
Un colpo di mannaia sta per calare sui dipendenti di Yahoo, che secondo alcune indiscrezioni si prepara a tagliare migliaia di posti di lavoro secondo la volontà del nuovo Ceo Scott Thompson.
Non sarebbe di certo la prima volta che il colosso di Internet ricorre a licenziamenti in larga scala per ridurre i costi e accontentare azionisti e investitori, ma stavolta sarebbe il taglio più ampio mai deciso dalla società. Ma dove andrà a ridurre il personale il nuovo Ceo?
Gli osservatori considerano le scelte anticipata dal precedente capo-azienda, Carol Bartz, che poi è stata licenziata: il suo piano puntava a rafforzare gli investimenti nel settori dell’intrattenimento e dei media, puntando su un ritorno economico grazie ai banner pubblicitari; adesso però quella strategia non sembra così scontata.
Continua a leggere: Yahoo si prepara a tagliare migliaia di dipendenti

L’Ipo di Facebook non sarà un affarone solo per Mark Zuckerberg, per gli azionisti che si sono già accaparrati i titoli della società prima della quotazione, per le banche finanziatrici e per i vari incubatori e angeli che hanno fornito i capitali iniziali. Anche lo stato della California - sede della Silicon Valley - farà il colpaccio: 2,5 miliardi che incasserà dalle tasse nei prossimi anni.
Lo sbarco in Borsa del re dei social network, infatti, genererà una nuova piccola folla di milionari e miliardari, che in parte contribuiranno a riempire le casse della California, che è finita in default anche se in Europa non ce ne siamo accorti, perché gli Stati Uniti - a differenza dell’Ue - hanno un bilancio federale. In ogni caso i 2,5 miliardi dollari di entrate sono stati calcolati da un rapporto dell’ufficio di Analisi legislative dello stato: i dipendenti di Facebook e gli investitori, infatti, dovranno pagare l’imposta sulle plusvalenze sulle stock options che convertiranno.
Le nuove entrate tributarie arriveranno nell’arco di alcuni anni: la California si aspetta circa $ 500 milioni in questo anno fiscale e 1,5 miliardi il prossimo; il resto arriverà nel tempo. L’Ipo di Facebook, del valore di almeno 5 miliardi di dollari, è attesa da parecchi mesi e anche se non arriverà fino a 10 miliardi sarà comunque il debutto più ricco di una società americana di Internet da Google piazzò la sua offerta da 1,7 miliardi dollari nel 2004.
Continua a leggere: L'Ipo di Facebook un'occasione per la California

Ce la farà Google a superare le forche caudine della privacy europea o rischia di fare la fine di Microsoft che dopo un braccio di ferro lungo anni alla fine ha dovuto cedere all’Antitrust guidata da Mario Monti? Il colosso americano sta realizzando quel progetto di integrazione profonda dei vari servizi offerti in Rete: dalla posta elettronica di Gmail i video di YouTube, dai blog di Blogger alla rete social di Google+.
Al centro di questo universo non può che esserci il cliente-utente, che usufruisce delle varie funzioni e diffonde informazioni, idee, immagini e soprattutto che mette in circolazione un bene inestimabile nel mondo dell Rete: i suoi dati personali. Quei dati che Google promette di gestire secondo le regole, ma per cui la società è arrivata a coniare nuove regole e a preoccuparsi di farle conoscere per tempo, prima che entrino in vigore giovedì 1° marzo 2012.
Attorno a queste regole - che non sembrano così chiare e che soprattutto in base alla normativa europea potrebbero essere poco rispettose dei diritti degli utenti - sembra pronta a scoppiare una nuova contesa, che potrebbe danneggiare Google e coinvolgerla in una lunga battaglia legale con l’Unione Europea.
Continua a leggere: Google: in arrivo problemi europei per la privacy

I risultati di Zynga sorprendono il mercato e superano le attese, ma il prezzo delle azioni è già abbastanza alto da non lasciare spazio a ulteriori apprezzamenti. Anzi, nell’immediato dopo l’uscita dei risultati trimestrali e sulla base delle previsioni per il 2012 il titolo ha perso terreno.
La perdita netta è salita a 435 milioni da 311, l’Ebitda nell’ultimo trimestre 2011 ha raggiunto i 37,2 milioni e il totale del fatturato è cresciuto dell89% in un anno fino a 1 miliardo e 140milioni di dollari. Ma le aspettative mderate sulla crescita nel 2012 hanno messo in allarme gli investitori.
I più ottimisti sperano che l’azienda sia in grado di sfornare almeno 12 nuovi titoli all’anno - com ha fatto nel 2011 - per sostenere la domanda e conquistare nuovo pubblico: ma non bastano i numeri, bisogna anche che arrivi qualche successo importante come FarmVille. In ogni caso, però, non ci sono grandi spazi di apprezzamento per le azioni e questo lo dichiara la stessa compagnia.
Continua a leggere: Buoni risultati per Zynga, ma il titolo è troppo caro

Anche Oracle sale sulla “nuvola” e lo fa a caro prezzo: quasi due miliardi di dollari per conquistare Taleo. La società guidata da Larry Ellison, a quanto pare, ha modificato la sua strategia e si sta orientando sempre più verso la fornitura di servizi “web-based” che affiancano e forse via via sostituiranno i software distribuiti in licenza e installati su computer, tablet e altri dispositivi elettronici.
Oracle infatti ha annunciato da poco l’investimento di 1,9 miliardi di dollari per acquisire Taleo, una società che produce software online per la gestione delle risorse umane. L’offerta, che è stata accettata, prevede il pagamento di 46 dollari per azione: in questo modo Oracle conquista un’azienda in grande crescita, che nel 2011 ha registrato un fatturato di 309 milioni di dollari.
L’aspetto più interessante, però, è costituito dalle prospettive della società che dovrebbe permettere a Oracle di spostarsi sempre più verso il “cloud” e quindi la fornitura di software non più installato e scaricato, ma presente nella sempre più familiare “nuvola”: un settore, quello del cloud computing, che nel 2011 ha registrato accordi per 9,7 miliardi di dollari, il 59 per cento in più rispetto al 2010, secondo la società di ricerche 451 Group.
Continua a leggere: Oracle: 2 miliardi di dollari per entrare nel cloud con Taleo

Il titolo era troppo bello per non tradurlo e in una battuta Fortune sintetizza che cosa è successo finora con Facebook e che cosa rappresenta in concreto la quotazione “ufficiale” del numero uno dei social network.
Sì, è vero che Facebook ha presentato alla Sec un’istanza per il collocamento in Borsa, è verp che i giornali finanziari, e non solo quelli, non hanno parlato d’altro, è vero che il pubblico ormai aspetta con trepidazione la “madre di tutte le Ipo”; ma in realtà Facebook è già una “public company” e ha già raccolto capitali sul mercato, solo che nessuno ci ha “invitato alla festa”.
In origine la quotazione in Borsa era una specie di “esame di maturità” per un’azienda che, dopo aver consolidato la propria attività, si presentava al pubblico per attrarre nuovi investitori, farsi valutare da una platea ampia e raccogliere risorse sul mercato, invece di farsi finanziare a caro prezzo dalle banche. Ma Facebook tutto questo lo ha già fatto da tempo!
Continua a leggere: Facebook si è già quotata: e noi non eravamo invitati
Facciamo un po’ di fanta-finanza sull’onda di un interessante post di SeekingAlpha. Che sarebbe successo se nel 2009 - per sostituire General Motors in amministrazione controllata - le autorità di Borsa avessero scelto Apple?
A quell’epoca l’azienda fondata da Steve Jobs quotava circa 143 dollari e sul momento la sua inclusione nell’indice industriale non avrebbe creato sconquassi; adesso, però, Apple ha aggiornato il suo record di tutti i tempi e si avvicina a un prezzo di 500 dollari per azione. Al posto di General Motors fu scelta Cisco, invece di Apple, ma se la decisione fosse stata diversa qualcosa sarebbe cambiato.
La simulazione di SeekingAlpha mostra che adesso il Dow Jones è a quota 12.865 punti, cioè poco più del 10% in meno rispetto ai massimi di ogni tempo, registrati con la quota 14.198,10 toccata a ottobre 2007. Se però Apple fosse stata inserita nel listino e il suo andamento fosse stato effettivamente quale abbiamo osservato in questi anni, l’indice sarebbe il 14% più alto rispetto ai valori attuali.
Continua a leggere: E se Apple fosse stata accolta nel Dow Jones nel 2009?

Microsoft riuscirà a recuperare un ruolo centrale nel mondo dell’informatica? La società fondata da Bill Gates - che ormai si dedica alla beneficenza insieme alla moglie e ha affidato la sua creatura a Steve Ballmer - sta cercando di recuperare terreno nel settore che adesso sembra più promettente e, di certo, con maggiori spazi di crescita: gli smartphone.
Al di fuori del dominio Apple con il suo iPhone, la battaglia sembra vinta da quell’Android finanziato in primis da Google, mentre anche un nome storico come Rim sembra arrancare, con il BlackBerry che perde terreno rispetto ai concorrenti. E Microsoft che fa? Finora il suo Windows non ha scaldato i cuori, ma il 2012 potrebbe segnare il momento della svolta.
In Borsa Microsoft non è più la regina dei titoli tecnologici, ma le sue azioni veleggiano comunque poco sopra i 30 dollari, dopo un 2011 deludente che aveva visto il titolo scendere anche sotto i 24 dollari. Le prospettive commerciali schiuse dalle nuove alleanze con i produttori di cellulari, però, possono spingere ulteriormente le azioni di Redmond e ridare appeal a una società che comunque è ben gestita e può contare sempre sui software per pc e sulla console per videogiochi Xbox. Senza un aiuto dal ricco settore degli smartphone, però, Microsoft è destinata a un lento, ma inesorabile declino.
Continua a leggere: Sugli smartphone, Microsoft saprà uscire dall'angolo?

Gli ultimi giorni - più o meno dall’inizio di febbraio - stanno mostrando un rinnovato interesse per Zynga, l’azienda tecnologica famosa per i videogiochi online che distribuisce su Facebook. Il titolo ha preso il volo e, dopo aver vivacchiato a lungo attorno ai 10 dollari, prima è schizzato fin sopra i 14 dollari e adesso veleggia poco sotto i 13 dollari. Il tutto con volumi moltiplicati rispetto al mese precedente.
Ma che cos’è successo a Zynga? e che cosa hanno visto gli investitori per riscoprire questo titolo? Di certo a innescare questa ondata di acquisti sul titolo ha contriuito più di ogni altra cosa la documentazione presentata da Facebook per chiedere la propria quotazione in Borsa: in quei documenti si legge che il 12% delle entrate di Facebook dipendono proprio da Zynga.
Questo “piccolo particolare” significa in pratica che ancora per un po’ di tempo - almeno finché Facebook non troverà un’alternativa e non amplierà le proprie fonti di incasso - l’accordo fra la società di videogiochi e il colosso dei social network non sarà messo in discussione, dunque Zynga potrà approfittare di questa posizione di vantaggio. Ma a parte questo sembra che ci sia ben poco d’altro.
Continua a leggere: Le azioni Zynga volano, ma solo sull'onda di Facebook

Un’offerta pubblica di vendita da 5 miliardi di dollari, con il supporto delle più importanti banche d’affari, da Morgan Stanley a J.P. Morgan e Goldman Sachs. Dopo tanta attese, tanti annunci poi rimandati, alla fine Facebook ha presentato alla Sec un’istanza per la quotazione in Borsa.
Dopo soli 8 anni di attività, il social network più famoso al mondo ha una base di 800 milioni di utenti attivi mensilmente: nel 2011 il fatturato ha raggiunto i 3,7 miliardi di dollari. La crescita futura, però, non potrà mantenere i ritmi registrati finora e la società stessa, nei documenti presentati alle autorità di controllo, ammette i propri punti di debolezza, come sottolinea TechCrunch.
Innanzitutto Facebook ha già quasi saturato i suoi mercati chiave nel mondo occidentale, in termini di utenti. E poiché finora la redditività della società è legata al numero di iscritti attivi, in futuro un rallentamento nella crescita dell’utenza potrà riflettersi anche sui risultati economici. Ma non basta: fra gli altri fattori di rischio ci sono la carenza di prodotti dedicati all’utenza via cellulare, la pressione dei concorrenti come Google+, Twitter e Microsoft, la censura dei governi e la normativa sulla privacy, la dipendenza da un solo cliente, Zynga, per il 12% dei ricavi.
Continua a leggere: Facebook: Ipo da 5 miliardi di dollari, ma non per tutti