Stmicroelectronics, dopo un avvio di seduta incerto, approfitta della positiva intonazione dei mercati e si porta a quota 5,26 euro con un rialzo dell’1,35 per cento. I risultati semestrali del più grande costruttore europeo di microprocessori sono, però, risultati inferiori alle attese con una perdita netta di 318 milioni di dollari pari a circa 36 centesimi per azione: il consensus era fissato a 32 centesimi per azione e ieri le contrattazioni di Wall Street hanno portato il titolo a perdere l’1,44 per cento. Nelle ultime ore è stata inoltre annunciata un’alleanza con GlobalFoundries per la produzione di dispositivi wireless e portatili.
Questa prima metà del 2009 è stata importante per il colosso franco-italiano per diversi motivi. I ricavi trimestrali sono cresciuti fino a sfiorare i 2 miliardi di dollari con una performance del 20% sul dato del primo trimestre 2009. Le scorte di magazzino - la cui gestione è stata uno dei punti cardine delle manovre anticrisi del gruppo - sono state ridotte di 207 milioni di dollari e si sommano gli interventi del primo trimestre si arriva a un taglio dell’inventario da 391 milioni di dollari soltanto nella prima parte dell’anno.
La crescita sequenziale dei ricavi indica qualche timido segnale di ripresa che il gruppo è intenzionato a valorizzare al massimo, ma va ricordato che il saldo annuale rimane ancora molto negativo. A livello di ricavi si nota che il paragone tra il primo e il secondo trimestre dell’anno evidenzia una crescita della domanda in tutti i mercati e particolarmente in Cina e nell’Asia del Pacifico: il saldo annuale del trimestre (secondo trimestre 2009/secondo trimestre 2008) indica invece una perdita di fatturato in tutti i settori con l’eccezione delle telecomunicazioni.
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C’è attesa per il prossimo 29 aprile, quando Stmicroelectronics pubblicherà i dati del primo trimestre 2009 e farà il punto sulle proprie prospettive sul difficile mercato dell’hi tech in generale. Nessuna conference call, ma solo un comunicato stampa atteso da coloro che seguono la più grande casa di microchip europea. Il titolo della società oggi è stato fortemente influenzato dalla pubblicazione dei dati di Nokia, principale cliente di Stm. Il colosso finlandese ha praticamente azzerato gli utili trimestrali a 4 milioni di euro, ma ha comunque fornito risultati al di sopra delle attese. Soprattutto Nokia ha previsto i primi segnali di ripresa del comparto della telefonia a partire dal trimestre in corso: previsti in questi tre mesi volumi di vendita stabili o addirittura in lieve crescita dopo gli scivoloni dettati dalla crisi e dal calo della domanda.
Si tratta di una notizia assai importante per Stm che negli scorsi mesi ha creato una joint venture paritetica con Ericsson per lo sviluppo di prodotti per la telefonia (praticamente le due società producono tutti i chip dei telefonini e i dispositivi connessi fuorché le memorie). L’operazione è stata una delle più importanti realizzate dal colosso franco-italiano nell’ultimo anno almeno e mette su una società da circa 3,6 miliardi di dollari di ricavi annui nel 2008. In pratica il legame con Nokia e con la telefonia mobile si rafforza ulteriormente.
Il caso di Nokia non è però l’unico che ha smosso il settore: già ieri Intel aveva pubblicato i suoi dati sul primo quarto del 2009 e la più importante casa del chip per pc del mondo aveva dovuto archiviare il periodo con una flessione dei profitti del 55% a 647 milioni di dollari. I dati si sono mostrati però, anche in questo caso, migliori delle stime degli analisti sebbene le indicazioni sull’anno in corso si siano dimostrate poco precise.
D’altra parte il settore hi tech in generale e le case dell’hardware in particolare hanno subito pesanti contraccolpi da questa crisi e il calo della domanda globale di prodotti tecnologici ha inciso pesantemente sui risultati di tutte le società principali.
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Alcune società in questo periodo di crisi si mostrano attrezzate per l’emergenza e pronte a consolidare la propria posizione sui mercati internazionali. È questo il caso Eurotech che, dopo una serie di acquisizioni che le hanno permesso di raggiungere una certa massa critica e di classificarsi fra i primi dieci gruppi del proprio settore a livello mondiale, ha ancora le forze per guardarsi attorno.
La società di Amaro in provincia di Udine è d’altra parte una multinazionale di rango e ha come mercato di riferimento gli Stati Uniti (39% del fatturato), seguono il Giappone e la macroarea europea. Per un gruppo specializzato nel settore della tecnologia miniaturizzata è d’altra parte inevitabile confrontarsi con i mercati più importanti di questo comparto. Molte delle applicazioni sono rivolte alla difesa e la società spera di ricavare input importanti dall’incremento del budget per la Difesa Usa varato dall’Amministrazione Obama (+4%). Al riguardo fra le diverse attività hanno un certo peso quelle dei dispositivi di comunicazione fra veicoli e mezzi in condizioni estreme.
Eurotech, che ha visto i ricavi crescere del 20% circa da 76,5 a 91,7 milioni di euro nel 2008, probabilmente è destinata a consolidare la propria posizione di mercato anche quest’anno. Il bilancio invero si è chiuso l’anno scorso con una perdita d’esercizio in crescita da 4,9 a 12,7 milioni di euro, ma su questa compressione della marginalità hanno pesato fattori non ricorrenti come l’accorpamento dei marchi ADS e Arcom in Eurotech Inc.
Quest’operazione ha comportato la cancellazione dei due marchi (i gruppo aveva sondato il mercato scoprendo che il proprio marchio diretto lo rendeva sufficientemente riconoscibile) con conseguenti svalutazioni per circa 10,7 milioni di euro. Ciò ha comportato un maggiore peso dell’ebit (risultato operativo) che si attesta al -14,7% dei ricavi nel 2008 rispetto al -5,4% del 2007. È insomma interamente a questo livello del conto economico che si registra la compressione della redditività dell’azienda correlata, quindi, a operazioni straordinarie a fronte di un core business in crescita.
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Il settore tecnologico si dimostra ancora una volta redditizio e pericoloso insieme. Quando lo scorso 30 marzo Google è entrata nella classifica dei dieci titoli più capitalizzati d’America superando la General Electric in molti hanno affermato che quel sorpasso simbolico della tecnologia che lasciava indietro l’industria tradizionale poteva già rappresentare una nuova epoca sempre più vicina. Altri ricordavano invece la bolla della new economy.
Proprio Google (con un p/e intorno ai 20 è una delle società più care del Nasdaq in termini di multipli) era data per pronta alla conquista del portale di microblogging Twitter. Il fidanzamento non ufficiale, però, si è rotto presto. A Wall Street si è però sentito anche un altro litigio tecnologico: quello tra Sun Microsystem e Ibm che ha abbassato gradualmente la propria offerta da 9,55 a 9,40 dollari per ogni azione della casa del Java. A quel punto la Sun ha giudicato troppo bassa quest’offerta da 7 miliardi di dollari e ha chiuso le trattative con un “No, grazie”.
Il fallimento delle due nozze più gettonate del Nasdaq ha portato sui listini un cattivo sentiment togliendo improvvisamente appeal speculativo a questo comparto. In generale, però, il settore dell’hi tech, si tratti di hardware o di software, mostra diverse occasioni di investimento anche fra le società italiane, sebbene il comparto nel Bel Paese sia molto meno evoluto, ovviamente, che negli States.

Ieri Maire Tecnimont, una delle poche società che possono dire di avere chiuso un 2008 con utili in crescita del 67% e che si aspettano un altro anno positivo nel 2009, ha chiuso la seduta con un ribasso del 12,26 per cento. Oggi il titolo cede un altro punto percentuale e atterra a quota 1,39 riportandosi sui massimi di metà febbraio. Il Banco Santander ha tagliato il prezzo obiettivo da 2,52 a 2,31 euro, ma ha confermando il rating “buy”.
Le cattive notizie che hanno scosso le quotazioni della società guidata da Fabrizio Di Amato vengono da lontano, da Nizhnekamsk la città della chimica russa nella repubblica federata del Tatarstan. Lì il gruppo petrolifero Taneco aveva previsto la costruzione di alcune unità di raffineria affidando lavori per circa 900 milioni di euro alla coreana GS Engineering & Construction e alla stessa Maire Tecnimont. Quest’ultima aveva competenza per la parte maggiore della commessa, tanto che la stima della sua quota sui lavori ammontava a 600 milioni di euro di cui solo il 10-15% (per lavori già eseguiti o materiali già acquisiti) sarà rimborsato.
Maire Tecnimont precisa che l’impatto del “cambiamento di strategia” di Taneco sugli obiettivi di ricavo per il 2009 sarà trascurabile, ma perché Taneco ha fatto un passo indietro?
In una nota diramata oggi dal colosso petrolifero russo si specifica che le motivazioni dello stop al contratto Maire Tecnimont-GS non sono da rintracciare in qualche difetto del progetto (che rimane anzi valido), né in difficoltà finanziarie derivanti, come per molte altre società del mondo, dalla crisi in corso.
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La conferma degli obiettivi previsti per il 2008, il nuovo accordo per lo sviluppo con Ericsson delle tecnologie wireless e la promessa che il Stmicroelectronics quest’anno farà meglio del mercato non hanno scongiurato le vendite sul titolo. La chiusura dello stabilimento cinese della Hynix Semiconductor, società di cui Numonyx (joint venture fra Stm e Intel per la produzione delle memorie flash), sembra avere pesato sui prezzi di Stm in Borsa.
Il management conferma comunque gli obiettivi che si è prefissata per il secondo trimestre: i ricavi dovrebbero crescere, rispetto alla prima parte dell’anno, del 5-7 per cento. L’ebitda margin dovrebbe raggiungere a fine giugno il 37% circa del giro d’affari. La debolezza del dollaro rischia di influire pesantemente sulla redditività del gruppo, anche perché attualmente Stm produce in euro e vende in dollari.
Oggi la società, in contemporanea a un roadshow londinese in cui sono state illustrate le strategie del management guidato da Carlo Bozotti, ha anche annunciato l’approfondimento degli accordi con la svedese Ericsson. Dopo il successo della partnership che ha portato a sviluppare e produrre i processori digitali 3G e 3.5G, adesso i due gruppi vogliono fare di più e allargare la collaborazione ai processori analogici che operano su piattaforme Ericsson, garantendo alte performance e un minore consumo di energia.
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Esprinet, società leader nel settore dell’ Information Tecnology, archivia un 2007 in crescita, almeno per quello che riguarda il giro d’affari, ma con risultati inferiori alle attese. Il budget approvato durante l’esercizio appena trascorso, infatti, non è stato raggiunto anche a causa delle mutate condizioni generali del mercato. Il rallentamento si è fatto sentire sia in Italia, mercato principale di Esprinet, sia in Spagna, dove attraverso le recenti acquisizioni, il gruppo guidato da Alessandro Cattani è entrata con un giro d’affari di 626 mln di euro nel 2007.
I ricavi sono comunque cresciuti del 9% a 2,43 miliardi di euro, il risultato operativo netto invece registra una contrazione del 20% a 67,4 mln di euro. L’utile netto si attesta a 31 mln di euro, con un calo del 28% rispetto al 2006.
Nonostante le condizioni non proprio ideali, Esprinet è riuscita a generare importanti flussi di cassa che le hanno consentito di ridurre sensibilmente l’indebitamento finanziario netto a 55 mln di euro dai 151 del 31/12/2006. Per il 2008, Alessandro Cattani, non prevede recessione, ma semplicemente un rallentamento, che non impedirà alla società di crescere ulteriormente. “Sarà un anno in cui verranno privilegiate le società con solidità patrimoniale ed Esprinet certamente lo è” afferma l’amministratore delegato.
Il cammino compiuto da El.En nel corso degli ultimi anni da El.En è sicuramente lodevole. Il gruppo ha infatti registrato un CAGR fra il 2000 e il 2007 del 33% in termini di fatturato e del 20% in termini di ebit. In valore assoluto nel giro di 8 anni il gruppo ha portato il proprio giro d’affari da 3 milioni di euro a circa 24. Si tratta però di una crescita che il management è convinto di potere sostenere anche in futuro. E gli obiettivi illustrati oggi in occasione della Star Conference di Piazza Affari al mercato lo dimostrano.
Et Voilà, da ieri il peso di Italia e Francia in Stm è paritetico. Con il comunicato datato 27 febbraio, Finmeccanica informa di aver ceduto ad Ft1C1, società posseduta dalla francese Areva, il 2,85% del capitale di Stm.
Operazione avvenuta al prezzo di 10 euro per azione, con un premio del 17% sugli attuali corsi del titolo e che comunque potrà essere rivista al rialzo, fino a 14 euro per azione, sulla base dell’andamento del titolo in borsa nei prossimi 12 mesi.
In questo modo Italia e Francia avranno entrambe poco meno del 14% del capitale di Stm.L’incasso per Finmeccanica è stato di 260 mln di euro, denaro che la società guidata da Pier Francesco Guarguaglini potrebbe utilizzare per acquisizioni all’estero, magari proprio sfruttando il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro.

L’operazione da 750 milioni di dollari realizzata negli Emirati Arabi rappresenta per Danieli la più grande commessa messa in portafoglio finora. Si tratterà di un’acciaieria che un inviato dell’Ansa ha descritto aggiungendo che sarà più grande di 200 campi di calcio messi assieme e sfornerà milioni e milioni di tonnellate di tondini e barre d’acciaio. La commessa ha fruttato da subito al gruppo di Buttrio una sequenza di rialzi che hanno portato il titolo a guadagnare ieri più di otto punti percentuali. Oggi giungono i realizzi che tagliano i prezzi di cinque punti, ma il progetto della società che costruisce da Buttrio le acciaierie di mezzo mondo rimane comunque grandioso.
La società italiana è stata chiamata dallo sceicco Ahmed bin Zayed Al Nahyan della famiglia reale di Abu Dhabi a un cambiamento epocale nelle politiche del Medio Oriente, ossia al tentativo di industrializzare la regione per salvaguardarla in futuro dal venir meno degli introiti petroliferi. Da subito Danieli stima una crescita del fatturato annuo, grazie ai nuovi progetti, nell’ordine del 10-15% per i prossimi due anni. Dopo potrebbe esserci un rallentamento.