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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T16:56:34+00:00</updated>
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    <title type="html">Boom in Borsa: è ora di comprare i titoli bancari?</title>
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    <published>2011-11-29T08:01:03+00:00</published>
    <updated>2011-11-29T08:01:03+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4957/boom-in-borsa-e-ora-di-comprare-i-titoli-bancari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditimpalcature.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="287" alt="" /><br clear="all" />  Avvio di settimana col botto per le Borse europee, in particolare per Milano che ha messo a segno ieri un +4,6% (l&#8217;Ftse Mib) sopra i 14mila e 500 punti. Sugli scudi in particolare i titoli bancari che hanno visto tutto il settore brillare - con l&#8217;eccezione di Pop Milano e di un paio di banche locali.</p>
<p>I big del credito invece hanno messo a segno rialzi brillanti, dopo mesi di cali continui e di veri e propri crolli che hanno ridotto il valore delle azioni a livelli bassissimi, tanto da far pensare a qualcuno che sia arrivato il momento dei grandi affari. Anche sui blog americani che si occupano di finanza si fa un gran parlare delle prospettive per i titoli bancari e delle opportunità di investimento con l&#8217;occhio al 2012, quando tutto il settore del credito dovrebbe riprendersi dalle batoste del 2011.</p>
<p>La situazione per l&#8217;Europa è un tantino diversa, perché sull&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico si può sempre dire che &#8220;gli istituti americani sono più solidi di quelli europei&#8221; e le prossime elezioni potrebbero anche mandare al potere un repubblicano, che sarebbe la manna dal cielo per le big della finanza Usa. Qui da noi invece la crisi del debito sovrano è ancora ben lontana da una soluzione e la prospettiva stessa di un&#8217;esplosione dell&#8217;euro mette sotto pressione i titoli bancari come non mai; e ce li lascerà ancora per un bel po&#8217; di tempo. Che succederebbe se davvero la Grecia dichiarasse default? e se dopo toccasse all&#8217;Italia o alla Spagna. Non si salverebbe nessuno e le prime ad andarci di mezzo sarebbero le banche italiane e poi quelle europee.</p>
 <p>Questo scenario sinceramente è improbabile, anche se negli ultimi giorni qualcuno ha fatto circolare ad arte la notizia delle banche mondiali che preparano un piano di resistenza all&#8217;uragano dell&#8217;euro-flop; in ogni caso però la percentuale di rischio è molto alta e chi decidesse di investire i propri capitali su titoli bancari deve sapere che può andare incontro anche a perdite importanti e che, comunque, deve essere in grado di tenere i nervi saldi.</p>
<p>In ogni caso, anche in uno scenario più roseo le banche italiane - quasi tutte le più grandi - devono rimettere a posto i loro conti e soprattutto rafforzare la patrimonializzazione. A parte IntesaSanpaolo che ha giù provveduto, per tutti gli altri sono in vista aumenti di capitale che inevitabilmente chiameranno in causa gli azionisti. Però anche così i margini di recupero sembrano molto alti.</p>
<p>Ieri Unicredit ha recuperato oltre l&#8217;8% a 0,75 euro: in un anno però il titolo ha perso oltre il 50% del proprio valore. Dal livello di 1,58 di gennaio fino ai 2 euro e 02 del 18 febbraio, poi è stata tutta una discesa vertiginosa, accentuata dalla metà di luglio, fino ai minimi di fine settembre, sotto i 65 centesimi per azione.</p>
<p>Intesa invece ha guadagnato più del 7% ieri, a 1,15: in un anno il crollo è stato del 42%, con un minimo di 85 centesimi il 13 settembre. Quando un settore comincia a perdere e accentua le perdite, in genere gli investitori tendono a reagire con eccessiva paura fino a scendere sotto il valore reale di un&#8217;azienda. Può essere questo il caso dei titoli bancari che, a meno di veri cataclismi, possono puntare a un recupero almeno parziale nel 2012, a condizione che il risanamento e una gestione più oculata restituiscano fiducia nei mercati.</p>
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    <title type="html">Unicredit in allegra compagnia tra le 29 banche globali pericolose</title>
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    <published>2011-11-10T08:27:07+00:00</published>
    <updated>2011-11-10T08:27:07+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>spread btp-bund</dc:subject><dc:subject>unicredit rischio</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4917/unicredit-in-allegra-compagnia-tra-le-29-banche-globali-pericolose"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditbancasede.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="263" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Nel giorno del tracollo dell&#8217;Italia, con i titoli di stato emessi dal Tesoro italiano affondati sotto uno spread di oltre 550 punti base rispetto ai Bund tedeschi, la Borsa di Milano ha subito un pesante tracollo (l&#8217;Ftse Mib ha perso il 3,78%, pericolosamente vicino ai 15000 punti) e fra i titoli più sotto pressione si è distinta in negativo Unicredit.</p>
<p>La conglomerata italiana sconta di certo la bufera che si è scatenata sui Btp in seguito all&#8217;annuncio ambiguo di Berlusconi: dimissioni annunciate e promesse, ma non rassegnate concretamente. Ma Unicredit, più di altri titoli bancari, è sulla graticola anche per motivi interni.</p>
<p>Anche in seguito alla crisi del debito sovrano in Europa - e in seguito alle numerose acquisizione che hanno fatto della banca italiana uno dei bi player europei del settore - Unicredit è in difficoltà sotto il profilo della capitalizzazione, come molte altri istituti italiani eccetto (fra i maggiori) IntesaSanpaolo, e probabilmente dovrà chiedere ai soci di mettere mano al portafogli e partecipare a un aumento di capitale. Ma c&#8217;è di più.</p>
 <p>Secondo il Financial Stability Board, Unicredit fa parte delle 29 grandi banche di sistema che rappresentano, in questo momento, <a href="http://www.ritholtz.com/blog/2011/11/29-systemically-dangerous-global-banks/#comments">un possibile rischio importante</a> per l&#8217;economia globale. </p>
<p>Sono tutte grandi banche, per lo più europee o americane, più qualche giapponese e cinese: il problema sta anche nelle dimensioni e nelle attività che hanno esposto queste banche a rischi notevoli e che adesso le potrebbero far affondare. In caso di fallimento di banche come queste, l&#8217;intero sistema ne subirebbe un pesante contraccolpo.</p>
<p>Non a caso a capeggiare la lista c&#8217;è la belga Dexia, che già è implicitamente fallita, visto che è stata salvata dall&#8217;intervento della Francia e soprattutto del Belgio. Tra le italiane c&#8217; solo Unicredit, mentre la Francia mostra Banque Populaire, BNP Paribas, Crédit Agricole, Société Générale; fra le altre anche Commerzbank, Ing, UBS.</p>
<p>Non se la passano bene neppure il Regno Unito (Barclays, HSBC, Lloyds, Royal Bank of Scotland) e per gli Stati Uniti Bank of New York Mellon, Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, State Street, Wells Fargo. Tutte queste banche sono istituti &#8220;di sistema&#8221;, nel senso che sono strettamente correlate con le imprese, con le altre società e con il resto della società.</p>
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    <title type="html">Unicredit e Intesa fuori dallo Stoxx Europe 50 con Nokia e SocGen</title>
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    <published>2011-09-02T08:31:35+00:00</published>
    <updated>2011-09-02T08:31:35+00:00</updated>
    <dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>intesa-sanpaolo</dc:subject><dc:subject>intesa unicredit stoxx</dc:subject><dc:subject>lvmh</dc:subject><dc:subject>nokia blue chips</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4783/unicredit-e-intesa-fuori-dallo-stoxx-europe-50-con-nokia-e-socgen"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditintesa.jpg" class="post" border="0" width="586" height="282" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>I titoli bancari europei sono in sofferenza e anche alcuni manifatturieri sono in difficoltà; tiene bene il settore del lusso (i ricchi non hanno smessi di comprare e i super ricchi aumentano), mentre il mercato della Gran Bretagna soffre meno dell&#8217;Europa continentale. Questo quadro è suffragato dalla <a href="http://www.stoxx.com/download/news/2011/stoxxnews_20110831a.pdf">revisione annuale delle blue chips</a> europee operata da <a href="http://www.stoxx.com/index.html">Stoxx Limited</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;indice europeo escono le prime due banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo; insieme a loro viene escluso un altro titolo bancario, la francese Société Générale e la finlandese Nokia, che sconta le difficoltà dei suoi ultimi modelli di telefono cellulare e la concorrenza spietata dell&#8217;iPhone di Apple, che con il suo successo planetario ha spazzato via i trionfi degli anni Zero.</p>
<p>Al posto delle società eliminate, entrano a far parte del paniere due titoli inglesi e due francesi, rispettivamente Unilever e National Grid, insieme a Lvmh e Air Liquide: un titolo alimentare, una utility, un&#8217;azienda del lusso e una del settore chimico.  In qualche modo la manifattura si prende una rivincita sul settore finanziario, che deve cedere alcune posizioni.</p>
 <p>A livello dell&#8217;area Euro, ci sono cambiamenti anche nell&#8217;indice specifico, l&#8217;Euro Stoxx 50: escono le francese Alstom e Crédit Agricole (un altro bancario!) ed entrano la tedesca Volkswagen e la spagnola Inditex, un altro campione dell&#8217;abbigliamento, sebbene non di lusso, bensì mass market.</p>
<p>Dopo la tempesta che ha investito i mercati finanziari in estate non era difficile prevedere un arretramento per il settore bancario, quello più esposto alla debolezza dei debiti sovrani e alla minaccia di un eventuale default nell&#8217;area dell&#8217;euro, successivo ai declassamenti che hanno colpito i paesi mediterranei. La revisione dello Stoxx Europe non fa che riflettere la perdita di valore di questi titoli che sono stati i più penalizzati negli ultimi mesi. In realtà, però, non si può ancora dire che siano stati raggiunti i nuovi minimi.</p>
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    <title type="html">Sulle Borse si avvicina il tempo dei saldi? Occhio alle occasioni</title>
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    <published>2011-08-11T09:32:22+00:00</published>
    <updated>2011-08-11T09:32:22+00:00</updated>
    <dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>borse minimi</dc:subject><dc:subject>crisi occasioni</dc:subject><dc:subject>investire borsa</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il mercoledì nero di ieri, 10 agosto 2011, ha dato un ulteriore scossone ai listini finanziari di tutto il mondo e anche se oggi la tendenza rialzista si dovesse confermare saremmo ben lontani da un[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4760/sulle-borse-si-avvicina-il-tempo-dei-saldi-occhio-alle-occasioni"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/borsaitalia2011.png" class="post-h" border="0" width="432" height="274" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il mercoledì nero di ieri, 10 agosto 2011, ha dato un ulteriore scossone ai listini finanziari di tutto il mondo e anche se oggi la tendenza rialzista si dovesse confermare saremmo ben lontani da un recupero. I timori - in buona parte ingiustificati - per un possibile deterioramento della finanza pubblica francese, e quindi per un conseguente downgrade, hanno fatto crollare gli indici e hanno penalizzato in particolare i titoli bancari da entrambe le parti delle Alpi.</p>
<p>Grandi istituti di credito francesi come SocGen, Bnp Paribas e Crédit Agricole <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/08/10/news/la_borsa_del_10_agosto-20283837/?ref=HRER3-1">hanno registrato perdite</a> comprese fra il 15 e il 20 per cento: per tentare di recuperare ci vorrà molto più di una seduta positiva, ammesso e non concesso che oggi si concluda con un segno più.</p>
<p>A Milano i grandi titoli bancari <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=888604&#038;lang=it">sono crollati a prezzi di saldo</a>: Unicredit -9,3% sotto il valore di un euro per azione, IntesaSanpaolo -13%, Ubi -9%. Anche gli assicurativi hanno lasciato sul terreno buona parte del proprio valore, comprese società solidissime come Axa e Generali.</p>
 <p>
In un anno sia Unicredit sia Intesa - per citare le due banche maggiori del paese, che tra l&#8217;altro hanno superato gli ultimi stress test - hanno perso in Borsa oltre il 50% del proprio valore e anche il listino nel suo complesso è crollato: l&#8217;FtseMib in un anno ha perso il 29%, negli ultimi due anni il 30%.</p>
<p>Se guardiamo il grafico, vediamo che i minimi del 2008 - successivi alla crisi dei derivati e allo scandalo Lehman Brothers - sono vicinissimi: allora il Mib scese a 12.621 punti, adesso è arrivato a 14.676. C&#8217;è spazio per un&#8217;ulteriore discesa, ma realisticamente ci possono essere - e ci saranno in un orizzonte medio - ampi spazi di recupero. Forse si avvicina il momento per cominciare a investire davvero in Borsa: entrare ai minimi o vicino ai minimi può offrire buone opportunità di guadagno per chi ha la possibilità di mantenere un investimento per un discreto periodo senza dover smobilizzare le quote impegnate.</p>
<p>Forse non siamo ancora ai saldi finali, ma con meno del prezzo di un caffè ci si compra un&#8217;azione Unicredit! L&#8217;importante è analizzare bene i titoli su cui si vuole investire, valutare i punti di forza, i risultati aziendali e le prospettive del settore. E poi investire, anche se il mercato è in preda al panico. In fondo, come diceva un economista, in tempi di crisi è meglio comprare pezzetti di aziende vere che investire su strumenti finanziari e pezzi di carta. Ma occhio sempre al proprio profilo di rischio: bisogna anche essere pronti a perdere parte del capitale e soprattutto saper diversificare.</p>
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    <title type="html">Prova Borsa per le banche italiane promosse agli stress test</title>
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    <published>2011-07-18T11:50:08+00:00</published>
    <updated>2011-07-18T11:50:08+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>bancari borsa</dc:subject><dc:subject>banche stress test</dc:subject><dc:subject>crisi banche</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4747/prova-borsa-per-le-banche-italiane-promosse-agli-stress-test"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/saccomanibankitalia.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="286" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Come reagirà la Borsa di fronte ai segnali positivi che riguardano il settore bancario? Le banche italiane sono solide sotto il profilo patrimoniale e sono in grado di affrontare eventuali scenari di crisi sui mercati internazionali, secondo i risultati degli stress test condotti dall&#8217;Autorità bancaria europea (Eba).</p>
<p>UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca - che insieme rappresentano il 62% del totale nel sistema bancario nazionale - <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=714&#038;dt=2011-07-15&#038;src=TLB">hanno superato comodamente</a> la soglia del 5% per il Core tier 1: in media il 7,3% secondo quanto comunicato dalla Banca d&#8217;Italia.</p>
<p>Significa che il patrimonio di questi istituti è sufficiente ad affrontare e superare nuove turbolenze legate al quadro macroeconomico mondiale. Lo stesso, purtroppo, non si può dire di altre 8 banche, sulle 91 che sono stato sottoposte a verifica: 5 banche spagnole, due greche e una austriaca hanno rivelato un patrimonio insufficiente, con un coefficiente inferiore al 5% proiettato nel 2011-2012.</p>
 <p>
Peraltro altri sette istituti di credito spagnoli hanno superato il test, ma con un dato compreso fra il 5 e il 6 per cento: un altro elemento di rischio per il settore creditizio iberico. In Irlanda, che recentemente è stata oggetto di un salvataggio internazionale, tutte e tre le banche testate hanno facilmente superato le prove. </p>
<p>Che cosa dovranno fare adesso le banche che sono state &#8220;rimandate&#8221; dall&#8217;Eba? Certamente rafforzare il patrimonio, come l&#8217;Eba ha chiesto alle Autorità nazionale di imporre agli istituti più fragili: la richiesta è di impostare piani di ricapitalizzazione entro il 15 ottobre e attuarli entro la fine dell&#8217;anno. Il punto, però, è che l&#8217;Eba non è in grado di imporre nulla, perché la vigilanza vera e propria spetta alle autorità nazionali.</p>
<p>Proprio questo <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=879766&#038;lang=it">lamenta Moody&#8217;s</a>, che segnala anche un altro punto di debolezza: secondo l&#8217;agenzia di rating questi stress test non prenderebbero in considerazione l&#8217;ipotesi di un fallimento greco, altrimenti la carenza di patrimonializzazione dovrebbe essere più elevata dei soli 2,5 miliardi di euro complessivi calcolati dall&#8217;Eba. Ora si vedrà la reazione dei mercati.</p>
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    <title type="html">Banche italiane sotto tiro dopo Moody&#039;s</title>
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    <published>2011-06-27T11:39:18+00:00</published>
    <updated>2011-06-27T11:39:18+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>intesa-sanpaolo</dc:subject><dc:subject>banche italia</dc:subject><dc:subject>banche popolari</dc:subject><dc:subject>speculazione banche</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4737/banche-italiane-sotto-tiro-dopo-moodys"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/banchecrisiborsa.png" class="post-h" border="0" width="432" height="388" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Dopo il venerdì nero delle banche italiane la Borsa guarda con trepidazione ai titoli del settore, che in alcuni casi come per Intesa e Unicredit sono stati addirittura sospesi per eccesso di ribasso nell&#8217;ultima seduta della settimana scorsa. Sono molteplici <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-26/banche-test-speculazione-143155.shtml?uuid=AaQmQBjD">i fattori di debolezza</a> per gli istituti di credito italiani: da un lato la crisi greca, che però <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-27/mussari-incomprensibile-decisione-moodys-105314.shtml?uuid=AaQO5MjD">non vede le banche tricolori particolarmente esposte</a>, di certo non come quelle tedesche o inglesi; dall&#8217;altro l&#8217;annuncio di Moody&#8217;s che ha messo sotto osservazione per un eventuale declassamento il debito di parecchi istituti italiani; da ultimo il cronico deficit di redditività rispetto ai concorrenti europei.</p>
<p>Per alcune banche, poi, bisogna considerare anche questioni particolari, come le difficoltà di Popolare di Milano e l&#8217;impegno di Unicredit per il salvataggio del gruppo Ligresti. L&#8217;istituto di piazza Cordusio potrebbe essere costretto a coprire una parte dell&#8217;aumento di capitale per Fondiaria-Sai e Premafin, se il mercato non sarà molto disponibile a partecipare al&#8217;iniziativa. Un ulteriore criticità proprio mentre le banche europee si preparano a un ulteriore stress test.</p>
<p>Ovviamente è scesa in campo la speculazione che ha subito annusato l&#8217;odore della preda più debole. La crisi greca e l&#8217;annuncio di Moody&#8217;s hanno fatto il resto, ma se il sistema bancario italiano - anche a causa dell&#8217;enorme debito pubblico dell&#8217;Italia - è in cronica difficoltà, c&#8217;è poco da accusare gli speculatori che vendono al ribasso.</p>
 <p>
Negli ultimi sei mesi <a href="http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,434770/Comparto_banche_sotto_pressione_ma_le_Popolari.aspx">l&#8217;indice di settore ha perso l&#8217;11% circa</a>, mentre la Borsa nel suo complesso ha ceduto solo il 2,8% circa nello stesso periodo. In particolare sofferenza, appunto, sono le banche popolari. I primi quattro gruppi del settore hanno lasciato sul terreno gran parte del loro valore e sono vicini ai minimi storici: la Popolare Milano risulta infatti in calo nei sei mesi del 40% circa, Ubi Banca e Banco Popolare del 36% circa, Banca Popolare Emilia Romagna del 20% circa.</p>
<p>Proprio le banche che dovevano rappresentare il territorio e trovarsi al riparo dalle turbolenze internazionali sono quelle che pagano pegno più di tutte, di fronte a un mercato che non capisce bene la loro natura. Non è un caso che proprio negli ultimi giorni si sia fatta sentire alta la voce della Banca d&#8217;Italia, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-22/banca-italia-schiaccia-acceleratore-223901.shtml?uuid=Aax3JHiD">che chiede una riforma delle popolari</a>.</p>
<p>In questo senso sono chiarissime, se ce ne fosse stato bisogno dopo gli interventi del governatore Mario Draghi, le parole di Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d&#8217;Italia, nel corso di un&#8217;audizione presso la commissione Finanze e Tesoro del Senato: </p>
<blockquote><p>Le banche popolari hanno assunto una valenza sistemica nella nostra economia; la loro sana e prudente gestione ha quindi un ruolo cruciale. Adottare forme di governo che permettano un adeguato scrutinio del mercato e soddisfino le esigenze di rappresentatività degli investitori è un percorso imprescindibile per assicurare sia i necessari rafforzamenti del capitale sia la copertura delle esigenze di raccolta di fondi sui mercati</p></blockquote>
<p>Non basta però un cambiamento degli ordinamenti interni, è necessaria la via legislativa, perché </p>
<blockquote><p>«solo una modifica normativa può imprimere una spinta decisiva alla rimozione degli ostacoli ancora esistenti ad un effettivo controllo da parte degli azionisti, al ricambio del management inefficiente, al necessario rafforzamento patrimoniale». </p></blockquote>
<p>La Banca d&#8217;Italia chiama; il Parlamento risponderà?</p>
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    <title type="html">Segnali positivi dalle borse, ne approfittano i bancari. Unicredit e Intesa visti da vicino</title>
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    <published>2011-02-08T08:34:35+00:00</published>
    <updated>2011-02-08T08:34:35+00:00</updated>
    <dc:subject>compratienivendi</dc:subject><dc:subject>fatti-del-giorno</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>intesa-sanpaolo</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4655/segnali-positivi-dalle-borse-ne-approfittano-i-bancari-unicredit-e-intesa-visti-da-vicino"><![CDATA[<p>I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte dell&#8217;anno appena iniziato possa dare nuove soddisfazioni ai risparmiatori. Anche l&#8217;indice settoriale delle banche, uno tra quelli con il maggior peso specifico per Piazza Affari, sembra andare nella stessa direzione di quello generale, con il grafico che proprio di recente ha superato ostacoli rilevanti. Il settoriale si è lasciato infatti alle spalle nell&#8217;ultima settimana la linea di tendenza tracciata dai massimi dell&#8217;aprile 2010, linea lavorata a lungo nella parte terminale del mese di gennaio (passante attualmente a 19780 punti circa), dopo aver superato in successione nella prima parte dell&#8217;anno le medie mobili a 100 e 200 giorni, orientate al ribasso da più di un anno. Questi segnali potrebbero anticipare il test di area 21350/450, resistenza dimostratasi tenace a settembre ed ottobre dello scorso anno, quota oltre la quale diverrebbe possibile il test del picco di agosto 2010 a 22888. Sarebbe poi proprio il superamento di questo livello, eventualità probabilmente ancora non imminente ma non improbabile, a completare l&#8217;ampio doppio minimo, per ora solo potenziale, disegnato tra giugno 2010 e gennaio 2011 in area 16500 punti, con conseguente drastico miglioramento anche del quadro prospettico di medio lungo periodo, che vedrebbe spostarsi il target fino sui 24000 punti almeno. Nel breve una fase temporanea di ripiegamento non è da escludere, il classico &#8220;return move&#8221; che segue la rottura di livelli di resistenza importanti, tuttavia solo discese sotto area 19000 potrebbero fare temere una revisione peggiorativa delle attese, con rischio di nuovo test dei 16500/7000 punti.</p>
 <p>
L&#8217;andamento grafico dei due campioni del settore a livello domestico, Intesa Sanpaolo e Unicredit, rispecchia a grandi linee quello del settoriale.</p>
<p>Nel caso di Intesa San Paolo è possibile notare la rottura a partire da fine gennaio delle medie mobili a 100 e 200 giorni, utilizzate come approssimazione della tendenza di medio periodo, passanti attualmente in area 2,32 euro. Successivamente, nel corso dell&#8217;ultima settimana, i prezzi hanno anche superato la linea di tendenza tracciata dai massimi di gennaio 2010, confermando la possibilità che il rialzo intrapreso dai minimi di inizio anno a 1,88 possa ancora avere spazio per estendere. Casomai qualche incertezza la si potrebbe registrare nel breve termine, dovuta all&#8217;approssimarsi dell&#8217;area di ipercomprato per gli indicatori tecnici di uso più comune, che potrebbe anticipare una flessione temporanea volta a riequilibrare il tasso di crescita del trend ed a fargli assumere una inclinazione più facilmente sostenibile nel tempo. Eventuali flessioni potrebbero in ogni caso rivelarsi una occasione di ingresso per gli investitori più aggressivi, in area 2,30/2,40 euro. Solo sotto 2,25 il rischio di cali estesi si farebbe significativo suggerendo di abbandonare le strategie di acquisto. Anche il superamento del picco di ottobre, a 2,70 euro, fornirebbe un segnale di forza da interpretare positivamente a livello operativo: in quel caso le oscillazioni disegnate dal minimo dello scorso giugno in area 1,90 si rivelerebbero un ampio doppio minimo, figura rialzista con target a 3,00 e 3,20 euro almeno. </p>
<p>Unicredit evidenzia un trend di forza relativa nei confronti di Intesa San Paolo leggermente decrescente a partire dall&#8217;agosto 2009, è quindi normale che rispetto al titolo già analizzato questo dimostri un leggero ritardo. La linea ribassista tracciata dai massimi di gennaio 2010 è ad esempio ancora al di sopra delle quotazioni attuali, passante in area 2,10 euro, tuttavia le quotazioni si sono già portate al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 giorni, passanti rispettivamente a 1,76 e 1,83 euro, confermando un cambiamento di orientamento rispetto al ribasso subito dal top di agosto a 2,235. In caso di rottura di 2,10 i prezzi potrebbero puntare proprio al test di 2,235, livello che rappresenta anche il vertice centrale della figura a doppio minimo disegnata sul supporto di area 1,50 negli ultimi 6 mesi circa. Oltre 2,235 anche il quadro di medio periodo si orienterebbe quindi al rialzo con target a 2,50 e 2,70 euro almeno. A rendere problematico il proseguimento del rialzo sarebbero invece discese sotto area 1,65, con il rischio in quel caso di ritorno a 1,50. Se movimenti fino a 1,75/80 euro potrebbero essere quindi anche sfruttati per intervenire in ottica di successivi rialzi, la violazione di 1,65 suggerirebbe di rivedere la strategia in ottica attendista.</p>
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    <title type="html">Banche alla riscossa, forti rimbalzi per Unicredit ed Intesa</title>
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      <name>AleOne</name>
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    <published>2011-01-12T10:17:54+00:00</published>
    <updated>2011-01-12T10:17:54+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4624/banche-alla-riscossa-forti-rimbalzi-per-unicredit-ed-intesa"><![CDATA[<p>L&#8217;indice settoriale domestico delle banche era arrivato a fine dicembre molto vicino all&#8217;invio di un segnale fortemente negativo. Le quotazioni avevano infatti quasi raggiunto il supporto di area 16650, dove si allineano i minimi di giugno e di novembre 2010, ovvero i record negativi toccati dall&#8217;indice dalla sua comparsa a Piazza Affari. E&#8217; quindi evidente che il rimbalzo messo a segno in avvio di anno non può non fare piacere agli investitori che hanno interesse in questo comparto, anche se la strada fatta al rialzo è per il momento troppo esigua per potere parlare di una inversione del trend negativo in essere dal top di agosto. Segnali favorevoli ad un rimbalzo significativo verrebbero solo al di sopra dei 19000 punti, con le quotazioni dirette in quel caso verso area 20000, altro ostacolo rilevante nella definizione di un quadro grafico di medio periodo positivo. Altrettanto e forse più significativa, ma con implicazioni opposte, sarebbe la violazione dei 16650 punti. La prospettiva di vedere proseguire il calo degli ultimi mesi sarebbe molto concreta, con i prezzi diretti nella migliore delle ipotesi verso area 15000.</p>
 <p>
Le considerazioni fatte per l&#8217;indice settoriale valgono in buona sostanza anche per i principali rappresentanti del comparto. Unicredit ad esempio è arrivato a fine anno molto vicino ai minimi di fine novembre a 1,483, sostanzialmente allineati con quelli di giugno di quota 1,506, ma è riuscito a rimbalzare con forza dal supporto. La prima resistenza da controllare per ricavare indizi positivi in caso di rottura si colloca a 1,70, oltre la quale il titolo potrebbe testare il top di dicembre a 1,736 e successivamente la media mobile a 100 giorni passante a 1,80 circa. Solo in caso di rottura anche di questa soglia sarebbe possibile iniziare a guardare alla fase di reazione come ad un tentativo di rialzo duraturo e non come ad una semplice correzione. In caso di rottura di 1,80 obiettivi fino a 2,20/2,25 potrebbero diventare raggiungibili. La violazione dei minimi di novembre darebbe invece un brutto colpo alle speranze di rimbalzo, introducendo al rischio di proseguimento della discesa fino in area 1,13/1,15, base del canale ribassista tracciato dal top dell&#8217;ottobre 2009 e lato inferiore del gap al rialzo lasciato dai prezzi il 2 aprile 2009.</p>
<p>Le similitudini tra il grafico di Unicredit e quello di Intesa Sanpaolo sono evidenti anche dopo una osservazione superficiale (e confermate da un indice di correlazione calcolato ad un anno che nel 2010 non è praticamente mai sceso sotto quota 0,80 dopo aver toccato a febbraio anche 0,95, valore corrispondente ad una correlazione quasi perfetta) e permettono quindi di utilizzare riferimenti analoghi per formulare l&#8217;analisi. La media mobile a 100 giorni, passante in area 2,33 euro e raggiungibile alla rottura di 2,23, rappresenta il primo ostacolo rilevante con il quale il titolo dovrà confrontarsi per cercare di inviare un segnale in favore del proseguimento della fase di ripresa. Oltre area 2,33 euro, dove si colloca anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre a 2,70, possibili movimenti proprio fino a quel massimo. La rottura di 2,70 permetterebbe poi di considerare avviato un rialzo capace di estendere in modo significativo, diretto, nel medio termine, a testare la resistenza dei 3,20 euro. La violazione dei minimi di novembre a 1,98 euro potrebbe implicare invece non solo un nuovo test dei minimi di giugno a 1,90, coincidenti con i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai record negativi del marzo 2009, ma anche discese al di sotto di quel livello, fino a 1,70 almeno.</p>
<p>E se il settore banche dovesse realmente cercare un riscatto in questa prima fase del 2011 dopo aver terminato in tono dimesso lo scorso anno un titolo da seguire attentamente potrebbe essere anche Mediobanca, che ha sovraperformato negli ultimi mesi le due big del comparto viste sopra. Mediobanca infatti sta già lottando da circa un mese con la media mobile a 100 giorni, passante poco al di sotto dei 7 euro, e se riuscisse a lasciarsi definitivamente alle spalle questo riferimento, salendo oltre quota 7,20, le prospettive volgerebbero al bello, almeno fino al test di 7,75, top di novembre e 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di ottobre 2009. Oltre area 7,75 vi sarebbero poi ulteriori segnali positivi, introduttivi a movimenti in area 8,20 almeno. Solo la violazione a 6,30 della linea tracciata dai minimi di marzo 2009 potrebbe porre un freno ai tentativi di recupero del titolo imponendo invece nella migliore delle ipotesi un nuovo test dei minimi di maggio 2010 a 6,09 euro.</p>
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    <title type="html">Unicredit non rinuncia alla Turchia, anzi</title>
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    <published>2010-11-26T16:27:21+00:00</published>
    <updated>2010-11-26T16:27:21+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Durante l&amp;#8217;ultima conference call di presentazione dei dati del gruppo Unicredit Federico Ghizzoni ha prospettato la possibilità di uscita da qualche mercato. Subito qualcuno ha pensato alla[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4583/unicredit-non-rinuncia-alla-turchia-anzi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditlogo_04.jpg" class="post" align="left" border="0" width="120" height="42" alt="uncredito mercato finanza turchi yapi kredi risultati libia processo andamento mercato " /></p>
<p>Durante l&#8217;ultima conference call di presentazione dei dati del gruppo Unicredit Federico Ghizzoni ha prospettato la possibilità di uscita da qualche mercato. Subito qualcuno ha pensato alla Germania, ma l&#8217;abbandono della prima economia europea è stato subito smentito dal management.</p>
<p>Acquistano così peso le ricorrenti indiscrezioni sull&#8217;uscita di Piazza Cordusio da questo o da quel Paese e anche l&#8217;interesse di Koc per la quota di Unicredit in Yapi Kredi acquista un peso che forse in passato non avrebbe avuto. Yapi Kredi è un colosso bancario il cui controllo è condiviso alla pari da Unicredit con la finanziaria Koc.</p>
<p>Questa è una delle più importanti realtà industriali non solo della Turchia ma forse anche d&#8217;Europa ed è attiva non solo nel settore finanziario, ma anche in quello dell&#8217;automotive (è partner di Fiat in Tofas), nell&#8217;energia, nell&#8217;elettronica al consumo e in altro ancora.</p>
<p>Per tornare a Unicredit Yapi Kredi è senz&#8217;altro una realtà interessante che infatti Piazza Cordusio ha già sottolineato di non voler vendere. D&#8217;altra parte perché farlo? Yapi Kredi è una realtà vivace in un mercato vivace, sono previste nuove aperture di filiali in Turchia e la holding che controlla l&#8217;81,8% di Yapi Kredi KFS ha realizzato utili in crescita del 36% nei primi nove mesi del 2010: 1,8 miliardi di lire turche che ai cambi di oggi equivalgono a 918,36 milioni di euro. Si parla di una banca con più di 860 filiali, di un istituto di credito dell&#8217;area del Mediterraneo che è una di quelle che danno maggiore soddisfazione agli azionisti del gruppo.</p>
<p>Sempre nel Mediterraneo Unicredit aprirà, non appena avrà messo a punto il progetto, una nuova banca in Libia,</p>
 <p>la prima banca occidentale di Tripoli che finanzierà retail e corporate supportando probabilmente i progetti anche italiani in loco (come la maxi-autostrada che sarà realizzata da Impregilo).</p>
<p>Di Unicredit si parla oggi con la notizia dell&#8217;apertura di un&#8217;indagine della Procura di Roma sulle varie fasi della crescita degli azionisti libici nel capitale. Attualmente la Banca centrale libica ha una quota del 4,98% e il fondo sovrano libico Lia ha una quota della banca del 2,59 per cento.</p>
<p>In passato questi due soggetti finanziari che fanno riferimento al governo di Tripoli hanno affermato di essere scollegati e autonomi; al contrario il cda di Unicredit ha affermato al riguardo di non avere elementi a sufficienza per giudicare dell&#8217;autonomia e indipendenza reciproca o meno dei due azionisti libici. La Banca d&#8217;Italia segue il dossier, come la Consob. Quest&#8217;ultima potrebbe esprimersi in materia decidendo, per esempio, che i due soggetti, in base alle risultanze sono un unico soggetto e dunque congelando in pratica diritti di voto per il 2,6% quasi che supera la soglia del 5 per cento.</p>
<p>Questo limite è, infatti, imposto dallo statuto di Unicredit ai soci singoli e ovviamente i pesi di un socio all&#8217;8% o al 5% sono diversi. Rimane sullo sfondo il problema concreto della finanza libica che è oggettivamente meno regolamentata e dunque trasparente di quella di un Paese occidentale.</p>
<p>Nel frattempo sugli altri mercati internazionali il gruppo continua a valutare la rimodulazione delle proprie attività che potrebbe non comportare il vero e proprio abbandono di interi paesi, ma limitarsi a una rimodulazione del business nelle varie aree magari con un remix delle attività di corporate, retail o investment banking declinato sulle esigenze del singolo territorio.</p>
<p>La Polonia nei primi nove mesi dell&#8217;anno ha continuato ad andare forte e, con l&#8217;Area Mediterranea e la Cina rappresenta uno dei mercati su cui Unicredit punta di più. Più fragili performance in altri paesi come per esempio in Croazia.</p>
<p>L&#8217;attenzione del nuovo amministratore delegato del gruppo passa anche per la Bulgaria, dove il gruppo è presente con Bulbank che nel terzo trimestre ha fornito risultati lusinghieri, e si rivolge agli altri paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est e dell&#8217;area balcanica. In Russia il gruppo ha registrato una crescita degli utili, nonostante la cattiva congiuntura economica e la svalutazione del rublo. Di certo comunque Piazza Cordusio nei prossimi mesi non ridurrà il proprio impegno in Turchia, anzi.</p>
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    <title type="html">Bolloré sempre più uomo di sistema in Italia</title>
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    <published>2010-09-29T17:40:21+00:00</published>
    <updated>2010-09-29T17:40:21+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>generali</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Bolloré sarebbe già all’1,7% del capitale di Premafin e incoraggerebbe dunque ancora il recupero delle quotazioni di una società che da tempo brilla in Borsa nonostante il suo maggiore asset, le[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4526/bollore-sempre-piu-uomo-di-sistema-in-italia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/mediobancalogo_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="204" height="180" alt="mediobanca bollorÃ�Â© finanza unicredit generali mercato andamento ligresti sistema poteri forti geronzi riequilibrio" /></p>
<p>Bolloré sarebbe già all’1,7% del capitale di Premafin e incoraggerebbe dunque ancora il recupero delle quotazioni di una società che da tempo brilla in Borsa nonostante il suo maggiore asset, le partecipazioni in Fondiaria Sai, perdano da tempo di valore sul mercato a causa del cattivo andamento del comparto assicurativo in generale e di Fondiaria Sai in particolare.</p>
<p>Di recente il manager che ha partecipazioni strategiche ai vertici della finanza italiana ha anche ottenuto dal patto di sindacato di Mediobanca, di cui controlla il 5% quasi del capitale, l’autorizzazione a salire fino al 6% del capitale portando all’11% di Piazzetta Cuccia le partecipazioni del Gruppo C da vincolare al Patto. Il Gruppo C comprende quote di pattisti di peso internazionale come appunto la Financiere de Perguet che a Bolloré fa riferimento, Groupama (3,1% del capitale sociale vincolato su una partecipazione complessiva del 4,9%), e il Banco di Santander (1,84%).</p>
<p>Appare naturale in questa serie di relazioni sottolineare il peso di Bolloré in Generali (di cui Mediobanca ha 13,46% del capitale): il finanziere francese è infatti vicepresidente e componente del comitato esecutivo del Leone di Trieste. Di recente il manager ha espresso anche il suo sostegno alla presidenza di Cesare Geronzi dopo l’appoggio fornito in passato alla precedente presidenza di Antoine Bernheim. Tutto questo dimostra ampiamente che del salotto buono della finanza italiana Bolloré è non solo un habitué, ma persino una colonna portante. Il suo intervento in Premafin, società che a sua volta controlla anche un buon 4% del capitale di Mediobanca è dunque da tenere nella debita considerazione e probabilmente fa parte del complesso piano di riassetto degli equilibri sull’asse Unicredit-Mediobanca-Generali in corso dopo le dimissioni di Alessandro Profumo dalla carica di amministratore delegato di Piazza Cordusio. La simultaneità del via libera alla sua crescita nel capitale di Mediobanca con le vicende della governance di Unicredit non può, infatti, essere considerata una mera coincidenza. D’altra parte nel board di Mediobanca lo stesso Bolloré incontra spesso Jonella Ligresti, una delle rappresentanti di punta di quell’impero economico che fa capo alla famiglia che controlla appunto la stessa Premafin e dunque Fondiaria Sai. Nel “piccolo” mondo della finanza italiana capita spesso, a quanto pare, di rincontrarsi.</p>
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    <title type="html">Unicredit: fondazioni alla ricerca del nuovo ad</title>
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      <name>Ferry Boat</name>
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    <published>2010-09-24T16:38:32+00:00</published>
    <updated>2010-09-24T16:38:32+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4522/unicredit-fondazioni-alla-ricerca-del-nuovo-ad"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditlogo_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="120" height="42" alt="unicredit mercato finanza risultati andamento banche" /><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditlogo_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="120" height="42" alt="unicredit mercato finanza risultati andamento banche" /></p>
<p>Turbine di incontri in Unicredit e fra i suoi azionisti alla ricerca di una soluzione per la rapida elezione di un nuovo amministratore delegato. Stamane la stampa, in maniera assai articolata tra una testata e l’altra, avvalora l’ipotesi di una scelta affidata a Roberto Nicastro, attuale deputy ceo del gruppo e uomo a cui riferisce lo stesso Gabriele Piccini, il country manager per l’Italia del gruppo di Piazza Cordusio. Nicastro è sicuramente di uno dei massimi dirigenti del gruppo e conosce bene anche i mercati esteri, vi ha lavorato spesso prima e dopo l’ingresso in Unicredit e per Piazza Cordusio ha seguito con attenzione i mercati dell’Est europeo. E’ anche intervenuto in vicende chiave in Italia, come in quella del Banco di Sicilia di cui è consigliere, d’altra parte ha seguito prima di diventare deputy ceo il retail nel Bel Paese direttamente.</p>
<p>Ieri l’Ansa ha rivelato un incontro tra alcuni rappresentanti degli azionisti e Andrea Olcer, manager di Bank of America-Merrill Lynch che in passato ha seguito alcune delle più grandi fusioni bancarie italiane, come quella fra la stessa Unicredit e Capitalia. Sempre secondo indiscrezioni de Il Corriere della Sera il manager potrebbe anche sostituire il deputy-ceo Sergio Ermotti che sarebbe in uscita.</p>
<p>Si tratta solo di una delle ipotesi, secondo il Riformista per esempio, prenderebbe quota la candidatura a nuovo amministratore delegato di Unicredit di Giampiero Auletta Armenise che si è distinto in passato al vertice di Ubi Banca e che attualmente ha la carica di presidente non esecutivo di Rotschild in Italia. </p>
<p>Sarebbe invece tramontata l’ipotesi di Vittorio Grilli sostenuta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti che però potrebbe, anche per questo, apparire troppo in odor di politica in un momento in cui la banca ha bisogno di tranquillizzare il mercato proprio su questo versante.</p>
<p>Di certo al momento c’è solo dunque il ruolo delle fondazioni che, come confermato dall’incontro con Orcel dopo avere in qualche modo incoraggiato la fuoriuscita del manager, stanno cercando rapidamente un sostituto.</p>
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    <title type="html">Unicredit: piccoli cambiamenti che attirano l’attenzione</title>
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      <name>Ferry Boat</name>
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    <published>2010-09-17T16:38:12+00:00</published>
    <updated>2010-09-17T16:38:12+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4516/unicredit-piccoli-cambiamenti-che-attirano-lattenzione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditlogo_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="120" height="42" alt="unicredit fondazione cariverona mercato finanza biasi tosi lia libyan investment authority central bank of libya andamento mercato rampl governance incontro consob banca d&#39;italia" /></p>
<p>Piccoli cambiamenti che attirano l’attenzione. La Libian Investment Authority ha incrementato secondo diverse indiscrezioni la propria partecipazione dal 2,075 al 2,59% circa del capitale di Unicredit destando molta preoccupazione in quanti temono una scalata della banca di Piazza Cordusio. Già, infatti, la Banca centrale libica controlla circa il 4,61% (da tabelle Consob) e dunque la quota libica complessiva in Piazza Cordusio sale al 7,2 per cento.</p>
<p>Contemporaneamente a questa salita, però, si apprende anche che la Fondazione Cariverona, che soprattutto tramite il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi ha criticato aspramente questa ascesa dei libici nel capitale di Unicredit, è scesa dal 4,98 al 4,63 per cento. Oggi pomeriggio la stessa Fondazione sarà chiamata a rinnovare 25 membri in scadenza dei 32 che compongono il consiglio generale in vista dell’incontro previsto per la fine di ottobre quando il nuovo consiglio sarà chiamato a eleggere anche il presidente. La carica di vertice della fondazione è attualmente ricoperta da Paolo Biasi che da anni guida la Fondazione e sembra aver trovato anche un’ottima intesa con il sindaco di Verona al quale spettano direttamente 4 dei consiglieri della Fondazione e che oggi presenterà pertanto quattro terne di possibili candidati al Consiglio generale. Da ricordare anche che, riguardo ad alcune iniziative giudiziarie attinenti ad operazioni del gruppo Biasi, il Consiglio della Fondazione Cariverona ha di recente confermato piena fiducia nel suo presidente “esprimendo l&#8217;auspicio che la Magistratura possa in tempi brevi accertare la realtà dei fatti”.</p>
<p>Tornando alla partecipazione in lieve calo di Cariverona nel capitale del gruppo, sembra inoltre confermato che si tratti di una variazione legata esclusivamente a operazioni di trading sui titoli. La questione della partecipazione dei libici nel capitale della banca guidata da Alessandro Profumo che durante le scorse  settimane ha affermato di non aver chiamato questi azionisti nel capitale della banca e sottolineato di ritenere </p>
<p>che si sia trattato di un’iniziativa autonoma di questi soci del gruppo rimane invece in qualche maniera aperta.</p>
<p>Banca d’Italia ha chiesto dei chiarimenti nell’ambito delle sue normali operazioni di controllo e la Consob sta verificando se le operazioni sul capitale del gruppo abbiano rispettato l’articolo 120 del TUF che regolamente le  comunicazioni in tema di partecipazioni rilevanti. Soprattutto il prossimo 30 settembre il presidente Dieter  Rampl si esprimerà in una riunione del consiglio di amministrazione.</p>
<p>Come noto, lo statuto della banca vieta i diritti di voto che eccedano il 5% del capitale del gruppo e quindi  secondo alcuni azionisti Lia e Banca centrale della Libia, se fossero considerati un soggetto unico, dovrebbero  rinunciare ai diritti di voto oltre questa soglia. Al prossimo cda, però, secondo fonti vicine al dossier, Dieter  Rampl potrebbe sostenere la tesi di una distinzione tra i due soggetti sia formale, che giuridica. Da questo deriverebbe implicitamente l’attivazione di tutti i diritti dei due soggetti.</p>
<p>Nel frattempo la questione del prossimo dividendo su cui ancora non è stata presa alcuna decisione definitiva  rimane ancora molto seguita dagli azionisti e soprattutto proprio dalle fondazioni socie che hanno visto un calo  egli introiti provenienti dal gruppo e registrato nell’ultima semestrale una flessione degli utili di Unicredit  del 38,2% a 669 milioni di euro. Qualche spunto positivo viene invece dalla divisione Russa che di recente ha  stimato per quest’anno un miglioramento degli utili e una crescita del portafoglio dei crediti a due cifre,  nonostante la compressione dei margini.</p>
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