
Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
La fine dell’anno si avvicina e con essa la chiusura dei bilanci delle societa’. Si stringono quindi i tempi per concludere le operazioni destinate a valere sull’esercizio 2008, un’annata tra le piu’ difficili per le banche, che hanno dovuto fronteggiare (e dovranno farlo anche nel prossimo futuro) una crisi che ha messo seriamente in discussione la loro solidita’ patrimoniale.
Tra le misure adottate dagli istituti di credito per migliorare la propria patrimonializzazione c’e’ la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari mediante conferimento degli stessi (o di una loro parte) a fondi. Alla fine della scorsa settimana Unicredit ha raggiunto un accordo con Fimit sgr, societa’ specializzata nella gestione di fondi comuni di investimento immobiliare, per la creazione di un fondo in cui verranno conferiti asset per circa un miliardo di euro. L’operazione garantira’ a Piazza Cordusio plusvalenze da iscrivere a bilancio pari a circa 600 milioni.
Anche Intesa San Paolo si e’ accordata con Fimit per il conferimento di 285 immobili al fondo Omega, gli stessi che Intesa aveva collocato in Immit, societa’ che era destinata a essere quotata in borsa (progetto poi accantonato a causa dell’instabilita’ dei mercati). La Banca d’Italia ha dato ieri il via libera all’operazione che sara’ chiusa entro il 20 dicembre.
Novita’ in tal senso anche per il Banco Popolare che non a caso e’ in netto rialzo a fine mattinata.
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Rialzo del 12,9% ieri per Unicredit
Bancari in forte rialzo dopo l’ok della Commissione Europea al piano francese di rafforzamento dei sei istituti principali, evento che apre la strada ad altri via libera. Rimbalzi generalizzati tra i titoli del settore quindi, con Unicredit in rialzo del 12,9%. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.700 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.700 ed un minimo a 1.589 euro. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 2.006 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.749 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 1.507 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.
Sale Telecom Italia in avvio di ottava
Sale Telecom Italia dopo in avvio di ottava che i soci della controllante Telco si sono impegnati a fornire mezzi freschi per 250 milioni di euro al fine di reintegrare le garanzie sul pegno dei titoli nei confronti dei creditori. Solo Sintonia (Benetton) si e’ tirata indietro in quanto impegnata dell’affare-Cai. . La distanza che separa le due chiusure più recenti è del 7.4 %. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.082 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.082 ed un minimo a 1.039 euro. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 1.234 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.101 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.969 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Prezzi in rialzo del 6% ieri su Fiat
Bene Fiat, in rialzo del 6%, in scia al piano da 15 miliardi di dollari a sostegno del settore auto sui cui l’amministrazione Bush e quella subentrante Obama avrebbero raggiunto un accordo. L’a.d. Sergio Marchionne in una intervista ha detto che nel 2009 il settore auto subira’ un consolidamento dal quale usciranno sei grandi gruppi, e che la casa torinese dovra’ prenderne parte. La chiusura di seduta è stata registrata a 5.370 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 5.440 ed un minimo a 5.265 euro. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 6.694 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 5.478 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 4.883 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.

L’affaire Zaleski è stato probabilmente uno dei problemi maggiori del sistema finanziario italiano in questo difficile periodo di crollo delle borse. Il passato è d’obbligo perché sembra che ormai Unicredit abbia costruito l’impalcatura dell’operazione destinata a salvare il finanziere franco-polacco.
Il suo fallimento genererebbe d’altra parte un terremoto che il sistema del credito italiano non può permettersi. L’operazione sembra ormai delineata. Anche se ieri Profumo ha detto solo che i suoi colleghi “ci stanno lavorando” e fino a oggi la banca non rilascia ulteriori dichiarazioni, a breve probabilmente il mercato sarà informato degli sviluppi concreti della vicenda: troppi i dettagli ormai diffusi e comunque non smentiti dalla banca milanese.
Il primo passo sarà quello di allontanare i predatori stranieri ossia Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland che volevano accelerare sulla richiesta dei loro crediti da 1,6-1,7 miliardi di euro. Il gruppo dei cinque big del credito italiano (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Bpm) che vantano insieme oltre 4 miliardi di euro di crediti nei confronti di Zaleski e della sua Carlo Tassara ha infatti deciso di tenere fuori dalla partita gli stranieri.
È necessario, anche perché il finanziere ha partecipazioni e cariche presso tutte queste stesse banche che lo stanno salvando o in importanti banche e società a loro collegate. Il 5% di Intesa Sanpaolo, il 2% di Generali, il 2% di Mediobanca, il 2% di Ubi Banca, il 10% di Edison, il 2,5% di A2A e le altre partecipazioni in Mps, Bpm, Cattolica e Mittel non possono “ballare”.
Per questo Zaleski va salvato. Fra un po’ arriveranno miliardi di prestiti dallo Stato: non possono finire in gruppi dalla dubbia governance. Fra tutti Intesa Sanpaolo (1,7 miliardi di crediti nei confronti di colui che ne controlla il 5% del capitale sociale) è quella che soprattutto deve salvare il proprio azionista a tutti i costi.
Non è tanto l’amicizia di Zaleski con il presidente di Intesa Giovanni Bazoli, quanto la necessità di salvare l’equilibrio. Il costo sarà un innalzamento delle esposizioni (non previsto per le altre banche che anzi in certi casi ricompreranno le quote tramite le fondazioni) e soprattutto una brutta figura. Necessaria però.
Rialzo del 4,5% venerdi’ per Telecom Italia
Rialzo del 4,5% venerdi’ per Telecom Italia in vista del probabile via libera dell’AgCom all’aumento dei canoni per la telefonia fissa. Circolano inoltre voci relative al possibile ingresso di nuovi importanti azionisti nel capitale della compagnia telefonica. Le quotazioni hanno oltrepassato venerdi’ gli ostacoli dinamici presenti in area 1 euro, operazione che sembra in grado di anticipare allunghi verso il top della scorsa settimana a 1,0685. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.018 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.038 ed un minimo a 0.996 euro. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 1.166 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.068 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 0.931 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.
Denaro venerdi’ su Fastweb
Denaro venerdi’ su Fastweb che ha da poco siglato un accordo con Eutelsat per fornire collegamenti via satellite agli utenti non coperti dalla rete fissa in banda larga. La chiusura di seduta è stata registrata a 16.580 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 16.840 ed un minimo a 16.180 euro. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 134,351 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 34 % circa. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 19.526 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 16.986 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 15.524 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Buona performance venerdi’ per Unicredit
Buona performance venerdi’ per Unicredit che ha concluso una cartolarizzazione di mutui casa da 23,8 miliardi di euro. I titoli in tal modo creati sono stati ricomprati dalla stessa Unicredit al fine di utilizzarli come collaterale per i rifinanziamenti presso la BCE. L’a.d. Alessandro Profumo, nell’assemblea convocata per l’approvazione dell’aumento di capitale deciso qualche settimana fa, ha dichiarato che un’eventuale revisione del piano industriale potra’ eventualmente avvenire una volta che le condizioni di mercato saranno tornate alla normalita’. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.990 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 2.050 ed un minimo a 1.961 euro. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 2.557 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 2.056 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 1.785 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è superiore a quella media di mercato, il titolo è da considerare rischioso, adatto ad operazioni di trading ma solo con rigorosa applicazione di stop loss. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta aggressivo, amplifica cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di rialzo.
Rialzo del 3,2% ieri per Astaldi
Rialzo del 3,2% ieri per Astaldi sulla scia dei buoni dati di bilancio. Nel primi 9 mesi del 2008 i profitti di Astaldi si sono attestati a 32,2 milioni di euro, in crescita del 20,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. In aumento anche i ricavi del 16,9% a 1.087 milioni di euro. L’EBITDA è cresciuto del 17,1% a 122,2 milioni di euro. L’EBIT è risultato pari a 92,5 milioni di euro, in aumento del 19,7% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno. La posizione finanziaria netta nel terzo trimestre è risultata pari a 467,7 milioni di euro La chiusura di seduta è stata registrata a 3.578 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 3.700 ed un minimo a 3.380 euro. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 328,929 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 124 % circa. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 4.237 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 3.773 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 3.231 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Rialzo dell’1% ieri per Monte Paschi
Rialzo dell’1% ieri per Monte Paschi. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 6,243,082 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 8 % circa. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.470 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.470 ed un minimo a 1.380 euro. Monte Paschi ha tratto beneficio dalla presentazione dei dati trimestrali di Unicredit, in peggioramento rispetto allo scorso anno ma migliori delle attese. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 1.761 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.510 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 1.359 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Prezzi in crescita del 2,4% ieri per Rcs
Prezzi in crescita del 2,4% ieri per Rcs. La chiusura di seduta è stata registrata a 1.341 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 1.342 ed un minimo a 1.302 euro. In un comunicato relativo al rilascio dei dati trimestrali la società ha dichiarato che nel 2008 “saranno raggiunti risultati sensibilmente inferiori rispetto al precedente esercizio, seppure, grazie ad azioni adottate, si cerchi di contenere gli effetti negativi derivanti dalla congiuntura stessa”. L’Ebitda dell’ultimo trimestre e’ comunque atteso “in netto miglioramento rispetto al trimestre appena concluso”. I dati trimestrali avevano mostrato un risultato netto positivo per 20,3 milioni contro i 165 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi netti consolidati risultano stabili a 1.969 milioni, rispetto agli 1.968,1 milioni dello scorso anno.
L’Edibta si attesta a 165,5 milioni contro i 218,5 dei primi nove mesi del 2007. I segnali tecnici prospettano un proseguimento del rialzo con obiettivi estesi fino a 1.467 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 1.359 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 1.293 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.

Ancora una volta in questo periodo di crisi del sistema finanziario globale le banche italiane ribadiscono con orgoglio la propria solidità e autonomia.
Nell’audizione parlamentare di oggi Corrado Faissola, numero uno dell’Associazione delle banche italiane (Abi), ha, infatti, sottolineato chiaramente la necessità di “garantire il carattere privatistico del sistema bancario italiano”.
Un alt al Governo e ai suoi interventi nel capitale delle banche che potrebbero diventare anche interventi nella governance. Il timore che anche in Italia possano essere nazionalizzate delle banche è insomma più vivo che mai. Da un lato perché questo è successo in gran parte delle economie occidentali, dall’altro lato perché nello stesso DL 155/2008 (uno dei due provvedimenti insieme al DL 157/2008 già varati dal Governo contro la crisi) c’è già un esplicito riferimento a questa eventualità.
Continua a leggere: Faissola: le banche italiane sono solide, rimangano anche private

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Mattinata molto difficile per le borse europee, partite in territorio negativo dopo le massicce flessioni dei mercati asiatici intimoriti dai rischi di recessione. I listini europei hanno incrementato le perdite dopo l’uscita dei dati preliminari sul PIL nel Regno Unito, che nel terzo trimestre ha segnato una flessione dello 0,5% t/t, peggio del -0,2% atteso.
In sostanza, dopo una prima grande ondata di vendite causata dalle incertezze relative al sistema finanziario, ora gli operatori guardano ai segnali di debolezza provenienti dall’economia reale: i profit warning di Sony, i tagli alla produzione decisi da Chrysler, General Motors e Peugeot.
In questo contesto vediamo pero’ che i bancari continuano a perdere terreno, in particolare Intesa San Paolo e Unicredit, ovvero le due maggiori banche italiane. L’istituto guidato da Corrado Passera risente probabilmente delle voci relative a una riduzione del dividendo, mentre Piazza Cordusio e’ stata costretta a smentire i rumor sulla possibilita’ di una iniezione di capitale da parte dello Stato.
Proprio su questo ultimo punto, ovvero l’intervento diretto dei governi, si stanno creando alcune perplessita’. L’esecutivo tricolore, a differenza di quanto accaduto in Francia e Regno Unito, ha optato per una strategia di intervento caso per caso e solo per necessita’. Dato che il sistema bancario italiano si e’ rivelato piu’ solido di quelli degli altri paesi europei, per il momento non si e’ verificato alcun caso di richiesta di fondi.
Paradossalmente questa circostanza potrebbe sfavorire le banche italiane in fase di emissione di bond sul mercato dei capitali, in quanto si troverebbero a confrontarsi con obbligazioni emesse da banche, ad es. britanniche, sostanzialmente garantite dallo Stato. C’e’ quindi il rischio che i nostri istituti, per collocare i loro bond, possano essere costretti a offrire rendimenti piu’ elevati, con un conseguente aggravio del costo del debito.

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Seduta positiva per Unicredit anche se il titolo, dopo un avvio spumeggiante con annessa sospensione per eccesso di rialzo, a fine mattinata aveva limato gran parte del progresso, in linea con la correzione delle borse europee. La notizia del consistente incremento della partecipazione in possesso delle istituzioni finanziarie libiche ha dato il via agli acquisti. La Banca Centrale della Libia e le controllate Lybian Foreign Bank e Lybian Investment Authority nelle ultime due settimane hanno infatti rastrellato azioni di Piazza Cordusio sul mercato fino a raggiungere il 4,23% del capitale, quota inferiore solo al 5% di Fondazione Cariverona.
I libici partivano da uno 0,9% derivante dal 5% circa detenuto in precedenza in Capitalia e poi diluito dopo l’incorporazione dell’istituto capitolino in Unicredit. L’intervento diretto nel capitale della banca guidata da Alessandro Profumo arriva dopo che le istituzioni del paese nordafricano avevano dato la propria disponibilita’ a investire 500 milioni di euro per partecipare al consorzio di garanzia del prestito obbligazionario convertibile da 3 miliardi di euro che fa parte del piano di ricapitalizzazione da 6,6 miliardi totali varato nel cda straordinario di domenica 5 ottobre.
Continua a leggere: Unicredit dà il benvenuto agli investimenti libici

La manovra domenicale di Alessandro Profumo ha lasciato di sasso gli analisti. Fino a venerdì scorso Unicredit aveva ribadito la propria solidità, confermato gli obiettivi e negato la possibilità di un aumento di capitale. Poi però a mercato chiuso cambia tutto nel giro di 24 ore. Viene varata una manovra da 6,6 miliardi di euro che attinge liberamente ai dividendi degli azionisti e contemporaneamente parte proprio un aumento di capitale.
Parlare a cose fatte di “errori di valutazione di una crisi che non ha precedenti dal 1929″ sembra dunque un po’ poco. L’utile netto del gruppo previsto per la fine dell’anno è stato infatti tagliato da 6,9 a 5,2 miliardi di euro, ossia è stato ridimensionato del 20 per cento.
Se si pensa che fino al 9 settembre lo stesso Profumo aveva confermato i target del 2008 (lo si legge in una nota amara di Goldman Sachs) si capisce perché molti analisti siano rimasti spaesati. Se c’è, infatti, una cosa che serve in questo momento è la fiducia, quindi i grandi gruppi come i piccoli dovrebbero mostrarsi il più possibile trasparenti.
Continua a leggere: Il mercato si chiede se dare credito a Unicredit

Alla fine Alessandro Profumo e’ stato costretto ad alzare bandiera bianca. Nonostante le dichiarazioni della scorsa settimana in cui il manager aveva ribadito la solidita’ della banca, supportate anche dalle parole del numero due Paolo Fiorentino (il quale aveva escluso il ricorso ad aumenti di capitale o al taglio della cedola), nel fine settimana si e’ tenuto un cda straordinario al termine del quale e’ stato varato un piano di intervento.
Il board di Piazza Cordusio ha deciso di proporre all’assemblea degli azionisti che verra’ convocata nel mese di novembre un aumento di capitale da 3 miliardi di euro e il pagamento del dividendo 2008 (3,6 miliardi) mediante emissione di nuove azioni anziche’ in contanti. Inoltre sono state ipotizzate altre misure delle quali si vociferava da qualche tempo, come la vendita di alcune importanti partecipazioni azionarie (Atlantia, Generali) e la valorizzazione del patrimonio immobiliare tramite conferimento a un fondo chiuso di asset per 1,5 miliardi.
Continua a leggere: Unicredit, varato il piano di intervento