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Largo ai difensivi per cavalcare la correzione dei mercati

Pubblicato: 06 giu 2006 da Ferry Boat

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Nelle ultime tre settimane le Borse mondiali hanno bruciato i guadagni messi a segno dall’inizio dell’anno. Molte le cause tra cui lo spettro dell’inflazione, il conseguente timore della applicazione di politiche monetarie restrittive più aggressive, il repentino calo del prezzo delle materie prime e un dollaro sempre più debole nei confronti dell’euro. Con conseguente sconcerto della maggior parte degli investitori, che si sono immediatamente domandati se sia in corso una correzione dei prezzi, seppur brusca, oppure se i ribassi siano destinati a proseguire molto più a lungo tramutandosi in una vera e propria tendenza.

A questa domanda non esiste ovviamente una risposta unanime, anche se tra gli analisti e i gestori sono in molti ad avere una visione moderatamente positiva sull’azionario nel medio lungo termine nonostante possibili nuove correzioni a breve. In altri termini sono in molti a credere che sia troppo presto per scappare dalle Borse e rifugiarsi nell’obbligazionario o nel monetario.

Anzi i money manager su un punto sono d’accordo: i titoli di Stato a reddito fisso sopratutto a media lunga scadenza continueranno a risentire almeno per il momento delle pressioni inflazionistiche e della fase di restrizione monetaria in atto a livello mondiale e quindi potrebbero non rappresentare la scelta giusta in caso si voglia andare verso una riallocazione del portafoglio che preveda la diminuzione della componente azionaria.

Al contrario il comparto azionario beneficia del consolidamento della crescita negli Stati Uniti così come nel Vecchio Continente, di un’inflazione che, nonostante i timori, risulta per il momento ancora sotto controllo, e di una valorizzazione ancora attraente delle imprese. Comunque, all’interno della componente azionaria, proprio alla luce dei recenti ribassi e di un’accresciuta volatilità dei mercati sarebbe opportuno un aggiustamento del proprio portafoglio improntato a una maggiore prudenza rispetto al passato.

A livello di aree geografiche, sarebbe più accorto diminuire la propria esposizione nei confronti sia dell’Europa che del Giappone: la prima potrebbe risentire della forza dell’euro e dall’aumento dei tassi di interesse, mentre il secondo dell’apprezzamento atteso dello Yen legato ad una politica monetaria non più così ultra espansiva come in passato. A livello settoriale, invece, sarebbe preferibile privilegiare i comparti più difensivi come il farmaceutico e l’alimentare e alleggerire invece la propria esposizione rispetto alle materie prime soprattutto se molto aggressiva. Meglio, infine, affidarsi ai fondi che investono in blue chip rispetto a quelli che puntano sulle small cap. Le azioni di società a bassa capitalizzazione, infatti, dopo anni in cui hanno regalato sovraperformance straordinarie, iniziano a risultare sopravvalutate rispetto ai titoli a più elevata capitalizzazione.

Riceviamo da Emilia e pubblichiamo

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