
Fra gravi sospetti e una borsa che proprio non va, Telecom perde oggi in borsa l’1,26%. Già ieri il titolo era in calo, mentre la società si premurava di mettere un coperchio allo scandalo sollevato da Giuseppe D’Avanzo (una delle penne più pungenti de La Repubblica) intorno a Telecom e al suo patron Tronchetti Provera.
Ebbene sì: lo scandalo del pallone avrebbe coinvolto anche Telecom o meglio una sua presunta rete di spioni con cui la società avrebbe avuto stretti rapporti. Nel mirino due personaggi da sempre molto vicini a servizi segreti e intercettazioni come Giuliano Tavaroli, ex maresciallo dell’Anticrimine di Milano con contatti nel Sisde, ed Emanuele Cipriani, titolare della Polis D’Istinto, una delle più importanti società d’invstigazione italiane.
In base a quanto emerso dai giornali delle ultime 24 ore sembra che i pm di Milano, inseguendo le intercettazioni che coinvolgevano arbitri e giocatori nello scandalo Moggi, siano inciampati non solo nella vicenda dello spionaggio elettorale ai danni di Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo, ma anche in un vero schedario con circa 100.000 nomi che chiamerebbero in causa politici, finanzieri, banchieri e gente dello spettacolo. Lo scottante archivio potrebbe pure fare luce sul rapimento targato Cia dell’Imam Abu Omar a Milano e su altre operazioni dell’intelligence americana in terra tricolore. Ma soprattutto rischia di fare emergere una rete di ricatti che potrebbe coinvolgere anche diverse società quotate a Piazza Affari.
A questo punto Tronchetti preferisce non commentare l’indagine su quello che era un suo nome di fiducia, anche se Telecom, pur specificando di non potersi prendere la responsabilità per le società esterne con cui opera, ha auspicato che l’autorità giudiziaria possa fare chiarezza quanto prima.
Il caso è pure finito sul banco di Clemente Mastella, il nuovo ministro della Giustizia, che ha ribadito la richiesta di chiarezza alla magistratura, specificando che non vorrebbe vivere in un mondo sotto il costante timore di essere spiato. Leggiamo su Repubblica di oggi che Mastella avrebbe anche espresso dispiacere per il coinvolgimento di Afef, che, sembra, il neo ministro avrebbe voluto candidare durante le scorse elezioni fra le liste del suo partito.
In questa torbida storia sbarcata anche in borsa sembra proprio che tutti conoscano tutti.