Il sospetto: pratiche anti-competizione da parte degli ex monopolisti del gas. L’antitrust europeo si è attivato ieri su venti compagnie del gas in sei Paese europei: Eni per l’Italia, con la divisione P&G (Gas Power).
Il Gruppo Eni ha annunciato di aver fornito tutto il supporto necessario ai funzionari Ue, e assieme a lei hanno fatto lo stesso Gaz de France (proprio quella che vorrebbe fondersi con Suez), le belghe Distrigaz e Fluxys (che appartengono rispettivamente a Gaz de France e Suez), le tedesche Rwe ed E.On (Opa sulla spagnola Endesa) e Omv in Austria. Più, tutta una serie di piccole meno note, tra cui spicca l’Ungheria, che vede i riflettori accesi su una compagnia elettrica, la Mvm.
Si cercano nei cassetti prove di chiusura alla concorrenza per l’accesso a infrastrutture, gasdotti e stoccaggio. Il Commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes (nella foto), già lo scorso febbraio aveva definito “preoccupante” il quadro europeo, caratterizzato da un “alto grado di concentrazione”.
Il sospetto di ”pratiche anticoncorrenziali concertate tra incumbent che potrebbero avere come effetto una spartizione del mercato” hanno portato alle ispezioni a sorpresa, precisa un comunicato da Bruxelles, come ”passo preliminare nelle investigazioni per il sospetto di pratiche anticompetitive”.
L’Italia nel mirino della Kroes per la chiusura del mercato del gas? “No anzi, rientra tra i paesi più aperti alla concorrenza” ha risposto l’a.d. di Eni, Paolo Scaroni. Secondo lui inoltre “il sistema di trasporto viene definito trasparente ed accessibile a tutti, e più in generale la regolamentazione del mercato del gas, con i tempi imposti ad Eni, ha creato una posizione dell’attore storico, l’incumbent, minore che in altri paesi dell’Ue”.
Finora ottimo l’utile operativo adjusted segnato da P&G nel primo trimestre dell’anno, cresciuto con una variazione del 37,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (23,9% per Eni, al momento con una variazione in Borsa allo 0,48% per 23,06 euro).
Ora i commissari della Kroes studieranno a fondo le “carte segrete” delle grandi del gas in Europa, non è da escludere che spunti fuori qualche scheletro dall’armadio.