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Le banche pronte al peggio: qualcuno sogna l'addio all'euro

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Valutario


La crisi del debito che attanaglia i paesi europei non sembra attenuarsi, anzi il focolaio si allarga dall’Italia, alla Spagna fino a lambire la Francia, che potrebbe rischiare persino la tripla A sul suo debito sovrano. Nel frattempo la politica americana è in pieno stallo, visto che i repubblicani hanno rifiutato qualsiasi ipotesi di aumento delle tasse per i super-ricchi, mentre i democratici non sono disponibili a tagliare i servizi sociali.

In questo quadro, una crisi irreversibile dell’euro non è impossibile, anzi sembra che alcune istituzioni si stiano preparando allo scenario peggiore, quello di un paese costretto a dare l’addio all’euro a causa di un default, con la possibile conseguenza del fallimento completo dell’euro con il conseguente ritorno alle vecchie valute.

Una previsione di questa entità dodici mesi fa sarebbe valsa un ricovero alla neuro e ancora sei mesi fa poteva sembrare un delirio; adesso, invece, in un quadro così deteriorato può diventare addirittura una profezia che si autoavvera e che diventa realtà proprio perché viene considerata plausibile. Non si dice sempre che alla base dei mercati c’è la fiducia?

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I 25 amministratori delegati più pagati d'America

pubblicato da alessandro condina in: Valutario Titoli esteri


In questo fine settimana appena concluso centinaia di migliaia di persone - giovani, precari, disoccupati, lavoratori - hanno manifestato in decine di città in tutto il mondo per protestare contro un sistema finanziario in mano alla speculazione e una gestione delle risorse pubbliche iniqua e penalizzante per le giovani generazioni.

In un paio di decenni le prospettive economiche dei paesi occidentali e soprattutto delle classi medie si sono così deteriorate che i giovani - ventenni e trentenni soprattutto - non solo non possono sperare di vivere meglio dei loro genitori, ma sono certi che staranno peggio e difficilmente potranno costruirsi un futuro solido basato su una carriera lavorativa soddisfacente.

Molti non lavorano o alternano periodi di disoccupazione a fasi di lavoro precario e incerto, ma anche chi ha un’occupazione deve fare i conti con salari inadeguati e un potere d’acquisto drammaticamente impoverito anche rispetto a 10 o 15 anni fa: nell’arco di un paio di generazioni il lavoro è stato fortemente penalizzato, mentre il capitale ha goduto di straordinari privilegi. E mentri i salari di operai e impiegati si contraevano e non erano più in grado di tenere il passo con l’aumento del costo della vita, i compensi dei super manager e dei più ricchi sono cresciuti a dismisura, anche nei periodi di crisi come questo che stiamo vivendo adesso.

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I listini americani seguono la discesa dell'euro

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Valutario Assicurazioni


A Wall Street gli indici di Borsa sono in calo, ma riusciranno a recuperare nel terreno in un futuro prossimo? Tutto dipenderà dall’euro e dall’andamento dell’economia europea. Questo almeno sostiene John Melloy su CNbc.com, che invita gli investitori a non prendersela con le trimestrali aziendali, con la Federal Reserve o con il presidente Obama: se i listini scendono è perché seguono l’andamento della moneta unica europea.

In questo momento, quindi, i mercati sono più che mai appesi alle turbolenze dell’economia e agli equilibri - o meglio, squilibri - dei conti pubblici europei. Negli ultimi 60 giorni il rapporto fra l’andamento dell’indice S&P 500 - il benchmark dei titoli americani - e l’euro è stato di 0,72, secondo il BBH Global Currency Strategy Team: quindi, di fatto, hanno camminato a braccetto, com’è successo anche l’altro giorno.

Ma per quale ragione i mercati sono così sensibili alle debolezze dell’euro? La moneta unica, in questo periodo, risente in particolare della debolezza del settore bancario, che è esposto alla crisi del debito e che, secondo i più pessimisti, potrebbe saltare da un momento all’altro. Non a caso, dopo il no slovacco al Fondo salva-stati - poi comunque corretto dal Parlamento di Bratislava - i futures sui mercati americani sono subito scesi.

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Yuan: in vista un recupero lento e costante sul dollaro

pubblicato da alessandro condina in: Valutario Assicurazioni Politica


Il governo cinese ha intenzione di cambiare strada rispetto al progetto di rivalutare lo yuan? Questa domanda ha preso a circolare la settimana scorsa, quando la valuta cinese, dopo un picco toccato mercoledì, ha subito una brusca correzione. In particolare il cambio fra yuan e dollaro è salito molto di più offshore - in particolare a Hong Kong - che onshore, come hanno segnalato diversi analisti.

Il punto è che negli ultimi mesi il dollaro si è apprezzato molto sulle principali valute mondiali, in particolare sull’euro in seguito alla crisi del debito greco e al rischio di contagio che colpirebbe l’intera Eurolandia. Di conseguenza il cambio con la valuta cinese - nota anche come renminbi - non poteva non riflettere queste ultimi movimenti.

Da un lato il calo dello yuan sembra significare che gli investitori non sono più così convinti che il governo cinese proseguirà nella politica di apprezzamento: del resto uno yuan troppo forte rischia di tradursi in difficoltà per le esportazioni cinesi, rallentamento se non diminuzione degli investimenti internazionali in Cina e, di conseguenza, rischi di instabilità sociale.

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La Cina salverà il debito italiano o è solo un'esca per i mercati?

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Valutario


In questi giorni l’Italia - soprattutto con il suo debito-monstre - non lascia più le prime pagine di giornali e blog internazionali, anche quando le notizie sono poco attendibili o almeno non confermate. L’ultima storia da copertina è il presunto intervento di salvataggio che la Cina starebbe preparando per soccorrere i titoli di stato tricolori.

Ma i mercati non vedono l’ora di ricevere una buona notizia e si appigliano a tutto? oppure i giornali - anche gli “autorevoli” quotidiani finanziari internazionali non sono così attendibili come immaginiamo e anzi si lasciano abbindolare, come minimo, e senza accorgersene vengono manipolati come strumenti di “distrazione di massa”?

Della Cina in vesti di “cavaliere bianco” per il debito pubblico italiano ha scritto ieri il Financial Times, citando anonime “fonti italiane”, secondo cui il governo di Roma ha intrattenuto e sta intensificando contatti con i vertici di Pechino per ottenere un sostegno ai Btp, magari in cambio di quote strategiche in aziende di stato, come Eni ed Enel.

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Oro, nuovo record: il Venezuela nazionalizza, supererà i 2mila dollari l'oncia?

pubblicato da Administrator in: Up & Down Valutario Politica

oro record quotazioniIeri, in serata l’oro è arrivato alla quotazione record di 1,829.70 dollari l’oncia (un’oncia corrisponde a 28,34 grammi). In un momento critico per la finanza e le borse mondiali, chi ha da spendere vuole il genere di certezza che solo il metallo giallo può garantire. I dealer sono tutti rialzisti, come scrive il Sole24Ore

«I dealer ne comprano tantissime e sembra che tutti siano rialzisti». Le ’scommesse’ suggeriscono che c’è una diffusa aspettativa di vedere presto infranta anche la barriera dei 2mila dollari. L’obiettivo è del resto ritenuto possibile da molti influenti analisti, anche se ieri Paul Walker della Gfms (società di consulenza specializzata in metalli preziosi, che produce statistiche per il World Gold Council) ha escluso che questo possa accadere nei prossimi sei mesi: «In questo arco di tempo dovrebbero esserci notizie davvero drammatiche per spingere l’oro sopra 2mila dollari. Crediamo invece che il picco sarà a 1.900 dollari»

A quanto arriverà l’oro? Supererà il muro - anche psicologico - dei 2mila dollari all’oncia? Lo vedremo nei prossimi mesi, ma altre notizie che circondano sempre il metallo prezioso, non fanno ben sperare in un calo del prezzo. Il Venezuela per esempio, ha deciso di “ritirare” 11 miliardi di dollari di riserve auree venezuelane custodite all’estero e di nazionalizzare l’industria estrattiva operante localmente. Spiega Stefano Agnoli:

«Abbiamo tra i 12 e i 13 miliardi di dollari di riserve in oro e non possiamo consentire che venga esportato all’ estero», ha dichiarato il presidente venezuelano. Chavez, in realtà sta tornando sui suoi passi: lo scorso anno aveva autorizzato l’ esportazione del 50% del metallo prezioso, contro il tetto del 30% in vigore in precedenza, destinando alle riserve nazionali il restante 50%

Ma chi estrae l’oro venezuelano? Una sola società, la Rusoro, controllata dai russi della famiglia Agapov, che sul suo sito pochi ore fa ha pubblicato un comunicato in cui casca dalle nuvole, e spiega di non avere avuto indicazioni precise dal governo. Inoltre, il giro di vite di Chavez sarebbe destinato a chiudere miniere illegali e scavi non autorizzati. Chiude il Sole:

Sorpresi? È l’effetto Etf. Questi sì sono stati abbandonati dagli investitori: -82% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. È vero che il confronto è con un periodo di eccezionale successo di questi strumenti. Ed è anche vero che le 51,7 tonnellate di lingotti accumulati in questo modo tra aprile e giugno 2011 non sono poi così pochi.

Foto | Flickr

Detlev Schlichter e Paper Money Collapse, dal sistema aureo al sistema fluttuante verso il collasso?

pubblicato da Administrator in: Valutario Banche

pmc sclichter Uscirà a settembre negli Stati Uniti, ma credo che arriverà anche in Italia: il volume di Detlev Schlichter intitolato Paper Money Collapse e un po’ terroristicamente sottotitolato The Folly of Elastic Money and the Coming Monetary Breakdown. Ne scrive Steven Levingston sul Washington Post, mentre Schlichter traccia qui, sul suo blog, l’obiettivo del suo volume. Per capire meglio di cosa tratta il libro è necessario capire la differenza tra sistema aureo e sistema fluttuante. La spiegava China Files sul Post circa un anno fa, ma parlando della convertibilità dello Yuan:

Tutto questo bel sistema, che aveva nominato gli Stati Uniti burattinai del mercato globale, decadde nel 1971, quando l’allora presidente Richard Nixon dichiarò che le riserve auree nelle casse americane non bastavano più a pareggiare il valore di tutta la cartamoneta in circolazione in quegli anni, che aveva raggiunto dimensioni spropositate causate dal boom economico e dalle spese dissennate dell’amministrazione repubblicana per la guerra del Vietnam: venendo meno quindi il postulato di 35 dollari all’oncia, si decise di abolire il “sistema aureo” e di inaugurare il “sistema fluttuante”, ovvero il Foreign Exchange Market (Forex). Nel Forex le valute non erano più protette da un tasso di cambio fisso, ma buttate nel calderone del mercato finanziario alla stregua di mele, banane, diamanti, mattoni, uranio, azioni di società quotate in Borsa etc.: erano insomma regolate dalla legge del mercato, domanda ed offerta, mantenendo però il dollaro americano (che caso!) come valuta di riferimento, usata ancora oggi per pagare le transazioni, ad esempio, delle materie prime (ecco spiegato perché l’unità di misura del valore del petrolio si esprime in dollari al barile). Questa rivoluzione ha aperto l’era della speculazione valutaria, altro termine abbastanza oscuro che cercherò di chiarire con un esempio nostrano.

Che cosa analizza il volume di Schlichter? Proprio il collasso di questa situazione - di cui trova indizi nelle varie crisi globali degli ultimi anni -

Dopo la mossa di Nixon, scrive Schlichter “il denaro è diventato carta moneta - e in maniera crescente, moneta elettronica - che può essere coniata da banche e banche centrali praticamente senza limiti (mentre prima per il dollaro valeva il principio della convertibilità, ndt). Lo standard planetario della carta moneta è durato per quarant’anni, ma i segnali della sua fine sono sempre più evidenti

Così scrive Levingston sul WP, e conclude

In tutto ciò che dice Schlichter, non è ben chiaro se speri o tema un finale del genere

Bitcoin fra trader, trojan e truffe: già finita la rivoluzione?

pubblicato da Carlo Tissi in: Valutario Banche


Cosa sta succedendo ai BitCoin? La moneta virtuale, la valuta che dovrebbe assicurare finalmente indipendenza dalle banche e dai governi, anonima, non tracciabile ed essenzialmente priva di costi di transazione non sta vivendo un momento felicissimo. Qualche trader più astuto e avvezzo alle nuove tecnologie ha iniziato ad adocchiare la possibilità di fare un po’ di sana speculazione old fashion sui Bitcoin.

Bill, un anonimo operatore professionale di Wall Street che lavora per la Credit Suisse, ha spiegato: “Bitcoin è come Wall Street 15 o 20 anni fa, quando ho iniziato a lavorare. Mercati frammentati, spread larghi, la possibilità di manipolazioni, una sorta di trading dell’età della pietra“.

Proprio Bill ha venduto 400 Bitcoin non appena saputo di due “incidenti” non previsti all’interno della rete. Bitomap.pl, per un banale errore, ha cancellato 17000 Bitcoin in un solo colpo e un altro fra i più popolari servizi per la crittovaluta con base nel paradiso fiscale di St. Kitts and Nevis ha pensato bene di chiudere i battenti in un’operazione alla “prendi i soldi e scappa“. Tutte le monete accumulate su MyBitCoin.com sono sparite, comprese le 6 acquistate “con scopi di ricerca” per 90 dollari dai redattori di Betabeat.

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Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.

pubblicato da Roberto in: Notizie Valutario Titoli esteri Politica

Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.
Dopo il nuovo piano per l’incremento del tetto massimo del debito pubblico USA Fitch ha deciso di mantenere un giudizio AAA sul debito americano, ma ha comunicato che concluderà l’analisi della situazione dei Treasury USA entro la fine di agosto.

L’agenzia ha affermato che a suo parere gli stati patrimoniali e le redditività delle aziende statunitensi rimangono solidi e la produttività sottostante sembra abbastanza forte mentre la valuta USA mantiene il proprio ruolo di valuta primaria nelle riserve mondiali. Interventi sono tuttora in corso nel settore finanziario e delle costruzioni, anche se questo processo sarà prolungato e costoso in termini di debolezza della ripresa delle sottostanti attività economiche e dell’occupazione. I fondamentali economici USA rimangono quindi forti a dispetto del dibattito politico sul ruolo del governo e sul sistema migliore di ridurre il deficit federale sul quale, comunque, sono stati fissati dei paletti.

La revisione delle stime sul Pil rivela che la recessione associata alla crisi finanziaria 2008-2009 è stata anche più profonda di quanto avvertito in un primo momento e che la ripresa, per certi versi, è stata più debole del previsto, confermando l’opinione di Fitch che gran parte del deficit del budget federale sia di natura strutturale. La ripresa dovrebbe comunque guadagnare impulso nella seconda parte di quest’anno e consentire nel medio termine un tasso annualizzato di crescita intorno al 2,5 per cento, saranno comunque richieste significativi interventi nella politica fiscale e di spesa pubblica al fine di ridurre il deficit.

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Bitcoin, una bolla che non può esplodere?

pubblicato da Administrator in: Valutario Banche

bitcoin bollaDei BitCoin si parla non da poco, ma solo ora si inizia a temere una bolla per la crittovaluta che permette di eliminare tutti gli intermediari nelle transazioni con denaro elettronico. Si legge qualcosa a riguardo per esempio sul New York Observer. Per chi di voi non conoscesse i Bitcoin vediamo di fare un breve riepilogo.

Si leggeva una spiegazione veloce su La Stampa pochi giorni fa:

Per i critici è una minaccia alla sicurezza e alla stabilità dei mercati. Ma per molti rappresenta un passo decisivo verso l’indipendenza da governi e istituti di credito. Non lascia tracce, non può essere falsificato e non soffre di inflazione. Stiamo parlando del bitcoin (…) Ideato nel 2009 da un anonimo studente giapponese che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, bitcoin è nato come mezzo di baratto tra gli hacker. Ora sta rapidamente conquistando il Web

Ok, direi che anche i neofiti ora si sono fatti un’idea. Vediamo cosa racconta invece il NY Observer dopo il salto.

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