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Dossier Telecom e De Benedetti. Il dubbio di Giannino

Pubblicato: 05 giu 2006 da Ferry Boat

Commenti dei lettori

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Avete visto l’ultima lettera di Oscar Giannino, attuale vicedirettore di Finanza & Mercati, ai suoi vecchi colleghi de Il Foglio? Lo scenario è questo. C’è la Telecom che ha diversi problemi economici per via di un debito debordante. C’è un rimpallare ormai continuo di intercettazioni fra le procure e i giornali e spesso si finisce in carcere proprio grazie a delle condanne mediatiche e solo dopo giuridiche. Nel turbinio delle intercettazioni che hanno travolto i furbetti del quartierino, l’ex ministro Storace e persino il sistema di potere costruito da Luciano Moggi, si ritrova molto spesso lo zampino della Telecom. Ma chi è che racconta questa storia? A raccontare questa storia è quasi principalmente un quotidiano nazionale: La Repubblica, che, con i giornalisti Bonini e D’Avanzo soprattutto, continua a macinare accuse contro il Sismi guidato da Nicolò Pollari.

Un giorno è il caso del Nigergate (un falso dossier che avrebbe provato la sperimentazione del nucleare in Iraq alla vigilia della guerra); un altro giorno è il rapimento di Abu Omar, un altro giorno è un dossier con 100.000 file su pezzi da novanta che sarebbe in mano della società di Tronchetti Provera. Ma perché solo Repubblica tira fuori questo materiale? Al di là delle smentite di Ezio Mauro, direttore del quotidiano, Giannino si chiede se non ci siano degli interessi di Carlo De Benedetti, l’editore del gruppo L’Espresso a cui Repubblica fa capo, ad indebolire la posizione pubblica del patron della Telecom. Non è che De Benedetti vuole strappare a Tronchetti Provera la sua tv nazionale La7? Gli farebbe pure comodo, dopo l’acquisto di AllMusic un canale come quello…

La malizia non è immotivata, anche se il torbido della vicenda non cessa di venire a galla e la stessa Telecom recentemente non ha proprio dato un’idea di candore e trasparenza dopo le indagini aperte a suo carico dall’Autorità per la Privacy per dei presunti dossier su ex-clienti che il gestore avrebbe conservato e usato senza averne il diritto. La paura è quella di un passaggio dallo spionaggio pubblico a quello privato, e con mezzi più potenti per giunta. Certo difficile trovare un’anima candida in un gioco in cui da tutte le parti si grida al complotto. Ma non vorremmo neanche che la gente di fronte all’indice dell’accusatore si chiedesse soltanto se ha le unghie sporche. Di certo c’è solo che in questa ormai perenne caccia alle streghe sembra quasi impossibile mantenere la lucidità e l’equilibrio necessari per la ricerca della verità. Questo Paese sembra ormai preda delle guerre editoriali e giudiziarie, forse è il momento di fare un passo indietro e di chiedersi che cosa sta accadendo. Non è che in un sistema di perenne deligittimazione rischiamo di non avere più nulla a cui aggrapparci?

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • cesant

    05 giu 2006 - 11:05 - #1
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    in una finta guerra politica, ma reale guerra finanziaria non è impossibile pensare a colpi bassi di ogni genere, pure allo scandalo calcio per mettere in difficoltà Della Valle sacrificando il fido Galliani.
    Anche se è difficile pensare che DeBenedetti abbia le disponibilità per prendersi Telecom, al limite potrebbe fare delle buone speculazioni oppure entrare come socio di minoranza.
    Pensando a Telecom prendiamo come buona notizia l’accordo di riduzione dei costi del roaming all’interno della sua alleanza europea.. anche se l’inizio sarà dopo l’estate!

  • Profilo di pollicino

    pollicino

    05 giu 2006 - 11:20 - #2
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    L’idea sembra piuttosto quella di rubare a Tronchetti L7, non tutta Telecom che è un pachiderma inattaccabile. Però,certo, sembra difficile distinguere uomini e strategie in uno scenario tanto complesso. Ammesso che De Benedetti aizzi i suoi giornalisti contro Telecom, ciò annullerebbe le eventuali responsabilità di Telecom Italia in una storia di spionaggio capillare condotto da un privato?

  • eusebio

    05 giu 2006 - 18:01 - #3
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    anche i giornalisti devono mangiare…..