un Maurizio Prato decisamente attivo nel suo ruolo di presidente. Il manager sta tentando di reperire le risorse finanziarie per permettere al vettore nazionale di sopravvivere, ed al contempo è impegnato nella missione di trovare un assetto proprietario definitivo.
Per quanto riguarda il primo punto sembra che Prato stia analizzando gli asset presenti nel portafoglio di Alitalia e non facenti parte del core business, al fine di venderli e ricavare liquidità. Il quadro sarebbe però desolante dal momento che gli unici asset di rilievo (valore stimato in 100 milioni di euro) sono rappresentati dagli immobili, sui quali erano già circolate voci di cessione, ipotesi poi congelata durante il tentativo di privatizzazione. Non sembrerebbe invece destinata alla vendita la quota dell’1,8% in Air France, del valore di circa 150 milioni di euro, e questo conduce direttamente agli altri rumor in circolazione.

Bramisce l’Orso sulle borse del mondo e la seconda tornata di pronti contro termine delle banche centrali non fa che scoprire i nervi di un mercato imprevedibile. Tutti gli indici vanno in perdita oltre due punti e mezzo percentuali. Questa è la media e le freccie rosse si vedono su tutti i mercati del globo. Che sia arrivato il temuto crollo?
Di certo il fatto che la Bce e la Fed abbiano immesso rispettivamente altri 61 miliardi di euro e 19 miliardi di dollari nel mercato non fa che dare la sensazione di una gran paura nella finanza internazionale. La Bank of Japan ha poi collocato sul mercato mille miliardi di yen (circa 6,25 miliardi di euro) mentre la Banca centrale australiana ha immesso 4,95 miliardi di dollari australiani (4,19 miliardi di dollari) raddoppiando le operazioni normali di rifinanziamento del sistema. Siamo ormai a interventi da record che vanno oltre quelli post-11 settembre. Anche perché le banche centrali chiaramente non hanno potuto aspettare le riunioni mensili in cui comunicano un rialzo o un ribasso dei tassi. Nel comunicare la nuova massa di liquidità immessa sul mercato la Banca centrale europea ha specificato di avere assegnato i lotti all’asta con una tasso marginale del 4,05% e a un tasso medio ponderato del 4,08 per cento. Le richieste pervenute da 62 banche sono state perfino superiori all’offerta e pari a 110,03 miliardi. Insomma non c’è più liquidità nel mercato e visto che fino a l’altro ieri tutti pensavano ai pericoli dell’inflazione è chiaro che qualcosa non va.
Nel frattempo a guidare le perdite sui listini sono proprio le banche, sia quelle europee che quelle statunitensi. Così ieri mentre venivano colpite navi statunitensi di rango come Goldman Sachs, la mina dei subprime è esplosa anche in Europa. I fondi Parvest Dynamic Abs, Abs Euribor e Abs Eonia avevano alla fine di luglio circa 200 milioni di euro in gestione e di questi ben 700 milioni erano investiti nel settore dei mutui ad alto rischio. La pioggia di vendite ha costretto Bnp a congelare i fondi, intrappolando chi voleva uscirne, ma anche bloccando, in qualche maniera le perdite.
Guadagna intorno ad un punto percentuale oggi il titolo di Finmeccanica, spinto dalle novità sul Dreamliner. Si tratta del nuovo modello della Boeing, presentato oggi a Seattle. E’ un velivolo realizzato in collaborazione con società giapponesi, australiane, canadesi, tedesche, britanniche e italiane.
Alenia Aeronautica realizza in joint venture con la statunitense Vought Aircraft Industry lo stabilizzatore, o piano di coda orizzontale, e le sezioni centrali e posteriori della fusoliera, per una quota complessiva che ammonta al 26% dell’intera struttura dell’aereo.
Il nuovo aereo ancor prima di entrare in servizio ha ottenuto ordini per oltre 670 velivoli, impegnando così gli impianti di produzione fino al 2015. Il 787 trasporta fino a 250 passeggeri e ha un’autonomia di oltre 15mila chilometri. I primi test di volo avranno luogo tra agosto e settembre.
La presentazione del nuovo aeromodello è la seconda novità in pochi giorni, dopo la commessa (in consorzio con L-3 e Boeing) da 6 miliardi di dollari di venerdì per la realizzazione dell’aereo militare da trasporto tattico C-27J Spartan.
La particolarità del nuovo aereo sta nel fatto che una parte importante della fusoliera è realizzata in materiale composito (sostanzialmente materie plastiche) laddove finora era costituita esclusivamente in metallo.
Sarebbero stati i timori sulle possibili conseguenze finanziarie a indurre Fiat a rinunciare all’acquisizione di Jaguar e Land Rover, i due marchi messi in vendita da Ford, secondo un articolo apparso su Automotive News Europe. Il Lingotto sarebbe stato sul punto di mettere le mani sui due marchi del lusso, ma la trattativa con la casa di Detroit, partita a febbraio, si sarebbe arenata giá a maggio quando la casa automobilistica torinese avrebbe preferito non compromettere la stabilitá finanziaria.
I due marchi sarebbero stati un bel colpo per Fiat: da un lato infatti Land Rover, specializzata in automobili da fuoristrada di alto livello, avrebbe consentito di estendere l’offerta del Lingotto ad un comparto, quello dei Suv, nel quale non è presente. Dall’altro Jaguar, simbolo di eccellenza e sportivitá, avrebbe consentito di accedere alle piattaforme a trazione posteriore della casa inglese oltre che ai V6 e ai V8.
Continua a leggere: Fiat, su Jaguar e Land Rover non è convinta

Per il nuovo colosso multiutility del nord, non sono escluse nuove operazioni M&A con altri soggetti, sia in piccoli comuni che in situazioni maggiori. Lo ha riferito Renzo Capra, amministratore delegato di Asm. “Alcune piccole municipalizzate - ha spiegato - sono malmesse a causa di quest’inverno particolarmente mite. Noi guardiamo a loro con spirito amicale, le aspettiamo”.
Per quanto riguarda i nomi, ha aggiunto Capra, “Giuliano Zuccoli - presidente di Aem - ha giá parlato di Enìa. Io direi anche Hera”. “L’Emilia - ha detto - è fatta di tante realtà, tutte opportunità molto forti”. Ma l’interesse del nuovo polo multiutility del nord potrebbe anche rivolgersi ad Acsm Como (di cui Asm detiene attualmente il 20%). Il management del nuovo gruppo però non pensa ad acquisizioni pure e semplici: “Piuttosto pensiamo a dei patti federali e ad accordi indutriali”.
Per quanto riguarda la controversa scelta di una governance duale, secondo Giuliano Zuccoli “le taglie forti hanno bisogno di un abito su misura”. Zuccoli ha espresso pubblico ringraziamento ai comuni per il sostegno fornito ad “un’operazione complessa che tutti giudicano d’alto profilo”. Un’operazione complessa perché “non esiste una governance scritta sui libri dai professori che è stata trovata con fatica”. Il processo di fusione - ha precisato - non è stato condotto con una logica di spartizione delle poltrone”.
Per il 2007 Finmeccanica prevede di realizzare ricavi tra i 13,1 e i 13,7 miliardi di euro, mentre per il 2008 dovrebbero attestarsi tra i 14 e i 14,7 miliardi. Lo ha detto stamattina l’ad della società Pierfrancesco Guarguaglini, intervenendo all’assemblea degli azionisti. L’Ebit del 2007 è stimato tra i 950 milioni e 1 miliardo e nel 2008 tra 1,05 e 1,17 miliardi di euro.
Nel 2006 gli ordini sono stati pari a 15,7 miliardi di euro: “Finmeccanica sta crescendo e la nostra aspirazione è che in tutti i settori si possano raggiungere livelli superiori. La nostra massa critica deve crescere ancora”.
Gli azionisti hanno approvato il bilancio dello scorso esercizio che ha chiuso con un risultato netto a 1,02 miliardi di euro, grazie anche alle plusvalenze per l’Opv del 60% di Ansaldo Sts e per la risistemazione della propria partecipazione in Avio, passata dal 30% al 15%, e ha approvato la proposta del cda di un dividendo di 35 centesimi di euro per azione. Il dividendo verrà posto in pagamento il prossimo 21 giugno con lo stacco della cedola il prossimo 18 giugno.