
Con il passare delle ore il profilo della nuova cassaforte di controllo di Telecom Italia si fa più chiaro. In primo luogo il diritto di prelazione tra soci italiani prevale su quello di Telefonica. Assicurazioni Generali possiederà il 28,1%, Intesa Sanpaolo il 10,6%, Mediobanca il 10,6%, Sintonia l’8,4% e Telefonica il 42,3%. Se per esempio la società dei Benetton deciderà di scendere di qualche punto nell’azionariato, gli altri azionisti italiani potranno comprare prima di Telefonica.
Inoltre “la governance sarà articolata secondo criteri di proporzionalità: prevede maggioranze qualificate, il cui raggiungimento implica anche l’assenso di Telefonica, relativamente a talune specifiche operazioni di particolare rilievo”.
Per quanto riguarda il prezzo, gli italiani fanno sapere che 4,1 miliardi di euro è un valore “provvisorio, dovendosi tenere conto della posizione finanziaria netta di Olimpia alla data di perfezionamento dell’operazione”. Insomma per conoscere il prezzo definitivo occorrerà aggiornare il valore del debito da stornare.
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“Il dottor Padoa-Schioppa mi ha telefonato come ha fatto con tutte le società interessate alla vicenda Telecom per sapere qual era la nostra posizione. Non ci sono state pressioni per un nostro intervento”. Bernheim ha tirato il sasso nello stagno e ritirato la mano, oppure i giornalisti hanno forzato le sue parole. Di certo ormai la questione è irrilevante, anche se forse non è solo un caso che proprio Generali, di cui Antoine Bernheim è presidente, è anche la società che sta appoggiando di più il cambio di proprietà di Telecom Italia con una cifra di 1,37 miliardi di euro a fronte di impegni minori della propria controllante Mediobanca e di Intesa Sanpaolo.
Proprio queste due banche sulla carta tirano fuori ciascuna 522 milioni per pagare a 2,82 euro per ogni azione Telecom e salvarne l’italianità. Ciò dimostra che i due contrastanti big della finanza nazionale Geronzi, vicepresidente di Mediobanca (e presidente di Capitalia suo maggiore azionista), e Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, possano e sappiano andare d’accordo. Il sistema ha reagito insomma, e ha espulso Tronchetti perché, sono parole sue, “non organico”.
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Oggi le perdite estese sui titoli della galassia Tronchetti Provera scandiscono bene gli effetti dell’uscita di At&T dalla partita. Non tutti hanno evidenziato a dovere che nella lettera di addio di Edward Whitacre, presidente e Ceo di At&T al Wall Street Journal, fra le cause della rinuncia all’acquisto di un terzo di Olimpia, c’erano sì delle incertezze sulla regolamentazione (leggi scorporo della rete), ma ha anche “altri problemi riguardanti il business”. Non sarà che questa società è meno redditizia di quanto il management (con scarsi risultati invero) cerca di far credere?
In effetti dopo aver sentito il discorso di Sergio Cusani (ora consulente della Cgil) che accusava Pirelli e Mediobanca di approfittare del loro controllo azionario per svuotare Telecom di risorse, i dubbi si sono moltiplicati. Difficile immaginare quali saranno gli sviluppi della vicenda a questo punto. Passera (Intesa San Paolo) ha ribadito il suo interesse, Colaninno pure (anche se ha parlato di “ipotesi lontana”), Mediaset anche. Insomma tutti sono pronti a un intervento, ma, ovviamente, non parlano di soldi.

La vera novità è riuscita a buttarla in campo il Sole 24 Ore di oggi che ha buttato nel calderone delle offerte alternative Deutsche Telekom la società tedesca che aveva già provato nel ’99 a lanciare un’offerta sul Telecom Italia. Sembra che il big tedesco, che però non ha rilasciato dichiarazioni in proposito, possa essere della partita insieme a Mediobanca, Intesa San Paolo e magari la stessa Unicredit. Insomma i pezzi da novanta del mondo del credito italiano remano contro l’offerta da 2,82 euro rimediata da Tronchetti negli ultimi giorni. Un’offerta tedesca avrebbe rispetto a quella americana il vantaggio di mantenere dentro il quadro normativo dell’Unione europea il controllo di Telecom e della rete che ha in pancia. Questo non importa a Tronchetti provera, ma sicuramente importa molto al Governo.
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Mentre il mercato scommette su Telecom e la porta vicina a quei 2,82 euro per azione offerti a Pirelli da AT&T e America Moviles, il mondo della politica esprime più di una preoccupazione. Il rischio concreto è infatti quello di un passaggio in mani straniere della prima compagnia italiana di telecomunicazioni e l’atmosfera che si respira a Roma è perfettamente descritta dalle parole di Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, che ha espresso “grande, anzi grandissima preoccupazione”, pur ribadendo la massima attenzione al dossier.
Sebbene le trattative comunicate da Pirelli abbiano le caratteristiche di esclusività e permettano alla Bicocca di assorbire gran parte dei danni subiti dal downtrend di Telecom in borsa, non è ancora sicuro che quel pacchetto del 18% di Telecom che ne permette il controllo e che è detenuto da Pirelli e da Benetton passi in mani straniere. Esiste infatti un diritto di prelazione sul capitale di Olimpia da parte di Mediobanca e Generali che è previsto nel contratto di Pirelli con AT&T e America Moviles. I due big della finanza tricolore hanno insomma ancora il diritto di comprare Telecom, ma dovrebbero fare un’offerta da 2,82 euro per azione al netto dell’indebitamento della stessa Olimpia. In questo caso inoltre la Bicocca dovrebbe corrispondere 16 milioni di euro a ciascuno dei due operatori stranieri come risarcimento. L’impalcatura messa su da Marco Tronchetti Provera per vendere le quote di Telecom prevede anche che AT&T e America Moviles non firmino alcun patto parasociale una volta acquisiti i due terzi di Olimpia.
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Il centro di tutto è Cesare Geronzi. Roba da non credere. Sarebbe lui a condurre la partita per mettere insieme una cordata di banche in grado di rilevare il pacchetto di partecipazione di Marco Tronchetti Provera in Telecom. Si tratta di acquistare l’80% di Olimpia, la holding - controllata per l’altro 20% dai Benetton - cui fa capo il 18% della ex monopolista dei telefoni. Il problema naturalmente è il prezzo: Tronchetti Provera vorrebbe portare a casa i 3 euro ai quali ha in carico le azioni, ma le banche non sarebbero disposte a mettere più di 2,6-2,7 euro. Della partita sarebbero - oltre a Capitalia - Intesa Sanpaolo e Mediobanca, forse anche Generali e Monte dei Paschi. E a tirare le fila dell’operazione che deciderà il destino del gigante Telecom sarà Geronzi. L’Italia è senza speranza.
Comunque a palazzo Chigi l’operazione sarebbe piuttosto gradita. Il timore del Governo è infatti che la società telefonica finisca in mani straniere. E si sarebbero già fatte avanti la indiana Hinduja e la russa Afk Sistema. Il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani è l’unico ad essere sceso in campo apertamente e finora ad aver risposto altrettanto apertamente è stato solo Alessandro Profumo. Con un secco no. L’amministratore delegato di Unicredit ha spiegato che le prospettive del gruppo sono “a est in modo consistente. Il valore dei nostri asset - ha aggiunto - in Russia ammonta a 4 miliardi di euro: e questo è importante perché spesso si parla di sistema bancario italiano come poco internazionale”. Insomma, la sua banca non difenderà Telecom dai russi. Piuttosto, andrà in Russia a prendere qualcosa in cambio.
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Non sono certo bruscolini. La quota di Olimpia che Pirelli ha messo in vendita ha un valore che oscilla fra i 4 miliardi di euro dei corsi attuali ai 5,78 miliardi di euro. Olimpia è la scatola che controlla Telecom Italia e che è all’80% di Pirelli e al 20% di un’altra holding riferibile alla famiglia Benetton. Pirelli ha in quota questa scatola a un valore di 3 euro per azione, ma attualmente le azioni Telecom viaggiano intorno a 2,1 euro. Un divario che è costato un miliardo di euro di perdita d’esercizio alla Pirelli nel 2006, soprattutto a causa delle svalutazioni imposte dai nuovi criteri Ias.
Se però Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli e azionista di maggioranza, vendesse la quota di controllo di Telecom a 3 euro potrebbe far rientrare la Bicocca, così come è chiamata la casa dello pneumatico milanese, delle perdite archiviate l’anno scorso e il gruppo incasserebbe 5,78 miliardi (anche se sconterebbe i mancati introiti dai prossimi dividendi Telecom). Se invece dovesse essere venduto il pacchetto a 2,1 euro Pirelli incasserebbe “solo” 4 miliardi di euro. La cifra, se davvero si arriverà alla vendita, sarà probabilmente intermedia, forse superiore ai 5 miliardi di euro. Il problema però non è solo di soldi, ma di anche di potere e strategie tanto che diversi osservatori hanno letto le dichiarazioni in merito rilasciate da Pirelli nell’annuncio sui dati del bilancio 2006 come un chiaro messaggio a Guido Rossi, il neopresidente della Telecom che, schierandosi contro un accordo in esclusiva con Telefonica (e un suo esborso per una quota della holding Olimpia), ha destato le ire dell’azionista Pirelli.
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Ha vinto Guido Rossi alla fine, il suo piano è stato votato dal cda, anche se l’astensione dal voto di Carlo Puri Negri, Massimo Moratti e Pasquale Pistorio è molto eloquente. I primi due sono rappresentanti di Pirelli (tramite la holding Olimpia), il secondo (ex numero uno di Stm) è vicepresindente di Confindustria come Marco Tronchetti Provera. Altrettanto eloquente invece il voto positivo di Gianni Mion e di Gilberto Benetton che ha parlato di un piano “serio e prudente”. Questi ultimi rappresentano la quota dei Benetton nel cda di Telecom e sono socidi Olimpia con il 20% del capitale: indirettamente hanno quindi circa il 3,3% di Telecom Italia. Alla fine hanno appoggiato il piano di Guido Rossi.
D’altro canto in campo ce n’era un altro? Un ipotetico discorso fra Marco Tronchetti Provera e il neopresidente della sua controllata Guido Rossi suonerebbe più o meno così. Tronchetti direbbe: “A me gli spagnoli di Telefonica piacciono, se entrano in Olimpia con una minoranza mi danno un bel po’ di soldi e ammortizzo le perdite senza perdere il controllo di Telecom”. Il “carismatico” - parola del Sole 24 Ore - professor Rossi avrebbe risposto: “Un patto in esclusiva, perché questo vogliono, ci lega troppo le mani. Rischiamo di perdere delle opportunità. Meglio fare come Marchionne che fa accordi diversi su diversi mercati. Considera che in Sudamerica siamo pure concorrenti e poi se non ho capito male non ti offrono neanche quei tre euro che vorresti tu per ogni azione di Telecom controllata da Olimpia”.
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Telecom Italia Media incassa il 3,46% e il titolo si porta così a quota 0,343 euro per azione. In effetti i ricavi consolidati del gruppo che controlla La7 ed Mtv (ed è controllato da Telecom Italia) sono cresciuti nel corso del 2006 del 15,4% toccando quota 207,5 milioni di euro; ma bisogna dire che l’esercizio dell’anno scorso si è chiuso con una perdita da 101,1 milioni di euro. La bottom line del conto economico non è raffrontabile con il dato del 2005 perché quell’anno la società vendette Virgilio e Tin.It incassando oltre 800 milioni di euro. In ogni caso come già osservato nei mesi scorsi il terzo polo televisivo italiano continua rosicchiare quote alla Rai e a Mediaset. Non che ancora la società sia in una condizione rosea: i costi della gestione caratteristica superano ancora il giro d’affari della società e il margine operativo lordo del gruppo risulta negativo per 82,9 milioni di euro (anche se c’è un miglioramento del 9,3% sul dato del 2005). Anche più giù nel conto economico il gruppo subisce l’impatto degli investimenti tutt’ora in corso e dell’assorbimento della rete DTT (quella del digitale terrestre) realizzato a fine 2005.
Su questo fronte le spese sono inoltre destinate a crescere nell’immediato futuro, essendo il gruppo Telecom per intero impegnato in una battaglia necessaria per l’ammodernamento dei suoi mezzi su praticamente tutte le piattaforme, da internet alla telefonia mobile, dal digitale terrestre alla stessa tv in chiaro: la direzione è quella della fantomatica convergenza fra i diversi media che sta tormentando il sonno dei manager delle tlc di mezza Europa. Se si dà uno sguardo alla situazione patrimoniale del gruppo in ogni caso la situazione appare in equilibrio con un debito finanziario di 128,2 milioni di euro, a fronte di un patrimonio netto di 371,2 milioni. Per il prossimo anno sono previsti investimenti da 180 milioni.
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Acquisti su Telecom che a inizio seduta accumula un rialzo di circa mezzo punto percentuale portandosi oltre i 2,13 euro per azione. Forse si tratta di un rimbalzo dopo le perdite di ieri che hanno affossato le azioni di quasi 1,4 punti percentuali ma, di certo, a sfogliare i giornali di oggi, la situazione della società non appare come una delle migliori.
Le strategie future del gruppo sembrano sempre più incerte e la agenzie abbassano il rating su Telecom consigliando la vendita delle sue azioni. Il tramonto delle trattative con gli spagnoli di Telefonica non lascia prospettive più chiare per il gruppo e sui giornali tiene banco lo scontro sotterraneo fra il professor Guido Rossi, presidente di Telecom, e la Pirelli di Marco Tronchetti Provera, che da maggiore azionista sembra avere idee molto diverse da quelle dei propri manager. Innanzitutto sia Rossi che il vicepresidente esecutivo Carlo Buora non hanno mai gradito l’idea di legarsi con accordi industriali esclusivi alla spagnola Telefonica. Questa idea invece era gradita a Pirelli che dall’ingresso spagnolo avrebbe incassato i soldi per le quote in Olimpia riducendo le perdite.
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