Ieri giornata caratterizzata dagli acquisti su Aem-Asm e Iride. A stimolare l’interesse degli operatori sui tre titoli è stata un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal sindaco di Brescia, Paolo Corsini, in merito alla possibilità di apertura di una trattativa tra le tre utility con l’obiettivo di giungere ad un’alleanza. Secondo Corsini ci sarebbe già un accordo in tal senso con Letizia Moratti, Sergio Chiamparino e Marta Vincenzi, primi cittadini di Milano, Torino e Genova (ricordiamo che Iride è nata dalla fusione tra Amga e Aem Torino).
Potrebbe quindi nascere una super utility del Nord con una capitalizzazione di borsa di 12 miliardi di euro, con la chance di aperture anche nei confronti di altre realtà come Enìa e Linea Group. Intanto Asm ha comunicato che gli accordi parasociali relativi ad Endesa Italia siglati nel settembre 2001 hanno durata settennale e che i diritti di prelazione sulle azioni Endesa Italia detenuti da Endesa (l’80% circa) sono contenuti nello statuto di Endesa Italia, e quindi non soggetti a scadenza. La nota giunge dopo che indiscrezioni di stampa dei giorni scorsi avevano prefigurato la disponibilità dell’utility bresciana a trattare con E.On.

Giornate sospese per Gemina, la società finanziaria che controlla il 51% gli Aeroporti di Roma e che dovrebbe rilevare a breve da Macquarie la sua quota del 45% nella società che gestisce gli scali di Ciampino e Fiumicino. Domenica è già previsto un incontro del consiglio d’amministrazione e del patto di sindacato cvhe doverbbe formalizzare l’operazione. La cifra ufficiosa della transazione si aggira sugli 1,25 miliardi. Almeno così scrive oggi sul Sole 24 ore Marigia Mangano sottolineando che Macquarie aveva posto una soglia per la vendita dalla propria quota da 1,3 miliardi che è stata quindi solo lievemente infranta. In totale quindi la valutazione di Adr sfiorerebbe i 2,7-2,8 miliardi. In realtà la scissione fra i due maggiori azionisti del gruppo era molto profonda e non poteva che nuocere a una industria strategica come quella del maggiore aeroporto nazionale. D’altra parte le divergenze di visione sul futuro industriale di Adr fra i due azionisti Gemina e Macquarie erano profonde e probabilmente inconciliabili. Gemina ha in programma una serie di investimenti notevoli dell’ordine di 2-2,2 miliardi di euro e la creazione di un terzo aeroporto dedicato ai low cost. Macquarie avrebbe fatto con piacere a meno di questi investimenti e anzi li avrebbe dimezzati limitandosi a spostare i low cost in eccesso da Ciampino a Fiumicino.

Prove di nozze per Ascopiave e Acegas. Tutto è cominciato dalle parole di Gildo Salton, presidente di Ascopiave, che ha rivelato che entro 15 giorni Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale presieduta dalla dinamica Irene Gemmo, metterà insieme intorno a un tavolo le società municipalizzate del Nord Est per parlare di fusioni. A quel tavolo si sederanno per avviare i primi contatti i rappresentanti delle due big regionali dei servizi Ascopiave e Acegas, ma anche le municipalizzate di Vicenza, Rovigo, Venezia e forse Verona.
Il risultato dovrebbe essere la nascita di una società dei servizi grande abbastanza da non risultare perdente nella futura battaglia fra le multiutility nazionali e anche internazionali. Per ammissione dello stesso Salton è stata la faticosa fusione fra Aem (Milano) e Asm (Brescia-Bergamo) a portare all’ordine del giorno la necessità di creare un polo Veneto dei servizi. Già da tempo in molti avevano evidenziato come il Veneto fosse, tra le grandi regioni del Nord Italia, l’unica a non avere ancora un polo di dimensioni almeno regionali. Una dopo l’altra sono nate Hera, Iride e ora Asem (Aem+Asm): qualcuno a Venezia si sarà chiesto, “E noi?”.
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Per il nuovo colosso multiutility del nord, non sono escluse nuove operazioni M&A con altri soggetti, sia in piccoli comuni che in situazioni maggiori. Lo ha riferito Renzo Capra, amministratore delegato di Asm. “Alcune piccole municipalizzate - ha spiegato - sono malmesse a causa di quest’inverno particolarmente mite. Noi guardiamo a loro con spirito amicale, le aspettiamo”.
Per quanto riguarda i nomi, ha aggiunto Capra, “Giuliano Zuccoli - presidente di Aem - ha giá parlato di Enìa. Io direi anche Hera”. “L’Emilia - ha detto - è fatta di tante realtà, tutte opportunità molto forti”. Ma l’interesse del nuovo polo multiutility del nord potrebbe anche rivolgersi ad Acsm Como (di cui Asm detiene attualmente il 20%). Il management del nuovo gruppo però non pensa ad acquisizioni pure e semplici: “Piuttosto pensiamo a dei patti federali e ad accordi indutriali”.
Per quanto riguarda la controversa scelta di una governance duale, secondo Giuliano Zuccoli “le taglie forti hanno bisogno di un abito su misura”. Zuccoli ha espresso pubblico ringraziamento ai comuni per il sostegno fornito ad “un’operazione complessa che tutti giudicano d’alto profilo”. Un’operazione complessa perché “non esiste una governance scritta sui libri dai professori che è stata trovata con fatica”. Il processo di fusione - ha precisato - non è stato condotto con una logica di spartizione delle poltrone”.

Segnali di distensione sul dossier Enel-Endesa da Dusseldorf. Il numero uno della compagnia energetica tedesca E.on Wulf Bernotat è da mesi impegnato in una difficilissima battaglia per la conquista di Endesa, ma dopo lo spiazzante intervento di Enel che ne ha blindato la proprietà comprandone quasi un quarto ha deciso di scendere a più miti consigli tendendo una mano all’Italia e dichiarandosi favorevole a “contatti con Enel”.
“Gli eventi della scorsa settimana non ci fermeranno - ha comunque precisato Bernotat - lavoriamo con immutata energia per convincere gli azionisti di Endesa dei vantaggi della nostra offerta”. Sembra difficile infatti la rinuncia a un progetto di conquista da 41 miliardi di euro che includeva un’opa su Endesa da 38,75 euro per azione. Pare chiaro però che a questo punto bisognerà fare qualche passo indietro.
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È perfino buffo quello che sta succedendo fra Enel Endesa ed E.on. Di fatto si ripropone quello che era successo con Suez-Gas Natural. La faccenda sembra solo più complicata in quanto non avendo trovato un investitore in patria Madrid sembra aver deciso di avere affidato lo scudo contro i tedeschi di E.on a un altro straniero, ossia a Enel. Nessun osservatore onesto dubita del fatto che gli interessi che oggi si scontrano siano politici e che le leggi del mercato siano state chiaramente piegate a questa esigenza. Così, quando mercoledì scorso la Commissione europea ha dichiarato che si tratterebbe di una vicenda relativa solo al mercato, di fatto ha applicato una norma incontestabile e allo stesso tempo riportato alla concreta sede del dibattito (i governi) il problema.
Intanto anche stavolta la polemica è scoppiata nel territorio della “preda salvata”, cioè in Spagna. I timori sono rivolti ovviamente agli italiani. Non possono certo decidere a Roma delle nostre bollette, mormorano gli oppositori all’intervento di Enel, e il Partido Popular, oggi all’opposizione nel parlamento di Madrid, ha denunciato un concerto fra i governi ai danni di Endesa. Il Pp ha persino richiesto il lancio dell’opa perché il 24,9% di Endesa, che è nel portafoglio di Enel, sarebbe, unito a quel 3% dell’azienda pubblica spagnola Sepi, superiore alla soglia del 25% del capitale che sotto i Pirenei obbliga all’offerta pubblica di acquisto.

Milano, piazza Affari - L’inverno è stato freddo per Ascopiave, ma non troppo. Sicuramente per la multiutility del Nordest le temperature eccezionalmente elevate di quest’anno hanno ridotto notevolmente i consumi del gas e quindi i ricavi. La società guidata da Gildo Salton ha infatti registrato un calo dei consumi del gas pari al 20 per cento (sullo stesso periodo) solo a gennaio. Probabilmente anche a febbraio non andrà molto meglio, anche se il mese appena trascorso ha meno giorni e non subisce come il febbraio 2005 provvedimenti del governo per la riduzione dei consumi (allora si reagì così alla crisi del gas dall’Ucraina). Il problema è comunque largamente condiviso dai competitor di Ascopiave e il management si dice fiducioso nel recupero dei volumi, anche grazie alla vantaggiosa applicazione quest’anno delle tariffe 2006.
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Enel rilancia il nucleare in Slovacchia. L’investimento complessivo sarà di 3,2 miliardi di euro entro il 2013 per la costruzione dei reattori tre e quattro (da 440 mw ciascuno) dell’impianto nucleare di Mochovce. I lavori dovrebbero iniziare nella seconda metà di quest’anno e terminare per il 2012. La centrale, non lontana da Bratislava, è di Slovenske Elektrarne (primo operatore slovacco e secondo dell’Europa centrale), che è controllata al 66% da Enel. I due nuovi impianti raddoppieranno la potenza complessiva del sito nucleare.
L’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e il presidente Piero Gnudi hanno incontrato il ministro dell’economia slovacco Lubomir Jahnatek, al quale hanno illustrato i piani di sviluppo della società. La delegazione slovacca sarà stasera a cena dal presidente Napolitano, occasione alla quale saranno presenti anche i vertici di Enel.

Il gruppo Sogefi (leader nella componentistica per autoveicoli, specializzato e primo sui mercati mondiali in due linee di prodotto, i sistemi di filtrazione motore e cabina ed i componenti per sospensioni) ha approvato il bilancio 2006: l’espansione dei volumi di vendita nei paesi sudamericani ha compensato la flessione dei ricavi sui mercati europeo e statunitense, consentendo al gruppo di realizzare nel 2006 un fatturato consolidato di 1,02 miliardi di euro (in calo dello 0,5% rispetto al 2005).
La redditività della gestione industriale ha subito gli effetti dall’aumento dei costi energetici e dei prezzi dei componenti in alluminio. Ciononostante, spiega la nota di Sogefi, ha registrato risultati in miglioramento in entrambe le divisioni, filtrazione e componenti per sospensioni. L’ebitda ha raggiunto i 128,5 milioni (+1,3%), l’ebit gli 83,5 milioni (+3,1%) e l’utile netto i 50,8 milioni (+13,7%). L’indebitamento finanziario netto è calato di quasi un quarto a 126,3 milioni di euro (-24,5%), contro un patrimonio netto di 295,7 milioni di euro (in crescita rispetto ai 261,3 di dicembre 2005).

Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo
In un anno di grassa per la Borsa milanese, l’unico settore che sembra non averne approfittato è stato quello delle multiutilities ed il fatto evidenzia come la politica viaggi a velocità ridotta rispetto all’economia. Si è giunti alla buona fusione tra Torino e Genova, per il resto non ci sono stati sbarchi sul listino (a parte AscoPiave) e la marea delle fusioni si è fermata al primo step di contatti. Alla fine forse Enìa si quoterà entro l’estate, ma non è detto che la borsa nell’estate 2007 sia ancora in crescita.
Il resto è silenzio, né si tratta soltanto della fusione Milano-Como-Brescia-Bergamo (le nozze Aem-Asm tanto gradite da Formigoni in passato). Si tratta di ben altro, ovvero di mettere sul mercato le varie aziende comunali creando le basi per un processo di aggregazione del mercato (un mercato che avrà come riferimento non solo zone limitrofe come Genova e Torino, ma l’intera Europa, se non addirittura il globo). Se ciò non dovesse avvenire i pericoli per il sistema Italia sarebbero numerosi.
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