martedì 16 febbraio 2010

Prove di rimbalzo per le banche, quali prospettive per Intesa Sanpaolo ed Unicredit?

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Educational Unicredito

Il comparto bancario è quello che ha sofferto più di altri nel corso della fase ribassista iniziata dal top dello scorso ottobre. Il settoriale domestico ha lasciato sul terreno dal massimo del 15 ottobre fino ai recenti minimi di febbraio il 25% circa, molto di più del 16% circa perso dal mercato nel suo complesso. Nel corso delle ultime due settimane si è modificata tuttavia la situazione della forza relativa che vede messe in rapporto le serie storiche dei principali rappresentanti del settore bancario, Unicredit ed Intesa Sanpaolo, e il Ftse All Share.

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mercoledì 03 febbraio 2010

Caso Delta in via Nazionale: debiti per oltre 3 miliardi pesano sulle grandi banche

pubblicato da riva in: Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Tutti insieme in Banca d’Italia per trovare una soluzione al difficile caso di Delta, società del credito al consumo collegata a esponenti di spicco della finanza di San Marino e un certo numero di creditori intenzionati a chiudere il dossier. Oggi la quotata Sopaf ha annunciato l’incasso di una prima tranche di 10 milioni di euro sul caso per la cessione delle proprie quote del 15,95% di Delta che passerà alla Cassa di Risparmio di San Marino. La finanziaria dei Magnoni che credeva una volta nella formazione di un grande polo del credito al consumo che inglobasse anche Delta incasserà per questa operazione altri 25 milioni di euro, quindi si potrebbe immaginare un valore complessivo di Delta sui 220 milioni di euro. In realtà, però, il calcolo del valore di Delta risulta assai più complesso in quanto i debiti per circa 3,3 miliardi di euro sono assai superiori al capitale proprio della società e rappresentano la vera leva delle manovre delle banche sul gruppo.

Intesa Sanpaolo ha già sottolineato un interesse per Bentos, Sedicibanca, Plusvalore e Carifin Italia e sarebbe spinta proprio dalle complessa natura dei propri rapporti con il gruppo, dalle esposizioni e dalle garanzie che la coinvolgono più che da manovre di crescita nel mercato del credito al consumo. Il caso è però complicato anche dalle posizioni di molti altri creditori (da Unicredit a Barclays) che vorranno tutelare i propri interessi e ottenere delle quote eque in caso di spartizione dei titoli.

In seguito ad accertamenti della Banca d’Italia risalenti allo scorso febbraio (e di successivi provvedimenti del Tribunale di Forlì) si è scoperto che la Cassa di risparmio di San Marino controllava illegalmente (e indirettamente) il gruppo. La Cassa non poteva infatti essere autorizzata al controllo “in relazione sia alle carenze del sistema antiriciclaggio sammarinese rilevate in sede internazionale, sia all’assenza di un accordo di collaborazione tra le Autorità di vigilanza dei due Stati” (così Banca d’Italia Ndr).

Di recente Mario Fantini si è visto bocciare dal Tar del Lazio proprio il ricorso contro i provvedimenti di via Nazionale che il 23 aprile scorso aveva revocato alla stessa Cassa di Risparmio di San Marino l’autorizzazione alle partecipazioni nel capitale di Delta. Gli intrecci tra le due sono ben rappresentati dal fatto che Mario Fantini è il fondatore di entrambe le società. Così si giunge agli incontri settimanali tra le parti presso Banca d’Italia e alle manovre di ricapitalizzazione per 150 milioni di euro della Cassa di San Marino a cui, rivela Il Sole 24 Ore, potrebbero aggiungersi altri 200 milioni di bond subordinati. L’obiettivo generale sembra quello di salvare il salvabile di Delta: come ne uscirà fuori quella che era la tredicesima società italiana di credito al consumo solo tre anni fa è però ancora impossibile da dire. Di certo debiti per 3,3 miliardi di euro pesano anche sulle spalle larghe di gruppi come Intesa o Unicredit.

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giovedì 07 gennaio 2010

Intesa Sanpaolo: si complica il problema Agricole

pubblicato da AleOne in: Fatti del giorno Banche Unicredito Intesa Sanpaolo

Mentre la rivale Unicredit festeggia l’annuncio del prezzo cui verranno emesse le nuove azioni nell’ambito dell’aumento di capitale da 4 miliardi di euro, Intesa Sanpaolo perde terreno, andando ad occupare una delle ultime posizioni nella classifica delle performance giornaliere tra le blue chip.

Il titolo della banca guidata da Corrado Passera viene penalizzato dalle indiscrezioni di stampa relative al procedimento avviato dall’Antitrust nei confronti di Intesa a causa del patto di consultazione siglato tra gli azionisti Credit Agricole e Generali.

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giovedì 10 dicembre 2009

Impregilo-Fonsai: voci di cambiamento in Citylife

pubblicato da riva in: Azioni Italia Generali Unicredito Impregilo Intesa Sanpaolo

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Niente di ufficiale, ma di certo le nuove ipotesi sul futuro di Citylife in Borsa si sentono. Stamane il quotidiano MF ha infatti tirato fuori un’ipotesi molto verosimile che sui corsi di Fondiaria Sai e Impregilo già si sente con ribassi dell’1,21% e dello 0,43% rispettivamente.

Il teorema sarebbe questo: Impregilo compra il 25% di Citylife da Ligresti (Fondiaria Sai-Milano Assicurazioni) e rilancia il progetto alleggerendo anche un po’ del debito del costruttore. Attualmente Ligresti avrebbe spalmato tra i suoi vari gruppi debiti per circa 900 milioni di cui quasi la metà alle stesse banche che hanno in pegno le azioni di Citylife. Si tratta dei soliti grandi: Unicredit, Intesa e Popolare di Milano che ora potrebbero chiudere il cerchio e rilanciare il progetto che vuole costruire tre grandi grattacieli al posto della vecchia Fiera di Milano.

Citylife avrebbe attualmente un debito di circa 500 milioni di euro, ma sembra che i costi del progetto possano lievitare fino a 1,5 miliardi di euro. La gara indetta dalla quotata Fiera Milano fu aggiudicata nel 2004 dalla cordata Citilife per 523 milioni di euro e sembra che la valutazione degli immobili oggi si aggiri su una media 8 mila euro al metro quadro. Così almeno ha detto Antonio Talarico, numero uno di Immobiliare Lombarda lo scorso aprile, difendendo dei prezzi che le prenotazioni confermerebbero come sostenibili. Poco dopo, a maggio, Claudio Artusi è diventato il nuovo amministratore delegato di Citylife lasciando la stessa carica ricoperta prima in Fiera Milano. Ma oggi City Life di chi è?

I soci, oltre ai Ligresti, sono Generali, Allianz e Lamaro Appalti, la società della famiglia Toti. Sicuramente l’operazione è complessa e

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venerdì 09 ottobre 2009

Banche italiane a sconto, ma pesa la crisi dell'economia

pubblicato da riva in: Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Un pericoloso recupero quello che le banche hanno avviato. Gli istituti di credito italiani rimangono comunque una storia a parte nel contesto europeo per via delle peculiarità della nostra economia, della struttura del nostro risparmio e per altri fattori ancora. L’internazionalizzazione dei nostri gruppi maggiori non ha niente da invidiare al resto d’Europa, anzi, ma diverse cose ci caratterizzano. Alcune positive e alcune negative.

Ieri il presidente dell’Associazione banche italiane Corrado Faissola ha fatto un intervento importante alle commissioni riunite di Camera e Senato. Segnali di allarme molto forti provengono dall’economia reale. Ad agosto le sofferenze lorde sono cresciute del 20% sul dato del 2008 portandosi a 51,8 miliardi di euro (+8,6 miliardi di euro, 2,94% degli impieghi). Le sofferenze al netto delle svalutazioni sono cresciute di un miliardo fra luglio e agosto e di 7,3 miliardi di euro su base annua (dall’1,24 all’1,67% degli impieghi e al 9,97% del patrimonio di vigilanza).

Le rettifiche di valore netto per deterioramento, ha evidenziato ancora Faissola, nel primo semestre si son portate a 8,5 miliardi di euro e potrebbero raddoppiare per la fine dell’anno. Le perdite sui crediti sono schizzate dai 5,5 miliardi del 2007 ai 9,9 del 2008 e potrebbero raggiungere i 18 miliardi di euro nel medio periodo.

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martedì 22 settembre 2009

Unicredit al bivio tra Tremonti Bond e aumento di capitale

pubblicato da riva in: Banche Azioni Italia Unicredito

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Oggi il comitato strategico permanente di Unicredit si riunisce in vista della prossima riunione del consiglio di amministrazione della banca fra una settimana. Al centro del dibattito sulle prossime azioni da intraprendere per rafforzare il patrimonio della banca di Piazza Cordusio il dilemma tra un aumento di capitale e un ricorso ai Tremonti Bond. Un dilemma di difficile soluzione.

L’aumento di capitale (indiscrezioni di stampa ipotizzano una cifra di 4 miliardi di euro) comporterebbe un nuovo investimento dei grandi azionisti, fondazioni come quella di Torino o quella di Verona che non sembrano intenzionate ad appoggiare nuove ricapitalizzazioni. Lo strumento dell’aumento di capitale, però, sarebbe forse più economico dei Tremonti Bond per la banca. Il prestito pubblico richiede, infatti, un tasso dell’8,5% dal primo anno e un tasso crescente negli anni successivi.

Soprattutto l’intervento dello stato nel capitale dei grandi gruppi bancari implicherebbe un peso politico nuovo nell’amministrazione delle banche e molte di queste chiedono invece le mani libere. La necessità di rimpinguare i patrimoni bancari non nasce, però, soltanto dalla crisi e dal deterioramento dei crediti forniti ad aziende e clienti retail, ma anche dalla facile previsione di un giro di vite nelle norme internazionali sui requisiti patrimoniali delle banche.

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lunedì 31 agosto 2009

Banche: utili dimezzati, redditività operativa in recupero

pubblicato da riva in: Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Al di sopra o al di sotto delle attese gli utili delle banche italiane, a partire dai principali gruppi del Ftse Mib, appaiono in genere dimezzati o quasi. L’utile netto semestrale di Intesa Sanpaolo è passato dai 3,1 miliardi di euro del giugno 2008 ai recenti 1,588 miliardi di euro; i profitti del Banco Popolare sono scesi da 391 a 204 milioni di euro, quelli del Monte dei Paschi da 552,4 a 332,1 milioni di euro. Ubi Banca ha registrato un calo dell’utile netto contabile del 75,7% a 125,9 milioni di euro. Durante la prima metà del 2008 Unicredit aveva realizzato profitti per 2,97 miliardi di euro: al 30 giugno l’utile netto della banca di Piazza Cordusio si attestava a 937 milioni con un calo del 68,5% sul dato di un anno prima.

La crisi in corso, insomma, ha dato un brutto taglio alla redditività delle banche italiane e già da tempo questo si è ripercosso anche sull’economia reale che, nonostante il notevole taglio del costo del denaro operato dalle principali banche centrali del globo, ha registrato una crescente penuria di liquidità e un sempre più difficile accesso al credito.

Nonostante il credito italiano si sia dimostrato fra i più solidi del mondo, la nostra struttura economica fatta di piccole e medie imprese rischia di dimostrarsi più fragile di altre. Gli interventi del governo italiano per cercare di arginare la stretta del credito e allo stesso tempo per salvaguardare il sistema produttivo sono stati diversi. Prima sono venuti i Tremonti bond, in pratica un prestito del governo alle banche per finanziare in maniera indiretta tutta l’economia. Almeno in teoria è previsto anche un capillare monitoraggio sul territorio per controllare che questo denaro si trasformi davvero in credito per le imprese e non sia interamente utilizzato dagli istituti per tappare gli inevitabili buchi creatisi con il lungo crollo delle borse e la recessione.

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venerdì 17 luglio 2009

Il crack di Risanamento complicherebbe la vita a tanti

pubblicato da riva in: OPA per tutti Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Se le banche avessero voluto il fallimento di Risanamento, Zunino sarebbe finito a gambe all’aria da un pezzo. Con 2,86 miliardi di euro di debito e un patrimonio netto da neanche 33 milioni, con perdite da quasi 50 milioni di euro nel primo trimestre del 2009 il colosso immobiliare Risanamento è a rischio da un pezzo, ma la richiesta di fallimento da parte del pm Roberto Pellicano lo fa tremare oggi come non mai.

Proprio adesso che la consulenza di Gerardo Braggiotti (Banca Leonardo) sembrava ottenere dei risultati esplode, inattesa, la mina. Il 29 luglio l’udienza durante la quale il tribunale di Milano potrebbe anche dichiarare il fallimento del gruppo.

Sarebbe un disastro per Milano, dove il gruppo di Luigi Zunino gestisce progetti chiave come quello di Santa Giulia e dell’Ex Area Falck, sarebbe un danno notevole per le banche cha hanno forti esposizioni nei confronti della società. Non solo Intesa Sanpaolo (476 milioni di euro di crediti) e Unicredit, ma anche il Banco Popolare che, insieme alla controllata Italease, ha un credito da 500 milioni di euro circa (di cui 220 milioni riferibili alla banca del leasing).

Proprio da Banca Italease e da alcune inchieste sulla ex-gestione Faenza partono le indagini del pm Pellicano che, evidentemente ha trovato un buco inatteso. Che la situazione di Risanamento fosse critica era noto da tempo, tanto che la stessa Italease ha già messo a incaglio i propri crediti (principalmente leasing mobiliari). Il totale degli incagli registrati dalla frastornata banca del leasing ammonta a circa 4 miliardi di euro e quindi le esposizioni verso Risanamento sono solo una frazione ridotta dei crediti problematici complessivi (e peraltro come detto già considerata a rischio).

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lunedì 08 giugno 2009

Risparmio gestito: finalmente un successo a maggio

pubblicato da riva in: Notizie Risparmio tradito Unicredito Intesa Sanpaolo

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Sole di maggio sui fondi italiani. Dopo ben 20 mesi di crisi e di fuga degli investitori dal risparmio gestito Assogestioni ha registrato lo scorso mese un dato positivo, il primo dall’agosto del 2007. La raccolta di maggio ha raggiunto gli 1,57 miliardi di euro inviando forti segnali di inversione a fronte di deflussi da 808 milioni registrati ancora ad aprile.

Numerose le sorprese giunte da un diffuso ritorno degli investitori nell’industria del risparmio gestito. Sicuramente ha avuto un peso importante la politica commerciale delle banche che sono tornate a collocare gli strumenti più semplici del risparmio gestito invece che obbligazioni bancarie o altri prodotti paralleli. Il patrimonio gestito italiano raggiunge i 401 miliardi di euro a maggio (+1,8% su aprile) e vede comunque il 42% degli asset in mano al duo Intesa Sanpaolo-Pioneer Investments (Unicredit).

Spiccano le performance del gruppo straniero Bnp Paribas che raccoglie da sola oltre 465 milioni di euro e si pone in vetta alla classifica degli afflussi per gruppo. Fa molto bene anche Pioneer Investments che passa da -255 milioni a un saldo della raccolta positivo per 307,3 milioni: qualcuno parla già di successo del processo di ristrutturazione degli investimenti della controllata del gruppo Unicredit.

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lunedì 18 maggio 2009

Indici italiani appesantiti dalle cedole di stamane

pubblicato da riva in: Azioni Italia Generali Unicredito Finmeccanica

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Crisi o non crisi lo stacco di cedole importanti a Piazza Affari appesantisce oggi notevolmente i principali listini. Certo pesano anche le chiusure negative di Wall Street e di Tokyo, ma dividendi di pezzi da novanta dell’S&P/Mib come Eni, Finmeccanica, Unicredit o Generali non possono lasciare invariati i corsi.

Complessivamente, secondo alcune stime, l’impatto sull’S&P/Mib dei dividendi societari ammonterebbe a quasi 2 punti percentuali. Al ribasso tecnico (e già scontato in apertura dai corsi) che segue lo stacco delle cedole a Milano corrispondono, però, situazioni molto diverse. Oggi per esempio Eni stacca un dividendo a saldo da 65 centesimi per azione. Il titolo della più grande società italiana è sicuramente influenzato, però, anche da altri fattori come l’accordo di venerdì per lo sviluppo di South Stream, una infrastruttura strategica per il trasporto del gas che potrebbe raddoppiare la propria capacità di trasporto.

Ancora diversa la situazione di Unicredit, che ha deciso di distribuire una cedola in azioni ai propri soci, e che in tarda mattinata recupera più di nove punti percentuali. Durante la scorsa settimana il titolo aveva perso quota a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali (utile dimezzato rispetto a quello del primo quarto del 2008) che era stata seguita da pesanti vendite sul mercato. I forti cali di Borsa, uniti ai ribassi “tecnici” che seguono lo stacco di un dividendo, sicuramente alimentano la “nervosa” reazione rialzista di oggi. Secondo indiscrezioni della stampa estera a ottobre Will Cernko, attualmente in HypoVereinsbank, diverrà amministratore delegato di Bank of Austria al posto di Erich Hampel. Unicredit non ha però ancora commentato queste indiscrezioni.

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