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Telecom Italia

Intesa per Telecom: Bernabè presidente con poteri da capo azienda

pubblicato da alessandro condina in: Telecomunicazioni Telecom Italia


Formalmente largo ai giovani, ma nella sostanza in Telecom Italia - come nel paese di cui è l’ex monopolista - trionfa il celebre motto del Gattopardo: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E così l’amministratore delegato Franco Bernabè diventa presidente del gruppo, ma con funzioni esecutive e deleghe simili a quelle che già aveva e con un chiaro ruolo di capo azienda sul modello dell’alleato-azionista spagnolo Telefónica. Lo affiancano due top manager interni che vengono promossi, ma di fatto continuano a seguire i settori di cui si occupavano prima.

Bernabè, quindi, avrà le deleghe non operativesi occuperà delle operazioni straordinarie, dei rapporti con le Authority, della finanza, del controllo e della comunicazione istituzionale; sarà lui a gestire le controllate, fra cui TiMedia che gestisce le televisioni generaliste del gruppo Telecom, Mtv e La7 che sta dando non pochi grattacapi e dispiaceri al presidente del Consiglio Berlusconi.

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Telecom Italia in ulteriore progresso grazie a report Citigroup

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia S&P Mib Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

Non si ferma il rally di Telecom Italia che, dopo aver superato l’altro ieri le resistenze di area 1 euro, prosegue spedita verso il top di novembre a 1,1230. Una vittoria oltre questo ultimo ostacolo determinerebbe la ripresa del recupero in forza dalla scorsa primavera in direzione degli 1,26 circa toccati a settembre 2009. L’eventuale ritorno sotto quota 1 preannuncerebbe invece un test del supporto a 0,9435.
Telecom oggi approfitta di un report di Citigroup, che ha alzato il prezzo obiettivo a 1,20 euro da 1,02 con raccomandazione di acquisto. Gli analisti dell’importante investment bank americana hanno migliorato le stime sulla divisione mobile brasiliana e sulla telefonia fissa in Italia, facendo anche presente che i mandati dei top manager scadono ad aprile.
La gestione dell’a.d. Bernabe’ e del presidente Galateri non e’ stata esente da critiche, quindi Citigroup ipotizza che entro breve potrebbero essere prese iniziative rilevanti, come ad esempio il lancio di una nuova strategia sul mobile in Italia, oppure un dividendo superiore ai 5,5 centesimi attesi dal mercato: questo al fine di garantire una riconferma ai manager. Ma anche l’ipotesi di ricambio ai vertici sembra solleticare l’interesse degli investitori.
Il titolo grazie a questi scenari sta per il momento ignorando il rischio di rinvio del lancio dell’offerta residenziale a 100 Mega in fibra ottica. Telecom attende l’ok dell’AgCom, che dovrebbe decidere martedi’ prossimo. Secondo indiscrezioni di stampa gli operatori telefonici alternativi avrebbero scritto all’authority per far presente il rischio di instaurazione di un monopolio da parte di Telecom, in quanto quest’ultima non li avrebbe messi nelle condizioni di farle concorrenza nella banda larga.

Telecom Italia Media sale su possibile cessione

pubblicato da Ferry Boat in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Telecom Italia Media al centro delle attenzioni degli operatori questa mattina. Il titolo sta provando a mettere sotto pressione la resistenza a 0,2545 euro, livello oltre il quale verrebbe completato il doppio minimo in formazione da circa tre settimane, un pattern rialzista capace di spingere i prezzi sul top di fine ottobre a 0,2840. A catalizzare gli acquisti e’ stato un articolo di Repubblica che ha riproposto un tema gia’ emerso a piu’ riprese in passato, ovvero quello relativo alla valorizzazione della partecipazione di controllo in TI Media da parte di Telecom Italia. In base a quanto riportato dal quotidiano l’a.d. di Telecom Franco Bernabe’ e quello di TI Media, Gianni Stella, sarebbero al lavoro con il cfo Andrea Mangoni per prendere una decisione. Il momento sembrerebbe propizio per una vendita dato che, grazie all’effetto-Mentana, la share di La7, il canale generalista del gruppo, e’ balzato da meno del 3% al 4%. Inoltre i conti al 30 settembre hanno evidenziato una crescita dell’11,6% a/a dei ricavi e il ritorno in positivo dell’EBITDA. Tra le ipotesi sul tavolo oltre alla cessione totale del pacchetto azionario c’e’ quella che prevede una discesa di Telecom Italia sotto il 50%, in modo da poter deconsolidare i conti di TI Media. Questa ultima motivazione appare invero non determinante date le dimensioni minime di TI Media rispetto al gruppo Telecom. Inoltre l’indebitamento netto di TI Media e’ sceso a 99,2 milioni di euro in virtu’ dell’aumento di capitale da 239,5 milioni concluso a giugno il cui onere e’ ricaduto principalmente sulla stessa Telecom. Da segnalare anche che TI Media ha un 10% di Dahlia, la pay tv controllata dagli svedesi di Air Plus, attualmente in difficolta’ e probabilmente prossima a sua volta a un aumento di capitale. Il frangente potrebbe pero’ essere colto da TI Media per acquisire Dahlia e potersi mettere sul mercato con un pacchetto completo costituito da frequenze digitali e pay tv.

TLC: prima Wind, ora Tiscali, i piccoli alzano il tiro

pubblicato da Ferry Boat in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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I termini della fusione tra Wind e Vimpelcom rimangono ancora incerti su alcuni dettagli. Il gruppo Terna ha avviato delle trattative con Wind in merito al contratto per l’utilizzo della rete in fibra ottica controllata dal gestore della rete elettrica nazionale. La cifra chiesta per la rimodulazione di un contratto in scadenza al 2019 sarebbe di 100 milioni di euro. D’altra parte i legami con Terna sono assai cambiati da quando il gruppo Wind non è più controllato da Enel e la scadenza del 2019 per il contratto che regolamenta l’uso di un backbone da 13 mila chilometri in fibra ottica si pone su basi ben diverse dai 13 milioni di euro annui previsti oggi.

Di certo questo non è il solo dossier che il nuovo colosso Vimpelcom-Wind dovrà affrontare nel prossimo futuro: ad Algeri il premier Dmitry Medvedev russo recatosi nel Paese nordafricano anche per questo dossier non ha trovato l’accoglienza che sperava sul caso Djezzy. La compagnia telefonica algerina ha infatti una proprietà divisa tra il governo locale e la nuova Vimpelcom-Wind. Già lo scorso anno la società algerina era stata multata per ragioni fiscali per 597 milioni di dollari e quest’anno nuove rivendicazioni del governo per 230 milioni di dollari di tasse inevase potrebbero indicare rinnovate pressioni nazionalizzatrici. Nel secondo trimestre Djezzy ha registrato ricavi per 436,5 milioni di dollari in calo rispetto ai 478,9 milioni di dollari del secondo trimestre del 2009, ma comunque assai rilevanti (basti pensare che in tutto il 2009 Wind Italia ha fatturato 7,4 miliardi di dollari). I passati tentativi di vendere alla sudafricana MTN Djezzy si sono infranti proprio contro il veto del governo algerino e dunque il nodo da sciogliere per Vimpelcom-Wind non sarà facile.

D’altra parte anche in Italia la partita si complica sempre di più e la contrapposizione degli operatori alternativi al monopolio nella rete fissa di Telecom Italia registra novità ogni giorno. Oggi il progetto di Tiscali di avviare la realizzazione di una rete in fibra ottica direttamente collegata al cliente in tutta la Sardegna aggiunge un nuovo tassello al progetto Fibra per l’Italia e consolida la presenza di Tiscali nella regione dove ha una quota di mercato intorno al 50 per cento. Il Comitato NGN nel frattempo non sembra aver fornito soluzioni al problema della rete italiana e del suo ammodernamento. Il potenziamento di Tiscali, Wind, il delisting di Fastweb e gli investimenti di Vodafone lasciano però intravedere un’accesa pressione competitiva con Telecom Italia in vista di un nuovo assetto.

La difficile sfida di una composizione dei pesi nell’interesse del Bel Paese e dell’abbattimento del digital divide (che rimane la vera sfida della rete italiana) chiamerà dunque da subito il neoeletto ministro Paolo Romani a nuovi interventi sul tema. Con la novità di un’apertura sempre più palese delle nostre reti tlc e del nostro mercato al resto del Mediterraneo e persino dell’Asia. Soluzioni di lungo periodo richiederanno dunque nuovi e più solidi sforzi in vista di un riassetto del ricco mercato italiano delle telecomunicazioni, un mercato che potrebbe rilanciare anche il progetto di una crescente integrazione delle tlc con i content provider dopo i fallimenti di qualche anno fa. Come dimostrato anche dai diversi progetti sulla ip tv di Fastweb.

Tlc in fibrillazione: dopo Wind è la volta di Tiscali

pubblicato da Ferry Boat in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb

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Autunno caldo per le telecomunicazioni. La nascita del quinto operatore telefonico globale con la fusione Wind-Vimpelcom si è infatti inserita nel contesto assai dinamico delle tlc italiane. L’annosa questione della rete di nuova generazione impantanatasi nel Comitato NGN che in passato aveva sofferto di una irriducibile contrapposizione tra Telecom Italia da un lato e gli operatori alternativi come Fastweb, Tiscali, Vodafone e Wind stessa, è stata esacerbata dagli incrementi tariffari previsti da nuove normative.

Da ultimo ieri un incontro fra Luigi Gubitosi (Wind) e Paolo Bertoluzzo (Vodafone) con il commissario alla Concorrenza europea Neelie Kroes ha confermato le pressioni contro i recenti provvedimenti sull’aumento delle tariffe per l’unbundling. Entro il prossimo 21 ottobre è prevista una pronuncia dell’Ente europeo per la concorrenza, dopo il via libera ai rincari da parte dell’Antitrust italiana. Il gioco della concorrenza nel settore delle telecomunicazioni in Italia appare dunque ancora una volta molto vivace, probabilmente a causa del mercato del Bel Paese che si presenta, per tutti gli operatori, assai goloso. Non mancano gli smarcamenti da parte dei singoli operatori alternativi.

Wind con la nuova maxifusione con i russi di Vimpelcom si presenta al mercato in nuove vesti e con altro profilo finanziario. Già Moody’s e Fitch hanno manifestato parere positivo sulla fusione, grazie ai nuovi ratio patrimoniali espressi dal neonato colosso della telefonia. Con gli altri operatori alternativi a Telecom sviluppa progetti per il broadband nelle maggiori aree urbane italiane, quelle che, secondo tutte le proiezioni, ripagano subito l’investimento di chi impianti una rete tlc.

Proprio in queste ore Tiscali ha parzialmente confermato quanto rivelato dal quotidiano MF stamane: il gruppo sardo è in trattativa con la società cinese ZTE per la creazione di un nuovo network a banda ultra-larga. Il quotidiano di via Burigozzo si spingeva però molto oltre parlando di un progetto di rete in fibra ottica da promuovere a Cagliari e dunque in tutta la Sardegna. Lavori in corso nella rete per il gas abbatterebbero drasticamente i costi per l’investimento e la proprietà della nuova rete sarda consentirebbe dunque a Renato Soru di agire nell’Isola come fa Telecom Italia nel resto d’Italia per la rete in rame concedendo in unbundling il collegamento alla rete in fibra agli altri operatori. Una prospettiva che al giro di boa regala 7,4 punti percentuali e un ruolo da protagonista al titolo dell’Isp sardo a Piazza Affari.

Né rimane con le mani in mano Vodafone, il collosso britannico infatti ha affermato, a margine di nuovi piani di investimento in Liguria, di investire nel Bel Paese, ogni anno, fino a un miliardo di euro in servizi e innovazione. Oltretutto la società guidata in Italia da Paolo Bertoluzzo è in prima fila con gli altri operatori alternativi a Telecom nel confronto sulla questione della rete di nuova generazione. Un confronto che già in passato si è mostrato molto aspro, ma che la nomina di Paolo Romani, uomo da sempre attento alla questione del digital divide e del Next generation network, potrebbe adesso incanalare su binari più stabili.

Rete Telecom: le posizioni tra gli operatori rimangono lontane

pubblicato da Ferry Boat in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb

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L’incontro del prossimo 17 settembre di Telecom e degli altri grandi player italiani della telefonica con il sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Romani sicuramente non sarà facile. Le Telecomunicazioni sono infatti in subbuglio e la giornata di ieri ha registrato due eventi intrecciati e paralleli insieme. L’ultimo incontro dell’Agcom ha infatti modificato le tariffe dell’unbundling, del bitstream e del wholesale line rental: una serie di servizi che in pratica rappresentano il modo in cui operatori alternativi come Wind, Vodafone o Fastweb si collegano alla rete di Telecom Italia. Si tratta di modifiche che dovranno passare al vaglio dell’Unione europea e dunque nuovamente dell’Authority, ma comunque di modifiche importanti e discusse. In particolare l’Autorità delle telecomunicazioni ieri, dopo i recenti cambiamenti della normativa europea in materia, ha rivisto le tariffe dell’unbundling imposte ai concorrenti di Telecom.

L’Unbundling Local Loop, letteralmente, “accesso disaggregato alla rete” è in sostanza il sistema che permette agli operatori alternativi a Telecom di sfruttare - dietro pagamento di tariffe - la sua rete fissa, che come noto è la principale del Bel Paese. L’applicazione del sistema unbundling è stata anche chiamata “liberalizzazione dell’ultimo miglio” perché in pratica ha consentito ai nuovi operatori di gestire solo i cavi che collegano le centraline Telecom con il cliente finale (facendosi così pagare le proprie bollette). Contemporaneamente a Telecom vengono corrisposte delle tariffe per l’utilizzo della sua rete, proprie i canoni dell’unbundling di cui sopra.

Queste tariffe sono dunque essenziali per la gestione del pluralismo del sistema delle telecomunicazioni italiane e per i margini economici dei vari operatori. Fino a ieri era previsto che per il 2010 gli operatori alternativi pagassero un canone di 8,7 euro al mese dal primo maggio di quest’anno, che dal primo gennaio dell’anno prossimo il canone salisse a 9,26 euro per poi passare a 9,67 dall’inizio del 2012. Le nuove norme Ue hanno però proposto dei nuovi sistemi di calcolo delle tariffe che sono diventate meno onerose per gli operatori alternativi, almeno in prospettiva: nel 2010 si rimane a quota 8,7 euro per poi passare a 9,14 (invece che a 9,26) e a 9,48 euro nel 2012.

Se si considera che attualmente gli operatori pagano 8,49 euro un progresso graduale verso i 9,48 euro significa comunque un aumento di 1 euro in meno di due anni. Per Telecom è sicuramente un buon affare (anche se meno buono di quanto previsto inizialmente) e gli operatori affermano che a queste condizioni in Italia si paga più che nella media dei paesi europei. D’altra parte la gestione da parte di Telecom dell’unica rete veramente capillare d’Italia presenta degli oneri notevoli soprattutto in un territorio morfologicamente complesso come quello del Bel Paese.

Fra incumbent e competitor insomma non corre ancora buon sangue e sul caso del Comitato Ngn si sono registrate delle ulteriori rotture. Il Comitato Next generation network, quello che dovrebbe occuparsi della rete di nuova generazione e creare una proposta per l’Autorità delle telecomunicazioni guidata da Corrado Calabrò ha portato ieri al tavolo un documento di 24 pagine che ha scatenato le ire degli operatori alternativi. Le idee del presidente Francesco Vatalaro non sono andate giù agli operatori che le hanno giudicate appiattite sulle posizioni di Telecom Italia. Almeno fino alla fine del mese il Comitato Ngn dovrebbe reggere, tuttavia questo primo incontro è stato senz’altro poco “armonico” ed è ancora possibile che il comitato si sciolga.

D’altra parte che non sarebbe stato facile trovare la quadra sulla delicata questione della rete di nuova generazione in Italia era noto da anni e già si sapeva che le posizioni fra Telecom e gli altri operatori fossero molto distanti in materia. Basti pensare che, secondo i concorrenti di Telecom, le nuove tariffe prevedono al termine del biennio costi di manutenzione per 2,25 euro e costi amministrativi commerciali per 0,68 euro che sarebbero troppo elevati rispetto al dovuto nei 9,67 euro complessivi previsti dal 2012 che sarebbero eccessivi. Tanto che l’Autorità ha deciso di vincolare l’applicazione delle nuove tariffe al miglioramento della qualità della rete in rame di Telecom Italia (attraverso maggiori investimenti da parte dell’azienda) e all’ammodernamento della rete di accesso nell’ottica delle reti di nuova generazione (NGN). Facile però prevedere che ancora molte recriminazioni fra i vari operatori rallenteranno lo sviluppo della rete di nuova generazione in Italia.

Telecom Italia: cambi di scenario in Sudamerica

pubblicato da Ferry Boat in: Telecom Italia Azioni Italia Assicurazioni

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La questione intorno agli assetti di Vivo per Telecom Italia è assai meno marginale di quanto a volte appaia dalla cronaca finanziaria nazionale. In Brasile, alla fine del primo trimestre, il colosso telefonico italiano realizza più di un quinto del proprio fatturato ossia circa 1,39 miliardi di euro. Certo in termini di redditività la società ha ancora molto da dare e i margini rimangono assai esigui: l’ebit della business unit brasiliana ammonta a soli 65 milioni di euro su un risultato operativo complessivo di Telecom di 1,4 miliardi di euro. Va però osservato che il ritorno a un utile operativo è recente per Tim Brasil e che gli investimenti da 277 milioni di euro (su cui però ha influito anche il cambio) sicuramente contribuiranno ai risultati nei prossimi anni.

Il contesto appare incoraggiante: San Paolo continua a essere il cuore economico di tutto il continente e le stime ipotizzano che già quest’anno la crisi dovrebbe sparire con una crescita del Pil del Paese intorno al 4-5 per cento. Una crescita così, come noto, in Europa ce la sogniamo e neanche le ottimistiche previsioni di Ben Bernanke attribuiscono al Pil statunitense un recupero superiore al 3,5 per cento nel 2010. Insomma il Brasile è quasi un El Dorado e la nuova crisi interna a Vivo potrebbe creare anche delle occasioni per Telecom Italia, sebbene più di un dubbio sorga all’idea che le Autorità locali approvino che Telefonica raggiunga un quasi monopolio nella telefonia brasiliana, viste anche le sue importanti partecipazioni in Telecom Italia. Si spera che almeno questa volta non sia incolpata la società italiana delle manovre della sua azionista.

Al riguardo occorre senz’altro ricordare che ieri in Argentina Telecom Italia ha ottenuto un importante successo legale con le decisioni della Corte di Appello locale che ha annullato le risoluzioni in merito al diritto di voto dei rappresentanti della società italiana in Telecom Argentina. In realtà si tratta soltanto di un successo parziale. Nonostante il Fuero Penal Economico abbia in parte accolto le richieste della società italiana la partita, che si gioca in diverse sedi legali e su diversi argomenti, è ancora aperta come ha dichiarato la famiglia Werthein. Quest’ultima è particolarmente interessata dal caso anche perché fra i temi in discussione c’è quello su un’opzione call in mano a Telecom Italia sul capitale dei Werthein in Sofora, la holding di controllo di Telecom Argentina. Tale opzione finora non è stata esercitata dal gruppo italiano, ma gli consentirebbe di ottenere il controllo della società argentina.

Il contenzioso legale però appare ancora lungo e incerto, anche perché diversi investitori argentini fanno pressione per ottenere la possibilità di subentrare a Telecom Italia nel capitale di Telecom Argentina e il governo della stessa Kirchner schiera contro il gruppo italiano il segretario Guillermo Moreno al Commercio Estero. Come ha giustamente sottolineato il quotidiano argentino La Nacion appare invece davvero strano che, tra tanti soggetti coinvolti in questa complessa partita, non figuri proprio Telefonica dalle cui mosse, invece, ha preso avvio proprio quella concentrazione oggi contestata a Telecom Italia.

Telefonica stringe la presa sulla brasiliana Vivo

pubblicato da Ferry Boat in: OPA per tutti Telecomunicazioni Telecom Italia

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L’espansione di Telefonica in Sudamerica, Cina ed Europa sembra inarrestabile. Martedì sera, di fronte alle incertezze portoghesi sull’offerta per la brasiliana Vivo, il numero uno di Telefonica Cesar Alierta ha alzato la posta in gioco e messo sul piatto 6,5 miliardi di euro per il 50% della compagnia brasiliana divisa tra Portugal Telecom e la stessa Telefonica.

Le pressioni su Lisbona, negli ultimi giorni, sono state granitiche. Telefonica ha anche messo nell’offerta il 10% della stessa Portugal Telecom che, direttamente o indirettamente, controlla: come a dire “dateci il vostro futuro, che al momento passa inevitabilmente per il Brasile, e vi renderemo la vostra libertà”. Il management da subito fortemente contrario all’offerta di Alierta adesso fa i conti con una proposta che copre una cifra vicina a quella della capitalizzazione attuale della stessa Portugal Telecom.

In alternativa il numero uno di Portugal Telecom, Henrique Granadeiro, potrebbe optare per una conquista più “soft” di Vivo con la cessione a Telefonica prima di un terzo delle quote portoghesi (per oltre 2,16 miliardi di euro) e dunque con l’esercizio entro tre anni di un’opzione put delle azioni della società brasiliana rimaste in portafoglio. A quel punto comunque Telefonica avrebbe da subito il controllo di Vivo e quindi la questione, da un punto di vista strategico, sarebbe marginale.

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Telecom Italia: mancano sia le risposte che le strategie

pubblicato da Ferry Boat in: Notizie Persone & fatti Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb Politica

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Questo Paese a tratti si rivela inquietante. Di certo una vicenda come quella di Telecom Italia Sparkle avrebbe causato terremoti peggiori in un’altra nazione anche se scandali simili si sono visti altrove. Nel mezzo delle elezioni britanniche si potrebbe ricordare che il News Group pagò secondo il Guardian 1 milione di sterline per risarcire personaggi pubblici spiati dai suoi giornalisti. Più spesso avviene il contrario, ossia che siano i giornalisti ad essere spiati come nel caso italiano, in cui è stato acclarato che Marco Mancini, il numero due del Sismi che lavorava anche in Telecom, spiava i giornalisti di Repubblica Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo. Lo ha ammesso lui stesso. In Germania è successa la stessa cosa con le Ferrovie tedesche che spiavano clienti, fornitori, giornalisti e persino parlamentari e gli esempi si potrebbero moltiplicare ancora.

Ma quel che inquieta è il corto circuito che si sta creando e che è tutt’altro che finito. Secondo diverse indiscrezioni assai diffuse da tempo sul mercato motivi di sicurezza strategica imporrebbero al gruppo Telecom Italia di non cedere Sparkle che pure è stata l’epicentro del maxicarosello che ha imposto accantonamenti per 507 milioni di euro di cui solo 10 scontati già nel 2009. Il caso grave di un sistema di frodi collegate al primo e al secondo operatore di telefonia italiana (Fastweb) rimane comunque ancora aperto e gli sviluppi sono tutt’altro che certi.

Basta osservare che ieri le dure accuse dei piccoli azionisti di Telecom (Asati), dei sindacati e persino di Beppe Grillo hanno comunque scosso l’assemblea. Mentre i rappresentanti dei lavoratori inscenavano il funerale dell’azienda, lo stesso consigliere indipendente Luigi Zingales (pur specificando che i fatti sono precedenti all’insediamento dell’attuale consiglio) affermava: “È un fallimento del cda essere arrivati a questo punto” nella vicenda Sparkle.

D’altra parte le batoste di Telecom Italia sembrano davvero non finire mai: dal caso Tavaroli-Mancini, alla vendita a Telefonica con successive cessioni di Hansenet e problemi ancora irrisolti in Argentina a quest’ultimo scandalo delle carte prepagate per siti porno che chiama anche in causa La ‘Ndrangheta sembrano davvero una discesa agli inferi.

Forse l’azione di responsabilità contro il vecchio management potrebbe ridare un po’ di credibilità a una società che non può certo vivere soltanto dei sorrisi di Belén Rodrìguez. Bisognerà senz’altro fare qualcosa di più che accantonare 10 milioni. Nel frattempo un aiuto forse insperato arriva dall’Autorità delle Telecomunicazioni che ha proposto un rinnovo delle tariffe unbundling a tutto vantaggio di Telecom Italia.

Si tratta in pratica delle tariffe che le altre compagnie pagano al gestore della rete telefonica di Telecom Italia, ossia all’unica rete veramente nazionale e per loro è previsto un graduale aumento da 8,7 a 9,67 euro al mese entro il 2012. Fastweb nella pubblicazione odierna della prima trimestrale ha calcolato che “L’aumento che scatterebbe a maggio avrebbe un impatto negativo sull’EBITDA 2010 di FASTWEB pari a 1,7 milioni di euro (non incorporato nella guidance). Considerando l’aumento già introdotto nel 2009 e quelli proposti, l‘impatto cumulato sull’EBITDA nel periodo 2009-2012 sarebbe negativo per circa 70 milioni di euro”.

Non si tratta dunque di bruscolini, anzi. Sempre in base alle indiscrezioni (che però sul mercato come noto contano) negli ultimi mesi si sarebbe coagulato un interesse degli operatori antagonisti a Telecom per la costituzione di una rete alternativa per la copertura almeno delle grandi città. In effetti di infrastrutture alternative (ma non complete per il territorio nazionale) ne esistono, come quella di Retelit o di Eutelia, ma finora ogni riflessione ufficiale su una rete alternativa a quella di Telecom Italia è approdata a un solo aggettivo: “antieconomico”.

Di certo, però, la rendita di posizione che ancora la ex Sip vanta non potrà essere eterna. Senza considerare che la riduzione delle attività nei mercati emergenti e l’uscita da diversi mercati maturi rischia di comprimere la redditività del gruppo e di marginalizzarlo ulteriormente nel contesto internazionale. Forse, come per i paesi, anche per le grandi aziende l’unico modo per uscire realmente dal debito è quello di guadagnare di più.

Telecom: il piano convince il mercato, ma qualche incognita rimane

pubblicato da Ferry Boat in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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Giornata brillante per Telecom che guadagna circa tre punti percentuali portandosi a 1,12 euro dopo l’annuncio di un dividendo in crescita per il prossimo anno. La cedola per ora è stata mantenuta a 5 centesimi, ma il management confida di potere incrementare ancora l’efficienza del gruppo e di riuscire a migliorare i risultati della compagnia nel prossimo triennio. Per quest’anno è prevista una ulteriore flessione del giro d’affari, ma la solida generazione di cassa dovrebbe gradualmente consentire a Telecom di mantenere e incrementare la propria redditività. Nel prossimo triennio Franco Bernabè si attende una generazione di cassa da 21 miliardi di euro che dovrebbe raggiungere una incidenza sui ricavi del 2012 del 26 per cento. Riprenderà con forza l’azione sul debito e l’obiettivo del 2012 è quello di una riduzione delle esposizioni a 28 miliardi di euro contro i 34,7 miliardi di euro di fine 2009.

A rassicurare il mercato contribuiscono pure i tentativi di composizione dell’”affaire Sparkle” per il quale l’azienda ha accantonato un fondo rischi da 507 milioni di euro. L’impatto economico della vicenda nel 2009 si sarebbe limitato a 10 milioni di euro di oneri finanziari. Quasi 300 milioni di euro deriverebbero direttamente dall’Iva indebitamente sottratta al fisco mentre il resto sarebbe da attribuire a varie sanzioni.

Secondo alcuni osservatori questa soluzione da mezzo miliardo sarebbe la più economica per Telecom Italia che potrebbe altrimenti vedere lievitare notevolmente la bolletta per la frode carosello contestata dagli inquirenti fino anche a un miliardo di euro. Segnali di normalizzazione provengono anche dai mercati sudamericani dove il management conta di chiudere “abbastanza rapidamente” la cessione di Telecom Argentina e punta a estrarre maggiore valore dalle proprie attività brasiliane.

L’azione di progressiva riduzione dei costi (anche tramite i tagli del personale) ha alleggerito il conto economico, tuttavia per invertire la graduale tendenza del gruppo a ridurre il proprio giro d’affari servirà che l’azienda si concentri sull’allargamento della base clienti tramite un miglioramento dei servizi offerti. Gli analisti hanno approvato la stabilizzazione dell’ebitda e la sua proiezione oltre i 12 miliardi di euro per il 2012, tuttavia da Milano potrebbero ancora arrivare problemi.

Il passaggio di un ramo dell’inchiesta romana al procuratore aggiunto Francesco Greco potrebbe, infatti, preludere a nuovi scontri fra avvocati e giudici sul caso della maxi frode da oltre 2 miliardi di euro che ha coinvolto anche Fastweb. Il Corriere della Sera di oggi riassume i contrasti con la Procura evidenziando che secondo i pm di Milano il reato da contestare sarebbe la frode fiscale e quindi si dovrebbe andare in tribunale. Secondo gli avvocati del gruppo il caso comporterebbe invece solo un’elusione fiscale e quindi porterebbe al massimo a un confronto con l’Agenzia delle Entrate. Nel 2010 comunque i manager e gli avvocati della compagnia dovranno ancora fare gli straordinari.