È cominciata oggi l’udienza preliminare per il crack Parmalat a Parma. A carico di 64 imputati ci sono accuse che vanno dall’associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, sul bancone degli imputati la famiglia Tanzi, dal patron Calisto ai figli Francesca e Stefano, ma anche l’ex direttore finanziario Fausto Tonna. Miliardi di euro quelli in gioco per il risarcimento dei risparmiatori frodati. Il procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia ha evidenziato l’uso imponente della tecnologia per questa udienza complessa. Oggi l’obiettivo è quello di costituire le parti civili: l’avvocato Federico Grosso ha il compito, per esempio, di rappresentare 32 mila risparmiatori correntisti di San Paolo Imi. Già perché quando cominciano a girare delle obbligazioni che tutti consideravano d’oro e invece erano carta straccia a un certo punto diviene pure difficile rintracciare tutte le vittime del gioco delle tre carte intavolato da qualche furbetto…
In realtà nessuno degli imputati, né quelli reo confessi né quelli che si sono dichiarati estranei alle contestazioni, è giunto in aula. Già l’avvocato Gianpiero Biancolella ha dichiarato “ci aspettavamo che a questo processo fosse riunificato anche il fascicolo delle banche e quello della Ciappazzi, ma questo non è avvenuto”. Un aspetto fondamentale del crack che ha rischiato di portare al collasso l’azienda di Collecchio sotto il peso di un debito da 14,4 miliardi è, infatti, quello che riguarda le banche coinvolte nello scandalo. Il sospetto che serpeggia è che, pur consapevoli della drammatica situazione finanziaria del gruppo, molti istituti di credito abbiano continuato a vendere dei bond Parmalat ai loro correntisti per limitare la propria esposizione. Fino a che punto le banche sapevano? Su questo interrogativo si potrebbe giocare parte della difesa dell’ex dominus di Parma Calisto Tanzi. Se emergesse, infatti, un collegamento forte con i vari gruppi bancari coinvolti nello scandalo sarebbe difficile che un eventuale condanna di Tanzi&co non portasse conseguenze anche per le banche in ballo. Di quanto grave sia la questione ci si rende conto se si considera che la procura parmense ha già rinviato a giudizio i vertici di Capitalia, dal presidente Cesare Geronzi all’amministratore delegato Matteo Arpe ad altri manager della banca romana. In realtà sembra molto più ampia la falla che rischia di aprirsi fra Roma e Milano, dove il gup Cesare Tacconi ha rinviato al prossimo 30 giugno un’udienza preliminare a carico di quattro banche estere e di tredici dirigenti. Potrebbe chiamare in causa le maggiori banche nazionali, diverse agenzie di rating di fama internazionale ed anche alcune banche straniere. I confini di questo scenario rimangono ancora incerti e i coinvolgimenti anche politici indefiniti.
Si tratterà di vedere se per l’ennesima volta uno scandalo finanziario coperto dalle banche si perderà fra i polverosi fascicoli di un tribunale o se per una volta l’accertamento di una qualche responsabilità nell’ennesima storia di risparmio tradito non porterà un briciolo di credibilità al nostro malmesso sistema finanziario.
eusebio
06 giu 2006 - 09:30 - #1c’è’ da dire che i prodotti parmalat sono + cari della media. come mai???