Il profit warning di Seat pesa sulle azioni del gruppo delle directory

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Il profit warning emesso da Seat la scorsa settimana pesa sulle azioni del gruppo delle directory.

Sebbene i risultati dei primi nove mesi del 2009 siano stati in linea con le attese del mercato e le guidance comunicate lo scorso agosto siano state riconfermate, seppur in presenza di un difficile contesto economico, Seat ha dichiarato che gli obiettivi e le attese sui risultati per il 2010-2011 dovrebbero essere inferiori rispetto a quanto originariamente ipotizzato nel piano industriale triennale pubblicato a febbraio.

In particolare, nelle guidance di fine anno, il gruppo delle Pagine gialle aveva previsto ricavi (in Italia) attesi in calo fra l’8% e il 10%, sostenuti però da una crescita dell’online compresa tra il 20% e il 25% (il doppio rispetto a quella prevista per il mercato). L’Ebitda di Gruppo è atteso fra 520 milioni e 540 milioni di euro, con un margine Ebitda in Italia di circa il 50%.

In linea con le guidance anche l’indebitamento finanziario netto con un margine a fine anno di circa il 20% sul covenant relativo al rapporto tra indebitameto ed EBITDA posto dal contratto di finanziamento in essere con RBS Milano.

Relativamente ai rapporti con Royal Bank of Scotland, il 23 dicembre scorso Seat aveva confermato l’avvio di colloqui con la banca, finalizzati ad ottenere il nulla osta all’emissione di debito con scadenza posteriore al Senior Credit Agreement da utilizzare per estendere la durata media del proprio indebitamento. Tuttavia i risultati di tale trattativa non si conosceranno prima di gennaio.

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Benvenuto Pokerstadio.it: il blog sul poker di Blogo.it!

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Blogo arricchisce la proposta di blog verticali dedicati al tempo libero con Pokerstadio.it: tutto il mondo del Poker scritto da chi gioca per chi gioca, con un linguaggio semplice e diretto. Su Pokerstadio trovate le basi del Poker per chi inizia, unite a tecniche, tattiche e strategie per i giocatori più esperti. Senza dimenticare ovviamente le news più importanti del settore.

Pokerstadio è sponsorizzato da 4A The Poker Suite, prima Suite Italiana del poker online, dove potete trovare tra l’altro anche uno specifico blog dedicato al Poker Online. In questo momento le promozioni su 4A comprendono un freeroll giornaliero di 300 euro, il Torneo Giornaliero con montepremi garantito di 2000€, la domenica c’è la possibilità di vincere il Jackpot garantito di 5000€ e non ultimo un viaggio verso l’Aussie Millions® di Melbourne in Australia.

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Nuove regole per la finanza globale in arrivo

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Prendono forma le strategie dei grandi della terra per ridisegnare le regole della finanza internazionale e delle sue istituzioni. L’obiettivo dichiarato quasi contemporaneamente da pesi massimi della regolazione internazionale come Ben Bernanke (Fed), Jean Paul Trichet (Bce) e Mario Draghi (Financial Stability Forum) è quello di imparare dagli errori del passato e costruire un sistema più stabile basato su regole nuove. Alcuni segnali di ripresa (o di arresto della caduta) provenienti dai mercati incoraggiano a un ponderato ottimismo, ma fa bene Trichet a sottolineare che non è il tempo di compiacersi, ma di agire.

Lo stress test condotto dal Cebs (Committee of European Banking Supervisors ossia l’organo di coordinazione dei supervisori europei del sistema bancario) sui primi 22 gruppi bancari transfrontalieri europei - da soli coprono circa il 60% degli asset bancari del Vecchio Continente - ha dimostrato che nello scenario più avverso (Pil a -5,2% e -2,7 % fra 2009 e 2010 e disoccupazione in crescita dal 9,6 a 12% nello stesso periodo) le maggiori banche europee dovrebbero registrare perdite da circa 400 miliardi di euro, ma mantenere una patrimonializzazione adeguata (nessuna vedrebbe scendere il proprio tier 1 sotto il 6%).

Le stime in genere prevedono però uno scenario migliore di questo e dunque si può procedere a punteggiare il sistema sotto “una luce meno cupa”. La mission è quella di rafforzare il patrimonio delle banche per evitare i danni del deterioramento dei crediti e in genere della crisi dell’economia reale da un lato e finanziare la ripresa dall’altro.

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Autunno caldo per il private equity italiano

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Nuova ondata di offerte e di fusioni sui mercati internazionali ha titolato più di un giornale in questo scorcio d’autunno. Kraft punta ad acquisire Cadbury, Deutsche Telekom crea una partnership con France Telecom in Gran Bretagna mentre a New York EBay cede il controllo di Skype a un pool di investitori guidati dalla società di private equity Silver Lake Partners.

Nel frattempo, annuncia un lancio dell’agenzia Bloomberg di fine agosto, la Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation), l’agenzia pubblica Usa che garantisce i depositi bancari negli Stati Uniti, progetta delle restrizioni maggiori agli investimenti dei fondi di private equity nelle banche a stelle e strisce.

Di certo la crisi in corso chiama in causa il mondo del private equity in tutti i paesi e l’intervento di questi fondi diviene spesso fondamentale per dare nuova efficienza al mercato e per la gestione di situazioni spesso difficili.

I dati sul settore in Italia appaiono, però, non meno contraddittori di quelli internazionali. Uno spaccato del settore nel Bel Paese nel 2008 è fornito dall’Aifi (l’associazione italiana del private equity e del venture capital) che ha evidenziato che nel corso del 2008 gli investimenti provenienti da questi operatori hanno superato i 5,4 miliardi di euro con un incremento del 30% sul dato precedente. Secondo le tabelle dell’Aifi anche il numero delle operazioni è cresciuto del 23% portandosi a una cifra complessiva di 372 interventi. Nonostante il calo del 13% registrato nel 2008 sono ancora le acquisizioni di quote di maggioranza (buy out) a farla da padrone con investimenti di oltre 2,8 miliardi di euro.

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Edison in progresso: la Tassara non svaluta il suo 10%

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Mattinata in netto rialzo per Edison che approfitta dell’ottimo segnale grafico inviato ieri. Il titolo ha infatti oltrepassato le resistenze poste poco al di sotto di 1,05 euro rappresentate dai massimi allineati di maggio e giugno, operazione che gli ha permesso di lasciarsi alle spalle la fascia laterale un cui era rimasto compresso a partire da inizio maggio e di riattivare il rally originato dal minimo di maggio. Le quotazioni hanno ora le carte in regola per dirigersi verso 1,19 e 1,35/40, dove troviamo il top dello scorso settembre.

Oltre a fattori puramente tecnici il progresso odierno di Edison trova un supporto anche nelle indiscrezioni di stampa relative al destino della quota del 10% in mano alla Carlo Tassara. La societa’ di Romain Zaleski, andata in crisi nell’ultimo autunno/inverno a causa del crollo del valore delle sue molte partecipazioni, avrebbe deciso di non svalutare la partecipazione stessa, come invece ha fatto per le quote detenute in societa’ bancarie e finanziarie.

La Tassara avrebbe inoltre richiesto una fairness opinion, ovvero una valutazione sul valore di Edison, a una investment bank. In base a questa valutazione il valore del titolo Edison sarebbe sensibilmente superiore agli 1,17 euro con cui e’ iscritto a bilancio e, conseguentemente, agli 1,10 circa cui viene attualmente scambiato in borsa. Inoltre secondo il management della Carlo Tassara (presieduta da Pietro Modiano, ex dg di Intesa San Paolo) Edison non varrebbe meno di 1,5 euro per azione, corrispondenti al valore del patrimonio netto.

Il rimbalzo dei mercati azionari e il buon andamento del processo di vendita del portafoglio titoli (ultimo capitolo pochi giorni fa con la discesa sotto il 2% in Mediobanca) hanno quindi rasserenato in misura significativa la situazione della societa’ del finanziere franco-polacco. Appare infatti plausibile ritenere che l’emergere di questo tipo di valutazioni sia preordinato o al mantenimento della partecipazione in Foro Bonaparte, oppure all’aumento del prezzo di vendita qualora Transalpina di Energia, controllata da EdF e A2A e primo azionista di Edison con il 61,3%, dovesse bussare alla porta di Modiano.
(S.F.)

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Tiscali sotto i riflettori nonostante la smentita su Chl

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La smentita di Tiscali circa un’operazione di finanza straordinaria con Chl, leader in Italia nel settore dell’e-commerce, non sembra aver sopito l’interesse del mercato sulle due società.
Nei giorni scorsi, infatti, alcune indiscrezioni stampa volevano i due gruppi vicini ad una partnership commerciale (comprensiva di scambio azionario) per sfruttare le loro competenze nel campo dell’e-commerce e dei servizi ad alto valore aggiunto. A rinfocolare le voci erano stati alcuni incontri tra l’azionista di riferimento di Chl, Federigo Franchi, titolare del 22,434% del capitale del gruppo e Renato Soru.
Alla base dell’accordo ci sarebbe stata l’intenzione di Tiscali di rafforzare la propria posizione sul mercato domestico, anche alla luce della recente operazione di cessione del 100% del capitale di Tiscali Uk al Gruppo Carphone Warehouse per un Enterprise Value di circa 255 milioni di Sterline. L’operazione di cessione della controllata inglese rientrava nel piano di ristrutturazione dell’esposizione debitoria del gruppo.
Il provider sardo aveva già siglato a metà luglio un accordo con Chl per la distribuzione dei prodotti e servizi di telecomunicazione. In base a tale accordo infatti Chl si era impegnata a promuovere e commercializzare presso tutti i propri punti vendita in Italia i servizi ed i prodotti della società sarda.
Che Tiscali voglia puntare sull’offerta di nuovi servizi è una notizia che potra’ essere confermata solo dal piano industriale del gruppo. Secondo recenti rumor la stessa Tiscali sarebbe intanto pronta a puntare sui servizi a banda larga per le imprese, compreso quindi l’e-commerce. Nel frattempo proseguono le manovre per l’aumento di capitale da 230 milioni di euro. All’aumento dovrebbe partecipare, oltre a Jp Morgan e Intesa Sanpaolo, anche l’azionista di riferimento Renato Soru con una quota pari a 30 milioni di euro.
Da segnalare infine il richiamo da parte della Consob che ha chiesto a Tiscali di rendere note alcune informazioni riguardanti l’indebitamento finanziario netto del gruppo che al 30 giugno risultava pari a 611,3 milioni di euro di cui 537 milioni di debiti bancari correnti. La posizione finanziaria non include la controllata Tiscali UK, ceduta al Gruppo Carphone Warehouse in data 3 luglio 2009. (CD)

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Eutelia: quanto costa l'utile nel 2010

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Sicuramente sarà una società più piccola quella che uscirà dalla crisi, ma almeno sarà una società in utile. Questa è la promessa del management di Eutelia ai mercati. La compagnia di telecomunicazioni che fornisce servizi avanzati a imprese ed enti pubblici ha infatti da tempo grossi problemi di redditività cui si sono aggiunti problemi di solidità finanziaria negli ultimi tempi. L’infausto mix ha costretto il management a interventi duri di rifocalizzazione sul core business.

Il più importante è stato la cessione a Omega per 96 mila euro delle attività di IT concentrate in Agile Srl. Con questo passaggio di proprietà se ne vanno 120 dei 390 milioni di euro del fatturato 2008, ma anche 6 milioni di euro di debito che passano all’acquirente. La transazione coinvolge ben 2.160 dipendenti (i sindacati hanno già chiesto indicazioni sul futuro dei lavoratori) ed è stata seguita di pochi giorni da un’altra vendita. Proprio ieri sera infatti Eutelia ha confermato la vendita di Mobyland, operatore mobile con sede in Polonia ceduto a Aero Sp. Z o.o. per 13 milioni di euro che potrebbero incrementarsi di altri 1,6 milioni di euro in base alle clausole di aggiustamento del prezzo collegate alle performance della stessa Mobyland (earn out).

La posizione finanziaria netta del gruppo si alleggerisce dunque di almeno altri 13 milioni di euro. Al 31 marzo scorso la posizione finanziaria netta di Eutelia era negativa per 68,8 milioni di euro (in lieve peggioramento rispetto ai 66,6 milioni di fine 2008). La posizione finanziaria netta al 31 dicembre del 2007 era negativa per soli 32,59 milioni di euro. Il patrimonio netto del gruppo a fine 2008 era pari a 64,4 milioni di euro (contro gli oltre 245 milioni di euro di un anno primo). Il rapporto debt/equity è dunque al di sopra dell’unità e, se si considera che gran parte del debito è di breve periodo, si capisce perché la via di rapide cessioni sia stata quella scelta per arginare la crisi.

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La crisi della febbre suina scuote i mercati

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L’allarme febbre suina impatta da subito i mercati europei che, per questioni di fuso orario, scontano prima gli effetti di questa cattiva notizia sui mercati. Il virus H1N1, che ha già causato la morte di 103 persone e l’infezione di oltre 1.600 nel Messico, nel frattempo è sbarcato in Europa dove ha fatto registrare un caso in Spagna. Altri casi sono stati registrati in Canada, Nuova Zelanda e Israele (niente per fortuna per ora in Italia).

Negli Stati Uniti è scattata l’emergenza sanitaria e sono state accertate alcune decine di casi. Le borse intanto reagiscono al nuovo pericolo sanitario dopo il caso dell’aviaria punendo i titoli delle compagnie aeree e quelli delle agenzie turistiche e premiando, al contrario, molti titoli del comparto sanitario.

Fra le compagnie aree europee che subiscono sul mercato le vendite sono da evidenziare British Airways che cede il 9,27% a Londra, mentre a Parigi Air France perde il 7% circa e a Madrid Iberia torna a quota 1,41 euro con una flessione di 7,24 punti percentuali. Male anche Lufthansa che cede al giro di boa oltre 9 punti percentuali.

In ritracciamento anche diversi titoli del settore turismo come le britanniche Tui Travel (-2,76%) e Intercontinental Hotels (-4,76%). In rosso anche Carnival, colosso delle crociere che cede il 7,74% a Londra.

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Bpm: il 2009 presenta molte sfide

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Quella della Banca popolare di Milano è una situazione in forte evoluzione per diversi aspetti. Il gruppo, una delle maggiori banche d’Italia, si trova, infatti, da tempo a gestire una battaglia su più fronti in un contesto già complesso come quello bancario nella crisi più importante dell’ultimo secolo. Oltretutto la Banca popolare di Milano si trova in un contesto altamente competitivo come quello lombardo dove compete gomito a gomito con gruppi di statura internazionale come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Alle sfide di una crisi che ha impattato prima specificamente il settore finanziario e ormai da mesi anche quello economico la Bpm si presenta poi con un certo sbilanciamento degli impieghi che, in condizioni di crisi, potrebbero dimostrarsi un investimento rischioso.

La banca ha anche investito molto nella crescita accrescendo la rete di 60 unità con sportelli di Unicredit (38), della Popolare di Mantova (8) e con l’integrazione di altre 14 nuove agenzie: il totale fa 816 sportelli raggiunti dal gruppo senza un impatto eccessivo sul conto economico. Per limitare i costi il gruppo ha comunque deciso drastici tagli delle spese che nel caso del personale hanno portato una flessione dei costi di 11,1 milioni di euro a causa soprattutto di un elevato turn over e della riduzione della parte variabile delle retribuzioni.

Il gruppo potrebbe decidere di tagliare ben 750 posti di lavoro di cui 400 a seguito dell’efficientamento della sede centrale. In merito domani si terrà un primo incontro con i sindacati che in queste ore si preparano a quella che sicuramente sarà una lunga e aspra battaglia. Oltretutto, va ricordato, che la Bpm è una popolare e che i dipendenti sono anche i principali azionisti del gruppo in un intreccio di sigle sindacali che da sempre costituisce il vero soggetto forte nella proprietà del gruppo. In ballo c’è la stessa compattezza della Bpm e la poltrona della presidenza retta da tempo, ma non senza incertezze, da Roberto Mazzotta.

Il prossimo 25 aprile si deciderà del rinnovo dei vertici della banca e già in passato ci sono state tensioni. L’invito all’unità fatto dallo stesso Mazzotta oggi comunque potrebbe essere qualcosa di più di una ricandidatura: potrebbe essere anche un sincero invito alla compattezza in un momento difficile.

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Confindustria vede nero: un biennio in recessione

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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo

Sono fosche le previsioni di Confindustria per il 2008 e il 2009. L’Italia vivrà infatti un nuovo biennio di recessione, il primo dal dopoguerra, e nell’anno che volge ormai al termine il Prodotto interno lordo subirà una riduzione dello 0,5 per cento. Nel 2009 la contrazione sarà ancora più marcata e raggiungerà l’1,3 per cento. Solo nel 2010 si rivedrà la luce, con un Pil atteso in rialzo dello 0,7 per cento. Il Centro studi di Confindustria ha in effetti rivisto al ribasso le stime formulate a novembre quando si prevedeva una flessione del Pil pari allo 0,4% nel 2008 e all’1% nel 2009.
Anche il mercato del lavoro registrerà un crollo: tra il secondo trimestre del 2008 e la seconda metà del 2009 si avrà una perdita di 600.000 posti di lavoro, che comporterà un calo dell’occupazione, il primo dal 1994, dell’1,4%.

A ben vedere tuttavia la situazione potrebbe essere anche peggiore qualora non si riesca a ripristinare la fiducia e a dissipare l’incertezza che attanaglia la spesa di famiglie e imprese. In questo caso infatti “si avrà una recessione più lunga e profonda nel 2009, seguita da una stagnazione nel 2010″, avvertono gli esperti.

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