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Tecnologia

Perché la Borsa ha brindato all'addio di Yang a Yahoo

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


A quanto pare in tanti stavano aspettando il momento dell’addio di Jerry Yang, uno dei fondatori di Yahoo! insieme al suo collega e socio David Filo. Anche se privo della carica di amministratore delegato, Yang sedeva ancora nel consiglio di amministrazione di Yahoo e anche in quelli di Alibaba e Yahoo Japan: da tutte e tre le cariche si è appena dimesso, uscendo per la prima volta dalla stanza dei bottoni dell’azienda che fondò ormai 17 anni fa.

Era ora! si devono essere detti molti azionisti di Yahoo e tutti quegli investitori che ieri hanno premiato il titolo, quotato sul Nasdaq, dopo l’annuncio delle dimissioni: nell’ultima fase di contrattazioni le azioni hanno recuperato terreno rispetto all’andamento dell’intera giornata fino a dopo le 15 e i volumi sono stati elevatissimi. Yahoo ha comunque chiuso a 15,43 dollari, ai minimi del 2012 appena cominciato, ma ancora lontano da agosto 2011, quando scese sotto i 12 dollari.

In ogni caso l’addio del “Chief Yahoo”, come era stato soprannominato Yang a causa del suo ruolo di Ceo-ombra, sembra schiudere nuove prospettive all’azienda che da mesi è sotto osservazione, sia per i tentativi poco chiari di valorizzare alcune partecipazioni strategiche sia per la possibilità che divenga preda di qualcuno dei grandi concorrenti come Google o come Microsoft, già in passato pretendente respinto proprio con l’intervento decisivo di Jerry Yang.

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Kodak denuncia Apple e Htc per evitare la bancarotta

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Che succede a Kodak? La società americana famosa per le sue pellicole sembra non avere più pace. Le voci di una richiesta di Chapter 11, il fallimento controllato, ormai si susseguono giornalmente e molti osservatori danno per scontato che l’azienda non può più continuare la propria attività ed è destinata al fallimento.

Dal 2007 non chiude un anno con un utile e le attività tradizionali sono ormai fonte di perdite; eppure una possibilità potrebbe arrivare dalle nuove cause che Kodak ha presentato contro Apple e Htc per violazione di brevetti.

Non è la prima volta che Kodak tenta la strada di valorizzare i numerosi brevetti che ha registrato negli anni nel campo delle immagini digitali e già tempo fa aveva denunciatola stessa Apple insieme a RIM, Motorola, Nokia, Samsung, LG, Sharp e Sony. Anche se le prime sentenze non erano state favorevoli, comunque il risultato era stato un accordo di licenza siglato con LG e Samsung: le due società si sono impegnate a pagare rispettivamente 414 e 550 milioni. Adesso la storia si ripete e Kodak potrebbe riuscire a ottenere in questo modo la liquidità necessaria per affrontare il momento difficile e realizzare una ristrutturazione delle sue attività.

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La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

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Yahoo da vendere o da tenere in portafoglio?

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Ma che sta combinando Yahoo? Le ultime mosse di una delle aziende decane di Internet - una delle poche sopravvissute all’ondata che travolse le prime dot.com - hanno spiazzato analisti e investitori e suscitato più di un dubbio sul futuro dell’intero gruppo e sul posizionamento strategico deciso dal consiglio di amministrazione.

A quanto pare - secondo le prime indiscrezioni diffuse da Bloomberg - il cda guidato dal nuovo Ceo sta prendendo in considerazione l’idea di ridurre la quota maggioritaria che Yahoo detiene in Alibaba, la più grande società di e-commerce attiva in Cina: la partecipazione potrebbe scendere dall’attuale 40% al 15% almeno, coinvolgendo alcune società di private equity. In questa direzione andrebbe anche la cessione di Yahoo Japan.

Nel 2005 Yahoo aveva acquisito la sua partecipazione in Alibaba al prezzo di un miliardo di dollari e adesso valuta la vendita delle sue attività asiatiche a circa 17 miliardi, da realizzare con un complicato meccanismo societario in modo da risparmiare sulle tasse. Sarebbe di certo uno straordinario capital gain, ma - dal punto di vista strategico - quale sarebbe il piano di Yahoo?

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Il 2011 della finanza: come sono andate le Ipo dei tecnologici

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Il 2011 è stato senza dubbio l’anno dei titoli tecnologici o meglio l’anno del ritorno dei tecnologici al centro dell’attenzione, specialmente per quanto riguarda il debutto sul listino. Solo per restare ai più noti, il Nasdaq ha visto arrivare titoli attesi da molto tempo, mesi e forse anni, come LinkedIn, Groupon e Zynga e altri che hanno conquistato rapidamente titoli di giornale e attenzione da parte del pubblico, come Pandora e Angie’s list.

I tecnologici, insomma, e in particolare le aziende che operano su Internet hanno riconquistato visibilità e in molti casi sono stati le vere e proprie star degli scambi, in attesa dell’Ipo più annunciata e chiacchierata degli ultimi (dieci?) anni, quella di Facebook. Ma com’è andato quest’anno di contrattazioni e che risultati hanno raggiunto le aziende che hanno debuttato nel 2011?

Le quotazioni vanno bene per LinkedIn, sbarcata sul listino il 19 maggio a un prezzo di 45 dollari per azione, che valutava l’azienda 4,25 miliardi di dollari. Il primo giorno di contrattazioni l’apertura è stata a 83 dollari, per poi raggiungere un picco a 122 dollari e chiudere a 94,25. Adesso le azioni LinkedIn valgono 62,87 dollari, circa il 40% in più rispetto al prezzo del collocamente; ma certo, chi ha acquistato sui massimi non può gioire, visto che rispetto ai 122 dollari, il titolo ha perso quasi metà del suo valore. Per adesso però si mantiene fra le migliori matricole del Nasdaq.

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Baidu: una rischiosa opportunità di investimento

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia


Siete amanti del rischio a caccia di opportunità senza temere le variabili negative? Allora provate a dare un’occhiata a Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, quotato in Borsa al Nasdaq, e alle sue prospettive di crescita, come invita a fare Seeking Alpha.

In pratica Baidu è il corrispettivo cinese di Google e può già contare, oltre al software di ricerca, su una serie di altri servizi online come Baidu Union, che raccoglie siti internet e programmi di terze parti. Il core-business, però, è proprio la ricerca online, mentre il fattore lingua - Baidu fornisce risultati in cinese e offre anche una versione in giapponese - è un’arma formidabile nella concorrenza con servizi simili come Google.

Baidu, infatti, mantiene una quota di mercato del 70% in Cina e può continuare a crescere. Per adesso i cinesi che navigano in Rete sono circa 480 milioni - più di qualsiasi altro paese al mondo - ma sono solo una percentuale minoritaria della popolazione, solo il 36% del totale. Negli Stati Uniti per contro il 78% degli abitanti possiede una connessione Internet e già questo dà la misura del potenziale di crescita.

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Arriva il giorno dell'Ipo per Zynga: pro e contro

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


Tanta attesa, tante previsioni e aspettative e finalmente, appena prima della fine dell’anno, arriva la quotazione in Borsa di Zynga, che fa oggi il suo debutto sui listini di Borsa americani.

La società californiana che realizza videogiochi online si quota sul Nasdaq con una previsione di raccolta di circa 925 milioni di dollari, il controvalore di 100 milioni di azioni che saranno collocate a un prezzo compreso fra 8,50 e 10 dollari. In base a questa valutazione l’azienda vale 6,5 miliardi di dollari, quasi sette volte il fatturato dell’ultimo anno. Ma dopo i mesi di anticipazioni, dati presunti e bilanci reali, Zynga vale davvero l’investimento?

Se lo chiede oggi SeekingAlpha, che dedica a Zynga un’ampia trattazione, da cui emergono conclusioni quanto meno caute sulle prospettive del titolo.

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Spotify minaccia Pandora, ma rischia di non fare mai profitti

pubblicato da alessandro condina in: Media Tecnologia Titoli esteri


Come stanno i rivenditori di musica online? Se si guarda la Borsa, esclusa iTunes - che è di gran lunga il leader del mercato e fa storia a sé visto che fa parte del colosso Apple - non è semplice capire che succederà agli altri operatori. Pandora, che quest’anno ha debuttato sul Nyse, a New York, ma il titolo non sta attraversando un buon momento: dalla quotazione, eccetto un iniziale rally a 26 dollari, le azioni sono scese sotto i 10 dollari e non si vede come possano riprendersi.

Da un lato l’aumento del fatturato è sembrato notevole (+99%) nell’ultimo trimestre, ma i costi per pagare i diritti d’autore sono cresciuti ancora di più (+108%), in una spirale che se non si modifica porterà la società a un livello insostenibile, nonostante i 40 milioni di utenti attivi. A questo si aggiungono le sfide portate da concorrenti fino ad ora inaspettati, come Spotify che ha appena annunciato di aver raggiunto i 2,5 milioni di utenti paganti e ha lanciato il suo servizio di radio-online.

A differenza di Pandora, Spotify offre un servizio senza limiti giornalieri e con la possibilità di pagare “on demand”, cioè pezzo per pezzo: ognuno in pratica crea la propria radio virtuale scegliendo all’interno di un catalogo, con maggiore libertà di quanto permetta il servizio di Pandora. In più, bisogna considerare che Spotify può contare su gran parte del mercato europeo, attraverso i suoi siti nazionali, mentre Pandora rimane per adesso relegata nel, pur ricco, mercato sttaunitense. La radio online californiana, dunque, è decisamente in difficoltà.

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Se l'Ipo di Facebook vendesse troppi sogni agli investitori?

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


La madre di tutte le Ipo, una quotazione che valuti la società 100 miliardi di dollari e metta subito sul mercato una quota da 10 miliardi. Ieri i siti Internet, giornali e blog, si sono lanciati sulle prospettive di sbarco in Borsa per Facebook, sull’onda di un articolo di indiscrezioni pubblicato dal Wall Stree Journal, che sciorina numeri e lancia un succoso amo a tutti quelli che sono a caccia dell’affare del decennio.

Ma non sarà che la notizia, come un sufflé esagerato, si sta gonfiando troppo e che la bolla sia davvero pronta per scoppiare in mano a chi si lancerà sull’Ipo e, soprattutto, sul titolo nei primi giorni di quotazione? Se lo è chiesto anche Forbes, che nei giorni scorsi aveva sollevato alcuni interrogativi sulla società fondata da Mrk Zuckerberg e assurta ormai a simbolo di Internet 2.0 e futura gallina dalle uova d’oro del Nasdaq.

Fondata nel 2004, Facebook ha raggiunto 800 milioni di utenti in tutto il mondo, con 500 milioni che ogni giorno si collegano al sito e ormai, entro aprile 2012, dovrà rendere pubblici i propri bilanci secondo le regole della Sec, dal momento che ha superato i 500 azionisti, pur non essendo ancora sbarcata in Borsa.

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Lavoro troppo duro: a rischio i talenti di Zynga

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Ipo


Aria di rivolta in casa Zynga. La società - che vanta uno dei tassi di crescita più elevati per una start-up - non è ancora sbarcata sul listino di Borsa e già deve fronteggiare un sommovimento interno che potrebbe anche minacciare i risultati futuri. A quanto pare numerosi dipendenti hanno scritto al fondatore e massimo dirigente di Zynga, Mark Pincus, per lamentarsi sull’orario di lavoro troppo lungo e lo stress legato alle scadenze.

A quanto pare lo stesso Pincus ha letto alcune delle lamentele più dure in una riunione con il suo staff e ha chiesto ai dirigenti di risolvere i problemi, ma il punto è che, probabilmente, il difetto viene dal vertice e la società, se non cambia almeno in parte la sua politica, potrebbe pagare un prezzo troppo alto: l’addio dei dipendenti migliori che aspettano solo la quotazione e un discreto capital gain per disfarsi delle proprie stock option e dare addio al lavoro.

In questo modo Pincus subirebbe un doppio danno: da un lato rischierebbe un contraccolpo serio sulle future quotazioni, dall’altro perderebbe sviluppatori, tecnici e informatici che hanno contribuito a fare di Zynga un successo grazie ai videogiochi distribuiti online negli ultimi anni.

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