giovedì 04 marzo 2010

Fastweb: serve una decisione rapida

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb

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Il quadro di Fastweb rimane fluido in attesa delle decisioni della magistratura. In queste ore il titolo cede ancora qualcosa a Piazza Affari, il consiglio di amministrazione ha deciso di chiedere l’isolamento della divisione Wholesale che controlla le attività incriminate. Una figura di garanzia potrebbe governare questa business unit dal peso ormai ridotto, lasciando integre, però, le altre attività. Una soluzione simile sembra pronta anche per Telecom Italia Sparkle, ma, di fronte alla gravità delle accuse, ancora tutto rimane incerto.

Quarantotto ore per il rinvio della decisione sul commissariamento rischiano di essere troppo poche e si diffondono le prime preoccupanti voci sugli effetti di questa pesante inchiesta sull’operatività della compagnia telefonica. Alcuni grandi clienti avrebbero già congelato il rinnovo dei contratti con Fastweb e ora corrono rischi i rapporti con le pubbliche amministrazioni che fino a ieri erano un fiore all’occhiello tra le attività della società della fibra ottica. Se la sfiducia si allargasse al retail, la situazione potrebbe davvero aggravarsi.

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venerdì 26 febbraio 2010

Telecom Italia: le Phun Card congelano il dibattito sui conti

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Azioni Italia

Stamattina Telecom Italia non partecipa ai recuperi di Piazza Affari e lascia sul parterre di Borsa Italiana circa un punto percentuale del proprio valore dopo i tre punti e oltre di ieri. A Fastweb va ancora peggio, perché oggi il titolo della compagnia della fibra ottica perde il 3,62% contro i 9 punti di ieri. Nel frattempo le cifre delle Phun Card, le carte a pagamento per l’accesso a siti di carattere erotico che venivano utilizzate per frodare il fisco e rimpolpare i conti delle due compagnie telefoniche, si fanno impietose: il numero degli indagati è salito a 85 dopo i 56 arresti dei giorni scorsi, la truffa si inserisce in un sistema di conti correnti e asset spalmati su 24 paesi dal Delaware ad Hong Kong, dalle Isole vergini britanniche agli Emirati Arabi Uniti. Ieri, come era prevedibile l’approvazione dei conti di Telecom Italia è passata in secondo piano, prima è stato necessario parlare di Telecom Italia Sparkle, la controllata a cui sono stati sequestrati 300 milioni di euro.

Franco Bernabè, l’attuale amministratore delegato del gruppo, ha sottolineato che il management di Sparkle di allora non lavora più in Telecom Italia, che Riccardo Ruggiero e Stefano Mazzitelli, insomma, non toccano più i bilanci. La situazione, però, appare ancora critica e il management di oggi ha chiesto tempo per valutare correttamente l’ordinanza ricevuta da Sparkle.

Nel frattempo i risultati preliminari anticipati da Telecom Italia confermano gli obiettivi proposti dal gruppo, anche se lasciano qualche perplessità su taluni aspetti. Il fatto che il comunicato sul bilancio del gruppo cominci con l’ebitda – in calo di 44 milioni a 11,3 miliardi di euro, ma con una marginalità sui ricavi in crescita di 2,2 punti percentuali al 41,7% - ribadisce il focus di Telecom Italia sulla redditività della società. Il debito si è ulteriormente ridotto a 34 miliardi di euro.

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mercoledì 24 febbraio 2010

Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarie

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb

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Quello che coinvolge Fastweb e Telecom è già un caso di dimensioni internazionali, ma rischia di avere conseguenze economiche e politiche di primo piano per il Bel Paese, nonostante la svizzera Swisscom sia da tempo il socio di controllo della compagnia della fibra ottica. Le dimensioni inevitabilmente politiche di quanto sta emergendo dalle indagini si possono riportare non solo all’arresto di Nicola di Girolamo, senatore Pdl già accusato di avere utilizzato l’appoggio della famiglia calabrese della ‘Ndrangheta Arena per essere rieletto nei seggi esteri e in particolare dalla città di Strasburgo, ma perché rischia di entrare nell’inchiesta anche il nome di Riccardo Ruggiero, ex presidente di Telecom Italia Sparkle e figlio dell’ex ministro degli esteri del Pdl Renato Ruggiero. A legami con ambienti politici riportano anche le frequentazioni di Gennaro Mokbel, misterioso personaggio che avrebbe collegato Nicola Di Girolamo alla famiglia degli Arena e che avrebbe gestito la complessa rete di cartiere in cui confluivano i fondi neri ingenti creati con il sistema del carosello.

In pratica un sistema di fatturazioni false avrebbe permesso di evadere imposte per oltre 365 milioni di euro e di creare veri e propri tesoretti esteri non dichiarati. Un mandato di cattura è stato emesso anche nei confronti di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb (ai tempi e.Biscom) che si trovava in Sudamerica, ed è indagato pure Stefano Parisi, altro storico manager di Fastweb e attuale amministratore delegato del gruppo. Arrestato anche Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle.

Il sistema utilizzato per creare credito d’imposta in Italia e fondi neri all’estero attraverso delle “cartiere” era quello del “carosello”, una delle frodi fiscali più diffuse. Soltanto nel primo semestre del 2009 sono stati scoperti e denunciati in Italia giri di fatture false con evasioni d’Iva per 1,5 miliardi di euro. I fondi neri creati tramite catene societarie in Italia e all’estero (fra queste ci sarebbero Acumen, I Globe, Telefox e Broker Management) rimpallavano tra i paradisi fiscali di mezzo mondo e sparivano.

Da dove venivano questi soldi? Da Iva che in realtà spariva all’estero mentre le società accumulavano crediti di imposta immotivati. Le cifre sono appunto enormi e adesso Fastweb e Tim Sparkle rischiano il commissariamento che è già stato chiesto dal pubblico ministero. Le due società controllano migliaia di chilometri di fibra ottica in giro per l’Italia e per il mondo: in gioco ci sono asset di primo piano della telefonia italiana.

Sia Fastweb che Telecom Italia si sono dichiarati parte lesa in questi procedimenti, né è del tutto nuova la notizia di queste indagini su un giro di fatture false: la stessa Swisscom ha ammesso di essere a conoscenza di queste inchieste quando rilevò il gruppo, qualche altra notizia in merito in passato era stata pubblicata. Adesso Swisscom chiede un chiarimento, con lei il mercato. Nuovi appaiono invece i possibili legami di personaggi coinvolti nella gestione dei fondi neri esteri di Telecom Italia Sparkle e Fastweb con la ‘Ndrangheta e nuova sembra anche l’entità degli importi dovuti allo Stato.

In attesa di un chiarimento Fastweb, la seconda compagnia telefonica italiana, cede in Borsa l’1,66 per cento. Telecom Italia e la sua controllata Telecom Italia Media cedono invece l’1,48 e l’1,82% a Piazza Affari. Ancora una volta la telefonia made in Italy è al centro di uno scandalo. I tempi della giustizia italiana lasciano ipotizzare lunghe attese ed esiti incerti e rendono di dubbia efficacia una sospensione dei titoli dalle contrattazioni: l’operatività dei gruppi interessati, d’altra parte, non pare ancora a rischio (specialmente nel caso di Telecom Italia). Detto questo non si può non osservare che il turbine di privatizzazioni e intercettazioni è finito persino in Carosello e che ancora una volta il futuro dei servizi di telefonia in Italia passa per un tribunale.

martedì 16 febbraio 2010

Fastweb: risultati in crescita

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Azioni Italia Fastweb

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Fastweb guadagna per il secondo giorno di seguito in Borsa, d’altra parte i risultati del 2009 non possono che incoraggiare l’andamento del titolo. I ricavi hanno superato gli 1,8 miliardi di euro e l’ebitda del gruppo ha toccato i 551 milioni portando a un record di utili a 36 milioni di euro.

La cassa si è dimostrata solida a 39 milioni di euro e gli investimenti si sono mantenuti in linea con le guidance di capex al 23% sui ricavi. In realtà le capital expenditure sono diminuite notevolmente negli ultimi anni passando dal 42 al 23% dei ricavi tra il 2006 e il 2009 e in valore assoluto da 529 milioni a 434 milioni di euro nel corso degli ultimi quattro anni. È un elemento molto importante perché rispecchia questa fase della società di concentrazione sui servizi al cliente e di attenuazione degli investimenti in immobilizzazioni e infrastrutture di rete.

I successi commerciali del gruppo sono d’altra parte evidenti se si considera che la clientela è cresciuta dell’11% nell’ultimo anno (di crisi) e che ha raggiunto 1.644.000 unità. Sicuramente il calo dell’Arpu, ossia del ricavo medio per cliente, peserà ancora sui risultati in futuro visto che l’accesa concorrenza sul mercato italiano della telefonia fissa caratterizza tutto il settore e comprime i margini.

Fastweb gode però del vantaggio competitivo della rete in fibra ottica che per ora gli dà la possibilità di garantire un servizio migliore di quello degli altri operatori concorrenti regalandogli vantaggi nel ramo della clientela business. Sicuramente l’indebitamento da 1,41 miliardi di euro contro un patrimonio netto di 919 milioni di euro è ancora eccessivo, ma la società riesce a chiudere in utile e gli oneri finanziari sono scesi da 86 a 64 milioni di euro in un anno. Insomma i volumi crescono e coprono il calo della redditività dei singoli clienti, in altre parole Fastweb riesce a competere.

giovedì 03 dicembre 2009

Telecom punta sul Brasile per crescere in Sudamerica

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Poco mossa Telecom all’indomani di un cda che aveva attirato le attenzioni degli operatori. Secondo indiscrezioni nella riunione di ieri il board avrebbe preso decisioni relative al destino di Telecom Argentina, la controllata per la quale da tempo si parla di ipotesi di vendita al fine di uscire dall’impasse determinata dai conflitti con e autorita’ antitrust del paese sudamericano.

Nessuna decisione e’ stata presa in quanto la questione non era all’ordine del giorno, ma i consiglieri ne hanno sicuramente parlato, anche alla luce del fatto che i rappresentati di Telefonica, Julio Linares e Caesar Alierta, hanno lasciato il cda a meta’ dell’opera, come previsto dai regolamenti in quanto la societa’ spagnola ha importanti asset in Argentina.

Questo e’ stato confermato dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato Franco Bernabe’ al termine della riunione. Il manager, oltre alle dichiarazioni di rito, ha affermato che Telecom Italia punta sul Brasile, citando il passo in avanti nel processo di fusione tra Tim Participacoes e l’operatore brasiliano di telefonia a lunga distanza Intelig.

Da queste parole sembra di poter indirettamente intuire che il destino di Telecom Argentina sia segnato, ovvero che il management intenda vendere la partecipazione nella controllante Sofora. Si tratta di un’ipotesi che vede la contrarieta’ della famiglia Fossati, che tramite Findim detiene il 5% di Telecom Italia, secondo la quale le offerte giunte finora sarebbero inadeguate.

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martedì 17 novembre 2009

Eutelia: ok delle banche a congelamento del debito è urgente

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Eutelia rischia di diventare più un caso di cronaca che di borsa. La società ha infatti fatto parlare di sé da mesi più per le sorti dei propri ex dipendenti del settore IT finiti in Agile ora ribattezzata Omega, che per le proprie strategie. Di recente anche l’ingresso dell’ex amministratore delegato Samuele Landi in uno stabilimento con dei collaboratori per scongiurare l’occupazione da parte di alcuni operai ha finito per complicare le cose. Sempre di recente Tommaso Pompei si è dimesso dal consiglio di amministrazione per incompatibilità con altre cariche.

Nel frattempo Eutelia si trova nella black list della Consob a causa di una situazione patrimoniale molto a rischio. L’accordo di stand still con le banche per il congelamento del debito fino alla fine del 2010 non è ancora approdato a un assetto definitivo. La previsione di un aumento di capitale da 20 milioni di euro per l’anno prossimo può essere un utile pungolo, ma il via libera delle banche, dopo la violazione dei covenant sul debito è tuttora una condizione imprescindibile se si vuole evitare un default della società.

Allo scorso 30 settembre il conto economico dei tre mesi precedenti evidenziava ricavi da 71,7 milioni di euro a fronte dei 100,19 milioni del terzo trimestre 2008. Il conto sui nove mesi indicava invece una flessione da 319,2 a 245 milioni di euro. II costi per il personale risultano scesi notevolmente sicuramente grazie alla vendita degli asset IT che ha portato a un alleggerimento della struttura della società innegabile almeno dal punto di vista della struttura dei costi. Il rosso del terzo trimestre 2008 era di 25,5 milioni di euro, il rosso dell’ultimo trimestre è di 2,5 milioni di euro.

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venerdì 13 novembre 2009

Dati positivi e il ritorno di Soru incoraggiano Tiscali

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Azioni Italia

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Mattinata positiva per Tiscali dopo la pubblicazione dei dati al 30 settembre. Questo nonostante la flessione dei ricavi del 9,5% a/a a 221,6 milioni di euro e il forte aumento delle perdite, salite dai 98,2 milioni di euro dello stesso periodo del 2008 a 418,4 milioni. Questo ultimo dato risente pero’ della minusvalenza da 365 milioni di euro contabilizzata con la cessione di Tiscali UK.

Il dato sui ricavi risulta pero’ in linea con le stime incluse nel piano industriale 2009-2013; l’ebitda rettificato, inoltre, ha segnato un incremento del 15% a/a attestandosi a 69,9 milioni di euro. Questo ultimo dato risulta sostanzialmente in linea con i target di fine esercizio a 70 milioni: e’ molto probabile quindi che l’ebitda complessivo per il 2009 si riveli superiore alle attese.

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lunedì 12 ottobre 2009

Telecom Italia: prove di consorzio per la nuova rete

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Telecom Italia torna a far parlare di sé. Dopo le tensioni registratesi delle ultime sedute, quando sembrava che si stesse coagulando un fronte antispagnolo pronto a trovare un sostituto agli spagnoli di Telefonica, la rete di telefonia fissa torna a catalizzare l’attenzione del mercato. La novità è una proposta di Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti, che ha ipotizzato la creazione di una società mista pubblico-privato per la costruzione della rete di nuova generazione.

Il piano sembra già dotato di un certo appeal e Bassanini ha fatto esplicito riferimento alla possibilità di un intervento sul progetto di finanziatori esteri come la banca europea Bei e la China Development Bank. Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia e principale interlocutore sul tema visto il ruolo della compagnia nella telefonia fissa (a giugno il 74% degli accessi alla rete fissa) non dice di no, ma pone le sue condizioni e ricorda il forte impegno dell’azienda su tutto il territorio nazionale e anche su quei servizi che i concorrenti abbandonano per la loro scarsa redditività, ma che mantengono unito il Paese.

L’idea rispolvera dunque l’ipotesi di un consorzio di aziende e investitori del settore che promuovano il difficile sviluppo della rete in Italia: già la relazione sulla rete di nuova generazione presentata a marzo da Francesco Caio al ministero dell’Economia parlava di “necessità di un coinvolgimento di più attori per il coordinamento di processi un tempo gestiti all’interno di un unico soggetto (l’operatore ex-monopolista)”.

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martedì 06 ottobre 2009

Telecom Italia: è ancora tango con Alierta

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Non è certo una coincidenza che il premio Tiepolo organizzato dalla Camera di commercio italiana di Madrid sia stato assegnato a Cesar Alierta e a Fulvio Conti. Il primo controlla tramite Telefonica il 40% di Telco, la holding cui fa riferimento Telecom Italia; il secondo invece ha conquistato con Enel Endesa diventando in pratica il protagonista dell’energia spagnola. Un premio dedicato alle collaborazioni tra Italia e Spagna non poteva che andare a questi due, sebbene gli esiti delle due operazioni appaiano più che mai divergenti.

Se infatti Conti nel tempo ha consolidato la posizione finanziaria di Enel dopo l’acquisizione di Endesa e pensa già al futuro e al nucleare, Cesar Alierta si trova in una situazione sempre più spinosa in Italia. Proprio in occasione del premio consegnato a Madrid, il manager ha sottolineato le relazioni di trasparenza e lealtà che legano Telefonica e Telecom Italia promettendo per il futuro sinergie e complementarità che finora si sono viste poco sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente.

Nonostante il solido appoggio dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè le incertezze rimangono però nell’aria e gli intrecci internazionali sulla nostra compagnia telefonica di rango si aggrovigliano. Innanzitutto bisogna ricordare la data del 29 settembre, quando il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani affermò che la quota del 42,3% di Telco in pancia a Telefonica era un “problema da risolvere” e che l’italianità della rete delle telecomunicazioni di Telecom Italia era una priorità: il problema lo deve risolvere l’azienda, ma il governo monitora il dossier.

Già da tempo la sfilza di problemi di Antitrust in Sudamerica ha creato perplessità negli azionisti di Telecom Italia, la società appare ancora oggi paralizzata negli importanti mercati emergenti dell’Argentina e del Brasile a causa della presenza di un socio ingombrante come Telefonica nel proprio azionariato. La stessa associazione dei piccoli azionisti di Telecom, l’Asati, ha di recente chiesto una ricapitalizzazione da 10 miliardi di euro a cui Telefonica non possa partecipare.

Le dichiarazioni di Romani sono state comunque lette a livello internazionale come l’annuncio di un intervento del Governo Italiano sul dossier. Entro il 28 ottobre i soci di Telco dovranno confermare o disdire il patto di sindacato e da più parti si è invocata una rottura con gli spagnoli e una riprogettazione della compagine proprietaria di Telecom Italia in chiave italiana. Fra le ipotesi un ingresso di Mediaset o un riposizionamento degli azionisti di Findim (i Fossati). Nel frattempo, a complicare le cose, diverse indiscrezioni della stampa straniera parlano di un interesse della stessa Mediaset per Cuatro e Digital+, due asset del gruppo Prisa che interesserebbero molto alla società del biscione già fortemente presente in Spagna con Telecinco.

Questi due asset potrebbero interessare un più ampio dossier su Prisa, società per la quale già la stessa Telefonica e il gruppo Vivendi hanno avanzato delle offerte. Quanto possano essere collegate le scelte del Governo su Telecom Italia con le manovre di Mediaset sui mercati esteri è però difficile da dire. Nel frattempo anche in Sudamerica i rappresentanti del Governo sondano il terreno e si scopre che in casa di Ernesto Eurnekian, uno degli interessati alle quote di Telecom Argentina in via di dismissione, si sono recati anche il presidente della Commissione Telecomunicazioni della Camera Mario Valducci e il presidente del Comitato Microcredito Mario Baccini. Degli abboccamenti insomma, in occasione di questa grigliata sudamericana, ci sono già stati e probabilmente gli incontri nei prossimi mesi si moltiplicheranno. Resta solo da capire adesso dove vuole andare Telecom Italia e qual è il ruolo esatto del governo nella vicenda.

venerdì 04 settembre 2009

Telecom Italia guadagna tempo in Argentina

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia

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Telecom Italia segna un punto in Argentina dopo le cattive notizie dell’ultimo periodo. La Corte d’appello locale (la Camara de apelaciones en lo Civile y Comercial Federal) ha infatti deciso di annullare parzialmente le sfavorevoli decisioni del giudice di prima istanza Enrique Lavie Pico, il quale aveva congelato i diritti di voto dell’italiana in Telecom Argentina in quanto riteneva che sussistesse una posizione dominante del duo Telecom Italia-Telefonica sul mercato argentino.

La “Camara” ha alla fine deciso di bloccare le prossime riunioni del consiglio di amministrazione e dell’assemblea della società nelle quali avrebbero a questo punto potuto deliberare solo i rappresentanti di soci non collegati a Telecom Italia. A Buenos Aires il controllo di Telecom Argentina è attualmente diviso tra la famiglia Werthein e la stessa Telecom Italia che vanta anche un’opzione di riacquisto delle quote dei Werthein non ancora esercitata.

Il timore che Telecom Italia raggiungesse il controllo di Telecom Argentina e che si trasformasse in una controllata di Telefonica (sua socia di rango con il 42% della holding di controllo Telco) creando un gruppo straniero troppo potente da contrastare su quel mercato aveva di fatto spinto la Cndc, l’Autorità antitrust argentina, a imporre la vendita delle partecipazioni di Telecom Italia.

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