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Up & Down

Altro che recessione, forse siamo già in depressione. E fingiamo di no

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Assicurazioni


Il 2011 sarà ricordato “solo” come l’anno della recessione oppure passerà alla storia per aver aperto una nuova “depressione”? Anche fra gli economisti - che pure in teoria definiscono recessione un periodo di due trimestri consecutivi in cui si registra un calo della ricchezza nazionale - non hanno mai trovato una definizione e una distinzione universalmente accettate.

La battuta più frequente è che si parla di recessione quando il tuo vicino perde il lavoro; e di depressione quando lo perdi tu! In ogni caso sull’Huffington Post Peter G. Miller si domanda se in effetti gli Stati Uniti non sia trovino in una vera e propria depressione, anche se costa fatica ammetterlo.

In effetti la recessione è ormai un dato acquisito, ma parecchi segnali sembrano indicare un quadro ancora più negativo, aggravato dalla volatilità dei mercati e dalla crisi del debito sovrano per diversi paesi dell’Eurozona. La teoria della depressione senza mezzi termini è abbracciata da Richard A. Posner, un giudice federale e cultore della materia di diritto a Chicago. Per lui sarebbe meglio ammettere la depressione e impegnarsi seriamente per superarla.

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Puntare sul calo delle Borse? Ubs lancia 12 nuovi volatility Etn

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Up & Down Assicurazioni


I mercati sono in piena altalena: dopo i crolli degli ultimi mesi basta una notizia o la “speranza” di una notizia - come l’intervento dei paesi Brics a sostegno del’Europa - per provocare un rialzo improvviso, spesso seguito da nuovi cali. In questo quadro è molto difficile decidere come investire e soprattutto trovare un settore che possa proteggere dalle perdite. E se si investisse sui cali o almeno sull’incertezza? È possibile farlo grazie agli Etf o Etn che riproducono un indice di volatilità; ma bisogna fare attenzione.

Non è un caso che Ubs abbia lanciato 12 nuovi Volatility Etn indicizzati sui Vix futures legati all’indice S&P 500. In pratica si può investire su questi strumenti - gli Exchange Traded Note che sul modello degli Etf prendono in considerazione un paniere di prodotti finanziari, ma formalmente sono obbligazioni strutturate, quindi di fatto titoli di credito che il cliente acquista e che dovranno essere onorati dalla banca.

L’idea - che non è nuova, perché esistevano già altri prodotti collegati al Vix index, cioè l’indice di volatilità dei mercati - è affascinante, anche perché Ubs offre 6 prodotti legati al “fear index”, ma bisogna prendere in considerazione i rischi. Un Etn, infatti, somma in sé i rischi di un Etf - quelli legati all’andamento dei futures sull’indice di volatilità - e quelli di un’obbligazione.

E anche se i prodotti possono essere scambiati sul mercato secondario, è vero che la commerciabilità dipende anche dal rating della banca emittente. E d’altronde bisogna considerare un altro aspetto: questi Etf ed Etn non replicano esattamente l’andamento del Vix index e il più delle volte riducono le possibilità di guadagno. Quelle che ci guadagnano di sicuro sono le banche emittenti.

Bce e Fed deprimono i mercati: l'irrazionalità prevale

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down


Ci sarebbe anche da sorridere se la situazione non fosse delicata e forse drammatica. Ieri sera le contrattazioni a Wall Street si sono chiuse in calo perché il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, non ha annunciato niente di ciò che NON era atteso. Avete letto bene: gli operatori non avevano aspettative dalla Fed, eppure un intervento molto chiaro, ma privo di ricette “magiche” ha depresso i corsi di Borsa.

Bernanke ha spiegato che la tanto attesa crescita economica tarda a presentarsi, anzi si allontana - almeno negli Stati Uniti - per due motivi, fra gli altri: il sostanziale arresto del mercato immobiliare e quindi delle costruzioni e le preoccupazioni legate alla crisi finanziaria.

In pratica i mercati sono deboli perché si sentono poco bene! Non sembra una spiegazione molto razionale, ma in realtà sono i mercati ad essere irrazionali. Altrimenti non si spiegherebbe com’è possibile che due non notizie, come l’intervento di Bernanke e quello del presidente della Bce Jean Claude Trichet, abbiamo pesato tanto sui corsi azionari, come spiega Walter Riolfi sul Sole24Ore.

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Oro, nuovo record: il Venezuela nazionalizza, supererà i 2mila dollari l'oncia?

pubblicato da Administrator in: Up & Down Valutario Politica

oro record quotazioniIeri, in serata l’oro è arrivato alla quotazione record di 1,829.70 dollari l’oncia (un’oncia corrisponde a 28,34 grammi). In un momento critico per la finanza e le borse mondiali, chi ha da spendere vuole il genere di certezza che solo il metallo giallo può garantire. I dealer sono tutti rialzisti, come scrive il Sole24Ore

«I dealer ne comprano tantissime e sembra che tutti siano rialzisti». Le ’scommesse’ suggeriscono che c’è una diffusa aspettativa di vedere presto infranta anche la barriera dei 2mila dollari. L’obiettivo è del resto ritenuto possibile da molti influenti analisti, anche se ieri Paul Walker della Gfms (società di consulenza specializzata in metalli preziosi, che produce statistiche per il World Gold Council) ha escluso che questo possa accadere nei prossimi sei mesi: «In questo arco di tempo dovrebbero esserci notizie davvero drammatiche per spingere l’oro sopra 2mila dollari. Crediamo invece che il picco sarà a 1.900 dollari»

A quanto arriverà l’oro? Supererà il muro - anche psicologico - dei 2mila dollari all’oncia? Lo vedremo nei prossimi mesi, ma altre notizie che circondano sempre il metallo prezioso, non fanno ben sperare in un calo del prezzo. Il Venezuela per esempio, ha deciso di “ritirare” 11 miliardi di dollari di riserve auree venezuelane custodite all’estero e di nazionalizzare l’industria estrattiva operante localmente. Spiega Stefano Agnoli:

«Abbiamo tra i 12 e i 13 miliardi di dollari di riserve in oro e non possiamo consentire che venga esportato all’ estero», ha dichiarato il presidente venezuelano. Chavez, in realtà sta tornando sui suoi passi: lo scorso anno aveva autorizzato l’ esportazione del 50% del metallo prezioso, contro il tetto del 30% in vigore in precedenza, destinando alle riserve nazionali il restante 50%

Ma chi estrae l’oro venezuelano? Una sola società, la Rusoro, controllata dai russi della famiglia Agapov, che sul suo sito pochi ore fa ha pubblicato un comunicato in cui casca dalle nuvole, e spiega di non avere avuto indicazioni precise dal governo. Inoltre, il giro di vite di Chavez sarebbe destinato a chiudere miniere illegali e scavi non autorizzati. Chiude il Sole:

Sorpresi? È l’effetto Etf. Questi sì sono stati abbandonati dagli investitori: -82% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. È vero che il confronto è con un periodo di eccezionale successo di questi strumenti. Ed è anche vero che le 51,7 tonnellate di lingotti accumulati in questo modo tra aprile e giugno 2011 non sono poi così pochi.

Foto | Flickr

Contro le speculazioni, stop alle vendite allo scoperto in Francia, Belgio, Spagna e Italia

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Banche


Stop alle speculazioni, stop alle vendite allo scoperto. In piena tempesta sui mercati finanziari, quattro paesi europei hanno deciso di bloccare lo short selling, cioè la possibilità di effettuare vendite a breve allo scoperto: il meccanismo con cui si può “scommettere” sul calo dei corsi azionari e guadagnare anche in un quadro ribassista.

Dopo Francia e Belgio, anche la Spagna e l’Italia hanno proibito per un periodo di tempo limitato le vendite a breve, coordinandosi attraverso l’Esma, l’Autorità europea di vigilanza sui mercati. L’Esma ha spiegato che, se lo short selling in sé è un meccanismo assolutamente lecito, diventa una pratica scorretta quando è accompagnato da notizie fuorvianti ai mercati.

È il caso delle ultime ondate di vendite che hanno travolto i titoli bancari - in particolare quelli degli istituti francesi e italiani - sull’onda di un rumor che annunciava il possibile fallimento di una grande banca francese. Da qui è nato il mercoledì nero delle Borse, che ieri hanno recuperato solo una piccola parte delle perdite e anche oggi viaggiano a vista.

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Sulle Borse si avvicina il tempo dei saldi? Occhio alle occasioni

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Banche Unicredito


Il mercoledì nero di ieri, 10 agosto 2011, ha dato un ulteriore scossone ai listini finanziari di tutto il mondo e anche se oggi la tendenza rialzista si dovesse confermare saremmo ben lontani da un recupero. I timori - in buona parte ingiustificati - per un possibile deterioramento della finanza pubblica francese, e quindi per un conseguente downgrade, hanno fatto crollare gli indici e hanno penalizzato in particolare i titoli bancari da entrambe le parti delle Alpi.

Grandi istituti di credito francesi come SocGen, Bnp Paribas e Crédit Agricole hanno registrato perdite comprese fra il 15 e il 20 per cento: per tentare di recuperare ci vorrà molto più di una seduta positiva, ammesso e non concesso che oggi si concluda con un segno più.

A Milano i grandi titoli bancari sono crollati a prezzi di saldo: Unicredit -9,3% sotto il valore di un euro per azione, IntesaSanpaolo -13%, Ubi -9%. Anche gli assicurativi hanno lasciato sul terreno buona parte del proprio valore, comprese società solidissime come Axa e Generali.

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Crisi del debito, si moltiplicano le accuse alle agenzie di rating

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Up & Down


Quis custodiet custodes? O, in italiano, “chi controllerà i controllori”? I custodes del caso sono le agenzie internazionali di rating, da cui a quanto pare dipendono le sorti non solo delle principali società private, ma anche i destini degli Stati, non solo quelli della periferia europea, ma anche grandi paesi come Italia e Spagna e persino gli Stati Uniti.

La settimana scorsa, alla fine della telenovela fra il presidente Obama e la maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti sul rialzo del tetto del debito, Standard & Poor’s ha declassato il rating americano, da AAA a una più modesta AA: è la prima volta nella storia che gli Usa subiscono una riduzione del rating, che ha innescato il panico sui mercati. Se non fosse stato per l’intervento della Bce sui bond italiani e spagnoli, probabilmente avremmo assistito a una corsa alla vendita dei titoli.

La mossa di S&P, seppur non seguita dalle altre due agenzie Fitch e Moody’s, ha riaperto le polemiche sulla funzione e l’utilità delle agenzie di rating e sulla possibilità di un controllo esterno che certifichi il loro operato. Le tre sorelle certificano l’affidabilità degli emittenti, ma chi certifica le agenzie?

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L'intervento della Bce rianima le Borse. Per quanto?

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Up & Down Assicurazioni


Alla riapertura dei mercati finanziari europei, stamattina la Bce - la Banca centrale europea - ha cominciato a comprare sul mercato i titoli di stato spagnoli e italiani che per tutta la settimana scorsa sono stati sotto pressione, con continue vendite che avevano portato lo spread dei rendimenti rispetto ai titoli tedeschi fino a 400 punti base o il 4%. Dopo l’intervento della Bce gli spread si sono già ridotti: per i bond italiani a 10 anni sono scesi sotto i 300 punti base.

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Il debito italiano fa paura e costa: Btp ai massimi dall'era Euro

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Politica


Buone notizie, buone intenzioni, sacrifici presenti e futuri, ma alla fine i mercati non sembrano soddisfatti e puniscono ancora l’Italia per il suo eccessivo debito pubblico e per l’incapacità di una classe dirigente e politica che non ha agito quando aveva più margini di manovra e maggiore consenso sociale.

Ieri sono dovuti intervenire il Presidente della Repubblica - che ha parlato di “miracolo” per una manovra finanziaria approvata senza assalti alla diligenza e senza troppe polemiche - e addirittura il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, il quale ha provato a rabbonire gli investitori e tessere le lodi dell’Italia. Ma i risultati sono stati magri.

L’asta dei Btp, in effetti, è andata bene, segno che gli investitori sono ancora disposti ad affidare i loro soldi al Tesoro italiano; il problema è che, in cambio del denaro, pretendono tassi di interesse molto elevati - molto più elevati anche rispetto a qualche mese fa - che a loro volta peseranno sul debito pubblico perché generano interessi più alti. Alla fine della giornata lo spread fra i Btp e i Bund tedeschi è aumentato “solo” di pochi punti, ma comunque la differenza è superiore al 3%.

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Btp e azioni: no al panico, meglio acquistare che vendere

pubblicato da alessandro condina in: Notizie Up & Down


Ieri la Borsa italiana ha tirato un sospiro di sollievo, subito dopo l’asta dei Bot che hanno visto sì crescere i rendimenti (il 4% a due anni), ma al tempo stesso sono stati collocati senza probemi. Dopo questa prova di fiducia da parte dei mercati nella solidità dell’Italia, anche lo spread fra Bund - i titoli del Tesoro tedesco - e i Btp si è ridotto rispetto ai 347 punti base toccati ieri mattina, anche se rimane molto elevato a 290 punti.

Alcune voci parlano di acquisti concertati della Banca centrale europea e della Bank of China, per sostenere i titoli italiani; si potrebbe anche dire che con rendimenti decennali del 5%, forse un buono del tesoro italiano diventa un’ottima opportunità, finché comunque le prospettive di un default dell’Italia restano comunque remote.

Non significa ovviamente che la tempesta sia passata e che le tensioni sui mercati finanziari siano finite. Quello di ieri è stato più che altro un rimbalzo tecnico, che ha fatto risalire anche i titoli bancari rispetto ai minimi da saldo che avevano toccato lunedì. E anche i dubbi sui conti pubblici italiani e sull’efficacia della manovra correttiva predisposta dal governo non sono stati dissipati.

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