Oggi si svolge lo sciopero della Stampa contro la Legge Bavaglio, un disegno di legge che limita la libertà di fare informazione e di informarsi - proprio in un paese come il nostro, dove le persone già si informano poco e male, prevalentemente in tv.
E’ importante che tutti i seicentomila nostri lettori sappiano cosa sta succedendo: ad esempio vedete cosa dice la stampa estera più autorevole di questa nuova legge, per cercare di capirne qualcosa di più. Qui a Blogo ci occupiamo di queste cose su Polisblog, fateci un giretto ogni tanto per sentire che aria tira oggi in Italia.
La legge bavaglio interessa direttamente anche noi blogger, che ci sollazziamo di notizie leggere e argomenti di nicchia, lontani dall’opinione pubblica: la legge stringe la morsa contro la libertà di espressione anche sul web: estende a chiunque misure tipiche del mondo giornalistico, e lo fa in maniera del tutto arbitraria. Purtroppo si va verso una Rete meno libera di fare conversazione, sarà più facile colpire chi gestisce un sito per cercare di zittirlo. Ci perdiamo tutti, sia come cittadini sia come lettori appassionati di buona informazione digitale.
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Il progetto di fusione tra Fimit e la First Real Estate di Dea Capital, qualora dovesse andare in porto, potrebbe modificare l’intero panorama immobiliare italiano. In gioco infatti c’è la leadership del comparto intero e la nascita di un gigante da 8 miliardi di euro di masse gestite con 19 fondi di cui 5 quotati all’attivo. Che Fimit volesse crescere era già chiaro d’altra parte: le programmate e poi fallite nozze con Pirelli Re indicavano un notevole attivismo del gestore. La chiusura di quel dossier non aveva posto fine alla volontà di crescita per linee esterne del gruppo.
Adesso è la volta di un altro grande operatore del settore che è First Real Estate. In termini di riassetto del gruppo si configurano dei cambiamenti nell’azionariato anche rilevanti. Al termine dell’operazione Dea Capital, tramite la sua Fare Holding (la controllante di First Real Estate) dovrebbe ottenere circa il 50% della nuova società e quindi avere una consistente maggioranza relativa. Prevista la progressiva uscita dall’azionariato di alcuni importanti manager che però dovrebbero continuare a mantenere dei ruoli operativi importanti nel nuovo aggregato.
In particolare Daniel Buaron, già al 30% di First Real Estate (il resto è di Dea Capital) da più di un anno ha siglato degli accordi che prevedono una sua uscita dall’azionariato di questa entro il 2012. Sul fronte di Fimit non meno importante il disimpegno di Massimo Caputi che dovrebbe cedere da subito il 10% del capitale della società immobiliare e dunque cedere ulteriormente il restante 7% circa del capitale di Fimit in suo possesso. Prevista anche la cessione della quota di Lehman (in passato si era parlato di un’acquisizione del suo 18% di Fimit da parte del Credit Suisse e di JP Morgan), rimarranno azionisti di peso come l’Inpdap che attualmente controlla oltre il 30% di Fimit e una quota affine anche nel fondo Alfa che alla stessa Fimit fa riferimento.
Alla cassa pensionistica dei dipendenti pubblici e agli altri enti affini presenti nella compagine azionaria di Fimit (Enasarco, Inarcassa ed Enpals) spetterà comunque un ruolo forte della nuova entità. Al termine dell’operazione comunque il gruppo sarà la prima Sgr indipendente del settore immobiliare italiano. I De Agostini, cui fa riferimento DeA Capital (la holding finanziaria dell’impero novarese che controlla anche Lottomatica), fanno dunque un salto di qualità nel settore e potenziano ulteriormente le proprie attività immobiliari. Il loro acquisto del 70% di First Atlantic (con l’annessa clausola della graduale uscita di Daniel Buaron) era avvenuto a fine 2008 con un investimento di 71,5 milioni di euro che a breve li potrebbe portare a controllare un gruppo da 8 miliardi di asset in gestione.
Le vere sfide saranno però sul versante industriale dove l’alleanza delle due sgr sarà testata da 60 giorni di due diligence nella speranza che questa volta Fimit riesca a portare a casa una crescita dimensionale già cercata senza successo nei mesi scorsi. Paolo Crescimbeni presidente di Fimit e dell’Inpdap, in passato ha accennato anche a dei progetti europei e ha partecipato a un processo di crescita dimensionale della Fimit notevolissimo e ora al vaglio di complessi riassetti organizzativi. D’altra parte dal portafoglio di First Atlantic e di Fimit passano pezzi importanti delle cartolarizzazioni di immobili pubblici o “semi-pubblici” degli ultimi decenni. Basti ricordare le operazioni di Fimit nell’ambito della Scip (che coinvolgono proprio gli immobili Inpdap e hanno avuto in qualche caso degli strascichi giudiziari) e i suoi rapporti con Enel o quelle di First Atlantic con il patrimonio della Fondazione Cariplo, di Eni e di Telecom Italia.
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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Non sembra accennare a rallentare la corsa all’emissione di obbligazioni. Nelle ultime settimane molte importanti societa’ italiane hanno fatto ricorso al mercato dei bond, o hanno deliberato l’intenzione di farlo entro breve tempo.
Tra le prime possiamo citare Intesa San Paolo che ha recentemente emesso un bond in due tranche con scadenze a 2 (tasso variabile) e 5 anni (tasso fisso) per un ammontare complessivo di ben 2,5 miliardi di euro.
Tra le seconde troviamo Edison, che a fine dicembre ha autorizzato l’amministratore delegato a lanciare obbligazioni per 500 milioni di euro entro il 30 giugno 2010. Foro Bonaparte a luglio aveva emesso un altro bond a 5 anni da 700 milioni.
Continua a leggere: Euribor ai minimi storici: cresce il ricorso al bond
Al termine di un anno sull’ottovolante per il risparmio gestito, le statistiche di Assogestioni rivelano un universo in forte evoluzione, un saldo finale tutto sommato positivo, ma anche un panorama carico di incertezze. A dicembre la raccolta complessiva in Italia è stata positiva per 1,6 miliardi di euro e, se si passa al consuntivo di fine anno, il saldo della raccolta rimane negativo per 3 miliardi di euro con un patrimonio totale di circa 430 miliardi di euro.
A inizio 2009, però, il panorama era assai più fosco e mesi di deflussi e di fuga dei risparmiatori dal comparto avevano persino suggerito l’ipotesi di una chiusura dei battenti dei fondi italiani. Le prospettive oggi appaiono più rosee e i gestori sostengono di avere varato una gestione più attiva rispetto al passato: il 43% dei prodotti italiani ha superato il benchmark di riferimento con una brillante performance dei fondi obbligazionari, che nel 50% dei casi ha reso più del paniere di riferimento, e dei fondi di liquidità.
Le incertezze, però, non mancano. I buoni risultati del settore del risparmio gestito sono stati incoraggiati, infatti, dalla politica iper-espansiva delle banche centrali che hanno immesso una montagna di liquidità sui mercati. Fattori straordinari collegati alla più grande crisi dal 1929 hanno sicuramente nutrito un exploit per certi versi inatteso.
A questo punto, però, la sostenibilità dei recuperi resta a rischio e alcuni osservatori parlano apertamente di performance difficilmente ripetibili. Trasformare i fondi da parcheggio temporaneo a investimento duraturo rimane insomma ancora una sfida e lo stesso Marcello Messori, presidente di Assogestioni, ha messo in guardia da un eccesso di ottimismo. Per esempio la distribuzione dei fondi è in mano per il 90% agli sportelli delle banche che, dopo gli interventi straordinari sui tassi d’interesse, potrebbero ora suggerire un graduale ritorno ai bond bancari nel corso del 2010 (anche per rimpolpare i propri passivi).
Alcuni problemi del passato, d’altra parte, sono stati confermati nel 2009. I fondi di diritto estero hanno raggiunto un patrimonio stimato in 215 miliardi di euro, ossia circa il 50,1% del patrimonio complessivo del sistema. Facile leggere in questo dato lo storico problema della tassazione sfavorevole dei fondi italiani rispetto a quelli stranieri. Nessun cambiamento strutturale del mercato del risparmio gestito è intervenuto e i vecchi problemi, finita l’euforia del denaro a basso costo e riposizionati i portafogli, potrebbero riemergere.
Un discorso a parte merita lo Scudo Fiscale che ha contribuito a un forte ritorno della liquidità sul mercato del risparmio gestito, ma che per sua natura dovrebbe essere di carattere transitorio. Parlare di sviluppo di un più solido mercato del private equity in Italia per via dei provvedimenti emergenziali del Tesoro appare oggi un po’ prematuro.
Nel frattempo Etf ed Etc hanno messo nuovo pepe al mercato e il fatto che i fondi abbiano saputo in molti casi approfittare del recupero dei listini azionari con gestioni più flessibili e attive del passato rappresenta comunque un atteso segnale di vitalità. Di certo, però, una scommessa sulla raccolta del 2010 oggi appare ancora rischiosa.
I mercati sono stati bombardati nelle ultime settimane dell’anno da segnali, principalmente provenienti dal fronte macroeconomico, che lasciano ben sperare per una uscita dalla crisi in modi e tempi probabilmente migliori rispetto a quelli ipotizzati solo pochi mesi orsono.
E’ vero che certi indizi sono a prima vista contraddittori, basti pensare ai recenti dati sul mercato immobiliare Usa (le vendite di abitazioni esistenti a novembre sono state pari a 6,54 milioni di unita’, nettamente superiori ai 6,09 milioni del mese precedente e ai 6,25 milioni del consensus mentre le vendite di abitazioni nuove sempre nel mese di novembre sono state pari a 355mila unità, dato annualizzato, molto al di sotto delle attese di 440mila unità), tuttavia in media le indicazioni che si ricevono dal mondo esterno puntano più o meno nella stessa direzione: la recessione è finita, gli Usa nel 2010 potrebbero tornare a crescere anche del 4%, la Cina, altro motore dell’economia globale, almeno del doppio.
Anche l’Italia nel suo piccolo non rimane a guardare: dopo cinque trimestri in rosso il terzo trimestre del 2009 ha mostrato una crescita, secondo l’Istat, dello 0,6% rispetto al precedente, un dato che permette di guardare con fiducia al futuro pur consapevoli che la strada da fare per tornare ai livelli pre crisi è molto lunga (su base annua, nonostante il rimbalzo, il calo è ancora del 4,6%). E negli Usa non solo revisioni migliorative del Pil atteso, dati sulla fiducia, dati sui consumi e sui redditi fanno sembrare sempre più vicina l’uscita dal tunnel.
Continua a leggere: Gli scenari piu' probabili per il 2010? Borse su bond giu'

Toccherà a Fondiaria-Sai e a Milano assicurazioni accollarsi l’aumento di capitale da 12 milioni di euro di Atahotels, il gruppo alberghiero acquisito un anno fa da Sinergia, la holding di Salvatore Ligresti.
La catena alberghiera infatti si sarebbe trovata a metter mano al capitale sociale portandolo da 28 milioni ad appena 5 milioni di euro in seguito a perdite per 23 milioni di euro.
La crisi finanziaria sembra essersi abbattuta in maniera decisa sul gruppo tanto da tramutare un’opportunità, tale infatti era stata definita l’acquisizione da Fon-Sai e Milano assicurazioni che detengono rispettivamente il 51% e il 49% del capitale sociale, in uno svantaggio.
E’ da considerare che il target di Atahotels è principalmente rappresentato da grandi aziende e istituzioni che, presso le strutture della catena, trovano ampi spazi dedicati ai congressi e alle conferenze. La conseguenza diretta della crisi in cui si trova ora il gruppo sembra perciò essere strettamente correlata alla recessione. Nei primi sei mesi Atahotels ha infatti perso oltre 20 milioni di euro rispetto ai 5,6 milioni persi nell’intero arco del 2008.