“Di tutti gli atti, il più completo è costruire”. Non sembra d’accordo con la frase di Paul Valéry, Home Page del sito di Impregilo, il nuovo assetto di governo: il neo Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, fino a ieri docente in Pianificazione del territorio dell’Università di Reggio Calabria, e studioso della questione Ponte sullo Stretto, mette un secco no sopra l’opera “più inutile e dannosa progettata in Italia negli ultimi cento anni”.
In apertura di seduta Impregilo segnava un brutto -4,2% solo parzialmente recuperato in mattinata: il titolo a mezzogiorno cede il 2,2% intorno a quota 3,42 euro. Pesano anche le parole di Pecoraro Scanio, Ministro dell’Ambiente, che ha aggiunto riserve sull’eventuale pagamento della penale da 500 milioni da versare al Gruppo di Cesare Romiti (la senatrice Anna Donati, Verdi-Pdci, ha parlato di un limite a 66 milioni in caso di sospensione immediata dei lavori).
Nel primo trimestre la società ha ottenuto ricavi per 624,7 milioni di euro, in crescita di circa 50 milioni sul dato 2005. Anche il risultato operativo ha segnato una crescita a quota 44,9 milioni di euro e il risultato netto del gruppo ha raggiunto i 35 milioni, con il Ros (risultato operativo sui ricavi) al 7,2%.
Ma a illuminare il conto economico di Impregilo ha pensato soprattutto il core business, le costruzioni, che - attenzione - per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto e i relativi collegamenti ferroviari contano su un valore complessivo di 3,9 miliardi di euro. Ancora: Impregilo, general contractor mandataria dal 27 marzo scorso, ha una partecipazione al 45% dell’Associazione Temporanea di Imprese costituita ad hoc. La documentazione finanziaria sottoscritta da un pool di istituti bancari a seguito dell’aggiudicazione della gara, prevede linee di credito per 250 milioni di euro. Insomma, estrema cautela su un titolo che potrebbe facilmente continuare a scendere.