Pirelli Re: prove di fusione con Fimit

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Sicuramente gli ultimi anni si stanno rivelando particolarmente vivaci per Pirelli Re che in più settori si è mossa con attenzione e rapidità raggiungendo dei risultati spesso notevoli, ma anche subendo pesantemente gli effetti della crisi generale e di un indebitamento notevole. L’ultima novità riguarda però un’alleanza appena progettata: quella con Fimit, società che gestisce 12 fondi e che potrebbe allearsi al ramo immobiliare dell’impero industriale di Marco Tronchetti Provera.

La notizia sembra piacere molto al mercato che oggi scalda il titolo Pirelli Re con rialzi di quasi cinque punti percentuali. D’altra parte che Pirelli Re abbia bisogno di strategie decise in questo momento di crisi è noto. L’aumento di capitale da 400 milioni di euro completato a luglio è sicuramente servito, ma i problemi sono ancora numerosi. Il gearing (inteso come rapporto tra posizione finanziaria netta esclusi i crediti per finanziamenti e patrimonio netto: quindi come capacità di far fronte con mezzi propri agli investimenti del gruppo) è passato a 0,65 dal 2,35 di fine 2008. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo negativo di 861,8 milioni di euro a uno di 447,4 milioni di euro.

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Pirelli brilla, ma i tempi sono ancora duri

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Pioggia di acquisti su Pirelli in Borsa. Il titolo della società delle gomme e degli immobili guadagna oltre 6,38 punti percentuali. I risultati del gruppo sono evidentemente piaciuti al mercato che probabilmente ha apprezzato forse la conferma degli obiettivi del piano industriale e di riduzione del debito oltre alle prospettive di recupero dei mercati nel medio e lungo periodo.

Un colosso articolato come Pirelli è sicuramente difficile da misurare e valutare in tutte le sue sfumature, anche per via della varietà di asset che controlla (dagli pneumatici di Pirelli Tyre, agli immobili di Pirelli Re, ai filtri antiparticolato di Pirelli Eco technology al broadband di Pirelli Broadband solution): qualche considerazione però si può fare.

I ricavi a 2,13 miliardi di euro hanno registrato una flessione di quasi il 13% rispetto al dato di un anno fa. Il risultato operativo, a 101,1 milioni contro i 180,9 milioni di euro del gruppo nel primo semestre del 2008, registra non solo un calo notevole, ma anche una marginalità operativa inferiore rispetto al dato dell’anno scorso: il 4,7% dei ricavi sul 7,4% del dato del 30 giugno 2008.

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Camfin: Tronchetti Provera interviene anche sulla capogruppo

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Grandi manovre nella galassia Pirelli. Il gruppo controllato da Marco Tronchetti Provera (in foto) sta prendendo di petto la crisi con una serie di ricapitalizzazioni, cessioni, alleanze e cambiamenti nelle varie squadre di manager che sono destinati a ridisegnare una complessa struttura industriale con diramazioni che passano dagli pneumatici all’energia pulita al settore immobiliare.
Si tratta di una complessa catena finanziaria che, per mantenersi sulla più semplice catena di società quotate, passa da Camfin a Pirelli fino a Pirelli Real Estate. Quest’ultima, anima immobiliare del gruppo, ha appena varato un aumento di capitale da 400 milioni di euro per rifinanziare un debito che, considerando i veicoli fuori bilancio e non consolidati, ammonta a 12,8 miliardi di euro. Forse proprio l’entità di questi debito che secondo i calcoli di Repubblica sarebbe garantito solo al 30% dal patrimonio della società, ha spinto Pirelli Re a varare un’offerta di titoli a prezzi stracciati (valore nominale da 50 centesimi contro quotazioni sui 4,9 euro prima dell’annuncio dei dettagli sul piano). La ricapitalizzazione è comunque garantita dalla controllante Pirelli che mette i propri crediti a disposizione: quindi quei 400 milioni di euro Pirelli Re li incasserà, anche se i suoi titoli varranno alla fine molto meno in borsa e saranno molti di più.

A monte della catena di controllo si muove però anche Camfin, società finanziaria controllata dallo stesso Marco Tronchetti Provera, che ha appena varato un aumento di capitale da 100 milioni di euro, un riscadenziamento del debito assai importante e che ha accolto tra i suoi soci un azionista di eccellenza come Vittorio Malacalza.

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A Mediobanca un posto si trova

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A Mediobanca il duro braccio di ferro dei giorni scorsi si è sciolto in una stretta di mano. In Borsa hanno già stappato lo spumante e il titolo guadagna più di due punti e mezzo ponendosi fra i migliori dell’S&P/Mib in questa chiusura di ottava. Sullo scontro fra il presidentissimo Cesare Geronzi e i manager Nagel e Pagliaro per il potere nel salotto buono della finanza italiana una parola l’hanno detta tutti, chi a voce alta, chi a denti stretti. È un rituale che si ripete da qualche anno ormai, qualcuno lo attribuisce addirittura alla scomparsa di Enrico Cuccia.

D’altra parte in ballo c’erano gli interessi di Unicredit e dei francesi di Groupama, dei grandi industriali italiani (praticamente sono tutti membri del patto di sindacato) e di un colosso come Generali. Alla fine qualcosa sono riusciti a ottenerla tutti. Geronzi ha aggirato gli insidiosi paletti della Banca d’Italia ed è riuscito a riottenere il potere che il sistema duale complicato da Mario Draghi rischiava di togliergli. Lo ha riassunto bene oggi Giovanni Pons ricordando le difficoltà del banchiere per far passare la nomina di Franco Bernabé in Telecom. Partecipazioni cruciali come quelle in Telecom, in Generali o in Rcs sono d’altra parte l’essenza del potere di Mediobanca: per questo il comitato nomine che le gestisce diventa un nodo cruciale per chi vuole mettere i propri uomini nei posti giusti.

Geronzi avrebbe probabilmente giocato all’asso pigliatutto se l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, non avesse trovato una sponda calcolata in Alessandro Profumo, ad di Unicredit e grande azionista di Mediobanca.

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Fastweb vede l'utile, in questo contesto non era semplice

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Fastweb ha archiviato davvero un trimestre da record. Con gli utili da 25,9 milioni di euro accumulati fra aprile e giugno, il gruppo ha per la prima volta prodotto dei profitti e ribaltato il bilancio dell’intero semestre. Questo e’ avvenuto oltretutto in un momento in cui tutte le telecom d’Europa annaspano nella crisi congiunturale e contemporaneamente sono indebolite da una guerra sempre piu’ senza confini.

Nuovi lumi li dara’ senz’altro la stessa Telecom Italia, che a mercato chiuso annuncera’ i dati del primo semestre del 2008. Nel frattempo giova osservare che in questi anni di convergenza fra piattaforme e servizi (telefonia fissa e mobile, internet, tv digitale e quant’altro) le compagnie di tutta Europa faticano a trovare la via e a ripagare gli investimenti necessari a rimanere sul mercato.

Cosi’ succede che, per esempio, Tiscali riesca a catapultare il proprio giro d’affari da 393 milioni a 535 milioni di euro (primo semestre 2007/primo semestre 2008) per poi conseguire una perdita in termini di risultato operativo di 32,6 milioni (-28,4 nella prima meta’ del 2007) chiudendo il semestre con un rosso di 57,2 milioni a fronte di un utile da 22,4 milioni nel primo semestre del 2007.

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Congiuntura pesante, ma Pirelli RE pensa in grande

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Titolo Pirelli Re in affanno con i maggiori indici di Pizza Affari. Una perdita di 1,2 punti percentuali allinea il titolo della società guidata da Carlo Puri Negri alle performance del Midex. Su Pirelli Real Estate pesano, però, anche i deludenti dati del primo trimestre 2008 e le conseguenti reazioni di Citigroup e Cheuvreux che hanno abbassato di circa 2 euro a testa i prezzi obiettivo fissati nei loro rating (rispettivamente a 21,1 e a 20,5 euro).

Al 31 marzo il gruppo immobiliare controllato da Marco Tronchetti Provera ha registrato un giro d’affari di 301 milioni di euro contro i 405,8 milioni di un anno prima. Nello stesso periodo la società ha dimezzato gli utili dai 22,4 milioni di euro di inizio 2007 (al netto del consolidamento temporaneo di DGAG) a 11,6 milioni. Pirelli Re accusa la flessione generale del mercato che si registra di fatto a livello globale: un dato su tutti in questo senso è quello delle vendite di immobili che sono crollate dai 641,3 milioni di euro del marzo 2007 ai 199,8 milioni di oggi. Il fatto che le altre aree di attività vadano bene, o meglio, non alleggerisce il peso della difficile congiuntura.

Non ci sono solo dolenti note però. Se tutto il primo semestre sconterà probabilmente la contrazione del mercato, la società prevede un miglioramento dei risultati già nella seconda parte dell’anno. Un difficile 2008 dovrebbe chiudersi dunque con risultati vicini a quelli del 2007. Pirelli Re conta di portare il patrimonio gestito da 13 a 17-18 miliardi di euro. Nel frattempo è stata avviata una profonda ristrutturazione delle attività.

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Telecom: i dettagli dell'ok brasiliano

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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo

Finalmente è arrivata. La decisione dell’Anatel, l’Authority brasiliana per le comunicazioni, chiamata ad esprimersi sull’operazione Telecom-Telefonica, è giunta nella tarda serata di ieri con una conferenza stampa del consigliere relatore Antonio Domingos Teixeira Bedran.

Si tratta sostanzialmente di un via libera, ma condizionato. Sono 28 i vincoli posti dall’Autorità al “trasferimento indiretto del controllo di Telecom Italia” a Telco, il veicolo (di cui fanno parte insieme a Telefonica, anche Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia) che, rilevando Olimpia da Pirelli, deterrà una quota pari al 23,6% di Telecom Italia.

Al fine di “preservare il mercato competitivo in Brasile”, le restrizioni imposte da Anatel prevedono la completa separazione di attività e management delle controllate brasiliane Vivo e Tim Brazil (facenti capo rispettivamente a Telefonica e a Telecom), alle quali tuttavia non sono state imposte dismissioni di asset, al contrario di quanto ipotizzato alla vigilia della pronuncia.

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Pirelli RE compra BauBeCon: asset tedeschi a 3 mld

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Pirelli Real Estate prosegue la sua strategia di espansione. Oggi la società guidata da Carlo Puri Negri ha annunciato di aver firmato un accordo vincolante con i fondi immobiliari di RREEF (del Gruppo Deutsche Bank) per l’acquisto dal fondo americano di private equity Cerberus del 100% di BauBeCon, un importante gruppo immobiliare tedesco attivo prevalentemente nel segmento residenziale. L’esborso previsto è di circa 350 milioni di euro, ma verrà successivamente rivisto sulla base della situazione patrimoniale al 30 giugno 2007.

Compresi il patrimonio immobiliare e le attività di asset management e servizi, il valore di BauBeCon risulta pari a circa 1.690 milioni di euro (dato stimato al 31 dicembre 2006). I costi di closing ammontano a 30 milioni di euro.

In base all’accordo alla società italiana andrà il 40% del patrimonio immobiliare di BauBeCon, composto da oltre 27.000 unità immobiliari a prevalente destinazione residenziale, situate per la maggior parte nelle città di Berlino, Hannover e Magdeburgo.

L’operazione è già stata approvata dalle autorità Antitrust competenti e si chiuderà entro la fine di luglio.

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Se la partita su Tecla e Berenice lascia contenti tutti

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Dopo qualche sgomitata che ha preso un po’ tutti di sorpresa, gli attriti fra Pirelli-Morgan e Caltagirone-Goldman sembrano essersi in qualche maniera smussati. Al centro della contesa i fondi Tecla e Berenice, in gran parte dei contenitori per redditizi immobili affittati a Telecom. Come noto intorno a questi due fondi immobiliari chiusi si è scatenata una lotta fra Pirelli-Morgan, che ha progettato e costruito questi due fondi da un lato, e Goldman-Caltagirone, che fiutato l’affare ci si è tuffato dall’altro.

Prima c’è stata un’opa sui fondi da parte della stessa Pirelli Re in cordata con Morgan Stanley (590 euro per ogni quota Tecla e 540 per ogni Berenice); poi una contro-opa di Caltagirone e Goldman Sachs (680 euro per Tecla e 725 per Berenice) e infine un’altra offerta di di Pirelli RE che però alza il prezzo solo su Tecla portandolo sopra il prezzo concorrente a quota 690. Il messaggio a questo punto è chiaro: la guerra non conviene a nessuno. Oppure, come dice Adriano Bonafede su Repubblica in un articolo molto esaustivo sull’argomento, “cane non mangia cane”.

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Le città invisibili di Pirelli

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La controfferta di Goldman Sachs e Gaetano Caltagirone sui fondi Tecla e Berenice ha sconquassato il castello di carte e mattoni che faticosamente da tempo Pirelli Real Estate e dopo Morgan Stanley avevano messo su. La storia è andata così. Almeno dal 1999 a oggi il patrimonio di Telecom è stato oggetto di dismissioni continue. Se prendiamo il valore di terreni e fabbricati in possesso di Telecom si nota che nel 1999 esso superava i 5 miliardi di euro, mentre nel giugno del 2006 era inferiore agli 800 milioni. Nello stesso periodo le immobilizzazioni per impianti e macchinari sono passate da 16 miliardi e mezzo a 12,7 miliardi di euro. Nei bilanci spesso sono usati i termini “plusvalenza” e “valorizzazione”, ma molti osservatori negli anni hanno parlato di gestione dubbia del patrimonio immobiliare e degli asset di Telecom.

All’ultima assemblea per l’approvazione del bilancio Sergio Cusani, attento conoscitore dei bilanci della società di telecomunicazione più importante d’Italia, ha tuonato contro lo strapotere di Pirelli (ex controllante del gruppo) in Telecom e ha denunciato un conflitto d’interessi fra Pirelli RE e Telecom nella gestione degli immobili di quest’ultima. Cosa è successo esattamente? È successo che, per valorizzare molte centrali di Telecom e buona parte del suo patrimonio immobiliare, la società ha deciso di conferire la proprietà di immobili spesso anche strumentali, ossia necessari allo svolgimento delle sue attività, ai fondi Tiglio I e Tiglio II.

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