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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Non sembra accennare a rallentare la corsa all’emissione di obbligazioni. Nelle ultime settimane molte importanti societa’ italiane hanno fatto ricorso al mercato dei bond, o hanno deliberato l’intenzione di farlo entro breve tempo.
Tra le prime possiamo citare Intesa San Paolo che ha recentemente emesso un bond in due tranche con scadenze a 2 (tasso variabile) e 5 anni (tasso fisso) per un ammontare complessivo di ben 2,5 miliardi di euro.
Tra le seconde troviamo Edison, che a fine dicembre ha autorizzato l’amministratore delegato a lanciare obbligazioni per 500 milioni di euro entro il 30 giugno 2010. Foro Bonaparte a luglio aveva emesso un altro bond a 5 anni da 700 milioni.
Continua a leggere: Euribor ai minimi storici: cresce il ricorso al bond
Al termine di un anno sull’ottovolante per il risparmio gestito, le statistiche di Assogestioni rivelano un universo in forte evoluzione, un saldo finale tutto sommato positivo, ma anche un panorama carico di incertezze. A dicembre la raccolta complessiva in Italia è stata positiva per 1,6 miliardi di euro e, se si passa al consuntivo di fine anno, il saldo della raccolta rimane negativo per 3 miliardi di euro con un patrimonio totale di circa 430 miliardi di euro.
A inizio 2009, però, il panorama era assai più fosco e mesi di deflussi e di fuga dei risparmiatori dal comparto avevano persino suggerito l’ipotesi di una chiusura dei battenti dei fondi italiani. Le prospettive oggi appaiono più rosee e i gestori sostengono di avere varato una gestione più attiva rispetto al passato: il 43% dei prodotti italiani ha superato il benchmark di riferimento con una brillante performance dei fondi obbligazionari, che nel 50% dei casi ha reso più del paniere di riferimento, e dei fondi di liquidità.
Le incertezze, però, non mancano. I buoni risultati del settore del risparmio gestito sono stati incoraggiati, infatti, dalla politica iper-espansiva delle banche centrali che hanno immesso una montagna di liquidità sui mercati. Fattori straordinari collegati alla più grande crisi dal 1929 hanno sicuramente nutrito un exploit per certi versi inatteso.
A questo punto, però, la sostenibilità dei recuperi resta a rischio e alcuni osservatori parlano apertamente di performance difficilmente ripetibili. Trasformare i fondi da parcheggio temporaneo a investimento duraturo rimane insomma ancora una sfida e lo stesso Marcello Messori, presidente di Assogestioni, ha messo in guardia da un eccesso di ottimismo. Per esempio la distribuzione dei fondi è in mano per il 90% agli sportelli delle banche che, dopo gli interventi straordinari sui tassi d’interesse, potrebbero ora suggerire un graduale ritorno ai bond bancari nel corso del 2010 (anche per rimpolpare i propri passivi).
Alcuni problemi del passato, d’altra parte, sono stati confermati nel 2009. I fondi di diritto estero hanno raggiunto un patrimonio stimato in 215 miliardi di euro, ossia circa il 50,1% del patrimonio complessivo del sistema. Facile leggere in questo dato lo storico problema della tassazione sfavorevole dei fondi italiani rispetto a quelli stranieri. Nessun cambiamento strutturale del mercato del risparmio gestito è intervenuto e i vecchi problemi, finita l’euforia del denaro a basso costo e riposizionati i portafogli, potrebbero riemergere.
Un discorso a parte merita lo Scudo Fiscale che ha contribuito a un forte ritorno della liquidità sul mercato del risparmio gestito, ma che per sua natura dovrebbe essere di carattere transitorio. Parlare di sviluppo di un più solido mercato del private equity in Italia per via dei provvedimenti emergenziali del Tesoro appare oggi un po’ prematuro.
Nel frattempo Etf ed Etc hanno messo nuovo pepe al mercato e il fatto che i fondi abbiano saputo in molti casi approfittare del recupero dei listini azionari con gestioni più flessibili e attive del passato rappresenta comunque un atteso segnale di vitalità. Di certo, però, una scommessa sulla raccolta del 2010 oggi appare ancora rischiosa.
I mercati sono stati bombardati nelle ultime settimane dell’anno da segnali, principalmente provenienti dal fronte macroeconomico, che lasciano ben sperare per una uscita dalla crisi in modi e tempi probabilmente migliori rispetto a quelli ipotizzati solo pochi mesi orsono.
E’ vero che certi indizi sono a prima vista contraddittori, basti pensare ai recenti dati sul mercato immobiliare Usa (le vendite di abitazioni esistenti a novembre sono state pari a 6,54 milioni di unita’, nettamente superiori ai 6,09 milioni del mese precedente e ai 6,25 milioni del consensus mentre le vendite di abitazioni nuove sempre nel mese di novembre sono state pari a 355mila unità, dato annualizzato, molto al di sotto delle attese di 440mila unità), tuttavia in media le indicazioni che si ricevono dal mondo esterno puntano più o meno nella stessa direzione: la recessione è finita, gli Usa nel 2010 potrebbero tornare a crescere anche del 4%, la Cina, altro motore dell’economia globale, almeno del doppio.
Anche l’Italia nel suo piccolo non rimane a guardare: dopo cinque trimestri in rosso il terzo trimestre del 2009 ha mostrato una crescita, secondo l’Istat, dello 0,6% rispetto al precedente, un dato che permette di guardare con fiducia al futuro pur consapevoli che la strada da fare per tornare ai livelli pre crisi è molto lunga (su base annua, nonostante il rimbalzo, il calo è ancora del 4,6%). E negli Usa non solo revisioni migliorative del Pil atteso, dati sulla fiducia, dati sui consumi e sui redditi fanno sembrare sempre più vicina l’uscita dal tunnel.
Continua a leggere: Gli scenari piu' probabili per il 2010? Borse su bond giu'

Toccherà a Fondiaria-Sai e a Milano assicurazioni accollarsi l’aumento di capitale da 12 milioni di euro di Atahotels, il gruppo alberghiero acquisito un anno fa da Sinergia, la holding di Salvatore Ligresti.
La catena alberghiera infatti si sarebbe trovata a metter mano al capitale sociale portandolo da 28 milioni ad appena 5 milioni di euro in seguito a perdite per 23 milioni di euro.
La crisi finanziaria sembra essersi abbattuta in maniera decisa sul gruppo tanto da tramutare un’opportunità, tale infatti era stata definita l’acquisizione da Fon-Sai e Milano assicurazioni che detengono rispettivamente il 51% e il 49% del capitale sociale, in uno svantaggio.
E’ da considerare che il target di Atahotels è principalmente rappresentato da grandi aziende e istituzioni che, presso le strutture della catena, trovano ampi spazi dedicati ai congressi e alle conferenze. La conseguenza diretta della crisi in cui si trova ora il gruppo sembra perciò essere strettamente correlata alla recessione. Nei primi sei mesi Atahotels ha infatti perso oltre 20 milioni di euro rispetto ai 5,6 milioni persi nell’intero arco del 2008.
Il profit warning emesso da Seat la scorsa settimana pesa sulle azioni del gruppo delle directory.
Sebbene i risultati dei primi nove mesi del 2009 siano stati in linea con le attese del mercato e le guidance comunicate lo scorso agosto siano state riconfermate, seppur in presenza di un difficile contesto economico, Seat ha dichiarato che gli obiettivi e le attese sui risultati per il 2010-2011 dovrebbero essere inferiori rispetto a quanto originariamente ipotizzato nel piano industriale triennale pubblicato a febbraio.
In particolare, nelle guidance di fine anno, il gruppo delle Pagine gialle aveva previsto ricavi (in Italia) attesi in calo fra l’8% e il 10%, sostenuti però da una crescita dell’online compresa tra il 20% e il 25% (il doppio rispetto a quella prevista per il mercato). L’Ebitda di Gruppo è atteso fra 520 milioni e 540 milioni di euro, con un margine Ebitda in Italia di circa il 50%.
In linea con le guidance anche l’indebitamento finanziario netto con un margine a fine anno di circa il 20% sul covenant relativo al rapporto tra indebitameto ed EBITDA posto dal contratto di finanziamento in essere con RBS Milano.
Relativamente ai rapporti con Royal Bank of Scotland, il 23 dicembre scorso Seat aveva confermato l’avvio di colloqui con la banca, finalizzati ad ottenere il nulla osta all’emissione di debito con scadenza posteriore al Senior Credit Agreement da utilizzare per estendere la durata media del proprio indebitamento. Tuttavia i risultati di tale trattativa non si conosceranno prima di gennaio.
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Blogo arricchisce la proposta di blog verticali dedicati al tempo libero con Pokerstadio.it: tutto il mondo del Poker scritto da chi gioca per chi gioca, con un linguaggio semplice e diretto. Su Pokerstadio trovate le basi del Poker per chi inizia, unite a tecniche, tattiche e strategie per i giocatori più esperti. Senza dimenticare ovviamente le news più importanti del settore.
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Prendono forma le strategie dei grandi della terra per ridisegnare le regole della finanza internazionale e delle sue istituzioni. L’obiettivo dichiarato quasi contemporaneamente da pesi massimi della regolazione internazionale come Ben Bernanke (Fed), Jean Paul Trichet (Bce) e Mario Draghi (Financial Stability Forum) è quello di imparare dagli errori del passato e costruire un sistema più stabile basato su regole nuove. Alcuni segnali di ripresa (o di arresto della caduta) provenienti dai mercati incoraggiano a un ponderato ottimismo, ma fa bene Trichet a sottolineare che non è il tempo di compiacersi, ma di agire.
Lo stress test condotto dal Cebs (Committee of European Banking Supervisors ossia l’organo di coordinazione dei supervisori europei del sistema bancario) sui primi 22 gruppi bancari transfrontalieri europei - da soli coprono circa il 60% degli asset bancari del Vecchio Continente - ha dimostrato che nello scenario più avverso (Pil a -5,2% e -2,7 % fra 2009 e 2010 e disoccupazione in crescita dal 9,6 a 12% nello stesso periodo) le maggiori banche europee dovrebbero registrare perdite da circa 400 miliardi di euro, ma mantenere una patrimonializzazione adeguata (nessuna vedrebbe scendere il proprio tier 1 sotto il 6%).
Le stime in genere prevedono però uno scenario migliore di questo e dunque si può procedere a punteggiare il sistema sotto “una luce meno cupa”. La mission è quella di rafforzare il patrimonio delle banche per evitare i danni del deterioramento dei crediti e in genere della crisi dell’economia reale da un lato e finanziare la ripresa dall’altro.
Continua a leggere: Nuove regole per la finanza globale in arrivo

Nuova ondata di offerte e di fusioni sui mercati internazionali ha titolato più di un giornale in questo scorcio d’autunno. Kraft punta ad acquisire Cadbury, Deutsche Telekom crea una partnership con France Telecom in Gran Bretagna mentre a New York EBay cede il controllo di Skype a un pool di investitori guidati dalla società di private equity Silver Lake Partners.
Nel frattempo, annuncia un lancio dell’agenzia Bloomberg di fine agosto, la Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation), l’agenzia pubblica Usa che garantisce i depositi bancari negli Stati Uniti, progetta delle restrizioni maggiori agli investimenti dei fondi di private equity nelle banche a stelle e strisce.
Di certo la crisi in corso chiama in causa il mondo del private equity in tutti i paesi e l’intervento di questi fondi diviene spesso fondamentale per dare nuova efficienza al mercato e per la gestione di situazioni spesso difficili.
I dati sul settore in Italia appaiono, però, non meno contraddittori di quelli internazionali. Uno spaccato del settore nel Bel Paese nel 2008 è fornito dall’Aifi (l’associazione italiana del private equity e del venture capital) che ha evidenziato che nel corso del 2008 gli investimenti provenienti da questi operatori hanno superato i 5,4 miliardi di euro con un incremento del 30% sul dato precedente. Secondo le tabelle dell’Aifi anche il numero delle operazioni è cresciuto del 23% portandosi a una cifra complessiva di 372 interventi. Nonostante il calo del 13% registrato nel 2008 sono ancora le acquisizioni di quote di maggioranza (buy out) a farla da padrone con investimenti di oltre 2,8 miliardi di euro.
Continua a leggere: Autunno caldo per il private equity italiano