
L’intreccio tra politica e televisioni e tra televisioni e affari rimbalza ancora sulle cronache finanziarie e genera nuovi scenari e nuove ipotesi. D’altra parte con Sky che supera per ricavi Mediaset e si piazza al secondo posto dopo la Rai per giro di affari, con il passaggio da analogico a digitale alle porte, con la crisi che asciuga gli investimenti pubblicitari e prosciuga i bilanci dell’editoria, era inevitabile. Gli ultimi rumor sul comparto vengono, però, dall’ineffabile Dagospia che trova una solida sponda su La Stampa. Al centro delle nuove sorprendenti ipotesi il finanziere franco tunisino Tarek Ben Ammar che, tra le dichiarazioni sulla morte di Michael Jackson e le nuove strategie di Mediobanca (di cui è consigliere), avrebbe assunto lo scottante incarico di lavorare a una cessione degli asset televisivi di Telecom Italia Media allo stesso Rupert Murdoch.
L’ipotesi, per quanto scottante, consente però di riassumere bene i tormentoni della televisione italiana. Come noto, già a fine 2008 in molti lessero l’aumento dell’Iva dal 10 al 20% per le pay tv come un tentativo di sbarramento all’impetuosa avanzata di Sky in terra italica. Da allora, però, le cose si sono soltanto complicate.
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Ancora problemi sul caso Telecom Italia. Il titolo della società italiana subisce gli effetti della crisi e le incertezze di un’empasse da cui la compagnia telefonica non è riuscita a uscire nonostante il cambiamento di compagine azionaria e di management.
Le cose sembrano anzi essersi aggravate, sia per via della crisi che per via dell’ingresso di un socio ingombrante come Telefonica. La complessa gestione di un debito che supera di oltre due volte la capitalizzazione di borsa rende ancora più difficile l’amministrazione della compagnia.
Le crescenti pressioni del Governo sugli investimenti strategici del gruppo sulla rete nazionale di telecomunicazione e soprattutto sulla difesa della sua italianità rendono ancora più scottante la poltrona del nuovo amministratore Franco Bernabè costretto a barcamenarsi tra una gestione assai complessa, pressioni politiche e una compagine azionaria multiforme e non sempre concorde.
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Nel 2008 Telecom Italia ha realizzato ricavi per circa 30 miliardi di euro mentre il giro d’affari del gruppo spagnolo Telefonica ha sfiorato i 58 miliardi di euro. Le differenze dimensionali tra i due gruppi sono quindi notevoli.
Non solo, nonostante la crisi, la società spagnola ha confermato le guidance fornite al mercato e il dividendo da 1,15 euro ad azione, ha accresciuto del 9,8% il proprio utile trimestrale portandolo a 1,69 miliardi di euro. La situazione patrimoniale indica invece un debito finanziario netto di 44,42 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di circa 22,7 miliardi di euro. Gli oneri finanziari da 767 milioni nell’ultimo trimestre sembrano però, come visto ampiamente bilanciati.
I dati di Telecom Italia sono diversi: peggiori per certi versi e migliori per altri. L’utile netto del primo trimestre della società ha registrato una flessione del 4,5% a quota 463 milioni di euro su cui hanno pesato oneri finanziari per 587 milioni di euro in calo sul dato del primo trimestre del 2008. Il debito finanziario netto di Telecom Italia ammonta allo scorso 31 marzo a 34,5 miliardi di euro (in crescita rispetto ai 34 miliardi circa di fine dicembre) e si confronta con un patrimonio netto di 27 miliardi di euro.
Il rapporto tra debito e patrimonio è di 1,96 nel caso di Telefonica e di 1,27 nel caso di Telecom Italia. A conti fatti dunque il gruppo Telefonica è più redditizio ma anche parecchio più indebitato di Telecom Italia. Se dunque la prima compagnia telefonica italiana (che comunque chiude finora i propri bilanci in utile) ha come maggiore problema il debito, un matrimonio con Telefonica appare chiaramente inadeguato nell’ottica di una risoluzione di questo problema.
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Anche stamane il titolo di Telecom Italia dimostra tonicità e viaggia sopra l’euro con rialzi prossimi ai due punti percentuali. D’altra parte la più grande società di telecomunicazioni d’Italia focalizza da sempre e con facilità l’attenzione del mercato. Se negli ultimi giorni è stata riproposta senza successo l’ipotesi di una fusione tra Telefonica e Telecom Italia (un’aggregazione sempre bocciata con decisione dai soci di riferimento), sono forse le ipotesi sulle prossime mosse di Franco Bernabè a muovere veramente i corsi.
Il mercato potrebbe infatti avere letto le nuove trattative per la cessione del 49% di Telecom Sparkle come un segnale di sblocco di una situazione da troppo tempo in stallo. Il diluvio di problemi in Sudamerica per via delle sovrapposizioni di Telefonica e della compagnia italiana ha, infatti, da tempo bloccato le scelte che l’ad Bernabè vorrebbe compiere per rilanciare il gruppo. La crisi globale complica le cose e i problemi di antitrust a tutte le latitudini impediscono spesso un’azione celere e diretta.
D’altra parte sia i soci finanziari italiani (Mediobanca e Generali in primis), che quelli spagnoli di Telefonica hanno finora con decisione bloccato ogni intervento che possa riportare a una valutazione concreta del titolo intorno ai prezzi attuali di un euro. Come evidenzia il quotidiano Repubblica stamane tutto ciò ha paralizzato di fatto la prima compagnia di telefonia del Bel Paese impedendo in pratica sia l’ingresso dei libici (che avrebbero offerto 1,4 euro per azione), che un’offerta diretta sul mercato che avrebbe permesso l’ingresso di nuovi soci ai prezzi correnti.
In passato sia Generali che Mediobanca hanno pagato 2,82 euro a titolo e gli spagnoli anche di più: questo implica, come più volte evidenziato dalla stampa, una forte minusvalenza per questi soci importanti del gruppo. A questo punto l’ingresso di nuovi azionisti ai prezzi di favore di oggi costituirebbe per alcuni quasi una beffa che si aggiunge al danno. Da qui l’impasse in cui sembra paralizzata la società. Uno stallo che, però, ieri sembra avere ricevuto uno scossone dalle nuove ipotesi di cessione del 49% di Sparkle, la società che controlla delle reti in fibra ottica capaci di generare oltre 2 miliardi di euro di ricavi e disseminate sia in Europa che in Sudamerica che nel Mediterraneo meridionale, per un totale di oltre 90 mila chilometri di cavi.
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Il ministero della Pianificazione di Buenos Aires ha ulteriormente complicato la partita di Telecom Italia in Argentina. Il ricorso promosso contro la decisione dell’Antitrust di Buenos Aires (la Cndc) di congelare i voti dell’italiana nel consiglio di amministrazione di Telecom Argentina (e di tutte le sue imprese collegate locali) di fatto viene così bocciato. A Telecom Italia non rimane dunque che ricorrere al Tribunale o a un arbitrato internazionale contro una scelta che da subito la società guidata da Franco Bernabè ha giudicato illegittima e iniqua.
Nel frattempo appare sempre più chiaro che l’intreccio di interessi e gruppi di potere in Sudamerica rischia per la società di essere esplosivo. La Cndc evidenzia infatti che in Argentina il gruppo spagnolo Telefonica controlla una società che è diretta concorrente di Telecom Argentina: poiché Telefonica è anche azionista importante di Telecom Italia tramite la holding Telco, un conflitto di interessi potenzialmente nocivo per la concorrenza appare verosimile.
Ma la situazione è, in realtà, ancora più complessa. A chi giova infatti lo stop argentino a Telecom Italia? Giova alla famiglia Werthein, una delle più potenti del Sudamerica che controlla il 48% di Telecom Argentina non ancora in mano al gruppo italiano (che controlla un’altra quota del 50% della compagnia). Proprio su questa quota dei Werthein Telecom Italia vanta un’opzione call che le permetterebbe di ottenere il controllo assoluto del gruppo e che da gennaio sembra lettera morta e ora appare ulteriormente congelata dallo stop della Cndc.
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Oggi Telecom Italia non sembra fornire particolari spunti per i trader e si mantiene al di sopra della parità con timidi rialzi in una giornata in cui invece l’effetto Goldman scalda in ben altra maniera i titoli del comparto finanziario. I dossier che il leader delle telecomunicazioni in Italia è costretto a esaminare in questi giorni sono d’altra parte numerosi e complessi e sembra spesso che, non appena un fascicolo vada al suo posto, un altro si riapra.
Per esempio l’assetto regolatorio della rete, nonostante sia uno dei più dibattuti da anni, ancora non pare avere trovato una sua dimensione definitiva e lascia aperti numerosi interrogativi. Proprio oggi la Commissione di Bruxelles ha inviato una lettera all’Autorità italiana per le telecomunicazioni in cui chiede nuovi dettagli sulla società della rete chiamata Open Access e sugli impegni presi da Telecom Italia per garantire un equo accesso al network da parte di tutti gli operatori.
Le parole usate dall’Autorità per le tlc guidata da Viviane Reding sono in realtà apparse lusinghiere (le nuove regole per Open Access sono già state approvate sul suolo nazionale e consentono una valutazione generale del progetto) e Bruxelles ha addirittura affermato che, se correttamente implementato, il progetto Open Access potrebbe fornire un modello anche per gli altri paesi: urge però qualche altra missiva con gli impegni più dettagliati presi da Telecom per la salvaguardia della concorrenza e la tutela del mercato. L’Agcom di Corrado Calabrò ha prontamente ringraziato e prestato la propria disponibilità a una ulteriore collaborazione.
D’altra parte, dopo la consegna del dossier di Francesco Caio che ha lasciato parecchie incertezze sull’evoluzione verso la rete di nuova generazione in Italia, lo scorso 9 aprile si è insediato il nuovo organo indipendente che dovrà garantire l’esecuzione degli impegni presi da Telecom in Italia per la tutela della concorrenza sulla rete telefonica da lei controllata. In altre parole si è insediato il board dell’organo di vigilanza su Open Access.
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Il 2008 di Telecom Italia si è concluso con un utile in crollo a 1,5 miliardi di euro e questo ha spinto il management a proporre un dividendo da 5 centesimi per le azioni ordinarie e da 6,1 centesimi per le risparmio. Rinnovate al consiglio di amministrazioni anche la facoltà di promuovere un aumento di capitale da 880 milioni di euro tramite emissione di azioni ordinarie e da 1 miliardo tramite obbligazioni convertibili riservate ad azionisti e dipendenti. Si tratta di un rinnovo in parte quasi automatico, in parte dettato dalla probabilità maggiore, in tempi di crisi, di dover chiedere aiuto al mercato.
D’altra parte il crollo degli utili da 2,44 miliardi di euro nel 2007 a 1,5 miliardi di euro nel 2007 impone sicuramente una profonda riflessione sulla gestione. Se si considera che i dividendi erano pari a 8 centesimi e a 9,1 centesimi per le ordinarie e le risparmio rispettivamente si capisce poi che l’impegno del management per non deludere gli azionisti (come d’altra parte testimoniato dalla cronaca economica) è stato notevole.
Che poi la congiuntura economica pesi un po’ su tutto il comparto è deducibile dal crollo degli utili 2008 di comparable internazionali come France Telecom (utili in calo del 35% a 4,07 miliardi di euro) o BT (profitti ante imposte in calo dell’81%a 113 milioni di sterline).
Ovviamente, come noto, una società strategica come Telecom Italia porta con sé considerazioni non solo economiche ma anche politiche: specialmente se si considera che possiede la più importante rete fissa di telecomunicazioni italiana (ormai del tutto inadeguata alle esigenze di una Paese avanzato come l’Italia) e che controlla anche l’unica televisione esterna al duopolio Rai-Mediaset.
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In forte rialzo venerdi’ STMicroelectronics
In forte rialzo venerdi’ STMicroelectronics dopo un report di UBS. La distanza che separa le due chiusure più recenti è infatti del 4.8 %. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 7,425,278 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 71 % circa. L’ufficio studi della banca elvetica ha incrementato il rating del titolo a neutral da sell, e portato il prezzo obiettivo da 3,70 a 4,40 euro. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 4.968 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 4.500 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 4.096 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.
Rialzo del 4,% venerdi’ per Telecom Italia
Rialzo del 4,% venerdi’ per Telecom Italia. Secondo indiscrezioni di stampa il piano del consulente del governo, Francesco Caio, prevederebbe lo scorporo della rete fissa. Sembra inoltre che anche tra gli azionisti di riferimento della societa’, eccezion fatta per Telefonica, stia crescendo il consenso nei confronti di questa soluzione. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.052 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.067 ed un minimo a 1.022 euro. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 1.240 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.079 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.979 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Balzo in avanti venerdi’ per Eni
Balzo in avanti venerdi’ per Eni (la distanza che separa le due chiusure più recenti è infatti del 2.4 %) dopo la pubblicazione dei dati preconsuntivi relativi all’esercizio 2008. L’utile netto adjusted e’ salito del 7,7% a/a a 10,2 miliardi di euro. Il dividendo e’ stato confermato a 1,30 euro per azione, di cui 0,65 gia’ distribuiti a titolo di acconto. Il cda ha deciso inoltre la vendita del 100% di Stogit e Italgas alla controllata Snam Rete Gas per oltre 4,7 miliardi di euro. Quest’ultima finanziera’ l’acquisizione mediante un aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro e ricorso al debito per circa 1,3 miliardi. La chiusura di seduta è stata registrata a 17.230 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 17.370 ed un minimo a 17.040 euro. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 19.105 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 17.438 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 16.422 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.

La diatriba sul futuro della rete di Telecom Italia è diventata persino stucchevole, anche se non manca di rimarcare come nel Bel Paese le decisioni importanti siano molto difficili da prendere sotto ogni schieramento politico. Con la complicazione, nel caso dell’attuale Governo, dell’onnipresente conflitto d’interessi.
Oggi Pierluigi Borghini, coordinatore del Dipartimento attività produttive di Forza Italia, ha di fatto mandato in tilt i centralini di Telecom Italia e del suo stesso partito ripetendo la vulgata del famoso piano di Angelo Rovati, quello sullo scorporo della rete di Telecom e sul finanziamento pubblico alla stessa. Subito il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha cercato di buttare acqua sul fuoco ricordando che Francesco Caio ha già accettato dal Governo l’incarico di studiare la faccenda: entro marzo o aprile, insomma, il Governo dovrebbe avanzare una proposta seria, “una soluzione che non vada contro nessuno”. La frittata, però, era già fatta.
La reazione dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè è stata a dir poco irritata: “Non c’è possibilità per una media company, che sia Mediaset, Sky o Rai di diventare proprietaria esclusiva di una rete a banda ultralarga. La rete è una sola, di proprietà di Telecom Italia che intende farne una piattaforma aperta per la Ip television, accessibile ad altri operatori interessati”. Insomma il premier rispetti la proprietà privata e lasci a Telecom Italia quel che è di Telecom Italia. Già perché quello che ferve di più nel settore delle telecomunicazioni è proprio lo storico passaggio al digitale terrestre. Da un paio di settimane è nata anche Tivù (Rai più Mediaset con una piccola percentuale di Telecom Italia Media) che sembra proprio intenzionata a dare del filo da torcere al più grande operatore del settore: Rupert Murdoch e la sua Sky. Si tratta in pratica di un’offerta di tv digitale satellitare alternativa a Sky (tanto da richiedere un decoder diverso), ma gratuita. Qualcuno l’ha letta come il tentativo di riproporre il duopolio nel digitale terrestre.
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Prezzi in crescita del 6,8% venerdi’ per Fiat
Prezzi in crescita del 6,8% venerdi’ per Fiat dopo l’approvazione da parte del Governo del decreto sugli incentivi all’acquisto di auto. Il provvedimento prevede agevolazioni anche per quanto riguarda i veicoli commerciali, un settore in cui il Lingotto e’ di gran lunga il leader di mercato con i marchi Fiat e Iveco. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 5.795 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 4.724 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 3.732 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.
Performance positiva venerdi’ per Telecom Italia
Performance positiva venerdi’ per Telecom Italia dopo le dichiarazioni dell’a.d. Franco Bernabe’ a margine di un convegno di Confindustria. Il manager ha affermato che il tema della separazione della rete non e’ piu’ in discussione dopo la creazione di Open Access. Bernabe’ ha anche detto che non c’e’ necessita’ di emettere nuovi bond anche se con gli attuali tassi di mercato si sono create condizioni favorevoli all’indebitamento. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 1.327 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.122 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.918 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Luxottica in netto rialzo venerdi’
Luxottica in netto rialzo venerdi’ dopo la pubblicazione dei dati preliminari del 2008. Nello scorso esercizio i ricavi sono saliti del 4,7% a/a (+10,7% a cambi costanti) a 5,2 miliardi di euro, mentre l’utile netto dovrebbe attestarsi sui 400 milioni (-16% a/a). L’a.d. Andrea Guerra ha dichiarato che l’andamento delle vendite da meta’ gennaio in poi e’ migliorato rispetto ai due mesi precedenti. La distanza che separa le due chiusure più recenti è del 5.5 %. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 2,930,227 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 114 % circa. L’indirizzo più probabile del trend è al rialzo, con obiettivi estesi fino a 13.556 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 12.107 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 10.627 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.