
Quando si muove Warren Buffett i mercati raramente rimangono indifferenti, dal momento che l’anziano investitore è considerato un mago della finanza, al punto da meritare il soprannome di “oracolo di Omaha”, la sua città natale. Nell’annuale lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway, di cui è presidente, l’80enne uomo d’affari ha annunciato nuove acquisizioni che dovrebbero arrivare nel corso dell’anno.
Le parole di Buffett hanno contribuito a un avvio di settimana positivo a Wall Street, ma la tendenza non si è confermata nella seconda seduta e ieri è stata pioggia di vendite su quasi tutto il listino di New York, con qualche eccezione come Coca-Cola, per altro uno dei titoli storici in cui Buffett mantiene un investimento importante.
Il guru della finanza ha spiegato ai suoi azionisti che Berkshire dovrà partecipare alla campagna di fusioni e acquisizioni che animerà quest’anno la Borsa. E la lquidità non gli manca di certo: 38 miliardi di dollari cash, un livello che non aveva a disposizione dal 2007 e che lo rende un attore di primo piano nel futuro risiko finanziario.
Buffett non ha dato indicazioni sui suoi possibili bersagli né ha indicato un settore preferito, ma si muoverà quasi certamente nell’ambito degli Stati Uniti; negli ultimi mesi è uscito da diversi investimenti, alcuni fortunati, altri decisamente sbagliati come la quota in Bank of America acquisita quando i prezzi erano ai massimi e ceduta alla fine dell’anno scorso con notevoli perdite. Al contrario di recente ha arrotondato la partecipazione nella banca californiana Wells Fargo.
Buoni affari, per il gruppo Berkshire Hathaway sono arrivati grazie agli investimenti nel settore ferroviario, come l’acquisizione di Burlington Santa Fe, che ha consentito al veicolo finanziario di Buffett di chiudere il quarto trimestre 2010 con utili in crescita del 43%: l’utile netto è salito a 4,38 miliardi di dollari e i ricavi sono aumentati di circa il 20% a 36,2 miliardi, contro i 30,2 miliardi precedenti.
Warren Buffett prevede per quest’anno “un miglioramento graduale delle condizioni economiche generali, sebbene con un andamento disomogeneo nel tempo”; in questo contesto “il clima generale sarà piuttosto meglio di quello del 2010 per gli affari, ma comunque più fragile di quanto non fosse negli anni 2005 e 2006″. Tra i suoi obiettivi un incremento per la partecipazione nel gruppo Marmon, una conglomerata attiva nel settore industriale che appartiene alla famiglia Pritzker di Chicago: il guru di Omaha vuole un altro 20% dopo aver giù acquisito il 60% del cpitale per 4,5 miliardi di dollari.
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Oggi si svolge lo sciopero della Stampa contro la Legge Bavaglio, un disegno di legge che limita la libertà di fare informazione e di informarsi - proprio in un paese come il nostro, dove le persone già si informano poco e male, prevalentemente in tv.
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Il progetto di fusione tra Fimit e la First Real Estate di Dea Capital, qualora dovesse andare in porto, potrebbe modificare l’intero panorama immobiliare italiano. In gioco infatti c’è la leadership del comparto intero e la nascita di un gigante da 8 miliardi di euro di masse gestite con 19 fondi di cui 5 quotati all’attivo. Che Fimit volesse crescere era già chiaro d’altra parte: le programmate e poi fallite nozze con Pirelli Re indicavano un notevole attivismo del gestore. La chiusura di quel dossier non aveva posto fine alla volontà di crescita per linee esterne del gruppo.
Adesso è la volta di un altro grande operatore del settore che è First Real Estate. In termini di riassetto del gruppo si configurano dei cambiamenti nell’azionariato anche rilevanti. Al termine dell’operazione Dea Capital, tramite la sua Fare Holding (la controllante di First Real Estate) dovrebbe ottenere circa il 50% della nuova società e quindi avere una consistente maggioranza relativa. Prevista la progressiva uscita dall’azionariato di alcuni importanti manager che però dovrebbero continuare a mantenere dei ruoli operativi importanti nel nuovo aggregato.
In particolare Daniel Buaron, già al 30% di First Real Estate (il resto è di Dea Capital) da più di un anno ha siglato degli accordi che prevedono una sua uscita dall’azionariato di questa entro il 2012. Sul fronte di Fimit non meno importante il disimpegno di Massimo Caputi che dovrebbe cedere da subito il 10% del capitale della società immobiliare e dunque cedere ulteriormente il restante 7% circa del capitale di Fimit in suo possesso. Prevista anche la cessione della quota di Lehman (in passato si era parlato di un’acquisizione del suo 18% di Fimit da parte del Credit Suisse e di JP Morgan), rimarranno azionisti di peso come l’Inpdap che attualmente controlla oltre il 30% di Fimit e una quota affine anche nel fondo Alfa che alla stessa Fimit fa riferimento.
Alla cassa pensionistica dei dipendenti pubblici e agli altri enti affini presenti nella compagine azionaria di Fimit (Enasarco, Inarcassa ed Enpals) spetterà comunque un ruolo forte della nuova entità. Al termine dell’operazione comunque il gruppo sarà la prima Sgr indipendente del settore immobiliare italiano. I De Agostini, cui fa riferimento DeA Capital (la holding finanziaria dell’impero novarese che controlla anche Lottomatica), fanno dunque un salto di qualità nel settore e potenziano ulteriormente le proprie attività immobiliari. Il loro acquisto del 70% di First Atlantic (con l’annessa clausola della graduale uscita di Daniel Buaron) era avvenuto a fine 2008 con un investimento di 71,5 milioni di euro che a breve li potrebbe portare a controllare un gruppo da 8 miliardi di asset in gestione.
Le vere sfide saranno però sul versante industriale dove l’alleanza delle due sgr sarà testata da 60 giorni di due diligence nella speranza che questa volta Fimit riesca a portare a casa una crescita dimensionale già cercata senza successo nei mesi scorsi. Paolo Crescimbeni presidente di Fimit e dell’Inpdap, in passato ha accennato anche a dei progetti europei e ha partecipato a un processo di crescita dimensionale della Fimit notevolissimo e ora al vaglio di complessi riassetti organizzativi. D’altra parte dal portafoglio di First Atlantic e di Fimit passano pezzi importanti delle cartolarizzazioni di immobili pubblici o “semi-pubblici” degli ultimi decenni. Basti ricordare le operazioni di Fimit nell’ambito della Scip (che coinvolgono proprio gli immobili Inpdap e hanno avuto in qualche caso degli strascichi giudiziari) e i suoi rapporti con Enel o quelle di First Atlantic con il patrimonio della Fondazione Cariplo, di Eni e di Telecom Italia.
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