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Titoli esteri

E se Apple fosse stata accolta nel Dow Jones nel 2009?

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri

Facciamo un po’ di fanta-finanza sull’onda di un interessante post di SeekingAlpha. Che sarebbe successo se nel 2009 - per sostituire General Motors in amministrazione controllata - le autorità di Borsa avessero scelto Apple?

A quell’epoca l’azienda fondata da Steve Jobs quotava circa 143 dollari e sul momento la sua inclusione nell’indice industriale non avrebbe creato sconquassi; adesso, però, Apple ha aggiornato il suo record di tutti i tempi e si avvicina a un prezzo di 500 dollari per azione. Al posto di General Motors fu scelta Cisco, invece di Apple, ma se la decisione fosse stata diversa qualcosa sarebbe cambiato.

La simulazione di SeekingAlpha mostra che adesso il Dow Jones è a quota 12.865 punti, cioè poco più del 10% in meno rispetto ai massimi di ogni tempo, registrati con la quota 14.198,10 toccata a ottobre 2007. Se però Apple fosse stata inserita nel listino e il suo andamento fosse stato effettivamente quale abbiamo osservato in questi anni, l’indice sarebbe il 14% più alto rispetto ai valori attuali.

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Le azioni Zynga volano, ma solo sull'onda di Facebook

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Gli ultimi giorni - più o meno dall’inizio di febbraio - stanno mostrando un rinnovato interesse per Zynga, l’azienda tecnologica famosa per i videogiochi online che distribuisce su Facebook. Il titolo ha preso il volo e, dopo aver vivacchiato a lungo attorno ai 10 dollari, prima è schizzato fin sopra i 14 dollari e adesso veleggia poco sotto i 13 dollari. Il tutto con volumi moltiplicati rispetto al mese precedente.

Ma che cos’è successo a Zynga? e che cosa hanno visto gli investitori per riscoprire questo titolo? Di certo a innescare questa ondata di acquisti sul titolo ha contriuito più di ogni altra cosa la documentazione presentata da Facebook per chiedere la propria quotazione in Borsa: in quei documenti si legge che il 12% delle entrate di Facebook dipendono proprio da Zynga.

Questo “piccolo particolare” significa in pratica che ancora per un po’ di tempo - almeno finché Facebook non troverà un’alternativa e non amplierà le proprie fonti di incasso - l’accordo fra la società di videogiochi e il colosso dei social network non sarà messo in discussione, dunque Zynga potrà approfittare di questa posizione di vantaggio. Ma a parte questo sembra che ci sia ben poco d’altro.

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General Electric pronta a saltare sulla ripresa Usa

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri


A Wall Street sta tornando l’ora dei titoli ciclici? Gli Stati Uniti sembrano prepararsi a una nuova fase di espansione dell’economia, che probabilmente potrebbe favorire la rielezione del presidente Barack Obama; a parte le prospettive politiche, gli ultimi dati sulla ripresa rilanciano i titoli ciclici, quelli cioè che vanno bene quando il ciclo economico è in crescita.

È il caso di General Electric, che è di nuovo vicina a quota 20 dollari per azione, dopo che da maggio 2011 il titolo era rimasto sotto questa soglia, mentre nel 2009 aveva toccato un minimo sotto i 7 dollari.

Ge, in effetti, produce di tutto - da motori per i jet a torbine a gas, locomotive e apparecchi elettromedicali - e nei periodi di debolezza per l’economia risente del clima generale; allo stesso modo quando l’economia riparte, anche i suoi risultati migliorano, con un riflesso che dai conti aziendali si sposta sulla quotazione.

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Per Gm forse è l'ora di liberarsi di Opel (o no?)

pubblicato da alessandro condina in: Automotive Titoli esteri


C’eravamo tanto amati? Questo, secondo un articolo di Forbes è il destino più auspicabile per il matrimonio, onestamente sempre problematico, fra General Motors e Opel. La tesi di fondo è che la società americana, che è appena uscita fuori dall’amministrazione fallimentare, dovrebbe concentrarsi sulle attività nella madrepatria, molto più redditizie rispetto a quelle del Vecchio Continente.

Gm conquistò Opel all’inizio degli anni Novanta, quando l’ambizioso piano dell’azienda di Detroit era diventare un vero e proprio colosso con due piedi, uno negli Stati Uniti e l’altro in Europa: quest’ultimo, oltre a Opel, avrebbe dovuto comprendere anche la Fiat dei tempi dell’Avvocato Agnelli; ma poi sappiamo che le cose non andarono esattamente così.

Dopo il fallimento del matrimonio con Torino - che tra l’altro costò piuttosto caro agli americani - Gm dovrà fare marcia indietro anche su Opel. Secondo Micheline Maynard sì, e per almeno tre buoni motivi, tanto più che General Motors si prepara ad incassare il secondo anno consecutivo di perdite in Europa e che la politica della moltiplicazione dei marchi sotto lo stesso cappello sembra spesso poco efficace.

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Roche punta alla terapie geniche e vuole Illumina

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri Scalate


Roche vuole a tutti i costi conquistarsi una posizione importante nel promettente settore delle terapie basate sulla sequenza del Dna; con questa prospettiva ha messo nel mirino la società farmaceutica americana Illumina, con sede a San Diego in California. Dopo mesi di trattative infruttuose con la dirigenza, gli svizzeri hanno deciso di lanciare un’offerta ostile direttamente agli azionisti.

Il colosso farmaceutico svizzero è disposto a pagare 44 dollari e 50 per azione, con un premio del 19% rispetto agli attuali valori di Borsa. Per il management californiano, però, l’offerta non è sufficiente, per cui c’è da aspettarsi una lunga battaglia tra potenziale preda e cacciatore.

Già un anno fa, infatti, il cda di Illumina - nell’ambito delle trattative per un ingresso importante di Roche nella compagine azionaria - aveva fissato un prezzo accettabile in 79 dollari per azioe, quasi il doppio rispetto all’attuale somma che i rivali sono disposti a pagare.

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Apple supera le attese e si prepara a usare la liquidità

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


La Borsa festeggia i risultati di Apple, che ha messo a segno un importante rialzo sull’onda dell’ultima trimestrale, in cui la società ha superato le previsioni praticamente in ogni settore: ieri il titolo ha chiuso poco sopra i 420 dollari, ma nell’after-hour ha superato anche uota 450.

Nell’ultimo trimestre del 2011 Apple ha registrato un fatturato di 46,3 miliardi di dollari, in crescita del 73%, mentre le previsioni degli analisti puntavano a poco meno di 39 miliardi. Merito soprattutto dei 37,04 milioni di iPhone venduti e dei 15,43 milioni di iPad. E secondo molti osservatori siamo ancora ben lontani dal punto di saturazione, quindi la società ha ancora margini di progresso.

Il titolo Apple, che proprio di recente aveva toccato un record di 427 dollari, può salire ancora, considerato che l’utile netto per azione ha sfiorato i 14 dollari. Ampiamente superati dunque gli obiettivi previsti dagli osservatori. In particolare questi risultati portano la liquidità che l’azienda conserva in cassa a livelli stratosferici: quasi 100 miliardi di dollari.

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Per Google la pubblicità cresce meno del previsto

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


L’ultima trimestrale di Google ha deluso in parte gli analisti: sia il fatturato sia gli utili per azione sono stati lievemente inferiori alle attese, anche se l’ordine di grandezza non si è discostato dalle previsioni.

8,13 miliardi di fatturato - invece di 8,41 - e 9,5 dollari di utili per azione, invece dei 10,5 preventivati. Da un lato questo risultato è stato spiegato con la debolezza dell’economia europea e con il calo dell’euro rispetto al dollaro, con la conseguenza che il fatturato realizzato in Europa è stato condizionato dai cambi valutari. Ma c’è un altro punto che in molti hanno sottovalutato, ma che sia Business Insider sia Forbes si sono affrettati a sottolineare.

Un segnale - che potrebbe lanciare un primo allarme - viene dall’attività più profittevole di Google: AdSense, cioè la pubblicità online da cui la società trae circa il 96% del suo fatturato. In questo settore - quello decisivo finora per le fortune di Google e certamente vitale per mantenere le posizioni - la crescita è stata inferiore al trend, cioè i tassi di crescita hanno rallentato vistosamente, molto più del previsto.

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In tempi di crisi il business delle sigarette non va in fumo

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri


L’economia non riparte, i conti pubblici dei paesi occidentali - Europa e Stati Uniti - arrancano, addirittura si potrebbe avvicinare lo spettro di una recessione mondiale. In un quadro del genere, quale settore industriale potrebbe dare garanzie di profitti costanti anche in un quadro recessivo? Il tabacco, ovvio!

Anche se il mercato delle sigarette non è più da tempo in espansione nelle economie avanzate, quello del tabacco rimane comunque un settore solido con volumi costanti e un buon ritorno economico, in particolare per i marchi più prestigiosi e storici, come Marlboro e Philip Morris.

In particolare vale la pena dare un’occhiata ad Altria, la conglomerata che produce e vende, oltre a vino ed altri prodotti, le sigarette a marchio Marlboro, Virginia Slims e L&M: una società con un basso indebitamento, margini solidi e soprattutto un ricco dividendo. Il titolo Altria, quotato a Wall Street, vanta una bassa volatilità - inferiore alla media dell’indice S&P500 - e un dividendo del 5,7%.

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Bancarotta per Kodak: chiesto il Chapter 11

pubblicato da alessandro condina in: Media Tecnologia Titoli esteri


Alla fine l’ora del fallimento è arrivata per Kodak: la società ha portato i libri in tribunale e ha chiesto la protezione del Chapter 11, la norma del codice degli Stati Uniti in base alla quale è possibile ristrutturare i debiti di un’azienda continuando a mantenere in piedi le attività. L’obiettivo dichiarato è rimettere in sesto i conti e ritornare a operare regolarmente nel 2013.

Dopo 131 anni la società americana si è dovuta arrendere a una crisi di liquidità senza precedenti provocata in primis dal successo della fotografia digitale con il conseguente declino delle pellicole che per oltre 100 anni sono state l’attività principale della compagnia. Non è andato in porto, d’altro canto, il tentativo di trasformarsi in produttore e rivenditore di macchine fotografiche digitali: in questo campo era troppo forte la concorrenza di altre società dell’elettronica.

Per sopravvivere Kodak ha già ottenuto da Citigroup un finanziamento da 950 milioni di dollari e ha nominato Dominic DiNapoli, vice presidente di FTI Consulting, nel ruolo di Chief Restructuring Officer. Secondo il presidente della società Antonio P. Perez, l’obiettivo di questa operazione è riuscire a superare il momento di difficoltà e valorizzare i due principali asset di Kodak: da un lato i brevetti digitali su cui la compagnia ha investito molto nell’ultimo decennio, dall’altro le tecnologie di stampa che sono sempre state un punto forte nella storia del gruppo.

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Perché la Borsa ha brindato all'addio di Yang a Yahoo

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


A quanto pare in tanti stavano aspettando il momento dell’addio di Jerry Yang, uno dei fondatori di Yahoo! insieme al suo collega e socio David Filo. Anche se privo della carica di amministratore delegato, Yang sedeva ancora nel consiglio di amministrazione di Yahoo e anche in quelli di Alibaba e Yahoo Japan: da tutte e tre le cariche si è appena dimesso, uscendo per la prima volta dalla stanza dei bottoni dell’azienda che fondò ormai 17 anni fa.

Era ora! si devono essere detti molti azionisti di Yahoo e tutti quegli investitori che ieri hanno premiato il titolo, quotato sul Nasdaq, dopo l’annuncio delle dimissioni: nell’ultima fase di contrattazioni le azioni hanno recuperato terreno rispetto all’andamento dell’intera giornata fino a dopo le 15 e i volumi sono stati elevatissimi. Yahoo ha comunque chiuso a 15,43 dollari, ai minimi del 2012 appena cominciato, ma ancora lontano da agosto 2011, quando scese sotto i 12 dollari.

In ogni caso l’addio del “Chief Yahoo”, come era stato soprannominato Yang a causa del suo ruolo di Ceo-ombra, sembra schiudere nuove prospettive all’azienda che da mesi è sotto osservazione, sia per i tentativi poco chiari di valorizzare alcune partecipazioni strategiche sia per la possibilità che divenga preda di qualcuno dei grandi concorrenti come Google o come Microsoft, già in passato pretendente respinto proprio con l’intervento decisivo di Jerry Yang.

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