Acea poco mossa sulle ultime indiscrezioni

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Acea oscilla in territorio positivo a fine mattinata, ma il quadro grafico del titolo risulta estremamente precario. Le quotazioni si trovano infatti poco al di sopra dei 7,70/80 euro, supporto alla cui violazione molto difficilmente potranno evitare un approfondimento sul minimo di marzo a 7,1850. Un significativo miglioramento dello scenario e’ atteso solo con i corsi al di sopra di 8,15, con obiettivo successivo a 8,45/50.

Per il momento e’ comunque difficile ipotizzare grossi movimenti da parte dei prezzi in quanto gli operatori sono in attesa degli appuntamenti di settembre quando e’ previsto il cda chiamato a dipanare la matassa rappresentata dai contrasti all’interno dell’azionariato.

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A2A: Milano e Brescia ricorrono al Tar contro Capra

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Inizio di ottava positivo per A2A dopo i colpi di scena di venerdi’ scorso. Ricordiamo infatti che alla fine della scorsa settimana e’ andata in scena la vendetta di Renzo Capra, presidente del consiglio di sorveglianza sfiduciato dal Comune di Brescia. Un anno fa l’amministrazione della Leonessa cambio’ colore passando al centrodestra, evento che ha determinato lo scorso 9 aprile la sfiducia a sei consiglieri nominati dal centrosinistra.

L’assemblea doveva sancire la revoca dei consiglieri bresciani, tra cui lo stesso Capra, ex numero uno di ASM Brescia, ma quest’ultimo si e’ messo di traverso, impedendo ai comuni di Milano e Brescia (che detengono il 55% di A2A) di esercitare i loro diritti di voto.

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condividi condividi 1 commento lunedì 01 giugno 2009
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Multiutility per i tempi difficili

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I nuovi affondi dei listini rispolverano l’interesse del mercato per i classici titoli difensivi e per le utility. Nonostante una recente ricerca sulle strategie e le aggregazioni delle società dei servizi abbia rivelato in Italia un rallentamento dei merger nel corso del 2008 e una flessione del valore degli accordi in tutta Europa, diversi dossier di primaria importanza rimangono aperti per le utility di Piazza Affari.

Oggi stesso il nostro campione nazionale Enel potrebbe concludere l’atteso acquisto del 25% di Endesa in mano ad Acciona: gli operatori sono già alla finestra da diversi giorni per controllare i dettagli di un accordo di primaria importanza per la società guidata da Fulvio Conti.

In molti casi i nostri fascicoli e le nostre strategie si incrociano con quelli della Francia. È ancora vivo il dibattito sullo sviluppo dei reattori Epr che potrebbero diventare uno dei cavalli di battaglia di Enel e Edf. La nostra Eni ha ceduto la rete del gas di Roma alla francese Suez-Gdf in cambio della società Distrigaz.

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Acea: cambia il board, ma il titolo resiste alle vendite

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Acea si mette in evidenza per essere uno dei pochi titoli in rialzo alla fine di una mattinata negativa per le borse. A sostenere le azioni della ex municipalizzata romana, oltre alla loro attitudine difensiva, sono le attese per la nomina del nuovo presidente dopo le dimissioni di Fabiano Fabiani.
Insieme a Fabiani si e’ dimesso anche il consigliere Luigi Spaventa e sembra possibile che a breve rassegnino le dimissioni anche Piero Giarda e Luisa Torchia. Si tratta di un normale avvicendamento che segue il cambio, dopo 15 anni, della maggioranza al comune di Roma, passata al centrodestra dopo le ultime elezioni.

Sui nove membri del cda cinque sono nominati dal comune di Roma, che e’ il principale azionista con il 51%, due da Caltagirone (primo azionista privato con il 5%) e due da GdF-Suez (8,6%). Il sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato che una soluzione capace di fornire un messaggio positivo al mercato e agli investitori verra’ trovata in tempi molto stretti.

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Risiko delle utilities? Enìa potrebbe fare la terza incomoda

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Come ogni estate, la finanza nostrana (ma anche quella straniera) si regala qualche rumor da portare sotto l’ombrellone, qualche voce di fusione a breve, brevissimo, che possa eccitare qualcuno di quei trader che non credono nel “sell in may and go away”. Leggiamo oggi un articolo sul Sole 24 Ore che si rimette a parlare della ormai stucchevole questione della fusione Iride-Hera-Enìa. Sarebbe il momento di dire che, alle attuali capitalizzazioni, quella fusione conviene soprattutto ad Hera. Se si guardano infatti i pesi in Borsa di queste multiutility sparpagliate fra Torino e Bologna, si vede subito che Iride pesa 1,26 miliardi (ai prezzi di ieri) contro i 2,38 miliardi di Hera (alla stessa data) e che quindi il peso di Torino, un domani, sarebbe in base a un concambio basato sui soli valori di Borsa pari a circa la metà di quello di Bologna.

Nel mezzo, anche geograficamente (e non è cosa da poco se si considera l’importanza della contiguità territoriale per le società dei servizi) si trova Enìa, che capitalizza poco più di 800 milioni di euro e che si è sempre dimostrata molto attenta alla propria autonomia.

Oltretutto in questi giorni la “piccola” multiutility a cavallo tra Parma, Reggio Emilia e Piacenza sta mettendo appunto un accordo interessante con un gruppo di colleghe del settore. Si tratta del progetto Sinergie Industriali che di fatto prevede la costituzione di un soggetto unico che medi per le associate presso i grandi fornitori di gas del settore. I soci sono, oltre ad Enìa e Ascopiave, Blugas (Linea Group), Aemme Distribuzione (gruppo Amga Legnano.), Utilità progetti & sviluppo, Ambiente Energia Brianza. Sul tavolo finiscono notevoli volumi di gas da contrattare dagli 1,5 miliardi di metri cubi iniziali ai 5 miliardi previsti per il secondo anno d’esercizio.

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A2A alle prese con gli indugi di Paroli

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Paradossalmente il passaggio di Brescia da un’amministrazione di centrosinistra a una di centrodestra non sembra essere stato positivo per l’amministrazione targata Pdl del Comune di Milano. Va da sé che né la meneghina Letizia Moratti, né il nuovo primo cittadino della Leonessa Adriano Paroli hanno mai espresso alcun attrito diretto fuori dai denti, ma sicuramente quello che rappresenta uno dei legami più forti fra le due città, ossia il controllo della società dei servizi quotata A2A, è uno dei dossier che maggiormente contrappone i due amministratori.

Nulla di irreparabile, sia chiaro, ma almeno due posizioni della nuova amministrazione bresciana sembrano chiaramente esprimere uno stop alle scelte fin qui prese di comune accordo. La prima, già anticipata in fase di campagna elettorale e poi ribadita dopo le elezioni, riguarda il sistema di governance duale che è stato imposto ad A2A.

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Autostrade, la convenzione che piace a tutti

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Tutti felici. Via libera della Camera all’emendamento del Dl Ue che permetterà l’applicazione della convenzione fra Anas e Aspi (Autostrade per l’Italia-Atlantia) e sbloccherà investimenti miliardari. In realtà c’è tempo fino all’8 giugno per chiudere la pratica che dovrà passare anche dal Senato, ma intanto il mercato e gli analisti approvano il segnale. Con la nuova convenzione le tariffe dei pedaggi (o meglio i loro rialzi) saranno legate al 70% dell’inflazione, senza revisioni periodiche.

Il gruppo, in base ai nuovi accordi, deve investire in Italia 18 miliardi di euro per il periodo 2007-2020. Una cifra straordinaria che però dovrebbe comunque permettere alla società di mantenere a 4,6 il rapporto debt/ebitda come per le altre colleghe europee. Secondo la maggior parte degli osservatori Atlantia dovrebbe comunque ricavare un notevole vantaggio dalla stabilizzazione delle norme che regolano il settore.

La fine dei contenziosi con il governo (memorabili quelli con l’ex Ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro che di fatto bloccò la fusione con gli spagnoli di Abertis) dovrebbe riportare il sereno sui piani della società dei Benetton e sui suoi prezzi in Borsa. Già un assaggio in questi giorni si è avuto, ma bisognerà aspettare l’ok del senato per avere la certezza che le regole del gioco siano finalmente chiarite. Atlantia ha guadagnato in Borsa il 9,53% nel corso dell’ultimo mese, il resto si vedrà.

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Le incertezze del risiko energetico che aiutano A2A

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L’elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma non ha fermato i progetti di grandi integrazioni fra le multiutility del Nord Italia, anche se il “non abbiamo tempo da perdere” del sindaco di Bologna Sergio Cofferati sembra aver tradito qualche nervosismo al tavolo delle municipalizzate. Proprio la romana Acea si era assentata durante i recenti incontri fra Iride, Hera e A2A a causa delle elezioni che di fatto hanno cambiato l’orientamento politico del suo primo azionista e potrebbero dunque adesso cambiare le strategie future del gruppo, anche in tema di aggregazioni.

Tutto questo potrebbe adesso fare il gioco di A2A, la multiutility nata a cavallo fra Milano e Brescia che non poteva essere molto soddisfatta di un accordo fra le sue grandi avversarie fatto sopra la sua testa. Il presidente Giuliano Zuccoli nel frattempo ha segnato un altro punto portando fra le 2 A anche Varese e in particolare la locale Aspem che dovrebbe rientrare per il 90% (valore stimato in 45 milioni di euro) sotto il controllo del gruppo milanese in cambio di una quota dello 0,5% della stessa A2A.

Né si tratta dell’unica operazione che Zuccoli ha allo studio. Il gruppo ha infatti già delle partecipazioni vitali nelle società dei servizi di Sondrio, Como e Monza, anche se le amministrazioni locali cercano per ora di evitare di cadere troppo rapidamente entro l’orbita di questo gigante.

Secondo indiscrezioni di stampa A2A starebbe valutando ulteriori progetti sia in Piemonte che in Trentino, dove vorrebbe fondere Trentino Servizi e Dolomiti Energia.

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Biancamano: quella gara è da rifare

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Come non detto. L’appalto per servizi di igiene urbana indetta dall’ATO CL 2 (comuni di Butera, Gela, Mazzarino, Niscemi e Riesi in provincia di Caltanissetta) aveva scaldato il titolo Biancamano. Gli analisti di Abax Bank approvavano e parlavano di posizione di leadership nel trattamento dei rifiuti in Italia, di maggiore visibilità sui ricavi dei prossimi due anni, ponendo infine un prezzo obiettivo a quota 3,15 euro, su livelli che Biancamano non vede dallo scorso luglio. E come dargli torto? L’appalto aveva un valore di 11 milioni di euro l’anno e, per una società che ne fattura poco più di 70 ad esercizio, non sono bruscolini.

La gara che aveva permesso alla controllata della Biancamano Ati Alimeri di vincere il maxicontratto, però, non era piaciuta a molti. Martedì scorso, infatti, alla fine aveva partecipato soltanto Ati Alimeri e aveva così ottenuto l’appalto da 22 milioni con un ribasso dello 0,1% e un coro di proteste da parte di diversi imprenditori locali a cui si era aggiunto anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta.

Si era arrivati al gesto spettacolare. Sette imprenditori gelesi riuniti nella cordata Ati-Econet si erano barricati sul tetto della palazzina dell’Ato-rifiuti Caltanissetta 2 per protesta contro l’esclusione dalla gara di appalto. Alla fine il consiglio di amministrazione dell’Ato ha deciso di annullare la gara (dopo 48 ore di proteste) e adesso qualcuno pensa di modificare le regole del bando per evitare che si possa ripetere il caso di una gara solitaria. Un domani Biancamano potrà aggiudicarsi la gara, ma dovrà concorrere per farlo. Per ora il titolo è sceso dai 2,3 ai 2,12 euro e i 3,15 si fanno più lontani.

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Il nuovo Governo scalda i grandi costruttori

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Il maggiore effetto delle ultime elezioni sulle azioni di Piazza Affari si è sentito sui titoli del comparto delle costruzioni. Impregilo, Buzzi Unicem, Italcementi e oggi Ansaldo e Astaldi hanno messo a segno consistenti rialzi (ma qualcuno su Buzzi Unicem ha già avviato i realizzi), dimostrando che il mercato crede a un rilancio con il nuovo Governo delle grandi opere infrastrutturali di cui il Bel Paese ha bisogno oggi più che mai.

Se infatti il quotidiano Finanza e Mercati ha commentato i risultati in Borsa delle urne dicendo che l’”effetto elezioni” è stato affievolito notevolmente dalle perdite dei listini stranieri e dai record del petrolio nei giorni della vittoria del Cavaliere, un rialzo del comparto delle costruzioni in concomitanza con il voto appare innegabile. Il peso della congiuntura non proprio rosea dei mercati globali sul comparto bancario, che in Italia pure è molto legato ai progetti di nuove infrastrutture, sembra confermare infatti una certa prudenza degli investitori. Lo stesso dicasi per Mediaset che, invece di avvantaggiarsi della vittoria di Silvio Berlusconi, ha perso qualcosa ieri e parecchio oggi.

Le critiche del quotidiano il Giornale all’amministrazione del centrosinistra (un titolo recitava “Italia bloccata: 4 opere finite su 137″) un po’ forti sembrano quindi alla prova dei fatti confermate dall’opinione dei mercati.

D’altra parte il Pdl ha dichiaratamente messo fra le priorità della nuova azione di Governo la realizzazione delle pedemontane lombarda e veneta (vedasi rialzi di Autostrada Torino Milano), del Ponte sullo Stretto (vedasi i rialzi di Impregilo) e dell’alta velocità ferroviaria (Astaldi e Ansaldo potrebbero avere in queste opere un ruolo di primo piano). Di là dalla valutazione politica sull’utilità di alcune di queste opere (la Tav che il Pd approvava era contestata dall’Arcobaleno insieme al Mose di Venezia e al Ponte sullo Stretto), una considerazione merita di essere svolta.

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