
Fiducia. Operatori, investitori grandi e piccoli, istituzioni di varia natura, osservatori terzi (se è possibile che qualcuno sia “terzo” all’economia globale) sembrano tutti assediati dalla paura, l’antitesi esatta di quello che si dovrebbe vedere durante una ripresa. L’elevata volatilità dei mercati (favorita anche dalla tradizionale scarsa liquidità di questa stagione) lo conferma. Così come lo conferma l’antologia delle previsioni apocalittiche o anche, all’opposto, delle minimizzazioni eccessive. Sembra quasi che le nazioni, come le grandi banche, siano ormai tanto fragili da dover essere trattate con guanti di velluto e possibilmente con complicità e sostegno. Sicuramente qualcosa di vero c’è, visto che ancora molti colossi bancari sono alle prese con scenari difficili sia per i tassi d’interesse, che per gli asset in portafoglio, che per le molte trimestrali (industriali soprattutto) che hanno deluso le attese degli analisti. Scenari preoccupanti tornano ad agitare lo spettro del double dip ossia della crisi a W e quindi di un nuovo inasprirsi delle condizioni dei mercati.
La fiducia il bene più importante che sostiene i mercati sembra ancora fragile, nonostante i recenti stress test abbiano consolidato la trasparenza del settore bancario europeo e confermato la sua resistenza a uno scenario di discostamento del Pil Ue di ben tre punti percentuali. Forse l’ipotesi di default di uno stato dell’Eurozona si poteva anche introdurre, tuttavia sarebbe stato contraddittorio con quanto affermato finora dai vari governi dell’Eurozona e disposto con il famoso salvagente da 750 miliardi di euro. Il rischio scontato dai cds sul debito sovrano dei maggiori paesi europei è sceso notevolmente, come rileva Markit, con gli spread sui credit default swap dell’Italia passati dai 177 del 15 luglio ai 132 di ieri. Nello stesso periodo gli spread sui cds della Grecia sono scesi da 809 a 690 punti e quelli sulla Spagna da 221 a 175. Come molti hanno sottolineato oggi anche gli spread tra i titoli di stato europei e quelli tedeschi che fanno da benchmark sono scesi notevolmente. Il successo delle ultime aste spagnola e italiana di ieri ha confermato un ritorno della fiducia sui titoli di stato europei mentre le esposizioni delle banche europee ai titoli di debito dei paesi dell’Europa periferica si dimostrano ancora molto consistenti fornendo uno dei più concreti segnali di fiducia al mercato sull’impossibilità di un default.
Continua a leggere: Basilea: più trasparenza e rapidità non farebbero male

Negli Stati Uniti sono cominciati i problemi e negli Stati Uniti si intravedono le prime soluzioni concrete al collasso finanziario degli ultimi 3 anni. L’Europa al solito segue con fatica quanto si decide a Washington per Wall Street e non si è dimostrata in grado di promuovere una autonoma riforma di ampio respiro della finanza nell’Eurozona.
Certo mercati globali chiedono soluzioni globali, ma sicuramente la riforma Usa passata al Senato con “soli” 59 voti contro 39 farà da battistrada. L’argomento sicuramente più importante è quello dei derivati che negli anni sono sempre di più diventati una mina inesplosa sul cammino dell’economia globale. Sono derivati i future sul petrolio che praticamente prezzano il costo dei trasporti mondiali, sono derivati i cds che tanta parte hanno avuto nella percezione del rischio della Grecia, sono derivai i vari abs, mbs e titoli salsiccia vari che hanno fatto da innesco a questa crisi globale.
I derivati esistenti dovrebbero valere circa 615 trilioni di dollari ossia più di 10 volte il Prodotto interno lordo di tutto il mondo. Se si prendono assieme i portafogli di JP Morgan, HSBC e Citibank si ottengono derivati del valore di 4-5 volte il Pil globale. D’altra parte JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno guadagnato l’anno scorso circa 28 miliardi di dollari molti dei quali riferibili proprio a strumenti derivati.
Con il testo appena approvato si regolamenta finalmente questo gigantesco mercato e si progetta una piattaforma di scambio affidata a soggetti terzi rispetto alle banche che renderà per forza di cose più trasparenti questi mercati, portando forse un po’ di luce in cose “misteriose” come i barili di carta o le cartolarizzazioni dei mutui subprime.
Sembra ancora probabile che la posizione del Senato in merito al problema dei derivatives che, anche a detta del Fondo Monetario Internazionale, ha contribuito in maniera sostanziale ad aggravare la crisi forse sarà ammorbidita prima di passare alla Camera, ma alla fine qualcosa il Congresso dovrà tirare fuori e probabilmente le sue scelte condizioneranno la storia dei prossimi anni o anche decenni.
Sembra che ci sia persino una disposizione nel testo del Senato che potrebbe obbligare in pratica i grandi gruppi bancari a scorporare le proprie divisioni di trading sui derivati. Un forte potere di controllo sarà affidato comunque ai regolatori che il Senatore Chris Dodd, vero artefice di questo nuovo sistema di norme, ha voluto rafforzare notevolmente. Tra questi regolatori la Federal Reserve in pratica acquisirà il potere necessario a contrastare il sistema del “troppo grande per fallire” che ha permesso ai giganti della finanza di salvarsi con il denaro pubblico.
Previsti anche nuovi requisiti di capitale, limiti ai rischi che le grandi banche possono correre e controlli che fino a non molto tempo fa sembravano inimmaginabili. Un intero sistema cambia e riparte dal basso, tanto che la tutela dei consumatori occupa circa un terzo delle nuove disposizioni, anche perché il sovraccarico di debiti privati è stato fra le cause di questo patatrack. Dove ci potrebbe portare questo nuovo sistema non lo sappiamo, che serve una sterzata decisa è indubbio.

L’allarme febbre suina impatta da subito i mercati europei che, per questioni di fuso orario, scontano prima gli effetti di questa cattiva notizia sui mercati. Il virus H1N1, che ha già causato la morte di 103 persone e l’infezione di oltre 1.600 nel Messico, nel frattempo è sbarcato in Europa dove ha fatto registrare un caso in Spagna. Altri casi sono stati registrati in Canada, Nuova Zelanda e Israele (niente per fortuna per ora in Italia).
Negli Stati Uniti è scattata l’emergenza sanitaria e sono state accertate alcune decine di casi. Le borse intanto reagiscono al nuovo pericolo sanitario dopo il caso dell’aviaria punendo i titoli delle compagnie aeree e quelli delle agenzie turistiche e premiando, al contrario, molti titoli del comparto sanitario.
Fra le compagnie aree europee che subiscono sul mercato le vendite sono da evidenziare British Airways che cede il 9,27% a Londra, mentre a Parigi Air France perde il 7% circa e a Madrid Iberia torna a quota 1,41 euro con una flessione di 7,24 punti percentuali. Male anche Lufthansa che cede al giro di boa oltre 9 punti percentuali.
In ritracciamento anche diversi titoli del settore turismo come le britanniche Tui Travel (-2,76%) e Intercontinental Hotels (-4,76%). In rosso anche Carnival, colosso delle crociere che cede il 7,74% a Londra.
Continua a leggere: La crisi della febbre suina scuote i mercati

In vista dell’insediamento alla Casa Bianca previsto per il prossimo 20 gennaio Barack Obama ha chiamato Paul Volcker alla guida dell’Economic Recovery Advisory Board, il consiglio di esperti che dovrà mettere a punto le strategie per l’uscita degli Stati Uniti dalla crisi economica.
Non si tratta certo di un nome nuovo, infatti i suoi 81 anni hanno destato già numerose polemiche, anche se l’esperienza di Volcker è fuori discussione. Il suo ruolo di numero uno della Federal Reserve negli anni ’80 sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan fu sicuramente, fra critiche e successi, di primo piano.
Il suo successore di oggi alla Banca centrale americana Ben Bernanke sicuramente dovrà dialogare molto con lui, anche se, forte della sua prossima riconferma alla guida della Fed, ha già avviato una serie di manovre economiche molto forti che influenzeranno anche il mandato di Obama.
Nelle ultime settimane la Fed ha, infatti, investito, prestato e garantito flussi di denaro esorbitanti con lo scopo di rivitalizzare il grande malato dell’economia americana: il mercato dei mutui.
Continua a leggere: Stati Uniti: quella manovra sui mutui utile, ma costosissima
Nei giorni scorsi a proposito di Pirelli Re, abbiamo constatato come le due società immobiliari (Aedes e Risanamento) dopo un forte ribasso abbiano messo a segno un rialzo considerevole.
La stessa Pirelli Re ha mantenuto le promesse rimbalzando, anche se al momento meno del previsto.
Uniland, anche lei società del settore immobiliare, ha inanellato una serie impressionante di ribassi, tanto da dimezzare (-43,5%) il proprio valore nel giro di appena un mese.
Come spesso capita rimbalzi tecnici o speculativi sono alimentati dal newsflow. Nel caso di Aedes e di Risanamento sono state le voci di cessione di asset, mentre nel caso di Pirelli Re una possibile Opa da parte della controllante Pirelli.
Per Uniland il “carburante” che potrebbe alimentare il rimbalzo potrebbe essere il comunicato uscito venerdì dove la società rassicura gli investitori sulla solidità finanziaria del gruppo.
Proprio venerdì nonostante il mercato in peggioramento Uniland ha migliorato il passivo chiudendo a 1,38 rispetto al minimo di giornata a 1,339.
Interessanti i dati fondamentali della società. Al 31 dicembre 2007 il valore del portafoglio immobiliare del gruppo, secondo l’esperto CB Richard Ellis, è pari a 679 mln di euro in crescita del 36% rispetto al 31 dicembre 2006. La crescita del valore nel corso del 2007 è in gran parte attribuibile all’acquisto di nuovi asset. Il portafoglio comprende infatti 1.600.000 di metri quadrati contro i 1.200.000 metri quadrati del 31/12/06. La capitalizzazione attuale è pari a 174,4 mln di euro che se sommata all’indebitamento finanziario netto di 115 mln di euro (al 31/03/08) mostra un forte sconto sul NAV.
E poi non bisogna dimenticare che Generali è entrata in Uniland nella prima parte del 2007 con il 3,025% del capitale ad un prezzo di circa 5 euro per azione.
Interessante il target previsto dal possibile rimbalzo (1,65 euro) con un upside del 20% circa. Sarà fondamentale la tenuta di 1,3 onde scongiurare nuovi importanti ribassi.

Articolo redatto da Popi
Non è solo il settore di appartenenza, quello immobiliare, che lega Pirelli RE con Aedes e Risanamento. E’ anche l’andamento degli ultimi mesi, in forte ribasso.
A differenza di Pirelli Re, però, le altre due hanno fatto segnare un importante rimbalzo dai minimi proprio in questi giorni. Tutto è partito da Aedes, che dal bottom a 0,72 del 24 giugno ha visto le proprie quotazioni recuperare gli 1,44 euro lo scorso 2 luglio con una variazione del 100%. Ad infiammare il titolo il presunto interessamento del finanziere americano Tom Barrack per alcuni asset del gruppo.
Poi è stata la volta di Risanamento: ieri il titolo ha registrato un rialzo del 47%. Come giustificazione del poderoso progresso anche qui le voci sulla cessione di due importanti asset in grado di dare ossigeno alla situazione finanziaria.
Continua a leggere: Dopo Risanamento e Aedes forse è il turno di Pirelli Re

Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Telecom Italia perde terreno a fine mattinata, ma nelle ultime 5/10 sedute ha evidenziato un’ottima tenuta: l’indice di forza relativa rispetto all’indice Mibtel ha infatti messo a segno un netto incremento. Molto probabilmente la capacita’ del titolo di incassare con disinvoltura l’ondata di vendite che nelle ultime settimane si e’ abbattuta sui mercati azionari e’ dovuta all’avvicinarsi della vendita degli asset relativi ad Alice France, la divisione ADSL transalpina che puo’ contare su 900mila abbonati.
Ieri Thomas Reynaud, direttore finanziario di Iliad, la societa’ con cui Telecom Italia il 9 giugno scorso ha avviato trattative in esclusiva, ha affermato che la linea di credito necessaria a finanziare l’operazione è in via di strutturazione e che il procedimento dovrebbe essere completato nel giro di due settimane. L’operazione vedra’ il coinvolgimento di ben otto istituti di credito tra i quali troviamo i quattro global coordinator: Societe Generale, BNP Paribas, Calyon e Royal Bank of Scotland.
L’inflazione nell’Eurozona sarà ampiamente superiore al 3% nel corso del 2008. Sorvegliati speciali l’Italia e la Germania che dovranno proseguire nel risanamento dei conti in quanto non hanno ancora raggiunto gli obiettivi di medio periodo. Con la differenza però (ma questo il bollettino mensile della Bce pubblicato oggi non lo dice esplicitamente) che la Germania finora è stata il propulsore dell’economia del Vecchio Continente e, per produttività e competitività, ha lasciato l’Italia tanto distante da far temere a qualcuno che l’economia Ue sia pronta a divaricarsi.
Nelle altre capitali europee non mancano, però, i problemi: la corsa dei prezzi in Francia (inflazione al 3,7%) e in Spagna (4,6%) ha toccato livelli che non si vedevano da 12-13 anni a questa parte. Nessuno stupore dunque se la Bce ha annunciato un’ulteriore stretta monetaria e probabilmente porterà a breve i tassi al 4,25%.
Nonostante Jurgen Stark, membro del Comitato esecutivo della Bce, abbia rassicurato in parte i mercati affermando che da luglio non partirà un ciclo di interventi al rialzo sui tassi, in molti (a partire dal Sole 24 Ore di oggi) ricordano che un’affermazione simile di Jean Claude Trichet nel 2005 fu seguita da 8 aumenti dei tassi d’interesse.
Continua a leggere: L'inflazione rimonta, le banche centrali si adeguano

Negli ultimi mesi ha perso circa il 43% del proprio valore di Borsa e anche i prossimi mesi si prospettano incerti. Geox, la società delle scarpe di Mario Moretti Polegato, in questi giorni è in odore di shopping austriaco, ma non riesce, neanche con questi rumors a scaldare il mercato. Nel mirino della casa di Montebelluna ci sarebbe la società austriaca Stiefelkonig. Si tratta del maggiore distributore di scarpe nel mercato d’Oltralpe, ma anche di un gruppo che già ricava la maggior parte del proprio fatturato dalle forniture di Geox.
Con un fatturato da 50 milioni circa, una rete di 173 punti vendita e una valutazione di circa 60 milioni di euro Stiefelkonig potrebbe facilmente diventare una preda del gruppo italiano. Secondo il Mondo Geox sarebbe già stata messa nella short list di BAWAG PSK, la banca austriaca che ha messo in vendita la società. Fra i concorrenti più temibili della Geox c’è la Peek & Cloppenburg (P&C) guidata da Thomas Ridder, ex manager della stessa Stiefelkonig, che potrebbe anche decidere di sponsorizzare un management buy out.
Quello che però più colpisce di questi rumors (Geox ha solo ammesso di osservare la situazione) è la freddezza del mercato e degli analisti all’ipotesi di una nuova acquisizione da parte della società di Montebelluna. Quel che si teme non è tanto il costo dell’impresa (assolutamente sostenibile da Geox) quanto il rischio che alla fine il guadagno non superi i costi.
Continua a leggere: Geox: le mire austriache non scaldano il titolo

Come non detto. L’appalto per servizi di igiene urbana indetta dall’ATO CL 2 (comuni di Butera, Gela, Mazzarino, Niscemi e Riesi in provincia di Caltanissetta) aveva scaldato il titolo Biancamano. Gli analisti di Abax Bank approvavano e parlavano di posizione di leadership nel trattamento dei rifiuti in Italia, di maggiore visibilità sui ricavi dei prossimi due anni, ponendo infine un prezzo obiettivo a quota 3,15 euro, su livelli che Biancamano non vede dallo scorso luglio. E come dargli torto? L’appalto aveva un valore di 11 milioni di euro l’anno e, per una società che ne fattura poco più di 70 ad esercizio, non sono bruscolini.
La gara che aveva permesso alla controllata della Biancamano Ati Alimeri di vincere il maxicontratto, però, non era piaciuta a molti. Martedì scorso, infatti, alla fine aveva partecipato soltanto Ati Alimeri e aveva così ottenuto l’appalto da 22 milioni con un ribasso dello 0,1% e un coro di proteste da parte di diversi imprenditori locali a cui si era aggiunto anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta.
Si era arrivati al gesto spettacolare. Sette imprenditori gelesi riuniti nella cordata Ati-Econet si erano barricati sul tetto della palazzina dell’Ato-rifiuti Caltanissetta 2 per protesta contro l’esclusione dalla gara di appalto. Alla fine il consiglio di amministrazione dell’Ato ha deciso di annullare la gara (dopo 48 ore di proteste) e adesso qualcuno pensa di modificare le regole del bando per evitare che si possa ripetere il caso di una gara solitaria. Un domani Biancamano potrà aggiudicarsi la gara, ma dovrà concorrere per farlo. Per ora il titolo è sceso dai 2,3 ai 2,12 euro e i 3,15 si fanno più lontani.