giovedì 04 marzo 2010

Fastweb: serve una decisione rapida

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Il quadro di Fastweb rimane fluido in attesa delle decisioni della magistratura. In queste ore il titolo cede ancora qualcosa a Piazza Affari, il consiglio di amministrazione ha deciso di chiedere l’isolamento della divisione Wholesale che controlla le attività incriminate. Una figura di garanzia potrebbe governare questa business unit dal peso ormai ridotto, lasciando integre, però, le altre attività. Una soluzione simile sembra pronta anche per Telecom Italia Sparkle, ma, di fronte alla gravità delle accuse, ancora tutto rimane incerto.

Quarantotto ore per il rinvio della decisione sul commissariamento rischiano di essere troppo poche e si diffondono le prime preoccupanti voci sugli effetti di questa pesante inchiesta sull’operatività della compagnia telefonica. Alcuni grandi clienti avrebbero già congelato il rinnovo dei contratti con Fastweb e ora corrono rischi i rapporti con le pubbliche amministrazioni che fino a ieri erano un fiore all’occhiello tra le attività della società della fibra ottica. Se la sfiducia si allargasse al retail, la situazione potrebbe davvero aggravarsi.

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mercoledì 24 febbraio 2010

Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarie

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Quello che coinvolge Fastweb e Telecom è già un caso di dimensioni internazionali, ma rischia di avere conseguenze economiche e politiche di primo piano per il Bel Paese, nonostante la svizzera Swisscom sia da tempo il socio di controllo della compagnia della fibra ottica. Le dimensioni inevitabilmente politiche di quanto sta emergendo dalle indagini si possono riportare non solo all’arresto di Nicola di Girolamo, senatore Pdl già accusato di avere utilizzato l’appoggio della famiglia calabrese della ‘Ndrangheta Arena per essere rieletto nei seggi esteri e in particolare dalla città di Strasburgo, ma perché rischia di entrare nell’inchiesta anche il nome di Riccardo Ruggiero, ex presidente di Telecom Italia Sparkle e figlio dell’ex ministro degli esteri del Pdl Renato Ruggiero. A legami con ambienti politici riportano anche le frequentazioni di Gennaro Mokbel, misterioso personaggio che avrebbe collegato Nicola Di Girolamo alla famiglia degli Arena e che avrebbe gestito la complessa rete di cartiere in cui confluivano i fondi neri ingenti creati con il sistema del carosello.

In pratica un sistema di fatturazioni false avrebbe permesso di evadere imposte per oltre 365 milioni di euro e di creare veri e propri tesoretti esteri non dichiarati. Un mandato di cattura è stato emesso anche nei confronti di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb (ai tempi e.Biscom) che si trovava in Sudamerica, ed è indagato pure Stefano Parisi, altro storico manager di Fastweb e attuale amministratore delegato del gruppo. Arrestato anche Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle.

Il sistema utilizzato per creare credito d’imposta in Italia e fondi neri all’estero attraverso delle “cartiere” era quello del “carosello”, una delle frodi fiscali più diffuse. Soltanto nel primo semestre del 2009 sono stati scoperti e denunciati in Italia giri di fatture false con evasioni d’Iva per 1,5 miliardi di euro. I fondi neri creati tramite catene societarie in Italia e all’estero (fra queste ci sarebbero Acumen, I Globe, Telefox e Broker Management) rimpallavano tra i paradisi fiscali di mezzo mondo e sparivano.

Da dove venivano questi soldi? Da Iva che in realtà spariva all’estero mentre le società accumulavano crediti di imposta immotivati. Le cifre sono appunto enormi e adesso Fastweb e Tim Sparkle rischiano il commissariamento che è già stato chiesto dal pubblico ministero. Le due società controllano migliaia di chilometri di fibra ottica in giro per l’Italia e per il mondo: in gioco ci sono asset di primo piano della telefonia italiana.

Sia Fastweb che Telecom Italia si sono dichiarati parte lesa in questi procedimenti, né è del tutto nuova la notizia di queste indagini su un giro di fatture false: la stessa Swisscom ha ammesso di essere a conoscenza di queste inchieste quando rilevò il gruppo, qualche altra notizia in merito in passato era stata pubblicata. Adesso Swisscom chiede un chiarimento, con lei il mercato. Nuovi appaiono invece i possibili legami di personaggi coinvolti nella gestione dei fondi neri esteri di Telecom Italia Sparkle e Fastweb con la ‘Ndrangheta e nuova sembra anche l’entità degli importi dovuti allo Stato.

In attesa di un chiarimento Fastweb, la seconda compagnia telefonica italiana, cede in Borsa l’1,66 per cento. Telecom Italia e la sua controllata Telecom Italia Media cedono invece l’1,48 e l’1,82% a Piazza Affari. Ancora una volta la telefonia made in Italy è al centro di uno scandalo. I tempi della giustizia italiana lasciano ipotizzare lunghe attese ed esiti incerti e rendono di dubbia efficacia una sospensione dei titoli dalle contrattazioni: l’operatività dei gruppi interessati, d’altra parte, non pare ancora a rischio (specialmente nel caso di Telecom Italia). Detto questo non si può non osservare che il turbine di privatizzazioni e intercettazioni è finito persino in Carosello e che ancora una volta il futuro dei servizi di telefonia in Italia passa per un tribunale.

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martedì 02 febbraio 2010

Telecom Italia: voci di opa scaldano il titolo nonostante le smentite

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Di rumor in rumor il titolo Telecom Italia continua a guadagnare terreno a Piazza Affari. L’annunciata e “pluri-smentita” ipotesi di una fusione con Telefonica ha portato l’azione del big italiano della telefonia persino a 1,175 euro facendogli superare anche gli ostacoli di area 1,15. Gli annunci odierni di Repubblica su un via libera del governo (ma dal governo smentiti) sulle nozze italo-spagnole sicuramente influenzano questi recuperi, però va osservato che i movimenti di oggi sono in scia a rialzi già partiti lo scorso 26 gennaio.

Già i volumi del 22, quando le prime ipotesi di fusione carta contro carta fra Telefonica e Telecom con successiva opa cominciavano a circolare sulla carta stampata, erano nettamente superiori alla media mensile. Insomma, vera o no che sia l’ipotesi di una fusione con gli spagnoli, il titolo reagisce a questi rumor. Se si considera che viaggiava su 1,00-1,02 euro alla loro uscita, si può dedurre che il premio standard che di solito circola in caso di opa permetterebbe un allungo fino a quota 1,25-1,30 euro.

L’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom, in realtà ha da tempo bocciato come penalizzante una simile valorizzazione del titolo e anche le ipotesi di creazione di una holding a monte con gli azionisti di Telco rischia di creare ancora due valutazioni diverse fra grandi soci e piccoli azionisti.

Il vero problema per il momento sembra, però, quello della posizione del governo che non può nazionalizzare la rete che appartiene da tempo a dei privati, ma non può neanche permettere a cuor leggero che un asset tanto strategico, e già oggetto in passato di abusi, passi in mani straniere.

Nel frattempo almeno in Argentina la linea dell’esecutivo di Buenos Aires sembra un po’ più morbida dopo le dichiarazioni della Marcegaglia che ha chiesto più sostegno agli italiani e le contestazioni della linea dura di Buenos Aires su una cessione entro i termini previsti (e contestati dalla stessa Telecom) del 25 febbraio. Il capo di Gabinetto Fernandez ha accennato alle responsabilità di Telefonica e forse qualcuno si comincerà a chiedere se non siano gli spagnoli più che gli italiani i responsabili di questa concentrazione su quel mercato. Ovviamente una simile apertura si dissolverebbe come neve al sole se davvero asset spagnoli e italiani confluissero in un’unica società.

D’altra parte più di un indizio suggerisce dei vivaci rapporti politici ed economici tra la Spagna e l’Italia: si tratta di legami importanti perché, come noto, Telecom Italia è da tempo un tema non solo economico, ma anche politico in quanto l’unico network che potrebbe consentire una rete di nuova generazione a costi competitivi è quello controllato da lei. Gli intrecci fra Spagna e Italia – il più grande azionista singolo di Telecom Italia è appunto la spagnola Telefonica – però di recente si sono anche moltiplicati e diventano particolarmente suggestivi, viste le manovre iberiche di Mediaset, le voci su un prossimo interessamento di De Agostini ad altri asset televisivi (sempre in Spagna), le nuove indiscrezioni su nuovi progetti di Abertis in Italia… Se l’operazione di fusione fra Telecom e Telefonica (con o senza ingresso dei Fossati al posto dei Benetton) sia verosimile o meno è però difficile da dire. Finora in mezzo a tanto fumo, non si è visto tanto arrosto.

giovedì 03 dicembre 2009

Telecom punta sul Brasile per crescere in Sudamerica

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Poco mossa Telecom all’indomani di un cda che aveva attirato le attenzioni degli operatori. Secondo indiscrezioni nella riunione di ieri il board avrebbe preso decisioni relative al destino di Telecom Argentina, la controllata per la quale da tempo si parla di ipotesi di vendita al fine di uscire dall’impasse determinata dai conflitti con e autorita’ antitrust del paese sudamericano.

Nessuna decisione e’ stata presa in quanto la questione non era all’ordine del giorno, ma i consiglieri ne hanno sicuramente parlato, anche alla luce del fatto che i rappresentati di Telefonica, Julio Linares e Caesar Alierta, hanno lasciato il cda a meta’ dell’opera, come previsto dai regolamenti in quanto la societa’ spagnola ha importanti asset in Argentina.

Questo e’ stato confermato dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato Franco Bernabe’ al termine della riunione. Il manager, oltre alle dichiarazioni di rito, ha affermato che Telecom Italia punta sul Brasile, citando il passo in avanti nel processo di fusione tra Tim Participacoes e l’operatore brasiliano di telefonia a lunga distanza Intelig.

Da queste parole sembra di poter indirettamente intuire che il destino di Telecom Argentina sia segnato, ovvero che il management intenda vendere la partecipazione nella controllante Sofora. Si tratta di un’ipotesi che vede la contrarieta’ della famiglia Fossati, che tramite Findim detiene il 5% di Telecom Italia, secondo la quale le offerte giunte finora sarebbero inadeguate.

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lunedì 12 ottobre 2009

Telecom Italia: prove di consorzio per la nuova rete

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Telecom Italia torna a far parlare di sé. Dopo le tensioni registratesi delle ultime sedute, quando sembrava che si stesse coagulando un fronte antispagnolo pronto a trovare un sostituto agli spagnoli di Telefonica, la rete di telefonia fissa torna a catalizzare l’attenzione del mercato. La novità è una proposta di Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti, che ha ipotizzato la creazione di una società mista pubblico-privato per la costruzione della rete di nuova generazione.

Il piano sembra già dotato di un certo appeal e Bassanini ha fatto esplicito riferimento alla possibilità di un intervento sul progetto di finanziatori esteri come la banca europea Bei e la China Development Bank. Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia e principale interlocutore sul tema visto il ruolo della compagnia nella telefonia fissa (a giugno il 74% degli accessi alla rete fissa) non dice di no, ma pone le sue condizioni e ricorda il forte impegno dell’azienda su tutto il territorio nazionale e anche su quei servizi che i concorrenti abbandonano per la loro scarsa redditività, ma che mantengono unito il Paese.

L’idea rispolvera dunque l’ipotesi di un consorzio di aziende e investitori del settore che promuovano il difficile sviluppo della rete in Italia: già la relazione sulla rete di nuova generazione presentata a marzo da Francesco Caio al ministero dell’Economia parlava di “necessità di un coinvolgimento di più attori per il coordinamento di processi un tempo gestiti all’interno di un unico soggetto (l’operatore ex-monopolista)”.

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martedì 06 ottobre 2009

Telecom Italia: è ancora tango con Alierta

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Non è certo una coincidenza che il premio Tiepolo organizzato dalla Camera di commercio italiana di Madrid sia stato assegnato a Cesar Alierta e a Fulvio Conti. Il primo controlla tramite Telefonica il 40% di Telco, la holding cui fa riferimento Telecom Italia; il secondo invece ha conquistato con Enel Endesa diventando in pratica il protagonista dell’energia spagnola. Un premio dedicato alle collaborazioni tra Italia e Spagna non poteva che andare a questi due, sebbene gli esiti delle due operazioni appaiano più che mai divergenti.

Se infatti Conti nel tempo ha consolidato la posizione finanziaria di Enel dopo l’acquisizione di Endesa e pensa già al futuro e al nucleare, Cesar Alierta si trova in una situazione sempre più spinosa in Italia. Proprio in occasione del premio consegnato a Madrid, il manager ha sottolineato le relazioni di trasparenza e lealtà che legano Telefonica e Telecom Italia promettendo per il futuro sinergie e complementarità che finora si sono viste poco sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente.

Nonostante il solido appoggio dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè le incertezze rimangono però nell’aria e gli intrecci internazionali sulla nostra compagnia telefonica di rango si aggrovigliano. Innanzitutto bisogna ricordare la data del 29 settembre, quando il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani affermò che la quota del 42,3% di Telco in pancia a Telefonica era un “problema da risolvere” e che l’italianità della rete delle telecomunicazioni di Telecom Italia era una priorità: il problema lo deve risolvere l’azienda, ma il governo monitora il dossier.

Già da tempo la sfilza di problemi di Antitrust in Sudamerica ha creato perplessità negli azionisti di Telecom Italia, la società appare ancora oggi paralizzata negli importanti mercati emergenti dell’Argentina e del Brasile a causa della presenza di un socio ingombrante come Telefonica nel proprio azionariato. La stessa associazione dei piccoli azionisti di Telecom, l’Asati, ha di recente chiesto una ricapitalizzazione da 10 miliardi di euro a cui Telefonica non possa partecipare.

Le dichiarazioni di Romani sono state comunque lette a livello internazionale come l’annuncio di un intervento del Governo Italiano sul dossier. Entro il 28 ottobre i soci di Telco dovranno confermare o disdire il patto di sindacato e da più parti si è invocata una rottura con gli spagnoli e una riprogettazione della compagine proprietaria di Telecom Italia in chiave italiana. Fra le ipotesi un ingresso di Mediaset o un riposizionamento degli azionisti di Findim (i Fossati). Nel frattempo, a complicare le cose, diverse indiscrezioni della stampa straniera parlano di un interesse della stessa Mediaset per Cuatro e Digital+, due asset del gruppo Prisa che interesserebbero molto alla società del biscione già fortemente presente in Spagna con Telecinco.

Questi due asset potrebbero interessare un più ampio dossier su Prisa, società per la quale già la stessa Telefonica e il gruppo Vivendi hanno avanzato delle offerte. Quanto possano essere collegate le scelte del Governo su Telecom Italia con le manovre di Mediaset sui mercati esteri è però difficile da dire. Nel frattempo anche in Sudamerica i rappresentanti del Governo sondano il terreno e si scopre che in casa di Ernesto Eurnekian, uno degli interessati alle quote di Telecom Argentina in via di dismissione, si sono recati anche il presidente della Commissione Telecomunicazioni della Camera Mario Valducci e il presidente del Comitato Microcredito Mario Baccini. Degli abboccamenti insomma, in occasione di questa grigliata sudamericana, ci sono già stati e probabilmente gli incontri nei prossimi mesi si moltiplicheranno. Resta solo da capire adesso dove vuole andare Telecom Italia e qual è il ruolo esatto del governo nella vicenda.

venerdì 04 settembre 2009

Telecom Italia guadagna tempo in Argentina

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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Telecom Italia segna un punto in Argentina dopo le cattive notizie dell’ultimo periodo. La Corte d’appello locale (la Camara de apelaciones en lo Civile y Comercial Federal) ha infatti deciso di annullare parzialmente le sfavorevoli decisioni del giudice di prima istanza Enrique Lavie Pico, il quale aveva congelato i diritti di voto dell’italiana in Telecom Argentina in quanto riteneva che sussistesse una posizione dominante del duo Telecom Italia-Telefonica sul mercato argentino.

La “Camara” ha alla fine deciso di bloccare le prossime riunioni del consiglio di amministrazione e dell’assemblea della società nelle quali avrebbero a questo punto potuto deliberare solo i rappresentanti di soci non collegati a Telecom Italia. A Buenos Aires il controllo di Telecom Argentina è attualmente diviso tra la famiglia Werthein e la stessa Telecom Italia che vanta anche un’opzione di riacquisto delle quote dei Werthein non ancora esercitata.

Il timore che Telecom Italia raggiungesse il controllo di Telecom Argentina e che si trasformasse in una controllata di Telefonica (sua socia di rango con il 42% della holding di controllo Telco) creando un gruppo straniero troppo potente da contrastare su quel mercato aveva di fatto spinto la Cndc, l’Autorità antitrust argentina, a imporre la vendita delle partecipazioni di Telecom Italia.

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giovedì 27 agosto 2009

Telecom costretta a cedere gli asset argentini

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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La Cndc, l’Antitrust argentina, ha imposto a Telecom Italia la cessione delle sue quote indirette in Telecom Argentina. Si tratta di una decisione che non giunge inattesa ma che comunque è destinata a imprimere una forte accelerazione al dossier argentino della società guidata da Franco Bernabè.

Già lo stesso management nei mesi scorsi aveva ipotizzato la cessione delle proprie quote in Argentina in caso di offerte ritenute eque. Di fatto l’ingresso della spagnola Telefonica nel capitale di Telco (la holding che controlla il 23% di Telecom Italia) ha generato l’ennesimo effetto dirompente sul mercato sudamericano. Non basterà infatti all’autorità presieduta da Ricardo Alberto Napolitani il congelamento dei diritti di voto in Telecom Argentina da parte della società italiana: si rende necessaria una cessione.

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mercoledì 19 agosto 2009

Telco: si va verso il rinnovo dei finanziamenti

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Il termine per disdettare il patto di sindacato che lega i soci di Telco, il 28 ottobre prossimo, non e’ poi cosi’ lontano e, nonostante il fatto che il periodo attuale sia piu’ propizio alle vacanze che alle grandi manovre finanziarie, qualcosa sembra muoversi all’interno della compagine che forma l’azionariato della holding che controlla Telecom Italia.

In base ai rumor i soci di Telco, ovvero Mediobanca, Intesa San Paolo, Generali, famiglia Benetton e Telefonica, avrebbero iniziato a discutere le modalita’ di rifinanziamento dei prestiti bancari a carico della holding di prossima scadenza. Si tratta di circa 3,5 miliardi di euro in totale, di cui una prima tranche da 1,1 miliardi (nei confronti di Mediobanca) dovra’ essere rimborsata (o rifinanziata) a fine 2009.

In passato era circolata l’ipotesi di un aumento di capitale a carico dei soci, anche alla luce del recente abbattimento del capitale e azzeramento delle riserve per far fronte alla svalutazione del 23,6% di Telecom Italia che Telco detiene. Le ultime voci indicano che alcuni soci sarebbero propensi ad evitare ulteriori esborsi (Telefonica e’ uno degli indiziati) ragion per cui, al fine di evitare tensioni all’interno del patto, sembra che l’ipotesi del rifinanziamento del debito stia guadagnando terreno.

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venerdì 07 agosto 2009

Telecom Italia ancora in difficolta' dopo la semestrale

pubblicato da riva in: Telecom Italia Assicurazioni

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Prosegue anche oggi la flessione di Telecom Italia. Ieri il titolo aveva perso nettamente terreno dopo la pubblicazione dei dati relativi al primo semestre, periodo in cui i ricavi sono scesi del 5,8% a/a (-3,8% su basi comparabili), l’EBIT e’ salito del 4,1% (-1,9%) e profitti netti sono passati a 964 milioni di euro da 1117. Si tratta di risultati sostanzialmente in linea con le attese degli analisti, ma e’ probabile che gli operatori sperassero in qualche sorpresa positiva da parte dalla compagnia italiana.

Ricordiamo infatti che negli ultimi giorni anche le altre big europee del settore telecomunicazioni hanno rilasciato i conti al 30 giugno, presentando dati migliori rispetto alle stime di consensus. C’e’ stata quindi un po’ di delusione, confermata peraltro dall’andamento odierno in borsa dei titoli telefonici: Telecom Italia e’ tra i pochi (insieme a BT Group) a perdere terreno, mentre France Telecom, Deutsche Telecom, la controllante Telefonica e Vodafone oscillano tutte in territorio positivo.

Secondo quanto dichiarato dall’a.d. Franco Bernabe’ in un’intervista rilasciata a un importante quotidiano, il tempo della ripresa non tardera’ ad arrivare. Il team che occupa la sala comandi di Telecom e’ infatti al lavoro per preparare il terreno a una svolta in positivo, ed e’ un impegno che durera’ per tutto il 2009. Bernabe’ fissa quindi al 2010 l’appuntamento con un significativo miglioramento dei conti dell’ex monopolista pubblico.
(S.F.)

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