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Titoli esteri

General Electric pronta a saltare sulla ripresa Usa

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri


A Wall Street sta tornando l’ora dei titoli ciclici? Gli Stati Uniti sembrano prepararsi a una nuova fase di espansione dell’economia, che probabilmente potrebbe favorire la rielezione del presidente Barack Obama; a parte le prospettive politiche, gli ultimi dati sulla ripresa rilanciano i titoli ciclici, quelli cioè che vanno bene quando il ciclo economico è in crescita.

È il caso di General Electric, che è di nuovo vicina a quota 20 dollari per azione, dopo che da maggio 2011 il titolo era rimasto sotto questa soglia, mentre nel 2009 aveva toccato un minimo sotto i 7 dollari.

Ge, in effetti, produce di tutto - da motori per i jet a torbine a gas, locomotive e apparecchi elettromedicali - e nei periodi di debolezza per l’economia risente del clima generale; allo stesso modo quando l’economia riparte, anche i suoi risultati migliorano, con un riflesso che dai conti aziendali si sposta sulla quotazione.

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Per Gm forse è l'ora di liberarsi di Opel (o no?)

pubblicato da alessandro condina in: Automotive Titoli esteri


C’eravamo tanto amati? Questo, secondo un articolo di Forbes è il destino più auspicabile per il matrimonio, onestamente sempre problematico, fra General Motors e Opel. La tesi di fondo è che la società americana, che è appena uscita fuori dall’amministrazione fallimentare, dovrebbe concentrarsi sulle attività nella madrepatria, molto più redditizie rispetto a quelle del Vecchio Continente.

Gm conquistò Opel all’inizio degli anni Novanta, quando l’ambizioso piano dell’azienda di Detroit era diventare un vero e proprio colosso con due piedi, uno negli Stati Uniti e l’altro in Europa: quest’ultimo, oltre a Opel, avrebbe dovuto comprendere anche la Fiat dei tempi dell’Avvocato Agnelli; ma poi sappiamo che le cose non andarono esattamente così.

Dopo il fallimento del matrimonio con Torino - che tra l’altro costò piuttosto caro agli americani - Gm dovrà fare marcia indietro anche su Opel. Secondo Micheline Maynard sì, e per almeno tre buoni motivi, tanto più che General Motors si prepara ad incassare il secondo anno consecutivo di perdite in Europa e che la politica della moltiplicazione dei marchi sotto lo stesso cappello sembra spesso poco efficace.

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Roche punta alla terapie geniche e vuole Illumina

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri Scalate


Roche vuole a tutti i costi conquistarsi una posizione importante nel promettente settore delle terapie basate sulla sequenza del Dna; con questa prospettiva ha messo nel mirino la società farmaceutica americana Illumina, con sede a San Diego in California. Dopo mesi di trattative infruttuose con la dirigenza, gli svizzeri hanno deciso di lanciare un’offerta ostile direttamente agli azionisti.

Il colosso farmaceutico svizzero è disposto a pagare 44 dollari e 50 per azione, con un premio del 19% rispetto agli attuali valori di Borsa. Per il management californiano, però, l’offerta non è sufficiente, per cui c’è da aspettarsi una lunga battaglia tra potenziale preda e cacciatore.

Già un anno fa, infatti, il cda di Illumina - nell’ambito delle trattative per un ingresso importante di Roche nella compagine azionaria - aveva fissato un prezzo accettabile in 79 dollari per azioe, quasi il doppio rispetto all’attuale somma che i rivali sono disposti a pagare.

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Apple supera le attese e si prepara a usare la liquidità

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


La Borsa festeggia i risultati di Apple, che ha messo a segno un importante rialzo sull’onda dell’ultima trimestrale, in cui la società ha superato le previsioni praticamente in ogni settore: ieri il titolo ha chiuso poco sopra i 420 dollari, ma nell’after-hour ha superato anche uota 450.

Nell’ultimo trimestre del 2011 Apple ha registrato un fatturato di 46,3 miliardi di dollari, in crescita del 73%, mentre le previsioni degli analisti puntavano a poco meno di 39 miliardi. Merito soprattutto dei 37,04 milioni di iPhone venduti e dei 15,43 milioni di iPad. E secondo molti osservatori siamo ancora ben lontani dal punto di saturazione, quindi la società ha ancora margini di progresso.

Il titolo Apple, che proprio di recente aveva toccato un record di 427 dollari, può salire ancora, considerato che l’utile netto per azione ha sfiorato i 14 dollari. Ampiamente superati dunque gli obiettivi previsti dagli osservatori. In particolare questi risultati portano la liquidità che l’azienda conserva in cassa a livelli stratosferici: quasi 100 miliardi di dollari.

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Per Google la pubblicità cresce meno del previsto

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


L’ultima trimestrale di Google ha deluso in parte gli analisti: sia il fatturato sia gli utili per azione sono stati lievemente inferiori alle attese, anche se l’ordine di grandezza non si è discostato dalle previsioni.

8,13 miliardi di fatturato - invece di 8,41 - e 9,5 dollari di utili per azione, invece dei 10,5 preventivati. Da un lato questo risultato è stato spiegato con la debolezza dell’economia europea e con il calo dell’euro rispetto al dollaro, con la conseguenza che il fatturato realizzato in Europa è stato condizionato dai cambi valutari. Ma c’è un altro punto che in molti hanno sottovalutato, ma che sia Business Insider sia Forbes si sono affrettati a sottolineare.

Un segnale - che potrebbe lanciare un primo allarme - viene dall’attività più profittevole di Google: AdSense, cioè la pubblicità online da cui la società trae circa il 96% del suo fatturato. In questo settore - quello decisivo finora per le fortune di Google e certamente vitale per mantenere le posizioni - la crescita è stata inferiore al trend, cioè i tassi di crescita hanno rallentato vistosamente, molto più del previsto.

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In tempi di crisi il business delle sigarette non va in fumo

pubblicato da alessandro condina in: Titoli esteri


L’economia non riparte, i conti pubblici dei paesi occidentali - Europa e Stati Uniti - arrancano, addirittura si potrebbe avvicinare lo spettro di una recessione mondiale. In un quadro del genere, quale settore industriale potrebbe dare garanzie di profitti costanti anche in un quadro recessivo? Il tabacco, ovvio!

Anche se il mercato delle sigarette non è più da tempo in espansione nelle economie avanzate, quello del tabacco rimane comunque un settore solido con volumi costanti e un buon ritorno economico, in particolare per i marchi più prestigiosi e storici, come Marlboro e Philip Morris.

In particolare vale la pena dare un’occhiata ad Altria, la conglomerata che produce e vende, oltre a vino ed altri prodotti, le sigarette a marchio Marlboro, Virginia Slims e L&M: una società con un basso indebitamento, margini solidi e soprattutto un ricco dividendo. Il titolo Altria, quotato a Wall Street, vanta una bassa volatilità - inferiore alla media dell’indice S&P500 - e un dividendo del 5,7%.

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Bancarotta per Kodak: chiesto il Chapter 11

pubblicato da alessandro condina in: Media Tecnologia Titoli esteri


Alla fine l’ora del fallimento è arrivata per Kodak: la società ha portato i libri in tribunale e ha chiesto la protezione del Chapter 11, la norma del codice degli Stati Uniti in base alla quale è possibile ristrutturare i debiti di un’azienda continuando a mantenere in piedi le attività. L’obiettivo dichiarato è rimettere in sesto i conti e ritornare a operare regolarmente nel 2013.

Dopo 131 anni la società americana si è dovuta arrendere a una crisi di liquidità senza precedenti provocata in primis dal successo della fotografia digitale con il conseguente declino delle pellicole che per oltre 100 anni sono state l’attività principale della compagnia. Non è andato in porto, d’altro canto, il tentativo di trasformarsi in produttore e rivenditore di macchine fotografiche digitali: in questo campo era troppo forte la concorrenza di altre società dell’elettronica.

Per sopravvivere Kodak ha già ottenuto da Citigroup un finanziamento da 950 milioni di dollari e ha nominato Dominic DiNapoli, vice presidente di FTI Consulting, nel ruolo di Chief Restructuring Officer. Secondo il presidente della società Antonio P. Perez, l’obiettivo di questa operazione è riuscire a superare il momento di difficoltà e valorizzare i due principali asset di Kodak: da un lato i brevetti digitali su cui la compagnia ha investito molto nell’ultimo decennio, dall’altro le tecnologie di stampa che sono sempre state un punto forte nella storia del gruppo.

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Perché la Borsa ha brindato all'addio di Yang a Yahoo

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


A quanto pare in tanti stavano aspettando il momento dell’addio di Jerry Yang, uno dei fondatori di Yahoo! insieme al suo collega e socio David Filo. Anche se privo della carica di amministratore delegato, Yang sedeva ancora nel consiglio di amministrazione di Yahoo e anche in quelli di Alibaba e Yahoo Japan: da tutte e tre le cariche si è appena dimesso, uscendo per la prima volta dalla stanza dei bottoni dell’azienda che fondò ormai 17 anni fa.

Era ora! si devono essere detti molti azionisti di Yahoo e tutti quegli investitori che ieri hanno premiato il titolo, quotato sul Nasdaq, dopo l’annuncio delle dimissioni: nell’ultima fase di contrattazioni le azioni hanno recuperato terreno rispetto all’andamento dell’intera giornata fino a dopo le 15 e i volumi sono stati elevatissimi. Yahoo ha comunque chiuso a 15,43 dollari, ai minimi del 2012 appena cominciato, ma ancora lontano da agosto 2011, quando scese sotto i 12 dollari.

In ogni caso l’addio del “Chief Yahoo”, come era stato soprannominato Yang a causa del suo ruolo di Ceo-ombra, sembra schiudere nuove prospettive all’azienda che da mesi è sotto osservazione, sia per i tentativi poco chiari di valorizzare alcune partecipazioni strategiche sia per la possibilità che divenga preda di qualcuno dei grandi concorrenti come Google o come Microsoft, già in passato pretendente respinto proprio con l’intervento decisivo di Jerry Yang.

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Downgrade di S&P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Assicurazioni Titoli esteri Politica


Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all’andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.

La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l’Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l’ultimo taglio dei rating da parte di Standard and Poor’s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall’Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.

La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l’effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo reagirono al declassamento degli Stati Uniti e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.

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Kodak denuncia Apple e Htc per evitare la bancarotta

pubblicato da alessandro condina in: Tecnologia Titoli esteri


Che succede a Kodak? La società americana famosa per le sue pellicole sembra non avere più pace. Le voci di una richiesta di Chapter 11, il fallimento controllato, ormai si susseguono giornalmente e molti osservatori danno per scontato che l’azienda non può più continuare la propria attività ed è destinata al fallimento.

Dal 2007 non chiude un anno con un utile e le attività tradizionali sono ormai fonte di perdite; eppure una possibilità potrebbe arrivare dalle nuove cause che Kodak ha presentato contro Apple e Htc per violazione di brevetti.

Non è la prima volta che Kodak tenta la strada di valorizzare i numerosi brevetti che ha registrato negli anni nel campo delle immagini digitali e già tempo fa aveva denunciatola stessa Apple insieme a RIM, Motorola, Nokia, Samsung, LG, Sharp e Sony. Anche se le prime sentenze non erano state favorevoli, comunque il risultato era stato un accordo di licenza siglato con LG e Samsung: le due società si sono impegnate a pagare rispettivamente 414 e 550 milioni. Adesso la storia si ripete e Kodak potrebbe riuscire a ottenere in questo modo la liquidità necessaria per affrontare il momento difficile e realizzare una ristrutturazione delle sue attività.

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