
Stanotte si riunirà il G7 per cercare di fare quello in cui hanno fallito le istituzioni americane, quelle europee e quelle internazionali finora intervenute nella crisi: dare una risposta globale a quella che è una crisi globale. La prima versione del piano Paulson ha, infatti, causato una spaccatura fra Governo e Parlamento Usa. Le riunioni del G4 di sabato scorso (delle quattro nazioni del G7 che fanno parte dell’Unione europea) e dell’Ecofin hanno poi nei fatti sancito la spaccatura dei governi europei sulle manovre da opporre alla crisi dilagante della finanza.
Oggi un articolo del Wall Street Journal lancia l’ipotesi di un prossimo intervento del Governo statunitense che ponga sotto la garanzia di Washington e in particolare della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’ente federale di assicurazione dei depositi, tutti i depositi Usa.
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L’inflazione nell’Eurozona sarà ampiamente superiore al 3% nel corso del 2008. Sorvegliati speciali l’Italia e la Germania che dovranno proseguire nel risanamento dei conti in quanto non hanno ancora raggiunto gli obiettivi di medio periodo. Con la differenza però (ma questo il bollettino mensile della Bce pubblicato oggi non lo dice esplicitamente) che la Germania finora è stata il propulsore dell’economia del Vecchio Continente e, per produttività e competitività, ha lasciato l’Italia tanto distante da far temere a qualcuno che l’economia Ue sia pronta a divaricarsi.
Nelle altre capitali europee non mancano, però, i problemi: la corsa dei prezzi in Francia (inflazione al 3,7%) e in Spagna (4,6%) ha toccato livelli che non si vedevano da 12-13 anni a questa parte. Nessuno stupore dunque se la Bce ha annunciato un’ulteriore stretta monetaria e probabilmente porterà a breve i tassi al 4,25%.
Nonostante Jurgen Stark, membro del Comitato esecutivo della Bce, abbia rassicurato in parte i mercati affermando che da luglio non partirà un ciclo di interventi al rialzo sui tassi, in molti (a partire dal Sole 24 Ore di oggi) ricordano che un’affermazione simile di Jean Claude Trichet nel 2005 fu seguita da 8 aumenti dei tassi d’interesse.
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La delicata vicenda che ha contrapposto i vertici del Banco di Sicilia a Unicredit dovrebbe essersi composta. Sarebbe infatti slittato a lunedì il cda inizialmente previsto per domani e finalizzato anche alla smussatura degli attriti emersi nei giorni scorsi. Secondo quanto riportato da MF sarebbe in partenza il direttore generale Roberto Bertola, che era entrato in carica soltanto lo scorso agosto e che dovrebbe fare spazio a figure interne al Banco.
La stessa fonte riporta la possibilità di un ingresso di Giuseppe Lopes o di Maurizio Scala per la carica di vicedirettore generale. Unicredit non rilascia commenti in proposito, tuttavia se le indiscrezioni fossero confermate l’impressione che si avrebbe sarebbe quella di un sostanziale passo indietro del management di Piazza Cordusio dopo i contrasti dei giorni passati.
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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Il nuovo anno si apre all’insegna dell’incertezza sulle principali piazze finanziarie del mondo. A far tremare le borse i rinnovati timori che l’economia statunitense entri in una fase di recessione i cui effetti si avvertirebbero probabilmente in tutte le principali economie.
Anche il prezzo del petrolio, giunto per la prima volta nella storia a 100 dollari per barile a causa delle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente e delle nuove ondate di violenza in Nigeria e Algeria, ha contribuito ad alimentare i timori degli investitori. Il raggiungimento di questa soglia ha agito in realta’ piu’ come fattore psicologico, visto che i 100 dollari attuali corrispondono, tenendo conto dell’inflazione, ai prezzi dei primi anni Ottanta, con il greggio a 38 dollari.
Resta innegabile il riflesso negativo di questa situazione sui prezzi al consumo, e quindi sull’inflazione, che continua ad inviare segnali preoccupanti sia nel Vecchio Continente, sia negli Stati Uniti. Oltreoceano sono stati i recenti tagli dei tassi ad alimentare la crescita dei prezzi.

Il board della Bce, come previsto, ha deciso per un rialzo dei tassi di interesse dello 0,25 per cento, raggiungendo ora il 3,75%. Ma da Francoforte il capo della Bce fa sapere che non tutto va male. Se l’ex governatore della Fed Greenspan paventa una recessione dall’altra parte dell’oceano, Jean Claude Trichet invece dice che i consumi nel vecchio continente sono in crescita, che il Pil della zona euro per quest’anno crescerà tra il 2,1% e il 2,9% e, pur sottolineando che i tassi di interesse attuali sono “moderati” e non “bassi”, lascia di fatto aperta la porta a nuovi rialzi.
L’inflazione prevista sarà compresa tra l’1,5% e il 2,1% per il 2007 e tra l’1,4% e il 2,6% per il 2008. Le nuove stime rappresentano una correzione al ribasso rispetto alle precedenti previsioni dovuta al calo del prezzo del petrolio e ad una crescita attesa più elevata a partire dal 2008. Trichet ha fatto comunque sapere che l’attenzione sulla stabilità dei prezzi rimane alta: “Siamo costantemente - ha affermato - in allerta sui rischi”.

Continuano le difficoltà per piazza Affari dopo il brusco arresto di martedì scorso. Sembra che il mercato non si sia ancora ripreso del tutto e stamattina il Mibtel perde l’1,73 per cento, mentre l’S&P/Mib tiene un po’ di più e contiene le perdite all’1,48 per cento.
Tra i titoli più colpiti Fiat (-4%) con scambi in mattinata superiori al 2,5% del capitale (nonostante la presentazione proprio stamane del frutto di un accordo con Microsoft per la dotazione dei nuovi modelli del sistema di navigazione Blue&Me Nav), Pirelli (-3,7%), che sconta la sospensione delle trattative con la spagnola Telefonica, Tenaris (-3,3%) e Bpm (-2,8%), titolo sul quale stamane Cheuvreux ha tagliato il target price da 15 a 13,5 euro.
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Tira il fiato la Cina. Stamattina il mercato di Shanghai recupera dopo lo scivolone pesantissimo di ieri. Lo Sse 180 porta a casa il 3,53 per cento, dopo aver lasciato sul terreno oltre il 9% nella seduta di ieri. Accusa il colpo invece Tokyo, dove il tonfo del Dow Jones di ieri (-3,5%) condiziona ancora il listino giapponese.
Piazza Affari contiene le perdite. L’S&P/Mib arretra dello 0,3% mentre il Mibtel lascia sul terreno solo lo 0,23 per cento, rientrando nell’ambito della normalità e facendo meglio delle altre piazze europee: Ftse 100, Cac 40 e Dax viaggiano su perdite intorno all’1 per cento.
Sono in particolare i minerari a tirare giù i mercati (stoxx -3,7%). Scappano tutti anche dal petrolio: il light crude perde quasi mezzo dollaro e scende nuovamente sotto i 61 dollari.

Deficit da 1,1 miliardi di euro per la bilancia commerciale di dicembre dell’Italia verso gli altri paesi dell’Unione europea, in miglioramento rispetto agli 1,58 miliardi dello stesso mese del 2005. Le esportazioni sono aumentate del 9,2% mentre le importazioni sono cresciute in misura minore, del 5,1 per cento.
Destagionalizzando i dati, tuttavia, le esportazioni mostrano un incremento soltanto del 4,2% e le importazioni del 4,8 per cento. Per quanto riguarda l’intero 2006, il saldo è stato negativo per 1,997 miliardi, molto peggiore, insomma, dei 791 milioni del 2005. Nel corso dell’anno le esportazioni sono cresciute del 6,6% e le importazioni del 7,3 per cento.
Per quanto riguarda il resto del mondo, invece il saldo commerciale ha registrato un deficit da 591 milioni, in miglioramento rispetto agli 1,4 miliardi dello stesso mese del 2005. Le esportazioni sono cresciute del 10,7% e le importazioni del 7 per cento, ma destagionalizzando la crescita delle esportazioni si ferma al 5,3% e quella delle importazioni al 4,5 per cento.
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Sono 500 milioni di euro i fondi messi a disposizione per le imprese italiane che vogliono investire in Tunisia. Sono i dati dell’Abi sui gruppi bancari più attivi all’estero, presentati in occasione del forum economico di Tunisi a cui hanno partecipato Abi, Confindustria e Ice.
Finora, spiega l’associazione delle banche, del credito disponibile sono stati utilizzati 177 milioni, pari al 35% del totale. E gli istituti potrebbero ancora aumentare le risorse disponibili, da notare l’associazione, in funzione delle opportunità di investimento, che nel paese magrebino sono crescenti.
“In un Mediterraneo sempre più integrato - ha spiegato il vicepresidente dell’Abi Giovanni De Censi - anche in vista della creazione di un mercato unico euromediterraneo prevista nel 2010 la Tunisia occupa un posto sempre più strategico perchè rappresenta un accesso importante al mercato africano e a quella fitta rete di paesi con cui ha siglato di accordi di libero scambio. D’altro canto, l’Italia è per gli imprenditori tunisini un importante ponte sul Mediterraneo e una porta ideale per accedere all’Unione Europea”.
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Fitch promuove i conti pubblici. Secondo il direttore generale della sezione italiana dell’agenzia di rating Marco Cecchi De Rossi “gli aggiustamenti dei conti pubblici in Italia e alcune positive sorprese emerse nella performance delle entrate dovrebbero aiutare a prevenire un ulteriore aumento del rapporto debito/pil, sostenendo l’outlook stabile”.
De Rossi ha sottolineato che nell’arco dell’anno appena trascorso invece il bilancio aveva continuato a deteriorasi e questo aveva spinto l’agenzia ad abbassare il rating da AA- ad AA. “Lo scorso anno - ha aggiunto il direttore generale di Fitch - le perfomance fiscali sono migliorate in Europa e, con l’eccezione dell’Italia, i paesi con i maggiori deficit sembrano essere riusciti a soddisfare il Programma di Convergenza per il 2006, rafforzandone la credibilità”.
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