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Tecnologia

Facebook: Ipo da 5 miliardi di dollari, ma non per tutti

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


Un’offerta pubblica di vendita da 5 miliardi di dollari, con il supporto delle più importanti banche d’affari, da Morgan Stanley a J.P. Morgan e Goldman Sachs. Dopo tanta attese, tanti annunci poi rimandati, alla fine Facebook ha presentato alla Sec un’istanza per la quotazione in Borsa.

Dopo soli 8 anni di attività, il social network più famoso al mondo ha una base di 800 milioni di utenti attivi mensilmente: nel 2011 il fatturato ha raggiunto i 3,7 miliardi di dollari. La crescita futura, però, non potrà mantenere i ritmi registrati finora e la società stessa, nei documenti presentati alle autorità di controllo, ammette i propri punti di debolezza, come sottolinea TechCrunch.

Innanzitutto Facebook ha già quasi saturato i suoi mercati chiave nel mondo occidentale, in termini di utenti. E poiché finora la redditività della società è legata al numero di iscritti attivi, in futuro un rallentamento nella crescita dell’utenza potrà riflettersi anche sui risultati economici. Ma non basta: fra gli altri fattori di rischio ci sono la carenza di prodotti dedicati all’utenza via cellulare, la pressione dei concorrenti come Google+, Twitter e Microsoft, la censura dei governi e la normativa sulla privacy, la dipendenza da un solo cliente, Zynga, per il 12% dei ricavi.

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Xerox: un'opportunità dopo il calo delle quotazioni

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia


In quasi due anni il titolo Xerox ha perso circa un terzo del suo valore e dai 12 dollari di dicembre 2010 è crollato a meno di 8 dollari di questi giorni. Per tutto il 2011 la società non ha centrato le attese e gli obiettivi annunciati, per cui è fisiologico che le quotazioni ne hanno sofferto, ma anche dopo l’ultima trimestrale - che pure ha rispettato in gran parte le previsioni - il titolo ha perso quasi il 10% e poi ha continuato a galleggiare sugli stessi livelli.

Eppure a questi prezzi potrebbe essere interessante mettere una fiche anche su Xerox, per alcune ragioni che leggiamo su SeekingAlpha. Innanzitutto l’andamento degli utili nell’ultimo anno è stato fortemente condizionato dalla debolezza della domanda in Europa, dove come sappiamo l’economia è in difficoltà. Quindi non si tratta tanto di scelte manageriali, quanto di un quadro globale più difficile.

È vero che l’indebitamento a lungo termine è di 8,6 miliardi di dollari, cioè circa l’80% della capitalizzazione e la crescita degli utili è tutt’altro che eccezionale, ma il dividendo è comunque del 2,2% e ci sono anche da considerare le prospettive di apprezzamento del titolo e la capacità di generare flussi di cassa.

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Apple supera le attese e si prepara a usare la liquidità

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


La Borsa festeggia i risultati di Apple, che ha messo a segno un importante rialzo sull’onda dell’ultima trimestrale, in cui la società ha superato le previsioni praticamente in ogni settore: ieri il titolo ha chiuso poco sopra i 420 dollari, ma nell’after-hour ha superato anche uota 450.

Nell’ultimo trimestre del 2011 Apple ha registrato un fatturato di 46,3 miliardi di dollari, in crescita del 73%, mentre le previsioni degli analisti puntavano a poco meno di 39 miliardi. Merito soprattutto dei 37,04 milioni di iPhone venduti e dei 15,43 milioni di iPad. E secondo molti osservatori siamo ancora ben lontani dal punto di saturazione, quindi la società ha ancora margini di progresso.

Il titolo Apple, che proprio di recente aveva toccato un record di 427 dollari, può salire ancora, considerato che l’utile netto per azione ha sfiorato i 14 dollari. Ampiamente superati dunque gli obiettivi previsti dagli osservatori. In particolare questi risultati portano la liquidità che l’azienda conserva in cassa a livelli stratosferici: quasi 100 miliardi di dollari.

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Per Google la pubblicità cresce meno del previsto

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


L’ultima trimestrale di Google ha deluso in parte gli analisti: sia il fatturato sia gli utili per azione sono stati lievemente inferiori alle attese, anche se l’ordine di grandezza non si è discostato dalle previsioni.

8,13 miliardi di fatturato - invece di 8,41 - e 9,5 dollari di utili per azione, invece dei 10,5 preventivati. Da un lato questo risultato è stato spiegato con la debolezza dell’economia europea e con il calo dell’euro rispetto al dollaro, con la conseguenza che il fatturato realizzato in Europa è stato condizionato dai cambi valutari. Ma c’è un altro punto che in molti hanno sottovalutato, ma che sia Business Insider sia Forbes si sono affrettati a sottolineare.

Un segnale - che potrebbe lanciare un primo allarme - viene dall’attività più profittevole di Google: AdSense, cioè la pubblicità online da cui la società trae circa il 96% del suo fatturato. In questo settore - quello decisivo finora per le fortune di Google e certamente vitale per mantenere le posizioni - la crescita è stata inferiore al trend, cioè i tassi di crescita hanno rallentato vistosamente, molto più del previsto.

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I creatori del Blackberry lasciano la guida di Rim

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia


Le difficoltà nelle vendite, il ritardo nel lancio di nuovi prodotti, la delusione per i risultati del tablet lanciato alla fine del 2011, l’incapacità di rinnovare la società e tenere il passo dei principali rivali, Apple e i produttori di smartphone Android. Sono tra i motivi centrali dell’addio di Mike Lazaridis e Jim Balsillie, finora a capo della società del Blackberry.

I due capiazienda (Lazaridis contribuì alla fondazione di Rim nel 1984, Balsillie entrò nel 1992) hanno appena presentato le loro dimissioni da co-amministratori delegati di Research In Motion, la società che produce e commercializza appunto il Blackberry. I due comunque non tagliano del tutto i legami con l’azienda: Lazaridis diventa vicepresidente e Balsillie sederà ancora in consiglio di amministrazione. Del resto i due sono ancora tra i principali azionisti della società canadese, con il 12% delle azioni detenuto in comune.

Il punto è che se Rim non cambia passo, il valore di queste azioni è destinato a ridursi, dal momento che la società sembra subire in modo troppo netto la concorrenza dell’iPhone di Apple e degli smartphone Android, come quelli di Samsung, Google e Htc. In particolare l’andamento degli ultimi mesi ha mostrato una preoccupante perdita di terreno nel settore business, quello dove fino a poco tempo fa Rim manteneva una posizione privilegiata

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Bancarotta per Kodak: chiesto il Chapter 11

pubblicato da alessandro condina in: Media Tecnologia Titoli esteri


Alla fine l’ora del fallimento è arrivata per Kodak: la società ha portato i libri in tribunale e ha chiesto la protezione del Chapter 11, la norma del codice degli Stati Uniti in base alla quale è possibile ristrutturare i debiti di un’azienda continuando a mantenere in piedi le attività. L’obiettivo dichiarato è rimettere in sesto i conti e ritornare a operare regolarmente nel 2013.

Dopo 131 anni la società americana si è dovuta arrendere a una crisi di liquidità senza precedenti provocata in primis dal successo della fotografia digitale con il conseguente declino delle pellicole che per oltre 100 anni sono state l’attività principale della compagnia. Non è andato in porto, d’altro canto, il tentativo di trasformarsi in produttore e rivenditore di macchine fotografiche digitali: in questo campo era troppo forte la concorrenza di altre società dell’elettronica.

Per sopravvivere Kodak ha già ottenuto da Citigroup un finanziamento da 950 milioni di dollari e ha nominato Dominic DiNapoli, vice presidente di FTI Consulting, nel ruolo di Chief Restructuring Officer. Secondo il presidente della società Antonio P. Perez, l’obiettivo di questa operazione è riuscire a superare il momento di difficoltà e valorizzare i due principali asset di Kodak: da un lato i brevetti digitali su cui la compagnia ha investito molto nell’ultimo decennio, dall’altro le tecnologie di stampa che sono sempre state un punto forte nella storia del gruppo.

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Perché la Borsa ha brindato all'addio di Yang a Yahoo

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


A quanto pare in tanti stavano aspettando il momento dell’addio di Jerry Yang, uno dei fondatori di Yahoo! insieme al suo collega e socio David Filo. Anche se privo della carica di amministratore delegato, Yang sedeva ancora nel consiglio di amministrazione di Yahoo e anche in quelli di Alibaba e Yahoo Japan: da tutte e tre le cariche si è appena dimesso, uscendo per la prima volta dalla stanza dei bottoni dell’azienda che fondò ormai 17 anni fa.

Era ora! si devono essere detti molti azionisti di Yahoo e tutti quegli investitori che ieri hanno premiato il titolo, quotato sul Nasdaq, dopo l’annuncio delle dimissioni: nell’ultima fase di contrattazioni le azioni hanno recuperato terreno rispetto all’andamento dell’intera giornata fino a dopo le 15 e i volumi sono stati elevatissimi. Yahoo ha comunque chiuso a 15,43 dollari, ai minimi del 2012 appena cominciato, ma ancora lontano da agosto 2011, quando scese sotto i 12 dollari.

In ogni caso l’addio del “Chief Yahoo”, come era stato soprannominato Yang a causa del suo ruolo di Ceo-ombra, sembra schiudere nuove prospettive all’azienda che da mesi è sotto osservazione, sia per i tentativi poco chiari di valorizzare alcune partecipazioni strategiche sia per la possibilità che divenga preda di qualcuno dei grandi concorrenti come Google o come Microsoft, già in passato pretendente respinto proprio con l’intervento decisivo di Jerry Yang.

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Kodak denuncia Apple e Htc per evitare la bancarotta

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Che succede a Kodak? La società americana famosa per le sue pellicole sembra non avere più pace. Le voci di una richiesta di Chapter 11, il fallimento controllato, ormai si susseguono giornalmente e molti osservatori danno per scontato che l’azienda non può più continuare la propria attività ed è destinata al fallimento.

Dal 2007 non chiude un anno con un utile e le attività tradizionali sono ormai fonte di perdite; eppure una possibilità potrebbe arrivare dalle nuove cause che Kodak ha presentato contro Apple e Htc per violazione di brevetti.

Non è la prima volta che Kodak tenta la strada di valorizzare i numerosi brevetti che ha registrato negli anni nel campo delle immagini digitali e già tempo fa aveva denunciatola stessa Apple insieme a RIM, Motorola, Nokia, Samsung, LG, Sharp e Sony. Anche se le prime sentenze non erano state favorevoli, comunque il risultato era stato un accordo di licenza siglato con LG e Samsung: le due società si sono impegnate a pagare rispettivamente 414 e 550 milioni. Adesso la storia si ripete e Kodak potrebbe riuscire a ottenere in questo modo la liquidità necessaria per affrontare il momento difficile e realizzare una ristrutturazione delle sue attività.

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La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

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Yahoo da vendere o da tenere in portafoglio?

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Ma che sta combinando Yahoo? Le ultime mosse di una delle aziende decane di Internet - una delle poche sopravvissute all’ondata che travolse le prime dot.com - hanno spiazzato analisti e investitori e suscitato più di un dubbio sul futuro dell’intero gruppo e sul posizionamento strategico deciso dal consiglio di amministrazione.

A quanto pare - secondo le prime indiscrezioni diffuse da Bloomberg - il cda guidato dal nuovo Ceo sta prendendo in considerazione l’idea di ridurre la quota maggioritaria che Yahoo detiene in Alibaba, la più grande società di e-commerce attiva in Cina: la partecipazione potrebbe scendere dall’attuale 40% al 15% almeno, coinvolgendo alcune società di private equity. In questa direzione andrebbe anche la cessione di Yahoo Japan.

Nel 2005 Yahoo aveva acquisito la sua partecipazione in Alibaba al prezzo di un miliardo di dollari e adesso valuta la vendita delle sue attività asiatiche a circa 17 miliardi, da realizzare con un complicato meccanismo societario in modo da risparmiare sulle tasse. Sarebbe di certo uno straordinario capital gain, ma - dal punto di vista strategico - quale sarebbe il piano di Yahoo?

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